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Virginia Woolf, Le Onde, Appunti di Letteratura Inglese

Riassunto vita e poetica con particolare attenzione al libro "Le onde"

Tipologia: Appunti

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VIRIGINIA WOOLF
Nata a Londra nel 1882, morta suicida nel 1941 (stessi anni di Joyce), figlia del grande intellettuale
Leslie Stephen e moglie di un altro grande intellettuale, Leonard Woolf. Esponente più famosa del
Bloomsbury Group (un gruppo di artisti e allievi sviluppatosi in Inghilterra, nel quartiere londinese
di Bloomsbury, dal 1905 circa alla Seconda guerra mondiale)
Mr. Bennet and Mrs. Brown: saggio del 1924 in cui l’autrice sferra lo più spietato attacco degli
intellettuali modernisti al tradizionale romanzo realistico e naturalistico, basato sui presunti “fatti”.
La signora Brown (personaggio fittizio e dal nome britannicamente convenzionale) accusa gli
scrittori a cavallo tra Otto e Novecento di aver rappresentato solo la banale realtà quotidiana, senza
il filtro della coscienza oggettiva del narratore. ESTRATTO: “Intorno al dicembre 1910 il carattere
umano è cambiato […] Tutte le relazioni umane sono mutate quelle tra padroni e servi, mariti e
mogli, genitori e figli. E quando le relazioni umane cambiano, c’è un contemporaneo cambiamento
nella religione, nel comportamento, nella politica, e nella letteratura. […] E così si è iniziato a
fracassare e a distruggere. È ciò che sentiamo tutto intorno a noi, nelle poesie e nei romanzi e nelle
biografie, perfino negli articoli di giornale e nei saggi, il rumore di cose rotte e cadenti, sfondate e
distrutte. […] I segni di tutto questo sono evidenti ovunque. La grammatica è violata; la sintassi
disintegrata […]”.
Flusso di coscienza: la Woolf inizia a sperimentarlo già dal 1918-1919 con racconti come Kew
Gardens e The Mark on the Wall (poi confluiti nella raccolta A Hounted House and Other Stories) e
ancor più con il romanzo del 1922, Jacob’s Room, dove il protagonista non si definisce attraverso le
azioni e le caratteristiche fisiche ma tramite le impressioni e le sensazioni che di lui hanno altri
personaggi.
Spinta dall’insoddisfazione verso quella narrativa in cui “la vita sfugge”, sperimenta nel tentativo di
rappresentare la vita come un fluire di attimi e prospettive sul passato e il futuro; la Woolf auspica
una forma narrativa in cui la rappresentazione di eventi e situazioni sia subordinata alla ricezione e
affabulazione soggettiva di quegli eventi e di quelle situazioni: il primato della coscienza
individuale sulla fattualità della vicenda narrata.
Mrs. Dalloway: primo grande romanzo, scritto dal 1922 al 1924 e pubblicato nel 1925. La trama
consiste nella registrazione di una giornata di giugno, nella Londra degli anni Venti, della
protagonista, attraente moglie di un importante membro del Parlamento, da una passeggiata per
comprare fiori a incontri con personaggi del passato che scatenano un vortice di flussi di coscienza,
al ricevimento che conclude il giorno e la storia. Clarissa è in larga parte la Woolf stessa che, come
Joyce in Stephen, si autorappresenta ironicamente: una donna che non tollera imposizioni religiose,
politiche e familiari e che ama lo spettacolo della vita ma che è anche egocentrica, anaffettiva e
snob.
Il libro non è diviso in capitoli ma è articolato in sequenze narrative separate da brevi spazi bianchi.
Si possono individuare diverse tipologie di tempo che si intrecciano e si sovrappongono nel
romanzo:
1. Il tempo cronologico, il tempo degli orologi che battono le ore (tempo della storia)
2. Il tempo del racconto, il tempo dell’organizzazione narrativa, il modo in cui gli avvenimenti
vengono raccontati attraverso particolari artifici costruttivi (come ellissi o analessi)
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VIRIGINIA WOOLF

Nata a Londra nel 1882, morta suicida nel 1941 (stessi anni di Joyce), figlia del grande intellettuale Leslie Stephen e moglie di un altro grande intellettuale, Leonard Woolf. Esponente più famosa del Bloomsbury Group (un gruppo di artisti e allievi sviluppatosi in Inghilterra, nel quartiere londinese di Bloomsbury, dal 1905 circa alla Seconda guerra mondiale)

