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Commenti su tucidide da parte di luciano canfora
Tipologia: Appunti
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Opera tucididea definita nel 2 d.c. (da Luciano di Samosata) nell’opuscolo “come scrivere un opera di storia” definisce Tucidide il legislatore della storiografia Critica di Dionigi: Un’idea non accettata al tempo di Augusto, Dionigi di Alicarnasso criticò molto e freddamente Tucidide (non saper raccontare, fare a pezzi gli episodi, ciò che afferma non è la assoluta verità) prende ad esempio come nel dialogo tra melii e ateniesi Dionigi afferma che T. non era presente e quindi mente, inoltre D. afferma che non sa scegliere un argomento(a diff di Erodoto che scelse un nobile argomento come le guerre persiane ) infatti racconta di ciò che poi rovina la città di Atene, e lo accusa di non averlo poi concluso, avendo promesso di raccontare la guerra per intero all’inizio dell’opera, si interrompe poi ai 21 anni su 27 della guerra. Diogene è anche importante per la copia dei testi anche se peggiorati e modificati rispetto a quelli originali. Come l’ha costruita e come l’ha tramandata? Della sua vita non si sa molto, l’unico documento è una biografia scritta da Marcello/ino a Gaza Non si sa quando nasce e quando muore (alcuni hanno pensato nel momento in cui si stoppa l’opera ma non può essere così perché T. parla anche della fine della guerra in alcuni passi come qualcosa di passato) si pensa sia morto nel 490 Egli dall’inizio afferma di aver iniziato a scrivere quest’opera dai primi “sintomi” credendo che fosse la più importante mai avvenuta. Critica in modo generale i suoi predecessori (in primis Erodoto, ma anche Omero) Secondo lui il suo argomento è il più grande e importante, ciò crea scalpore per gli ateniesi, poiché T. vuole ridurre le guerre persiane a un evento di non grande importanza. Mentre quella del Peloponneso riguardò la maggior parte degli uomini tutti. Discendente dai vincitori delle guerre persiane: Milziade e Cimone, appaltatore delle miniere d’oro che Atene possedeva in Tracia, grande ricchezza e potenza militare, lui aveva un’esperienza pratica e concreta con le popolazioni indigene della tracia ecc.. Perciò ben calato nella realtà politica e militare del tempo ,scelse anche di impegnarsi nella vita politica candidandosi a stratego nel 424/3 poi diventando,
viene incaricato di sorvegliare la Tracia e quindi è un personaggio di cui la prima attività è pratica, nell’ambito economico e militare. Avendo incominciato dagli inizi della guerra la sua attività scrittoria durò almeno 30 anni e quindi cresce e cambia dall’uomo che era quando ha iniziato l’opera. Quindi come ha organizzato? Marcellino secondo una sua idea congetturale, riporta che essendo molto ricco aveva assoldato degli informatori sia tra spartani che ateniesi che altri popoli e quindi ha potuto avere da entrambi i campi una base concreta di informazioni e punti di vista. Nella scrittura ci si rende conto che sia un’opera incompiuta con alcune parti abbozzate e altre elaborate. Egli inoltre si inventa un sistema cronologico, un sistema universale, rispettando le stagioni e dividendo in inverni ed estati gli anni di cui racconta gli eventi bellici. Congettura molto funzionale per l’argomento di guerra poiché avendo coinvolto tanti territori e l’unica cosa che avevano tutti in comune era il tempo. Ogni fine inverno egli usa la stessa formula “finisce il 1/2/3 ecc… anno della guerra che Tucidide narrò”. Nel tempo di Domiziano alla fine del 1 sec d. c Dione di Prusa incolpa Tucidide di vanità, tanta da mettere alla fine di ogni anno il suo nome. Ma poi si è dimostrato nella “divisione in libri dell’opera Tucididea” di un dotto francese nel 1948 viene affermato che questo ripetere la formula vuole significare che ogni anno forma un libro a se stante (rotolo di papiro) e come tale si doveva indicare l’autore, secondo la tradizione arcaica del “sigillo” si incorporava il nome dell’autore nel testo per non essere modificato e spacciato per qualcun altro (già presente da Eraclito) I Libri sono poi finiti secoli dopo nella libreria di Alessandria d’Egitto e lì si svolgeva anche la copia di testi e libri e gli studiosi col tempo allungarono il libro normale e inventandone uno che ne poteva contenere 3 e così in ogni libro alessandrino vengono trascritti 3 anni di guerra. Nei codici medievali poi ne sono contenuti molti in più. Nella “divisione dei libri…” dal 11 al 15 anno manca il sigillo. Quei libri o non sono suoi o sono privi di revisione definitiva. Spesso l’opera di tucididea viene accorpata con le Elleniche di Senofonte nei manoscritti successivi. Quest’opera continua con la
mesi e gli ateniesi dice T. cominciano a temere la fine che inflissero loro ai Meli, esempio di violenza imperiale ,e poche righe dopo afferma che si pentivano della fine imposta ad una piccola città colpevole solo di non essere loro alleata(probabilmente riferendosi a Melo). Nel panegirico di Isocrate(circa 380 a. c) ormai alla ripresa dell’impero, c’è una dura filippica contro quelli che piangono i meli( Rifacendosi a Senofonte e Tucidide e al dialogo che dà così tanta importanza a quell’oppressione, che senza sarebbe stata solo una delle tante), egli afferma che furono invece loro a tradir gli alleati. Ed essi (Senofonte in particolare) sono diventati schiavi dello schiavo, riferendosi a Lisandro, generale spartano vincitore della guerra che aveva origini semi-schiavili (poiché solo gli spartiati puri sono uguali) a Sparta quando le guerre decimavano gli spartiati, le donne purosangue erano autorizzate ad accoppiarsi con degli schiavi(motaci, epeunatti). Lisandro aveva queste origini degradanti e scopi imperialistici (difatti fu poi subito cacciato) ed essere al suo servizio nel 403 all’ attacco di Atene, Senofonte era il capo della cavalleria durante l’occupazione spartana dell’attica e del governo dei 30, si compromette con spartani e oligarchici perciò dovette andarsene esiliato, anche perché dopo l’amnistia che non ammetteva reati di sangue si capisce che aveva alle spalle una vicenda compromettente. Idea metodologica Erodoto prima aveva un idea della storia molto più estesa, di cui facevano parte i monumenti, gli usi e i costumi, le mura delle città le diverse sepolture ecc… Mentre Tucidide ha una concezione più ristretta della storia ed è da lui che si è poi sviluppato il genere. Il suo scopo era un’azione politica, lo spiegare il perché l’impero ateniese fu sconfitto a se e agli altri, non di certo ai posteri.