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TRADUZIONI per esame, Esercizi di Lingua Spagnola

traduzioni per esame lezioni 9 - 22 - 33 - 38 - 43 - 48

Tipologia: Esercizi

2021/2022

Caricato il 14/09/2023

cecilia-de-cesaris
cecilia-de-cesaris 🇮🇹

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LEZIONE 9 - IL MUSEO GUGGENHEIM
L’edificio è composto d una serie di volumi interconnessi coperti da una pelle metallica in titanio.
Nel suo insieme, crea una struttura singolare, spettacolare ed enormemente visibile, conseguendo
una presenza scultorea come sfondo al profilo della città. Esiste una stretta armonia tra le forme
architettoniche e i contenuti di ciascuna galleria. Il visitatore scopre che sotto la complessità
esteriore delle forme architettoniche si cela un mondo ordinato e chiaro che non perde il suo
orientamento.!
LEZIONE 22 - PUERTO RICO
Cristoforo Colombo scoprì l’isola di San Juan Bautista nel 1493 (chiamata Puerto Rico a partire
dal 1521), durante il suo secondo viaggio per l’America. Fino a quel momento, i suoi unici abitanti
erano gli indios Taino. Gli spagnoli che arrivarono lì si mescolarono con le indigene per popolare
l’isola, e così iniziò la prima tappa di meticciato nel territorio. Attiverà più tardi una seconda tappa
con gli schiavi neri africani. Nel 1898 l’isola ottenne la sua indipendenza dalla Spagna ma poco
dopo, fu invasa dall’esercito degli USA. Attraverso il trattato di Parigi terminò la guerra ispano-
americana e Puerto Rico fu ceduta agli Stati Uniti. In questo modo, con la cultura statunitense, ci
troviamo di fronte alla terza tappa del meticciato. A tutta questa varietà va aggiunta la presenza
cubana dei rifugiati politici, così come la francese, tedesca, italiana, libanese e cinese dei
lavoratori arrivati sull’isola.!
Le tradizioni sono esempi perfetti di diversità. Dei nordamericani tengono, tra le altre cose, il
dollaro e la celebrazione del Giorno del Ringraziamento, il quarto giovedì di novembre, Si
muovono al ritmo di salsa e bomba, quest’ultima di origine africana.!
Come strumenti musicali usano il guiro, ereditato dai Tainos, e il cuatro, derivato dalla chitarra
classica. Per comunicare, utilizzano lo spagnolo l’inglese e un ibrido di entrambe, chiamato
“spanglish”; tutti impregnati di voci taine.!
Dal 1952, il paese è uno Stato Libero Associato degli USA. Attualmente continua la polemica se
l’isola debba passare a far parte degli Stati Uniti come stato, seguitare con la sua condizione di
associato o essere un paese totalmente indipendente.!
LEZIONE 33 - TRADIZIONI BOLIVIANE
Durante il mese di novembre, il villaggio coloniale di Totora si trasforma in una colorata festa,
dove molte persone compiono la celebrazione delle altalene di Sant’Andrea, forse la tradizione
più originale della Bolivia. Una volta all’anno, gli abitanti del paese si riuniscono per salutare le
anime dei parenti che sono scese dalle montagne e per festeggiare la gioventù delle fanciulle che
cercano marito. Per lui, dispongono gigantesche altalene nelle strade selciate, le adornano e si
lanciano nei festeggiamenti per vari giorni.!
All’interno del bus nel quale viaggio, mi accompagnano numerose contadine dai vestiti sgargianti;
parlano tra loro in quechua. Dopo cinque agitate ore da Cochabamba arriviamo con la luce del
tramonto a Totora, piccolo villaggio conosciuto per la sua architettura coloniale. Appena sceso,
cammino per una tortuosa via doce incontro seduta nel suo piccolo magazzino la signora Olimpia
Alba. Fortunatamente, padroneggia lo spagnolo e mi dice: adesso siamo in festa ed è arrivato
giusto per la celebrazione delle altalene dl nostro Sant’Andrea.!
Narra la tradizione che il giorno 2 novembre scendono le anime dei morti dall’alto della montagna,
o hanacpacha (cielo o mondo di sopra). Successivamente, per tutto il mese, si eettuano i
dondolii sulle altalene per aiutare gli spiriti, stanghi dal vagare nel mundo dei vivi, a ritornare alle
loro dimore celesti. Per questo, le pertiche sono adornate con nastri, bandiere e stelle filanti
grazie alle quali le anime si allontanino allegre e con un buon ricordo del popolo e dei loro
discendenti.!
Dalle montagne, sono arrivate numerose donne portando i propri bambini sulla schiena per
vedere le “donne volanti” “le donne giovani e alcune che non hanno avuto fortuna in amore, si
dondolano con la convinzione, e perché non dirlo, con la certezza che, raggiungendo il cesto con
i piedi, otterranno uno sposo. All’interno (del cesto) i famigliari inseriscono piccoli doni que
simboleggiano l’arrivo delle piogge, buon raccolto e fertilità”.!
Nel frattempo, due robusti “spintori” tirano da due strisce fatte di cuoio, che legate alla seduta
dell’altalena spingono fortemente le ragazze per aria, quasi facendole toccare il firmamento.
“Fiore che ondeggia, fiore che ondeggia!” Gridano mentre volano nel cielo andino.!
LEZIONE 38 - PATAGONIA EXPRESS
La maggio parte dei piccoli porti e villaggi dell’isola di Chiloé furono fondati da corsari, o per
difendersi da essi, durante il secolo XVI e XVII. Corsari o nobili, tutti dovevano attraversare lo
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LEZIONE 9 - IL MUSEO GUGGENHEIM

L’edificio è composto d una serie di volumi interconnessi coperti da una pelle metallica in titanio. Nel suo insieme, crea una struttura singolare, spettacolare ed enormemente visibile, conseguendo una presenza scultorea come sfondo al profilo della città. Esiste una stretta armonia tra le forme architettoniche e i contenuti di ciascuna galleria. Il visitatore scopre che sotto la complessità esteriore delle forme architettoniche si cela un mondo ordinato e chiaro che non perde il suo orientamento. LEZIONE 22 - PUERTO RICO Cristoforo Colombo scoprì l’isola di San Juan Bautista nel 1493 (chiamata Puerto Rico a partire dal 1521), durante il suo secondo viaggio per l’America. Fino a quel momento, i suoi unici abitanti erano gli indios Taino. Gli spagnoli che arrivarono lì si mescolarono con le indigene per popolare l’isola, e così iniziò la prima tappa di meticciato nel territorio. Attiverà più tardi una seconda tappa con gli schiavi neri africani. Nel 1898 l’isola ottenne la sua indipendenza dalla Spagna ma poco dopo, fu invasa dall’esercito degli USA. Attraverso il trattato di Parigi terminò la guerra ispano- americana e Puerto Rico fu ceduta agli Stati Uniti. In questo modo, con la cultura statunitense, ci troviamo di fronte alla terza tappa del meticciato. A tutta questa varietà va aggiunta la presenza cubana dei rifugiati politici, così come la francese, tedesca, italiana, libanese e cinese dei lavoratori arrivati sull’isola. Le tradizioni sono esempi perfetti di diversità. Dei nordamericani tengono, tra le altre cose, il dollaro e la celebrazione del Giorno del Ringraziamento, il quarto giovedì di novembre, Si muovono al ritmo di salsa e bomba, quest’ultima di origine africana. Come strumenti musicali usano il guiro, ereditato dai Tainos, e il cuatro, derivato dalla chitarra classica. Per comunicare, utilizzano lo spagnolo l’inglese e un ibrido di entrambe, chiamato “spanglish”; tutti impregnati di voci taine. Dal 1952, il paese è uno Stato Libero Associato degli USA. Attualmente continua la polemica se l’isola debba passare a far parte degli Stati Uniti come stato, seguitare con la sua condizione di associato o essere un paese totalmente indipendente. LEZIONE 33 - TRADIZIONI BOLIVIANE Durante il mese di novembre, il villaggio coloniale di Totora si trasforma in una colorata festa, dove molte persone compiono la celebrazione delle altalene di Sant’Andrea, forse la tradizione più originale della Bolivia. Una volta all’anno, gli abitanti del paese si riuniscono per salutare le anime dei parenti che sono scese dalle montagne e per festeggiare la gioventù delle fanciulle che cercano marito. Per lui, dispongono gigantesche altalene nelle strade selciate, le adornano e si lanciano nei festeggiamenti per vari giorni. All’interno del bus nel quale viaggio, mi accompagnano numerose contadine dai vestiti sgargianti; parlano tra loro in quechua. Dopo cinque agitate ore da Cochabamba arriviamo con la luce del tramonto a Totora, piccolo villaggio conosciuto per la sua architettura coloniale. Appena sceso, cammino per una tortuosa via doce incontro seduta nel suo piccolo magazzino la signora Olimpia Alba. Fortunatamente, padroneggia lo spagnolo e mi dice: adesso siamo in festa ed è arrivato giusto per la celebrazione delle altalene dl nostro Sant’Andrea. Narra la tradizione che il giorno 2 novembre scendono le anime dei morti dall’alto della montagna, o hanacpacha (cielo o mondo di sopra). Successivamente, per tutto il mese, si effettuano i dondolii sulle altalene per aiutare gli spiriti, stanghi dal vagare nel mundo dei vivi, a ritornare alle loro dimore celesti. Per questo, le pertiche sono adornate con nastri, bandiere e stelle filanti grazie alle quali le anime si allontanino allegre e con un buon ricordo del popolo e dei loro discendenti. Dalle montagne, sono arrivate numerose donne portando i propri bambini sulla schiena per vedere le “donne volanti” “le donne giovani e alcune che non hanno avuto fortuna in amore, si dondolano con la convinzione, e perché non dirlo, con la certezza che, raggiungendo il cesto con i piedi, otterranno uno sposo. All’interno (del cesto) i famigliari inseriscono piccoli doni que simboleggiano l’arrivo delle piogge, buon raccolto e fertilità”. Nel frattempo, due robusti “spintori” tirano da due strisce fatte di cuoio, che legate alla seduta dell’altalena spingono fortemente le ragazze per aria, quasi facendole toccare il firmamento. “Fiore che ondeggia, fiore che ondeggia!” Gridano mentre volano nel cielo andino. LEZIONE 38 - PATAGONIA EXPRESS La maggio parte dei piccoli porti e villaggi dell’isola di Chiloé furono fondati da corsari, o per difendersi da essi, durante il secolo XVI e XVII. Corsari o nobili, tutti dovevano attraversare lo

stretto di Magellano e pertanto fermarsi il luoghi come Chonchi per approvvigionarsi. Di quei tempi sono rimasti il carattere funzionale degli edifici: tutti hanno una doppia funzione, nonostante una sia quella principale. I locali fungono da bar e ferramenta, bar e poste, bar e agenzia di cabotaggio, bar e farmacia, bar e pompe funebri. Entro in uno di quelli che è bar e farmacia veterinaria, però un’insegna appesa all’entrata assicura che espleti un’altra funzione: cura delle scabbie e dissenterie animali e umane. Mi accomodo ad una tavolo vicino alla finestra. Nei tavoli vicini giocano al “truco”, un gioco di carte che permette ogni sorta di segnali al compagno e che esige che le carte giocate vadano accompagnate da versi in rigorosa rima. Chiedo del vino. Vino o vinello? Chiede il cameriere. Nacqui in questo paese, solo un po’ più a nord. Appena due chilometri separano Chonchi dalla mia città natale, e qualche volta in seguito alla mia lunga assenza da questi luoghi, mi dimentico certe importanti precisioni. Senza penarci insisto che voglio bere del vino. Dopo poco tempo il cameriere ritorna con un enorme bicchiere che contiene quasi un litro. Non conviene dimenticare i diminutivi nel sud del mondo. Buon vino. Un novello, un vino giovane, acido, spero, agreste come la stessa natura che mi aspetta al di là della porta. Si lascia bere con gusto e, mentre lo faccio, mi torna alla memoria una certa storia che Bruce ricordava con speciale piacere. In un viaggio di ritorno dalla Patagonia, e con lo zaino strapieno di Moleskine con le quali fissò la materia prima di quello che più tardi si sarebbe intitolato In Patagonia , uno dei migliori libri di viaggi di tutti i tempi, Bruce passo un giorno per Cucao, nella parte orientale dell’isola. LEZIONE 43 - IL CASO AVELLANEDA Pochi enigmi sono più sciocchi, più vani della identità del finto “Alonso Fernandez di Avellaneda” a cui nome apparve, nel 1614, 400 anni fa, una continuazione del primo Chisciotte (1605) di Cervantes. Il libro cadde subito nel disdegnoso oblio che si meritava e non torno a stamparsi fino al 1732, poi fino al 1805 e in rare occasioni postume. L’onesto lettore che si è commosso e sbellicato con le peripezie dell’immortale Quijano e del suo scudiero puo intrattenersi un po’ con l’apocrifo, in particolare quando vi scopre qualche eco azzeccato dell’originale, ma con più frequenza si sentirà irritato dalla grossolanità ed insulsaggine della imitazione. Il fatto è che con Avellaneda si ha sprecato più carta in gli studi che in edizioni e che di fronte al numero esiguo di queste la bibliografica registra una moltitudine di quelle. Per contro, abbondanti particolari del libro ci ritraggono il personaggio o la personalità dell’autore. Era, a grandi linee, un tipico romanziere (così li si chiamava), buon conoscitore della letteratura spagnola e non male dell’italiana, e gli piaceva darsi arie con latinismi sacri e profani spigolati in raccolte di luoghi comuni. Idolatrava Lope de Vega e spartiva con lui non tanto la diffidenza quanto la ostilità verso Cervantes dalla cui disabilità si burlava assicurando che aveva “più lingua che mani” oltre che essere “senza amici”, ripugnare i grandi signori e (non senza barlumi di verità) portare corna evidenti”. Senza dubbio, aveva letto il Chisciotte con più attenzione del suo stesso creatore. Alla visione critica di Cervates oppone una piatta adesione all’ordine sociale e politico della monarchia spagnola. Da tutte le parti, trasuda meschinità intellettuale, riottosità equivoca e malumore. Avellaneda, in sintesi, era uno dei tanti, un rappresentante volgare della letteratura e del pensiero volgare dell’epoca. Alla ripetuta domanda sulla sua identità effettiva si hanno dato dozzine di risposte. Nemmeno le meglio argomentate, come quelle che attribuiscono l’opera al soldato Jeronimo de Pasamonte o al poligrafo Cristobal Suarez de Figueroa, risultano convincenti né ci inducono ad una lettura che richieda di stabilire vincoli significativi con un ritratto d’autore che non sia quello elementare ed ovvio. LEZIONE 48 - IL BOSCO DI AGRIFOGLI DI PRADENA La rugiada congelata della notte ha lasciato un manto bianco sul bosco, una vernice che avvolge, come fosse carta da regalo, la cara vista degli abitanti di queste terre. Sui monti di Pradena (Segovia) si assapora l’inverno non appena scesi dalla macchina. Nel villaggio fumano i camini, e sulla montagna, la brina e la foschia si attaccano alla pelle, si convertono in vapore al respirare. Il cammino in cerca degli agrifogli - di questi frutti rossi che, in un’epoca meno conservazionista, adornavano le porte delle case in questi giorni- è in realtà un tuffo nel Natale. I primi agrifogli aspettano a mezz’ora di camminata leggera senza allontanarsi dal sentiero. I loro frutti di un rosso vivissimo, le loro foglie, verde scuro, crespe e con spine ai lati sono una vampata impossibile da ignorare, soprattutto un un giorno come questo, quando il paesaggio riluce colorato di bianco.