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EMBIOLOGIA ANDROLOGIA INFEZIONI VIE URINARIE IPB UROLITIASI TERMINOLOGIA E SINDROMI UROLOGICHE TUMORI DEL SISTEMA URINARIO UROLOGIA FUNZIONALE TRAUMI
Tipologia: Appunti
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Ipertrofia prostatica benigna. Ritenzione urinaria acuta. Anuria.
La prostata è un organo che si trova: → Inferiormente alla vescica; → Davanti al retto; → Circonda la prima porzione dell'uretra (uretra prostatica). Viene suddivisa in zone e lobi: o Zone: ▪ 70% Zona periferica (PZ) : parte posteriore e laterale → sede + frq tumori prostatici ▪ 25% Zona centrale (CZ) : intorno ai dotti eiaculatori ▪ 5 - 10% Zona di transizione (TZ): Circonda l'uretra prostatica, area dell'IPB ▪ Stroma fibromuscolare anteriore : non ghiandolare; t. muscolare e fibroso x supporto meccanico o Lobi: ▪ anteriore : fibro-muscolare, copre la faccia anteriore ▪ posteriore : dietro la prostata, zona periferica ▪ medio : tra uretra e dotti eiaculatori; IPB ▪ laterali dx e sx : ai lati dell'uretra La prostata svolge due importanti funzioni:
= crescita non maligna del tessuto prostatico che circonda l’uretra Questa condizione si sviluppa nel 40% maschi adulti con età >35-40y , con una prevalenza che aumenta con l’età. È importante distinguere questa condizione dall’ iperplasia , che implica una crescita del tessuto dovuta a un aumento del numero di cellule (non solo delle dimensioni)^1. Questo fenomeno interessa il tessuto prostatico che circonda l’uretra e può causare costrizione o compressione uretrale con resistenza al flusso urinario ( estensibile^2 , non rigida), portando ai sintomi del tratto urinario inferiore (Lower Urinary Tract Symptoms, LUTS ): ✓ Sintomi irritativi/ della fase di riempimento ( Urgenza, nicturia, frequenza, incontinenza) ✓ Sintomi ostruttivi/ della fase di svuotamento (Mitto debole, getto a spruzzo, flusso intermittente, esitazione minzionale, necessità di spingere con il basso ventre in minzione, gocciolamento terminale) ✓ Sintomi della fase post-minzionale (Sensazione di mancato svuotamento, sgocciolamento post-minzionale) (^1) In entrambi i casi la diagnosi è clinica, mentre nel carcinoma della prostata è anatomo-patologica. (^2) Differenzia dalla stenosi uretrale , che è un restringimento non estensibile , rigido e di natura fibrotica.
Alla comparsa della sintomatologia nel 99% c’è IPB (ipertrofia), anche se non si ricerca la conferma istologica. La sintomatologia è variabile e spesso non correlata al volume prostatico^3 ed alla gravità della IPB, per cui la terapia si baserà sulla sintomatologia e non sul volume. ❖ I LUTS possono essere causati anche da sclerosi del collo vescicale, stenosi uretra, vescica neurologica o iperattiva ❖ in inglese dysuria = stranguria (dolore bruciante dopo la minzione) TIPOLOGIE DI OSTRUZIONE NELL’IPB → OSTRUZIONE STATICA Questa forma di ostruzione è di natura meccanica , causata dalla proliferazione cellulare nella prostata.
o Terapie in corso: il monitoraggio delle variazioni del PSA è essenziale durante i trattamenti per valutare la loro efficacia e l’evoluzione della patologia.
L’ ipertrofia del detrusore è una risposta compensatoria della vescica a un’ostruzione urinaria cronica, come quella causata dall’Ipertrofia Prostatica Benigna (IPB). Questo processo porta a cambiamenti strutturali e funzionali che compromettono progressivamente la capacità della vescica di svuotarsi e trattenere l’urina. MODIFICAZIONI STRUTTURALI
1. Fitoterapici e integratori alimentari - Serenoa Repens : o Effetti anti-infiammatori. o Riduce il volume prostatico e migliora la sintomatologia. o Inserita nelle linee guida , ma non è considerata una cura “seria” per l’IPB. o Non mutuabile. - Settore con un alto giro d’affari , nonostante l’efficacia sia limitata rispetto ai farmaci tradizionali. 2. Alfa-bloccanti - Meccanismo d’azione: riducono il tono della muscolatura liscia del collo vescicale e della prostata, migliorando il flusso urinario. - Efficacia: rapidi e funzionanti nel 90% dei casi. - Modalità di somministrazione:
Condizione clinica a genesi multifattoriale caratterizzata dalla presenza di uno o più concrezioni cristalline (o calcoli), di dimensioni variabili, all' interno delle vie escretrici urinarie , dai calici renali all' uretra. Generalmente i calcoli si formano a livello renale; talvolta possono formarsi a livello vescicale. È una delle condizioni patologiche più antiche (V secolo a.c.) e di più frequente riscontro in ambito urologico.
