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Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Il grande apporto della filosofia greca alla civiltà si riassume nel concetto di LOGOS che implica il fatto che la razionalità presente nella natura si rispecchi nella razionalità dell’uomo quindi l’uomo può conoscere la natura e può dominarla. Questo è il patrimonio che la Grecia ci ha lasciato, ma qual è il nuovo problema che ci porta l’età moderna? Quello che riguarda l’altra metà dell’uomo, nella storia della filosofia, infatti, l’uomo è diviso tra conoscenza ed azione e teoria e prassi. I greci ci hanno insegnato che la mente è perfettamente in grado di capire la realtà quindi ci hanno dato il contributo della teoria, l’ideale conoscitivo; con l’età moderna invece abbiamo l’apertura al problema pratico con Roma che ci ha lasciato il DIRITTO che serviva per coordinare i rapporti pratici e questo patrimonio si è diffuso grazie al grande lavoro dei giuristi che hanno messo insieme l’enorme raccolta del CORPUS JURIS CIVILIS promosso da Giustiniano. Il problema vero e proprio dell’azione però ci viene posto dal Cristianesimo poiché con esso viene introdotto il concetto di carità ovvero il doversi progredire per il prossimo, per guadagnare la salvezza eterna bisogna agire bene. 2 ) LA SPIRITUALITA’ FRANCESCANA L’influenza del Cristianesimo viene recepita dall’Umanesimo italiano e riassunta da Eugenio Garin nel suo celebre libro ‘L’UMANESIMO ITALIANO’, egli dice che fu Assisi a vincere la lotta fra le varie correnti medievali e a dare l’impulso all’Umanesimo italiano. La spiritualità francescana per la quale non c’è un netto distacco fra l’uomo e Dio, dà una spinta verso una religiosità di tipo immanentistico, per la quale non bisogna rinnegare la natura. L’uomo non deve allontanarsi dalla natura e dalla corporeità per realizzare sé stesso poiché egli è anche materia e non solo anima. Inoltre, nella filosofia francescana abbiamo un concetto nuovo ovvero ‘il concetto di volontà’ quindi come possiamo notare il problema della pratica percorre tutta la civiltà moderna. 3) L’UMANESIMO La parola ‘umanesimo’ ha avuto una grande fortuna, essa indica un periodo storico con un significato molto ampio e non a caso quindi si parla di ‘umanesimo perenne’. C’è un umanesimo classico con Terenzio, il quale nella formula ‘sono uomo e non considero niente di umano estraneo a me’ esprime perfettamente tale periodo; in tempi recenti invece si è parlato di Umanesimo liberale, umanesimo socialista e umanesimo esistenziale; quindi, la parola umanesimo va al di là dei suoi confini storici. L’umanesimo storicamente considerato ha due grandi interpreti ovvero Kristeller e Garin, ed è un fenomeno che va dalla fine del 1300 a tutto il 1400 poiché intorno al 1450 termina l’umanesimo civile (Salutati, Bruni e Palmieri) impegnato nella vita civile fiorentina (Libertas fiorentina) e si sviluppa un umanesimo di corte, che si impregna fortemente di teoria platoniche con Marsilio Ficino e Pico della Mirandola.
