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Videoart yearbook (Saggi), Sintesi del corso di Arti Performative

Riassunto dettagliato saggi contenuti nello Yearbook

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

In vendita dal 16/02/2020

Jules.Pilon
Jules.Pilon 🇮🇹

4.4

(33)

28 documenti

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Videoart yearbook
1.La videoarte: storia, pratica, teoria (Renato Barilli)
L’autore racconta di come la videoarte, ancora prima di chiamarsi videoarte, vedesse esperimenti di autori come
Nam June Paik (movimento Fluxus) con modalità inedite, improprie e indirette, dove le immagini provenienti da
monitor non fungevano da perno per la videoinstallazione anzi, ricoprivano un ruolo integrativo.
Gerry Schum (gallerista tedesco importante per aver proposto film e video come mezzi autonomi per la
produzione e comunicazione dell’arte contemporanea) viene identificato come il primo a fissare su nastro
elettromagnetico un intero evento artistico coi suoi filmati dedicati agli eventi spettacolari della Land Art (film-
documento sulle grandi installazioni prodotte da artisti americani come Jan Dibbets, Walter de Maria, collocate
nei deserti degli USA che andavano a modificare ed interagire col paesaggio naturale). L’esistenza del fatto
artistico esiste in quanto registrata grazie ai mezzi tecnologici avanzati.
*Verso la fine degli anni ’60 i filmati di Schum non avvenivano direttamente su nastro elettromagnetico, bensì
con la tecnica fotochimica dell’impressione su pellicola, e poi successivamente avveniva il travaso su nastro.
L’autore racconta di come tra il ’69 e il ’70 si fosse messo all’opera con Tommaso Trini (colui che segnalò per
primo l’esistenza della videoarte come nuovo sentiero negli ambienti d’avanguardia) Maurizio Calvesi e Adnrea
Emiliani per realizzare una Biennale giovani a Bologna. Con un accordo con la Philips, Barilli incontra gli artisti
invitati, alcuni ricordi:
- Gilberto Zorio si fa riprendere mentre fa la pipì colorata (in seguito all’assunzione di pillole) sulla neve;
Barilli racconta che la cinepresa all’epoca era solo in bianco e nero ma era previsto il contrasto tra flusso
scuro del fluido corporeo e il candore della neve;
- Gino De Dominicis voleva provare che gli uccelli volano fuori dall’acqua.
Con questi esperimenti Barilli comprende la validità del mezzo video, volto a carpire la realtà con perfetta
specularità seguendo sul monitor gli effetti della ripresa, evitando quindi i tempi lunghi imposti dai
procedimenti fotochimici sincronia del mezzo elettronico con l’evento ripreso permette di seguirlo per
il lungo.
L’autore racconta inoltre della sua vicinanza con Cesare Zavattini, che tra gli anni ’40 e ’50 propendeva per un
pedinamento da vicino col il 16mm piuttosto che il 35mm, ovvero per il super8, più agile e alla portata di tutti ( le
cineprese avrebbero dovuto entrare nella consuetudine di tutti)
Esaltazione della videoripresa e del suo discostarsi dalla tradizione vigente della ripresa: dati visivi integrati
(anche simultaneamente) con quelli sonori; l’arte diventa cinetica, capace di rendere il flusso vitale del
movimento, registrazione della performance (destinata a dileguarsi nel nulla se non è registrata attraverso il
rispecchiamento fedele possibile grazie all’apparecchio elettronico) TUTTE LE ARTI TENDONO ALLA
PERFORMANCE.
Le opere video sono frutto ultimo della creatività estetica, un mix di componente sonora, scenica, attoriale,
governata da una regia globale volta a creare un dramma, un’azione.
Barilli si chiede quale confine porre a tutte queste produzioni totalizzanti e quale sia la loro relazione con il
cinema professionale e quello di alto consumo televisivo:
sopravvive una distinzione di fondo, poiché il fattore tecnologico non costituisce un criterio valido, che
giustifica l’esistenza di un settore specifico per il cinema e i relativi studiosi,
la videoarte non deve ambire a dotarsi di una trama, essa racconta un plenum sinestetico; inizialmente la
videoarte era un fedele rispecchiamento del reale, col tempo e grazie all’evoluzione tecnologica, è stata
introdotta la possibilità di manipolare liberamente le immagini (rarefazione, ritaglio, aggiunta,
simulazione, modifica della grafica e della cromia).
Oggi la produzione video vede una doppia ripartizione: prodotti che si rapportano in qualche modo a una
realtà esistente, opere che procedono ad atti sintetici di pura creazione con i quali rinasce la possibilità del
disegno (grazie alla computer graphic) unita allo scorrimento temporale e cangiantismo cromatico
[incontro col filone dell’animazione].
*Marcia progressiva e inarrestabile della videoarte, mezzo di diffusione abbondante.
*Intenzionalità che sottende la rassegna Yearbook: evitare l’attenzione distratta e dispersiva provocata dai normali
percorsi di video – si chiede al pubblico di sedere in una sala e assistere allo scorrimento dei diversi prodotti.
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Videoart yearbook 1.La videoarte: storia, pratica, teoria (Renato Barilli) L’autore racconta di come la videoarte, ancora prima di chiamarsi videoarte, vedesse esperimenti di autori come Nam June Paik (movimento Fluxus) con modalità inedite, improprie e indirette, dove le immagini provenienti da monitor non fungevano da perno per la videoinstallazione anzi, ricoprivano un ruolo integrativo. Gerry Schum (gallerista tedesco importante per aver proposto film e video come mezzi autonomi per la produzione e comunicazione dell’arte contemporanea) viene identificato come il primo a fissare su nastro elettromagnetico un intero evento artistico coi suoi filmati dedicati agli eventi spettacolari della Land Art (film- documento sulle grandi installazioni prodotte da artisti americani come Jan Dibbets, Walter de Maria, collocate nei deserti degli USA che andavano a modificare ed interagire col paesaggio naturale). L’esistenza del fatto artistico esiste in quanto registrata grazie ai mezzi tecnologici avanzati. *Verso la fine degli anni ’60 i filmati di Schum non avvenivano direttamente su nastro elettromagnetico, bensì con la tecnica fotochimica dell’impressione su pellicola, e poi successivamente avveniva il travaso su nastro. L’autore racconta di come tra il ’69 e il ’70 si fosse messo all’opera con Tommaso Trini (colui che segnalò per primo l’esistenza della videoarte come nuovo sentiero negli ambienti d’avanguardia) Maurizio Calvesi e Adnrea Emiliani per realizzare una Biennale giovani a Bologna. Con un accordo con la Philips, Barilli incontra gli artisti invitati, alcuni ricordi:

