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Traducción y contexto, Dispense di Traduzione

Dispense “Traducción y contexto”

Tipologia: Dispense

2022/2023

Caricato il 15/05/2025

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Fondamenti di glottologia e linguistica
06/10/2020 (Antonio Filippin)
Nella storia abbiamo avuto svariate lingue internazionali: latino, francese e inglese. Quest’ultima è
molto comoda come lingua franca in quanto molto efficace, poiché caratterizzata da una povertà delle
strutture grammaticali. Questo fattore, unito al fatto che questa sia la lingua commerciale e
informatica, la rende una lingua comoda per popoli alloglotti.
La linguistica generale studia le prerogative del linguaggio umano. Essa ha come
scopo quello di descrivere come funziona una lingua naturale. Per capire ciò è
necessario definire cosa sia una lingua.
Ferdinand de Saussure
Corso di Linguistica generale, 1916
Libro che consiste nella raccolta delle sue lezioni negli anni all’università di Parigi,
pubblicata da alcuni suoi allievi 3 anni dopo la sua morte.
Secondo Saussure la lingua è un sistema di segni “in cui tutto si tiene”. (Il suo
pensiero si è sviluppato all’interno della temperie culturale e filosofica del
positivismo, secondo cui l’ambiente in cui si è collocati ha una forte influenza verso i
nostri comportamenti. In realtà l’ambiente influisce sulla formazione dell’individuo
tanto quanto altre innumerevoli variabili.)
Cos’è un sistema? Noi usiamo questo termine in riferimento ad un complesso di
elementi che funzionano in correlazione fra loro, da cui ogni singolo dipende la resa
degli altri: ovvero, in cui se un elemento smette di funzionare, l’intero sistema
collassa di conseguenza.
Un sistema di segni è un insieme di segni in cui esiste una solidarietà tra i singoli
elementi.
Cos’è un segno linguistico? Corrisponde all’unione inscindibile di significato e
significante.
Significato/significante
Esiste una separazione tra ciò che è linguistico e non linguistico.
Esempio:
REFERENTE, non linguistico(ciò che è reale o concettuale, che viene designato dalle
parole, gatto o libertà). Consiste nel concetto che intendiamo esprimere, che si
sviluppa nella nostra mente sotto forma di un’immagine mentale detta
SIGNIFICATO, linguistico (“gatto” o “libertà”). Ad esso associamo un
SIGNIFICANTE, linguistico (forma scritta: <gatto>, forma orale: [‘gatto]), che ci
permette di veicolare la nostra esperienza(il significato) con un interlocutore. forma
scritta: <gatto>, <libertà>.
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Fondamenti di glottologia e linguistica

06/10/2020 (Antonio Filippin)

Nella storia abbiamo avuto svariate lingue internazionali: latino, francese e inglese. Quest’ultima è

molto comoda come lingua franca in quanto molto efficace, poiché caratterizzata da una povertà delle

strutture grammaticali. Questo fattore, unito al fatto che questa sia la lingua commerciale e

informatica, la rende una lingua comoda per popoli alloglotti.

La linguistica generale studia le prerogative del linguaggio umano. Essa ha come

scopo quello di descrivere come funziona una lingua naturale. Per capire ciò è

necessario definire cosa sia una lingua.

Ferdinand de Saussure

Corso di Linguistica generale , 1916

Libro che consiste nella raccolta delle sue lezioni negli anni all’università di Parigi,

pubblicata da alcuni suoi allievi 3 anni dopo la sua morte.

Secondo Saussure la lingua è un sistema di segni “in cui tutto si tiene”. (Il suo

pensiero si è sviluppato all’interno della temperie culturale e filosofica del

positivismo, secondo cui l’ambiente in cui si è collocati ha una forte influenza verso i

nostri comportamenti. In realtà l’ambiente influisce sulla formazione dell’individuo

tanto quanto altre innumerevoli variabili.)

Cos’è un sistema? Noi usiamo questo termine in riferimento ad un complesso di

elementi che funzionano in correlazione fra loro, da cui ogni singolo dipende la resa

degli altri: ovvero, in cui se un elemento smette di funzionare, l’intero sistema

collassa di conseguenza.

Un sistema di segni è un insieme di segni in cui esiste una solidarietà tra i singoli

elementi.

Cos’è un segno linguistico? Corrisponde all’unione inscindibile di significato e

significante.

Significato/significante

Esiste una separazione tra ciò che è linguistico e non linguistico.

Esempio:

REFERENTE, non linguistico(ciò che è reale o concettuale, che viene designato dalle

parole, gatto o libertà ). Consiste nel concetto che intendiamo esprimere, che si

sviluppa nella nostra mente sotto forma di un’immagine mentale detta

SIGNIFICATO, linguistico ( “gatto” o “libertà” ). Ad esso associamo un

SIGNIFICANTE, linguistico (forma scritta: , forma orale: [‘gatto]), che ci

permette di veicolare la nostra esperienza(il significato) con un interlocutore. forma

scritta: , .

Il segno linguistico possiede tre proprietà universali:

● arbitrarietà ( arbitraire du sign ). Saussure sostiene che non esiste un rapporto

di necessità nel vincolare un significato al suo significante. Non esiste nessuna

ragione necessaria per cui per esprimere il concetto di “gatto” si debba usare il

significante

Parziali eccezioni: (necessarie/motivate)

○ Onomatopee

● distintività. Ogni segno linguistico non deve essere ambiguo, ossia deve

distinguere significati diversi. Il segno linguistico in un sistema ottimale non

dovrebbe trasmetterne. Esistono però casi particolari: , che veicola, se

non inserito in un contesto specifico, tre significati diversi (l’oggetto, la pianta,

il plurale di vita). In questi casi il contesto però disambigua il significante che

perciò recupera la sua distintività.

● linearità. Il segno linguistico deve far corrispondere un significante al

significato, e deve essere lineare nello spazio (scrittura) nel tempo (via orale).

Esempio: [‘ra:mo] diverso da [mɔ:ra]

Saussure procede nei suoi studi per dicotomie , preso probabilmente dal sistema

hegeliano. Significato/significante non è l’unico esempio.

Sincronia/diacronia

Lo studio del linguaggio può essere effettuato in maniera sincronica o diacronica.

Esempio: studio sincronico dell’italiano si focalizza sul funzionamento del sistema;

studio diacronico su come sia cambiata sull’asse del tempo, a partire dagli albori

della sua documentazione.

Per uno studio scientifico del linguaggio perciò, Saussure riteneva che questi due

piani di studio dovessero essere assolutamente autonomi, in quanto non è

pertinente, studiando la lingua un determinato punto della linea del tempo, ad

esempio, sapere come fosse primo o come sarebbe diventata successivamente.

Esempio: il gioco degli scacchi, in cui per muovere importa solo la situazione attuale

e non è pertinente sapere le mosse precedenti.

Lo studio in sincronia (studio in un suo momento) non deve avere commistioni con

quello in diacronia (studio dei suoi cambiamenti).

es: attraverso il processo di topicalizzazione (tramite il quale si enfatizza un

determinato costituente), la frase io ho guardato questo film, può diventare l’ho

guardato IO questo film, che grammaticalmente non segue le regole della lingua, ma

che, se usata da una buona porzione di parlanti, può arrivare a modificare la langue

stessa.

Fonetica

Studia i suoni emessi dai parlanti.

L'apparato fonatorio è ovviamente uguale per tutti gli esseri umani, perciò

indipendentemente dall’etnia tutti hanno pari possibilità di imparare una lingua.

L’alfabeto fonatorio internazionale è un insieme di simboli che rappresentano diversi

suoni.

[ഽ] CONSONANTE FRICATIVA PALATALE SORDA

<> (trascrizione grafematica)

● it. o

vs : [‘ʃar-pa] vs [skar-pa]

: [‘ʃe:mo]

● ingl.

: [‘ʃi:t]

● fr.

“presso,vicino” : [‘ʃe]

● ted.

“scuola” [‘ʃule] ( [‘ʃte:n])

● russo

“pelliccia” [‘ʃuba]

● pol.

“mormorio” [‘ʃmεr]

L’IPA ci permette di rappresentare la pronuncia delle parole senza che possano

risultare ambigue.

[ε] vs [e]

[‘pεska] vs [‘peska]

[‘vεnti] vs [‘venti]

[ɔ] vs [o]

[‘bɔtte] vs [‘botte]

Prima dell’alfabeto IPA si utilizzava l’alfabeto Ascoli-Goidanich.

[ǫ] [ợ] [ę] [ẹ]

In questo alfabeto la differenza tra vocale a aperta o chiusa è data e sottolineata da

segni diacritici (l'uncino per l’aperta e il puntino per la chiusa)

Una lingua nasce sempre in forma orale, e il passaggio alla scrittura non è necessario

e dipende da fattori di carattere non linguistico.

Esistono nella storia dell’umanità lingue che non sono mai state scritte, le quali

provengono principalmente in alcune zone dell’Africa e dell’America settentrionale.

Questi linguaggi sono stati per la prima volta trascritte dagli europei nel tentativo di

studiarli. La nascita di una dimensione scritta è dovuta principalmente a motivi

culturali, religiosi o giuridici, fatto testimoniato dai primi documenti scritti a noi

giunti della maggior parte delle lingue naturali. Ad esempio la documentazione più

antica delle lingue europee (nello specifico del gotico e delle lingue slave) spesso è

stata una traduzione della bibbia. Nella lingua ittita, lingua indoeuropea parlata nella

penisola anatolica, ad esempio, le prime documentazioni sono di carattere giuridico.

Apparato fonatorio

Prima differenza: organi fissi e mobili.

L’aria arriva alla parte superiore dell’apparato fonatorio dai polmoni fino alla laringe,

passando da trachea o esofago, per poi fuoriuscire dalla bocca o dalle cavità nasali.

Quando l’aria attraversa la trachea incontra le pliche vocali (o corde vocali). Esse

sono membrano normalmente posizionate verticalmente, ma quando l’aria passa

possono accadere due cose:

  1. le pliche restano in posizione di riposo ( suoni sordi )
  2. le pliche vengono mosse dall’aria e assumono una posizione arcuata , e in

questo caso si viene a produrre una vibrazione ( suoni sonori )

Una volta raggiunta la faringe l’aria può indirizzarsi verso la cavità orale oppure,

parzialmente o completamente, verso la cavità nasale.

A dividere queste due “strade” c’è l’organo chiamato velo palatino, che termina con

l’ugola.

La sua posizione di riposo è verso il basso e in questo caso l’aria percorre la cavità

nasale ( suoni nasali ). Se il velo non resta inerte e si solleva , allora l’aria percorre la

cavità orale ( suoni orali ).

fr. “buono” [‘bɔ] (con il diacritico “tilde”) vs “buona” [bɔnnə]

Nella cavità orale l’aria può incontrare diversi ostacoli: lingua ( mobile ), palato

duro e denti (fissi).

La lingua può effettuare movimenti di tipo orizzontale o verticale, e a seconda dei

suoi movimenti verso gli altri organi si producono suoni diversi.

velare

[ŋ]

[‘paŋka]

[‘fuŋgo]

● Vibranti : suoni prodotti attraverso la vibrazione di lingua o labbra.

bilabiale

[в] (assente nella lingua italiana, se non nei difetti di pronuncia)

alveolare

[r]

[‘burro]

[‘ra:na]

uvulare

[ʀ] o [ʁ]

fr. [‘mεʀ]

● Monovibranti : una sola vibrazione.

alveolare

[ɾ]

ingl. [‘ɾεɖ]

● Fricative: l’aria incontra un restringimento.

bilabiali

[ɸ] fricativa bilabiale sorda

tosc. (fiorent.) [‘lu:ɸo]

[β,Ѣ] fricativa bilabiale sonora

sp. [sa’βer]

sp. : [b] ( [‘bweno]) [β] (posizione intervocalica)

labiodentali

[f] fricativa labiodentale sorda

[v] fricativa labiodentale sonora

it. [‘ferme], [‘vεrme]

dentali o interdentali

[θ] fricativa dentale sorda

ingl. [‘θɾi:]

sp. [‘θiŋko] (sp. america [‘siŋko]

[ð] fricativa dentale sonora

ingl. [‘ðæt]

sp. [ke’riðo] vs. [do’nar]

alveolari

[s] fricativa alveolare sorda

[z] fricativa alveolare sonora

it. [‘sasso], [zden’ta:to]

(quando in italiano la è seguita da consonante sonora la sua

pronuncia è [z])

it. [‘ka:sa], ma it. sett. [‘ka:za]

postalveolari

[ʃ] fricativa postalveolari sorda

it. [‘ʃarpa], [uʃ-’ʃi:-re]

[ʒ] fricativa postalveolari sonora

fr. [‘ʒu:ʀ]

it. ( “prosciutto” [xa’mon], ted. “libro” [‘bʊ:x]

[ɣ] fricativa velare sonora

sp. “fuoco” [fweɣo]

○ glottidali

[h] fricativa glottidale sorda

ingl. <(to) have> [‘hæv], ted. [‘habən]

● Approssimanti (semivocali/semiconsonanti)

palatale

[j]

it. [‘jε:ri] in sillabe : [jε] DITTONGO cioè sequenza di

APPR+VOC o VOC+APPR

labiovelari

[w]

it. [‘wɔ:mo]

labiopalatale

[ɥ]

fr. [lɥi]

● Laterali

alveolare

[l]

it. [‘libro]

palatale

[ʎ]

it. [‘maʎ-ʎa]

[ʎ(ʎ)], semplice quando a inizio di parola, composta in mezzo.

Invece , , [glo], [glu], [gla]

● anteriori

○ [i] anteriore alta non arrotondata

it. [‘finto], ingl. [‘fi:t], ted. [‘li:t]

○ [y] anteriore alta arrotondata

fr. “luna” [‘lynə], ted. <über> “sopra” [‘ybəʀ]

○ [ɪ] centrale/anteriore alta/medio-alta non arrotondata

ingl. [‘fɪt], ted “io soffrii” [‘lɪt]

○ [e] anteriore medio-alta non arrotondata

it. [‘menta]

○ [ø] anteriore medio-alta arrotondata

fr. “due” [‘dø], “gioco” [‘ʒø], ted. <öl> [‘øl]

○ [ε] anteriore medio-bassa non arrotondata

it. [‘vεrme], ingl. [bed] “letto” [bεɖ]

○ [œ] anteriore medio-bassa arrotondata

fr. “cuore” [‘kœʀ], ted. <öffnen> “aprire” [‘œfnən]

○ [æ] anteriore medio-bassa/bassa non arrotondata

ingl. [‘fæt], [‘mæn]

○ [a] anteriore bassa non arrotondata

it. [‘alto]

● centrali

○ [ɨ] centrale alta non arrotondata

<Мы> “noi” [‘mɨ]

○ [ə] ( schwa ) centrale medio-alta/medio-bassa non arrotondata

ingl. [ə’ɾaɪzə], fr. “io” [‘ʒə], napol. [ɔmmə]

○ [ɐ] centrale medio-bassa/bassa non arrotondata

ingl. [‘sofɐ]

● posteriori

○ [u] posteriore alta arrotondata

it. [‘u:tile]

○ [ʊ] centrale/posteriore alta/medio-alta non arrotondata

ingl. [‘fʊʟ] (vs. [‘fu:ʟ])

ted. [‘ʀʊm] (vs. [‘ʀu:m]

(quindi [ɪ] : [i] = [ʊ] : [u])

○ [o] posteriore medio-alta arrotondata

it. [‘ponte]

○ [ʌ] posteriore medio-bassa non arrotondata

ingl. [‘kʌp], [‘lʌv]

○ [ɔ] posteriore medio-bassa arrotondata

○ it. [‘pɔrta]

○ [ɑ] posteriore bassa non arrotondata

○ ingl. [‘hɑ:t]

○ [ɒ] posteriore bassa arrotondata

ingl. [‘lɒk]

Trascrizione fonetica

[i] è un CLITICO, una parola atona che fa parola fonetica unica

generalmente insieme alla parola che precedono.

: [o], [ɔ] ([ɔ] può esistere solo in sillaba tonica )

: [e], [ε] ([ε] può esistere solo in sillaba tonica )

: [u], [w]

: [ʣ] [ʦ] ([ʦ] sempre doppia dentro parola)

: [k] [ʧ]

: [g] [ʤ]

: [ɲ]

: [n],[m] o [ŋ] (davanti a [k,g]) [ɱ] (davanti a [f,v])

muta cum liquida: se una occlusiva è seguita da [r] non può essere

separata da [r]. (es: Essa si base sul concetto di “ fonema ”, così descritto da Trubeckoj:

unità minima del linguaggio dotata di valore distintivo (il

fonema non può essere ulteriormente scomposto).

COPPIA MINIMA (costituita da due segni linguistici distinti

unicamente dalla opposizione e commutazione di due suoni nella stessa

posizione, la cui sostituzione reciproca da vita a due segni linguistici

diversi)

[‘ka:ne] vs [‘pa:ne] vs [‘ra:ne] vs [‘va:ne] vs [‘ta:ne] vs [‘sa:ne] vs

[‘na:ne] vs [‘la:ne]

in italiano, /k/ /p/ /r/ /v/ /t/ /s/ /n/ /l/ sono fonemi.

I suoni non distintivi di una lingua si chiamano allofoni o varianti :

  1. [‘libro] vs [‘libʀo], [‘ra:na] [‘ʀa:na]

[ʀ] variante libera di /r/, cioè:

/r/ : [r], [ʀ]

2. variante combinatoria

[m] [n] ɲ ɱ [ŋ] : /m/ /n/ /ɲ/

[‘ma:no] : [‘na:no]

[‘senno] : [‘seɲɲo]

in italiano: /m/ /n/ /ɲ/ vs [ɱ] [ŋ]

ma in inglese “peccato” [‘sɪn] vs <(to) sing> “cantare”

[‘sɪŋ]

In italiano la nasale velare [ŋ], fonologicamente, è un allofono ,

mentre in inglese è un fonema , poiché nel caso di cui sopra

abbiamo una coppia minima sostituendo [n] con [ŋ].

● Secondo Trubeckoj, quando due suoni, sostituendosi nella stessa

posizione della parola, provocano una variazione nel significato,

evidenziano la loro natura di fonemi , in quando rispondono

alla definizione di unità minima nel linguaggio.

● Quando due suoni simili dal punto di vista articolatorio si

scambiano tra di loro nella stessa posizione, ma non portano alla

formazione di due segni linguistici con significato diverso, siamo

in presenza di una variante libera.

● Quando due suoni, simili, non possono mai sostituirsi nella

stessa posizione, si tratta di una variante combinatoria.

La fonologia , a differenza della fonetica, non è universale , in quando un

suono in una lingua può essere identificato come fonema in un’altra come

variante.

Opposizioni fonologiche

Una volta identificati i fonemi di una lingua, possiamo studiare i rapporti che

intercorrono tra i singoli fonemi di una lingua (che cosa oppone un fonema

rispetto a un altro).

OPPOSIZIONE PRIVATIVA (/p/ vs /b/)

/p/ consonante occlusiva bilabiale sorda

/b/ consonante occlusiva bilabiale sonora

L’opposizione tra i due fonemi si definisce privativa in quando sono tra loro

uguali tranne che per un tratto articolatorio, la cui presenza in uno oppone lo

stesso all’altro che non lo ha.

Confrontando i due fonemi possiamo definire /b/ +sonoro (o - sordo) e /p/ -

sonoro (o +sordo), in quanto si differenziano solo per la sonorità, avendo tutti

gli altri carattere in comune.

L’elemento dell’opposizione che ha il tratto che manca all’altro si dice

MARCATO (/b/ in questo caso è l' elemento marcato ).

/t/ +consonante +occlusiva +alveolare +sorda(-sonora)

/d/ +consonante +occlusiva +alveolare +sonora

quindi /p/ : /b/ = /t/ : /d/ = /f/ : /v/ = /k/ : /g/ sono in rapporto (nel

sistema) di OPPOSIZIONE PROPORZIONALE

Marcatezza : la presenza in una coppia di un elemento con un carattere in

più.

*Come nello studio del lessico, si osserva riguardo al genere grammaticale.

MASCHILE: - (es. professor-e)

FEMMINILE: + (es. professor-essa)

OPPOSIZIONE BILATERALE

(base articolatoria comune solo a due fonemi)

/p/ +CONSONANTE +OCCLUSIVA +BILABIALE +SORDA

/b/ +CONSONANTE +OCCLUSIVA +BILABIALE +SONORA

/?/ +CONSONANTE +OCCLUSIVA +BILABIALE

Opposizione fonologica che esiste laddove la base articolatoria comune a due

fonemi è propria solo di questi due e non è condivisa da un terzo fonema.

Ovvero, nella lingua italiana, non esiste un altro fonema che sia consonante

occlusiva bilabiale.

Viceversa esistono OPPOSIZIONI MULTILATERALI

(base articolatoria comune a più di due fonemi)

Opposizione fonologica che esiste laddove la base articolatoria comune a due

fonemi è condivisa anche da almeno un terzo fonema.

/p/ +CONSONANTE +OCCLUSIVA +BILABIALE +SORDA

/t/+CONSONANTE +OCCLUSIVA +ALVEOLARE +SORDA

/k/ +CONSONANTE +OCCLUSIVA +VELARE +SORDA

In origine opposizione tra due generi: genere animato e genere

inanimato

Poi g. animato > masch./femm., g. inanimato > g. neutro

3 GENERI, M-F-N: LATINO (es bon-us, bon-a, bon-um “buono”),

TEDESCO (es. art. det. der, die, das )

2 GENERI, M-F: LINGUE ROMANZE

1(0) GENERE, INGLESE

2) numero (GRAMMATICALE)

a) singolare

b) plurale

c) duale : in gr. “lupo”: sg. lúk-os , pl. lúk-oi , du. lúk-ō (in

alcune lingue naturali esiste anche il triale)

  1. caso (grammaticale): rappresenta la funzione logico-

grammaticale di un nome rispetto alle altre paroel dell’enunciato

in cui tale nome è presente ( complementi )

I casi vengono suddivisi (Hjelmslev) in due gruppi: c. dinamici

(caratterizzati da movimento) vs c. statici (caratterizzati da

fissità)

CASI DIRETTI

a) nominativo (statico), corrisponde al soggetto di un verbo

b) accusativo (dinamico) rappresenta la direzione/punto d’arrivo

del verbo: compl. oggetto, compl. di moto a luogo, di fine, moto

per luogo, tempo continuato

Movimento secondo il vettore ➝

c) vocativo (statico) corrisponde al compl. di vocazione : lat.

Marc-us (NOM) vs marc-e (VOC); rom. creştin (NOM) vs

creştin-e. Ma in lat. Ann-a (NOM), e Ann-a (VOC) non c’è

differenza nei nomi femminili; in gr. patèr (NOM) e pàter (VOC)

Inoltre il vocativo ricorre principalmente in frasi col verbo

all’ imperativo

CASI OBLIQUI

d) genitivo (statico) indica l’ appartenenza , quindi c. di

specificazione, partitivo, argomento

e) dativo (statico) indica la presenza al processo verbale : “faccio

lezione (ACC) agli studenti (DAT); c. di termine

f) locativo (statico) che indica un punto nello spazio e nel tempo

(un preciso momento): c. di tempo determinato, c. di stato in

luogo

g) strumentale (statico), indica l’ associaizone, l’unione con

qualcuno/qualcosa: c. di mezzo, c. di compagnia/unione, c. di

modo

h) ablativo (dinamico), l’inverso dell’ accusativo. Rappresenta la

provenienza del processo verbale.

c. di moto da luogo, agente/causa efficiente, materia,

separazione

Movimento secondo il vettore

FLESSIONE SINTETICA vs FLESSIONE ANALITICA

Flessione sintetica: la flessione avviene nella parola : it. can-e (sing),

can-i (plur)

Flessione analitica: tutto o parte della flessione avviene fuori dalla

parola : it. GEN. SING. “cane”: del (GEN) + cane (SING.) (fr. du chien ,

sp. del perro )

mentre in romeno om (NOM.) “uomo”, om-ul (NOM.) “l’uomo”,

vs. lat. GEN. SG. “lupo”: lup-ī (GEN. SING.), lup-ōrum (GEN. PL.)

anche nel verbo : it. parl-o, parl-avo, parl-ai (SINTETICHE), ho

parlato, ebbi parlato (ANALITICHE)

Attivo (SINTETICA), passivo (ANALITICA)

FLESSIONE ESTERNA vs FLESSIONE INTERNA

Flessione esterna: avviene all’esterno della base lessicale/radice, can-

e, can-i

Flessione interna: avviene all’interno della base lessicale/radice: fac-

cio vs fec-i

ingl. (vs [fl. debole] I love vs I love-d, fl. esterna) (I) drink vs drank vs

drunk (fl. interna che si chiama APOFONIA )

diversa dalla

METAFONIA (o METAFONESI)

(CONDIZIONATA)

ingl. foot vs feet (fl. interna )

Anticamente esisteva un modello di flessione esterna:

sing. fōt-ŭ vs plur. fōt-ĭ (fl. esterna )

acausa della rizotonia germanica, le sillabe sosttonniche si

indeboliscono, comportando che le sillabe lunghe post toniche si

abbreviano, le sillabe brevi cadono :

Si passerebbe da sing. fōt-ŭ vs plur. fōt-ĭ a sing. fōt vs. plur. fōt

per evitare omofonia tra singolare e plurale, la - ĭ del plurale, prima di

cadere, assimila* a sé la vocale tonica (cioè la - ō- della radice)

quindi:

1 - fōt-ĭ > (assimilazione di ō a ĭ ) * fēt-ĭ > (caduta di - ĭ ) fēt : = vs.

sing. fōt

Il fenomeno si chiama GRAMMATICALIZZAZIONE ,

cioè il passaggio di un morfema lessicale a morfema

grammaticale

3. MODO

● modi FINITI

INDICATIVO : oggettività

CONGIUNTIVO : eventualità

valutazione del processo verbale come qualcosa che potrà

o non potrà realizzarsi ma senza che ci sia una capacità di

predicibilità

OTTATIVO : possibilità

valutazione del processo verbale che può o non può

realizzarsi in relazione ad una predicibilità

periodo ipotetico :

I [protasi] se… II [apodosi] ( allora )

a: (OGGETTIVITÀ)

“se studiate bene, superate l’esonero”

Usando l’indicativo nella reggente, si da la conseguenza

come un dato di fatto oggettivo

b: (POSSIBILITÀ)

“se studiaste bene, superereste l’esame”

c: (EVENTUALITÀ)

“qualora voi studiate bene, supererete l’esame”

IMPERATIVO : comando

● modi INDEFINITI/INFINITI

INFINITO : nome verbale

es: studiare è importante

PARTICIPIO : aggettivo verbale

(morfologia e accordo come l’aggettivo)

GERUNDIO : nome verbale flesso (flessione dell’infinito)

4. diatesi

Attiva: S ➝ V ➝ O

Passiva S V

Riflessiva S ➝ V ➝ O

S

A. “io mi lavo”

B. falso riflessivo “io mi lavo le mani”

5. aspetto

“fare” |____|

A. ingressivo o incoativo “inizio a fare” |__

B. durativo o imperfettivo ____ “sto facendo”

C. perfettivo __| “finisco di fare”

D. aoristico ・ “faccio”, il verbo in sè per sè

Questi sono esempi di aspetto rappresentato

analiticamente : ma

lat. facio (I sg pres. ind.) AORISTICO/IMPERFETTIVO

lat. con-ficio, per-ficio PERFETTIVO

ted. sterben “morire” AORISTICO/IMPERFETTIVO

ted. aus-sterben “finire di morire” PERFETTIVO

1) LINGUE FLESSIVE

it. lup-o: - o 2 sign. gramm: “masch. sing”

lat. mont-is “del monte”: - is 2 sign. gramm. “gen. [CASO], sing.

[NUM]” vs mont-ium “dei monti” 2 sign. “gen. [CASO], plur. [NUM]

2) LINGUE AGGLUTINANTI

turco, ungherese

tur. ev “casa”, plur. ev-ler “case” (“casa” + “PLUR”)

“nella casa” (LOC. SING.) ev+de ( loc.)

“nelle case” (LOC. PLUR.) ev+ler (plur.)+de (loc.)

3) LINGUE ISOLANTI (lingue prive di morfologia)

pidgin neo-malesiano ( tok pisin , a base inglese)

(le lingue di tipo pidgin o creolo possono nascere grazie all’incontro di

popoli alloglotti, i quali, piuttosto che adattarsi cominciando a parlare

la lingua dell’altro, ne creano una nuova, seppur con caratteristiche

diverse rispetto alle due lingue di partenza, in particolare nelle colonie.

Queste lingue hanno la base delle lingue europee di pertinenza private

dalla grammatica)

[ bɪfor (CLASSIFICATORE TERMPORALE) mi drim mi kil- ɪm

(CLASSIFICATORE DIREZIONALE) wən- fεlə (CLASSIFICATORE

QUANTITATIVO) snek ]