L'incidenza della calcolosi urinaria, o urolitiasi, varia significativamente nelle diverse aree geografiche e dipende da molteplici fattori:
La prevalenza a livello mondiale varia dall' 1% al 20%, con tassi più alti nei paesi ad elevato standard economico (USA, Canada, Svezia: prevalenza >10%). Queste differenze sono attribuibili a due fattori: ⮚ Il trend-occidentale , con un tipo di alimentazione che predispone all’ insorgenza della calcolosi spesso in età precoce ⮚ L’accesso a diagnosi precoce e, conseguentemente, alle cure e ai regimi di prevenzione Sono presenti differenze epidemiologiche significative nelle diverse aree geografiche anche in relazione alla composizione chimica del calcolo e, quindi, all’eziologia della calcolosi. Negli ultimi 20 anni a livello mondiale si è osservato un progressivo incremento della incidenza e prevalenza (>37% per la prevalenza !!!). → In Italia la prevalenza della calcolosi urinaria è stimata fra il 4% al 9% nei diversi studi, con un’incidenza stimata di circa 100.000 nuovi casi /anno; i tassi di incidenza e di recidiva sono essenzialmente determinati dalla malattia o dal disordine che ha causato la formazione del calcolo^2. → Incidenza più elevata nei maschi di razza caucasica (stili di vita) con un picco di incidenza fra i 40 e i 60 anni; → Rapporto di incidenza maschi: femmine di 1,5-2:1 probabile ruolo degli estrogeni nella riduzione dell’escrezione urinaria di calcio ed ossalati e nella riduzione del riassorbimento del calcio a livello osseo; nelle urine femminili inoltre c’è una maggiore concentrazione di citrati , che, insieme al magnesio, pirofosfati e glicosamminoglicani, sono definiti come gli inibitori della litogenesi.
Esistono delle condizioni in cui vi sono dei difetti poligenici – in generale a penetranza incompleta – del metabolismo , che si traducono: A. o in un aumentata escrezione dei soluti litogeni (calcio, acido urico, fosfati e ossalati); B. o nell’aumentata tendenza alla cristallizzazione, a causa di difetti negli inibitori della cristallizzazione. (^1) Ogni recidiva ed ogni intervento volto alla bonifica della calcolosi urinaria può implicare un deterioramento della funzionalità renale o portare il paziente ad andare incontro a delle complicanze infra e post operatorie. (^2) Identificando precocemente la causa, si può intervenire per impedire recidive.
