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Elaborato sul concetto di sogno e realtà collegato ad autori latini e italiani per la maturità
Typology: Study notes
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Il rapporto tra sogno e realtà costituisce uno dei nuclei più profondi e tormentati della riflessione umana: da sempre l’uomo oscilla fra l’anelito verso un ideale infinito e l’urto inesorabile del vero che , impone all’individuo il confronto con la finitezza della condizione umana, con il trascorrere inesorabile del tempo e con l’impossibilità di raggiungere una felicità piena e duratura. Fu lo stesso Baudelaire, ad inaugurare la nuova sensibilità moderna e esternare il profondo disagio dell’uomo contemporaneo. Emblematica, in tal senso, risulta la simbologia della perdita dell’aureola, presente ne Lo spleen di Parigi: il poeta smarrisce il proprio segno sacrale nel tumulto della metropoli, dissolvendo così quell’aura di superiorità spirituale che tradizionalmente distingueva l’artista dalla massa. La città moderna, con il suo frenetico dinamismo e la sua anonima folla e relega il poeta a una condizione di marginalità e solitudine BOUDELAIRE Nella letteratura moderna tale dicotomia assume una rilevanza centrale, tra Ottocento e Novecento, difatti,gli intellettuali iniziano a percepire con crescente intensità la crisi delle certezze tradizionali e l’inadeguatezza dell’uomo di fronte al mondo contemporaneo, avvertendo con crescente intensità la frattura tra le illusioni dell’individuo e l a concretezza del reale.
In questo clima di incertezza nasce una nuov a sensibilità letteraria : gli autori danno sfogo della la crisi interiore dell’individuo, il senso di smarrimento e la frattura tra ciò che si sogna e ciò che realmente si vive. L’uomo moderno appare incapace di trovare punti fermi: da qui derivano il pessimismo, l’inquietudine esistenziale e il bisogno di rifugiarsi nell’immaginazione, nel ricordo o nell’illusione. A seguito della rivoluzione industriale e le nuove scoperte scientifiche e filosofiche mettono in discussione l’idea di un universo ordinato e rassicurante. Pensatori come Friedrich Nietzsche proclamano la “morte di Dio”, cioè il crollo dei valori assoluti che per secoli avevano guidato l’umanità; mentre Sigmund Freud rivela l’esistenza dell’inconscio, mostrando come l’uomo non sia pienamente padrone di sé stesso e delle proprie azioni. Fino a quel momento l’uomo aveva confidato nella ragione, nel progresso scientifico e nei valori stabili della società borghese; tuttavia, con l’avanzare della modernità, tali sicurezze iniziano progressivamente a vacillare.
LEOPARDI esistenziale. Ne I fiori del male , opera dal titolo ossimorico, emerge con straordinaria intensità proprio questa frattura insanabile tra aspirazione ideale e concretezza del vivere,il contrasto che intercorre fra l’ENNUI (la noia,il tedio esistenziale) e l’IDEAL (la tensione dell’individuo alla continua idealizzazione). Il poeta diviene così simbolo dell’uomo contemporaneo: una creatura tormentata, sospesa tra il bisogno di infinito e la percezione tragica del vuoto esistenziale. Questa tensione tra il dolore consapevolezza della precarietà della propria condizione ed il bisogno dell’illusione evasione da quest’ultima, permea profondamente anche gli Idilli , nei quali si manifesta simultaneamente un intenso pessimismo e il disperato tentativo di aggrapparsi all’immaginazione quale estrema ancora di salvezza per l’uomo. che funge da conforto momentaneo,dietro al quale la cruda realtà,in verità ,non arretra: le figurazioni fantastiche risplendono così per un istante, insidiate dalla coscienza della loro fuggevolezza. Se la ragione distrugge la capacità fantastica dell’uomo riducendolo ad un’amara infelicità,contrariamente la natura,conforta l’uomo facendogli dono del “ vano ”piacere delle illusioni,che come sostiene nello Zibldone ritiene essere “ingredienti essenziali del sistema della natura umana” le quali conferiscono un senso all’esistenza stessa,e figurano come il risarcimento per un mondo deludente e povero di ideali,poichè questi permettono di celare la cupa realtà.Gli autoinganni sono dunque un supremo dono elargito dalla natura affinché l’uomo possa