  • Gilberto Zorio si fa riprendere mentre fa la pipì colorata (in seguito all’assunzione di pillole) sulla neve; Barilli racconta che la cinepresa all’epoca era solo in bianco e nero ma era previsto il contrasto tra flusso scuro del fluido corporeo e il candore della neve;
  • Gino De Dominicis voleva provare che gli uccelli volano fuori dall’acqua. Con questi esperimenti Barilli comprende la validità del mezzo video, volto a carpire la realtà con perfetta specularità seguendo sul monitor gli effetti della ripresa, evitando quindi i tempi lunghi imposti dai

procedimenti fotochimici  sincronia del mezzo elettronico con l’evento ripreso permette di seguirlo per

il lungo. L’autore racconta inoltre della sua vicinanza con Cesare Zavattini, che tra gli anni ’40 e ’50 propendeva per un pedinamento da vicino col il 16mm piuttosto che il 35mm, ovvero per il super8, più agile e alla portata di tutti ( le cineprese avrebbero dovuto entrare nella consuetudine di tutti ) Esaltazione della videoripresa e del suo discostarsi dalla tradizione vigente della ripresa: dati visivi integrati (anche simultaneamente) con quelli sonori; l’arte diventa cinetica, capace di rendere il flusso vitale del movimento, registrazione della performance (destinata a dileguarsi nel nulla se non è registrata attraverso il

rispecchiamento fedele possibile grazie all’apparecchio elettronico)  TUTTE LE ARTI TENDONO ALLA

PERFORMANCE.