La litogenesi, o patogenesi dei calcoli renali , può essere definita come quell'insieme di complessi processi chimico- fisici a cascata/tappe che determinano , in una soluzione salina complessa come l’urina, iniziali fenomeni di precipitazione dei sali, con formazione di microcristalli (o nuclei) , che rappresentano la fase iniziale nel processo di formazione dei calcoli. N.B: il microaggregato è il nucleo su cui si va a sviluppare il calcolo; il calcolo è un’entità già ben definita, clinicamente evidente, su cui si può andare ad agire anche chirurgicamente. L’urina è una soluzione salina complessa che presenta: A. Soluti litogeni (calcio, ossalati, fosfati, acido urico); B. Sostanze inibitrici la litogenesi (citrato, magnesio, mucoproteine, uropontina, proteina T-H ). FATTORI INIBITORI DELLA LITOGENESI Gli inibitori della litogenesi agiscono fondamentalmente con due meccanismi : 1 - Inibendo la cristallizzazione (meccanismo del magnesio), poichè si legano con i Sali litogeni e determinano la formazione di complessi più solubili, contrastando dunque la formazione di aggregati poco solubili. 2 - Adsorbendosi sulla superficie del cristallo (meccanismo comune ai citrati, ai pirofosfati ed ai GAG) ed evitando che questo vada incontro ad accrescimento dimensionale. CONDIZIONI INIBENTI LA LITOGENESI In condizioni fisiologiche la formazione dei calcoli urinari è impedita da un delicato equilibrio fra:
In questa fase vi è una condizione di sovrasaturazione che porta a un incremento della concentrazione assoluta o relativa di un soluto oltre il suo prodotto di solubilità. Le molecole componenti il soluto precipitano (prodotto di formazione) e cristallizzano (zona di sovrasaturazione instabile dell’urina). La nucleazione può essere: → Nucleazione omogenea che può essere definita come precipitazione spontanea dei cristalli di un sale, a seguito del raggiungimento della fase di sovrasaturazione instabile dell’urina per quel sale; → Nucleazione eterogenea, in cui i soluti non precipitano spontaneamente, ma sono presenti nuclei preformati di cristalli di altri Sali o dalla presenza di corpi estranei al sistema cristallino (detriti cellulari, batteri, fili di sutura etc…); si creano condizioni predisponenti la precipitazione: ad es. l’uso di FANS induce effetto nefrotossico, con formazione di detriti cellulari, fibrina e batteri, che costituiscono un nucleo eterogeneo su cui i sali precipiteranno. 2 - FASE DI CRESCITA ED AGGREGAZIONE CRISTALLINA Al perdurare delle condizioni favorevoli l’insorgenza della calcolosi, i microaggregati si accrescono e si va incontro alla formazione dei veri e propri calcoli. In questa fase è cruciale il ruolo degli inibitori della litogenesi, perché si è ancora in una condizione di reversibilità.
In questa fase gli aggregati formati – raggiunte dimensioni considerevoli – trovano anatomicamente dei veri e propri filtri dove vengono intrappolati causando stasi urinaria (es. dotti papillari di Bellini). Anche in questo caso è importante il ruolo del danno cellulare: un’alterazione anatomica a livello microscopico favorisce la filtrazione e dunque l’insorgenza di calcolosi. 4 - FASE DI CRESCITA MACROSCOPICA I fattori favorenti la litogenesi persistono e il calcolo si accresce macroscopicamente.
Le classificazioni – basate su diversi parametri – sono tutte fondamentali per potere poi inquadrare, da un punto di vista diagnostico , la condizione e per poter mettere in atto le misure terapeutiche di prevenzione più adeguate. I calcoli vengono classificati in base alle loro: → Dimensioni ; → Sede anatomica ; → Caratteristiche radiologiche ; → Composizione (direttamente correlata all’eziologia di formazione); → Rischio di recidiva (essenziale per distinguere i pazienti “stone former” a basso o ad elevato rischio e mettere in atto programmi di prevenzione).
Per quanto riguarda le dimensioni i calcoli vengono distinti in 4 categorie: ⮚ Calcoli fino a 5mm di diametro; ⮚ Calcoli fra 5mm e 10mm; ⮚ Calcoli fra 10mm e 20mm; ⮚ Calcoli superiori ai 20mm. Questa distinzione che ha dei riflessi diretti sulla scelta di un approccio chirurgico: è indicato per calcoli di grosse dimensioni, mentre per quelli di piccole dimensioni è scelta una terapia medica.
Per quanto riguarda la sede anatomica vengono classificati in: ⮚ Caliceali superiori; ⮚ Caliceali medi; ⮚ Pielici; ⮚ Ureterali (prossimali, medi, distali e iuxtavescicali); ⮚ Vescicali; ⮚ Uretrali. La calcolosi uretrale e quella vescicale il più delle volte sono una complicanza di un’ostruzione cervico-uretrale.
