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Spiega i caratteri del pittore del preromanticismo
Tipologia: Sintesi del corso
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Nell’Inghilterra del tardo Settecento maturarono stimoli romantici che produssero una pittura di matrice prevalentemente letteraria, visionaria, fantastica, a volte pervasa di misticismo: l’arte di Blake e dei suoi seguaci costituiva una prosecuzione dell’esperienza di Fussli, il quale d’altra parte era ancora attivo in quegli anni. William Blake (1757-1827) visse sempre a Londra, la città nella quale nacque, poco apprezzato come poeta, pittore e incisore, considerato squilibrato a causa della sua eclettica visione del mondo e del suo temperamento fuori dagli schemi.
Gli artisti romantici contemplano l’assoluto, il divino partendo dal presupposto che l’infinito è il vero campo della conoscenza umana. In questo universo l’uomo-artista assume un ruolo fondamentale, ed è lui che diventa parte dell’infinito tramite la sua creazione. L’uomo si rende conto di fare parte di un insieme inseparabile e superiore, ma di non riuscire a visualizzarlo e descriverlo ma nella perdita dell’unità, vi è la luce positiva, data dalla poesia e dall’arte. L’arte diventa allora una “lotta tragica” dell’uomo che cerca di risollevarsi dalla caduta. L’arte si muta in Verità.
William Blake, vittima di visioni sin dalla fanciullezza, pervaso sempre da forte tensione religiosa, utilizzò la Bibbia e i riferimenti esoterici come fonte ricorrente per la propria pittura e ipotizzò teorie misticheggianti che lo portarono a rifiutare ogni approccio razionale alla realtà.
Blake iniziò ad accostarsi all'arte realizzando delle incisioni in cui copiava disegni di antiche rovine greche che riproducevano opere di Raffaello, Michelangelo , Dürer, entrando in contatto con i modelli classici.
Nabucodonosor, 1795 Newton, 1795
Girone dei Lussuriosi, 1826
L’antico dei giorni, 1794
Nel corso della sua vita artistica Blake prediligerà sempre la tecnica dell’incisione illustrando i suoi poemi e componendo immagini e versi sulle medesime lastre. Nel 1788, Blake iniziò a sperimentare una nuova tecnica, l'incisione a rilievo, un metodo che avrebbe poi impiegato in numerosi tra i suoi libri, ma anche nel suo capolavoroLa Bibbia. Questo tipo di tecnica riusciva a creare un rapporto complesso e suggestivo tra parola e immagine. Illustrò le sue opere, quelle di John Milton, il Viaggio del pellegrino di John Bunyan, il Libro di Giobbe, le liriche di Thomas Gray e Le notti di Edward Young. Pochi anni prima di morire si dedicò alla serie di illustrazioni per il “Paradiso perduto” di Milton e per la “Divina Commedia” di Dante Alighieri.
Con questa tecnica (in inglese illuminated painting cioè “stampa lumeggiata”) è realizzato Elohim crea Adamo (43x cm) del 1795, conservato nellaTate Britain di Londra. L'opera fa parte, infatti, delle grandi stampe a colori che Blake iniziò a comporre nel 1795. Elohim, significa in ebraico Dio. In quest’opera viene narrato l’episodio del Vecchio Testamento in cui Dio crea il primo uomo, Adamo. E’ un Dio terribile e stupefatto quello che trascina forzatamente alla vita l’uomo disteso sulla terra come se fosse in croce: la sua gamba sinistra è già attorcigliata dalle spire del demoniaco serpente del male.
Altrove Blake intende sottolineare il ruolo fondamentale di Dio "creatore” , ritraendolo come "architetto dell'universo. Notiamo ad esempio come nell'opera The Ancient of Days (1794), acquerello, l'autore esalti la figura di un compasso (strumento che ritroviamo frequentemente nelle sue opere) ad indicare l'inimitabile armonia di un mondo forgiato, nella luce,ad immagine e somiglianza del creatore.
L'archetipo del Creatore è un'immagine ricorrente nel suo lavoro. Qui Blake dipinge il demiurgo Urizenraccolto in preghiera mentre contempla il mondo che ha creato.
In Newton (1795) l'autore rappresenta lo scienziato curvo su un foglio,a cercare di rappresentare, con l'ausilio di un compasso, la perfezione del creato. Inutilmente, come lo stesso Blake affermerà in seguito:" Dio non è un diagramma matematico".
Molto differente è la rappresentazione di Genesi che ha proposto Escher, grande incisore e grafico olandese che dedicò una serie di litografie e xilografie alla Genesi; egli scelse a differenza di Michelangelo, di non rappresentare più Dio. Dipingendo la natura e la sua vitalità, rinuncia a rappresentare il suo legame con il Creatore.
La tradizione cristiana ha cercato, ad esempio, di rappresentare insieme l’opera creatrice di Dio e le leggi della natura che permettono lo sviluppo sia delle singole creature, sia dell’universo intero. Il medioevo, ad esempio, ha dipinto talvolta il Creatore in figura umana che crea con un compasso in mano: cioè non crea direttamente ogni singolo elemento della realtà, ma conferisce alla materia leggi interne alla creazione stessa che le permettano di svilupparsi. Così si può vedere, ad esempio, in un’opera ispirata alla filosofia della scuola di Chartres: è la miniatura della Creazione dell'universo, una miniatura francese del XIII sec. (Biblioteca Nazionale di Vienna).
L'incarico di illustrare la Divina Commedia di Dante fu affidato a Blake nel 1824 da John Linnell, con il proposito finale di trarne una serie di incisioni. La morte di Blake, sopraggiunta nel 1827, pose fine all'ambizioso progetto, di cui ci rimangono 102 acquarelli (72 dall´Inferno, 20 dal Purgatorio, 10 dal Paradiso), in diversi stati di elaborazione. Da questi acquarelli sono state realizzate sette incisioni. Le illustrazioni del poema realizzate da Blake non si presentano come un semplice accompagnamento del testo, ma sembrano piuttosto rivederlo criticamente, e fungere da commentario degli aspetti spirituali e morali dell'opera.
Dante sviene, sopraffatto dall’emozione: Mentre che l’uno spirito questo disse l’altro piangea, sì che di pietade, Io venni men così com’io morisse, E caddi come corpo morto cade.
Nell’acquerello del 1817 è rappresentato il momento finale del quinto canto dell’inferno dopo il drammatico colloquio con Francesca mentre le anime dei peccatori sono trascinate dal vortice della "bufera infernale che mai non resta“. “E come li stornei ne portan l’ali Nel freddo tempo a schiera larga e piena, Così quel fiato li spiriti mali: Di qua, di là, di giù, di su li mena; Nulla speranza li conforta mai, Non che di posa, ma di minor pena
Francesca da Polenta moglie di Gianciotto Malatesta, signore di Rimini, si innamorò corrisposta dal cognato Paolo e fu con questi uccisa dal marito. Dante sceglie questo celebre caso di infedeltà per meditare sugli effetti nefastia a cui l’amore può condurre.