Le opere video sono frutto ultimo della creatività estetica, un mix di componente sonora, scenica, attoriale, governata da una regia globale volta a creare un dramma, un’azione. Barilli si chiede quale confine porre a tutte queste produzioni totalizzanti e quale sia la loro relazione con il cinema professionale e quello di alto consumo televisivo:  sopravvive una distinzione di fondo, poiché il fattore tecnologico non costituisce un criterio valido, che giustifica l’esistenza di un settore specifico per il cinema e i relativi studiosi,  la videoarte non deve ambire a dotarsi di una trama, essa racconta un plenum sinestetico; inizialmente la videoarte era un fedele rispecchiamento del reale, col tempo e grazie all’evoluzione tecnologica, è stata introdotta la possibilità di manipolare liberamente le immagini (rarefazione, ritaglio, aggiunta, simulazione, modifica della grafica e della cromia).  Oggi la produzione video vede una doppia ripartizione: prodotti che si rapportano in qualche modo a una realtà esistente, opere che procedono ad atti sintetici di pura creazione con i quali rinasce la possibilità del disegno (grazie alla computer graphic ) unita allo scorrimento temporale e cangiantismo cromatico [incontro col filone dell’animazione]. *Marcia progressiva e inarrestabile della videoarte, mezzo di diffusione abbondante. *Intenzionalità che sottende la rassegna Yearbook: evitare l’attenzione distratta e dispersiva provocata dai normali percorsi di video – si chiede al pubblico di sedere in una sala e assistere allo scorrimento dei diversi prodotti.

2.«La vita ha sempre ragione», diceva Marinetti (Alessandra Borgogelli) L’autrice racconta di cosa significa fare video al giorno d’oggi e della mutevolezza delle diverse forme di fare video:

  • Intervenire nella realtà coscientemente, in modo da captare i problemi odierni per superare anche barriere ideologiche;
  • Registrazione della quotidianità, rivisitazione paziente dei minimi fatti;
  • Nuovi “viaggi” che confrontano continuamente noi e l’altro a 360 gradi, più reali;
  • La videoarte presenta un succo concentrato di realtà, che trova la sua forza nella combinazione con la virtualità;
  • Diversa presa di posizione nei confronti dei problemi quotidiani: alleggerimento tramite l’ironia, coniugata all’abitudine di riprendere noi stessi e la realtà in modo veloce e sintetico  tutti i canali legati a una maggiore capacità comunicativa diventano importanti  sonorità e tattilismo + permanente visività = traduzione mobile della concettualità;
  • La concettualità ritrova un rapporto con il mondo grazie alle neotecnologie (traduttori veloci);
  • Le “cose” (così ponderanti nel periodo Pop da provocare un restringimento dell’io) si rimpiccioliscono per far sì che il nostro io si allarghi e si apra al mondo (processo che il video opera)
  • Video come diffusore di immagini e messaggi e abbattitore di barriere (performance continua e generalizzata, non più reclusa ai pochi);
  • Mobilità e mutamento delle immagini  piccole e grandi dimensioni che permettono di aprire una finestra di collegamento tra il singolo e la comunità; voce delle immagini che permette di ampliare lo spirito comunitario;
  • Nuove possibilità anche nell’arte pubblica (suoni e colori come stimolanti per nuove reazioni)  tramite video è possibile intervenire nell’ambiente (esterno, televisione, elettronica). L’autrice racconta dell’importanza del video nella mondanità odierna, dominata da leggerezza, sonorità ed espansione fluidificata di corpi e concetti; spiega che l’arte dovrebbe penetrare ovunque: la potenzialità del video è quella di svecchiare i linguaggi e rimuovere gli stereotipi. Borgorelli ricorda poi l’importante impatto del Futurismo:
  • idee e soluzioni che tengono presente le infinite possibilità offerte dalla tecnologia.
  • l’idea di cogliere la realtà in modo sinestetico, con tutti i sensi: reso possibile anche grazie agli odierni strumenti massmediali, ottimi portatori di quella immaginazione senza fili
  • Siamo di fronte alla stessa “futurfantascienza” intuita dai futuristi, dove gli uomini sono ottimi raccoglitori di informazioni, dove la parola scritta viene sconfitta dall’oralità, forte tanto quanto l’andamento degli artisti che abbandonano le superfici bidimensionali per immergersi in una performance continua e coinvolgente.
  • Oggi tutto si confonde in un flusso vitale che vede spesso una predominanza di sonorità (vita come temporalità e libertà personale), dove vince la creatività imprevedibile sull’utile [Ritorna in auge l’abbandono ai flussi energetici]
  • Marinetti (1921) è convinto che l’umanità abbia bisogno di nuove gioie nutrienti, difendendo l’estensione delle comunicazioni e la distruzione delle distanze tra individui  Tattilismo: la differenza tra i sensi è arbitraria, il tattilismo favorirà la scoperta di altri sensi; si deve esprimere l’impercettibile, l’agitazione degli atomi; McLuhan (’60) riprende il discorso sul tattilismo, poiché l’estensione della sensibilità comporta una maggiore capacità di cogliere aspetti microemotivi della vita [durante gli anni ’60 Piero Gilardi, con l’Arte Povera aveva espresso questa carica microemotiva + nelle recenti produzioni video è

rintracciabile la tendenza a dare dignità a elementi piccoli  rivisitazione del quotidiano e vivace

rapporto relazionale];

