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Tipologia linguistica e contrastiva, Appunti di Linguistica

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alessiapostiglione01
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Tipologia Linguistica
Uno dei principali meriti della linguistica ottocentesca è sicuramente
l’introduzione sistematica del metodo storico-comparativo, introdotto da
Rask e Bobb. Tale sistema ha consentito, attraverso la comparazione
delle lingue indoeuropee, di dimostrare le relazioni genetiche tra le
suddette lingue. Il metodo consiste nel paragonare vari elementi simili
all’interno di un idioma per determinarne una regolarità, e quindi
comprenderne le leggi d’evoluzione. Ricordiamo a tal proposito i
fenomeni osservati dai fratelli Grimm nella lingua tedesca.
L’imposizione di tali dogmi in linguistica, ha condotto alla fine dell’800 -
grazie agli studi di August Schleicher - alla definizione della teoria
dell'albero genealogico: le lingue imparentate vengono raggruppate in
famiglie linguistiche; tali famiglie linguistiche sono rappresentabili
graficamente in una struttura a forma di albero, la cui radice è la lingua
comune (o protolingua) antenata delle altre lingue, e dalla quale si
sviluppano varie ramificazioni e sotto ramificazioni, chiamate
rispettivamente gruppi e sottogruppi.
Ma com’è possibile stabilire una parentela linguistica?
Se due lingue condividono circa 200 termini comuni riferiti a determinate
aree linguistiche, come:
- numeri da 1 a 10
- fenomeni metereologici
- specie naturali
- parti del corpo
- azioni quotidiane
Le carenze sostanziali della teoria sono state messe in luce da successivi
studi e ad essa si è più tardi contrapposta la teoria delle onde formulata
da Johannes Schmidt, allievo dello stesso August Schleicher. Schmidt
fa notare che i tratti comuni a due o più lingue sono direttamente
proporzionali alla vicinanza geografica dei territori in cui tali lingue si
praticano; da qui l'idea che questo mutamento si propaghi come un'onda
a cerchi concentrici, che rappresentano l'area di ogni singola lingua e si
affievoliscono allontanandosi.
La linguistica novecentesca invece, è dominata da alcune figure
fondamentali, che ne stravolgono completamente la concezione
precedente. Ferdinand de Saussure, nel primo decennio del 900 scrive
“Cours de Linguistique Générale”, introducendo la distinzione
fondamentale tra diacronia e sincronia in linguistica. La visione
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Tipologia Linguistica

Uno dei principali meriti della linguistica ottocentesca è sicuramente l’introduzione sistematica del metodo storico-comparativo, introdotto da Rask e Bobb. Tale sistema ha consentito, attraverso la comparazione delle lingue indoeuropee, di dimostrare le relazioni genetiche tra le suddette lingue. Il metodo consiste nel paragonare vari elementi simili all’interno di un idioma per determinarne una regolarità, e quindi comprenderne le leggi d’evoluzione. Ricordiamo a tal proposito i fenomeni osservati dai fratelli Grimm nella lingua tedesca. L’imposizione di tali dogmi in linguistica, ha condotto alla fine dell’800 - grazie agli studi di August Schleicher - alla definizione della teoria dell'albero genealogico: le lingue imparentate vengono raggruppate in famiglie linguistiche; tali famiglie linguistiche sono rappresentabili graficamente in una struttura a forma di albero, la cui radice è la lingua comune (o protolingua) antenata delle altre lingue, e dalla quale si sviluppano varie ramificazioni e sotto ramificazioni, chiamate rispettivamente gruppi e sottogruppi. Ma com’è possibile stabilire una parentela linguistica? Se due lingue condividono circa 200 termini comuni riferiti a determinate aree linguistiche, come:

