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Il ciclo vitale dei virus, descrivendo le diverse fasi di replicazione e trasmissione. Si analizzano i meccanismi di infezione, i diversi tipi di virus e le loro interazioni con le cellule ospiti. Il ciclo litico e lisogeno dei batteriofagi, il ruolo dei virus a dna e rna, e il fenomeno dello spillover, ovvero il passaggio di un virus da una specie ospite non umana agli esseri umani.
Tipologia: Dispense
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La maggior parte delle particelle virali è costituita da:
Poiché in genere i genomi virali sono piccoli e con un'informazione genetica limitata, per completare il ciclo vitale i virus dipendono dalla
di virioni. Questo processo si verifica in modi diversi a seconda dei virus e del tipo di cellula infettata.
Durante il ciclo litico vengono prodotti i nuovi virioni che attraverso la lisi della cellula ospite vanno a infettare altre cellule.
L'alternanza tra queste due fasi richiede una precisa regolazione dell'espressione di specifici geni virali.
virali e 10 minuti dopo il processo si conclude con il rilascio dei nuovi virioni dalla cellula lisata.
➢ I prodotti attivano la trascrizione dei geni precoci. ➢ Le proteine codificate da questi geni stimolano la replicazione del genoma virale e la trascrizione dei geni tardivi.
questo permette al virus di generare moltissime copie del proprio genoma integrate in quello batterico. In certe condizioni, il virus cambia il proprio ciclo da lisogeno a litico: il profago si stacca dal cromosoma e inizia a riprodursi. Quando la cellula ospite si riproduce rapidamente, il profago rimane nello stato lisogeno, quando invece la cellula ospite è in condizioni di stress, il profago attiva il ciclo litico. Nel DNA del fago sono infatti presenti due promotori per i geni virali del ciclo litico e del ciclo lisogeno. Tali promotori sono regolati in
trasmette alle cellule figlie anche la sequenza del provirus. I virus a DNA comprendono diversi virus patogeni per gli umani.
gravi delle mucose della pelle. Le mucose dell'apparato genitale femminile e maschile sono il bersaglio di circa 40 di questi virus, tra i quali anche alcuni potenzialmente cancerogeni. Il virus penetra nell'organismo attraverso piccole lesioni della cute e delle mucose e infetta le cellule dello strato basale dell'epitelio. Se le difese immunitarie dell'ospite non sono in grado di eliminare l'infezione, il genoma virale entra in una fase di latenza. Se il virus appartiene ai sottotipi ad alto rischio, la sua persistenza può predisporre alla trasformazione tumorale della cellula infettata. Quando passa alla fase replicativa attiva, il virus si moltiplica nelle cellule epiteliali e possono comparire le prime lesioni, che nella maggior parte dei casi non causano sintomi.
virale iniziale (RNA a polarità positiva) e si forma cosi un RNA complementare (RNA a polarità negativa) che funge da stampo per: generare molte copie del genoma virale originario; produrre RNA di lunghezza diversa, necessari per la sintesi delle proteine di cui il virus ha bisogno per assemblare capside e pericapside. Le nuove copie del genoma virale vengono rivestite dal capside e i nuovi virioni abbandonano la cellula; in questo modo acquisiscono il rivestimento pericapsidico con cui iniziano un nuovo ciclo infettivo.
doppio filamento. Il provirus si integra nel genoma della cellula ospite ed entra in una fase di latenza. Quando HIV si risveglia dalla latenza inizia il ciclo litico, generando un unico trascritto primario, lungo come tulto il genoma virale. Per completare il suo ciclo vitale, HIV deve produrre diversi tipi di RNA: quelli privi di introni e quelli corrispondenti all'intero genoma, che serviranno sia a produrre le proteine strutturali sia a costituire i genomi virali da inserire nei nuovi virioni. Tuttavia, nel nucleo delle cellule eucariote i controlli dello splicing impediscono che molecole di RNA contenenti introni escano dal nucleo. Il virus risolve questo problema grazie a Rev, che, legandosi al trascritto primario virale, maschera le giunzioni di splicing.
Oggi sappiamo che i virus sono presenti in tutti gli ecosistemi, ma il loro numero rimane difficile da quantificare. La struttura biologica estremamente semplice dei virus obbliga questi agenti infettivi a interagire continuamente con le cellule dei propri
moltiplica e che contribuiscono a mantenere quel virus nell'ecosistema. Questi serbatoi virali sono difficili da individuare perché raramente causano malattie evidenti nei propri ospiti naturali. Il passaggio di un agente patogeno da una specie ospite non umana agli esseri umani costituisce un evento di SPILLOVER o salto di specie, dal quale può avere origine una zoonosi, cioè una malattia infettiva che deriva da altri animali. Circa il 75% delle malattie infettive finora conosciute negli esseri umani deriva da altre specie. Queste specie selvatiche portano con sé un bagaglio potenzialmente pericolosissimo: nuovi virus che prima erano confinati in aree selvatiche ma ora, nelle giuste condizioni, possono fare il salto di specie e infettare gli esseri umani. Non tutti gli eventi di spillover portano a epidemie. Nella maggior parte dei casi, i salti di specie rimangono eventi senza conseguenze. In alcuni casi, però, si sussegue una serie di eventi che spianano la strada al virus e delineano il percorso che conduce dallo spillover all'origine di una epidemia:
cellule bersaglio. L'interazione tra una particolare molecola sulla superficie del virus e un recettore della cellula ospite funziona come una chiave nella serratura. Le molecole presenti sulla superficie delle cellule hanno però caratteristiche molto diverse nelle varie specie animali, pertanto un virus che infetta gli uccelli può essere totalmente innocuo per gli esseri umani. Questo meccanismo può, in alcuni casi, essere aggirato dai virus, specialmente quelli che, come i virus a RNA, sono dotati di una grande
Una dimostrazione indiretta dell'alto lasso di mutazione dei virus a RNA è il vaccino antinfluenzale, che deve essere rinnovato ogni anno. L'immunità acquisita con il vaccino o con la malattia naturale ha infatti una copertura limitata.
reciproco di materiale genetico: si formano così virioni ricombinanti con caratteristiche genetiche ibride. A questo punto il virus aviario è diventato capace di infettare anche le cellule umane. Un virus con un tropismo esteso alle cellule umane diventa infettivo anche per la nostra specie e può causare malattie con sintomi anche gravi. Tuttavia, in questa fase l'infezione è ancora circoscritta e il passaggio del virus dipende dall'interazione tra gli umani e la specie ospite. Di mutazione in mutazione, un virus con un tropismo allargato può tuttavia acquisire, su un periodo di tempo più o meno lungo, anche la capacità di trasmettersi da un essere umano all'altro.
punto non ha più bisogno della specie ospite originaria e può trasmettersi in modo diretto tra umani. Quando questa trasmissione si verifica in modo molto efficiente, l'infezione si diffonde rapidamente all'interno della comunità umana e può causare gravi malattie anche letali: nasce così una nuova epidemia, che può trasformarsi in una pandemia su scala globale.