I colloquio educativo, Lecture notes of Parapsychology

Pratica educativa nel colloquio educativo

Typology: Lecture notes

2017/2018

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Il colloquio nella pratica educativa
Ogni colloquio è un dialogo e riguarda almeno due soggetti che comunicano
attraverso codici di linguaggio verbale e non verbale. A che cosa può essere
finalizzato un colloquio? Un colloquio raggiunge la sua autentica finalità nel
momento in cui le persone hanno la sensazione di aver ricevuto qualcosa, di aver
incontrato nell’altro qualcosa che prima non era stato possibile trovare e che ora apre
alla comprensione e al cambiamento. Finalità colloquio-> cambiare le persone.
Persone dialogano riferendosi ognuna al proprio mondo, al proprio sistema di
premesse personale. Persone che si incontrano con delle aspettative reciproche.
Incontro non duale, non è fra due persone, ma ce n’è almeno una terza, il servizio a
cui la persona si è rivolta e che l’operatore rappresenta (contesto che di continuo
attivamente interviene a definire la relazione).
Linee teoriche del colloquio educativo
1 il colloquio nella professione dell’educatore
Le ricerche sulla comunicazione interpersonale accolgono come possibili oggtti di
studio sia la comunicazione interpersonale in senso stretto sia la comunicazione
gruppale e la comunicazione organizzativa. Comunicazione interpersonale->
psicologo. Comunicazione e linguaggio è a pieno titolo uno dei temi istituzionali
della psicologia generale. I contributi nati dagli studi psicologici si segmentano in
due aree: comunicazione interpersonale (fra cui il colloquio). Il colloquio è nella
maggioranza dei casi una relazione duale, limitata nel tempo e nello spazio
caratterizzata da significatività professionale. Ogni professione ha configurato le
proprie regole del gioco.
Per molto psicologi il setting di colloquio ha sempre rappresentato il luogo dello
psicologo: non è presente la stanza dei colloqui, ma lo studio di psicologia, mentre gli
altri professionisti arrivano talvolta ad abitare in open space.
3 figure che sentono il colloquio come proprio strumento di lavoro: assistente sociale,
educatore, psicologo. Fine di aumentare il livello di benessere psicosociale della
persona-> approccio professionistico basato sulla progettazione, ossia sulla gestione
consapevole della relazione, ma si differenziano per modalità operative.
Assistente sociale: soddisfacimento dei bisogni materiali e sociali, anche in
riferimento ai vincoli istituzionali. Formulazione di progetti condivisi.
Educatore professionale: deve sostenere progettualmente i processi di cambiamento
individule e di gruppo, opera i nambito cognitivo e affettivo- emozionale, mediazioni
operative.
Psicologo: vissuti, dinamiche intrapsichiche, processi mentali, tramite relazioni
progettate, specifiche e non quotidiane.
Due osservazioni:
esistono specificità ma anche sovrapposizioni; in alcuni casi l’agire di uno
psicologo di comunità potrebbe assomigliare molto a quello di un educatore.
Tutti possono operare su tre livelli sociali: la relazione duale, di piccolo gruppo
e l’organizzazione.
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Il colloquio nella pratica educativa

Ogni colloquio è un dialogo e riguarda almeno due soggetti che comunicano attraverso codici di linguaggio verbale e non verbale. A che cosa può essere finalizzato un colloquio? Un colloquio raggiunge la sua autentica finalità nel momento in cui le persone hanno la sensazione di aver ricevuto qualcosa, di aver incontrato nell’altro qualcosa che prima non era stato possibile trovare e che ora apre alla comprensione e al cambiamento. Finalità colloquio-> cambiare le persone. Persone dialogano riferendosi ognuna al proprio mondo, al proprio sistema di premesse personale. Persone che si incontrano con delle aspettative reciproche. Incontro non duale, non è fra due persone, ma ce n’è almeno una terza, il servizio a cui la persona si è rivolta e che l’operatore rappresenta (contesto che di continuo attivamente interviene a definire la relazione).

