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Tragedia greca: Euripide, Appunti di Greco

Il documento parla di Euripide, autore greco contemporaneo, e del suo teatro rivoluzionario. Euripide si concentra sull'interiorità dei personaggi, portando in scena spesso uomini deboli e figure femminili forti. Il suo atteggiamento critico nei confronti della religione ha fatto sì che per molto tempo fosse considerato ateo. Il suo teatro scomodo e provocatorio ha spesso messo in luce aspetti problematici e razionalizzato aspetti religiosi. il rapporto di Euripide con la religione e la difficoltà del pubblico ateniese di accettare certe figure portate sulla scena.

Tipologia: Appunti

2020/2021

In vendita dal 11/03/2022

Sidonem
Sidonem 🇮🇹

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EURIPIDE !
GEORGOS SEFEIS, un autore greco contemporaneo, dice una frase a proposito di Euripide
“Euripide vede le vene degli uomini come una rete ove gli dei ci prendono come belve e cercò di
forarla”, cioè egli non si limitò soltanto ad osservare dall’esterno l’uomo ma anche di osservarlo
nell’interno, nelle vene, cioè a scavare nel suo profondo e cerco di entrarci dentro. Vive tra il
480/406 aC. Euripide porta per la prima volta in scena l’anim, fu un teatro molto rivoluzionario.
All’inizio non ebbe la stessa fama del teatro di Eschilo, che proponeva grandi riflessioni, o di
quello sofocleo che comunque trasportava emotivamente gli spettatoti. Il suo fu un teatro
scomodo, il pubblico spesso trovava dicoltà ad accettare il suo teatro, spesso imbarazzate che
metteva in luce aspetti problematici, razionalizzava anche aspetti religiosi. Il 480 è una data
importante perché è la data della battaglia di salamina e morì poco prima della fine della guerra
del Peloponneso, la sua ultima opera non fu messa in scena da lui bensì venne rappresentata
postuma, cioè le baccanti, in un momento in cui la storia di Atene stava conoscendo il suo
declino. Euripide si concentra di più sull’uomo, lui cerca di capire l’interiorità dei suoi personaggi e
porta in scena spesso anche uomini deboli, figure che sottovalutiamo ma che sono però capaci
da grandi emozioni, i personaggi di Euripide sono proprio sopra determinati da grandi emozioni.
Se Eschilo si era concentrato sui grandi temi, grandi riflessioni, l’azione dell’uomo e della sua
responsabilità, sulla colpa e la punizione, Sofocle si era concentrato di più sulla reazione
dell’uomo sul dolore, la sua capacità di reagire ma anche di sopportarlo; Euripide si concentra
sugli errori dell’uomo, suoi suoi dolori come i precedessori ma soprattutto sui disagi dell’uomo,
sui suoi problemi esistenziali, sulle sue dicoltà. Anche quando porta in scena una figura mitica,
ad esempio Eracle, questi viene deeroizzato, cioè abbassato di livello perché anche l’eroe subisce
le stesse dicoltà che subisce l’uomo, deve arontare le stesse dicoltà. In quegli eroi alla fine
noi possiamo riconoscere noi stessi, un eroe diventa tanti uomini, lui ha un approccio critico. Il
teatro di Euripide è stato connotato come dramma borghese, proprio perché la sua attenzione si
sposta sulla famiglia, sulle donne, tant’è che si è parlato di Euripide come poeta delle donna,
perché cerca di recuperare quella dignità della figura femminile che in eetti aveva avuto nel
passato (cfr odissea, Penelope o moglie di alcinoo),le donne in Euripide sono capaci di sentimenti
forti, di passioni travolgenti, di una grande forza d’animo uguale se non superiore a quella degli
uomini, pensiamo alla figura di Alcesti o Medea. In relazione a questi cambia anche il rapporto
con gli dei, qui le divinità diventano una proiezione del mondo umano, non c’è un grande
intervento nelle opere, si trovano spesso nel prologo per narrare gli antefatti perché le divinità
sanno più degli uomini, oppure spesso a conclusione come deus ex machina che risolvono
spesso delle situazioni. Ciò che stupisce è che queste divinità non intervengono nel corso degli
eventi, non rientrano le azioni degli uomini in un disegno provvidenzialistico. Il problema del
rapporto di Euripide con la religione è stato un problema tanto che per tanto tempo si è
considerato ateo. In realtà non è ateo ma il suo è un atteggiamento critico, cioè lui razionalizza la
religione, lui critica la concezione tradizionale delle divinità ma non le divinità, lui sa che esistono
ma non come si rapportano con gli uomini. In omero gli dei servivano a spiegare il
comportamento degli eroi, Euripide non ci da una spiegazione, lui ci pone davanti agli occhi il
problema, il rapporto tormentato che l’uomo vive con la divinità, ma è incomprensibile, nessuno ci
da ancora di più la dimensione della nullità dell’uomo ecco perché per il popolo ateniese era
dicile sopportare Euripide perché lui scarnifica i valori ateniesi tradizionali, cioè li svuota
attraverso la ragione. Quelli che erano i valori importanti come la fedeltà, l’onore, il valore vengono
corrosi nelle sue opere, vengono denigrati. Di fronte ad europipode che rovescia tutte le certezze
con la ragione, che demistifica gli eroi ed il mito è comprensibile la dicoltà del pubblico di
accettare certe figure portate sulla scena. Euripide non ha quella fede ragionata di Eschilo, per lui
era quasi un meccanismo, chi agisce subisce e poi imparo, neanche quella fede rassegnata di
Sofocle in cui l’eroe vive in maniera passiva, accetta rassegnato il proprio destino anche con la
morte. Euripide resta un grande provocatore, riesce ad esprime con i suoi personaggi la
grandezza dell’uomo ma anche le sue debolezze. La storia di Atene in quegli anni influenza il
teatro di Euripide, Atene che era stata la guida della Grecia, che aveva portato il logos ai massimi
livelli, verso la fine della vita di Euripide perde quasi tutto. Euripide non si può definire un filosofo
anche se lui ci porta a riflettere tramite i suoi personaggi anche se non ci da mai delle risposte. Di
fronte allo sperimentalismo proposto cerca anche delle nuove soluzioni teatrali. Se lui deve
scegliere un mito sceglie sempre versioni meno conosciute e spesso ne collega diverse tradizioni,
gli spettatori non riconoscevano ciò che era noto. Anche a livello strutturale le sue opere erano
diverse da quelle dei suoi predecessori. Ad esempio nel prologo, che spesso diventa la chiave di
lettura dei suoi drammi, assume carattere dimostrativo, il cosiddetto hoc eram demostrandum,
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EURIPIDE

GEORGOS SEFEIS, un autore greco contemporaneo, dice una frase a proposito di Euripide “Euripide vede le vene degli uomini come una rete ove gli dei ci prendono come belve e cercò di forarla”, cioè egli non si limitò soltanto ad osservare dall’esterno l’uomo ma anche di osservarlo nell’interno, nelle vene, cioè a scavare nel suo profondo e cerco di entrarci dentro. Vive tra il 480/406 aC. Euripide porta per la prima volta in scena l’anim, fu un teatro molto rivoluzionario. All’inizio non ebbe la stessa fama del teatro di Eschilo, che proponeva grandi riflessioni, o di quello sofocleo che comunque trasportava emotivamente gli spettatoti. Il suo fu un teatro scomodo, il pubblico spesso trovava difficoltà ad accettare il suo teatro, spesso imbarazzate che metteva in luce aspetti problematici, razionalizzava anche aspetti religiosi. Il 480 è una data importante perché è la data della battaglia di salamina e morì poco prima della fine della guerra del Peloponneso, la sua ultima opera non fu messa in scena da lui bensì venne rappresentata postuma, cioè le baccanti, in un momento in cui la storia di Atene stava conoscendo il suo declino. Euripide si concentra di più sull’uomo, lui cerca di capire l’interiorità dei suoi personaggi e porta in scena spesso anche uomini deboli, figure che sottovalutiamo ma che sono però capaci da grandi emozioni, i personaggi di Euripide sono proprio sopra determinati da grandi emozioni. Se Eschilo si era concentrato sui grandi temi, grandi riflessioni, l’azione dell’uomo e della sua responsabilità, sulla colpa e la punizione, Sofocle si era concentrato di più sulla reazione dell’uomo sul dolore, la sua capacità di reagire ma anche di sopportarlo; Euripide si concentra sugli errori dell’uomo, suoi suoi dolori come i precedessori ma soprattutto sui disagi dell’uomo, sui suoi problemi esistenziali, sulle sue difficoltà. Anche quando porta in scena una figura mitica, ad esempio Eracle, questi viene deeroizzato, cioè abbassato di livello perché anche l’eroe subisce le stesse difficoltà che subisce l’uomo, deve affrontare le stesse difficoltà. In quegli eroi alla fine noi possiamo riconoscere noi stessi, un eroe diventa tanti uomini, lui ha un approccio critico. Il teatro di Euripide è stato connotato come dramma borghese, proprio perché la sua attenzione si sposta sulla famiglia, sulle donne, tant’è che si è parlato di Euripide come poeta delle donna, perché cerca di recuperare quella dignità della figura femminile che in effetti aveva avuto nel passato (cfr odissea, Penelope o moglie di alcinoo),le donne in Euripide sono capaci di sentimenti forti, di passioni travolgenti, di una grande forza d’animo uguale se non superiore a quella degli uomini, pensiamo alla figura di Alcesti o Medea. In relazione a questi cambia anche il rapporto con gli dei, qui le divinità diventano una proiezione del mondo umano, non c’è un grande intervento nelle opere, si trovano spesso nel prologo per narrare gli antefatti perché le divinità sanno più degli uomini, oppure spesso a conclusione come deus ex machina che risolvono spesso delle situazioni. Ciò che stupisce è che queste divinità non intervengono nel corso degli eventi, non rientrano le azioni degli uomini in un disegno provvidenzialistico. Il problema del rapporto di Euripide con la religione è stato un problema tanto che per tanto tempo si è considerato ateo. In realtà non è ateo ma il suo è un atteggiamento critico, cioè lui razionalizza la religione, lui critica la concezione tradizionale delle divinità ma non le divinità, lui sa che esistono ma non come si rapportano con gli uomini. In omero gli dei servivano a spiegare il comportamento degli eroi, Euripide non ci da una spiegazione, lui ci pone davanti agli occhi il problema, il rapporto tormentato che l’uomo vive con la divinità, ma è incomprensibile, nessuno ci da ancora di più la dimensione della nullità dell’uomo ecco perché per il popolo ateniese era difficile sopportare Euripide perché lui scarnifica i valori ateniesi tradizionali, cioè li svuota attraverso la ragione. Quelli che erano i valori importanti come la fedeltà, l’onore, il valore vengono corrosi nelle sue opere, vengono denigrati. Di fronte ad europipode che rovescia tutte le certezze con la ragione, che demistifica gli eroi ed il mito è comprensibile la difficoltà del pubblico di accettare certe figure portate sulla scena. Euripide non ha quella fede ragionata di Eschilo, per lui era quasi un meccanismo, chi agisce subisce e poi imparo, neanche quella fede rassegnata di Sofocle in cui l’eroe vive in maniera passiva, accetta rassegnato il proprio destino anche con la morte. Euripide resta un grande provocatore, riesce ad esprime con i suoi personaggi la grandezza dell’uomo ma anche le sue debolezze. La storia di Atene in quegli anni influenza il teatro di Euripide, Atene che era stata la guida della Grecia, che aveva portato il logos ai massimi livelli, verso la fine della vita di Euripide perde quasi tutto. Euripide non si può definire un filosofo anche se lui ci porta a riflettere tramite i suoi personaggi anche se non ci da mai delle risposte. Di fronte allo sperimentalismo proposto cerca anche delle nuove soluzioni teatrali. Se lui deve scegliere un mito sceglie sempre versioni meno conosciute e spesso ne collega diverse tradizioni, gli spettatori non riconoscevano ciò che era noto. Anche a livello strutturale le sue opere erano diverse da quelle dei suoi predecessori. Ad esempio nel prologo, che spesso diventa la chiave di lettura dei suoi drammi, assume carattere dimostrativo, il cosiddetto hoc eram demostrandum,

però alla sorpresa sostituisce l’attesa, lo spettatore sa ciò che deve succedere e questo aumenta l’effetto di suspense. Poi cambia anche il coro, le parti corali saranno meno legate all’azione drammatica, il coro non interagisce più con la scena come in Eschilo, in Sofocle un po’ meno ma comunque commenta ciò che accade sulla scena. Il coro diventa solo un intermezzo lirico, un accompagnamento musicale, un intermezzo che separa gli episodi. Anche Aristotele aveva notato questo aspetto. Questo implica che se il coro viene ridotto vengono aumentate le parti degli attori, che non recitano soltanto ma sono capaci anche di grandi monodie, cioè di parti liriche cantate, che segnano proprio il punto di massima emozione cioè il momento della spannung. Sezioni significative in Euripide diventano anche le RESEIS, cioè i racconti di ciò che accade extra scenam, e poi un altro elemento di cui si serve Euripide sono gli agoni, cioè scontri dialettici tra i personaggi che contribuiscono a creare due effetti, da una parte a parificare i personaggi, cioè a metterli sullo stesso piano, dall’altra parte però serve a farci capire i punti di vista. Rispetto a Sofocle c’è stata di mezzo la sofista, quindi il loro DISSOI LOGOI, i discorsi doppi, c’è stata l’evoluzione dei processi giudiziari, del dibattito filosofico. Di Euripide possediamo 17 opere ma ne scrisse molte di più. Euripide si pone lo scopo delle sue opere di educare lo spettatore, Euripide ha sempre questo scopo didascalico, di convivere ed educare gli spettatori quindi la sua lingua si avvicina molto al parlato, lo stile è semplice e molto lontano dallo stile di Eschilo. Il teatro di Euripide sembra più alla portata ma in realtà i concetti e le riflessioni sono molto approfondite. Gli stessi contemporanei criticarono le opere di Euripide, ad esempio Aristofane che nelle rane immagina la gara tra Euripide ed Eschilo che si contendono il trono di poeta tragico e si misura con dei versi ma alla fine Dioniso decide di premiare chi darà il consiglio più utile alla città, per lui sarà appunto Eschilo che arriva a dare la parola a chi è nell’ombra, egli rappresenta in maniera negativa Euripide, lo ritiene i, responsabile della crisi dei valori e del declino della tragedia. Criticava la presenza di aspetti troppo quotidiani sulla scena, la deeroizzazione dei personaggi del mito, parlava di questi personaggi vestiti di stracci portati sulla scena, Euripide spesso porta sulla scena anche i bambini , sempre muti però, anche la trattazione di alcuni temi giudicati immorali, scandalosi come il tema della follia o dell’amore inteso come passione violenta. Tuttavia Aristotele nella poetica loda il poeta vedendolo come il più tragico dei poeti, soprattutto perché lui riesce a mettere davanti agli occhi la parabola che subiscono i suoi protagonisti dalla felici all’infelicita. Aristotele dice “Sofocle rappresentò gli uomini per come dovrebbero essere, Euripide li mise in scena per come sono” questi ci fa capire la misura della differenza del teatro dei due autori. Anche Aristotele gli rivolge delle critiche in particolare sull’uso marginale del coro e sull’uso spesso troppo artificioso del deus ex machina. Il teatro di Euripide è un teatro antropocentrico, però lui si fa davvero interprete della decadenza di Atene, il fatto che lui nacque nel 480 cioè l’anno della battaglia di salamina e che morì nel 406 in Macedonia, dove si era trasferito, ci fa capire che lui assistette proprio al collasso di Atene e che in qualche modo lo previde, proprio perché si trasferì in Macedonia poco prima della sconfitta. Qui possiamo capire anche perché lui era diverso dai suoi predecessori e perché non rimase legato a quei valori che erano la cassa sonora della città, Euripide vive un un momento di profonda crisi, e mette in scena la trasformazione concentrandosi sull’uomo. Un autore dice che la tragedia di Eschilo tratta il rapporto tra Dio e uomo, quella di Sofocle tratta il rapporto tra uomo e Dio, quella di Euripide tratta il rapporto tra uomo e uomo. Euripide si concentra sull’uomo che viene scandagliato nel suo intento, analizza la dimensione conflittuale della psiche d’uomo e qui si avverte l’influenza della filosofa sofistica, che parlava dell’uomo come misura di tutte le cose e del relativismo conoscitivo. Con Euripide non si ha più un eroe forte, la statua parlante di Eschilo, l’eroe di Sofocle che pure nella sua solitudine riesce ad opporsi a tutto ciò che lo circonda, ma abbiamo l’uomo, con mille dubbi, sofferente, in conflitto con se stesso, è come l’uomo di Pirandello , uno nessuno e centomila. È un personaggio insicuro, fragile, anche il coro non può fare niente e spesso lo abbandona. Le analisi che lui porta in scena attraverso i monologhi sono degne di Freud, spesso deduce le motivazioni di certe azioni degli uomini. Euripide anticipa per venti aspetti la letteratura successiva, rivede la tragedia e antica anche se vogliamo il teatro del novecento. Euripide riesce a farci rivivere all’interno dei personaggi del mito, non innalza l’uomo al livello del mito, ma abbassa il mito al livello dell’uomo. I contrasti che trovavamo nelle tragedie di Sofocle tra due personaggi spesso qui li troviamo all’interno di uno stesso personaggio. È impossibile fare un discorso unitario per le sue opere perché ebbe una carriera lunga con moltissime opere, che subirono trasformazioni nel tempo. Possiamo dire che nelle prime opere Euripide si concentra soprattutto su un solo personaggio, sono opere che presentano un’azione unica, man mano si passa ad azioni più articolate fino ad arrivare ad opere sempre più complesse piene di colpi di scena che enfatizzano la spettacolarità del dramma e stupire lo spettatore.