Mr. Bennet and Mrs. Brown: saggio del 1924 in cui l’autrice sferra lo più spietato attacco degli intellettuali modernisti al tradizionale romanzo realistico e naturalistico, basato sui presunti “fatti”. La signora Brown (personaggio fittizio e dal nome britannicamente convenzionale) accusa gli scrittori a cavallo tra Otto e Novecento di aver rappresentato solo la banale realtà quotidiana, senza il filtro della coscienza oggettiva del narratore. ESTRATTO: “Intorno al dicembre 1910 il carattere umano è cambiato […] Tutte le relazioni umane sono mutate – quelle tra padroni e servi, mariti e mogli, genitori e figli. E quando le relazioni umane cambiano, c’è un contemporaneo cambiamento nella religione, nel comportamento, nella politica, e nella letteratura. […] E così si è iniziato a fracassare e a distruggere. È ciò che sentiamo tutto intorno a noi, nelle poesie e nei romanzi e nelle biografie, perfino negli articoli di giornale e nei saggi, il rumore di cose rotte e cadenti, sfondate e distrutte. […] I segni di tutto questo sono evidenti ovunque. La grammatica è violata; la sintassi disintegrata […]”.

Flusso di coscienza: la Woolf inizia a sperimentarlo già dal 1918-1919 con racconti come Kew Gardens e The Mark on the Wall (poi confluiti nella raccolta A Hounted House and Other Stories) e ancor più con il romanzo del 1922, Jacob’s Room, dove il protagonista non si definisce attraverso le azioni e le caratteristiche fisiche ma tramite le impressioni e le sensazioni che di lui hanno altri personaggi.

Spinta dall’insoddisfazione verso quella narrativa in cui “la vita sfugge”, sperimenta nel tentativo di rappresentare la vita come un fluire di attimi e prospettive sul passato e il futuro; la Woolf auspica una forma narrativa in cui la rappresentazione di eventi e situazioni sia subordinata alla ricezione e affabulazione soggettiva di quegli eventi e di quelle situazioni: il primato della coscienza individuale sulla fattualità della vicenda narrata.

Mrs. Dalloway: primo grande romanzo, scritto dal 1922 al 1924 e pubblicato nel 1925. La trama consiste nella registrazione di una giornata di giugno, nella Londra degli anni Venti, della protagonista, attraente moglie di un importante membro del Parlamento, da una passeggiata per comprare fiori a incontri con personaggi del passato che scatenano un vortice di flussi di coscienza, al ricevimento che conclude il giorno e la storia. Clarissa è in larga parte la Woolf stessa che, come Joyce in Stephen, si autorappresenta ironicamente: una donna che non tollera imposizioni religiose, politiche e familiari e che ama lo spettacolo della vita ma che è anche egocentrica, anaffettiva e snob.

Il libro non è diviso in capitoli ma è articolato in sequenze narrative separate da brevi spazi bianchi.

Si possono individuare diverse tipologie di tempo che si intrecciano e si sovrappongono nel romanzo:

  1. Il tempo cronologico, il tempo degli orologi che battono le ore (tempo della storia)
  2. Il tempo del racconto, il tempo dell’organizzazione narrativa, il modo in cui gli avvenimenti vengono raccontati attraverso particolari artifici costruttivi (come ellissi o analessi)
  1. Il tempo interiore
  2. (^) Il tempo come forza distruttrice

Diario, 19 giugno 1923: appunto sulla stesura di Mrs. Dalloway (una selezione dei suoi diari verrà raccolta dal marito dopo la morte della Woolf e pubblicata nel 1953 in un libro dal titolo “Diario di una scrittrice).

«Il problema […] è nei personaggi. La gente (Arnold Bennett (scrittore realista influenzato dal naturalismo francese: questo ovviamente l’ho aggiunto io perché non sapevo chi fosse!), per esempio) dice che io non so creare, o almeno non ho creato, nella Camera di Jacob , personaggi che sopravvivano […]. Comunque mi sembra vero, io non posseggo quel dono della “realtà”. Io disincarno, e fino a un certo punto volontariamente, perché diffido della realtà, della sua meschinità. Ma andiamo avanti. Ho il potere di evocare la realtà vera?»

To the lighthouse: 1927, ritenuto il più grande romanzo della Woolf. È anche quello più autobiografico e quindi più sofferto. Il protagonista maschile, Mr. Ramsay, intellettuale e professore di filosofia, è una trasparente maschera del padre di Virginia, Leslie Stephen; così come la casa di vacanze nell’isola di Skye (da dove si vede il faro, meta simbolica della narrazione) ricorda la casa in Cornovaglia dove la famiglia della Woolf passava l’estate, sempre in compagnia di artisti e intellettuali. Gli ospiti dei Ramsay rappresentano infatti un compendio di quella cerchia culturale in cui Virginia e la sorella Vanessa, importante pittrice, crebbero: ci sono una pittrice (che riesce a finire il ritratto della padrona di casa solo all’ultima pagina del libro), un professore, un assistente e un poeta. Tutti questi personaggi si materializzano progressivamente al lettore tramite le percezioni e le riflessioni discontinue prima della mente e della voce di Mrs. Ramsay e poi di Lily Briscoe, la pittrice.

Gli accadimenti non posseggono una struttura logico-cronologica ma si organizzano attorno a nuclei di pensiero, a momenti (come li definiva lei) di conoscenza e interpretazione di sé e degli altri. Da qui nasce la particolare e originalissima tecnica narrativa del testo, che ricorre simultaneamente ai modi espressivi delle arti sorelle della scrittura: la musica, nel richiamo della struttura alla forma sonata; e ancor più le arti visive, come per la scansione dei tre capitoli nell’alternanza ritmica luce/ombra/luce simbolizzata dalla funzione pratica del faro.

Orlando: 1928, biografia sublimata e dunque fantastica dell’amica e amante della Woolf, Vita Sackville-West (poetessa e scrittrice inglese). La bisessualità viene raffigurata nell’androginia archetipica di un uomo che diventa donna e che, alla fine del libro, ha vissuto quattro secoli nell’arco dei suoi 36 anni di età. Affresco di varie epoche storico-letterarie e dello spirito che le animava, dal punto di vista di un narratore mobilissimo e irrequieto.

THE WAVES

Parte 6: maturità. Louis ha fatto carriera e fa una sorta di doppia vita, è un rispettabile uomo d’affari ma è attratto dallo squallore e si aggira in quartieri poveri. Rhoda è diventata la sua amante. Susan è diventata madre e da una parte è completamente soddisfatta e integrata nel ciclo naturale della vita, dall’altra è frustrata perché la sua vita è completamente sottomessa a quella dei figli e della fattoria. Jenny continua un’esistenza puramente fisica, con tanti amanti senza mai accasarsi. Anche Neville passa da un amante all’altro ma per continuare a vivere l’intensità del desiderio iniziale in una relazione, che è la fonte della sua creatività.

Parte 7: mezza età. Bernard visita Roma dove osserva le rovine e cerca di far pace col suo senso di personale fallimento, iniziando a dubitare sia delle sue abilità sia della capacità delle storie di catturare la realtà. Susan continua ad affondare nella vita rurale rimpiangendo ciò che ha perso scegliendo quella vita ma trovando una sorta di conforto in ciò che vi ha trovato. Jinny è terrorizzata dall’invecchiamento e dallo sfiorire della sua bellezza ma ci fa i conti e decide di trarre il massimo dagli anni che le restano da vivere. Neville è diventato uno scrittore famoso, è un po’ maturato ma continua a passare da un amante all’altro. Louis fa sempre più carriera ma si rifugia nella scrittura che è per lui un regno ideale anche se continua ad essere attratto dalla strada. Rhoda l’ha lasciato e va in Spagna dove si trova faccia a faccia con la morte guardando il mare da un’alta scogliera.

Parte 8: altra cena, adombrata dalla morte sia perché sono invecchiati sia perché Percival non c’è più. Imbarazzo all’inizio che si risolve nella condivisione delle esperienze personali. Momento di comunione dal tono elegiaco più che trionfante. Louis e Rhoda hanno un momento di tranquillità insieme che poi finisce.