sopportare il peso dell’esistenza. L’amarezza e la delusione per un mondo giudicato vacuo e poco gratificante sono temi che si legano,già nell’Ottocento, ad uno dei nuclei fondamentali del pensiero e della poetica dello stesso Leopardi : l’intera esperienza intellettuale leopardiana si sviluppa infatti attorno alla tragica consapevolezza dell’infelicità connaturata alla condizione umana e all’incolmabile distanza tra l’anelito infinito dell’uomo e la limitatezza del reale. Emblematica, in tal senso, è la poesia A Silvia, nella quale il poeta rievoca la stagione luminosa della giovinezza, quando il futuro appariva ancora colmo di speranze e promesse. Silvia diviene simbolo delle illusioni giovanili, destinate però a infrangersi dinanzi all’irrompere della realtà e della morte. I sogni dell’età acerba si dissolvono così tragicamente nel confronto con il “vero”,
La realtà esterna viene trasfigurata in un universo evocativo e allusivo, entro cui il poeta ricerca disperatamente una fragile forma di consolazione dinanzi al dolore dell’esistenza. Myricae : D’ANNUNZIO Se Pascoli è solito rifugiarsi nelle piccolezze quotidiane e nelle atmosfere intime della memoria ,parallelamente autori quali D’Annunzio, respingono ogni dimensione dimessa e ordinaria, perseguendo un ideale aristocratico ed Tale esigenza si manifesta soprattutto nella raccolta Myricae, che consacra il poeta come una delle voci più originali del Decadentismo italiano , un movimento culturale e letterario diffusosi in Europa a partire dall’Ottocento, un’epoca segnata dalla crisi delle certezze positivistiche ed una crescente sfiducia nei riguardi della scienza e della ragione,esaltati sin ad allora quali strumenti supremi di conoscenza. A tal proposito i decadenti rivendicano il primato dell’intuizione,dell’irrazionalità , in quanto sostengono che la realtà non possa essere compresa unicamente tramite criteri logici o scientifici,in quanto dietro essa vi si cela n dimensione sconosciuta ed ineffabile.L’artista decadente assume pertanto un funzione quasi sacrale:egli si pone cioè come interprete capace di cogliere corrispondenze segrete fra le cose. Ed è proprio nella raccolta Myricae, ove la poesia si popola di atmosfere sospese, sfumate e quasi oniriche.La realtà non viene descritta in maniera oggettiva, bensì filtrata attraverso simboli, corrispondenze di tipo ANALOGICO- SINTETICO,un linguaggio POLISEMICO volto a cogliere le risonanze segrete delle “piccole cose”,mediante cui il poeta mantiene viva quell’ingenua disposizione infantile nei confronti della realtà,prestando voce al proprio fanciullino interiore.
Il rapporto con le due figure femminili del romanzo, Elena Muti e Maria Ferres, riflette emblematicamente tale frattura interiore. Elena rappresenta È proprio in romanzi, quali Il piacere ,che la realtà vien trasfigurata e sublimata attraverso la ricerca esasperata di una BELLEZZA rara,raffinata,esclusiva ,che testimonia in modo chiaro il declino del VERISMO e l’ascesa di un nuovo gusto estetizzante e vitalistico. estetizzante dell’esistenza e le sue vicende biografiche stesse sono una continua spettacolarizzazione,è nel” PIACERE ”che questi afferma di vivere la vita come fosse un’opera d’arte. Se con Pascoli la rivelazione della realtà può essere conseguita solo dal “fanciullino” che ha una predilezione tale da poter svelare i segreti che si celano aldilà di essa,contrariamente ,D’Annunzio ritiene che a poter conseguire un’esperienza totalizzante,fosse unicamente il SUPERUOMO ,figura analoga a se stesso,egli è un DANDY,uomo primo di alcuna etica morale,un mito che si eleva al disopra delle masse. Andrea Sperelli ,protagonista dell’opera,inetto e superuomo,è emblema della decadenza di una società perbenista come quella borghese.Questi desidera HABERE,NON HABERI ,ovvero di posseder tutto senza esser posseduto.Egli vive immerso in una dimensione artificiale di eleganza e bellezza, nel tentativo di sottrarsi alla volgarità del reale; tuttavia questo sogno estetico si rivela precario ed illusorio, poiché incapace di offrire un’autentica pienezza esistenziale. Dietro l’apparente perfezione della vita estetizzante si cela infatti un profondo senso di vuoto e di inquietudine che affligge l’esteta.
“i nostri volti silvani” Con l’avvento del novecento,le certezze razionalistiche ereditate dal Positivismo iniziano progre a vacillare e a concorrere a questo processo di destabilizzazione sono poi le teorie avanzate dal Darwinismo, da figure quali Schopenhauer e Nietzsche,nonché le rivoluzionarie scoperte psicoanalitiche di L’acqua piovana giunge inoltre a lambire e trasfigurare il loro stesso sentimento amoroso, che il poeta definisce “ favola bella ”:una sorta di incanto precario ed illusorio,così come illusoria è l’esperienza panica vissuta dai due,poiché temporanea e fugace sospensione del reale. attraverso la quale i due amanti assumono sembianze arbore e silvane, trasformandosi in parti integranti respiro vitale della natura. SVEVO e PIRANDELLO pioggia estiva, evento che segna l’inizio di un autentico processo di metamorfosi panica. Particolarmente significativa appare difatti, nella parte conclusiva della prima strofa, l’espressione: Immersi nella musicalità della natura e rapiti da una sorta di estatica ebbrezza sensoriale , essi perdono progressivamente la propria individualità umana per fondersi armonicamente con il paesaggio circostante. La pioggia non bagna soltanto i loro corpi, ma penetra nella loro interiorità, dissolvendo il confine che intercorre fra dimensione umana e naturale.
Sigmund Freud. Svevo ad esempio,che si prefigge di indagare quei meccanismi inconsci che si celano dietro l’uomo moderno. Il VERO ”, a tal punto,cessa di essere un concetto indiscutibile:diviene piuttosto una nozione relativa ed ambigua,poiché incerta è la conoscenza che l’individuo ha ora rispetto la realtà e la propria identità stessa. In questo clima culturale si inseriscono le opere di Italo Svevo e Luigi Pirandello, accomunati dalla volontà di indagare la crisi dell’uomo contemporaneo e l’inconsistenza del confine tra sogno e realtà, verità e illusione, identità autentica e costruzione fittizia dell’io. Assume un senso in tal caso la figura dell’inetto , attributo congenito del personaggio sveviano,che assume l’accezione di un uomo abulico,sognatore,perennemente insoddisfatto,ma presuntuoso e velleitario,contraddistinto da una profonda immaturità psicologica che lo porta ad eludere ogni tipo di scontro diretto con la realtà. Un tipo umano che nella produzione svevian culmina poi con la COSCIENZA DI ZENO,un memoriale autobiografico di natura privata,compilato da Zeno Cosini,parabola dell’inetto,figura contraddittoria e mutevole, la cui intera esistenza si fonda su continui meccanismi di autoassoluzione e deformazione della realtà,in Nei suoi romanzi la realtà non viene mai rappresentata in maniera oggettiva, ma costantemente deformata dalla percezione soggettiva dei protagonisti, incapaci di conoscersi autenticamente e continuamente sospesi tra verità, autoinganno e illusione.
Ancora più vertiginosa è la crisi identitaria che si dispiega in Uno, nessuno e centomila. Qui la dissoluzione dell’io raggiunge il suo esito più radicale: Vitangelo Moscarda prende coscienza del fatto che la propria identità non è un’entità univoca ed oggettiva , bensì frutto di una molteplicità indefinita di immagini, ciascuna generata dallo sguardo altrui. Ne deriva il crollo di ogni certezza rispetto la proprietà identità,dato dall’amara consapevolezza che non esiste un ”io” autentico, quanto più una pluralità di percezioni inconciliabili. Il sogno di una coerenza interiore è volto a disgregarsi pertanto in un relativismo assoluto , in cui ogni definizione si rivela provvisoria e insufficiente. dunque di consistenza concreta. Mattia Pascal scopre così che l’uomo non può vivere al di fuori di una forma, e che il sogno di una vita “altra” si tramuta inevitabilmente in vuoto, irrealtà e inappartenenza. UNO,NESSUNO,CENTOMILA