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UNIVERSALI LINGUISTICI Il termine universali linguistici indica l'insieme di proprietà che risultano comuni a tutte le lingue del mondo o perlomeno a un alto numero di esse. Alcuni u. sono ovvi: per es., tutte le lingue hanno sia vocali sia consonanti, tutte hanno risorse appropriate a designare gli oggetti (i "nomi"). Altri sono meno visibili a un non esperto: tutte le lingue hanno parole per esprimere localizzazione spaziale, come "qui" e "lì"; le consonanti sono più numerose delle vocali (il caso inverso, di lingue con più vocali che consonanti, sembra rarissimo: così l'hawaiano); tra le consonanti, ce ne sono alcune che non mancano in nessuna lingua (così /k/, /m/, /b/), e la stessa cosa accade per le vocali /i/, /u/ e /a/;i suoni nasali esistono solo se ci sono le corrispondenti occlusive non nasali (in pratica, c'è /m/ solo se c'è /b/), ecc. Altri u., infine, esprimono correlazioni complesse: una lingua, se ha vocali nasali (come il francese /a/ di /grà/ grand "grande"), ha anche vocali non nasali (come /a/ di /pas/ passe "(egli) passa"), ma non è vero l'inverso, cioè non esiste neppure una lingua che abbia vocali nasali ma sia priva di quelle non nasali. I tratti universali delle lingue sono talmente numerosi, anche tra lingue che non hanno relazioni storiche, che il fenomeno non può essere considerato casuale. L'unico modo per spiegarlo consiste nel pensare che le lingue siano costruite in base a un medesimo modello sottostante. Il problema principale dello studio degli u.l. sta quindi nell'identificare le caratteristiche comuni delle lingue al di là delle vistose differenze che esse presentano l'una rispetto all'altra. Sviluppo storico. - La convinzione che le lingue abbiano tratti comuni è molto antica, e proprio su di essa si è formata la disciplina chiamata (non a caso) linguistica "generale". La linguistica, infatti, è generale in quanto si sforza di cogliere proprietà comuni a tutte le lingue piuttosto che quelle di una singola lingua. Ma l'attenzione verso gli u.l. propriamente intesi, e il termine stesso che li designa, sono molto recenti. Solo negli anni Sessanta, infatti, J.H. Greenberg, dell'università Stanford, impostò un vasto progetto di ricerca in cui si confrontavano, per taluni importanti aspetti, trenta lingue del mondo, prive di relazioni genetiche, il che permetteva di escludere che le proprietà comuni si fossero diffuse per contatto tra comunità diverse di parlanti. L'indagine rivelò un