Questa svolta si spiega che con il fatto che nel 1453 Costantinopoli cade in mano ai Turchi e molti dotti di lingua greca emigrano da Costantinopoli in Italia e insegnano il greco agli umanisti italiani. Alla fine del 400 l’Umanesimo innesca la civiltà rinascimentale, ma qual ‘è la differenza fra Umanesimo e Rinascimento? L’Umanesimo è la ripresa della civiltà classica sulla base delle ‘humanae litterae’ (opere della letteratura latina); l’umanesimo, quindi, è un fenomeno di letterati mentre il rinascimento è la ripresa di tutta la civiltà nel suo complesso con il ritorno al momento di maggiore fulgore dell’uomo. Il rinascimento sboccia come civiltà complessiva, di cui fanno parte anche Leonardo, Michelangelo ecc. quindi non si tratta di un fenomeno solo letterario o filosofico ma è complessivo, rappresenta una nuova nascita, l’umanità sbocciata in Atene e Roma, torna, dopo i secoli bui del medioevo, a nascere di nuovo. 4)INTERPRETAZIONI DELL’UMANESIMO Kristeller sostiene che l’Umanesimo è un fenomeno letterario molto importante, ha dato luogo alla nascita della filologia, ma non ha molto di filosofico. Egli preferisce usare la definizione pi larga di Umanesimo ed estenderlo dal 1280 al 1600, e di trattare come primo umanesimo tutto il periodo che va dal tardo Duecento alla fine del Quattrocento; sostiene che esso sia l’amore per il testo antico ma Garin sostiene che se davvero fosse solo questo allora bisognerebbe ancora più indietro; invece, l’Umanesimo non è semplicemente lo studio dei classici ma è un atteggiamento diverso con cui si leggono i classici. Garin critica l’affermazione del grande apologista cristiano Tertulliano secondo cui il Cristianesimo ha sostituito il portico di Atene con i templi di Gerusalemme; Garin dimostra che Atene e Roma erano ben presenti in tutto il medioevo e con esse anche gli studia humanitas tanto è vero che anche Petrarca fu considerato dai suoi contemporanei un praticante di queste discipline. In ‘Educazione umanistica in Italia’ egli scrive: che gli studia humanitas non è solo studio grammatico e retorico fine a sé stesso, bensì formazione di una coscienza davvero umana, aperta in ogni direzione. Garin rivela che la filologia è la filosofia degli umanisti e consiste nell’avere senso storico nel ripristino dei testi classici, dare un senso storico, cosa che era mancata nel medioevo: ripristinare un’identità, dialogare con essa e costituirsi una propria identità. 5) IL CONFRONTO CON I CLASSICI L’espressione più bella di questa mentalità è testimoniata da Machiavelli che sostiene che confrontandosi con l’altro si riesce a costruire una propria identità, molto importante diviene la prospettiva storica poiché il medioevo aveva appiattito tutto e avevano associato tutto ciò che riguardava l’umanesimo al cristianesimo creando un’identità fittizia. Invece l’umanesimo crea, dice Garin, la prospettiva storica: il classico è altro da me, lo rispetto perché è un grande interlocutore, ma è un interlocutore con il quale mi confronto. Nell’arte medievale tutte le prospettive sono schiacciate, non c’è il senso della profondità; invece, uno dei grandi caratteri dell’architettura e della pittura rinascimentali è proprio il senso di prospettiva; gli oggetti sono in relazione con il soggetto osservante.
La socialitas è il secondo cardine dell’Umanesimo civile e consiste nell’importanza della comunità cittadina sottolineata principalmente nei concetti di famiglia e di patria. Dante viene considerato il padre della socialitas in quanto pur appartenendo al medioevo, è stato colui che ha combattuto per Firenze, quindi, ha una certa passione civile. La socialitas presuppone la politica che viene intesa come la ricerca del bene comune a tutta l’umanità. Per quanto riguarda la libertas, concetto fondato appunto da Coluccio Salutati che vedeva la libertà fiorentina come la ripetizione della libertà della polis ateniese e rivendica la libertà come elemento primario per il fiorire della città e quindi della civiltà. Il tiranno viene considerato come il peggior nemico della comunità, egli è un fuori legge e la comunità essendo fondata sulla legge non ammette il tiranno, il quale rompe la legge e con essa il vincolo della socialitas e della libertas che sono strettamente collegate. 8) LA DIGNITA’ DELL’UOMO La dignità dell’uomo, la centralità di esso nell’universo rappresenta l’ultimo punto. Questa centralità ha una teorizzazione precisa in Giannozzo Manetti. Alfonso d’Aragona indisse una gara con un premio per chi avesse scritto il miglior testo sulla dignità e l’eccellenza dell’uomo. Non contento dello scritto di un certo Fazio, egli spinse Giannozzo Manetti a cimentarsi, quest’ultimo quindi appose un’epigrafe: ‘AGIRE E CAPIRE’, dove nel binomio l’azione precede la teoria. L’uomo è grande soprattutto per le sue realizzazioni, l’uomo costruisce continuamente nuove realtà, è una sorta di secondo creatore. Lo scritto ‘DIGNITA’ ED ECCELLENZA DELL’UOMO’ di Giannozzo Manetti è il ponte di passaggio al secondo Umanesimo di Marsilio Ficino e Pico della Mirandola. 9) L’UMANESIMO DI CORTE Presso la corte dei medici sbocciano due grandi personalità: Marsilio Ficino e Pico della Mirandola. Marsilio Ficino è un continuatore del Neoplatonismo quindi sostenitore dell’unità della realtà, egli però estende questa unità anche alla cultura: se il mondo è uno, la verità è una, tutti coloro che si sono cimentati con la verità, uomini di religione o filosofi devono avere qualche cosa in comune. Ficino fonda un importante concetto della filosofia europea moderna, quello di TOLLERANZA sia nelle religioni che nella filosofia, tutti coloro che cercano la verità, cercano la stessa cosa, dunque, sono solo apparentemente diversi. La sua maggiore opera è la THEOLOGIA PLATONICA poiché egli vede in Platone il precursore della teologia cristiana, rivendica una ‘PRISCA THEOLOGIA’, cioè una teologia precoce tra i Greci e poi portata a maturità dai cristiani. Il terzo grande concetto introdotto da egli è quello del MICROCOSMO; se il mondo è uno, ci sono profonde analogie e corrispondenze fra le varie parti della realtà; se il mondo è uno, ci sono segrete corrispondenze tra le parti più lontane e le parti più piccole, tra il regno vegetale e quello animale, tra il regno animale e quello umano.
Al centro di questa realtà c’è l’uomo, egli è un microcosmo, è il luogo in cui confluiscono tutti i raggi, in cui passano tutte le strade della realtà unitaria. Pico della Mirandola è stato un personaggio eccezionale, morto il giorno in cui le truppe di Carlo VIII mettevano piede a Firenze, quindi il giorno della perdita della libertà italiana. Egli era principe di Mirandola, vicino Mantova, ma era anche il principe del paesino di Concordia, e si vantava di essere principe della concordia. Egli era riuscito ad assorbire tutte le filosofie e tutti i testi religiosi disponibili all’epoca leggendoli anche nelle liturgie originali. Anch’egli neoplatonico, seguendo le orme di Marsilio Ficino, sosteneva che se tutto il mondo è uno si possono considerare le dottrine di tutte le religioni e di tutte le filosofie, ed enuclearne verità comuni. Egli compì questo enorme sforzo elaborando novecento tesi, che si proponeva di mettere a confronto coi dotti di tutto il mondo conosciuto. Questo progetto lo portò ad essere perseguitato dalla chiesa, a dover ripararsi a Parigi e questo però gli permise di dare un’introduzione alle sue tesi: ‘L’ORAZIONE DELLA DIGNITA’ DELL’UOMO’, che viene considerato il manifesto dell’umanesimo. Egli sostiene che l’artefice desiderava ci fosse qualcuno capace di afferrare la ragione di un’opera così grande, di amarne la bellezza, di ammirarne la vastità. Perciò, compiuto ormai il tutto, pensò da ultimo a produrre l’uomo e lo accolse come opera di natura indefinita ponendolo come cuore del mondo senza restrizioni imposte e arbitrarie. L’uomo è ‘FABER FORTUNAE SUAE’, è artefice del proprio destino, si crea da sé la propria collocazione nel creato, addirittura Dio gli dà il mandato in bianco di scegliersi quale posto vuole occupare. 10) L’UOMO COME ESSERE IN CAMMINO Decisiva è nell’umanesimo la concezione secondo cui l’uomo è un essere ‘INTERMEDIO’, in cammino. Questa intuizione è al centro dei momenti più alti della storia del pensiero. L’uomo è collocato nel mezzo dell’universo, è copula del mondo e da questa posizione può sia regredire, volgendosi verso le proprie componenti animalesche o volgersi verso l’alto e quindi alimentare la scintilla divina che c’è in lui fino a farla divampare. La sua dignità consiste proprio nel fatto che è libero di scegliere la propria posizione nel cosmo, è perfettibile, si confronta di continuo con gli ostacoli che all’espansione di ciò che è propriamente umano nascono nel mondo umano stesso. La piena realizzazione di sé, la piena libertà, non viene mai raggiunta dall’uomo, ma egli sempre di nuovo si pone in cammino verso la sempre più compiuta realizzazione del suo mondo.