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Tommaso d’Aquino appunti, Appunti di Filosofia

Appunti su Tommaso d’Aquino Prof. Matteo Secomandi Quarta liceo

Tipologia: Appunti

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Caricato il 27/02/2023

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Tommaso d’Aquino !
La vita!
Nasce in Lazio in una data compresa tra il 1224 e il 1225. Nasce da una famiglia nobile. La
famiglia vorrebbe per lui una carriera nell’ordine benedettino, ma lui è interessato all’ordine
domenicano e riesce ad entrare. Studia a Napoli e Parigi dove conosce Alberto Magno che
diventerà il suo maestro. Tommaso diventa il suo segretario e quando viene spedito a
Colonia si porta dietro Tommaso. Torna a Parigi e diventa maestro di teologia e gli vengono
affidati incarichi come la formazione dello Studium domenicano di Roma. Torna a Parigi e
vive il conflitto universitario. Torna a Napoli e muore sulla via del concilio di Lione. Vive circa
50 anni. !
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Le opere!
Le opere si possono dividere un 3: !
i commenti ad altri testi teologico filosofici!
Le questiones che sono una raccolta delle questioni discusse in aula !
Gli opuscoli, piccoli scritti e dedicati a temi specifici!
+ 2 opere: la summa teologe (34 volumi) e la summa contra gentiles che riassume tutto ciò
di cui ha trattato e il suo pensiero.!
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Tommaso d’Aquino

La vita

Nasce in Lazio in una data compresa tra il 1224 e il 1225. Nasce da una famiglia nobile. La

famiglia vorrebbe per lui una carriera nell’ordine benedettino, ma lui è interessato all’ordine

domenicano e riesce ad entrare. Studia a Napoli e Parigi dove conosce Alberto Magno che

diventerà il suo maestro. Tommaso diventa il suo segretario e quando viene spedito a

Colonia si porta dietro Tommaso. Torna a Parigi e diventa maestro di teologia e gli vengono

affidati incarichi come la formazione dello Studium domenicano di Roma. Torna a Parigi e

vive il conflitto universitario. Torna a Napoli e muore sulla via del concilio di Lione. Vive circa

50 anni.

Le opere

Le opere si possono dividere un 3:

  • i commenti ad altri testi teologico filosofici
  • Le questiones che sono una raccolta delle questioni discusse in aula
  • Gli opuscoli, piccoli scritti e dedicati a temi specifici
  • 2 opere: la summa teologe (34 volumi) e la summa contra gentiles che riassume tutto ciò

di cui ha trattato e il suo pensiero.

Ho

Il rapporto tra fede e ragione

Mutua nella sua riflessione la sua esperienza pregressa. È più razionalista degli autori

precedentemente affrontati.

I due elementi si devono armonizzare tra loro: concordano alla dimensione conoscitiva in

maniera armonica. La fonte di entrambe è dio. La fede sono le scritture e la razione è data

da dio con la creazione. Dio è la fonte ultima della verità stessa.

Da lettore di Aristotele si lascia influenzare. Aristotele nella metafisica dice che gli uomini

tendono al sapere per natura. Tommaso cerca di spingere la riflessione razionale fino ai limiti

consentiti dalla sua posizione e dalla fede. Per questo motivo viene accusato di essere

eretico, ma si rende conto che nella corrispondenza tra il dato rivelato e la nostra

speculazione ci può essere un contrasto.

Quando si producono questi contrasti il criterio di verità è il dato rivelato e bisogna capire

quale errore logico abbiamo commesso nel nostro ragionamento.

Ci sono 2 tipi di errori:

  1. Motivazioni Dialettiche: quando usiamo argomentazioni probabili come se fossero

assolutamente vere (no premessa si ragionamento)

  1. Motivazioni sofistiche: a essere fallace è il sillogismo non il suo contenuto (si premessa

no ragionamento)

Quando c’è il contrasto l’obbiettivo è di correggere il ragionamento non capire chi ha torto,

perchè la bibbia ha sempre ragione.

