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'A Silvia' document's analysis
Typology: Essays (high school)
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‘A Silvia’ Opera di Giacomo Leopardi (1798-1837), composta a Pisa nell’aprile del 1828, fu pubblicata per la prima volta nell’edizione fiorentina dei ‘Canti’ (1831). Rappresenta il canto che inaugura una nuova stagione della poesia leopardiana quella dei ‘Grandi Idilli’ (1828-1830, componimenti che hanno un contenuto oggettivo, contengono cioè la meditazione del poeta sulla condizione umana di miseria e di dolore). Quest’ultimo è un periodo in cui comincia, per il poeta, un silenzio poetico che durerà fino alla primavera del 1828. Egli lamenta la fine delle illusioni giovanili, lo sprofondare in uno stato d’animo di gelo che gli impedisce ogni moto dell’immaginazione e del sentimento. Questa è anche la fase che corrisponde al passaggio verso il ‘pessimismo assoluto’. Da qui ne deriva un atteggiamento distaccato e ironico nei confronti della realtà. Avviene una svolta verificatasi nel periodo relativamente felice trascorso a Pisa. Il 2 Maggio 1828 Leopardi scrive alla sorella Paolina da Pisa e da quel momento finisce il suo stato di ‘silenzio’. Il poeta assiste a un ‘risorgimento’ delle sue facoltà di sentire, commuoversi e immaginare e lo saluta con il componimento da me scelto ovvero ‘A Silvia’. Si tratta di un componimento di 6 strofe di diversa lunghezza, senza uno schema fisso, composte di endecasillabi e settenari rimati. È il primo esempio di canzone libera che prevede libertà del metro e delle rime Parafrasi Silvia, ricordi ancora quegli anni lontani in cui eri viva, quando la bellezza risplendeva nei tuoi occhi sorridenti e schivi e tu, lieta e pensosa stavi per oltrepassare la soglia che immette nella giovinezza. La casa e le vie che la circondano risuonavano del tuo canto, quando occupata nei lavori femminili se devi abbastanza contenta di avvenire che sognavi. Era il mese di maggio profumato: e tu trascorrevi così le tue giornate. Io a volte interrompendo i graditi studi le fatiche letterarie sui quali spendevo la mia giovinezza e la parte migliore di me, dai balconi della casa paterna ascoltavo il suono della tua voce e rumore del telaio che faticosamente veniva mosso dalla tua mano. Contemplavo il cielo sereno, le strade illuminate dal sole, i giardini e da una parte il mare in lontananza e dall'altra i monti. Nessuno può dire quello che provavo dentro di me. Che dolci pensieri, che speranze, che sentimenti, o mia Silvia! Come ci appariva loro la vita umana e il destino! Quando mi ricordo di quanto erano grandi le nostre speranze mi sento opprimere dà un senso di angoscia crudele e inconsolabile e ricomincio a sentire tutto il dolore per la mia vita sventurata. O natura, o natura perché non mantieni le promesse che fai in gioventù? Perché così totalmente inganni i tuoi figli? Tu prima che l'inverno facesse seccare l'erba, sei morta dopo essere stata combattuta e vinta da un male invisibile, o povera creatura fragile. E non vedevi la giovinezza; non ti lusingava il cuore ascoltare le dolci Lodi rivolte ora la bellezza dei tuoi neri capelli, ora ai tuoi occhi innamorati e sfuggenti; ne prenderai parte alle confidenze sentimentali le coetanee. Dopo poco venivano meno anche i miei sogni: anche alla mia vita e il destino ha negato la giovinezza. Ahi come, sei irrevocabilmente svanita, cara compagna della mia giovinezza, mia compianta speranza. Questo è quel modo tanto desiderato? Questi piaceri, l'amore, il lavoro, gli accadimenti, di cui parlammo tanto assieme? Questa è la sorte degli uomini? Appena la vita è apparsa per quello che è veramente tu povera infelice cadesti: e con la mano mostravi lontano la fredda morte la tomba disadorna. Analisi La poesia si apre con la prima strofa in cui è inserita una domanda in cui è implicita una risposta in quanto Silvia è morta. La funzione di questa domanda è di introdurre il pathos. Leopardi si sente vicino alla giovane donna perché legge nel destino di lei il proprio destino che quello di tutti gli uomini. La donna citata più e più volte dal poeta è Teresa Fattorini, figlia
del cocchiere di casa Leopardi, morta di tubercolosi tra i 18 e i 20 anni d’età che lui chiama Silvia. In realtà codesta donna è solo una costruzione mentale, un fantasma d’immaginazione, ed assurge a simbolo della speranza giovanile irrealizzata e della giovinezza prematuramente interrotta dalla morte. Il nome Silvia deriva dall’eroina Aminta di Tasso, di conseguenza rimanda ad un mondo pastorale. ’A Silvia’ non rappresenta una commemorazione funebre, e non è una canzone per Silvia. Si tratta in realtà di una confessione del poeta stesso. Si costruisce come un dialogo con codesta donna. Alla morte di tale fanciulla si associa l’inverno e si ha un richiamo all’immagine di Persefone, è trascinata nell’Ade ghiacciata, in cui non c’è più gioia, felicità, ma solo un mondo cupo e chiuso. PRIMA PARTE: Questa parte ha carattere rievocativo, incentrato sulla poetica della memoria. Qui Leopardi domanda a Silvia se ricorda ancora i giorni felici nei quali si affacciava alla giovinezza. Tale paradiso è destinato a finire per colpa della natura, vista qui come una madre maligna che inganna i suoi figli, che non mantiene le promesse, colei che ha messo al mondo le sue ‘creature’ per sacrificarle, mirando alla conservazione della specie, generando sofferenza. L’uomo è vittima innocente delle crudeltà di tale natura legate al fato. SECONDA PARTE: Ha un carattere più riflessivo. Qui il poeta fa un paragone tra il destino della giovane donna e il suo. Ad essa vengono tolti i momenti di amore con le proprie compagne, le viene negata la possibilità di poter vedere fiorire la propria bellezza. Al poeta, infatti, svaniscono le speranze, la vita è una delusione senza senso e non esiste altra felicità se non la fredda morte. Di fronte alla tristezza della vita presente e all’amarezza del futuro ormai incerto e oscuro, il ricordo dell’età giovanile si pone come l’unico momento in cui l’esistenza diviene affascinante e piene di aspettative positive. L’opera può essere divisa in 5 momenti principali: -la rievocazione di Silvia; (strofa che introduce il tema e ha una funzione proemiale) -la rievocazione del poeta; (seconda e terza strofa, con un flashback, rievocano scene parallele della loro infanzia comune) -la natura vista come sventura e inganno; (la quarta strofa emerge il tema della natura che inganna) -la morte come fine; (la quinta e sesta strofa ripropongono un’analogia tra Silvia e il poeta, entrambi delusi nelle loro aspettative giovanili) -l’apparizione del vero. (l’immagine finale mostra la conclusione con l’identificazione di Silvia con la speranza che indica la tomba come unica verità e destino della condizione umana) Figure retoriche:
Commento L'argomento che Leopardi vuole approfondire con questa poesia è il rapporto, il contrasto tra gioventù ed età matura: i giovani si sa sono pieni di speranze, perché per loro la vita sembra sorridere: le amicizie, l'ambiente, tutto crea vitalità, tutto sembra creare un futuro radioso e privo di preoccupazioni. Purtroppo ciò non succede quando si arriva all'età adulta perché in quel momento che ci si rende conto che tutto questo non è altro che un'illusione un inganno creato dalla natura stessa. Leopardi infatti percepisce questi inganni nella propria vita ma soprattutto li vede riflessi in quella di Silvia. Tale poesia mi ha colpito perché non è la classica poesia d'amore di due giovani ai quali è destinata una storia a lieto fine, ma viene esaltata la parte negativa della realtà. Tutto ciò ci fa capire che il mondo che ci circonda non è sempre rose e fiori ma bisogna stare attenti, perché la vita può essere pericolosa e piena di insidie. Ovviamente da fanciulli non notiamo subito questa negatività, perché siamo pieni di sogni e speranze positive, ma una volta arrivati all'età adulta il mondo ci mette davanti delle sfide che dobbiamo superare ed è in quel momento che capiamo qual è la vera e propria forma della realtà che viviamo quotidianamente