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Tipico tedesco, Sintesi del corso di Letteratura Tedesca

Riassunto completo del libro "Tipico tedesco. Quanto tedeschi sono i tedeschi"

Tipologia: Sintesi del corso

2015/2016
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Caricato il 03/09/2016

stefanomaffi
stefanomaffi 🇮🇹

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Premessa
Tipico tedesco è il titolo di un libro che innanzi tutto invita allo scetticismo. La parola tedesco
definisce la cittadinanza, la quale nessuno si è scelto da sé. Cosa e come sono dunque i tedeschi?
Una categorizzazione per mezzo della nazionalità non risulta essere del tutto non indispensabile. Sia
nel caso dei tedeschi che degli stranieri si tratta raramente del risultato di attente analisi, perlopiù si
tratta di clichés, stereotipi, pregiudizi, ai quali però ci si abitua facilmente. Le rappresentazioni della
realtà di norma vengono sistemate in testa e lì devono passare attraverso l’intreccio dei pregiudizi;
per di più i clichés non sono del tutto casuali, ma desunti dalla realtà. Nella esposizione che segue si
tratta perciò della concreta natura dei tedeschi, uomini, donne e bambini, e della questione su che
cosa essi abbiano in comune: effettivamente o presumibilmente. Per prima cosa si dimostra in che
modo sorgono le tipizzazioni e quali sono le loro funzioni. In seguito vengono analizzate le
rappresentazioni tipo sui tedeschi. Infine ci si chiede in modo esplicito se la categoria del tipico
tedesco sia ancora plausibile in considerazione delle veloci e profonde trasformazioni del nostro
tempo.
1 Senso e assurdità della tipizzazione
1.1 Via libera!
Particolarità nazionali, effettive e solamente presupposte, determinano non solo il passato ma anche
la vita odierna. L’auto è la creazione più amata dai tedeschi e quando i corrispondenti esteri
scrivono della Germania di rado si lasciano sfuggire ironiche frecciate sui maniaci dell’auto
tedeschi. In generale l’automobile non è un semplice oggetto di consumo ma un oggetto prezioso. Il
secondo, e più importante, punto deboli, è il modo di guidare dei tedeschi. In Germania l’essenza
della democrazia non sarebbe free speech ma free speed. I tentativi di introdurre dei limiti di
velocità falliscono; uno psicologo del traffico spiega che i tedeschi sentirebbero come una sconfitta
personale l’essere sorpassati e indica le velocità illimitate come una compensazione per le altre
limitazioni, nella vita quotidiana. “In Germania libertà significa avere il diritto di correre in
autostrada”. I tedeschi sono un popolo che va matto per le automobili, che non accetta limitazioni.
Come conducenti i tedeschi sarebbero perciò una categoria piuttosto sgradevole. Un autore
americano di un articolo afferma che gli automobilisti tedeschi danno un’immagine di sé migliore di
quella degli americani, sono autisti più capaci e prudenti, e di principio rispettano le regole. Gli
attraversamenti pedonali, in Germania sono vere e proprie isole di sicurezza. Le esagerazioni
chiariscono perfettamente che si intende il contrario. In Germania quasi tre quarti dei nuclei
familiari possiedono almeno un autoveicolo, e sto dato non è fra i primi posti poiché in Belgio,
Francia e Italia ci si avvicina all’80%. Il numero di vittime per incidenti stradali in Germania è al di
sotto della media europea. Non c’è nulla dunque che indichi una situazione tedesca insolita. Essa
emerge solamente quando vengono condotti sondaggi fra i tedeschi. La maggioranza è ancora
generalmente contro i limiti. Un’interpretazione ottimistica, ma evidentemente anche un po' ingenua
dei numeri dovrebbe far pensare che la rappresentazione dei tedeschi testardi e amanti della velocità
ha ben poco a vedere con la realtà. Il corretto atteggiamento sarebbe allora quello di interrompere le
immagini stereotipate.
1.2 Di cravatte e castelli di sabbia: tutto ciò che è tipico
Tipizzazione comune: partendo da alcuni o da pochi si arriva a includere tutti, si generalizza troppo
velocemente, in larga misura e senza alcun controllo. Generalizzazioni di questo genere sono
piuttosto palesi quando si tratta di considerazioni negative. Questa tendenza al negativo è così
radicata che nella scienza stessa gli stereotipi sono generalmente definiti come connotazioni
negative. Questo è ancora più evidente quando si usa il concetto di pregiudizio, i pregiudizi sono
quasi sempre elementi di immagini ostili. Nonostante ciò la tipizzazione è un importante strumento
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Premessa Tipico tedesco è il titolo di un libro che innanzi tutto invita allo scetticismo. La parola tedesco definisce la cittadinanza, la quale nessuno si è scelto da sé. Cosa e come sono dunque i tedeschi? Una categorizzazione per mezzo della nazionalità non risulta essere del tutto non indispensabile. Sia nel caso dei tedeschi che degli stranieri si tratta raramente del risultato di attente analisi, perlopiù si tratta di clichés , stereotipi, pregiudizi, ai quali però ci si abitua facilmente. Le rappresentazioni della realtà di norma vengono sistemate in testa e lì devono passare attraverso l’intreccio dei pregiudizi; per di più i clichés non sono del tutto casuali, ma desunti dalla realtà. Nella esposizione che segue si tratta perciò della concreta natura dei tedeschi, uomini, donne e bambini, e della questione su che cosa essi abbiano in comune: effettivamente o presumibilmente. Per prima cosa si dimostra in che modo sorgono le tipizzazioni e quali sono le loro funzioni. In seguito vengono analizzate le rappresentazioni tipo sui tedeschi. Infine ci si chiede in modo esplicito se la categoria del tipico tedesco sia ancora plausibile in considerazione delle veloci e profonde trasformazioni del nostro tempo. 1 Senso e assurdità della tipizzazione 1.1 Via libera! Particolarità nazionali, effettive e solamente presupposte, determinano non solo il passato ma anche la vita odierna. L’auto è la creazione più amata dai tedeschi e quando i corrispondenti esteri scrivono della Germania di rado si lasciano sfuggire ironiche frecciate sui maniaci dell’auto tedeschi. In generale l’automobile non è un semplice oggetto di consumo ma un oggetto prezioso. Il secondo, e più importante, punto deboli, è il modo di guidare dei tedeschi. In Germania l’essenza della democrazia non sarebbe free speech ma free speed. I tentativi di introdurre dei limiti di velocità falliscono; uno psicologo del traffico spiega che i tedeschi sentirebbero come una sconfitta personale l’essere sorpassati e indica le velocità illimitate come una compensazione per le altre limitazioni, nella vita quotidiana. “In Germania libertà significa avere il diritto di correre in autostrada”. I tedeschi sono un popolo che va matto per le automobili, che non accetta limitazioni. Come conducenti i tedeschi sarebbero perciò una categoria piuttosto sgradevole. Un autore americano di un articolo afferma che gli automobilisti tedeschi danno un’immagine di sé migliore di quella degli americani, sono autisti più capaci e prudenti, e di principio rispettano le regole. Gli attraversamenti pedonali, in Germania sono vere e proprie isole di sicurezza. Le esagerazioni chiariscono perfettamente che si intende il contrario. In Germania quasi tre quarti dei nuclei familiari possiedono almeno un autoveicolo, e sto dato non è fra i primi posti poiché in Belgio, Francia e Italia ci si avvicina all’80%. Il numero di vittime per incidenti stradali in Germania è al di sotto della media europea. Non c’è nulla dunque che indichi una situazione tedesca insolita. Essa emerge solamente quando vengono condotti sondaggi fra i tedeschi. La maggioranza è ancora generalmente contro i limiti. Un’interpretazione ottimistica, ma evidentemente anche un po' ingenua dei numeri dovrebbe far pensare che la rappresentazione dei tedeschi testardi e amanti della velocità ha ben poco a vedere con la realtà. Il corretto atteggiamento sarebbe allora quello di interrompere le immagini stereotipate. 1.2 Di cravatte e castelli di sabbia: tutto ciò che è tipico Tipizzazione comune: partendo da alcuni o da pochi si arriva a includere tutti, si generalizza troppo velocemente, in larga misura e senza alcun controllo. Generalizzazioni di questo genere sono piuttosto palesi quando si tratta di considerazioni negative. Questa tendenza al negativo è così radicata che nella scienza stessa gli stereotipi sono generalmente definiti come connotazioni negative. Questo è ancora più evidente quando si usa il concetto di pregiudizio, i pregiudizi sono quasi sempre elementi di immagini ostili. Nonostante ciò la tipizzazione è un importante strumento

di riconoscimento. Ogni denominazione si basa su una tipizzazione; i nostri cognomi ad esempio sono per la maggior parte derivati dall’assolutizzazione di una singola caratteristica – alto, rosso, basso, grasso, selvaggio – e utilizzati come etichetta che è stata trasmessa anche alle generazioni successive. Forse con un po' di sforzo potremmo evitare di definire qualcosa come tipico. Ma è assolutamente impossibile evitare la categorizzazione in sé, e la differenza che corre fra tedesco e tipicamente tedesco non è poi così grande. I villeggianti che già prima della colazione si affrettano alla piscina per impossessarsi dei una sdraio vengono identificati in quasi tutto il mondo come tedeschi. La scritta “i tedeschi sono tornati a costruire i loro castelli di sabbia” è a prima vista una constatazione innocente; ma possiede un sottofondo critico. I lavori di scavo dei tedeschi vengono registrati solo perché gli altri, specialmente le persone del luogo, di regola non costruiscono castelli di sabbia. Chi devia dalle proprie norme desta curiosità. Per i vicini locali questo è un indizio del fatto che i tedeschi sono workaholics , devono sempre tenersi impegnati, anche durante le loro ferie. Statisticamente parlando quando si dice che costruire castelli di sabbia è tipicamente tedesco non significa che tutti i tedeschi lo fanno. Si intende invece che questa attività mostra delle caratteristiche che valgono come caratteristiche di tutti i tedeschi. In generale: azioni e comportamenti che si conoscono per sé o che sono note attraverso il proprio ambiente culturale non saltano all’occhio degli altri, appaiono normali, per nulla tipici. Tipiche si definiscono in generale quella particolarità che deviano da ciò che si considera normale. 1.3 Tipizzazione come programma contrastivo Ciò che è tipico si lascia misurare e valutare? Numeri e indagini statistiche sono datti proprio a smascherare le tipizzazioni come false generalizzazioni. I valori generali, che a prima vista sembrano considerare fedelmente la realtà, sono invece una misura piuttosto fittizia. Il dato generale non solo dissolve ogni differenza ma dissimula anche una grande differenza, quella fra uomo e donna. Più importante in questo caso sono i dati statistici. Ciò che è tipico però appare in genere solamente in contrasto. Ciò che è tipico non si lascia determinare da numeri o misurazioni esatte; è in primo luogo un’ attribuzione. Tipicamente tedesco è in primo luogo ciò che i non tedeschi ritengono come tipicamente tedesco. I dati statistici, che sembrano risposte e soluzioni a causa della loro precisione, in realtà sollevano delle domande, richiedono spiegazioni e interpretazioni. Alcune ricerche si limitano sin dall’inizio a inchieste rivolte ai componenti di un unico e ben definito gruppo. Questa è una limitazione plausibile. A circa cinquanta studenti stranieri è stato chiesto durante un’intervista libera di riferire le loro impressioni sui tedeschi. Un terzo veniva dall Grecia, un terzo dal Giappone e un terzo dagli USA; uomini e donne in ugual numero. In generale le osservazioni ricadevano più sul modo di pensare e sul retroscena culturale degli intervistati che sugli elementi portanti di un carattere nazionale tedesco. Il modello appare in modo che i valori, le norme e le forme della propria cultura siano stabiliti come normali, ossia in un certo senso naturali, e in modo che di fronte a questo ambiente l’anormale, il deviante, l’insolito vengano registrati. La nozione più importante che deriva da questa intervista è lo sguardo sulla funzione delle tipizzazioni. L’etichettatura nazionale infatti non è stata loro proposta nel corso dell’intervista, ma era per loro, sin dall’inizio dell’incontro con lo straniero, una prospettiva importante. La categoria tedesco li aiutava a ridurre l’ignoto a un comune denominatore. Chi si reca in un paese straniero cerca più o meno automaticamente delle caratteristiche stabili ed è pronto ad attribuire singole osservazioni all’insieme. 1.4 Le virtù tedesche Esistono anche auto-rappresentazioni collettive di ciò che si è; tuttavia esse si impongono meno facilmente. Ove si assiste all’uso di categorizzazioni forfettarie, là è evidente la premessa di una mancanza di distanza critica. Numerosi autoritratti positivi; tale tendenza ad una autoconsiderazione eccessiva e eroicizzante dei tedeschi è da far risalire probabilmente al fatto che i tedeschi divennero in epoca tarda una nazione. Oggi sono assenti dai discorsi ufficiali. Quattro tedeschi su cinque sono

variante tipica. Racchiude in sé la memoria collettiva di tempi in cui la nazione tedesca esisteva solo come un ideale, ma la cartina politica era suddivisa in una moltitudine di stati e staterelli. Alcune specialità tuttavia si trovano in più luoghi e valgono come un tipo di piatto nazionale. D’altronde in generale non esiste solamente un piatto nazionale in una regione, ma una ricca varietà di piatti, che si considerano più o meno come tipici. Molte delle specialità regionali nazionali poi non derivano dall’alta cucina. Al Nord tipici sono i piatti di pesce e specialità con cavolo verde e rosso. Più si va verso Sud e più abbondano i piatti composti da farina. Vi è un enorme varietà di piatti regionali. Naturalmente le condizioni dell’ambiente naturale giocano un ruolo importante così come le influenze storico-politiche non sono del tutto prive di significato. Esse sono responsabili del fatto che alcuni piatti non vengano considerati solamente come varietà regionali ma piatti nazionali. Inoltre esistono frontiere del cibo e del gusto, esplicabili dallo sviluppo storico-politico. Al Nord le patate hanno trovato maggiore diffusione per esempio, mentre nella Germania meridionale ancora nel XIX secolo erano considerate nutrimento per poveri. Nell’ambito giovanile la parola patata ha acquisito un significato particolare. Nel gergo di gruppo dei giovani stranieri è una denominazione per i tedeschi che spesso viene usata in maniera aggressiva. Corrisponde al soprannome spaghetti affibbiato dai tedeschi agli italiani. Un nomignolo più antico relativo ai tedeschi che si riferisce alle loro abitudini gastronomiche è Kraut. In generale epiteti del genere provengono dall’esterno. L’orientamento verso i cibi più semplici è una caratteristica della cultura culinaria tedesca. Alle immagini stereotipate appartiene anche quella dell’uomo col boccale da un litro. Il consumo di birra in Germania è di fatto decisamente alto e si concentra prevalentemente sugli uomini e nelle regioni in cui il vino è raro. Questo perché anche il consumo di vino è elevato. Queste si inseriscono nel quadro comune che rappresenta i tedeschi come forti bevitori. Lo sono veramente? I dati indicano che lo stereotipo non è completamente infondato; ciò p forse da attribuire al fatto che il bere eccessivamente nella società tedesca fino agli strati più alti era sanzionato positivamente e talvolta ancora oggi. E’ difficile spiegarne il motivo. I paesi tedeschi, nella loro debolezza, si sono sempre trovati esposti a moti guerreschi. Nel bere si vede una compensazione alle debolezze politiche; evidentemente la popolazione avrebbe tentato in questo modo di rendere più sopportabile la propria difficile situazione sociale. A questo si sommano motivazioni economiche: le grandi fabbriche di birra erano, come i vigneti, per la maggior parte nelle amni dei signori, che per questo ne imponevano il consumo. La domanda vino o birra? È spesso una domanda di status sociale. Il vino è la bevanda raffinata, mentre la birra è la bevanda della gente semplice. Questa evidentemente non è un’attribuzione chiara, come si è visto esistono regioni da vino e regioni da birra. 2.2 Ristretto e comodo Per secoli si cerca la produzione e il mantenimento delle particolarità regionali; non solo nell’alimentazione, ma anche in altri campi. Una certa unificazione è data in primo luogo dall’industria edilizia, che utilizza gli stessi materiali da costruzione e diffonde gli stessi stili architettonici. I casermoni di Amburgo di differenziano solo impercettibilmente da quello di Stoccarda o Monaco. Le case sono strettamente schermate, i giardini sono la dimostrazione di un’estetica ordinata, le aiuole accuratamente delimitate, e il manto erboso viene mantenuto corto grazie a rumorosi macchinati. Gli steccati e le cosiddette recinzioni non sono dunque un’invenzione tedesca, tuttavia vengono continuamente menzionati dagli stranieri nelle interviste. La porta divide l’interno dall’esterno, ma in un certo senso anche il buono dal cattivo; mentre per i tedeschi il calore e l’attenzione si orienterebbero verso l’interno, regnerebbero all’esterno il freddo e l’indifferenza. Non vengono notati solamente gli steccati e i muri divisori, ma anche le regolamentazioni di ingresso. Oltre a questo molti stranieri annotano criticamente la grande importanza attribuita alle imposte, tende e tendine in Germania, e anche l’importanza delle porte stesse. Le porte per i tedeschi fungono da elemento protettivo. Lo spazio è per i tedeschi qualcosa di sacro e con sacro si intende la tendenza a mantenere il proprio spazio il più intatto e indisturbato possibile. Studiosi hanno dimostrato che le specie di animali più evolute delimitano e demarcano il proprio territorio,

dimostrando un pronunciato comportamento territoriale. Probabilmente la tendenza tedesca al circoscrivere e all’escludere si esprime proprio nel reperto degli studiosi del comportamento. Ciò che viene osservato come chiusura e isolamento appare secondo un’altra prospettiva come ristrettezza. “Ristretto e comodo è meglio di ampio e dolente” recita un proverbio che una volta veniva spesso usato. Questo si può spiegare fino a un certo grado attraverso circostanze politiche. Per l’enfasi di questa caratteristica esiste una motivazione ancor più diretta, che tuttavia non è indipendente dalla storica ristrettezza degli spazi: la concentrazione demografica. Con una media di circa 230 abitanti per km² la Germania si trova ai primi posti tra gli stati europei. La sovrappopolazione in Germania è un’esperienza datata. Nel Nord e nel Nordovest della Germania esistono tuttavia grandi aree scarsamente popolate, ma al loro fianco anche porzioni di territorio fittamente edificato. Centri abitati marcatamente sparsi non sono la norma, la maggioranza degli abitanti vive in città, paesi e piccoli villaggi. Oltre a questo la ristrettezza non si lascia catturare solamente dalle condizioni esteriori, è una disposizione più generale, ovvero in un certo senso una categoria morale. 2.3 Stanzialità e piacere di viaggiare In Germania, ogni trasloco è sentito come un fastidio, un sacrificio enorme. In uno studio demoscopico del 1997 l’80% degli intervistati si è dichiarato soddisfatto del proprio ambiente di residenza. Tutto ciò ci rimanda ad una stanzialità così accentuata dei tedeschi, per cui anche per questa caratteristica si può parlare di un tratto tipico tedesco. Oggi le persone di colore non saltano all’occhio, perdipiù nelle grandi città; ma tuttavia ha una certa importanza essere o meno un nativo del luogo. L’immigrazione è considerata comprensibile, perdonabile, ma per prima cosa ci si aspetta che le persone siano di qui. In Germania si osserva la preminenza del tipo ocnofilo , cioè del tipo stanziale e che ha bisogno di avvinghiarsi, mentre negli USA si osserva la dominanza del tipo filobatico , vale a dire mobile e più teso al superamento di confini. In connessione con la stanzialità diffusa dei tedeschi si fa spesso riferimento a quale ruolo svolga a tal riguardo il possesso di una propria casa: infatti in nessun altro luogo si investe tanto in fondi e mutui per la costruzione di case. Solo il 40% delle abitazioni in Germania sono case di proprietà. Sia la decomposizione