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Testimonianze in aula oggetto d’esame per frequentanti
Tipologia: Appunti
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RISPOSTE:
Costi:
Prestazionei: è il prodotto dello sforzo (l’organizzazione non ha interesse per lo sforzo, ma per la performance) Ricompense: contropartita della performance e si distinguono in: o Intrinseche (lavoro in sé, achievement, autonomia, sviluppo personale; o Estrinseche (finanziarie come retribuzioni e benefit, o carriera)Equità percepita della ricompensa, cioè quello che il lavoratore considera equo e corretto Soddisfazione, è determinata dal grado in cui il lavoratore percepisce come congruo ed equo quanto ha ricevuto. L’equità percepita delle ricompense ha un ruolo importante nella definizione della motivazione e della soddisfazione e dipende dal rapporto tra contributo individuale offerto e ricompense ricevute. Se la ricompensa viene percepita come non equa, il lavoratore cercherà di ripristinare l’equità, con vari atteggiamenti, come: o Riduzione del contributo o richiesta di aumento della ricompensa o azione sugli altri perché modifichino la percezione del rapporto contributo/ricompensa o da ultimo l’uscita.
Il ricorso al mercato esterno mira ad ottenere i seguenti benefici:
ricevuta è inferiore all’idea di sé del valutato questi tenderà a delegittimare il valutatore o ad abbassare le proprie aspirazioni a meno che non venga opportunamente seguito nel processo di modifica dei suoi comportamenti, in un’ottica di comportamento. Al fine di evitare questi conflitti, è importante che la valutazione non riguardi la persona ma le sue prestazioni. Anche una valutazione generosa e superiore all’idea di sé del valutato può generare perdita di credibilità e autorevolezza del valutatore.
Una della conseguenze dell’assenteismo è la perdita di produttività, per i problemi che il fenomeno crea all’apparato organizzativo. L’impatto può essere valutato con vari indici: persone, ore, giornate: In base alle diverse combinazioni di questi indici, è possibile ipotizzare diverse situazioni Aziendali all’origine dell’assenteismo:
indicatore del raggiungimento di questo obiettivo è rappresentato dal rapporto tra candidati e posizioni da coprire:
perché gli conviene farlo, e un impegno più normativo, legato a obbligazioni morali sentite dal lavoratore che quindi collabora perché sente di doverlo fare. L’identificazione invece si ha qualora, nell’ambito dell’identità sociale che il lavoratore percepisce essendo parte di un gruppo, la persona di sente parte di un gruppo (l’organizzazione in questo caso) e si percepisce simile agli altri membri. Si ha quindi uno shift dei valori della persona su quelli del gruppo, cosicchè l’immagine di sé della persona arrivi a includere i valori organizzativi. Questa identificazione è poi ancora più sentita a livello affettivo ed emotivo se le persone hanno poi un interesse intrinseco per i comportamenti adottati nell’ambito del gruppo. Per riassumere si ha l1 un’identificazione organizzativa qualora l’individuo arrivi a costruirsi una identità in rapporto all’organizzazione. Fondamentale è quindi il richiamo alla cultura aziendale che appare come un sistema di schemi mentali che permettono agli aderenti di avere una chiave di interpretazione dei vari accadimenti organizzativi. Affiancato a questi concetti è poi l’involvement o coinvolgimento che riguarda il grado in cui la persona si cala, abbraccia e comprende i valori aziendali e la sua cultura. Parla dell’employer branding (cap 9) L’employer branding attiene alla reputazione che un’azienda si costruisce qualora intesa come datore di lavoro. Una sua attenta gestione da parte della dru prevede un intervento di comunicazione (con allineamento dei contenuti tra quella interna ed esterna) volta a permeare ogni ambito dell’organizzazione dei valori, delle credenze, dei simboli caratterizzanti della cultura aziendale. Tutto ciò permette poi di trovare, trattenere e sviluppare nell’organizzazione persone che non solo siano competenti ma anche vivino il brand e abbraccino la cultura aziendale, con un grando vantaggio per l’azienda che oltre a risparmiare denaro per quanto attiene selezione e inserimento, vede anche aumentare la probabilità di trovare persone affini e che si leghino all’azienda con una forte motivazione e coinvolgimento emotivo (efficacia). L’applicazione di questa strategia è più facile nel caso di marchi noti e riconosciuti, è il caso di Ferrari che rappresenta il sogno di molti aspiranti ingegneri meccanici, o Google che è risultata la compagnia col maggior numero di candidature ricevute nell’ultimo anno grazie alla sua notorietà e ai sui ideali di innovazione e dinamicità, molto più complicato è fare employer branding qualora l’azienda lavori nel b2b o fornisca servizi di utilità pubblica non differenziati (es. nettezza urbana, serivizio idrico). Importante è comunque che non solo le aziende si costruiscano una notorietà, ma anche diano possibilità di carriera/lavoro interessanti, onde evitare che la persona una volta entrata resti delusa e diventi demotivata.
lOMoARcPSD|336 531 6 Scaricato da rinaldo coulibaly ([email protected])
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