Tipicamente, alla RX diretta dell’apparato urinario, si distinguono i calcoli in base alla loro composizione in: ⮚ Calcoli radio opachi; ⮚ Calcoli radio trasparenti. Questa distinzione è importante perché permette di avere un’idea sulla composizione dei calcoli e di pianificare una strategia terapeutica di prevenzione adeguata
● La calcolosi da acido urico. L'acido urico è il prodotto terminale delle basi puriniche (endogene o esogene). Questa condizione si sviluppa tipicamente a pH acido o per iperuricosuria; è favorita dal volume urinario ridotto. Esistono forme idiopatiche e forme secondarie ( eccessivo apporto dietetico purinico, gotta, patologie ad elevato catabolismo proteico come leucemie, linfomi, farmaci uricosurici es.probenecid ). La terapia è idropinica (adeguato apporto idrico) e alcalinizzante. Se è presente anche iperuricemia, viene usato anche l’allopurinolo. È consigliata una dieta a basso contenuto di purine, quindi diminuendo l’apporto di carne e pesce. CALCOLOSI DA INFEZIONE La calcolosi da infezione corrisponde al 3/4% circa di tutte la calcolosi urinarie. Tendenzialmente, nei pz con calcoli infetti si innesta una condizione per cui questi calcoli tendono ad ingrandirsi e accrescersi molto rapidamente in un circolo vizioso presentando spesso dei quadri di: calcolosi multipla o calcolosi a stampo. ( condizioni più complesse da trattare per l’urologo ). La calcolosi da infezione è determinata da infezioni urinarie da parte di germi ureasi produttori:
Eziologia di formazione e composizione sono strettamente correlati. Questa correlazione si traduce in una tendenza del soggetto a sviluppare calcoli più o meno frequentemente. Quindi, determinate patologie e condizioni precedentemente trattate consentono di definire il soggetto affetto da calcolosi urinaria come un soggetto stone former :
Statisticamente parlando è importante sapere le caratteristiche della colica renale perché è molto probabile incontrarla in moltissimi reparti. Il pz affetto da calcolosi urinaria non è sempre il pz affetto da colica renale , può anche essere asintomatico o paucisintomatico. Spesso la manifestazione clinica del pz è quella di un paziente settico: dolore, febbre, piria ed instabilità emodinamica. Esempio : le calcolosi a stampo sono caratterizzate da un rapido sviluppo senza dare idronefrosi; spesso la calcolosi è scoperta tardivamente in corso di ecografia effettuata per altri motivi.
La calcolosi reno-ureterale si presenta con la colica renale nel 40-60% dei casi e l’intensità della colica non è commisurata alla dimensione del calcolo. La colica renale viene lamentata dal paziente come un dolore lombare intenso^4 che non riesce ad attenuare in nessun modo (non sono presenti delle posizioni antalgiche). In presenza di colica renale si interviene in urgenza con: derivazione urinaria o rimozione attiva del calcolo ( nel caso di un paziente con quadro settico). FISIOPATOLOGIA DELLA COLICA RENALE La colica renale è abitualmente det erminata da una distensione della capsula renale secondaria a distensione acuta della via escretrice , conseguente alla o struzione al deflusso urinario provocata dai calcoli e a spasmo della muscolatura liscia ureterale , e si associa ad un corteo sintomatologico abbastanza tipico SEDE ED IRRADIAZIONE Ha un esordio acuto, con intensità ingravescente, tipica irradiazione in basso e anteriormente verso la regione inguinale (testicolo o regione vulvare omolaterali). La distribuzione del dolore in corso di colica renale è dovuta alle connessioni presenti a livello midollare fra le fibre afferenti del rene e dell’uretere e le fibre sensitive provenienti dalle zone cutanee corrispondenti a quelle innervate soprattutto dai nervi ileo-ipogastrico, ileo-inguinale ed inguino- femorale. DIAGNOSI DIFFERENZIALE Nel 50% dei pazienti con sospetta colica reno-ureterale la sintomatologia dolorosa non ha un’origine urologica. La diagnosi differenziale deve essere fatta con: → Aneurisma dell’aorta addominale; → Occlusioni intestinali; → Gravidanza extrauterina; → Diverticolite; → Appendicite. Per potere eseguire una diagnosi differenziale sono fondamentali anamnesi, esame obiettivo ed uso tempestivo di tecniche di imaging. (^4) Associato spesso a sintomi neuro-vegetativi come nausea, vomito, sudorazione e tachicardia.
La diagnostica per immagini è fondamentale nell’inquadramento del paziente e dipende:
Dal punto di vista terapeutico, nella calcolosi urinaria bisogna considerare tre aspetti:
**1. Gestione della colica renale;
La colica renale viene gestita attraverso: o Terapia farmacologica ; o Derivazione della via urinaria. Se il pz non è settico e ha bisogno di analgesici, si interviene con una copertura attraverso FANS, ma non si può protrarre la terapia farmacologica per lungo tempo (se diventa necessario, vuol dire che è necessario un trattamento). Tra le terapie analgesiche ci sono oltre ai FANS ( diclofenac e ibuprofene ), gli oppioidi ( morfina e, più frequentemente, petidina ).
