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Il ciclo vitale dei virus: dalla replicazione alla trasmissione, Dispense di Biologia

Il ciclo vitale dei virus, descrivendo le diverse fasi di replicazione e trasmissione. Si analizzano i meccanismi di infezione, i diversi tipi di virus e le loro interazioni con le cellule ospiti. Il ciclo litico e lisogeno dei batteriofagi, il ruolo dei virus a dna e rna, e il fenomeno dello spillover, ovvero il passaggio di un virus da una specie ospite non umana agli esseri umani.

Tipologia: Dispense

2024/2025

In vendita dal 25/03/2025

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I VIRUS sono piccoli parassiti endocellulari obbligati, che non possono riprodursi al di fuori della cellula ospite.
La maggior parte delle particelle virali è costituita da:
genoma virale, può essere costituito da uno o due filamenti di DNA o di RNA;
capside, un rivestimento proteico che protegge il genoma, la forma è data dalla ripetizione regolare di proteine virali;
involucro lipidico esterno detto pericapside o
envelope
.
Poiché in genere i genomi virali sono piccoli e con un'informazione genetica limitata, per completare il ciclo vitale i virus dipendono dalla
cellula ospite, che si occupa della
replicazione del genoma
virale e della
sintesi delle proteine del capside
.
Il CICLO REPLICATIVO VIRALE ha inizio quando il virus entra nella cellula ospite e ne dirotta l'apparato metabolico verso la produzione
di virioni. Questo processo si verifica in modi diversi a seconda dei virus e del tipo di cellula infettata.
I virus che infettano i batteri sono detti
batteriofagi
, molti di loro alternano due fasi del ciclo vitale: il ciclo litico e il ciclo lisogeno.
Durante il
ciclo litico
vengono prodotti i nuovi virioni che attraverso la lisi della cellula ospite vanno a infettare altre cellule.
Durante il
ciclo lisogeno
il virus entra in
latenza
, in cui il genoma virale permane nella cellula ospite ma senza produrre nuovi virioni.
L'alternanza tra queste due fasi richiede una precisa regolazione dell'espressione di specifici geni virali.
IL CICLO LITICO è un processo estremamente rapido: entro 15 minuti dal momento dell'infezione iniziano ad apparire nuove particelle
virali e 10 minuti dopo il processo si conclude con il rilascio dei nuovi virioni dalla cellula lisata.
Il ciclo è diviso in tre fasi: immediata precoce, precoce e tardiva.
All'inizio del ciclo, la
RNA polimerasi
batterica riconosce il promotore virale e trascrive i
geni immediati precoci
del virus.
I prodotti attivano la trascrizione dei
geni precoci.
Le proteine codificate da questi geni stimolano la replicazione del genoma virale e la trascrizione dei
geni tardivi
.
Nel CICLO LISOGENO, il DNA virale si integra nel DNA dell'ospite e diventa un
profago
. I batteri che ospitano i profagi sono detti
batteri lisogeni, e i virus sono definiti temperali. Mentre la cellula ospite si divide, il DNA virale si duplica insieme a quello dell'ospite;
questo permette al virus di generare moltissime copie del proprio genoma integrate in quello batterico.
In certe condizioni, il virus cambia il proprio ciclo da lisogeno a litico: il profago si stacca dal cromosoma e inizia a riprodursi. Quando la
cellula ospite si riproduce rapidamente, il profago rimane nello stato lisogeno, quando invece la cellula ospite è in condizioni di stress, il
profago attiva il ciclo litico.
Nel DNA del fago sono infatti presenti due promotori per i geni virali del ciclo litico e del ciclo lisogeno. Tali promotori sono regolati in
modo opposto dalle proteine virali
cl
e
Cro
: cl reprime i geni per la fase litica e attiva i geni per la fase lisogena,
Cro
il contrario.
Nel ciclo lisogeno, il virus integra il proprio DNA in un cromosoma dell'ospite sotto forma di provirus, si stabilisce così un'infezione
latente in cui i geni virali non sono trascritti e rimangono inseriti nel genoma della cellula ospite. Quando la cellula infetta si divide,
trasmette alle cellule figlie anche la sequenza del provirus. I virus a DNA comprendono diversi virus patogeni per gli umani.
I PAPILLOMAVIRUS HPV. I HPV sono piccoli virus privi di
pericapside
; con genoma DNA a doppio filamento racchiuso in un
capside icosaedrico. La famiglia dei papillomavirus umani comprende oltre cento virus, la maggior parte dei quali causa malattie non
gravi delle mucose della pelle. Le mucose dell'apparato genitale femminile e maschile sono il bersaglio di circa 40 di questi virus, tra i
quali anche alcuni potenzialmente cancerogeni.
Il virus penetra nell'organismo attraverso piccole lesioni della cute e delle mucose e infetta le cellule dello strato basale dell'epitelio. Se le
difese immunitarie dell'ospite non sono in grado di eliminare l'infezione, il genoma virale entra in una fase di latenza. Se il virus appartiene
ai sottotipi ad alto rischio, la sua persistenza può predisporre alla trasformazione tumorale della cellula infettata. Quando passa alla fase
replicativa attiva, il virus si moltiplica nelle cellule epiteliali e possono comparire le prime lesioni, che nella maggior parte dei casi non
causano sintomi.
I VIRUS ANIMALI A RNA
IL CORONAVIRUS SARS COV-2, che causa la malattia COVID 19, appartiene alla stessa famiglia di cui fanno parte i virus della SARS
e della MERS. È dotato di un genoma a RNA a singolo filamento racchiuso in un
pericapside
da cui sporgono le
glicoproteine spike
.
L'RNA virale viene immediatamente tradotto in proteine dall'apparato traduzionale della cellula: si formano due poliproteine che vengono
poi processate mediante
taglio proteolitico
per rilasciare proteine più piccole. Queste proteine concorrono alla replicazione del genoma
virale iniziale (RNA a polarità positiva) e si forma cosi un RNA complementare (RNA a polarità negativa) che funge da stampo per:
generare molte copie del genoma virale originario;
produrre RNA di lunghezza diversa, necessari per la sintesi delle proteine di cui il virus ha bisogno per assemblare capside e pericapside.
Le nuove copie del genoma virale vengono rivestite dal capside e i nuovi virioni abbandonano la cellula; in questo modo acquisiscono il
rivestimento pericapsidico con cui iniziano un nuovo ciclo infettivo.
IL CICLO REPLICATIVO DI HIV. L'HIV è un retrovirus, responsabile dellAIDS. Quando infetta una cellula, utilizza una DNA
polimerasi particolare, detta trascrittasi inversa, che converte il loro genoma a RNA a singolo filamento in un provirus a DNA a
doppio filamento. Il provirus si integra nel genoma della cellula ospite ed entra in una fase di latenza.
Quando HIV si risveglia dalla latenza inizia il ciclo litico, generando un unico trascritto primario, lungo come tulto il genoma virale.
Per completare il suo ciclo vitale, HIV deve produrre diversi tipi di RNA: quelli privi di introni e quelli corrispondenti all'intero genoma, che
serviranno sia a produrre le proteine strutturali sia a costituire i genomi virali da inserire nei nuovi virioni. Tuttavia, nel nucleo delle
cellule eucariote i controlli dello
splicing
impediscono che molecole di RNA contenenti introni escano dal nucleo. Il virus risolve questo
problema grazie a
Rev
, che, legandosi al trascritto primario virale, maschera le giunzioni di splicing.
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I VIRUS sono piccoli parassiti endocellulari obbligati, che non possono riprodursi al di fuori della cellula ospite.

