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introduzione al umanesimo filosfico
Tipologia: Sintesi del corso
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Per età umanesimo-rinascimentale s’intende quel periodo storico e culturale, collocato convenzionalmente tra gli ultimi decenni del Trecento e la fine del Cinquecento, ispirato da Francesco Petrarca e in parte da Giovanni Boccaccio, motivato da una accentuata consapevolezza della posizione privilegiata dell'uomo nel mondo della natura, volto alla riscoperta dei classici latini e greci e l’affermazione dei valori in essi presenti (da cui il nome Umanesimo = “Humane litterae”, che posseggono gli antichi valori dell’humanitas, contrapposte alle divinae litterae, di argomento divino) nella loro storicità e non più nella loro interpretazione allegorica, tramite i quali poter avviare una "rinascita" (termine coniato da Giorgio Vasari per indicare questa civiltà in uno dei suoi trattati) della cultura europea dopo i "secoli bui" del Medioevo. L'umanesimo, trovò le sue basi nelle riflessioni dei filosofi greci sull'esistenza umana e in alcune opere tratte anche dal teatro ellenico e nella letteratura filosofica romana, in primis Cicerone e poi Seneca. Benché l'umanesimo propriamente detto sia stato quello italiano e poi europeo alcuni storici utilizzarono questo termine anche per esprimere certe manifestazioni del pensiero all'interno degli altri secoli. Il termine umanesimo, infatti, indica anche quell’atteggiamento spirituale e culturale caratterizzato dal culto del mondo classico, e da una conoscenza profonda della lingua e letteratura greca e latina (da cui imparano l’idea di uomo razionale, saggio, protagonista della coscienza e costruttore del proprio destino); sono i classici che diventano spesso oggetto di un’imitazione originale e creativa. Il passaggio tra epoca medievale ed epoca umanesimo-rinascimentale non è netto, ma notiamo comunque notevoli differenze tra i due periodi: Riscoperte, rivalutazione e concetti nuovi:
prendere spunto, è a immagine di Dio);
quanto egli è costretto a sottostare al condizionamento del signore. I luoghi di maggiore sviluppo e diffusione della cultura erano: la corte (grazie al fenomeno del mecenatismo), il cenacolo (centro di ritrovo in cui gli intellettuali, posti tutti sullo stesso piano, discutono e riflettono su tematiche varie), la stamperia (il bottegaio era un uomo di cultura e poteva, quindi, condividerla con i clienti). L’imitazione dei classici fa si che si crei un gerarchia dei generi letterari: i generi più alti, per il tipo di materia elevata cui fanno riferimento, sono il poema eroico, il trattato filosofico, la tragedia e, seppur meno frequente e meno alta, la commedia. Il poema eroico (o epico) e il trattato sono i due generi per eccellenza della vita di corte. Il poema eroico si presta all’illustrazione encomiastica delle dinastie e delle casate del mecenate. I risultati maggiori li troviamo non tanto nell’imitazione del modello virgiliano dell’Eneide, quanto nella forma del poema cavalleresco elaborato da Boiardo con l’Orlando innamorato, proseguito da Ariosto con l’Orlando furioso, e rinnovato da Tasso con la Gerusalemme liberata. Nei primi due casi prevalgono le avventure fantastiche del ciclo bretone e carolingio, nel terzo caso una misto di storia (la conquista della città nella prima crociata) e fantasia. Il trattato, volto a definire le norme e i comportamenti di qualcuno (ad esempio l’uomo politico ideale, il signore o chi ne frequenta la corte) o qualcosa (ad esempio dell’amore), è il genere rappresentativo della civiltà umanistico- rinascimentale. Esso può assumere la forma del dialogo (modello greco: Platone, modello latino: Cicerone) o quella della trattazione diretta. Due esempi sono, rispettivamente, Castiglione, che teorizza i comportamenti del perfetto cortigiano, e Machiavelli, che teorizza quelli del perfetto uomo politico. Il trattato rinascimentale si differenzia da quello medievale perché non illustra più una verità eterna e universale voluta e garantita da un’autorità superiore di tipo religioso, ma si basa sulla conoscenza personale dell’autore, assume tratti soggettivi e alterna momenti di argomentazione razionale e scientifica ad altri di perorazione. Sia il poema eroico, sia il trattato potevano essere scritti anche in forme comico- parodiche: è il caso, rispettivamente, di Luigi Pulci, che nel Morgante parodizza le vicende di Orlando, fidato cavaliere di Carlo Magno, e di Pietro Aretino, che nei Ragionamenti delinea il comportamento ideale delle prostitute e delle ruffiane e fornisce, dunque, un antimodello paradossale. Nella seconda fase della civiltà umanistica abbiamo il cosiddetto “Rinascimento