Parte 9: Tutta raccontata dal punto di vista di Bernard che, parlando a un tizio conosciuto in un ristornante, cerca di fare un riassunto della propria vita. Bernard nutre ancora dei dubbi sull’accuratezza di qualsiasi rappresentazione della realtà attraverso il linguaggio. Parla anche degli altri, dicendo che Rhoda si è tolta la vita. Il momento più profondo è quando Bernard stesso sembra andare al di là del linguaggio e avere una percezione diretta della realtà. Alla fine Bernard vede la sua vita come uso del linguaggio nel tentativo di combattere la morte e capisce che anche gli altri, ognuno a modo suo, hanno combattuto la stessa battaglia. Bernard promette di continuare a combattere fino alla fine.

PERSONAGGI

BERNARD: fissato col linguaggio, col “fare frasi”. Da bambino vede il linguaggio come un modo per mediare e controllare la realtà, per trasformare eventi random in una catena di significato. Trasforma poi le frasi in storie, il linguaggio diventa uno strumento per comprendere gli altri = problema: non riesce bene a catturare le vite degli altri ed è ossessionato dall’idea che la verità, o qualche suo elemento, gli sfugga sempre. Col tempo inizia a pensare che il problema sia il linguaggio, incapace di esprimere appieno la complessità della realtà. Crede che l’identità sia fluida, di essere un individuo composto, influenzato e addirittura “creato” dalle persone che lo circondano = cerca di distruggere le barriere tra questi diversi sé. I dubbi di Bernard sono quelli della Woolf ovviamente. Alla fine del romanzo Bernard esperisce un “momento d’essere” in cui ha una percezione diretta della realtà.

JINNY: è un corpo che interagisce con altri corpi. È una creatura di movimento, di superficie, di fisicità. Spesso paragona la vita sociale a una giungla e sé stessa a un animale che va a caccia. Consapevole della propria bellezza e del poter attirare gli uomini con un gesto: la Woolf non è critica nei suoi confronti, presenta Jinny come profondamente onesta e diretta, chiara nelle sue scelte. Non è un’intellettuale ma non è né stupida né insensibile, alle feste percepisce di far parte di qualcosa di più grande: il fluire della vita. A modo suo persegue un’ideale di vita e di bellezza come Neville. Il problema di Jenny è che il suo ideale non può durare per sempre. Comunque non dispera e assume un atteggiamento alla “carpe diem”.

LOUIS: sin da piccolo, imbarazzato dal suo accento australiano e dalle umili origini, si sente un outsider. Ambizioso, lavora sodo per farsi un nome nella società ma è da subito attratto da Rhoda, disadattata come lui. Scopre la poesia in collegio e la interpreta come una società aperta a chiunque abbia abbastanza talento e determinazione. Vuole diventare un grande poeta ma non va all’università, fa carriera. Vuole unire il regno ideale della poesia con il tran tran della vita quotidiana: la sua idea di immagine poetica è un gatto rognoso che si struscia a un comignolo. Spera di rivelare l’esistenza permanente che sottende il fluire casuale degli eventi. Il suo progetto è a metà strada tra quello di Jinny (immergere il sé nel flusso della vita senza imporre definizioni e concetti) e quello di Neville (vivere una vita di isolamento artistico) = simile al progetto della Woolf stessa, ma non chiarisce se Louis ci riesce. Il progetto sembra contaminato dalla brama di successo e dall’attrazione per lo squallore.

NEVILLE: sembra il cliché dell’esteta omosessuale: debole fisicamente, sofisticato, ossessionato dalla bellezza maschile, promiscuo. È anche però l’artista che ha più successo tra i sei amici. Ha dedicato la vita alla sua relazione con l’arte, a differenza di Louis e Bernard. È da sempre infastidito dal disordine: per Neville la vita è confusione caotica, l’ordine e la perfezione sono raggiungibili sono nell’arte e nella letteratura. La vita di Neville è fatta di raccoglimento ed esclusione. Il suo odio verso il preside (Dottor Crane) sta nell’uso pomposo e vuoto che questo fa del linguaggio. Vede il cristianesimo come una religione triste e ossessionata dalla morte, preferisce il paganesimo greco-romano, più incline all’amore e al piacere terreno.

RHODA: eterna outsider, più di Louis. La prima volta che la vediamo, da piccola, sta fissando una bacinella d’acqua e lo immagina come il suo oceano privato (attrazione per l’acqua da subito). La sua mente è un rifugio dal contatto umano che la terrorizza, dalle critiche e dai giudizi degli altri. Anche tra amici, guarda fuori dalla finestra, persa nella propria immaginazione. Niente è facile per Rhoda, nemmeno vestirsi (deve copiare Susan e Jinny per non sbagliarsi). Si vede come una figura fantasma, senza volto, che attraversa la vita senza toccare le vite degli altri. Si toglie la vita, ma non è chiaro come. (forse salta giù dalla stessa scogliera dalla quale si era affacciata in Spagna immaginando l’oceano come la morte stessa: un oceano di vuoto e di immobilità pronto a inghiottirla). La musica (opera dopo la morte di Percival) e la relazione con Louis sono gli unici momenti di sollievo. Alla fine il suo più grande desiderio è quello di smettere di desiderare, di esistere.

consapevolezza della morte nella struttura della propria vita. La morte funziona come una sorta di principio di realtà nel romanzo, che ricorda ai personaggi che il loro tempo non è infinito: la morte è quel nemico che tutti combattono, come dice Bernard alla fine. 5 dei 6 personaggi scelgono la vita: Neville e Louis attraverso l’arte, Bernard attraverso il linguaggio, Susan attraverso la famiglia e la natura, Jinny attraverso la sua fisicità. Solo Rhoda sceglie la morte. Mentre Bernard sceglie di combattere fino alla fine, Rhoda si arrende al richiamo dell’oblio e si unisce al mondo delle cose inanimate.

MOTIVI

Il flusso di coscienza: nel saggio Modern Fiction la Woolf descrive la vita come “incessante pioggia di innumerevoli atomi” e che lo scrittore moderno deve “registrare gli atomi nel momento in cui cadono sulla mente, nell’ordine esatto in cui cadono”. Piuttosto che riassumere e spiegare ciò che i personaggi vedono, dicono, fanno e pensano, la Woolf cerca di farci capire com’è stare nella loro mente. Ci forza a passare al setaccio un flusso di impressioni, emozioni e ricordi proprio come fanno i personaggi stessi. In ogni sezione abbiamo una combinazione di pensieri, sensazioni, ricordi, descrizioni, azioni, discorsi e siamo noi a dover distinguere ciò che è “interno” ai personaggi e ciò che è “esterno” a loro. La Woolf cerca di fornire un’immagine della psicologia più realistica di quanto non si sia fatto finora nel romanzo.

SIMBOLI

Le onde: la prima cosa che sentono i protagonisti da bambini è il rumore delle onde che si infrangono sulla costa. Col procedere del romanzo il ritmo delle onde è associato al tempo che passa. Alcuni personaggi sono più consapevoli dello scorrere del tempo (Louis). Rhoda è sempre attratta dall’acqua. Ognuno ha un momento in cui si rende conto del passare del tempo e l’effetto è simile a quando si sta su una spiaggia a lungo e, dopo essersi abituati al rumore delle onde, lo si sente di nuovo (non aveva mai smesso e continuerà anche dopo che ce ne siamo andati). Il romanzo inizia e finisce con l’immagine delle onde che si infrangono.

Una pinna in uno spreco d’acqua: Bernard a Roma vede il mare in lontananza e scorge una pinna che guizza sulla superfice. La frase che fa è: “fin in a waste of waters”: il senso, la vera realtà può emergere senza avvertimento. La routine e tutto ciò che facciamo e diciamo costituiscono lo “spreco d’acqua” e la pinna è il barlume (l’epifania di Joyce e il momento della Woolf) di ciò che è davvero reale e duraturo, di quel senso nascosto nel vuoto della nostra vita quotidiana. Neville paragona la poesia a un faro nella notte che cerca tra le onde l’emergere di qualche creatura.

Il melo: Neville lo guarda mentre sente gli inservienti della scuola parlare di un omicidio. Neville non riesce a superare quell’albero, grazioso e sinistro al tempo stesso. Quando muore Percival come se fosse di nuovo di fronte a quell’albero. Attraverso l’arte trascende la morte, le mele sono ricamate sulle tende di casa sua: simbolo della natura fatta artificio.