La maggior parte delle particelle virali è costituita da:

 genoma virale, può essere costituito da uno o due filamenti di DNA o di RNA;

 capside, un rivestimento proteico che protegge il genoma, la forma è data dalla ripetizione regolare di proteine virali;

 involucro lipidico esterno detto pericapside o envelope.

Poiché in genere i genomi virali sono piccoli e con un'informazione genetica limitata, per completare il ciclo vitale i virus dipendono dalla

cellula ospite, che si occupa della replicazione del genoma virale e della sintesi delle proteine del capside.

Il CICLO REPLICATIVO VIRALE ha inizio quando il virus entra nella cellula ospite e ne dirotta l'apparato metabolico verso la produzione

di virioni. Questo processo si verifica in modi diversi a seconda dei virus e del tipo di cellula infettata.

I virus che infettano i batteri sono detti batteriofagi, molti di loro alternano due fasi del ciclo vitale: il ciclo litico e il ciclo lisogeno.

 Durante il ciclo litico vengono prodotti i nuovi virioni che attraverso la lisi della cellula ospite vanno a infettare altre cellule.

 Durante il ciclo lisogeno il virus entra in latenza, in cui il genoma virale permane nella cellula ospite ma senza produrre nuovi virioni.

L'alternanza tra queste due fasi richiede una precisa regolazione dell'espressione di specifici geni virali.

IL CICLO LITICO è un processo estremamente rapido: entro 15 minuti dal momento dell'infezione iniziano ad apparire nuove particelle

virali e 10 minuti dopo il processo si conclude con il rilascio dei nuovi virioni dalla cellula lisata.

Il ciclo è diviso in tre fasi: immediata precoce, precoce e tardiva.

➢ All'inizio del ciclo, la RNA polimerasi batterica riconosce il promotore virale e trascrive i geni immediati precoci del virus.

➢ I prodotti attivano la trascrizione dei geni precoci. ➢ Le proteine codificate da questi geni stimolano la replicazione del genoma virale e la trascrizione dei geni tardivi.

Nel CICLO LISOGENO, il DNA virale si integra nel DNA dell'ospite e diventa un profago. I batteri che ospitano i profagi sono detti

batteri lisogeni, e i virus sono definiti temperali. Mentre la cellula ospite si divide, il DNA virale si duplica insieme a quello dell'ospite;

questo permette al virus di generare moltissime copie del proprio genoma integrate in quello batterico. In certe condizioni, il virus cambia il proprio ciclo da lisogeno a litico: il profago si stacca dal cromosoma e inizia a riprodursi. Quando la cellula ospite si riproduce rapidamente, il profago rimane nello stato lisogeno, quando invece la cellula ospite è in condizioni di stress, il profago attiva il ciclo litico. Nel DNA del fago sono infatti presenti due promotori per i geni virali del ciclo litico e del ciclo lisogeno. Tali promotori sono regolati in

modo opposto dalle proteine virali cl e Cro: cl reprime i geni per la fase litica e attiva i geni per la fase lisogena, Cro il contrario.

Nel ciclo lisogeno, il virus integra il proprio DNA in un cromosoma dell'ospite sotto forma di provirus, si stabilisce così un'infezione

latente in cui i geni virali non sono trascritti e rimangono inseriti nel genoma della cellula ospite. Quando la cellula infetta si divide,

trasmette alle cellule figlie anche la sequenza del provirus. I virus a DNA comprendono diversi virus patogeni per gli umani.

I PAPILLOMAVIRUS HPV. I HPV sono piccoli virus privi di pericapside; con genoma DNA a doppio filamento racchiuso in un

capside icosaedrico. La famiglia dei papillomavirus umani comprende oltre cento virus, la maggior parte dei quali causa malattie non

gravi delle mucose della pelle. Le mucose dell'apparato genitale femminile e maschile sono il bersaglio di circa 40 di questi virus, tra i quali anche alcuni potenzialmente cancerogeni. Il virus penetra nell'organismo attraverso piccole lesioni della cute e delle mucose e infetta le cellule dello strato basale dell'epitelio. Se le difese immunitarie dell'ospite non sono in grado di eliminare l'infezione, il genoma virale entra in una fase di latenza. Se il virus appartiene ai sottotipi ad alto rischio, la sua persistenza può predisporre alla trasformazione tumorale della cellula infettata. Quando passa alla fase replicativa attiva, il virus si moltiplica nelle cellule epiteliali e possono comparire le prime lesioni, che nella maggior parte dei casi non causano sintomi.

I VIRUS ANIMALI A RNA

IL CORONAVIRUS SARS COV- 2 , che causa la malattia COVID 19, appartiene alla stessa famiglia di cui fanno parte i virus della SARS

e della MERS. È dotato di un genoma a RNA a singolo filamento racchiuso in un pericapside da cui sporgono le glicoproteine spike.

L'RNA virale viene immediatamente tradotto in proteine dall'apparato traduzionale della cellula: si formano due poliproteine che vengono

poi processate mediante taglio proteolitico per rilasciare proteine più piccole. Queste proteine concorrono alla replicazione del genoma

virale iniziale (RNA a polarità positiva) e si forma cosi un RNA complementare (RNA a polarità negativa) che funge da stampo per:  generare molte copie del genoma virale originario;  produrre RNA di lunghezza diversa, necessari per la sintesi delle proteine di cui il virus ha bisogno per assemblare capside e pericapside. Le nuove copie del genoma virale vengono rivestite dal capside e i nuovi virioni abbandonano la cellula; in questo modo acquisiscono il rivestimento pericapsidico con cui iniziano un nuovo ciclo infettivo.

IL CICLO REPLICATIVO DI HIV. L'HIV è un retrovirus, responsabile dell’AIDS. Quando infetta una cellula, utilizza una DNA

polimerasi particolare, detta trascrittasi inversa, che converte il loro genoma a RNA a singolo filamento in un provirus a DNA a

doppio filamento. Il provirus si integra nel genoma della cellula ospite ed entra in una fase di latenza. Quando HIV si risveglia dalla latenza inizia il ciclo litico, generando un unico trascritto primario, lungo come tulto il genoma virale. Per completare il suo ciclo vitale, HIV deve produrre diversi tipi di RNA: quelli privi di introni e quelli corrispondenti all'intero genoma, che serviranno sia a produrre le proteine strutturali sia a costituire i genomi virali da inserire nei nuovi virioni. Tuttavia, nel nucleo delle cellule eucariote i controlli dello splicing impediscono che molecole di RNA contenenti introni escano dal nucleo. Il virus risolve questo problema grazie a Rev, che, legandosi al trascritto primario virale, maschera le giunzioni di splicing.

L'insieme di tutte le specie virali presenti sulla Terra costituisce la VIROSFERA; la loro capacità infettiva si estende a tutti i viventi.

Oggi sappiamo che i virus sono presenti in tutti gli ecosistemi, ma il loro numero rimane difficile da quantificare. La struttura biologica estremamente semplice dei virus obbliga questi agenti infettivi a interagire continuamente con le cellule dei propri

ospiti in un rapporto di parassitismo obbligato. Le SPECIE SERBATOIO sono gli ospiti in cui un virus normalmente vive e si

moltiplica e che contribuiscono a mantenere quel virus nell'ecosistema. Questi serbatoi virali sono difficili da individuare perché raramente causano malattie evidenti nei propri ospiti naturali. Il passaggio di un agente patogeno da una specie ospite non umana agli esseri umani costituisce un evento di SPILLOVER o salto di specie, dal quale può avere origine una zoonosi, cioè una malattia infettiva che deriva da altri animali. Circa il 75% delle malattie infettive finora conosciute negli esseri umani deriva da altre specie. Queste specie selvatiche portano con sé un bagaglio potenzialmente pericolosissimo: nuovi virus che prima erano confinati in aree selvatiche ma ora, nelle giuste condizioni, possono fare il salto di specie e infettare gli esseri umani. Non tutti gli eventi di spillover portano a epidemie. Nella maggior parte dei casi, i salti di specie rimangono eventi senza conseguenze. In alcuni casi, però, si sussegue una serie di eventi che spianano la strada al virus e delineano il percorso che conduce dallo spillover all'origine di una epidemia:

  • la frequenza con cui la specie serbatoio entra a contatto diretto con gli esseri umani;
  • le modalità di trasmissione del virus;
  • quanto a lungo il virus può sopravvivere al di fuori dell'ospite naturale;
  • in quale modo e con quale intensità il virus stimola le difese immunitarie;
  • come il virus interagisce con le cellule e penetra al loro interno per dare il via a un ciclo infettivo. Tra i fattori citati nella lista precedente, l'ultimo costituisce uno dei principali punti di sbarramento di un'infezione.

Ciascun virus è dotato di un particolare tropismo, cioè della capacità di interagire solo con specifiche molecole sulla superficie delle

cellule bersaglio. L'interazione tra una particolare molecola sulla superficie del virus e un recettore della cellula ospite funziona come una chiave nella serratura. Le molecole presenti sulla superficie delle cellule hanno però caratteristiche molto diverse nelle varie specie animali, pertanto un virus che infetta gli uccelli può essere totalmente innocuo per gli esseri umani. Questo meccanismo può, in alcuni casi, essere aggirato dai virus, specialmente quelli che, come i virus a RNA, sono dotati di una grande

flessibilità genetica. Attraverso questo meccanismo, un virus può quindi modificare il proprio tropismo.

Una dimostrazione indiretta dell'alto lasso di mutazione dei virus a RNA è il vaccino antinfluenzale, che deve essere rinnovato ogni anno. L'immunità acquisita con il vaccino o con la malattia naturale ha infatti una copertura limitata.

Quando due ceppi virali infettano la stessa cellula, tra i loro genomi possono verificarsi eventi di ricombinazione con scambio

reciproco di materiale genetico: si formano così virioni ricombinanti con caratteristiche genetiche ibride. A questo punto il virus aviario è diventato capace di infettare anche le cellule umane. Un virus con un tropismo esteso alle cellule umane diventa infettivo anche per la nostra specie e può causare malattie con sintomi anche gravi. Tuttavia, in questa fase l'infezione è ancora circoscritta e il passaggio del virus dipende dall'interazione tra gli umani e la specie ospite. Di mutazione in mutazione, un virus con un tropismo allargato può tuttavia acquisire, su un periodo di tempo più o meno lungo, anche la capacità di trasmettersi da un essere umano all'altro.

La comparsa della trasmissione interumana segna un cambio di passo nella relazione degli esseri umani con il virus, che a questo

punto non ha più bisogno della specie ospite originaria e può trasmettersi in modo diretto tra umani. Quando questa trasmissione si verifica in modo molto efficiente, l'infezione si diffonde rapidamente all'interno della comunità umana e può causare gravi malattie anche letali: nasce così una nuova epidemia, che può trasformarsi in una pandemia su scala globale.