  • Marinetti (1913): propensione per un potenziamento dello spirito performativo che stimola a sua volta quello dello spettatore, e importanza dell’introduzione in scena di nuovi media tecnologici (bisogno di apertura e sfondamento di scena)  il Futurismo si fonda sul completo rinnovamento della sensibilità umana avvenuto per effetto delle grandi scoperte scientifiche […] le nuove forme di comunicazione esercitano sulla psiche degli uomini un’influenza decisivapresenza e necessità del soggetto contemporaneo alla personalità multipla  le possibilità di essere altrove hanno creato

 La videoarte induce a palpare con lo sguardo, si rivela una superficie ibrida da completare. ( Peter Campus, 1999) video ergo sum. 4.Videoanimazione vs Realismo visivo (Silvia Grandi) L’autrice sostiene che la nascita del video (metà anni ’60) sia derivata più dal pensare l’immagine elettronica in modo diverso che dalla possibilità di fare televisione: […] il video si oppone alla pesantezza degli apparati delle emittenti generaliste con leggerezza e trasparenza, opponendo allo sguardo falsamente universale della televisione, uno sguardo personale. Esso diventa un’alternativa economica al cinema, poiché a basso costo, più semplice e duttile; nato dall’esigenza di opposizione alla cultura ufficiale televisiva, si autonomizza col passare del tempo, la tendenza a documentare la realtà si trasforma in sperimentazione videoartistica. Gli anni ’80 sono testimoni del progressivo abbandono di dispositivi costosi e ingombranti, a favore di una ripresa più agile ed economica  rapporto video – apparecchiature computerizzate contesto tecnologico stabile influente per la cultura visiva anni ’80 e ’90  diffusione croma key , grafica vettoriale, paint box, morphing, motion capture (trascrizione movenze personaggi reali su forme plastiche virtuali)  progressiva normalizzazione nuovi software digitali.  il percorso anomalo della videoarte:

  • “ri-generazione” – nuovo genere – il linguaggio della videoarte si è spesso confrontato/fuso con il linguaggio dei videoclip - avvicinamento a un linguaggio “di massa” tipico del videoclip – perdita rigidità delle prime sperimentazioni – acquisizione ritmo e grafica e frammentazione;
  • Penetrazione di numerosi contenuti della cultura di massa e quella “alta” (fumetti, cartoon, immaginario fantastico) nel panorama di riferimento di molti artisti;
  • L’oggetto digitale/audiovisivo è il frutto dello spostamento delle comunicazioni sul computer e la conseguente conversione multimediale della comunicazione: il risultato è un ibrido che annette elementi di forme diverse, un prodotto totale che trattiene in sé molti contenuti espressivi (arti plastiche, film, video, musica, danza). Ne sono una dimostrazione i contenuti di YouTube ( archivio di produzione video mondiale );
  • La necessità tipica della società contemporanea di essere perennemente presenti, “qui e ora”, spinge il pubblico verso un abbandono della visione televisiva tradizionale, che non rende più possibile un intervento diretto del fruitore (passivo) – oggi ci si deve immergere nella comunicazione, muovendosi in una nuova realtà in internet ( social network, virtual life ). Contemporaneamente si assiste a un ritorno “ortodosso” del realismo televisivo ( reality show ), che può apparentemente sembrare controverso e incongruente, se non si pensa all’impatto che questo dualismo ha avuto nella definizione di generi videoartistici o televisivi [da una parte la spinta ancorata alla realtà, dall’altra la necessità di sondare nuovi territori sperimentali];
  • Questo dualismo si presenta fin dall’inizio anche nella videoarte (componente realistica – facilità d’uso / componente sperimentale e astratta – immagine elettronica metamorfica).  Video Yearbook, video selezionati, due correnti:
  1. REALISMO VISIVO (gli artisti affrontano le tematiche attuali arrivando a manipolare, trasfigurando la situazione per arrivare all’irrealtà)
  2. TERRENO DELLA FINZIONE - animazione come scelta a priori da parte degli artisti per penetrare nello humor, fantasia, consente di essere sintetici, astratti, con sineddoche, versione del mondo filtrata da una lente riduttiva, simbolica e concettuale. [es. Anemic Cinèma , M. Duchamp , 1926 / Ballèt Mècanique , Lèger , 1924 – incentrati su oggetti o disegni in movimento + recupero di ambientazioni surreali e fantastiche, ostentazione ricchezza cromatica delle forme]  similitudine tra il pensiero futurista di far muovere le immagini pittoriche e il disegno animato. *L’autrice affronta una panoramica della società odierna e delle sue conseguenze sulla popolazione  Dopo anni di realismo visivo, sembra che oggi ci sia da parte di molti il desiderio di recuperare l’immagine artificiale. L’epoca contemporanea ha abituato tutti al ragionamento sintetico, al riconoscimento immediato di icone e simboli, al rifiuto di eccesso di particolari in favore di economicità e brevità di tempi di fruizione, in modo da