L’immediata decompressione della via urinaria interessa paziente con una delle seguenti caratteristiche:
LITOTRISSIA EXTRACORPOREA AD ONDE D'URTO (o ESWL) Nella calcolosi ureterale, la litotrissia extracorporea ad onde d’urto è un trattamento raramente efficace , perché necessita di particolari condizioni. ➢ Non devono esserci neoplasie su quel rene o nelle zone circostanti ; ➢ Il rene non deve essere infetto ; ➢ Il/la paziente non deve essere in gravidanza o avere stenosi del giunto pieloureterale o dell’uretere ; ➢ Il calcolo deve avere una durezza poco significativa e dimensioni ridotte (minori di un centimetro e mezzo); ➢ Il calcolo deve essere puntabile dall’operatore con il fascio d’onde d’urto (non deve essere nell’uretere prossimale o in quello iuxtavescicale). URETEROLITOTRISSIA (o ULT) L’ureterolitotrissia è la terapia principe e consiste in un approccio endoscopico grazie al quale si riesce a trattare la quasi totalità dei calcoli dell’uretere. Viene eseguita in anestesia spinale generale raggiungendo l’uretere dalla vescica per via retrograda^8. Una volta nell’uretere, si identifica il calcolo e lo si frammenta con energia laser o ultrasuoni raccogliendo i frammenti con dei cestelli appositi. NEFROLITOTRISSIA RETROGRADA (o RIRS) Nel caso di calcoli renali , il RIRS è uno dei due possibili approcci. La nefrolitotrissia retrograda è un trattamento endoscopico per via retrograda dei calcoli intra-renali. In questo approccio, vengono utilizzati strumenti flessibili capaci di risalire fino rene con una punta flessibile. Come nel ULT, una volta identificato il calcolo, viene utilizzato il laser ad olmio per trattare la quasi totalità dei calcoli renali. Nel RIRS, il criterio dimensionale è fondamentale: con un calcolo di 3 cm, per via delle maggiori possibilità di andare incontro a complicanze, non si procede immediatamente con questa metodica ma si opta per un approccio percutaneo (quando non sono presenti controindicazioni). NEFROLITOTRISSIA PERCUTANEA (o PCNL) Nel caso di calcoli renali di dimensioni importanti si esegue la PCNL. In questo trattamento si crea un tramite percutaneo: un canale che dalla cute arriva al rene. In questo canale è possibile introdurre i nefroscopi con i quali è possibile identificare e frammentare il calcolo attraverso ultrasuoni, energia balistica o laser. Portando via i frammenti del calcolo grazie a questo grosso tramite si risolvono in breve tempo calcolosi di dimensioni importanti che altrimenti non si potrebbero trattare. APPROCCIO CHIURURGICO INVASIVO Esistono ancora una nicchia di pazienti con delle situazioni anatomiche complesse da trattare con un approccio chirurgico invasivo tralasciando l’approccio mininvasivo. Ormai, la chirurgia della calcolosi ha uno spazio limitatissimo e si risolve solo nei casi in cui si deve rimuovere un rene non funzionante. Queste situazioni chirurgiche sono tra le più difficili. Infatti, per quanto grande possa essere, solitamente, una neoplasia permette di avere dei piani di clivaggio per condurre una chirurgia relativamente pulita. Invece, la calcolosi di un rene con infiammazioni subentranti continue rende quest’ultimo indissociabile dagli organi vicini (soprattutto dai vasi) e dalla parete. (^8) N.B.: Non si può prospettare un intervento per via retrograda quando si ha un ostacolo invalicabile nell’uretere (uretere stretto o stenosi). Grazie alla TAC è possibile avere contezza delle caratteristiche anatomiche del pz.
Semeiotica funzionale e strumentale e della clinica dell’apparato genito-urinario. Neurofisiologia della minzione, concetto di continenza/incontinenza urinaria..
L’urologia è una disciplina prevalentemente chirurgica , la più completa tra le specialistiche. Comprende: