Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


THE MONSTER by Jeffrey Jerome Cohen, Appunti di Letteratura Angloamericana II

letteratura anglo-americana, riassunto in lingua inglese dell'opera con riferimenti rilevanti sul tema del razzismo e della diversità nel XIX secolo.

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 17/05/2019

juventino89
juventino89 🇮🇹

4.4

(11)

13 documenti

1 / 3

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
“THE MONSTER” (by Stephen Crane)
Nel XIX secolo, la piccola e tranquilla cittadina (immaginaria) di Whilomville è sconvolta da una grave
sciagura: la casa di un apprezzato medico, il dottor Trescott, viene distrutta da un violento incendio. Il figlio
di Trescott, Jimmie, viene salvato per miracolo da Henry Johnson, lo stalliere negro, un tipo tranquillo che
ama fare il suo lavoro e poi improfumarsi tutto e andare a trovare la sua fidanzata. L'uomo è ormai in punto
di morte, la sua testa, per una strana fatalità, completamente bruciata nel rogo. Ciononostante, il dottore
riesce a curarlo e in segno di riconoscenza sceglie di mantenerlo in vita, quasi producendo artificialmente
una creatura diversa, come un nuovo Frankenstein. Johnson purtroppo paga un prezzo terribile per il suo
eroismo: il fuoco lo sfigura rendendolo un mostro che nessuno riesce più nemmeno a guardare senza un
moto di disgusto, e in più il trauma e le lesioni lo rendono un idiota sbavante.
Il dottor Trescott, che prova per lo stalliere una gratitudine immensa, decide di accudirlo nonostante tutto, ma
ben presto questa scelta causa al buon medico gravi problemi sociali e professionali.
++++
Il mostro è un suo lungo racconto appartenente a un ciclo di racconti ambientati nella cittadina immaginaria
di Whilomville.
Presso la casa di un medico, il dottor Trescott, lavora come stalliere un giovanotto negro (nigger, non black:
siamo nell'Ottocento) di nome Henry, molto bello. "Henry era un negro di grande bellezza ed era noto come
un faro di luce, uno di peso, un'eminenza, nel sobborgo della città dove viveva la maggior parte dei negri...".
Il piccolo Jimmie, il figlio del dottore, vive un po' all'ombra di Henry, che per lui è un mito: e ogni tanto
Henry, stalliere perfetto, capace di condurre un cavallo e abilissimo nel tirare a lucido il calesse del dottore,
concede a Jimmie" la gioia di strizzare la spugna su una ruota del calesse...". Henry ha una sorta di fidanzata
"una signorina color zafferano" che abita nel sobborgo negro dove c'è "una fila di case diroccate, che si
reggevano l'una contro l'altra come paralitici" e che vedendolo dice di lui "oh mamma, non è divino?".
Henry non è descritto da Crane altro che nella sua esteriorità e nell'impressione che desta negli altri: "...un
bel gioiellino" lo definiscono gli sfaccendati dal barbiere vedendolo arrivare coi calzoni color lavanda e il
passo di un ballerino.
È sabato sera. C'è aria di festa. Le bande musicali suonano. Si sta per ballare. All'improvviso scoppia un
incendio ed è la casa del dottor Trescott ad andare in fiamme. Accorre la gente, i volontari, i pompieri,
accorre insieme a tanti anche Henry. Quella che brucia è la casa del suo padrone e al piano di sopra, ormai un
falò, c'è il piccolo Jimmie, il suo piccolo amico, che dorme. Henry si butta nelle fiamme, sale le scale e nel
buio del fumo raggiunge la camera del bambino. Lo avvolge in una coperta e cerca di riguadagnare l'esterno,
col bimbo in braccio. Raggiunge a stento il laboratorio medico del dottor Trescott, pieno di ampolle con acidi
e medicinali. Tutto è in fiamme. Qui Stephen Crane ci dà una pagina da antologia, che non è una "pagina",
è una scena, tutta visiva e sensoriale, un quadro, una vetrata colorata d'una cattedrale gotica. Indimenticabile.
"Durante la fuga Henry fu assalito da odori di ogni genere.
Sembravano animati da invidia, odio e malignità...".
All'entrata del laboratorio si trovò dinanzi a uno strano spettacolo. La stanza era come il giardino di un paese
ove crescono i fiori incandescenti. Fiamme violette, rosso-sangue, verdi, azzurre, arancioni e purpuree
sbocciavano dappertutto. Una vampa era esattamente della tinta di un delicato corallo...". E più avanti: "una
fiamma arancione si avventò come una pantera sui pantaloni color lavanda. Quell'animale assestò a Henry un
morso profondo... Henry strillò, e poi si chinò come fanno quelli della sua razza durante la lotta. Il suo
pf3

Anteprima parziale del testo

Scarica THE MONSTER by Jeffrey Jerome Cohen e più Appunti in PDF di Letteratura Angloamericana II solo su Docsity!

“THE MONSTER” (by Stephen Crane)

Nel XIX secolo, la piccola e tranquilla cittadina (immaginaria) di Whilomville è sconvolta da una grave sciagura: la casa di un apprezzato medico, il dottor Trescott, viene distrutta da un violento incendio. Il figlio di Trescott, Jimmie, viene salvato per miracolo da Henry Johnson, lo stalliere negro, un tipo tranquillo che ama fare il suo lavoro e poi improfumarsi tutto e andare a trovare la sua fidanzata. L'uomo è ormai in punto di morte, la sua testa, per una strana fatalità, completamente bruciata nel rogo. Ciononostante, il dottore riesce a curarlo e in segno di riconoscenza sceglie di mantenerlo in vita, quasi producendo artificialmente una creatura diversa, come un nuovo Frankenstein. Johnson purtroppo paga un prezzo terribile per il suo eroismo: il fuoco lo sfigura rendendolo un mostro che nessuno riesce più nemmeno a guardare senza un moto di disgusto, e in più il trauma e le lesioni lo rendono un idiota sbavante.

Il dottor Trescott, che prova per lo stalliere una gratitudine immensa, decide di accudirlo nonostante tutto, ma ben presto questa scelta causa al buon medico gravi problemi sociali e professionali.

Il mostro è un suo lungo racconto appartenente a un ciclo di racconti ambientati nella cittadina immaginaria di Whilomville.

Presso la casa di un medico, il dottor Trescott, lavora come stalliere un giovanotto negro (nigger, non black: siamo nell'Ottocento) di nome Henry, molto bello. "Henry era un negro di grande bellezza ed era noto come un faro di luce, uno di peso, un'eminenza, nel sobborgo della città dove viveva la maggior parte dei negri...". Il piccolo Jimmie, il figlio del dottore, vive un po' all'ombra di Henry, che per lui è un mito: e ogni tanto Henry, stalliere perfetto, capace di condurre un cavallo e abilissimo nel tirare a lucido il calesse del dottore, concede a Jimmie" la gioia di strizzare la spugna su una ruota del calesse...". Henry ha una sorta di fidanzata "una signorina color zafferano" che abita nel sobborgo negro dove c'è "una fila di case diroccate, che si reggevano l'una contro l'altra come paralitici" e che vedendolo dice di lui "oh mamma, non è divino?".

Henry non è descritto da Crane altro che nella sua esteriorità e nell'impressione che desta negli altri: "...un bel gioiellino" lo definiscono gli sfaccendati dal barbiere vedendolo arrivare coi calzoni color lavanda e il passo di un ballerino.

È sabato sera. C'è aria di festa. Le bande musicali suonano. Si sta per ballare. All'improvviso scoppia un incendio ed è la casa del dottor Trescott ad andare in fiamme. Accorre la gente, i volontari, i pompieri, accorre insieme a tanti anche Henry. Quella che brucia è la casa del suo padrone e al piano di sopra, ormai un falò, c'è il piccolo Jimmie, il suo piccolo amico, che dorme. Henry si butta nelle fiamme, sale le scale e nel buio del fumo raggiunge la camera del bambino. Lo avvolge in una coperta e cerca di riguadagnare l'esterno, col bimbo in braccio. Raggiunge a stento il laboratorio medico del dottor Trescott, pieno di ampolle con acidi e medicinali. Tutto è in fiamme. Qui Stephen Crane ci dà una pagina da antologia, che non è una "pagina", è una scena, tutta visiva e sensoriale, un quadro, una vetrata colorata d'una cattedrale gotica. Indimenticabile.

"Durante la fuga Henry fu assalito da odori di ogni genere.

Sembravano animati da invidia, odio e malignità...".

All'entrata del laboratorio si trovò dinanzi a uno strano spettacolo. La stanza era come il giardino di un paese ove crescono i fiori incandescenti. Fiamme violette, rosso-sangue, verdi, azzurre, arancioni e purpuree sbocciavano dappertutto. Una vampa era esattamente della tinta di un delicato corallo...". E più avanti: "una fiamma arancione si avventò come una pantera sui pantaloni color lavanda. Quell'animale assestò a Henry un morso profondo... Henry strillò, e poi si chinò come fanno quelli della sua razza durante la lotta. Il suo

obiettivo era passare sotto la guardia sinistra della signora color zaffiro. Ma quella fu più svelta di un'aquila e quando lui si lanciò in avanti l'afferrò coi suoi artigli...".

La lotta fra Henry e le fiamme è impari: Henry inciampa e cade "con la testa alla base di una scrivania all'antica. In cima a quella scrivania c'era una fila di vasi di vetro... ce n'era uno che sembrava contenere un serpente scintillante, che si contorceva. All'improvviso il vetro s'infranse e una cosa rosso rubino simile a un serpente si riversò in tutta la sua densa lunghezza sul piano della scrivania. All'angolo agitò avanti e indietro la sfrigolante testa fusa sopra gli occhi chiusi dell'uomo lì sotto. Poi, in un attimo, preso da un impulso mistico, si mosse di nuovo e il serpente rosso si riversò direttamente sulla faccia volta all'insù di Henry...".

Può bastare questa pagina, dalla prosa stupefacente, a chiarire i perché dei tanti "ismi" della critica sulla specificità letteraria di Crane: naturalismo, impressionismo, espressionismo...

Ma seguiamo la vicenda. Arriva col calesse al galoppo il dottor Trescott. Si avventa nel rogo, per salvare il bambino. E lo salva: la coperta in cui lo aveva avvolto Henry lo ha lasciato incolume tra le fiamme. Riescono anche a tirar fuori dal rogo il corpo di Henry. Non è un corpo quello che depositano nell'erba: è una cosa.

E qui entriamo nel vivo della vicenda narrata da Crane: finora erano solo antefatti.

Il dottore si porta a casa il povero Henry: "il suo corpo era orrendamente ustionato; peggio ancora, non aveva più una faccia. La faccia era stata semplicemente consumata dal fuoco...".

A costo di sforzi terribili Trescott salva Henry. Non è più un uomo: è un mostro. Ma gli ha salvato il figlio, e in più Trescott è un medico e il suo dovere è salvare, salvare a qualunque costo.

Nella piccola borghese farisea cittadina di Whilomville la presenza del mostro è intollerabile, sia nella comunità nera sia in quella bianca. Henry è tenuto praticamente prigioniero, ma un giorno fugge e va in giro per la cittadina, seminando terrore. Il dottor Trescott viene messo sotto accusa dai suoi concittadini: il capo della polizia, il giudice, i vicini di casa, tutti gli sono contro. C'è chi vorrebbe fosse arrestato. I pazienti cominciano ad abbandonarlo e a rivolgersi ad altri medici, le mamme non vogliono che i propri figli frequentino Jimmie, la signora Trescott viene isolata e le amiche del mercoledì disertano i suoi tè, chi con una scusa, chi con un'altra. Ma Trescott, ostinato, resiste. E praticamente si conclude così, senza concludersi, il racconto, forse incompiuto.

Lo stile di Crane, in termini di economia di racconto, è cinematografico: lavora per scene, successive o sovrapposte, a stacco. Non è necessario concludere una scena: basta accennarla. Ti descrive, sempre con profusione di aspetti visivi, un ambiente, una situazione, un gruppo di persone, quel tanto che basta all'economia del racconto. Quando i "benpensanti" della città vengono a casa di Trescott per convincerlo ad allontanare il mostro è sufficiente sentirne uno che parla. Non servono gli altri. Non serve la risposta di Trescott. Il clima fariseo, ipocrita, egoista è creato. Stop: non serve altro.

La narrativa di Stephen Crane viene classificata come esempio tipico di Naturalismo, Realismo, Impressionismo ovvero come un composto di queste tre forme letterarie.

Crane ci racconta una storia di razzismo, segregazionismo (isolamento estremo dalla società e dalla collettività) e di contrapposizione fra bianchi e neri nell'America del XIX secolo, ma non fa un gran distinguo sul colore, bianco o nero, della faccia di Henry. Non è il colore di quella faccia il nucleo tematico del racconto. È il fatto che quella faccia non c'è più. Se l'è divorata "il serpente rosso" d'un acido incandescente. E così "la gente va in giro a dire che non è mica Henry. Dicono che è il diavolo!". E il tecnico della ferrovia Bainbridge dice che il dottor Trescott: "oh, l'avrebbe dovuto lasciare morire!...". "E perché è così terribile?" chiede un cliente al barbiere: "Perché non ha la faccia "risponde il barbiere. E la bambina che per prima vede Henry quando questi fugge dalla sua stanza, si spaventa terribilmente e non sa descrivere