dei grandi gruppi familiari, sia il crescente numero di singles hanno fatto sì che anche gli alloggi in affitto aumentassero considerevolmente. La tradizionale stabilità ha d’altronde fatto sì che costruzioni robuste e ben accessoriate divenissero la regola e che di conseguenza la loro acquisizione richiedesse un prezzo molto alto. La stanzialità è segno di un bisogno di sicurezza. Il possesso di una casa o di un appartamento rappresenta in fin dei conti un momento di sicurezza. La copertura di polizze assicurative inoltre in Germania è particolarmente alto; regna un timore di trovarsi scoperti da copertura assicurativa. Ma come si spiega in rapporto a quanto detto il fatto che, soprattutto nei mesi estivi, la metà dei tedeschi si mette in marcia verso altre regioni, altri paesi e altri continenti? I tedeschi sono da più parte considerati i campioni mondiali del viaggiare. Stanzialità e piacere di viaggiare rappresentano senza dubbio una contraddizione in termini, ma sotto un certo punto di vista un’integrazione reciproca. Si tratta di una sorta di evasione a tempo, per sfuggire da condizioni anguste e fin troppo stabili e staccarsi dai vincoli della quotidianità. Roulottes: una vita come a casa propria, solo diversamente regolamentata. Abbastanza appariscente è la tendenza dei tedeschi a trascorrere le vacanze sempre nello stesso posto o almeno nella stessa regione. I tedeschi superano distanze notevoli, ma spesso solamente per poter trascorrere tutta la loro vacanza in un sol luogo, cioè per divenire quasi di casa in quel luogo. 2.4 Non c’è niente di più bello della Gemütlichkeit Gemütlich è un vocabolo che definisce molte cose come cordiali, accoglienti, confortevoli. Gemütlich è ciò che si addice alla Gemütlichkeit, ciò che scatena la felicità e il buonumore. Si intende un’atmosfera familiarizzante. Nella Gemütlichkeit si nasconde un momento di nostalgia, essa presuppone ritiro e isolamento. Quando la comodità viene considerata come tipicamente

concetto di Heimat sono lo specifico colorito dei sentimenti generati dall’appropriazione di un luogo. La patria è diventata il programma contrastivo del nascente modernismo. Il bosco costituisce l’opposto del genere di vita condotto dagli uomini, una via di fuga e una protezione contro ogni meccanismo innaturale. Il bosco come chiesa naturale. Il bosco tedesco è anche il risultato di un’energica amministrazione forestale agli albori della modernità. I tedeschi di solito ricercano un atteggiamento intimo e affettuoso nei confronti del bosco e della natura in generale solo a casa loro: qui le montagne sono accessibili attraverso graziosi sentieri, qui esistono le grandi associazioni di escursionisti. La considerazione che hanno i tedeschi di sé stessi a proposito del loro atteggiamento verso la natura è esagerata. Sembra inoltre che tutto ciò che può essere dotato dell’etichetta di uno stile di vita naturale in Germania trovi una certa risonanza. Le persone aderiscono all’alimentazione vegetariana più spesso e più costantemente che negli altri paesi europei. Nel segno della naturalezza in Germania si cerca anche di fermare la rapida ruota del cambiamento storico. La moda è un fenomeno che si definisce attraverso un repentino cambiamento. In Germania la storia della moda è accompagnata dalla storia dell’ostilità ad essa. Ponendo fiducia nelle forme naturali di abbigliamento si cerca di sfuggire alla febbrile industria della moda. In Germania i prodotti di abbigliamento di foggia semplice e vicini ai capi tradizionali giocano un ruolo importante: si parla di moda tradizionale. Per la maggioranza delle persone i vestiti tradizionali, come oggi vengono messi in mostra, non erano affatto accessibili. Comparirono anche dei circoli di costumi tradizionali. Sarebbe ridicolo non riconoscere espressamente ai tedeschi un senso storico. Nel concetto di patria, tradizionale e decisamente rivolto al passato, natura e storia si incontrano. 2.7 L’ordine è metà della vita I tedeschi: dotati di romanticismo e rivolti al passato, sognanti sostenitori della natura e di ciò che è naturale, organizzati in associazioni, contenti nella limitatezza della loro scelta, comoda e ben attrezzata, sedentari e grandi bevitori. Naturalmente non tutti i tedeschi e non sempre si conformano a quest’immagine, ma questa è un’immagine che ha un certo riscontro nella realtà. Lo stile di vita naturale non segue un sentimento, ma una pianificazione. Anche il calore familiare in genere è strettamente pianificato e ordinato: si va dagli orari fissi dei pasti fino allo svolgimento preciso dei rituali festivi. La burocratizzazione è un tratto generale delle società moderne. Le rimostranze tedesche concernono piuttosto l’eccesso di regolamentazione, il perfezionismo e l’inflessibilità delle procedure. L’arte dell’improvvisazione è scarsamente coltivata. Si deve nominare anche il rapporto dei tedeschi con gli animali. In circa la metà delle case dei tedeschi vive un animale; le persone si prendono una parte di natura. Il pastore tedesco, anch’esso deve essere un garante dell’ordine. Nella letteratura tedesca più recente il tema dell’ordine rappresenta lo scontro con il passato nazionalsocialista. Amore per l’ordine, lo zelo, il rendimento, la disciplina, la pulizia acquistano come sempre i primi posti nei sondaggi di autovalutazione della popolazione tedesca; e la valutazione dall’esterno non cambia di molto. Prevale ancora in generale l’opinione secondo cui i tedeschi sono pignoli e ossessivamente riguardosi verso l’ordine. Spesso si collega la formazione di severe misure ordinative all’industrializzazione. L’industrializzazione senza dubbio comportò una forte spinta verso la disciplina. La stima eccessiva dell’ordine viene ricondotta spesso agli influssi protestanti e puritani. Nei paesi cattolici in parte regna fino ai giorni nostri un’interpretazione più elastica dell’ordine e un rapporto meno rigido nei suoi confronti. La dipendenza dei sudditi, ma anche la loro piena fiducia nell’autorità differenziano la società tedesca dagli altri stati dell’Europa occidentale. La scuola non era l’unico luogo in cui l’ordine veniva insegnato e inculcato. Altrettanto importante era il mondo militare. I soldati divennero solo in parte i rappresentanti di un sentimento popolare, ma la guerra franco-tedesca del 1870/71 provocò ad ogni modo l’esaltazione del contegno militare. L’amore per l’ordine fu anche ciò che spinse i tedeschi nelle braccia dei nazionalsocialisti. Il concetto dell’ordine e di un ordine nuovo veniva messo in evidenzia dalla propaganda. Sopra l’entrata dei campi di concentramento si leggeva “il lavoro rende liberi”; anche questi luoghi erano parte di un ordine, che culminava nella strategia sistematica di annientamento verso tutti coloro che

da questo ordine erano tagliati fuori. Nella propaganda elettorale si inseriscono ripetutamente promesse di imporre l’ordine ad ogni costo. 2.8 Sanno stare allo scherzo? Quando si dice che i tedeschi mancano di humor , e questo si legge e si sente di continuo, si intende che le persone che affrontano il quotidiano e anche i problemi insolito con allegria in Germania sono l’eccezione. Ci sono continui tentativi di confutare questo giudizio tramite controprove. Vengono citate le relativamente numerose barzellette. Ciò che si definisce Stammesspott, punzecchiamenti e frecciatine fra gli abitanti di regioni e paesi tedeschi differenti, è una parte importante del repertorio di barzellette. I sassoni si fanno passare in tuta Germania come macchiette; non è del tutto chiaro perché sia proprio il sassone ad essere così pesantemente sotto i riflettori della comicità. La relazione comica costruita in questo modo viene poi utilizzata fino alla nausea; un esempio sono le Ostfriesenwitze , le barzellette sugli abitanti della Frisia Orientale. Le forme delle barzellette ragionali non richiamano delle caratteristiche regionali in esse cristallizzate. Uno humor più palese, solitamente bonario, appartiene pienamente al quadro di quell’epoca di transizione dal medioevo ai tempi moderni, in cui in Germania si formò una borghesia cittadina autorevole e influente. Gelfert afferma che “più potente è la società borghese in una nazione, maggiore è il posto che in essa acquista la risata”. La risata scomparì per i tedeschi nella difficile situazione delle grandi guerre. Quando i tedeschi vengono descritti come privi di umorismo si rivolge alla carente leggerezza e scioltezza nei rapporti quotidiani. Le manifestazioni carnevalesche, in origine parodie della pratica militare, sono da tempo diventate una serie di programmi ordinati fin troppo severamente, in cui le gerarchie all’interno dell’associazione vengono prese militarmente sul serio. L’umorismo non è vietato, viene persino desiderato; ma dovrebbe essere o manifestatamene separato dalla serietà della vita oppure dovrebbe contribuire alla risoluzione di questioni serie. L’ironia in Germania è poco richiesta. L’atteggiamento giocoso con l’ambiguità e l’imprevedibilità della realtà non è molto marcato. All’umorismo tedesco si richiede in prima istanza profondità. Anche la concezione di umorismo inclina verso la serietà. La riflessione sullo scherzo, l’arguzia, l’umorismo sfocia necessariamente in tratti marginali del discorso sull’ordine. La tendenza tedesca alla precisione e alla sostanzialità costituisce una certa barriera contro il rapporto sregolato con le incomprensioni e le discrepanze dalle quali nasce la comicità. 3 Simboli e figure simboliche 3.1 Colori e inni tedeschi Può suonare strano se si pensa che la bandiera rosso-nero-oro era stato il segno di identificazione di coloro che avevano combattuto contro la restaurazione politica. L’assemblea nazionale riconobbe più tardi i colori rosso-nero-oro come i colori nazionali tedeschi. L’aquila era un simbolo ben presente nelle lotte per la costituzione del 1848/49: ma l’impero ereditario restò e l’aquila addirittura ancor più a lungo, come animale da stendardo del Reich , durante la repubblica di Weimar, nell’epoca nazionalsocialista e nella Repubblica Federale. Dopo la Prima Guerra l’assemblea nazionale di Weimar decise per il rosso-nero-oro; durante il dominio nazionalsocialista i colori nazionali furono di nuovo il bianco-nero-rosso. Dopo il 1945 sembrò ovvio il ritorno al rosso-nero-oro. Solo a partire dalla Rivoluzione francese e dal significato duraturo della Marsigliese si risvegliò in molte nazioni l’esigenza di un proprio inno. La Germania non era ancora una nazione. Il canto che nel 1922 fu dichiarato inno nazionale, rimase accettabile anche durante l’egemonia nazionalsocialista. “Deutschland, Deutschland, Deutschland über alles” si intende non tanto come espressione di una politica di conquista quanto piuttosto come espressione di un legame sentimentale patriottico. Dal 1952 la terza strofa del Deutschlandlied è l’inno nazionale tedesco. Veramente popolare l’inno nazionale tedesco non lo è mai diventato neppure dopo mezzo secolo. Il rapporto dei tedeschi con i loro simboli nazionali è distaccato, se non impacciato.

Faust non in un facile ideale. Oggi i tedeschi tendono semmai a rifiutare il paragone con la figura di Faust. Faust era colui che attraverso gli assalti e le disavventure cercava e trovava il giusto cammino. Faust come uomo d’azione; ciò era il contraltare al Michel addormentato. Il Michel tedesco e l’uomo faustiano: ruoli tagliati su misura sull’uomo tedesco. Accanto a questi esistono altre figure letterarie: Sigfrido, personaggio centrale della saga dei Nibelunghi, opera spesso intesa come epopea nazionale tedesca: un giovane eroe che a causa del tradimento perpetrato su di lui e del conseguente destino rappresenta la tragedia tedesca. Old Shatterhand di Karl May rimane una sorta di supereroe tedesco; Shatterhand sapeva cavalcare meglio di un Apache, colpire e tirare il laccio meglio di un cowboy etc. Old Shatterhand appare oggi più vicino a Tarzan che non agli eroi di guerra tedeschi. 3.4 Paesaggi tedeschi La lista dei paesaggi tedeschi è infinitamente lunga. Esistono tuttavia alcuni paesaggi che sembrano intimamente pregni di germanicità e che, all’interno dei confini dello stato, mantengono un forte carattere nazionale. Un esempio è la foresta di Teutoburgo in cui avvenne la battaglia tra romani e tribù germaniche. Nella foresta di Teutoburgo si trovano anche le Externsteine , tredici rocce di arenaria disposte in un cerchio relativamente stretto. Il carattere nazionale del paesaggio si è trasmesso anche a questo monumento naturale. Quest’impronta si è affermata nel XIX secolo, prima era molto meno chiara. Nello Harz è dove avvenne il combattimento contro il condottiero Varo e fece sì che divenne un paesaggio particolarmente tedesco. Lo Harz non era solamente considerato un campo di battaglia tedesco, ma anche un luogo per streghe danzanti. Viaggiare in Germania dovrebbe risvegliare sentimenti patriottici, l’esplorazione di singoli paesaggi dovrebbe contribuire alla nascita di un sentimento verso la totalità della nazione. La Renania che aveva sperimentato nel corso dei secoli continui contrasti bellici, diventò il luogo preferito dei monumenti nazionali. Un impulso arrivò inoltre dall’esterno: la scoperta turistica della Renania attraverso gli inglesi. Anche le rovine dei castelli sulle sponde del Reno e in altri luoghi furono rinviate a una prospettiva romantica: misteriose rovine di tempi antichi, affascinanti testimonianze di caducità. Ma ciò non esclude che vengano prese in considerazione anche le cause della distruzione. A Heidelberg parti del castello furono distrutte per ben due volte. Heidelberg: tipicamente tedesca. Non s tratta solamente dei paesaggi, ma anche di singole città, in cui l’impronta tedesca passa in primo piano. Fra le mete di viaggio più amate in Germania si annovera la città francone-bavarese Rothenburg ob der Tauber. Qui l’immagine di una città medievale sembra più o meno essersi mantenuta integra. Quello che viene presentato come continuità storica è in realtà il risultato di una preparazione storica. La preparazione storicizzante ricorda la lunga epoca precedente al 1803, in cui Rothenburg era una città imperiale. Ciò che è tipicamente tedesco appare così in un certo senso come un relitto. 4 Tipicamente tedesco: un concetto fuori moda? 4.1 Siamo un popolo? All’apertura della frontiera tra DDR e BRD si sentiva “Wir sind das Volk” , una protesta contro il governo antidemocratico dei partiti elitari. Successivamente il motto divento “Noi siamo un popolo”. Nei decenni di divisione si operò spesso con il concetto di nazione culturale: due stati, ma una cultura comune. Martin Walser non si stancava di rappresentare in saggi e discorsi una nazione unica come una possibilità realizzabile, contro riflessioni politiche pragmatiche, che vedevano la divisione tedesca cementata nel confronto della politica mondiale, considerato come immutabile, fra Est e Ovest. Essa fu spezzata attraverso iniziative politiche come le visite di Willy Brandt nella DDR. Nell’Ovest la caratteristica tedesco venne sempre più ridotta alla propria popolazione: la DDR sembrava che non ne avesse più niente a che vedere. Era segnata da una statalizzazione della vita, la cui effettiva dimensione fu visibile solamente dopo la riunificazione attraverso la scoperta di assurdi meccanismi di controllo. Era un altro mondo, diverso, dal quale si prendevano le distanze.

Lo standard di vita fu mantenuto basso non solo attraverso le circostanze internazionali, ma anche grazie a una brutale economia pianificata; agricoltori un tempo indipendenti precipitarono in società cooperative agricole; si pretese il lavoro femminile, che venne assicurato attraverso la fondazione di asili infantili e istituzioni simili. Dopo l’unificazione il turismo crebbe, responsabili dell’aumento erano i turisti della Germania dell’Est; per decenni gli uomini erano stati rinchiusi nella propria terra, così che ne risultò un’oppressione eccessiva, per cui ora si apriva una valvola di sfogo. Le particolarità che da tempo vengono attribuite ai tedeschi e per cui esistono perlomeno degli indizi precisi, si potevano osservare generalmente anche nella DDR. Questo vale per l’ordine e per la puntualità, per l’amore nei confronti della natura, una tendenza conservatrice. A questa tendenza conservatrice corrispondeva però la consapevolezza dell’essere tagliati fuori da importanti sviluppi. Una certa ebbrezza d’acquisto si poté constatare senza alcun dubbio dopo la riunificazione. Il consumismo dei tedeschi dell’Est era per la maggior parte un riflesso dell’Occidente. L’atteggiamento di molti tedeschi dell’Est nei confronti della traboccante offerta commerciale è piuttosto scettico. Ostalgie : riscoperta di vecchi prodotti, che hanno acquisito un inaspettato plusvalore come elementi di un’identità maturata che non si vuole lasciar portar via. La problematica situazione economica, con un’alta percentuale di disoccupati, contribuisce ad alimentare nella Ostalgie anche ricordi socio-politici: il diritto al lavoro veniva garantito, anche se da uno stato non amato; la sicurezza sociale era fruibile, anche se a un basso livello. Etnicizzazione dei tedeschi dell’Est: la popolazione dell’ex-DDR non si sottomette semplicemente a una identità tedesca unificante, piuttosto mantiene e sviluppa un proprio profilo che si differenzia da quello dei tedeschi dell’Ovest. Per questo motivo sono i tedeschi dell’Est la parte della popolazione in cui esiste un sentimento di appartenenza. Ravvicinamento nelle condizioni di vita, nel traffico, nell’utilizzo dei media, nell’alimentazione. Vale anche qualora si considerino le forme tradizionali, che durante il periodo della DDR, dopo un momento di calma, si ristabilirono e si rinnovarono. 4.2 Tedeschi stranieri In Germania su una popolazione di circa 82 milioni, vivono circa 7,5 milioni di persone straniere. Essi non appaiono nei dibattiti sulla germanicità e sui tedeschi, se non in una funzione passiva. Il numero delle naturalizzazioni è ancora minimo, ma comunque in aumento; e aumenta anche il numero di matrimoni fra cittadini tedeschi e partner stranieri. Le persone native per molto tempo non hanno voluto vedere questo sviluppo, in parte non hanno neanche potuto farlo. I migranti ufficialmente venivano definiti Gastarbeiter , lavoratori ospiti, assunti come forza lavoro estremamente gradita. Gli stranieri dovevano lavorare qui per qualche tempo e guadagnare, per poi ritornare però nella loro patria ed essere sostituiti da nuovi afflussi. A fianco delle migrazioni verso la Germania c’erano pur sempre delle emigrazioni, per quanto i più massicci spostamenti si realizzarono con i rifugiati di guerra e il loro ritorno. La sedentarietà degli immigrati stranieri è praticamente ancor più alta di quanto non diano ad intendere i valori statistici comunque alti. Cosa ne sarà della popolazione straniera in Germania? Non è per nulla assurdo marchiare questo genere di dibattito con l’espressione tipicamente tedesco. Il motto “identità culturale” per qualche tempo è stato uno slogan importante della politica di immigrazione liberale: gli immigrati potrebbero e dovrebbero mettersi in relazione con le condizioni di lavoro e i rapporti giuridici tedeschi, ma dovrebbero poter conservare la propria particolarità culturale. A poco a poco è diventato evidente come mettere in rilievo l’identità culturale non sia una soluzione sicura, bensì copra solamente alcuni problemi e se possibile addirittura li accentui. I più giovani, molti dei quali sono già nati e cresciuti in Germania, entrano costantemente in contatto con la cultura tedesca già attraverso la scuola e altre istanze educative, più spesso però attraverso le attività svolte nel tempo libero e gli hobby. Di farro però la maggior parte di coloro che sono emigrati da paesi lontani sono diventati in parte tedeschi, che a loro volta ribadiscono la propria identità culturale per i quali tedesco rappresenta una qualità indivisibile: o sì è tedeschi o non lo si è. Si devono fare alcune relativizzazioni. Già nel periodo pre-industriale spesso gli stranieri bilanciarono la perdita di popolazione dopo le guerre. Piccoli signori territoriali accoglievano nei loto territori artigiani e

lodata famiglia con i nuovi padri e le donne emancipate rimane tuttavia più un sogno che una realtà. Quanto sia radicata la vecchia immagine della famiglia viene dimostrato d’altronde già dal fatto che si chieda all’uomo di dare una mano. Nelle indagini sugli stili di vita tedeschi sono state osservate in alcuni parti della popolazione notevoli deviazioni dalla norma di una comodità stretta, imbottita e decorata, ossia Gemütlich. Gli atteggiamenti e la condotta, specie nelle generazioni dei più giovani, che si oppongono a ciò che è stabilito secondo il giudizio generale come tipicamente tedesco, hanno guadagnato terreno. Ma anche questo non vuol dire che le vecchie caratteristiche appartengono solamente agli archivi. Oggi sembra sia diventato più difficile arrivare a caratterizzazioni generali. Non si può più riconoscere uno strato sociale principale, le condizioni sociali sono in generale più estese e confuse. Questo gioco, che alterna un vistoso ripudio delle norme a un energico tentativo di rinforzarle, si può osservare in diversi ambiti. Si presentano nuove regole dapprima sottoforma di infrazioni centro le vecchie norme. Osservatori stranieri negli ultimi tempi osservano sempre più spesso che i tedeschi sono diventati più “sciolti”.