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Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Nasce a Venezia il 10 febbraio 1791, era figlio di un povero pescatore testimone della caduta della gloriosa Repubblica di Venezia, resterà lontano per la maggior parte della sua vita. Prima andò a Roma e poi a Milano, che sarà la sua patria d’adozione. Studiò le classi conservatori nella galleria Farsetti, dove anche Canova si era esercitato. Nel 1809 lui arrivò a Roma grazie a una borsa di studio quadriennale che era chiamata “pensionato”, ebbe la rivelazione di Raffaello e si confrontò con Tiziano con un equilibrio tra ideale e natura. Frequenta Giovanni De Min, l’altra speranza dell’Accademia di Venezia, sostenuto da Leopoldo Cicognara e poi affidato a Canova. Il suo primo grande successo risale al 1812, con il tema del Laocoonte, al concorso alla principale Accademia Italiana quella di Brera a Milano. L’anno successivo, 1813, a invio nell’Accademia di Venezia e nello stesso arco di tempo lo troviamo vicino a un altro pittore, a cui resterà legato per tutta la vita, Pelagio Palagi nella galleria del palazzo di Torlonia a Roma. Alcuni documenti accertano la presenza di Hayez nel cantiere del Quirinale allora Palazzo Imperiale. Incontro grandi artisti del come: Camucci, Landi, Palagi, Giani, Mirandi e altri. Qui ci sarà la commissione dell’opera più impegnativa ULISSE ALLA CORTE DI ALCINOO , che venne ordinata da Gioacchino Murat, dopo la sua scomparsa verrà acquistata da Federico I di Borbone e poi verrà posto a Capodimonte. Nel 1813 partecipa a un altro concorso quello “Dell’Anonimo” presso l’Accademia di San Luca, prevalse su Ingres, grazie anche appoggio di Canova. L’anno seguente lo incaricarono una serie di “lunette” ad affresco nel corridoio del Chiaramonti del Braccio, presso i musei vaticani, per la protezione e l’incoraggiamento accordato con Pio VII. Hayez esegui questo lavoro a malincuore, ma fu l’occasione per lui di mettersi a confronto con due pittori tedeschi avanguardia, Veit ed Eggers. L’interesse verso questi due pittori primitivi porta a una trasformazione della sua pittura da quella neoclassica a quella romantica. Nel 1817 dopo il suo matrimonio con Vincenza Scaccia, decide di tornare a Venezia dove inviò il RITRATTO DELLA FAMIGLIA CICOGNARA E IL BUSTO DI CANOVA. Dal 1818 al 1821 la sua vita fu caratterizzata da imprese pubbliche e private, tra Padova e Venezia, si tratta di decorazioni civili tecnica della tempera non molto impegnative. Lui sì ispirò a invenzioni canoviane, si svolgeranno tra le dimore aristocratiche e nei locali della borsa del Palazzo Ducale, iniziò nel 1818 a dipingere un quadro, il PIETRO ROSSI, ma non verrà compreso a Venezia e nel 1820 venne presentato all’esposizione dell’Accademia di Brera a Milano, esso diventerà il manifesto del romanticismo in pittura. Il suo trasferimento definitivo a Milano avverrà nel 1823, quando viene chiamato a sostituire Luigi Sabatelli nella cattedrale dell’Accademia di Brera, che verrà ufficializzato questo posto solo nel 1850 alla morte del titolare. Lui continuò a fare spola con Venezia e a inviare i sui dipinti riconfermando il suo successo. I suoi quadri erano ispirati a temi moderni, che erano ispirati alla storia nazionale, sia drammatica che sentimentale, al posto della serenità e convezione delle forme classiche si sostituiva un aspro naturalismo data dai pittori primitivi, due quadri inviati a Brera nel 1821, CATMOR E SULMALLA, che illustra un episodio dei Canti di Ossian e il Carmagnola, legato alla storia di Venezia, altri dipinti più espliciti per il loro significato patriottico come i VESPRI SICIALI (1822) e letterati come quello ispirato a Romeo e Giulietta di Shakespeare (dal 1823) contesso da molti collezionisti più importanti milanesi e stranieri. Hayez che la competitività e la disponibilità culturale del mercato moderno dell’arte avrebbe potuto offrire a un artista moderno tutte le garanzie, per affermare la dignità e la libertà intellettuale. le opere offerte a libero giudizio del pubblico e non solo ai mecenati. Il pubblico ne decretava il successo seguiti da gare tra i collezionisti. Di lui scriverà Giuseppe Rovani molto tempo dopo. Nel 1831 si trasferì a Torino, chiamato da Carlo Alberto, come artista di corte ruolo che Hayez non avrebbe mai accettato. Ci furono molti riconoscimenti riguardo la traduzione del CARMAGNOLA, sia da parte di Manzoni che da parte di Stendhal e anche da parte della rivista tedesca “Kunst-Blatt”, primo giornale dedicato alle arti. Lo definirono
CAPOFILA DELLA SCUOLA ROMANTICA IN ITALIA. Anche se vengono contrastate da molte polemiche suscitate dalle sue opere: 1822= L’AJA D’OILEO 1825= LA MADDALENA PENITENTE 1830= VENERE CHE SCHERZA CON DUE COLOMBE Ispirati a modelli classici e canoviani in chiave romantica messa a confronto con Tiziano che appare riuscita. Anche la serie “MITOLOGIA ROMANTICA” con temi storico -letterari come ROMEO E GIULIETTA ecc. Il suo schieramento è dimostrato da opere come GLI APOSTOLI GIACOMO E FILIPPO DEL 1827. Nel 1828 invece dipinse IL CONTE ARESE IN CARCERE. Nel terzo decennio del secolo la sua pittura divenne più estesa, ci fu un oltraggio alle buone regole del bello ideale ed elaborò una pittura programmata, utilizzando tipologie più richieste da un collezionismo disimpegnato (MADDALENA, VENERE, BATSABEA, LOTH CON FIGLIE, BAGNO DI NINFE) da cui discenderà negli anni Quaranta (BAGNATI, ODALISCHE, HAREM E TAMAR) ispirandosi ad antichi maestri. La pittura storica richiesta fuori Milano si candidava a diventare quella della nazione. I capolavori della sua maturità furono, nel 1829. PIETRO L’EREMITA e nel 1831, PROFUGHI DI PARGA. Destinati a Genova e Brescia. La dimensione dei quadri serva per consentire un’organizzazione più corale della composizione, ampi spazi naturali, dolcezza naturalistiche lo spirito romantico pienamente affermato. “CHERCHEZ LE FEMME” Hayez era un grande interprete della bellezza femminile derivavano dalle sue grandi doti artistiche e dalla sua vita privata. Possiamo ricordare, nel 1890, GIUSEPPINA NEGRONI PRATI MOROSINI. Aveva avuto anche delle relazioni pericolose come quella con la moglie di un medico e Canova lo scopri, lo esilio a Firenze. Invece ebbe una relazione seria con Carolina Zucchi, faceva parte della colta borghesia e lei morì nel 1869 non ebbero figli ma Hayez adotto la trentenne Angiolina Rossi. VERSO LA CRISI In questi ultimi anni fece molti autoritratti e ritratti come quello ad Alessandro Manzoni. Lui fece attenzione molto al soggetto del ritratto, equilibrio tra interpretazione dei sentimenti e valorizzazione degli abiti. Negli anni Cinquanta favolosi capolavori e nel 1837 “L’ALLEGORIA DELL’ORDINE POLICO DI FERDINANDO I D’AUSTRIA”. LUI MORI IL 21 DICEMBRE 1882 A MILANO