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I primi organismi che apparvero sulla Terra erano microrganismi capaci di
Tipologia: Sintesi del corso
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Riassunto di UN PONTE TRA SCIENZA E SOCIETA’di Eugene P. Odum
I primi organismi che apparvero sulla Terra erano microrganismi capaci di sopravvivere in un ambiente privo di ossigeno, in presenza di elevate quantità di radiazioni ultraviolette e gas tossici, condizioni che sarebbero oggi letali per gli esseri viventi. Col passare degli anni, gli organismi primordiali, interagendo con i processi fisici, chimici e geologici, hanno gradualmente modificato l’ambiente, tra queste modificazioni assume rilievo il processo della fotosintesi, cioè l’azione di fissazione dell’anidride carbonica e la liberazione dell’ossigeno nell’atmosfera , portando a una drastica diminuzione del CO2 e all’aumento dell’O2. Si ebbero così la formazione di calcare e la comparsa di una fascia verde sulla superficie terrestre. Fino a non molto tempo fa si dava per scontato la disponibilità illimitata delle risorse naturali, oggi invece si deve considerare come prioritario la salvaguardia e l’uso corretto delle risorse come l’acqua, che non può essere sostituita. E’ possibile oggi identificare i sistemi e i processi ecologici più importanti che consentono la vita sulla Terra. Per muoversi in questa direzione dobbiamo considerare l’ambiente in un insieme e suddividerlo in unità funzionali secondo un metodo sistematico (sviluppo sostenibile). La Terra viene descritta e classificata in tre grandi categorie, attraverso i suoi più importanti ambienti:
mondo esterno; erano concessi scambi di energia come quella solare e scambi d’informazioni. Il risultato più importante è stata la documentazione dell’elevato valore di beni che ci vengono elargiti dalla Natura, come accade con l’uso di combustibili fossili. Sostenere le aree urbane e industriali Sulla Terra le aree dedicate all’agricoltura sono di gran lunga più estese rispetto a quelle urbanizzate ed industrializzate. Questo dipende dal fatto che sono necessari molti chilometri quadrati di terreno coltivato per fornire cibo alle persone di città. E’ necessario evitare che lo sviluppo urbano avvenga a scapito di quello agricolo, perché il terreno coltivabile buono non è disponibile all’infinito. Solo un quarto della superficie terrestre è provvisto di suolo, acqua e clima idonei per sostenere la produzione di cibo per la sterminata popolazione terrestre. La città è quindi un “punto caldo”, ovvero una macchia concentrata di energia , sparsa in una ambiente in grado di sostenere la vita più grande, ma meno ricco di energia. (Questo tipo di distribuzione è diffuso anche tra molti organismi). Poiché gran parte del pianeta sta andando verso una urbanizzazione crescente, è importante riconoscere come la città rappresenti un parassita degli ambienti naturali e di quelli utilizzati dall’uomo a scopo agricolo. Essa infatti non produce cibo, non purifica l’aria e contribuisce poco a purificare l’acqua in modo da poterla riutilizzare. Per sostenere la qualità di vita urbana occorre che parte di questo benessere venga utilizzato per conservare, mantenere e riparare gli ambienti naturali ed agricoli. Attualmente l’uomo non si preoccupa dell’ambiente necessario della vita, perché non si rende conto di quanto esso sia essenziale. Un esempio di ciò è la dipendenza di due grandi città come New York e Chicago dal loro bacino idrografico posto a valle. L’inquinamento da sorgenti puntiformi e da sorgenti diffuse L’applicazione di leggi che regolano gli scarichi provenienti dalle industrie, dalle centrali elettriche e dagli impianti per il trattamento dei liquami, hanno ridotto l’ inquinamento puntiforme ( scarichi provenienti da tubazioni, canali di scolo, ecc ) sia nei fiumi che in atmosfera. Poiché è aumentato l’ inquinamento da sorgenti diffuse , come lo scorrimento superficiale del suolo e dei pesticidi o gli scarichi delle auto, non si è avuto alcun miglioramento della qualità dell’acqua e dell’aria. Gli inquinanti diffusi che ora minacciano laghi, fiumi, oceani e atmosfera sono più difficili da valutare e non possono essere controllati come quelli puntiformi. L’inquinamento diffuso può essere controllato solamente mediante la gestione dell’input. Si può ad esempio considerare la riduzione della quantità e della tossicità dei composti chimici usati nell’agricoltura, o il riciclaggio della carta, la rimozione dello zolfo. La gestione dei rifiuti è attualmente un argomento scottante: le discariche controllate sono ormai obsolete ed è necessario sostituirle con delle industrie per il recupero dei rifiuti. Entrano qui in gioco le scienze ambientali (connessione uomo-natura). Il temine ecologia deriva dalla parola greca oikos (casa) e da logos (studio), quindi è lo studio dell’ambiente casa, piante, animali, microrganismi ed esseri umani che vivono tutti insieme. Ecologia = studio del sistema terrestre per il sostentamento della vita. Oggi è sempre più una disciplina che enfatizza uno studio olistico delle parti che costituiscono l’unità.
Per meglio comprendere i complessi sistemi che sostengono lo sviluppo della civilizzazione umana occorre ragionare in termini di livelli di organizzazione gerarchica, ovvero una disposizione entro una serie ordinata di comparti. Principio della gerarchia ecologica Su grande scala ed a partire dal basso verso l’alto, l’ambiente ecologico è così strutturato:
Per studiare sistemi complessi come l’ecosistema, occorre sviluppare dei modelli: versione semplificata che imita un fenomeno reale in modo tale che esso possa essere compreso e diventi spunto per possibili evoluzioni. Nella sua versione formale un modello deve avere almeno cinque componenti: proprietà – variabili di stato P forze – costituite da sorgenti esterne o da forze che guidano il sistema E vie di flusso – ci mostrano come energia e trasferimento dei materiali si collegano con le proprietà e le forze F interazioni – ci mostrano come forze e proprietà interagiscono per modificare, ampliare o controllare i flussi I anelli di feedback – ci indicano come un’uscita possa essere rimessa in circolo, per influenzare una componente o un flusso a monte L Un modello può essere utilizzato x descrivere , ad es., la produzione di smog fotochimico nel traffico urbano, oppure x rappresentare un modello di ecosistema, oppure x studiare l’evoluzione di una situazione reale ( ad es. rispondere alla domanda “cosa accade se una proprietà viene aggiunta…” , “cosa accade se una proprietà viene rimossa..”
CAPITOLO 3 - L’ ECOSISTEMA
Sir Arthur Tansley, un botanico inglese, coniò nel 1935 il termine di ecosistema per quei componenti biotici ed abiotici considerati come un tutt’uno, ovvero si riferisce a un’unità organizzata. Il concetto chiave delle sue definizioni è “l’idea di un avanzare verso l’equilibrio, che forse non viene mai completamente raggiunto, ma alla cui approssimazione si arriva quando i fattori in gioco sono costanti e stabili per un periodo di tempo lungo e sufficiente”. Modelli di ecosistemi Gli ecosistemi sono sistemi aperti, in cui le componenti entrano ed escono continuamente. Un modello grafico di ecosistema può essere rappresentato da una scatola rettangolare, che chiamiamo sistema (S) che costituisce l’area di interesse, e da due grandi imbuti che chiamiamo ambiente di entrata (AE) e ambiente di uscita (AU). Il confine di sistema si delinea in un’area di foresta o una sezione di spiaggia, il confine naturale invece si riferisce ad esempio alle rive di un lago. Ecosistema = AE ( energia è una delle componenti di entrata come: sole, il più importante, il vento, la pioggia) + S (al suo interno sorgenti di energia rinnovabile, organismi autotrofi ed eterotrofi, punti di immagazzinamento di energia, perdite di calore) + AU (energia in uscita come calore o come materia organica (cibo e prodotti di rifiuto e gli inquinanti). AE + S + AU
Ambiente di Sistema Ambiente di uscita entrata
Gli ecosistemi hanno due componenti biotiche principali:
In un paesaggio a chiazze, la forma e la dimensione sono fattori importanti nel determinare quali specie di animali siano adatte a sopravvivere in quell’ambiente. Più piccola è la chiazza, maggiore è l’effetto della frammentazione e meno positiva è l’influenza del margine. L’antidoto alla frammentazione e alla formazione di molti margini è la realizzazione di ampie aree protette prima che lo sviluppi diventi eccessivo. E’ possibile mantenere zone ripariali affinchè gli animali si possano muovere da chiazza a chiazza. La varietà è fondamentale per la vita La diversità e costituita da 2 componenti:
Terra senza vita Il bacino del rame, a Coperhill nel Tennessee, ci mostra come sarebbe la Terra senza vita: assomiglierebbe alla superficie di Marte. I vapori di acido solforico provenienti dalle fonderie del rame sterminarono tutta la vegetazione. Da Coperhill traiamo una lezione economica e politica importante: quando un’ industria utilizza più della capacità di sostegno vitale di un’area e distrugge, là non sarà possibile un ulteriore sviluppo economico e altri insediamenti umani. Anche se oggi la teoria di Gaia non può essere verificata, possiamo capire l’importanza di prevenire l’inquinamento, anche quello più difficilmente rilevabile delle sorgenti diffuse o non puntiformi.
L’ energia è la capacità di compiere un lavoro, cioè di fare o svolgere qualcosa. La fonte principale di energia degli eterotrofi è il cibo; per gli autotrofi è la luce e tutta l’energia solare indiretta (vento, pioggia), richieste per la fotosintesi. Il concetto di energia è comune denominatore nell’ ambito ecologico ed è anello di congiunzione tra ecosistema e sistema economico Unità energetiche Ci sono troppe unità di misura per quantificare l’energia: il watt per l’energia, le calorie per il cibo, il barile per il petrolio. Per semplificare le cose, in questo libro useremo la caloria. Useremo la piccola caloria, ovvero la grammocaloria (c) gcal e la grande caloria, chilocaloria (C) Kcal. Una gcal è uguale alla quantità di calore necessario per innalzare la temperatura di un grammo d’acqua di un grado centigrado. La kcal è 1000 volte più grande, quindi è pari al calore necessario per innalzare la temperatura di un Kg di acqua di un grado centigrado. Come punto di riferimento alle quantità numeriche che useremo per confrontare i vari flussi energetici, si ricorda che per svolgere tutte le funzioni vitali del nostro organismo sono necessarie 2000-3000 Kcal immesse sotto forma di alimenti al giorno e circa un milione di kcal ogni anno. Il joule è la quantità d’energia di lavoro richiesta per innalzare un chilogrammo all’altezza di 10 centimetri (circa 0.24 gcal); il watt è un joule per secondo. Il chilowattora è pari a 860 kcal. Non esiste alcuna unità quantitativa che esprima la concentrazione dell’energia o la qualità dei diversi tipi, i quali differiscono molto nell’abilità di svolgere un determinato lavoro. Le leggi dell’energia Le due leggi della termodinamica descrivono il comportamento dell’energia:
Produttività primaria netta = quantità di materia organica immagazzinata in una pianta, al netto di quella utilizzata per il proprio metabolismo Produttività primaria della comunità = quantità che avanza dopo che la comunità biotica (autotrofi e eterotrofi) ha tratto tutto il cibo di cui necessita Produttività secondaria = immagazzinamento di biomassa a livello degli eterotrofi Quando i fattori fisici (acqua, nutrienti, clima) sono favorevoli e quando l’ energia sussidiaria proveniente dall’esterno del sistema (ad esempio vento e pioggia in una foresta pluviale) riduce i costi di mantenimento, si possono verificare alti tassi di produttività primaria, sia negli ecosistemi, sia nelle colture. Se nel futuro vogliamo continuare ad avere coltivazioni o foreste, almeno un terzo della produttività primaria deve essere conservata per l’ecosistema Energetiche Source-Sink Un corollario (Proposizione che si deduce come conseguenza logica di un'altra già dimostrata. Deduzione supplementare e conclusiva) all’energia sussidiaria è il concetto delle energetiche source-sinke : l’eccessiva produzione organica di un ecosistema ( source ) viene inviata ad un altro ecosistema ( sink ) meno produttivo. Ad esempio un estuario può esportare materia organica od organismi in acque costiere meno produttive. Trasferendo questo concetto a livello di specie, una popolazione potrebbe generare una quantità di prole superiore a quella che serve per mantenerla a livello costante nella sua aerea, e spostare l’eccesso verso una popolazione adiacente. Tipi di fotosintesi (La fotosintesi è l’insieme delle reazioni mediante le quali le piante producono sostanze organiche a partire da CO2 e H2O in presenza di luce.) Il processo fotosintetico è dato da: anidride carbonica + acqua + energia luminosa = carboidrato + acqua + ossigeno Sono l’acqua che viene ossidata e l’anidride carbonica che viene ridotta (fissata) in carboidrato a portare alla formazione di altri tipi di cibo e di materia organica. Piante C3 = la fissazione dell’anidride carbonica comincia con la formazione di composti a 3 atomi di carbonio; massima produttività di queste piante ad intensità di luce e a temperature moderate; la produttività è inibita a temperature ed esposizioni alla luce elevate. Sono responsabili della maggior parte della produttività primaria mondiale; piante come il grano, il riso, le patate Piante C4 = la fissazione-riduzione della CO2 inizia da 4 atomi di carbonio; massima produttività con luce intensa e alte temperature; piante dei deserti delle praterie nei climi tropicali, come la canna da zucchero La distribuzione mondiale della produttività primaria L’oceano è caratterizzato da una scarsità di nutrienti e i deserti da carenza di acqua. In termini di superficie, i ¾ della biosfera sono costituiti da deserto o oceano aperto e solo il 10% è ambiente naturale altamente produttivo. Grazie al fatto che le regioni poco fertili sono aree molto grandi, il totale della loro produttività è elevato. Cibo per l’uomo La produzione di cibo destinato agli esseri umani è aumentata molto negli ultimi anni grazie:
poveri, invece, diventano sempre più poveri. La fame nel mondo potrebbe essere evitata se i paesi sviluppati si adoperassero per migliorare l’uso e la distribuzione delle risorse e dei suoli e per ridurre il tasso delle nascite. Il padre della Rivoluzione verde, Norman Borlaug, ci ricorda che l’incremento del rendimento delle coltivazioni ha permesso di guadagnare un po’ di tempo affinché la popolazione mondiale possa stabilizzarsi. Gli sforzi sarebbero futili in assenza di una riduzione nella crescita della popolazione Cibo per gli animali domestici C’è da considerare la grande quantità di cibo che viene consumata dagli animali da allevamento. Inoltre gli animali domestici (bestiame) consumano di più rispetto agli esseri umani, poiché la biomassa delle coltivazioni destinata al bestiame mondiale, è superiore di 5 volte a quella destinata agli esseri umani. A questi si aggiungono gli alimenti per animali domestici quali gatti, uccelli e cani che consumano una buona quantità di cibi di alta qualità. Cibo proveniente dal mare Meno del 5% del cibo consumato dagli esseri umani proviene dagli ecosistemi acquatici. Le percentuali sono più elevate in Giappone, nell’Asia del sud est e nell’America del Nord. Molti biologi marini ritengono che non sarà possibile aumentare ulteriormente la raccolta di organismi marini in modo naturale e occorre sviluppare una coltivazione artificiale o acquacoltura. Il problema è che nel pianeta non vi sono grandi aree adatte ad essa e che pesci e molluschi sono sensibili ai cambiamenti climatici. Inoltre, come nella agricoltura, i rendimenti più alti sono ottenuti attraverso la somministrazione di energia sussidiaria. La produzione di combustibili e fibre L’umanità dipende molto dalla produttività primaria non solo per ottenere prodotti agricoli commestibili, ma anche per le fibre (cotone e carte) e i combustibili. Nei paesi più poveri il legname viene bruciato più velocemente rispetto al suo tempo di sostituzione, favorendo così la deforestazione La ripartizione energetica nelle catene alimentari Se nel futuro vogliamo continuare ad avere coltivazioni o foreste, almeno 1/3 della produttività primaria deve essere conservata per l’ecosistema. Nella catena alimentare l’energia solare viene trasformata passo per passo prima dai produttori (piante) poi dai consumatori secondari (carnivori) e cosi via. Ogni passaggio di questa catena si chiama livello trofico : cioè un livello energetico e non di specie, perché una specie può occupare più di un livello trofico (ad esempio gli esseri umani sono sia erbivori che carnivori). Data la perdita di energia ad ogni passaggio, il livello trofico successivo ne contiene meno. Nelle comunità biotiche naturali il flusso energetico non è un processo lineare come erba-mucca- uomo, ma coinvolge una rete complessa di flussi chiamata rete alimentare. La biomassa prodotta da vegetali può diventare disponibile per i consumatori o sotto forma di materia vivente o di materia morta (detriti). Su questa base si distinguono due percorsi:
Per avere il valore dell’energia netta positivo, il rendimento deve essere maggiore di almeno due/ quattro volte rispetto a quello dell’energia richiesta per sostenere il sistema. Gli attuali impianti di fusione nucleare sono costosissimi e l’energia netta è scarsa. La tendenza deve essere quella di non dipendere solo da una fonte di energia: ad es. l’energia solare può essere ottima x il riscaldamento domestico, mentre x produrre l’energia richiesta dalle industrie si potrebbe utilizzare energia ad alta concentrazione, come il petrolio. Energia e denaro Il denaro e l’energia sono correlati xchè l’energia è necessaria x produrre denaro e questo serve x pagare l’energia. Anche quando si parla di energia naturale entra in gioco il denaro quando una fonte naturale viene convertita in beni e servizi da mettere sul mercato. Il denaro oggi appare fondamentale quando occorre prendere decisioni a molti livelli della società. Ricordiamoci, però, che il nostro sistema monetario non prende in considerazione tutti i costi reali della vita: quando si tratta della qualità della vita umana, i soldi e il consumo dei prodotti antropici di mercato, non sono gli unici fattori determinanti.
Il ciclo idrologico L’acqua è una componente di grande importanza x sostenere la vita. Grazie al suo ciclo, essa viene cmq restituita all’ecosistema attraverso la pioggia. Precisamente il ciclo dell’acqua ( ciclo idrologico ) ha due fasi:
impiegata abbia un costo inferiore al valore del prodotto riciclato. In natura gli organismi tendono ad accumulare e riciclare quegli elementi vitali, come il fosforo, che sono scarsi rispetto alla loro richiesta. Come accade x l’acqua, i circa 24 elementi nutrienti essenziali (carbone, azoto, fosforo, calcio..) non sono distribuiti in modo omogeneo ma si trovano in compartimenti o pools , caratterizzati da vari tassi di scambio fra di loro. Esistono pools di riserva di grandi dimensioni, alcuni lenti negli scambi ed altri piccoli, ma molto attivi negli scambi con gli organismi. Il processo di decomposizione non rilascia solo minerali, ma anche dei sottoprodotti organici che potrebbero influire sulla disponibilità dei minerali stessi per gli autotrofi. Di questo tipo è quel processo conosciuto come chelazione in cui le molecole “afferrano” il calcio, il ferro.. I minerali chelati sono più solubili e spesso meno tossici rispetto ad altri sali inorganici dello stesso elemento. Due tipi fondamentali di cicli I cicli biogeochimici sono suddivisi in:
meno applicabili quando le condizioni sono transitorie: in questi casi la strategia utile per ridurre l’inquinamento riguarda la riduzione del maggior numero possibile di sostanze tossiche. Compensazione dei fattori Gli ecotipi sono razze geografiche di una stessa specie che si sono adattate localmente, con diverse forme di crescita e con limiti di tolleranza diversi per temperatura, nutrienti, luce… Essi possono derivare da una compensazione di fattori senza fissazione genetica (acclimatate) o con fissazione genetica. Bisogna tenere conto della fissazione genetica per ottenere risultati positivi nei ripopolamenti degli ecotipi a bassa densità di popolazione. Infatti, molte specie hanno limiti di tolleranza molto ristretti e sono molto sensibili al cambiamento: oggi alcune specie vengono usate come indicatori ecologici ( bioindicatori ) dei cambiamenti nelle condizioni ambientali, e quindi, utilizzate negli studi sull’inquinamento ambientale. Orologi biologici Gli organismi non solo si adattano all’ambiente fisico ma utilizzano anche i cicli naturali per regolare le loro attività. Fanno questo attraverso gli orologi biologici : meccanismi fisiologici per misurare il tempo. La manifestazione di base è il ritmo circadiano : capacità di regolare e di ripetere funzioni ad intervalli di circa 24 ore. E’ questo ritmo che viene sconvolto quando soffriamo di fuso orario. Il fotoperiodo , o lunghezza del giorno, è un parametro utilizzato dagli organismi per regolare le attività stagionali nelle zone temperate. Fornisce indicazioni stagionali e latitudinali (variazione stagionale aumenta all’aumentare della latitudine). Il fotoperiodo è l’orologio che scatena la crescita e fioritura di molte piante, la migrazione di uccelli, la diapausa (riposo) negli insetti, ecc. La lunghezza del giorno viene percepita attraverso un recettore come l’occhio negli animali o attraverso pigmenti nelle piante, il che attiva delle risposte fisiologiche o comportamentali. Questa regolazione di parametri temporali può venir alterata dalla manipolazione sperimentale e artificiale. Gli incendi come fattore ambientale Gli incendi naturali ( causati dai fulmini) o causati dall’uomo, non sempre sono nocivi: ad es. gli incendi controllati possono rivelarsi uno strumento utile nella gestione di alcuni tipi di foreste e praterie. Infatti, un esempio che dimostra chiaramente l’utilità degli incendi è quello che avviene in alcune praterie dove esiste una vegetazione che si è adattata agli incendi: si tratta dell’erba che ha valore di pascolo e che cresce rigogliosa dopo un incendio, prendendo il posto dei meno utili arbusti. È importante distinguere tra:
Entisol : suoli più giovani. Suoli migliori a livello agricolo: alfisols : suoli forestali moderatamente dilavati e mollisols : suoli prateria ¾ dei suoli del pianeta non sono adatti all’agricoltura intensiva se non trattati con fertilizzanti e acqua. Erosione naturale ed erosione di origine antropica L’erosione del suolo per azione dell’acqua o del vento avviene molto lentamente ( ordine delle migliaia di anni) ed è accompagnata da grossi spostamenti causati da alluvioni, eruzioni vulcaniche, ecc. Le aree che perdono i suoli con velocità maggiore rispetto della loro formazione, soffrono di produttività ridotta. L’uomo con le proprie attività (es. → agricoltura intensiva ) tende ad accelerare l’erosione del suolo causando danni significativi. È necessaria un’etica di conservazione del suolo, +ttosto che la sua gestione come una azienda economica: diversamente, se il tasso di degrado continuerà, sarà difficile conciliare le nostre necessità e le nostre richieste di maggiori quantità di prodotti alimentari con la diminuzione delle estensioni di superfici coltivabili. Agricoltura sostenibile La gravità di queste minacce porta ad utilizzare l’ agricoltura conservativa , che anziché distruggere il suolo cerca di formarlo, attraverso il mantenimento della copertura vegetale e della diminuzione dell’aratura. Rifiuti tossici: la sventura delle società industriali L’introduzione massiccia nell’ambiente di composti tossici, quali pesticidi e materiali radioattivi, ha portato danni alla salute dell’uomo (esempio la diossina di Seveso). Un gran numero di sostanze chimiche vengono rilasciate nell’ambiente disturbando il sistema endocrino degli animali, uomo compreso ( cfr carcinomi, diminuzione della fertilità, ecc): si tratta di rifiuti industriali ad altissima tossicità la cui gestione e il cui riciclaggio devono avere priorità in tutto il mondo. Tra i maggiori pericoli la contaminazione delle acque sotterranee, difficilmente purificabili. Riduzione delle sorgenti e internalizzazione dei costi Necessario sostituire gli agenti chimici più tossici. Inoltre il costo della gestione dei rifiuti tossici, deve essere internalizzato, diventare cioè parte del costo totale della produzione. Il modello stress-sussidio Da tutto ciò che si è detto risulta chiaro che la civilizzazione spesso ha un forte impatto sull’ambiente: il “disturbo antropico” a bassi livelli può amplificare la risposta degli ecosistemi ma a livelli elevati lo degrada. Pensiamo all’utilizzo massiccio di fertilizzanti, pesticidi, all’aumento della temperatura , della CO2, ecc. che possono portare all’estinzione della vita in un ecosistema.