  • numeri da 1 a 10
  • fenomeni metereologici
  • specie naturali
  • parti del corpo
  • azioni quotidiane Le carenze sostanziali della teoria sono state messe in luce da successivi studi e ad essa si è più tardi contrapposta la teoria delle onde formulata da Johannes Schmidt , allievo dello stesso August Schleicher. Schmidt fa notare che i tratti comuni a due o più lingue sono direttamente proporzionali alla vicinanza geografica dei territori in cui tali lingue si praticano; da qui l'idea che questo mutamento si propaghi come un'onda a cerchi concentrici, che rappresentano l'area di ogni singola lingua e si affievoliscono allontanandosi. La linguistica novecentesca invece, è dominata da alcune figure fondamentali, che ne stravolgono completamente la concezione precedente. Ferdinand de Saussure , nel primo decennio del 900 scrive “Cours de Linguistique Générale”, introducendo la distinzione fondamentale tra diacronia e sincronia in linguistica. La visione

diacronica si concentra sullo studio della lingua nel tempo, osservandone l’evoluzione storica; la visione sincronica invece, si concentra sullo studio della lingua in un determinato momento storico, come un sistema statico. A Saussure, che introduce un approccio scientifico e rigoroso allo studio della linguistica, si deve anche il merito di aver introdotto la nozione di sistema: la lingua è una struttura complessa in cui ogni elemento a sua composizione, ha valore solo in relazione agli altri elementi della lingua. La lingua è un insieme di relazioni, non solo di singoli elementi isolati. Dall’ideologia linguistica di Saussure, nacquero le scuole strutturaliste (ma con approcci specifici):

  • Scuola di Praga: nota per l’accento sulla funzione comunicativa della lingua (Roman Jakobson, N. Trubeckoj).
  • Scuola di Copenaghen: sviluppò la glossematica (Hjelmslev), una teoria ancora più astratta e formale dello strutturalismo.
  • Strutturalismo americano: rappresentato da linguisti come Edward Sapir e Leonard Bloomfield, si concentrava su una rigorosa descrizione delle lingue indigene, applicando metodi scientifici all’analisi linguistica. Rivoluzionari furono anche gli studi di Franz Boas , il padre della linguistica antropologica, ovvero quella teoria che prevede che la raccolta di dati linguistici dovesse avvenire direttamente sul campo, tramite il contatto con le comunità. In particolare egli si soffermò sulle lingue amerindiane, entrando in contatto con le popolazioni indigene dell’America. Concezioni analoghe si possono osservare negli studi di Meillet , il quale arricchisce lo studio della linguistica con considerazioni sociologiche: egli sostenne che la lingua fosse profondamente legata alla società e alla cultura di chi la parla - per tanto analizzò i fattori sociali che influenzano le trasformazioni linguistiche; o ancora di Jespersen , con la sua concezione psicologista della lingua: essa è un sistema dinamico che si evolve per adattarsi alle necessità comunicative umane. L’introduzione di nozioni avanguardistiche nello studio della linguistica hanno condotto allo sviluppo di vari rami di studio:
  • La Sociolinguistica , nata negli anni ‘70 del 900, si propone come obiettivo quello di studiare come il linguaggio varia e si evolve in base a fattori sociali, come classe, genere, età o etnia (Labov). - Il Generativismo fondato da Noam Chomsky , che si occupa di tracciare delle regole universali che possano spiegare i comportamenti di tutte le lingue umane. La nuova teoria prende l'avvio da una critica fatta dallo studioso allo strutturalismo. Chomsky infatti sostiene che allo strutturalismo

Sebbene labili, esistono delle specifiche modalità per individuare un confine tra lingua e dialetto:

  1. stabilire il numero dei parlanti
  2. osservare i confini geografici
  3. osservare le differenze strutturali a secondo dei contesti in cui vengono utilizzate La lingua è un sistema di comunicazione ufficiale, usato in tutta una nazione e regolato da regole standard. Il dialetto è una variante locale di una lingua, parlata in una regione e spesso meno formale. I dialetti pertanto, sono formalmente considerati come una variazione linguistica interne, cioè un fenomeno per cui una lingua presenta differenze al suo interno, pur essendo considerata un'unica entità. 2- Le variazioni linguistiche interne Variazione diatopica (geografica) : riguarda le differenze linguistiche legate al territorio. Esempio: i dialetti (come il napoletano, il veneto, il siciliano) sono varianti diatopiche dell'italiano. Variazione diacronica (storica) : Si riferisce ai cambiamenti che avvengono in una lingua nel tempo. Esempio: l'italiano odierno rispetto all'italiano medievale. Variazione diafasica (situazionale) : Indica i cambiamenti nello stile o nel registro linguistico a seconda del contesto comunicativo. Esempio: I molti ‘io’ del giapponese:
  • watakushi ‘io’: registri molto solenni
  • watashi ‘io’: registri semi-formali, mediamente cortesi: forma preferita dalle donne
  • boku ‘io’: registri neutri; forma preferita dai maschi
  • ore ‘io’: registri informali e rilassati, con connotazioni quasi sfacciate; forma preferita dai maschi. Variazione diastratica (sociale) : si riferisce alle differenze linguistiche basate su fattori sociali, come classe, età, genere o livello di istruzione. Esempio: il linguaggio formale di un accademico rispetto al linguaggio colloquiale di un giovane. Variazione diamesica (mezzo di comunicazione) : Coinvolge le differenze tra l'uso della lingua parlata e scritta, o tra modalità diverse di comunicazione. Esempio: il linguaggio abbreviato dei messaggi di testo rispetto alla scrittura formale di una lettera. 3- Differenza tra Tipologia e Linguistica Storica

La delineazione del fenomeno della variazione diacronica in tipologia, potrebbe condurre a confondere gli obiettivi tra la linguistica storica e la tipologia linguistica.

  • Linguistica Storica : analizza come cambiano e si evolvono nel tempo. Si concentra sulle relazioni genetiche tra le lingue (famiglie linguistiche), ricostruendo la loro storia ed evoluzione.
  • Tipologia Linguistica : cerca schemi comuni (universali) tra lingue diverse, indipendentemente dalla loro storia. Raggruppa le lingue in base alle loro caratteristiche strutturali. Si interessa quindi di trovare gli universali linguistici, cioè affinità comuni a tutte le lingue. In sostanza, la linguistica storica studia le origini comuni delle lingue, le quali sono deducibili dalla somiglianza strutturale - ad esempio l’italiano e lo spagnolo, le quali, essendo entrambe neolatine, mostrano una struttura analoga; mentre la tipologia studia le somiglianze strutturali , senza badare alla loro storia. Questo perché non sempre lingue con strutture simili rivelano essere imparentate, ad esempio l’italiano e il thailandese sono due lingue con ordine SVO. 4- Obiettivi della tipologia Tra gli obiettivi principali della tipologia linguistica vi è sicuramente la volontà di osservare la variabilità delle lingue del mondo. Le divergenze tra queste, secondo la prassi tipologica, vengono ricercate prima di tutto sul piano grammaticale - cosicché si possano comprendere i limiti e le infinite varietà delle lingue umane. Analogamente, la tipologia si interessa a studiare gli aspetti comuni regolari e prevedibili che caratterizzano in maniera universale tutte le lingue del mondo, per tale ragione si parla di universali linguistici. Il linguaggio, ad esempio si considera un universale linguistico, ovvero un fenomeno intrinsecamente legato alle possibilità fonatorie, visive, gestuali e sociali di ciascun parlante che ha la necessità di svolgere una funzione comunicativa.

La classificazione tipologica: concetto comparativo e

categoria descrittiva

Perché si compiano tali finalità, la tipologia si serve di un metodo detto ‘classificazione tipologica’, ossia uno studio di inter-comparazione tra lingue, di analisi e di ricostruzione delle lingue attraverso l'accostamento e il confronto di vari elementi, sia all'interno di un medesimo idioma sia tra idiomi differenti. Per operare tale comparazione, il linguista è tenuto a seguire una prassi ben ordinata, che prevede - dapprima la ricerca di un parametro sul quale basare il confronto (una forma grammaticale, un dominio, un fenomeno etc.) - e successivamente, comparando da questo punto di vista

-il secondo è la categoria descrittiva , ossia categorie specifiche di una singola lingua, definite in base al sistema grammaticale di quella lingua. Chiaramente tali categorie variano da lingua a lingua, ragione per cui non vengono considerati criteri applicabili universalmente. Essi sono funzionali a descrivere le peculiarità delle singole lingue, ma non sono strumenti che si prendono ad esame nella comparazione linguistica - contrariamente ai concetti comparativi. Esempio : il sistema dei casi in latino (nominativo, genitivo, ecc.) descrive un aspetto del latino ma non può essere direttamente applicato a lingue che non hanno i casi. La tipologia linguistica utilizza i concetti comparativi per identificare tendenze universali o implicazioni linguistiche, come "Se una lingua ha un genere grammaticale nei pronomi, allora lo avrà anche nei sostantivi." Le categorie descrittive servono per analizzare i dettagli strutturali di una lingua ma non possono essere usate come base di confronto universale. Se scegliessimo, per esempio, di comparare le lingue in base a come vengono costruite le frasi relative, dovremmo definire il concetto comparativo di frase relativa e poi individuare le sue manifestazioni attraverso la lingua.

L’individuazione di tipi linguistici: tipologia classica e

moderna

La tipologia classica in passato si concentrò sull’intera lingua, cercando di descriverla globalmente con poche caratteristiche fondamentali. Uno degli aspetti principali su cui si fondò questo approccio fu la morfologia, ovvero il modo in cui le lingue formano e modificano le parole. In base alla morfologia, le lingue vennero suddivise in quattro grandi categorie:

1. Lingue isolanti : Le parole sono semplici e non cambiano forma. Non ci sono coniugazioni, declinazioni o suffissi che aggiungono informazioni grammaticali. Un esempio classico è il cinese, dove il significato grammaticale viene trasmesso dall’ordine delle parole e dal contesto. 2. Lingue flessivo-fusive : Una singola parola può contenere molte informazioni grammaticali fuse insieme. Ad esempio, in latino o greco, una desinenza indica contemporaneamente il caso, il numero e la funzione di una parola.

3. Lingue agglutinanti: Le parole sono costruite aggiungendo una serie di elementi distinti (prefissi, suffissi) che hanno ognuno una funzione chiara e separata. Un esempio è il turco, dove ogni pezzo della parola aggiunge un significato preciso. 4. Lingue polisintetiche: Una sola parola può rappresentare un’intera frase o concetto complesso. Queste lingue, come alcune parlate eschimesi, hanno parole che combinano radici e morfemi per formare frasi complete. L’obiettivo della tipologia classica era quindi quello di raggruppare le lingue in grandi macro-tipi e fornire una visione globale della loro struttura. Lo sviluppo della materia, ha condotto ad un rovesciamento di tale visione, a favore della nascita della tipologia moderna, che sostituisce alla visione globale - un’analisi più dettagliata e specifica. La tipologia moderna non si limita a classificare le lingue nel loro insieme ma si concentra su fenomeni particolari, come costruzioni grammaticali specifiche, e cerca di spiegare i meccanismi sottostanti che portano alle somiglianze e differenze tra lingue. Un aspetto centrale di tale visione, è il tentativo di spiegare e predire la variazione linguistica: i tratti sono in sé indipendenti, ma spesso la presenza di un tratto implica la presenza di un altro tratto. In tale caso, si parla di ‘ tratti pertinenti ’, ossia tratti la cui esistenza si pronuncia in base a previsioni relative alla presenza/assenza di altri tratti correlati. Questo significa che un sistema di classificazione valido non serve solo a descrivere ciò che già si conosce, ma deve anche permettere di fare previsioni su altre caratteristiche della lingua. Un esempio famoso di questo approccio è lo studio dell’ordine basico dei costituenti in una frase, cioè l’ordine in cui compaiono soggetto (S), verbo (V) e oggetto (O). Esistono sei ordini possibili: 1. SVO: Soggetto-Verbo-Oggetto (es. italiano, inglese) 2. SOV: Soggetto-Oggetto-Verbo (es. giapponese, turco) 3. VSO: Verbo-Soggetto-Oggetto (es. arabo, gaelico) 4. VOS: Verbo-Oggetto-Soggetto 5. OSV: Oggetto-Soggetto-Verbo 6. OVS: Oggetto-Verbo-Soggetto Questo criterio permette non solo di classificare le lingue, ma anche di individuare correlazioni con altre caratteristiche. Ad esempio, se una

  • Sono caratteristiche linguistiche che, secondo la teoria, potrebbero esistere ma non sono mai state trovate in una lingua reale. Ad esempio: Una lingua con una struttura del tipo Verbo-Oggetto- Soggetto-Oggetto (VOSO) potrebbe essere teoricamente possibile, ma non si conoscono lingue che la adottino.

Metodologia

La tipologia linguistica studia le lingue per capire meglio la natura del linguaggio umano, confrontando le differenze e le somiglianze tra di esse. Per compiere tale finalità, il linguista è tenuto a seguire un protocollo metodologico: 1- esplicitazione del concetto comparativo; 2- selezione dei tratti pertinenti (ossia tratti la cui esistenza si pronuncia in base a previsioni relative alla presenza/assenza di altri tratti correlati); 3- creazione di un corpus di indagine , ovvero una campionatura statistica rappresentativa e bilanciata sulle lingue di tutto il mondo, che include documenti di tradizione scritta di ogni tipo (testi, frasi, annotazioni grammaticali); 4- analisi delle ipotesi del corpus Quindi un elemento fondamentale per ottenere risultati validi è il campione di lingue scelto per l'analisi: quante e quali lingue includere dipende dalla domanda di ricerca. Come scegliere le lingue da analizzare? Non tutte le lingue sono descritte in modo approfondito, quindi bisogna essere strategici. La scelta dipende dal tipo di domanda che si vuole rispondere. Ad esempio, se si studia un fenomeno molto specifico, serve un campione che permetta di analizzarlo bene. Ci sono due tipi principali di campioni secondo Rijkhoff:

  • campioni di probabilità , ovvero quelli che si occupano di verificare con quanta possibilità si ripeta un fenomeno linguistico. Le lingue prese ad esame in questi tipi di campione, sono normalmente molto lontane tra loro, in modo da evitare che le somiglianze dovute ad una genealogia comune, influenzino i risultati. Esempio: Si studia quanto è frequente un certo ordine di parole (es. SVO) e si vuole un campione bilanciato che non sia influenzato da lingue troppo simili. - campioni di varietà , ovvero quelli che si occupano di attestare la maggiore varietà possibile riferita ad un determinato tipo linguistico; i differenti modi in cui tale fenomeno si esprime a seconda delle lingue del mondo. Le lingue prese ad esame in questi tipi di campione sono normalmente molto lontane tra loro, in modo da rilevare anche i casi rari e poco comuni. Esempio: Si vuole

vedere tutte le strategie possibili per esprimere il futuro in una lingua. La campionatura non può essere casuale perché di fatti si rischia di incorrere in una serie di distorsioni che generano risultati poco attendibili:

1. Distorsioni genealogiche Le lingue che appartengono alla stessa famiglia (es. lingue romanze come italiano, spagnolo e francese) tendono a somigliarsi. Se nel campione ci sono troppe lingue della stessa famiglia, i risultati non saranno rappresentativi. Soluzione : Bilanciare il campione usando classificazioni genealogiche affidabili (es. Ethnologue). 2. Distorsioni areali Lingue vicine geograficamente possono somigliarsi a causa di contatti prolungati (es. greco moderno, bulgaro e rumeno). Questo potrebbe far sembrare certi fenomeni più frequenti di quanto siano in realtà. Soluzione : Considerare la distribuzione geografica delle lingue scelte. 3. Distorsioni tipologiche Alcune lingue hanno caratteristiche strutturali simili (es. stesso tipo di morfologia o ordine delle parole). Questo potrebbe influenzare i risultati. Soluzione : Controllare che il campione includa lingue di diversi tipi morfologici o ordini di parole. 4. Distorsioni sociali e culturali Lingue con una lunga tradizione scritta e letteraria (es. inglese o cinese) sono più facili da analizzare rispetto a lingue parlate senza una forma scritta stabile. Ciò può portare a una sovra-rappresentazione delle lingue ben documentate. Soluzione : Fare il possibile per includere anche lingue meno documentate, bilanciando il campione. Quanto grande deve essere il campione?

In tipologia linguistica , la tecnica di elicitazione è un metodo usato per raccogliere dati su una lingua, ponendo domande o proponendo stimoli a un parlante nativo per ottenere informazioni sulla grammatica, lessico o fonologia. Le tecniche di elicitazione, sono fondamentali per la raccolta di dati primari; si dividono in tecniche di elicitazione scritta - come i questionari linguistici, o tecniche di elicitazione orale - conversazioni, immagini e video.

  1. Conversazioni spontanee : I linguisti registrano ore di conversazioni naturali in diverse lingue. Ad esempio, nel lavoro di Dingemanse, sono state studiate 12 lingue con 4 ore di conversazioni ciascuna.
  2. Immagini e video : Immagini : più flessibili, possono essere usate per raccontare storie o descrivere situazioni (ad esempio, con lo strumento Story- builder ). Video : usati per stimolare risposte su specifiche situazioni.
  3. Questionari linguistici : Serie di domande per scoprire come certe idee o concetti sono espressi in una lingua. Si usano con i parlanti o esperti della lingua. Ecco alcuni esempi pratici: i linguisti mostrano una sequenza di immagini e chiedono a un parlante di raccontare una storia; oppure fanno domande specifiche, come: “Come dici ‘ieri’ nella tua lingua?” ; registrano le risposte, le analizzano e le confrontano con altre lingue. In breve, la documentazione raccoglie i dati e la tipologia li confronta per capire meglio come funzionano le lingue del mondo. Talvolta il metodo tipologico, per operare un confronto tra due lingue, si serve anche di fonti secondarie; non solo questionari linguistici sottoposti alla popolazione, ma anche stimoli visivi per incitare la produzione orale:
  • un esempio è lo Story-builder , approccio utilizzato per costruire narrazioni allo scopo di analizzare le caratteristiche linguistiche di una lingua o gruppo di lingue.
  • Le grammatiche descrittive offrono descrizioni delle lingue con esempi e glossature (annotazioni) per interpretare le strutture linguistiche grammaticali (perciò si parla di glottodiversità).
  • L’uso dei corpora , che possono essere paralleli - quando si riferiscono a stessi testi tradotti in più lingue; o comparabili - testi simili ma in lingue diverse.
  • Talvolta vengono impiegati database tipologici (come WALS e Glottolog), che racchiudono informazioni già raccolte su fenomeni linguistici e classificazioni. ValPal è un database tipologico che raccoglie informazioni sulle valenze verbali in diverse lingue del mondo. Si concentra su come i verbi esprimono i loro argomenti (es. soggetto, oggetto) e su come queste

strutture variano tra le lingue, offrendo una risorsa per studiare fenomeni come transitività, diatesi e alternanze verbali.

Gli universali linguistici

Gli universali linguistici sono caratteristiche comuni a tutte le lingue del mondo e rappresentano uno dei concetti chiave in tipologia linguistica. Gli universali linguistici si dividono principalmente in due categorie:

  1. Universali assoluti : sono presenti in tutte le lingue senza eccezioni. Per esempio, ogni lingua ha un modo per distinguere tra affermazioni e domande, e tutte le lingue hanno nomi e verbi. Gli universali assoluti, individuano un numero statisticamente significativo di lingue del mondo, che si comporta allo stesso modo in relazione ad un singolo parametro. Gli universali assoluti prevedono l’esistenza di un solo tipo linguistico. Es. non è importante che non sia presente in tutte le lingue, purché nessuna lingua lo contraddica (vocali, consonanti, ordine costituenti, ecc.). Altri esempi possono essere: una fonologia, una sintassi e un lessico.
  2. Universali implicazionali : si riferiscono a proprietà che tendono a comparire insieme in diverse lingue, anche se non in tutte. Un esempio è l'implicazione tra ordine dei costituenti della frase: se una lingua ha l’ordine SOV (Soggetto-Oggetto-Verbo), tende anche a utilizzare le preposizioni e a collocare l’aggettivo prima del nome. Gli universali implicazionali, individuano un numero statisticamente significativo di lingue del mondo, che si comporta allo stesso modo in relazione alla combinazione di due o più parametri, ovvero se una lingua presenta una determinata caratteristica, allora ne presenta anche altre. Gli universali implicazionali prevedono l’esistenza di più tipi linguistici. Es. Se una lingua ha flessione allora avrà anche la derivazione, se una lingua ha una distinzione per genere avrà anche una distinzione numerica. Gli universali assoluti sono caratteristiche condivise da tutte le lingue o dalla maggior parte di esse. Esempi includono la presenza di vocali e consonanti, la distinzione tra nomi e verbi, e la capacità di costruire espressioni ricorsive. Tuttavia, esistono eccezioni, come lingue con una scarsa distinzione tra nomi e verbi (Mundari) o con ricorsività limitata (Bininj Gun-Wok). Critiche sottolineano l'influenza di approcci eurocentrici che non sempre rappresentano la diversità linguistica globale. Questi universali aiutano a definire ciò che rende un sistema una lingua, pur richiedendo analisi più inclusive.

Questa gerarchia descrive quali tipi di elementi sintattici sono più facilmente relativizzabili (cioè trasformabili in frasi relative) e interrogabili in una lingua: soggetto > oggetto diretto > oggetto indiretto > complemento di luogo > altri complementi Se una lingua permette la relativizzazione degli oggetti indiretti, permetterà anche quella di soggetti e oggetti diretti. È raro, ad esempio, che una lingua relativizzi un complemento di luogo senza poter relativizzare il soggetto. ● Gerarchia della marcatura del caso In molte lingue, la marcatura dei casi tende a seguire questa gerarchia: soggetto > oggetto > complemento Se una lingua marca il caso del complemento, lo farà anche per l'oggetto e il soggetto. Al contrario, se una lingua marca solo il soggetto, è improbabile che introduca una marcatura di caso per gli oggetti o i complementi. Le gerarchie implicazionali sono importanti perché aiutano a identificare tendenze universali e prevedibili nella struttura delle lingue. Consentono ai linguisti di formulare ipotesi sul funzionamento del linguaggio umano e sulle probabilità di certi tratti linguistici.

Le mappe semantiche

Le mappe semantiche rappresentano graficamente come i significati si collegano tra loro attraverso linee e nodi. I nodi sulla mappa rappresentano significati, mentre le linee indicano legami tra questi significati, basati sulla loro vicinanza semantica. Le uniche regole che si seguono per la costruzione delle mappe semantiche sono:

  1. Ogni nodo deve avere una rappresentazione unica in almeno una lingua.
  2. Ogni strategia grammaticale occupa una posizione continua sulla mappa. Le mappe si possono leggere:
  • Sincronicamente, per capire relazioni come metafore o estensioni di significato.
  • Diacronicamente, per mostrare come un significato si è evoluto nel tempo.

Sebbene siano strumenti fondamentali per comprendere come i significati delle diverse lingue si sviluppano e si collegano, il sistema delle mappe semantiche conduce ad una serie di problemi qualora tali mappe arrivassero a considerare troppe lingue nel confronto e quindi, iniziassero ad essere troppo complesse da comprendere. Una soluzione è usare tecniche come il Multidimensional Scaling (MDS) , cioè un sistema che rappresenta visivamente queste somiglianze semantiche, tramite la costruzione di un grafico molto semplice, laddove non sono presenti né nodi, né linee - ma semplicemente lingue simili sono vicine e lingue diverse sono lontane. Spiegazioni sincroniche e diacroniche per gli universali tipologici Gli universali linguistici sono regolarità che si osservano nelle lingue di tutto il mondo, anche se queste non hanno alcuna connessione diretta tra loro, né genealogica né geografica. Ad esempio, molte lingue presentano fenomeni simili perché, nel tempo, sviluppano strutture grammaticali che vengono tramandate di generazione in generazione. Esistono due modi per spiegare la distribuzione di questi fenomeni linguistici universali: ● una prospettiva generativista (sincronica) : gli universali linguistici sono parte della grammatica mentale innata di tutti i parlanti (la "Grammatica Universale"). Questa visione si concentra su come gli universali siano presenti in modo sincronico, cioè nello stato attuale delle lingue; ● una prospettiva tipologica (diacronica) : gli universali emergono da processi storici che hanno portato le lingue a svilupparsi in modo simile. Ad esempio, alcune vocali nasali (come quelle che si pronunciano con il naso) derivano dalla trasformazione di vocali orali influenzate da consonanti nasali vicine. Questo spiega perché le lingue con vocali nasali hanno sempre anche le vocali orali corrispondenti. La questione riguarda il rapporto tra gli ordini dei costituenti in diverse costruzioni grammaticali di una lingua, ovvero come sono disposti elementi come il verbo, il soggetto, l'oggetto, il possessore e l'entità posseduta nelle frasi.

Correlazioni tra ordini dei costituenti

L’ordine dei costituenti è un elemento fondamentale all’interno di una lingua, perché ci suggerisce come vengono disposti degli elementi fondamentali delle frasi, come soggetti e verbi. Spesso si osserva come delle lingue che abbiano un ordine preciso in una costruzione, mostrano di seguire un ordine analogo, anche in costruzioni di altro genere; per esempio: le lingue che usano preposizioni, collocano il possessore dopo l'entità posseduta ("il libro di Maria") - al

cioè i morfemi. Quindi, per parola morfologica, ci riferiamo alla struttura interna di una parola, vista come un insieme di "pezzetti" più piccoli. Cos'è un Morfema? Dal punto di vista funzionale si distinguono in: Morfemi lessicali, i “morfemi base” : una classe aperta, sono coloro che ritagliano il significato, o il campo semantico, dalla parola. In questo caso il morfema lessicale sarebbe dent- , poiché rimanda al lessema “dente”e al significato ad esso associato, che è un rimando alla realtà extra linguistica. Morfemi grammaticali : una classe chiusa che si divide in morfemi grammaticali derivazionali , che servono a derivare parole da altre parole, come ‘’al’’ in dentale, perché permette di derivare ‘’dentale’’ da ‘’dente’’; e morfemi grammaticali flessionali , dai quali si possono evincere le forme flesse delle parole, come -e ‘’dente’’ ed -i in ‘’denti’’. Struttura della Parola Morfologica Una parola morfologica può avere una struttura più o meno complessa. In generale, si parte da una radice o base, che contiene il significato centrale della parola (ad esempio, "scriv-" in "scrivere"). Attorno alla radice possiamo aggiungere:

  • Prefissi: elementi che si mettono davanti alla radice per cambiarne il significato (es. "ri-" in "riscrivere", che indica "scrivere di nuovo").
  • Suffissi o desinenze: particelle che si aggiungono alla fine della radice e che servono spesso per indicare caratteristiche grammaticali come il plurale o i tempi verbali (ad esempio, "-i" per il plurale in "gatti" o "- eranno" per il futuro in "scriveranno"). Prendiamo un esempio per chiarire meglio: la parola "riscriveranno". Scomponendola in morfemi, troviamo:
  • Radice: "scriv" (cioè il concetto base del "mettere su carta").
  • Prefisso: "ri-" (ci dice che l’azione viene ripetuta, quindi "scrivere di nuovo").
  • Suffisso: "-eranno" (indica la terza persona plurale del futuro). La parola morfologica è tutto il materiale che va dal prefisso alla desinenza della parola.

Oltre alla flessione e alla derivazione, esiste un ulteriore processo morfologico che ci permette di creare le parole - vale a dire la composizione , cioè l’unione di due o più lessemi diversi, per formarne un terzo di senso compiuto.

La sintassi

La sintassi è quella parte della grammatica che regola la formazione e la struttura delle frasi e dei loro costituenti. L’unità minima della sintassi - oltre la parola e la frase - anche detta proposizione, è il sintagma , cioè un gruppo di parole che si combinano insieme per svolgere una funzione specifica all'interno di una frase. Ogni sintagma è costituito da un elemento principale, chiamato testa , e da altri elementi che lo completano o lo modificano, chiamati modificatori. Il sintagma possiede 3 proprietà fondamentali: