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Pratica educativa nel colloquio educativo
Typology: Lecture notes
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Ogni colloquio è un dialogo e riguarda almeno due soggetti che comunicano attraverso codici di linguaggio verbale e non verbale. A che cosa può essere finalizzato un colloquio? Un colloquio raggiunge la sua autentica finalità nel momento in cui le persone hanno la sensazione di aver ricevuto qualcosa, di aver incontrato nell’altro qualcosa che prima non era stato possibile trovare e che ora apre alla comprensione e al cambiamento. Finalità colloquio-> cambiare le persone. Persone dialogano riferendosi ognuna al proprio mondo, al proprio sistema di premesse personale. Persone che si incontrano con delle aspettative reciproche. Incontro non duale, non è fra due persone, ma ce n’è almeno una terza, il servizio a cui la persona si è rivolta e che l’operatore rappresenta (contesto che di continuo attivamente interviene a definire la relazione).
Le ricerche sulla comunicazione interpersonale accolgono come possibili oggtti di studio sia la comunicazione interpersonale in senso stretto sia la comunicazione gruppale e la comunicazione organizzativa. Comunicazione interpersonale-> psicologo. Comunicazione e linguaggio è a pieno titolo uno dei temi istituzionali della psicologia generale. I contributi nati dagli studi psicologici si segmentano in due aree: comunicazione interpersonale (fra cui il colloquio). Il colloquio è nella maggioranza dei casi una relazione duale, limitata nel tempo e nello spazio caratterizzata da significatività professionale. Ogni professione ha configurato le proprie regole del gioco. Per molto psicologi il setting di colloquio ha sempre rappresentato il luogo dello psicologo: non è presente la stanza dei colloqui, ma lo studio di psicologia, mentre gli altri professionisti arrivano talvolta ad abitare in open space. 3 figure che sentono il colloquio come proprio strumento di lavoro: assistente sociale, educatore, psicologo. Fine di aumentare il livello di benessere psicosociale della persona-> approccio professionistico basato sulla progettazione, ossia sulla gestione consapevole della relazione, ma si differenziano per modalità operative. Assistente sociale: soddisfacimento dei bisogni materiali e sociali, anche in riferimento ai vincoli istituzionali. Formulazione di progetti condivisi. Educatore professionale: deve sostenere progettualmente i processi di cambiamento individule e di gruppo, opera i nambito cognitivo e affettivo- emozionale, mediazioni operative. Psicologo: vissuti, dinamiche intrapsichiche, processi mentali, tramite relazioni progettate, specifiche e non quotidiane. Due osservazioni:
Colloquio è strumento trasversale, poi specificatamente caratterizzato. Ogni professionista deve essere in grado di utilizzarlo. Normativa impedisce pubblicità eccessiva o comunicazione manipolatorie. Il colloquio educativo è specifico di una professione, viene orientato in base a un progetto e si basa su studi scientifici che hanno origine in due ben precise discipline, la psicologia e la pedagogia.
Lo sfondo è costituito dal teatro entro cui si realizza l’atto del colloquio: la pratica educativa. La figura è giocata dall’attore- regista che si muove in questo teatro: l’educatore. Pratica educativa come l’insieme di azioni riferibili a un fare e a un pensare in costante interazione, finalizzate alle scelte di operare nel sistema relazionale. Può riguardare sistemi relazionali semplici (duali) o più complessi.
La relazione deve essere pensata, costruita, monitorata e orientata assumendo anche il ruolo di progettista della relazione. Spazio formale, dove situiamo il colloquio, al cui interno poter costruire significati coerenti e condivisi su ciò che sta avvenendo e come forma di scambio finalizzato, pensato e progettato tra i diversi soggetti. Educatore è continuamente in colloquio: senza colloquio perderebbe ogni significato la sua stessa presenza nel teatro del lavoro sociale.
La competenza progettuale diventa la capacità di pensare, ricercare, costruire e avviare contesti di comunicazione e relazione che favoriscano la produzione e lo scambio di informazioni utili a sostenere ipotesi di cambiamento. Deve governare i processi relazionali. Ma cosa s’intende? Assumersi la responsabilità dell’allestire, coltivare, alimentare terreni comuni di comunicazione e far incontrare persone e i loro sistemi di premesse, promuoverne il confronto e costruire un processo di comprensione reciproca che porti alla definizione di significati condivisi
Tentativo di una forma di terapia il più possibile coordinata. Per gli educatori significa cogliere complessivamente le diverse sfaccettature. L’intento costante dovrebbe essere quello di approcciare i fenomeni psicologici e relazionali cogliendone le relazioni, anche quando vengono maggiormente evidenziati singoli aspetti o bisogni.
L’educatore non è soltanto una figura di collegamento tra altri professionisti, ma produce e gestisce direttamente processi comunicativi finalizzati alla modificazione di comportamenti individuali, comunitari e istituzionali. Il colloquio educativo diventa uno strumento privilegiato per creare uno spazio formale. Processo continuo di costruzione del progetto educativo. Finalità del colloquio è far emergere le risorse personali, la capacità di riconoscerle e adoperarle per affrontare nuove realtà. Maturare le competenze necessarie alla gestione di colloqui acquisendo bagaglio di conoscenze teoriche e pratiche. Educatore: un po’ pedagogista e un po’ ricercatore sul campo. Partecipa ad un processo di costruzione di una pedagogia che risponda alla peculiarità del suo agire professionale e che tenga in considerazione la complessità delle interazioni tra diversi sistemi viventi e i loro ambienti di vita. Il paradigma della complessità: la percezione della realtà non può essere oggettiva: è sempre condizionata dai pregiudizi dell’osservatore. Uomo è essere complesso, in trasformazione e in continua relazione con il proprio contesto sociale e ambientale, non è possibile per una persona conoscere realmente un’altra persona, ma è solo possibile comprendere l’altro attraverso un approccio olistico che mantenga la curiosità di cogliere le connessioni tra le sue diverse parti e le relazioni con il contesto di appartenenza. Educazione fondata sul rispetto della dignità e dell’autonomia della persona e sulla promozione della sua autodeterminazione. Idea di bisogno come condizione esistenziale positiva e come occasione di crescita; un’idea di uomo come individuo inserito in un ambiente e attore del cambiamento. Idea di disagio come momento di crisi nel percorso di vita di una persona e non come condizione irreversibile. Educazione viene intesa come un processo di gestione di una relazione costruita attorno a contenuti( conoscenze, valori, regole, ecc) che forniscono strumenti per un cambiamento nell’immagine di sé e degli altri. Relazione educativa vista come accompagnamento all’emancipazione, verso autonomia, autodeterminazione ed integrazione sociale. Richiede una compartecipazione , un vivere insieme. Promuovere processi di apprendimento attraverso la costruzione di significati condivisi.
Educazione secondo paradigma postmoderno: rappresentazione di processi relazionali complessi, non scomponibili nei loro elementi e pertanto non è un fatto scientificamente osservabile. Per mantenere caratteristiche di disciplina scientifica deve individuare un oggetto di studio che sia osservabile, universale, pragmatico e verificabile. Demetrio (90): oggetto è il cambiamento indica mutamenti evolutivi o involutivi, presuppone presenza o mancanza di passaggi significativi, da uno stato all’altro o da un contesto all’altro. Rappresentazione delle manifestazioni di cambiamento che coinvolgono singoli individui o aggregati umani. Processo educativo è osservabile attraverso 3 livelli di cambiamento:
Gli stili relazionali Stile relazionale, attraverso atteggiamenti più o meno consapevoli, esprime connessione fra maturità psichica, emotiva, relazionale e professionale. Ogni educatore sviluppa il suo stile che è soggetto a cambiamenti. Franta(88) diviso atteggiamenti relazionali degli educatori in tre dimensioni:
dimensione di controllo: riguarda la gestione del ruolo dell’educatore dal punto di vista organizzativo e normativo. Atteggiamenti di tipo autoritario, antiautoritario, autorevole. Atteggiamenti autorevoli si esprimono così: presentare regole istituzionali e sociali in modo rigido, controllare comportamenti, sanzioni e punizioni; distanza dall’altro, posizione di superiorità; non condivide informazioni utili alla sua autodeterminazione. Pratiche autoritarie vengono sostenute da interventi direttivi espliciti (domande accusatorie, prediche, ecc.) o impliciti (interrompere comunicazione, fare osservazioni impersonali, ecc.), svaluta le potenzialità dell’altro, inibisce creatività e autodeterminazione inducendo sfiducia in sé stesso, ribellione funzionale SOLO nelle situazioni di emergenza.
condivide con altre persone, ricerca- azione. Collaborazione in cui i diversi attori possono identificarsi con il processo progettuale contribuendo a costruirlo. Compartecipi, si sentiranno piÙ coinvolti, confermati nella propria identità. Motivante, apre alla relazione dialogica e ai suoi costrutti. Progettazione con l’altro, primo obiettivo la rappresentazione della complessità di cui egli è portatore e di come essa entra in relazione con quella dell’educatore, al fine di rendere possibile una costruzione condivisa di percorsi possibili al cambiamento. Necessità da un’ottica di semplificazione a una di complessità, dove considerare la priorità di conoscere e comprendere i sistemi di premesse dei diversi attori e dei contesti di riferimento, ponendo l’attenzione sulla comprensione di come si osserva e si definisce realtà, meccanismi di influenzamento al fine di ricercare le strategie per poter interagire e influenzare per promuovere benessere. Progettare è incontrare altre persone, altri sistemi relazionali. Ognuno di essi si è costruito il proprio sistema di premesse di riferimento; utilizza codici comunicativi e sistemi valoriali e culturali, ha costruito forme di equilibrio che potano ad essere piÙ o meno aperti al cambiamento attribuendosi ruoli e funzioni. È un incontro tra sistemi e tra i loro relativi sistemi di premesse-> conflittuale. Terreno dove si scontrano sistemi di premesse o dove si finge di non vederne la presenza. A volte il rischio è quello di affrontare le situazioni con il proposito di uscirne vittoriosi. Educatore sforzarsi di avere costantemente la percezione di questi pericoli, attenzione affinché la scorciatoia di un uso autoritario non venga intrapresa come metodo di difesa, responsabilità dell’educatore, ricerca della comprensione reciproca attraverso monitoraggio costante dei processi di feedback attivati. Colloquio è strumento per comprendere chi è la persona che si ha di fronte. Non sarà possibile costruire progetti; se non si capisce come si percepisce e rappresenta e quali significati attribuisce a ciò che in quel momento è per lei fonte di disagio. Legami, realtà attuale, futuro. Come dare spazio agli atti dell’ascoltare e dell’osservare. Conoscenza avviene sempre nella relazione. Gioco reciproco, influenzamento che rende complesso il processo di ascolto: operatore è emotivamente e affettivamente complicato e ciò rende incerta la possibilità di arrivare a conoscenze certe e oggettive. Occorre perciò individuare un filo che consenta di costruire delle rappresentazioni condivisibili. Filo che permette costruzione rappresentazioni condivisibili è la coprogettazione e compartecipazione: condividere tempo ed esperienze, ascolti polifonici e sguardi poliedrici. Cura le dimensioni dell’ascolto e dei feedback generati. Governo dei processi relazionali: capacità di utilizzare ciò che verrà prodotto o scambiato in questi spazi pero costruire obiettivi e raggiungerli.
3 L’apporto sistemico allo studio delle relazioni umane comunicazione presente nelle varie discipline. Nucleo centrale: intenzionalità, competenza comunicativa e funzioni della comunicazione. Principali contributi in chiave psicologica:
I disturbi della comunicazione
Metacomunicazione come strumento educativo Se l’educatore impara a metacomunicare quando si trova in impasse relazionale, potrà tentare di riattivare una relazione chiara esplicitando la dinamica relazionale promuovendo la ricerca di nuove modalità comunicative.
4 alcuni stimoli dal modello cognitivista- relazionale Piaget. Assimilazione: ogni nuovo apprendimento viene filtrato attraverso il sistema percettivo dell’individuo e riorganizzato tramite gli apprendimenti precedenti. Conoscenza: costruzione interna elaborata dal nostro sistema cognitivo e percettivo. Psicologia cognitivista- relazionale: ogni essere umano possiede il potenziale per generare strategie di adattamento e di apprendimento. Concetto centrale: sistema motivazionale interpersonale: predisposizione dell’essere umano che ne motiva il suo comportamento verso una meta precisa. I sistemi motivazionali interpersonali si riferiscono al comportamento relazionale sociale e vengono distinti in cinque moduli.
Amplificazioni relazionali Logica circolare (mittente- ricevente- contesto) e come il significato del messaggio venga dato dal ricevente. Le idee (rappresentazioni), le intenzioni (obiettivi relazionali) e le emozioni (vissuto) delle persone in interazione entrano nel processo di circolarità. Le emozioni che la persona prova rispetto ad una determinata
funzionale a tale obiettivo. Linguaggio viabile, parole comprensibili, e qualora riceva feedback di incomprensione dovrà facilitare la metacomunicazione sui diversi significati attribuiti e concorrere a significato condiviso. Privilegiare termini a connotazione positiva che aprono a possibilità di scelta.
La co- costruzione della realtà Nostra conoscenza non è una fotografia oggettiva del mondo, ma il prodotto di una costruzione sociale, dell’interazione con gli altri in un determinato contesto sociale. Esistono diverse costruzioni sociali del mondo. Al centro dell’attenzione le interazioni quotidiane tra le persone, in quanto produttrici di forme di conoscenza. Fenomeni sociali hanno una spiegazione dinamica, visti come processi in continua trasformazione. Persone si comportano in modo differente a seconda degli individui e del contesto con cui interagiscono, di ciò che stanno pensando e facendo nel presente. Varia a seconda del ruolo. Operatore sociale dovrebbe di contro assumere un ruolo facilitatore dei processi di comunicazione e di costruzione di significati e percorsi che permettano alle persone di attivare e sviluppare le loro potenzialità per fini emancipativi condivisi. Secondo il costruzionismo le persone si costruiscono le rappresentazioni del passato nel presente e quindi tali rappresentazioni sono influenzate dalla situazione che stanno vivendo in quel preciso momento. La realtà non ha di per sé una connotazione positiva o negativa, ma è la persona che le attribuisce valore positivo o negativo. Nel presente possiamo rileggere il passato e dare nuovi significati agli eventi. Nel colloquio educatore ha compito di costruire una storia diversa e più funzionale all’autonomia e all’integrazione sociale. Una nuova storia dove persona assuma ruolo di attore attivo. Questo secondo tipo di narrativa produce lettura della propria situazione più serena e ottimistica con un possibile effetto di riattivare la motivazione al cambiamento.