CAPITOLO 6 - ECOLOGIA DI POPOLAZIONE
Fino qua abbiamo:
Diversità genetica Mantenere la diversità genetica è fondamentale per la sopravvivenza di una specie. Alcune specie possono diventare in pericolo di estinzione se le dimensioni della popolazione diventano piccole e si sviluppa una strozzatura genetica (vedi capitolo 7) → da evitare è l’ isolamento che non permette lo scambio genetico. Dinamica della metapopolazione È un livello posto, nella gerarchia ecologica, tra quello di organismo e quello di popolazione. Gruppi di individui di molte specie si presentano in macchie separate di habitat favorevole separate da habitat sfavorevole, ma collegate tramite la diffusione. Secondo la teoria della metapopolazione, i gruppi di individui in ogni macchia distinta si estingueranno ad un certo punto nel tempo, ma la macchia sarà ricolonizzata da individui di un piccolo territorio vicino. Conseguentemente la sopravvivenza delle specie può dipendere + dalla loro capacità di emigrare/immigrare +ttosto che dalle nascite e dai decessi all’ interno di un territorio. Crescita demografica della popolazione umana La demografia umana ha sperimentato quasi tutti i tipi di forma di crescita immaginabili, compresa la crescita negativa (Morte Nera: peste del quattordicesimo secolo). La sua storia è caratterizzata da due periodi di crescita rapida: 8000 anni fa con lo sviluppo dell’agricoltura (Rivoluzione Agricola); circa 200 anni fa con la Rivoluzione Industriale, i progressi della medicina , la colonizzazione di nuove terre, ecc. Un buon modo per visualizzare la crescita demografica è quello di determinare il tempo di raddoppiamento : numero di anni necessari alla densità di popolazione di raddoppiare (attualmente la popolazione mondiale sta crescendo ad un tasso dell’1,8 % , cioè si raddoppia in ca 30/35 anni, con punte massime del 3 % nei Paesi in via di sviluppo e dell’1% nei Paesi sviluppati). Molti sociologi ed economisti credono alla cosiddetta transizione demografica : idea che la crescita demografica subisca un rallentamento allorché la popolazione diventi più ricca e meno dipendente dai propri figli per il lavoro ( con l’aumentare del benessere la gente tende ad avere meno figli e ad impiegare le proprie energie e risorse finanziarie x migliorare la qualità di vita). Il problema della popolazione è quindi, secondo questa teoria, economico. La maggior parte dei demografi crede che i paesi sovraffollati debbano prendere provvedimenti politici per controllare la crescita della popolazione come sta facendo la Cina. Interazione tra due specie L’effetto che una specie può avere sulla crescita demografica e sul benessere di un’altra specie può essere negativo (-), positivo (+) o neutro (o). Quindi, le popolazioni di 2 specie possono interagire secondo varie combinazioni:
chimici, sostanze velenose. Gli erbivori, naturalmente, sviluppano modi per disintossicarsi. Lo studio del rapporto pianta-erbivoro sta diventando un’industria in crescita nell’ecologia e nella biochimica, a causa dell’incredibile serie di sostanze chimiche complesse che le piante producono e che possono risultare utili anche all’uomo;
CAPITOLO 7 - SVILUPPO ED EVOLUZIONE DEGLI ECOSISTEMI
Le comunità biotiche attraversano un percorso di evoluzione un po’ come accade x i singoli organismi. Successione ecologica o sviluppo dell’ecosistema : sviluppo della comunità nell’arco di un breve periodo (1000 anni o meno), che comporta cambiamenti sia negli organismi sia nell’ambiente fisico. Evoluzione organica : cambiamenti che avvengono in tempi geologici (milioni di anni) Nei cambiamenti della successione ecologica, quello che è difficile è conoscere l’esistenza di modelli ben definiti che, in assenza di importanti interferenze, siano prevedibili. Quando un’area diventa disponibile allo sviluppo della comunità (un campo coltivato viene abbandonato o lasciato incolto) piante e animali la colonizzano in una serie di stadi successivi. Gradualmente si sviluppano ulteriori comunità permanenti finché non si arriva alla fase matura o stadio climax ( o comunità climax o climax ) metabolicamente equilibrata. La composizione biotica della comunità climax è determinata da fattori quali il clima, il suolo e le condizioni idriche. Teoria della successione: una breve storia Oggi è generalmente accettato il concetto che vede la successione ecologica come un processo in cui interagiscono sia le piante ( organismi autotrofi) sia gli animali e i microrganismi ( eterotrofi). Si tratta di un processo bifase: i primi stadi, o fasi pioniere , sono casuali (stocastici) nel momento