Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


TRILOGIA ESCHILO COMPLETA, Appunti di Letteratura Greca

RIASSUNTO TRILOGIA ESCHILO COMPLETA

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 29/04/2021

Filoooooo
Filoooooo 🇮🇹

4

(1)

25 documenti

1 / 5

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Peccato che non ci siano pervenute queste tragedie Mirmidoni, Nereidi, Riscatto di
Ettore (Frigi) di Eschilo, si trovano tra le opere perdute e poste in questo ordine perché
ipoteticamente questo era l’ordine nella trilogia di cui facevano parte. L’unico caso di
trilogia superstite è l’Orestea di Eschilo proprio (Agamennone, Coefore ed Eumenidi,
queste tre tragedie ci sono pervenute interamente grazie ai codici di età
bizantino/medievale. Né per Sofocle e né per Euripide abbiamo la fortuna di avere 3
drammi che costruivano una trilogia). Abbiamo altre 4 opere superstiti di Eschilo=
Abbiamo “I 7 contro Tebe che erano incentrati sul mito della famiglia di Edipo, è uno
dei momenti salienti tragici che segnano i figli Eteocle e Polinice, (figli di Edipo che si
uccidono), la discendenza di Edipo, un dramma “I 7 contro Tebeche si chiude con la
morte reciproca che i due fratelli, figli di Edipo si danno sotto le mura di Tebe (abbiamo
solo un dramma che faceva parte di una trilogia. Caratteristica di Eschilo era quella di
comporre tetralogie e trilogie unitarie, ovvero facevano riferimento ad un unico mito,
stessa vicenda mitica trattata nel complesso della sequenza trilogica o tetralogica, unità
tematica). L’unitarietà è quasi esclusivo di Eschilo, per Sofocle e per Euripide abbiamo
attestazioni di sequenze che presentavano nella maggior parte dei casi staccati tra loro,
afferivano a miti differenti (pare che l’unitarietà fosse una caratteristica desueta). I
7 contro Tebe era il terzo dramma di una trilogia che faceva riferimento alla famiglia
di Edipo, incentrata sul mito di Edipo, il quale è personaggio centrale e la vicenda è
incentrata su due motivi forti ovvero l’atto del patricidio (emancipazione dal padre,
Edipo che inconsapevolmente ha ucciso il padre) e dopo di esso ha compiuto incesto
ancora una volta non sapendolo con la propria madre generando figli da lei che nel
contempo gli sono figli e fratelli. La maledizione scagliata da Edipo sui propri figli trova
la concretizzazione nella follia, nella sete di potere di Eteocle e Polinice che combattono
tra loro fino alla morte reciproca, fino al fratricidio conclusivo. E i drammi che
precedevano “I 7 contro Tebe erano “Laio” la tragedia di apertura (padre di Edipo che
viene ucciso dallo stesso Edipo), il secondo dramma era “Edipo”, il terzo “I 7 contro
Tebe”. Questa trilogia di Eschilo possiamo datarla con certezza, venne rappresentata
nel 467 a.C. alle Grandi Dionisie, fu un trionfo per Eschilo. Il dramma satiresco di
chiusura era un dramma satiresco intimamente connesso col mito di Edipo ed era
intitolato “Sfinge” faceva riferimento al confronto di Edipo successivo al patricidio,
l’arrivo a Tebe e il confronto con il mostro Sfinge, Edipo riesce a risolvere l’enigma della
Sfinge, questo episodio veniva drammatizzato nel dramma satiresco, quindi ancora una
volta l’unitarietà con le tragedie. La data è importante perché questa rappresentazione
del mito edipico rappresentava un modello letterario con cui inevitabilmente
confrontarsi quando Sofocle alcuni decenni dopo porterà in scena “L’Edipo Re”, possiamo
leggerla oggi come anche “L’Edipo a Colono”, che è la continuazione dal punto di vista
sofoclea della vicenda dell’ “L’Edipo Re”, la propria visione sul mito di Edipo e sono 2
delle 7 tragedie sopravvissute di Sofocle. Per noi oggi l’Edipo tragico è L’Edipo Re di
pf3
pf4
pf5

Anteprima parziale del testo

Scarica TRILOGIA ESCHILO COMPLETA e più Appunti in PDF di Letteratura Greca solo su Docsity!

Peccato che non ci siano pervenute queste tragedie Mirmidoni, Nereidi, Riscatto di Ettore (Frigi) di Eschilo, si trovano tra le opere perdute e poste in questo ordine perché ipoteticamente questo era l’ordine nella trilogia di cui facevano parte. L’unico caso di trilogia superstite è l’Orestea di Eschilo proprio (Agamennone, Coefore ed Eumenidi, queste tre tragedie ci sono pervenute interamente grazie ai codici di età bizantino/medievale. Né per Sofocle e né per Euripide abbiamo la fortuna di avere 3 drammi che costruivano una trilogia). Abbiamo altre 4 opere superstiti di Eschilo= Abbiamo “I 7 contro Tebe” che erano incentrati sul mito della famiglia di Edipo, è uno dei momenti salienti tragici che segnano i figli Eteocle e Polinice, (figli di Edipo che si uccidono), la discendenza di Edipo, un dramma “I 7 contro Tebe” che si chiude con la morte reciproca che i due fratelli, figli di Edipo si danno sotto le mura di Tebe (abbiamo solo un dramma che faceva parte di una trilogia. Caratteristica di Eschilo era quella di comporre tetralogie e trilogie unitarie, ovvero facevano riferimento ad un unico mito, stessa vicenda mitica trattata nel complesso della sequenza trilogica o tetralogica, unità tematica). L’unitarietà è quasi esclusivo di Eschilo, per Sofocle e per Euripide abbiamo attestazioni di sequenze che presentavano nella maggior parte dei casi staccati tra loro, afferivano a miti differenti (pare che l’unitarietà fosse una caratteristica desueta). I 7 contro Tebe era il terzo dramma di una trilogia che faceva riferimento alla famiglia di Edipo, incentrata sul mito di Edipo, il quale è personaggio centrale e la vicenda è incentrata su due motivi forti ovvero l’atto del patricidio (emancipazione dal padre, Edipo che inconsapevolmente ha ucciso il padre) e dopo di esso ha compiuto incesto ancora una volta non sapendolo con la propria madre generando figli da lei che nel contempo gli sono figli e fratelli. La maledizione scagliata da Edipo sui propri figli trova la concretizzazione nella follia, nella sete di potere di Eteocle e Polinice che combattono tra loro fino alla morte reciproca, fino al fratricidio conclusivo. E i drammi che precedevano “I 7 contro Tebe” erano “Laio” la tragedia di apertura (padre di Edipo che viene ucciso dallo stesso Edipo), il secondo dramma era “Edipo”, il terzo “I 7 contro Tebe”. Questa trilogia di Eschilo possiamo datarla con certezza, venne rappresentata nel 467 a.C. alle Grandi Dionisie, fu un trionfo per Eschilo. Il dramma satiresco di chiusura era un dramma satiresco intimamente connesso col mito di Edipo ed era intitolato “Sfinge” faceva riferimento al confronto di Edipo successivo al patricidio, l’arrivo a Tebe e il confronto con il mostro Sfinge, Edipo riesce a risolvere l’enigma della Sfinge, questo episodio veniva drammatizzato nel dramma satiresco, quindi ancora una volta l’unitarietà con le tragedie. La data è importante perché questa rappresentazione del mito edipico rappresentava un modello letterario con cui inevitabilmente confrontarsi quando Sofocle alcuni decenni dopo porterà in scena “L’Edipo Re”, possiamo leggerla oggi come anche “L’Edipo a Colono”, che è la continuazione dal punto di vista sofoclea della vicenda dell’ “L’Edipo Re”, la propria visione sul mito di Edipo e sono 2 delle 7 tragedie sopravvissute di Sofocle. Per noi oggi l’Edipo tragico è L’Edipo Re di

Sofocle (perché lo abbiamo e possiamo leggerlo interamente), più di quello a Colono ha avuto una fortuna straordinaria a partire dall’800/900, subito dopo gli inizi del 900 (1899 in avanti) la storia moderna di Edipo è segnata dall’interpretazione di Freud “Interpretazione dei Sogni”, pubblicata nel 1899, l’interpretazione dei sogni di Freud deriva proprio dalla sua lettura dell’ “L’Edipo Re”. Nel dramma di Sofocle ci sono dei versi da cui Freud prese spunto perché quel passo se lo si legge fa impressione se pensiamo che quel concetto era espresso in pieno V secolo a.C. La madre Giocasta di Edipo, quando ormai si sta prendendo atto razionalmente di quel che è avvenuto nelle vite dei protagonisti in scena ovvero l’atto terrificante dell’uccisione del padre e dell’incesto con la madre, quando Edipo e la madre si stanno rendendo conto di quello che hanno inconsapevolmente commesso, Giocasta prima di uscire definitivamente di scena suicidandosi consapevole di ciò che ha compiuto, c’è un passaggio in alcuni versi in cui si dice “Quale uomo non ha almeno una volta nella vita sognato di giacere a letto con la propria madre?”, versi del genere erano un pasto eccellente servito a Freud negli studi incentrati proprio sulle dinamiche edipiche del rapporto conflittuale col padre e con la propria madre. Da quel momento in poi l’analisi psicoanalitica ha assicurato ad Edipo e al suo mito una fortuna che continua ancora fino ad oggi. Il primo dramma greco rappresentato sulle scene italiane per l’inaugurazione del Teatro Olimpico (templio del teatro neoclassico) di Vicenza, edificio ispirato ai modelli di Canova e Palladio e che ha come scenografia quella originaria, cioè della sua inaugurazione avvenuta nel 1585 con la rappresentazione dell’Edipo Re di Sofocle. L’architettura scenografica preparata per quella prima è quella che oggi vediamo e rappresenta i palazzi e le strade dell’antica Tebe, cioè del luogo dove il mito edipico era ambientato, una Tebe architettonicamente riletta in chiave rinascimentale, in stile rinascimentale-neoclassico, quindi palazzi e vie che potrebbero ricordare una città di fine 500 ma concepite per quella rappresentazione, la prima opera classica della tragedia greca ad essere rappresentata in Italia. Non sappiamo quando Sofocle mise in scena il suo Edipo Re, certamente nel corso della seconda metà del V secolo a.C. e decenni dopo la rappresentazione della edipodia di Eschilo, Sofocle quando concepisce l’Edipo Re non poteva non prendere in considerazione il secondo dramma della trilogia di Eschilo che per noi è perduto. Edipo restava fisso nel mito come patricida e incestuoso per antonomasia ma ogni tragediografo offriva una propria interpretazione e lettura del dramma. Della trilogia “Mirmidoni, Nereidi e Riscatto di Ettore (Frigi)” possediamo testimonianze e frammenti superstiti a ricostruire la sequenza della tetralogia di Eschilo e a malapena offriamo uno schizzo generale di quello che doveva essere l’intreccio, la trama. Questa trilogia Mirmidoni, Nereidi e il Riscatto di Ettore o Frigi doveva essere tra le più famose eppure non è tra le 7 superstiti e anche tra le più facile da capire per sommi capi perché anche grazie ai titoli possiamo dire con assoluta certezza che era una messa in scena di tutta l’Illiade di Omero, questo a significare la potenza di un modello straordinario che

partire dal nono canto dell’Illiade, qui Achille è presso la sua tenda ormai ha rinunciato a combattere, è in attività diverse dalla guerra e riceve un’ambasceria, cioè riceve una delegazione di Greci mandati da lui da Agamennone per decisione dell’assemblea tutta dei greci e dai capi greci (fanno un atto quasi di scuse nei confronti di Agamennone, il quale non figura nella delegazione perché probabilmente avrebbe rappresentato un ostacolo, in delegazione vengono mandati dei greci che possano essere utili a convincere Achille a tornare a combattere, di questa delegazione fa parte Odisseo grazie alla sua capacità d’eloquenza, retorica, ovvero la capacità di convincere con le parole e fa parte anche un vecchio amico di Achille, ovvero il vecchio Fenice, uno dei più anziani capi combattenti ad Ilio) per implorarlo a rivedere la sua decisione (la sua rinuncia al combattimento) perché senza di lui gli affari di guerra stanno cominciando ad andare malissimo per i Greci. La delegazione viene ricevuta in maniera amichevole, accogliente da Achille , alla fine dell’incontro né con parole e né con doni Achille resterà fermo nel suo proposito ostinato di non tornare a combattere, ma il colloquio è un colloquio che sin dalle prime battute si rivela affabile, Achille fa preparare per loro da bere e mangiare, parla con loro pur restando fino all’ultimo irremovibile nel suo intento di non tornare a combattere. Nei “Mirmidoni” di Eschilo avveniva una cosa molto diversa dall’Illiade: assistevamo ugualmente all’arrivo di un’ambasceria presso la sua tenda (la tenda era la scenografia del dramma) ma di diverso c’era che Achille sin dall’inizio del dramma e per buona parte di esso per lungo tempo e scene restava muto, in silenzio assoluto, senza proferire alcuna parola, non solo ma la sua scontrosità era significata non solo dal prolungato silenzio che rappresentava la sua ira covata in petto contro Agamennone, la scontrosità, l’ira, il dolore erano rappresentati anche dal fatto che appariva in scena quasi totalmente coperto dalle sue vesti, a malapena si vedeva parte del volto, aveva testa bassa e occhi rivolti per terra, non guardando nemmeno negli occhi i suoi interlocutori. Essere coperto e tenere gli occhi fissi per terra non guardando in faccia l’interlocutore è l’espressione massima del rancore e del dolore, è una manifestazione visiva plateale del dolore, dell’ira, del rancore. Quindi un Achille totalmente diverso rispetto a quello omerico. Nei Mirmidoni di Eschilo il silenzio di Achille viene interrotto in una fase molto avanzata del dramma quando si rivolge al vecchio amico Fenice confermando la volontà di volersi ritirare la guerra e non ritornare a combattere. Altro elemento di differenza nelle Nereidi, erano connotate dalla presenza di un coro, costituito dalle Nereidi, cioè delle figlie di Nereo tra cui appariva Teti, madre di Achille. Il coro di Nereidi ad un certo punto portava le nuove armi ad Achille forgiate da Efesto dopo che le sue precedenti armi erano state indossate e poi perdute perché spogliate dai nemici, erano state indossate da Patroclo che di fronte alla rinuncia ostinata di Achille di tornare a combattere, aveva preso lui l’iniziativa di combattere al suo posto indossando le armi di Achille. Dunque in questo secondo dramma era la narrata la morte di Patroclo, il ritorno in guerra di Achille e la consegna delle nuove armi. La cosa

interessante e che le fonti antiche ci dicono è il rapporto Achille Patroclo in Omero Patroclo e Achille sono contraddistinti da una straordinaria amicizia, sono contraddistinti da un rapporto di filia, sono amici, compagni cresciuti insieme da sempre dalla tenera età nella casa, patria di Achille, sono amici d’infanzia, sono filoi. Nella achilleide eschilea il loro rapporto è inequivocabilmente connotato anche in senso erotico, rispetto ad Omero è questa la novità dirompente in una società ateniese in cui la democrazia si sta costruendo e il rapporto omoerotico faceva parte integrante del sistema aristocratico ed educativo, nell’achilleide di Eschilo i due essi sono un amante e un oggetto di amore oltre che compagni. Lo sappiamo perché ancora oggi abbiamo i versi che segnano il dolore di Achille che piange per la morte di Patroclo, anche in Omero Achille all’apprendere della notizia della morte di Patroclo piange, ma in Eschilo esprimeva un dolore che anche con le parole al rapporto anche eroticamente connotato vissuto tra i due. Per la prima volta il rapporto Achille Patroclo è connotato in senso omosessuale, destinato a rivestire un ruolo straordinario anche nelle riprese successive tanto da oscurare il rapporto iniziale inteso da Omero. Dobbiamo leggere quella novità eschilea non con i nostri parametri e pregiudizi moderni e becei ma nell’ottica culturale e storica di Eschilo in un tempo in cui i valori aristocratici, tradizioni erano ridiscussi alla luce del nuovo assetto democratico che stava nascendo assieme ai nuovi valori e alle classi innestandosi su quelli antichi, tradizionali e l’omosessualità maschile rientrava in uno dei momenti educativi degli aristocratici (nell’ambito del simposio). Porre sulla scena un tema scottante come quello dell’omosessualità era un’operazione letteraria, ideologicamente, politicamente, civilmente forte, utile e non priva di senso. La letteratura diventa anche strumento utile di dibattito civico ridiscutendo e discutendo valori ritenuti tradizionali in una fase nuova in cui nuovi valori e un nuovo assetto politico democratico si stanno consolidando. La democrazia pone al centro non i gruppi degli aristocratici, ma tutti i cittadini in pieno diritto indipendentemente dal censo, cioè dalla proprietà e ricchezza di ciascuno e che hanno pari diritti e pari dignità di parola, cioè formulare proposte e promulgare leggi. Il teatro era un’esperienza utile alla comunità e non soltanto un’operazione di pura arte. La letteratura greca è sempre legata ad un fattore culturale e ad una funzione ed utilità collettiva e pragmatica più ampia nel corpo vivo della società. Il riscatto di Ettore che nelle fonti antiche riceve anche un doppio titolo, ovvero “Frigi”, il riscatto del corpo di Ettore occupa il tutto il 24esimo, ultimo canto dell’Illiade quando Priamo si reca supplicante all’accampamento greco presso la tenda di Achille per chiedere la restituzione del corpo scempiato e straziato del figlio, straziato perché Achille nella sua vendetta che ha compiuto per vendicare la morte del suo compagno Patroclo, ha dilaniato uccidendo il corpo del nemico ma pur dilaniato il vecchio Priamo lo rivuole affinché possa essere seppellito e compianto. Quindi è facile immaginare che questa spettacolare messa in scena dell’Illiade da parte di Eschilo si concludesse proprio col capitolo conclusivo del grande poema.