creare un assetto mentale vicino allo scorrere veloce degli eventi che governano il mondo, in cui tutto si produce e si consuma in fretta. L’immaginario comune è mutato grazie alle nuove tecnologie digitali, che ci ha spinti tutti a un’uniformazione verso l’artificiosità, proponendoci continuamente elementi non esistenti in natura (es. assistenti virtuali della Telecom); numerosi personaggi e prolungamenti protesici della simulazione digitale abitano il mondo “naturale”. I videoartisti, influenzati dalle nuove frontiere del digitale e dalle innovazioni della Disney Pixar, Dreamworks, Nintendo, sono stati spinti a riprodurre le atmosfere interattive e virtuali. -(anni ’60) ripresa delle tecniche di animazione nate nei primi anni del 1900 + tecnica del “passo uno” (tecnica usata per dare movimento agli oggetti mediante la velocizzazione delle sequenze, o stop motion ): icone animate fisse di forte ascendenza fumettistica, in sintonia con la PopArt. -(anni ’70-’80) Computer Art, immagini elettroniche, formulazioni geometrizzanti, relazione con i primi videogames (es. Pac-Man, 1980, Namco). -(anni ’90) introduzione monitor a maggior definizione, computer graphic facilita l’uscita dai rigidi schemi dei pixel giganti permettendo l’ammorbidirsi delle linee (in questi anni la Apple corredava gratis i pc con Kid Pix , un programma per bimbi per creare immagini, disegni animati, compore e montare video). Il panorama di oggi assomiglia a una Flatlandia, dove icone animate prendono corpo e plasticità, dove l’artificiale si naturalizza progressivamente. Tra i video nella rassegna Yearbook:

  • Alcuni aderiscono alla logica del mondo animato (es. lavori 3D di Giovanni Kronenberg e Diego Zuelli , con atmosfere artificiali al limite del metafisico);
  • Altri riutilizzano vecchie modalità come il passo uno nella danza di seduzione di due corpi metallici nel video di Morena Pedrini ;
  • Utilizzo linea, outline , tratto compongono figure in movimento sullo schermo in una sorta di rilettura dell’animazione ridotta tipica della scuola di Zagabria (dalla fine degli anni ’50), estetica povera che rifiuta naturalismo e colore, che collega le sperimentazioni grafiche tra gli anni ’50 e ’60 con il crescente gusto delle giovani generazioni per il disegno a mano, o wall painting (video di Blu, Marzia Migliora, Lucia Uni, Marco Raparelli );
  • Utilizzo figurazione stilizzata e piatta, cromaticamente vivace, decorativa, infantile o barbarica nel tratto segnico (video di Cuoghi Corsello, Marco Moranti, Laurina Paperina ) /recupero soluzioni di animazione analogica in chiave attuale ( Davide Bertocchi ) / uso pixel gigante ( Debora Hirsch );
  • Utilizzo decorativismo più spinto, coniugazione carattere grafico del disegno con composizione/decomposizione digitale ( Concetta Modica ) / texture fatta di pattern decorativi in movimento a ritmo di musica ( Riccardo Arena ) / caleidoscopio di effetti di campionatura cromatica e musicale ( Andrea Renzini).

concettualità espansa o condensata; molti artisti si staccano dalle classiche regole della costruzione videografica a favore di nuovi sconfinamenti linguistici. Se la tendenza alla registrazione e documentazione rimane, ciò che prima non c’era è l’abitudine tecnologica, che consente agli artisti di utilizzare la tecnologia come veicolo di scelte e intenzioni per entrare in contatto con un immaginario mass mediatico. L’autrice sottolinea l’importanza dello spazio nella videoarte: presenza di un triplice dialogo con lo spettatore, l’intento dell’artista e con lo spazio che diventa parte attiva dell’opera stessa [videoinstallazione come mezzo per controllare la presenza del pubblico coordinando con esso una sincronia spazio-temporale].