Per Tommaso e Alberto Magno (suo maestro), questa è l'unica prospettiva che ci permette

di stabilire limiti e confini alla riflessione filosofica, questo limite è l'unica cosa che ci

garantisce l'autonomia stessa della filosofia.

L’Idea di stabilire dei limiti é fondamentale, permette di salvaguardare lo spazio di autonoma

riflessione alla componente filosofica.

Un limite racchiude, ma salvaguarda un autonomia altrimenti impossibile.

Da punto di vista contenutistico distingue tra contenuti che fanno parte anche della

La metafisica

Il testo di riferimento è un opuscolo giovanile: de ente et essentia (sull’ente e sull’essenza).

C’è una forte influenza di Aristotele e di Avicenna.

Tommaso dice che poiché da un piccolo errore derivano grandi errori bisogna chiarire i

termini di ente e essenza perché l’ente è la prima cosa intesa del nostro intelletto ( primium

um intellecto cadit est).

La tradizione medievale ci ha dato i trascendentali o predicazioni di enti generalissimi

dell’essere.

Sono 3:

  1. Unum (uno): ogni cosa che è è unitaria
  2. verum (vero): ciò che è è vero > sono il criterio della stessa verità
  3. bonum (buono): perché tutto è creato da dio

Se ne aggiungeva un 4:

  1. Pulcrum (bello): ciò che è bello è buono

Se ne aggiunge un 5

  1. Ens (ente): è il trascendentale dei trascendentali

Perciò la prima cosa a finire nell’intelletto è l’ente, perché anche gli stessi trascendentali

sono degli enti.

L’ente si dice in 2 modi:

  1. delle proposizioni: in senso logico, che ha un significato più ampio perchè posso

costruire proposizioni di privazione

  1. Nel senso reale: ciò di cui si possono predicare le 10 categorie di Aristotele come

sostanza o come accidente

Gli accidenti saranno meno importanti e bisogna leggere l’ente (sost) in relazione all’essenza

De ente et essentia

Si focalizza solo sugli enti reali. Ogni ente reale ha una essenza che è ciò che fa si che un

che fada soggettoin unaproposizione

affermativa

o di

Privazione

ogni ente

ha

un'essenza che

corrisponde a

natura

REALE

ente sia ciò che è. Utilizza un termine latino: quidditas. Che è l’essenza rispetto alla

domanda quid est (cos’è) che risponde alla domanda chi era l’essere.

Tomisticamente l’essere è l’essenza di un oggetto/ente reale che risponde alla domanda:

cosa è una cosa? In questo caso è un’universale perché è ciò che fa si che una cosa sia

quello che è.

L’essenza e l’universale coincidono dal punto di vista fisico, nell’ente reale è presente

l’essenza.

La teoria della conoscenza di tommaso è la stessa di quella di Aristotele. Dal punto di vista

ontologico è possibile solo perché nell’ente reale c’è una certa essenza. Non basta solo

l’essenza perchè si abbia lente, ci deve essere anche l’esistenza. Infatti solo se l’essenza ha

l’esistenza abbiamo un ente.

Per quanto riguarda gli enti reali l’essenza non indica solo la forma ma L’effettiva struttura di

un ente sia dal punto di vista formale che materiale. Distingue in:

  1. sostanze composte: Prima incontriamo le composte perchè sono fatte di materia e

forma.

  1. sostanze semplici: Poi con un processo speculativo incontriamo le sostanze semplici

che sono fatte di sola forma.

L’uomo è forma, anima, materia e corpo. La forma può essere una parte dell’essenza.

Nelle sostanze semplici la forma coincide con la materia.

Bonaventura da Bagnoregio distingue dio da tutte le altre entità esistenti teorizzando

l’enimorfismo universale: l’unico modo per distinguere dio è dire che, dio è l’unico ente

solamente formale e che tutte le altre creature hanno una parte materiale.

Le intelligenze angeliche sono fatte di una forma e materia spirituale. Dio è forma e tutto il

resto è materia.

Tommaso dice che le sostanze semplici sono pura forma e quindi nega Bonaventura.

Anima+ corpo=uomo

Questa distinzione permette di sottrarsi alla visione dell’enimorfismo dei Francescani.

minim

Il creatore e le creature

Fa il distinguo tra dio creatore e le creature:

Dio è l’unico ente la cui essenza implica esistenza. È l’essere, le altre cose hanno l’essere. È

quindi l’essere che esiste di per sè.

Posso esserci sostanze semplici (angeli > intelligenze angeliche) dotate di pura forma che

servono a strutturale la cosmologia. Sono quelli che fanno muovere i cieli celesti.

Basta dire che le sostanze semplici comunque esistono perché hanno ricevuto l’essere da

dio. Dio è l’essere e le altre cose hanno l’essere perché lo ricevono dall’essere.

L’essenza di Dio è l’essere, quindi dio è qualcosa che subsiste esse ipsum (esiste di per se)

Diciamo che dio sarà l’essere non da Aristotele perché non lo ha mai detto e perché

descriveva dio come motore immobile, pensiero di pensiero, atto puro, causa prima quindi

non c’è essere.

L’analogia dell’essere

Tommaso guarda alle sacre scritture, in particolare all’esodo 3, versetto 14. È l’episodio di

Mosè di fronte al roveto ardente. Il roveto dice “ Ego sum qui sum ” (io sono colui che sono).

È la cosa che dice dio stesso a Mosè. Dio dice con la sua voce di essere l’essere

Inserisce questo pensiero nelle idee aristoteliche.

Il tomismo è la teologia dei nomi dell’essere. Il nome di dio è essere. Dio è: l’essere che

esiste di per se stesso.

Questa questione è centrale nel tomismo. Sulla base di questo costruisce le analogie

(predicare qualcosa di qualcos’altro non in maniera diretta) dell’essere cioè: posso dire che

qualcosa è in maniera analoga a tutte le creature e in maniera univoca di dio.

Solo di dio si può dire propriamente che è l’essere. Tutte le altre cose sono analogie perchè

sono solamente predicabili in relazione a dio.

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Le sostanze

Poiché l’ente si dice assolutamente in prima battuta delle sostanze e in seconda battuta in

maniera impropria degli accidenti. Se manca la sostanza gli accidenti cadono. L’essenza

riguarda le sostanze.

Alcune sostanze sono semplici e altre composte ed in entrambe c’è l’essenza. Nelle

sostanza semplici c’è in modo più vero e puro.

La prima sostanza semplice è dio. Tuttavia visto che le sostanze semplici non sono

conoscibili bisogna iniziare dalle sostanze composte. In modo da trovare una regola. Nelle

sostanze composte ci sono note sia forma che materia, come nell’uomo troviamo anima e

corpo.

Solo dio è e tutte le creature hanno essere perché lo ricevono da dio.

La nostra mente finita non è in grado di percepire l’infinito.

Devo costruire degli argomenti a posteriori che partono dal livello conoscitivo e risalgono al

fondamento primo. Bisogna partire dagli effetti per risalire alle cause. Nella sua opera

Summa Teologe troviamo le famose 5 vie tutte a posteriori:

  1. Il movimento
  2. La causalità efficiente
  3. Possibilità e necessità
  4. I gradi dell’essere
  5. Il finalismo della natura

La summa teologe

Siamo nella pars prima quaestio 2 articulus 3

Sembrerebbe che dio non esista perché se uno dei 2 contrari è infinito l’altro sarebbe

completamente distrutto. Se dio esiste, non ci dovrebbe essere il male, tuttavia troviamo il

male nel mondo quindi dio non esiste.

Al contrario troviamo ciò che viene detto nel 3 libro dell’Esodo (capitolo 3 versetto 14) che

viene detto da dio stesso. Ego sum qui sum (io sono cosa sono). Se dio afferma la sua

esistenza devo prendere una posizione.

Dio esiste e può essere provato attraverso 5 vie:

  1. Il movimento ( ex parte motus ): è prima e la più immediatamente evidente/manifesta.

È la prova che qualcosa nel mondo sensibile si muove. Tommaso cita Aristotele: il legno

è caldo in potenza e fuoco in atto, il legno brucia perché ciò che e già caldo in atto dona

calore a ciò che è solo in potenza. Nel mondo qualcosa si muove e ciò che si muove

deve passare da una possibilità di movimento a un movimento in atto, ciò che gode del

movimento in potenza deve essere attivato dal movimento in atto, bisogna trovare il

primo movimento che è già in atto. Tutto ciò che si muove è necessario che sia mosso

da altro, nulla si può muovere da se stesso perché dovrebbe essere

contemporaneamente in atto e in potenza. Pero non si può procedere all’infinito perché

la

per Aristotele l’infinito è sempre potenziale e non potrebbe spiegare il movimento in atto.

Si crea una concatenazione di eventi già presente in Aristotele. Non possiamo avere un

regresso all’infinito perchè l’infinito è sempre potenziale e non vedrei il movimento che i

sensi mi attestano. Dunque si deve giungere a qualcosa che per primo muove, che non

è mosso da nulla. Il primo motore che non è mosso da altro (motore immobile) è ciò che

tutti comprendono/interpretano come dio (nn è detto che sia dio).

  1. La causalità efficiente ( ex ratione causae efficientis ): tutte le cose sensibili sono inserite

in una concatenazione causale, qualcosa esiste perchè qualcosa l’ha fatta esistere. Una

cosa non può essere causa efficiente di se stessa. Non è possibile procedere all’infinito

nella catena delle cause efficienti perchè essendo l’infinito potenziale non spiegherebbe

l’esistenza in totale degli enti sensibili che io vedo e conosco. Quindi bisogna porre una

causa efficiente prima che sarà incausata ed è ciò che tutti nominano come dio.

  1. Possibilità e necessità (ex possibili et necessario) : nelle cose troviamo delle cose

possibili (che possono essere e non essere), che si generano e si corrompono, le cose

possibili sono e non sono. Se tutta l’esistenza/la realtà fosse fatta solo da enti possibili

ci sarebbe stato un momento in cui nulla era/nulla era esistito. Se ciò fosse vero anche

ora non ci sarebbe niente perchè nulla non è per qualcosa che già esiste (dal nulla non

viene nulla), come fa a esserci qualcosa se prima non c’è nulla? Nulla sarebbe iniziato e

quello che vediamo sarebbe falso, ma noi abbiamo esperienza della realtà quindi ci deve

essere qualcosa che non è solo possibile ma anche necessario. Dunque non tutti gli enti

sono possibili e una cosa necessaria ha la sua causa e la sua necessità dipende da se

stesso oppure non ce l’ha. Dunque bisogna porre qualcosa che sia necessario in se

stesso e non abbia la causa della sua necessita in altro, perchè senno vado all’infinito.

Questo è quello che tutti chiamano dio. (È una via più Avicenniana che aristotelica ma

richiama le altre 2 più aristoteliche).

  1. I gradi dell’essere ( ex gradibus ): nelle cose troviamo più e meno bonum, verum, nobile,

… (Anselmo e i gradi della perfezione). Ma per poter dire che una cosa e più o meno

qualcosa devo avere un termine assoluto che esprime quella qualità. (Per dire che

qualcosa è caldo devo avere il massimo grado caldo). Devo avere qualcosa che sia

massimamente l’ente, l’ente sommo, dotato di ogni perfezione. Dunque esiste e c’è

qualcosa che e causa in tutti gli enti dell’essere, della bontà e di tutte le perfezioni

possibili e ciò è ciò che chiamiamo dio.

sanità

bene vena

nobiltà

perenne

La visione antropologica

Nel de ente et essentia l’uomo è una sostanza composta da forma (anima) e materia (corpo).

L’uomo è solo questa sostanza composta: è sempre identificato dall’Unione sostanziale tra

forma e materia, anima e corpo sono create per stare insieme. Quando abbiamo la sola

anima non si parla di uomo.

È un tentativo di superare il dualismo di Agostino e Platone. Essendo aristotelico fa un

ragionamento più unitarista.

Come in Aristotele l’anima è la forma, ciò che da disposizione alla materia.

Solo le intelligenze angeliche sono caratterizzate solo dalla forma.

La prospettiva di Aristotele subisce modifiche e integrazioni per essere accordata con la

rivelazione cristiana.

Pur considerando l’anima come forma del corpo è la dimensione dell’unità che l’anima dà

all’unitarietà corporea. L’anima è originariamente pensata, voluta e creata in corrispondenza

con il corpo da dio. Non sono uniti in maniera accidentale ma sostanziale.

Quell’anima quel corpo, l’altra anima l’altro corpo.

Ciascun esser umano differisce dall’altro per forma e corpo > Differenziazione materialistica.

La materia che ci compone è diversa da quella che compone il nostro compagno.

Viene ripresa l’unicità dell’anima. Ciascun vivente è dotato di una sola anima.

Aristotele distingueva tra 3 tipi: vegetativa (+ piante, animali, uomo), sensitiva (+ animali,

uomo), razionale (uomo).

In ciascun vivente c’è un’anima e la superiore raccoglie le funzioni di quelle minori. L’anima

di cui abbiamo parlato è razionale ma raccoglie dentro di se anche quelle vegetativa e

sensitiva.

Il pensiero in Aristotele non aveva una corrispondenza organica.

Tommaso dice che se l’uomo è caratterizzato dall’anima razionale, dal momento che il

pensiero è immateriale non sarà soggetto alla corruzione. Sulla base del principio operaris

editur esse , attribuisce il pensiero all’anima razionale e dice che l’anima è incorruttibile, cioè

immortale. Solo ciò che è materiale è soggetto a mutamento, quindi se l’anima non cambia

deve essere immortale.

Nel de anima Aristotele non diceva nulla sull’immortalità e mortalità dell’anima ma

riguardava i 2 intelletti: attivo e passivo. Per il suo pensiero era più probabile la mortalità

dell’anima, che per Tommaso non è accettabile per le idee cristiane.

Tommaso dice che l’anima esiste sempre anche staccata dal corpo, ma quello è un tempo

straordinario in cui non si può parlare di uomo, l’unità sostanziale è ciò che identifica l’uomo.

De unitate intellecto contra Averroistae

Tommaso prende posizione contro l’averroismo latino che credeva nell’intelletto unico per

tutti e l’intelletto agente coincidente con l’intelletto di dio. Questo mette in dubbio

l’immortalità dell’anima e richiama l’unità dell’intelletto agente e possibile presente nel

singolo individuo.

Gli intelletti sono unitari all’interno della singola anima umana. Ciascun uno ha un’unità tra

l’intelletto attivo e passivo.

Gli Averroisti facevano coincidere l’intelletto agente con quello di dio, quindi la conoscenza

dell’uomo dovrebbe essere attivata dall’intelletto di dio. Ogni azione conoscitiva richiede

l’intervento di dio. Il tuo intelletto è solo passivo e se il singolo non ha l’intelletto attivo

l’anima non ha bisogno di essere immortale e quindi si pone il problema precedente.

Per Tommaso il processo conoscitivo non deve far intervenire dio.

Questa posizione è inconciliabile con la fede cristiana perchè si allontanava la possibilità

conciliazionista.

Le sostanze non dotate di materia devono essere uniche rispetto alla loro stessa forma: ogni

intelligenza angelica deve muovere una sola sfera cosmologica.

OGNIANIMAREALIZZA

SE

STESSA

La questione della verità

Definiamo: quid est veritas (cos’è la verità). Affronta la questione nelle Disputate Sulla Verità.

Veritas est adequatio rei ad intellecti / ad rem (adeguazione dell’intelletto e della cosa / alla

cosa)

Ho la verità quando l’intelletto si adegua alla cosa che devo conoscere. Questo modello

prende il nome di adeguazionismo / corrispondentista.

Conosco quando la componente intellettiva riesce ad adeguarsi alla cosa che sta fuori da

me. Sono io che mi adeguo alla cosa e non e la cosa che si adegua a me.

Questa cosa viene discussa solo da Kant e quindi il modello per 500 anni è stato questo.

La visione antropologica

L’uomo riveste un ruolo particolare nel creato perché dato che è dotato di anima e corpo

intermedia tra le sostanze semplici e tutto ciò che non ha anima razionale. È il vertice del

creato

una

conoscenza si

dicevera

quando èconforme èrealtàesterna

L’etica

Abbiamo un commento di Tommaso all’etica di Aristotele. Riprende la tesi centrale, cioè

l’obiettivo dell’azione morale.

Aristotele dice che tutti gli uomini tendono per natura alla felicità. Aristotele vedeva la felicità

nella realizzazione della conoscenza teoretica.

Per Tommaso questa concezione è incompleta e imperfetta perchè per i cristiani può essere

solo la beatitudine data da Dio successivamente al giudizio universale.

Il rapporto tra conoscenza, volontà e azione

Dal punto di vista etico il fine dell’uomo è agire per conseguire il bene. L’azione umana

orientata al bene è frutto dell’interazione di due componenti:

  1. La conoscenza: per perseguire il bene devi cercare di conoscerlo
  2. La volontà: che si orienta verso ciò che è buono

Nella prospettiva cristiana la conoscenza del bene e la volontà vanno insieme al libero

arbitrio, perchè noi siamo creati liberi e con la capacità di capire ciò che è buono, ma è la

nostra volontà che ci porta a fare il bene. La nostra volontà è sempre orientata verso il bene.

Il bene però può essere il sommo bene (bene) o il bene inferiore (male).

La ragione indica cosa può essere considerato buono e la volontà si dovrebbe orientare

sulla base della conoscenza razionale, per cui conosco cosa è buono.

L’etica di Tommaso è uguale a quella di Aristotele.

La legittimità del possesso e la proprietà privata

Secondo Tommaso ci dovrebbe essere il domino dell’uomo sulle altre creature (non

possesso ma la cura/gestione)

Dal punto di vista politico dovrebbero essere tra le leggi anche le indicazioni fornite da dio

stesso: i 10 comandamenti e la Torah.

Tommaso cerca quindi di conciliare la tradizione pagana e quella cristiana.

Aristotele dice che l’uomo è un animale sociale e politico che si associa per necessità e che

è orientato a una buona predisposizione verso i suoi simili con cui stabilisce un rapporto di

collaborazione e amicizia. Il primo sentimento che un uomo ha verso l’altro è di amicizia.

Nelle strutture sociali bisogna dare delle leggi.

Per Tommaso le leggi devono essere di 3 tipi e alla base ci deve essere una legge eterna

basata sulle leggi di dio (10 comandamenti): La legge strana fonda (?) la legge naturale che

sta alla base della legge umana.

  1. La legge divina che è data dalla rivelazione anche se è partecipabile dal nostro stesso

intelletto. (Dovremmo riconoscere in questa legge l’orientazione al perseguimento del

bene)

  1. La legge naturale che è immutabile e conoscibile
  2. La legge umana sono i sistemi di legge soggetti a cambiamento e variabilità

A questa sistemazione corrispondono diverse forme di potere: la migliore forma di governo è

il governo misto. Il Governo misto: una forma monarchica dove la monarchia è affiancata da

un consiglio di saggi e dove tutti i cittadini sono coinvolti nella vita politica in quanto messi

nelle condizioni di eleggere e essere eletti a diverse cariche. Le leggi hanno come scopo il

perseguimento del bene di una certa comunità e quindi sono dei mezzi, non dei fini.

la

legittimità DEL

POSSESSONON

È

UNALEGGE

NATURALE

PERGECUOMO

NON

È

il signore

del

mondo Prop

privata

è

necessaria e l'ordine

sociale

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mummia

messicana