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Umanesimo e Rinascimento: Coordinate Storico-Sociali e Concetti Generali, Appunti di Filosofia

Riassunto e parole-chiave sull'Umanesimo e Rinascimento, in particolare: le coordinate storico-sociali, il rapporto con il Medioevo, l'intellettuale laico e i nuovi luoghi della cultura, il pubblico del rinascimento, ritorno al principio, la concezione dell'uomo, il naturalismo, Medioevo e mondo moderno, Petrarca, Salutati, Bruni, Valla, Montaigne, platonismo e aristotelismo, Cusano, Ficino, Pico della Mirandola, Pomponazzi, rinascimento e riforma, cristianesimo, Erasmo da Rotterdam, Lutero, Zwingli, Calvino, controriforma e riforma cattolica, rinascimento e politica, rinnovamento politico, Machiavelli, Guicciardini, Botero, Moro, Bodin, Grozio, rinascimento e naturalismo, l'interesse per la natura, confronto sulla natura tra Telesio, Bruno e Campanella.

Tipologia: Appunti

2020/2021

In vendita dal 27/06/2023

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UMANESIMO E RINASCIMENTO
COORDINATE STORICO-SOCIALI E CONCETTI GENERALI
Riassunto e parole-chiave
Dal punto di vista storico l’età rinascimentale coincide con il passaggio all’età
moderna: nuovo assetto politico (regni nazionali in Europa, Stati regionali in
Italia); nuovo assetto sociale (avvento della civiltà urbana e ascesa della
borghesia mercantile); scoperte geografiche; invenzione della stampa e della
polvere da sparo; riforma protestante.
Dal punto di vista culturale: laicizzazione della cultura; nascita delle
accademie (in Italia); latino come lingua del sapere.
Il concetto di rinascita: antropocentrismo e rinnovamento globale
dell’uomo; ritorno al principio (alla cristianità primitiva, ai classici, allo
studio della natura).
Il rapporto con il Medioevo: frattura ed emancipazione (Burckardt),
continuità (Burdach), originalità nella continuità (Garin).
I principali umanisti italiani: Petrarca (ritorno alla sapienza classica e
cristiana); Salutati (primato della vita attiva su quella contemplativa e
affermazione della libertà umana); Bruni (ritorno alla vita morale degli
antichi); Valla (piacere come unico fine delle attività umane e libertà della
vita religiosa).
Montaigne: limiti e fragilità dell’uomo (la vita umana è un esperimento
continuo, un problema sempre aperto; bisogna accettare i limiti della
condizione umana e la propria sorte; il sapere umano è condannato
all’inconcludenza).
LE COORDINATE STORICHE GENERALI
La nascita e lo sviluppo della civiltà rinascimentale del Quattrocento e del
Cinquecento coincidono con alcuni eventi di grande portata, che segnano il
trapasso dall’età medievale a quella moderna: la fioritura delle monarchie
europee, le scoperte geografiche, le invenzioni della stampa e della polvere da
sparo, la Riforma protestante. Tutti questi fatti trovano le loro maggiori espressioni
nella formazione degli Stati sul piano politico e nell’ascesa della borghesia
mercantile sul piano economico-sociale.
Si configura un nuovo mosaico geo-politico rappresentato dai regni nazionali in
Europa e dagli Stati regionali in Italia.
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UMANESIMO E RINASCIMENTO

 COORDINATE STORICO-SOCIALI E CONCETTI GENERALI

Riassunto e parole-chiave  Dal punto di vista storico l’età rinascimentale coincide con il passaggio all’età moderna: nuovo assetto politico (regni nazionali in Europa, Stati regionali in Italia); nuovo assetto sociale (avvento della civiltà urbana e ascesa della borghesia mercantile); scoperte geografiche; invenzione della stampa e della polvere da sparo; riforma protestante.  Dal punto di vista culturale: laicizzazione della cultura; nascita delle accademie (in Italia); latino come lingua del sapere.  Il concetto di rinascita: antropocentrismo e rinnovamento globale dell’uomo; ritorno al principio (alla cristianità primitiva, ai classici, allo studio della natura).  Il rapporto con il Medioevo: frattura ed emancipazione (Burckardt), continuità (Burdach), originalità nella continuità (Garin).  I principali umanisti italiani: Petrarca (ritorno alla sapienza classica e cristiana); Salutati (primato della vita attiva su quella contemplativa e affermazione della libertà umana); Bruni (ritorno alla vita morale degli antichi); Valla (piacere come unico fine delle attività umane e libertà della vita religiosa).  Montaigne: limiti e fragilità dell’uomo (la vita umana è un esperimento continuo, un problema sempre aperto; bisogna accettare i limiti della condizione umana e la propria sorte; il sapere umano è condannato all’inconcludenza). LE COORDINATE STORICHE GENERALI La nascita e lo sviluppo della civiltà rinascimentale del Quattrocento e del Cinquecento coincidono con alcuni eventi di grande portata, che segnano il trapasso dall’età medievale a quella moderna: la fioritura delle monarchie europee, le scoperte geografiche, le invenzioni della stampa e della polvere da sparo, la Riforma protestante. Tutti questi fatti trovano le loro maggiori espressioni nella formazione degli Stati sul piano politico e nell’ascesa della borghesia mercantile sul piano economico-sociale. Si configura un nuovo mosaico geo-politico rappresentato dai regni nazionali in Europa e dagli Stati regionali in Italia.

In Italie le varie Signorie assumono la forma di principati regionali, che, combattendosi aspramente tra loro, impediscono il processo di unificazione della penisola, lasciandola in una condizione di totale frammentazione politica. Dopo la pace di Lodi il nostro paese conosce un periodo di stabilità, basata su un fragile sistema di equilibri, non privo di scontri locali, tra i suoi maggiori Stati: Milano, Venezia, Firenze, Stato della Chiesa, Regno di Napoli. Sul piano sociale ed economico, i fattori determinanti del nuovo assetto storico sono costituiti dal fenomeno della civiltà urbana e dalla congiunta affermazione di un’economia “aperta”, in contrapposizione all’economia “chiusa” del Medioevo. Dalla seconda metà del Quattrocento e per tutto il Cinquecento, invece, il commercio e le fortune della borghesia subiscono una battuta d’arresto. La caduta di Costantinopoli prima e le scoperte geografiche poi danno inizio a un progressivo spostamento dell’asse commerciale dal Mediterraneo all’Atlantico. In Europa si formano altri centri di egemonia economica, mentre l’Italia finisce per restare ai margini dei traffici internazionali. IL RAPPORTO CON IL MEDIOEVO Nel Medioevo c’era ancora una mentalità religioso-feudale. Nella civiltà dei Comuni si ha spesso una sfasatura oggettiva tra il piano pratico della vita vissuta, che rispecchia il presente, e il piano ideale dei convincimenti teorici ed etici, che richiama il passato. Alcune personalità vivono una lotta interiore tra ideali diversi, rimanendo in una sorta di “filosofia da Limbo”, che si colloca a metà strada tra le antiche credenze medievali e la nuova fede mondana nell’uomo. L’umanesimo rinascimentale rappresenta invece l’esplicita elaborazione di una cultura nuova e riflette coerentemente, a livello teorico, il mutato atteggiamento dell’uomo di fronte alla vita e al mondo. La cultura del Quattrocento cerca di interpretare filosoficamente i propri mutamenti di struttura mediante una nuova immagine globale dell’uomo. Gli umanisti rigettano l’eredità medievale e si rivolgono all’antichità classica.

Il ritorno al principio come concetto storico secondo il quale il “principio” a cui si deve ritornare è una specifica situazione del passato della civiltà, un ritorno ai classici e alle comunità antiche. Il ritorno al principio come ritorno alla natura nel quale si intende rappresentare ed esprimere la natura nella sua forma autentica. L’UMANESIMO COME ASPETTO ESSENZIALE DEL RINASCIMENTO Per tanto tempo i termini “umanesimo” e “rinascimento” sono stati usati come sinonimi, per indicare il movimento culturale che, fiorito in Italia nel Quattrocento, si è poi diffuso in Europa durante il Cinquecento, nel segno di un rinnovamento radicale della letteratura, dell’arte, della filosofia e della scienza. Nella seconda metà dell’Ottocento i due termini si distinsero. L’umanesimo veniva inteso come un momento essenzialmente filologico-letterario incentrato sugli studi umanistici e classici, mentre il rinascimento veniva inteso come un momento filosofico-scientifico basato su una più matura consapevolezza intellettuale e su un nuovo modo di considerare l’uomo, la natura e Dio. Nel Novecento si tornò invece ad avvicinare i due termini, considerando l’umanesimo non come separato dal rinascimento, ma come la prima parte del suo programma innovatore. LA CONCEZIONE RINASCIMENTALE DELL’UOMO Mentre l’uomo medievale si considerava parte di un ordine cosmico già dato, che egli doveva solo riconoscere intellettualmente e seguire praticamente, l’uomo del rinascimento ritiene di dover costruire e conquistare da sé il proprio posto nel mondo. Nel Medioevo Dio appare al centro e l’uomo alla periferia, adesso l’uomo tende ad apparire al centro e Dio alla periferia. I rinascimentali, pur ritenendo che l’uomo forgi sé stesso attraverso la virtù, appaiono tutti consapevoli del fatto che gli individui sono condizionati da una serie di forze reali, casuali e soprannaturali, che, pur non annullando la libertà, la circoscrivono. L’uomo come “microcosmo” è la sintesi vivente del Tutto e il centro del mondo.

Per i rinascimentali l’uomo è un essere profondamente radicato sulla terra, destinato in primo luogo a “giocarsi” la propria sorte in questa vita. Di conseguenza, pur non rinnegando l’idea cristiana dell’aldilà, i dotti del rinascimento sottolineano soprattutto l’aldiquà. Da qui discende l’elogio di ciò che è utile e della vita attiva nei confronti di quella speculativa, della filosofia morale nei confronti della fisica e della metafisica. Ne deriva l’esaltazione della gioia e del piacere, della felicità come realizzazione armonica e completa delle possibilità umane, e il riconoscimento del valore del denaro, visto come elemento indispensabile alla vita e alla conservazione dell’individuo e della società. IL NATURALISMO RINASCIMENTALE Parlandi di naturalismo rinascimentale si vuole sottolineare che:  L’uomo, per i rinascimentali, è un essere naturale egli stesso, che ha nella natura la sua patria.  La natura è una realtà piena, costituita da un immenso serbatoio di forze vitali, di cui l’uomo è partecipe e in cui si incarna la potenza di Dio, che in essa trova una sua manifestazione o una delle proprie sedi.  L’uomo, come essere naturale, ha sia l’interesse, sia la capacità di studiare la natura. IL RINASCIMENTO TRA MEDIOEVO E MONDO MODERNO La teoria della frattura: la prima interpretazione dei rapporti tra Medioevo e Rinascimento risale al Rinascimento stesso e si identifica con la tesi di una frattura completa tra le due età. Nella seconda metà dell’Ottocento questa teoria ha trovato la sua voce più autorevole i Burckhardt, il quale ha tradotto l’antitesi tra i due periodi in una serie di opposizioni nette riassunte nella celebre tesi di un Medioevo trascendentista, teocentrico e universalista, diametralmente opposto a un Rinascimento immanentista, antropocentrico e individualista. Nella teoria della continuità il massimo rappresentante è stato Burdach, il quale ha insistito sui nessi tra le due civiltà affermando che il Rinascimento è solo il continuo di un periodo che era già innovativo di suo. Nella teoria dell’originalità nella continuità il massimo rappresentante è Garin, il quale afferma la tipicità irriducibile del Rinascimento e, al tempo stesso, la continuità di questo con il Medioevo.

MONTAIGNE vuol raggiungere la conoscenza della natura umana attraverso il confronto della propria esperienza con quella altrui. La vita umana è un esperimento continuo e inesauribile, un problema sempre aperto, un’esperienza che non può mai definitivamente compiersi. Egli riconosce l’incertezza e l’instabilità dell’esistenza umana. Montaigne condanna qualsiasi tentativo dell’uomo di evadere dai propri limiti e qualsiasi lamento circa la sorte e la condizione umana. Bisogna che l’uomo accetti in modo lucido e sereno la propria “miserabile condizione” e la propria sorte.  PLATONISMO E ARISTOTELISMO NEL RINASCIMENTO Riassunto e parole-chiave  La disputa tra: platonici (rinnovamento religioso, accademia di Firenze fondata da Marsilio Ficino); aristotelici (ricerca naturalistica, università di Padova).  I principali pensatori platonici sono: Cusano (dotta ignoranza, sproporzione tra sapere umano e infinità di Dio, il mondo non ha confini); Ficino (anima come copula mundi); Pico della Mirandola (ritorno alla sapienza delle origini, sintesi universale del sapere).  Il principale pensatore aristotelico è: Pomponazzi (il mondo ha un ordine razionale e necessario; l’anima umana è inseparabile dal corpo, quindi la sua immortalità è indimostrabile; la virtù è premio a sé stessa; il bene concorre insieme con il male alla compiutezza dell’universo. Con l’Umanesimo si ebbe una vera e propria riscoperta di Platone, che si concretizzò nel cosiddetto “platonismo rinascimentale”, sviluppandosi nell’ambito delle accademie, e in particolare dell’Accademia fiorentina fondata da Marsilio Ficino e Cosimo de’ Medici. Infatti, il suo centro geografico è Firenze. Lo sviluppo delle accademie non determinò la fine delle università, che continuarono la loro opera di ricerca e di insegnamento. Nel loro ambito fiorì “l’aristotelismo rinascimentale”, il cui centro geografico è Padova. LA DISPUTA FRA PLATONICI E ARISTOTELICI

Questa disputa viene vissuta attraverso un antagonismo di due diversi interessi culturale:  Platonici → il platonismo vede nel ritorno di Platone la condizione di una rinascita di tipo religioso.  Aristotelici → l’aristotelismo considera il ritorno ad Aristotele come il presupposto di una rinascita della libera ricerca razionale. I PROTAGONISTI DELLA DISPUTA  CUSANO (pensatore platonico) La sua opera principale è La dotta ignoranza. La conoscenza è possibile, secondo Cusano, solo quando c’è proporzione tra ciò che già si conosce e ciò che si vuole conoscere. Quando ciò che si cerca di conoscere non ha alcuna proporzione con ciò che già si conosce, allora non resta che proclamare la propria ignoranza, che in questo caso sarà un’ignoranza “dotta”, cioè consapevole e fondata su buoni motivi. Questo è il caso della conoscenza di Dio, il quale è infinito: tra l’infinito e il finito che è conosciuto dall’uomo non c’è proporzione; quindi, l’uomo potrà indefinitamente avvicinarsi alla verità e all’essere infinito di Dio, ma non potrà mai raggiungerli. La conoscenza umana non coinciderà mai con la verità assoluta, cioè con Dio. La coincidenza degli opposti: dal principio della dotta ignoranza Cusano deriva, da un lato, una sorta di visione mistica di Dio, che egli concepisce come unità e conciliazione di tutte le determinazioni opposte della realtà. Dall’altro lato, egli deriva anche una nuova concezione del mondo fisico. Tutte le parti del mondo hanno lo stesso valore, ma nessuna raggiunge la perfezione che è propria di Dio. Il mondo ha il centro dappertutto e la circonferenza in nessun luogo, giacché circonferenza e centro sono Dio stesso, che è dappertutto e in nessun luogo. Non essendovi un centro, la Terra non è al centro del mondo; esso si muove di un movimento che è circolare, sebbene non di una circolarità perfetta. I movimenti hanno lo scopo di salvaguardare e garantire l’ordine e l’unità del tutto.  FICINO (pensatore platonico)

Riassunto e parole-chiave  Erasmo: denuncia del declino morale della società (elogio della pazzia); denuncia della corruzione della Chiesa e del papato (manuale del milite cristiano); difesa del libero arbitrio (de libero arbitrio); difesa della pace (lamento della pace).  Lutero: fede come completo abbandono a Dio e fiducia nella sua grazia; negazione della funzione mediatrice del sacerdozio; negazione del libero arbitrio (de servo arbitrio).  Zwingli: universalità della rivelazione; salvezza umana determinata da Dio; rifiuto dei riti; rinnovamento della vita politica e sociale.  Calvino: ritorno al concetto veterotestamentario di Dio; primato della predestinazione divina sulla volontà umana; lavoro come dovere sacro e “vocazione”.  La riforma cattolica: autorevisione della Chiesa; ritorno alla tradizione patristica e soprattutto a Tommaso; riaffermazione della funzione mediatrice della Chiesa; conciliazione del libero arbitrio umano con la predestinazione divina.  L’imperativo rinascimentale del “ritorno al principio” si traduce, da un lato, nell’opera dei teorici della Riforma protestante, decisi a far riemergere la forza trasformatrice originaria della parola di Dio, e, dall’altro, in quella dei fautori della Riforma cattolica, ossia del tentativo della Chiesa di ritornare alle proprie origini storiche e dottrinali. IL RITORNO ALLE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO La riforma della vita religiosa dell’Occidente cristiano doveva essere il risultato di un ritorno alle fonti del cristianesimo in quanto tale: cioè alla parola stessa di Cristo, alla verità rivelata della Bibbia. Il compito della riforma religiosa era quello di ripristinare il testo biblico nella sua purezza e nella sua genuinità. L’ETÁ DELLA RIFORMA

 ERASMO DA ROTTERDAM

Nella lotta religiosa provocata dalla Riforma luterana, egli scelse di rimanere neutrale, attirandosi così l’ostilità sia dei protestanti, sia dei cattolici. L’opera più famosa è l’Elogio della pazzia nel quale Erasmo mette a nudo la decadenza morale della società del suo tempo. La pazzia, che egli personifica è l’illusione, l’incoscienza, l’ignoranza, la menzogna. La parte centrale dell’opera è quella che riguarda la critica della religiosità dell’epoca. Nel Manuale del milite cristiano il filosofo contrappone alla cultura teologica, la fede religiosa. L’arma principale del “milite cristiano” è costituita dalla lettura e dall’interpretazione della Bibbia, che custodisce il messaggio originario di Cristo. Erasmo si attendeva quella riforma, o rinascita, coincidente con la restaurazione dell’autentica natura umana. Il concetto fondamentale della Riforma è il rinnovamento della coscienza cristiana mediante il ritorno alle fonti del cristianesimo. Nel 1524, attacca apertamente la Riforma sul problema del libero arbitrio. Quest’ultimo comprende la possibilità di scelta tra salvezza e dannazione in quanto l’uomo “collabora” con Dio nel determinare la propria salvezza. Per Erasmo la guerra rappresenta un oltraggio alla ragione umana e alle virtù. La pace è esercizio di virtù morale.  LUTERO Martin Lutero è il sostenitore del ritorno alle fonti cristiane come via di rinnovamento della coscienza religiosa. Egli nega il valore della tradizione cristiana e sceglie di riportarsi direttamente al Vangelo. Egli considera la fede come una verità del messaggio cristiano come base esclusiva di salvezza. Secondo Lutero la giustizia di Dio consiste nel fatto che Dio stesso ci giustifica con la sua grazia. Per l’uomo si tratta di una giustizia passiva: l’uomo che ha fede è l’uomo che è stato giustificato, al quale i peccati sono stati rimessi e che è quindi sicuro della salvezza. La fede è la fiducia nella giustificazione da parte di Dio. La giustificazione per la fede implica la rinuncia a ogni iniziativa, l’abbandono fiducioso a Dio, la certezza interiore della salvezza. Da questo punto di vista, il tentativo della scolastica di giustificare la fede con la ragione appare ripugnante e assurdo. La ricerca razionale significa iniziativa e libertà da parte dell’uomo, mentre la fede significa rinuncia a ogni iniziativa di salvezza e abbandono a Dio. Il ritorno al Vangelo implica la negazione della funzione mediatrice del sacerdozio e dei sacramenti istituiti dalla Chiesa. Il valore dei sacramenti è condizionato dalla fede, che è un puro rapporto tra l’uomo e Dio ed esclude ogni intermedio. La

Si suole chiamare “controriforma” la reazione della Chiesa cattolica alla Riforma protestante, reazione che inizia con il Concilio di Trento. In realtà, in ambito storiografico, per “controriforma” si intende la risposta della Chiesa a Lutero, mentre con l’espressione “riforma cattolica” si definisce la revisione che la Chiesa fece di sé stessa. Tale processo fu inteso ancora una volta come un ritorno ai principi. Il Concilio di Trento si oppose al principio della libera interpretazione, riaffermando il diritto della Chiesa di dare l’interpretazione autentica dei testi biblici. Riconfermò anche la funzione mediatrice della Chiesa, la validità dei sacramenti e dei riti, il valore delle opere. Il maggiore rappresentante fu il cardinale Roberto Bellarmino. Il ritorno della Chiesa alle sue tradizioni significò anche un ritorno al tomismo. Lo spagnolo Francisco Suàrez sostenne la tesi secondo cui il potere ecclesiastico deriva immediatamente da Dio, il potere temporale deriva soltanto dal popolo. La polemica tra cattolici e riformisti si polarizzò spesso intorno al tema del libero arbitrio. Il gesuita spagnolo Luis de Molina difese nello spirito del tomismo la libertà umana, ritenuta conciliabile con la prescienza e con la predeterminazione divine.  RINASCIMENTO E POLITICA Riassunto e parole-chiave Esponenti dello storicismo:  Machiavelli: rinnovamento politico mediante un ritorno al principio (in particolare agli ideali di Roma repubblicana) → ricerca dell’oggettività storica, realismo politico da parte del “principe”, “ordinata virtù” per resistere alla fortuna.  Guicciardini: rinnovamento politico mediante un impegno attivo, ruolo decisivo della fortuna nelle vicende umane, negatività della natura umana → il politico deve essere dolce e comprensivo in apparenza, ma diffidente e severo nei fatti.  Botero: concetto di “ragion di Stato”; rispetto a Machiavelli, inclusione della morale; giustizia; prudenza. Esponenti del giusnaturalismo:

 Moro: Utopia (descrizione di uno Stato ideale, conforme a ragione); abolizione della proprietà privata; cultura volta all’utilità comune; solidarietà fondata sul principio del piacere; tolleranza religiosa.  Bodin: concetto di “sovranità” potere illimitato soggetto però alle leggi di Dio e della natura; tolleranza religiosa; la guerra sospende le leggi positive ma non il diritto naturale.  Grozio: diritto naturale valido in sé, fondato sulla natura razionale dell’uomo; diritto positivo valido nei singoli Stati, legittimato da un “contratto” fra sudditi e sovrano. L’IDEALE DI UN RINNOVAMENTO POLITICO Il ritorno alle origini è inteso da un lato come il ritorno di una comunità storica determinata, di un popolo o di una nazione, alle proprie origini storiche; dall’altro come il ritorno al fondamento stabile e universale di ogni comunità e quindi come il riassestamento e la riorganizzazione della società sulla propria base naturale. Storicismo e giusnaturalismo sono i due aspetti in cui si concreta la volontà politica rinnovatrice del Rinascimento. Storicismo = inteso come il ritorno di uno Stato particolare alle proprie origini storiche. Giusnaturalismo = inteso come il tentativo di ricostruire il fondamento universale ed eterno dello Stato in generale. Diritto positivo = sono quelle leggi scritte. Diritto naturale = sono quelle norme non scritte che però sono universali e necessarie per il patrimonio gnoseologico di una società. MACHIAVELLI (esponente dello storicismo) Niccolò Machiavelli dedicò la propria vita al tentativo di realizzare una comunità politica italiana. Secondo lui per non cadere ulteriormente nella decadenza bisognava tornare ai principi, giacché ogni principio aveva in sé qualche carattere positivo. I due caratteri principali che contraddistinguono l’attività di Machiavelli sono la ricerca dell’oggettività storica e il realismo politico. Egli indica il compito del politico, identificato nella figura del “principe”.

Il giusnaturalismo si propone di chiarire la natura permanente e razionale dello stato, allo scopo di riportare a essa ogni comunità politica esistente. MORO (esponente del giusnaturalismo) Tommaso Moro espone le proprie idee soprattutto in Utopia. Il punto di partenza di Moro è la critica delle condizioni sociali dell’Inghilterra del suo tempo. Il filosofo è indotto a vagheggiare una riforma radicale dell’ordinamento sociale. Così, nell’isola di Utopia la proprietà privata è abolita. La terra è coltivata a turno dagli abitanti. L’oro e l’argento non hanno alcun valore. Ognuno ha un proprio mestiere, i cittadini lavorano solo sei ore al giorno e il restante si dedicano alle lettere o al divertimento. La solidarietà è fondata sul principio del piacere, il quale costituisce la sola guida naturale per il comportamento dell’uomo. Ciò che è un bene per l’altro è un bene anche per sé stessi, e il piacere è il fine assegnato all’uomo dalla natura. Un’altra caratteristica fondamentale di Utopia è la tolleranza religiosa: tutti riconoscono l’esistenza di un Dio creatore dell’universo. BODIN (esponente del giusnaturalismo) Jean Bodin riconosce il carattere fondamentale dello Stato nella “sovranità”, cioè in un potere predominante e senza limiti, ovvero non soggetto ad alcuna legge fuorché a quella di Dio e della natura. In altre parole, la sovranità statale, deve conformarsi a quelle leggi superiori non scritte che regolano naturalmente la vita dell’uomo e che sono sanzionate da Dio. Bodin difende la tolleranza religiosa. Egli riconosce, infatti, che tutte le religioni e le confessioni religiose hanno un fondamento comune, naturale, cioè razionale, in virtù del quale possono coesistere senza contrasti, né lotte. I principi del diritto naturale vengono chiariti da Bodin facendo riferimento allo stato della guerra. La guerra, infatti, sospende le leggi positive e gli accordi tra gli Stati, ma non sospende le leggi che sono fondate sulla natura umana.

GROZIO (esponente del giusnaturalismo) In Ugo Grozio, la legge naturale, è una legge insita nella natura razionale dell’uomo e indipendente dalla volontà (e dalla stessa esistenza) di Dio. Le azioni considerate dal diritto positivo vigente nei singoli Stati, invece, sono lecite o illecite solo in virtù delle leggi promulgate dagli uomini. Non avendo un fondamento trascendente (non derivando, cioè, da Dio), il potere statuale è legittimato da un patto originario stipulato tra i sudditi e il sovrano. Come vi è un diritto naturale, così esiste in Grozio una religione naturale, fondata anch’essa sulla ragione, nella quale viene riconosciuta la norma della vita singola e associata dell’uomo.  RINASCIMENTO E NATURALISMO Riassunto e parole-chiave  Le due prospettive fondamentali sono: magia (naturale, celeste, religiosa) → concezione dell’universo come animato e credenza nella possibilità di dominare le forze naturali con lusinghe e incantesimi; e filosofia naturale → abbandono di ipotesi e dottrine fittizie e indagine dei principi propri della natura.  Telesio: la natura è autonoma e l’uomo può conoscerla mediante la sensibilità; principi fondamentali della natura sono il caldo e il freddo (forze incorporee che agiscono sulla materia); Dio è il principio di conservazione di tutti gli esseri ma agisce attraverso le stesse forze naturali; la conservazione dello spirito vitale del mondo è bene supremo e misura di piacere e dolore.  Bruno: Dio è mente al di sopra di tutto (principio trascendente, inconoscibile e ineffabile) e mente presente in tutte le cose (principio immanente del cosmo, accessibile alla ragione umana); universo come immenso, infinito organismo, di cui la forma è Dio (anima del mondo) e la materia non è assoluta passività, ma possiede già in sé le forme; filosofia come “eroico furore” (mito di Atteone), cioè come tensione a immedesimarsi nel processo cosmico.  Campanella: ogni cosa è animata; la conoscenza si divide in conoscenza innata che l’anima ha in sé stessa (accomuna ogni cosa e si fonda sulla sensibilità) e conoscenza acquisita prodotta dalle cose esterne; l’essenza di ogni cosa è costituita da tre “primalità” (o principi): potenza, sapienza e

Comprende l’uomo, cui si rivela attraverso la sensibilità. Comprende l’uomo, che è una delle molteplici manifestazioni dell’unica energia universale. Comprende l’uomo, nel quale alle tre primalità dell’essere si mescolano tre primalità opposte (impotenza, insipienza, odio). L’uomo può controllarla indagandone gli aspetti quantitativi. L’uomo può immedesimarsi in essa conseguendo la “visione” dell’unità della natura (eroico furore). L’uomo può conoscerla attraverso la sensibilità.