Linee teoriche del colloquio educativo

1 il colloquio nella professione dell’educatore

Le ricerche sulla comunicazione interpersonale accolgono come possibili oggtti di studio sia la comunicazione interpersonale in senso stretto sia la comunicazione gruppale e la comunicazione organizzativa. Comunicazione interpersonale-> psicologo. Comunicazione e linguaggio è a pieno titolo uno dei temi istituzionali della psicologia generale. I contributi nati dagli studi psicologici si segmentano in due aree: comunicazione interpersonale (fra cui il colloquio). Il colloquio è nella maggioranza dei casi una relazione duale, limitata nel tempo e nello spazio caratterizzata da significatività professionale. Ogni professione ha configurato le proprie regole del gioco. Per molto psicologi il setting di colloquio ha sempre rappresentato il luogo dello psicologo: non è presente la stanza dei colloqui, ma lo studio di psicologia, mentre gli altri professionisti arrivano talvolta ad abitare in open space. 3 figure che sentono il colloquio come proprio strumento di lavoro: assistente sociale, educatore, psicologo. Fine di aumentare il livello di benessere psicosociale della persona-> approccio professionistico basato sulla progettazione, ossia sulla gestione consapevole della relazione, ma si differenziano per modalità operative. Assistente sociale: soddisfacimento dei bisogni materiali e sociali, anche in riferimento ai vincoli istituzionali. Formulazione di progetti condivisi. Educatore professionale: deve sostenere progettualmente i processi di cambiamento individule e di gruppo, opera i nambito cognitivo e affettivo- emozionale, mediazioni operative. Psicologo: vissuti, dinamiche intrapsichiche, processi mentali, tramite relazioni progettate, specifiche e non quotidiane. Due osservazioni:

  • esistono specificità ma anche sovrapposizioni; in alcuni casi l’agire di uno psicologo di comunità potrebbe assomigliare molto a quello di un educatore.
  • Tutti possono operare su tre livelli sociali: la relazione duale, di piccolo gruppo e l’organizzazione.

Colloquio è strumento trasversale, poi specificatamente caratterizzato. Ogni professionista deve essere in grado di utilizzarlo. Normativa impedisce pubblicità eccessiva o comunicazione manipolatorie. Il colloquio educativo è specifico di una professione, viene orientato in base a un progetto e si basa su studi scientifici che hanno origine in due ben precise discipline, la psicologia e la pedagogia.

Lo sfondo è costituito dal teatro entro cui si realizza l’atto del colloquio: la pratica educativa. La figura è giocata dall’attore- regista che si muove in questo teatro: l’educatore. Pratica educativa come l’insieme di azioni riferibili a un fare e a un pensare in costante interazione, finalizzate alle scelte di operare nel sistema relazionale. Può riguardare sistemi relazionali semplici (duali) o più complessi.

  • finalità è rappresentata dalla persona con cui l’educatore opera., con cui si persegue la realizzazione personale nello sviluppo della propria personalità a livello individuale e sociale, la costruzione di ruoli per il raggiungimento dell’autonomia.
  • (^) Cambiamento. Sviluppare una visione di tipo evolutivo. Ricerca di nuova rappresentazione di sé per poter definire la rappresentazione personale, ciò che ognuno pensa di sé, e la rappresentazione sociale, ciò che gli altri pensano del soggetto.
  • Intenzionalità è la condizione essenziale a produrre processi di cambiamento, per ridurre margini di insuccesso attraverso costruzione di percorsi educativi pensati.
  • Contenuti. Comprendono sia il fare in relazione con gli altri coinvolgendoli a livello cognitivo, emotivo, corporeo e relazionale; sia il pensare, ovvero la ricerca di senso di ciò che avviene quotidianamente. Attraverso la pratica riflessiva può attivare il processo metacognitivo tra premesse teoriche e pratica professionale, consente la valutazione del proprio operato.
  • Mezzo. Relazione educativa fornisce stimoli necessari per promuovere l’autonomia e la rielaborazione delle risorse presenti e latenti.

La relazione deve essere pensata, costruita, monitorata e orientata assumendo anche il ruolo di progettista della relazione. Spazio formale, dove situiamo il colloquio, al cui interno poter costruire significati coerenti e condivisi su ciò che sta avvenendo e come forma di scambio finalizzato, pensato e progettato tra i diversi soggetti. Educatore è continuamente in colloquio: senza colloquio perderebbe ogni significato la sua stessa presenza nel teatro del lavoro sociale.

La competenza progettuale diventa la capacità di pensare, ricercare, costruire e avviare contesti di comunicazione e relazione che favoriscano la produzione e lo scambio di informazioni utili a sostenere ipotesi di cambiamento. Deve governare i processi relazionali. Ma cosa s’intende? Assumersi la responsabilità dell’allestire, coltivare, alimentare terreni comuni di comunicazione e far incontrare persone e i loro sistemi di premesse, promuoverne il confronto e costruire un processo di comprensione reciproca che porti alla definizione di significati condivisi

Tentativo di una forma di terapia il più possibile coordinata. Per gli educatori significa cogliere complessivamente le diverse sfaccettature. L’intento costante dovrebbe essere quello di approcciare i fenomeni psicologici e relazionali cogliendone le relazioni, anche quando vengono maggiormente evidenziati singoli aspetti o bisogni.

  • metodo clinico di Piaget: far parlare nella maniera piÙ libera possibile.
  • Rogers: atteggiamento di accettazione e di ascolto attento.
  • Sensibilità psicodinamica utile per gestione consapevole delle relazioni transferali.
  • Attenzione psicosociale di Lewin, comprensione della persona nella sua globalità ed entro un campo sociale.
  • Pragmatica della comunicazione: all’interno di qualsiasi colloquio.

L’educatore non è soltanto una figura di collegamento tra altri professionisti, ma produce e gestisce direttamente processi comunicativi finalizzati alla modificazione di comportamenti individuali, comunitari e istituzionali. Il colloquio educativo diventa uno strumento privilegiato per creare uno spazio formale. Processo continuo di costruzione del progetto educativo. Finalità del colloquio è far emergere le risorse personali, la capacità di riconoscerle e adoperarle per affrontare nuove realtà. Maturare le competenze necessarie alla gestione di colloqui acquisendo bagaglio di conoscenze teoriche e pratiche. Educatore: un po’ pedagogista e un po’ ricercatore sul campo. Partecipa ad un processo di costruzione di una pedagogia che risponda alla peculiarità del suo agire professionale e che tenga in considerazione la complessità delle interazioni tra diversi sistemi viventi e i loro ambienti di vita. Il paradigma della complessità: la percezione della realtà non può essere oggettiva: è sempre condizionata dai pregiudizi dell’osservatore. Uomo è essere complesso, in trasformazione e in continua relazione con il proprio contesto sociale e ambientale, non è possibile per una persona conoscere realmente un’altra persona, ma è solo possibile comprendere l’altro attraverso un approccio olistico che mantenga la curiosità di cogliere le connessioni tra le sue diverse parti e le relazioni con il contesto di appartenenza. Educazione fondata sul rispetto della dignità e dell’autonomia della persona e sulla promozione della sua autodeterminazione. Idea di bisogno come condizione esistenziale positiva e come occasione di crescita; un’idea di uomo come individuo inserito in un ambiente e attore del cambiamento. Idea di disagio come momento di crisi nel percorso di vita di una persona e non come condizione irreversibile. Educazione viene intesa come un processo di gestione di una relazione costruita attorno a contenuti( conoscenze, valori, regole, ecc) che forniscono strumenti per un cambiamento nell’immagine di sé e degli altri. Relazione educativa vista come accompagnamento all’emancipazione, verso autonomia, autodeterminazione ed integrazione sociale. Richiede una compartecipazione , un vivere insieme. Promuovere processi di apprendimento attraverso la costruzione di significati condivisi.

Educazione secondo paradigma postmoderno: rappresentazione di processi relazionali complessi, non scomponibili nei loro elementi e pertanto non è un fatto scientificamente osservabile. Per mantenere caratteristiche di disciplina scientifica deve individuare un oggetto di studio che sia osservabile, universale, pragmatico e verificabile. Demetrio (90): oggetto è il cambiamento indica mutamenti evolutivi o involutivi, presuppone presenza o mancanza di passaggi significativi, da uno stato all’altro o da un contesto all’altro. Rappresentazione delle manifestazioni di cambiamento che coinvolgono singoli individui o aggregati umani. Processo educativo è osservabile attraverso 3 livelli di cambiamento:

  • modificazioni delle strategie cognitive e relazionali degli attori coinvolti
  • spostamenti relazionali tra gli attori e gli oggetti coinvolti
  • variazioni di attribuzione di significato delle rappresentazioni della realtà degli attori coinvolti indotte dal processo relazionale cambiamento intrinseco al processo educativo: educatore si aspetta modificazione degli atteggiamenti dell’utenza attraverso l’apprendimento di nuove strategie di comportamento. Atti di cambiamento isolabili e osservabili. Anche la visione dei cambiamenti è soggettiva ed è quindi influenzata dai pregiudizi, o meglio dal sistema di premesse individuale. Ogni attore coinvolto darà un suo significato alle modificazioni, è indispensabile organizzare degli spazi formali nei quali costruire significati coerenti e condivisi su ciò che sta avvenendo. Colloquio educativo è lo spazio formale deputato a questo compito. Durante colloquio attenzione sarà su modalità con cui si manifestano cambiamenti e comportamenti e non sul perché.

Gli stili relazionali Stile relazionale, attraverso atteggiamenti più o meno consapevoli, esprime connessione fra maturità psichica, emotiva, relazionale e professionale. Ogni educatore sviluppa il suo stile che è soggetto a cambiamenti. Franta(88) diviso atteggiamenti relazionali degli educatori in tre dimensioni:

  • dimensione di controllo
  • dimensione emozionale
  • dimensione di congruenza- trasparenza- autenticità

dimensione di controllo: riguarda la gestione del ruolo dell’educatore dal punto di vista organizzativo e normativo. Atteggiamenti di tipo autoritario, antiautoritario, autorevole. Atteggiamenti autorevoli si esprimono così: presentare regole istituzionali e sociali in modo rigido, controllare comportamenti, sanzioni e punizioni; distanza dall’altro, posizione di superiorità; non condivide informazioni utili alla sua autodeterminazione. Pratiche autoritarie vengono sostenute da interventi direttivi espliciti (domande accusatorie, prediche, ecc.) o impliciti (interrompere comunicazione, fare osservazioni impersonali, ecc.), svaluta le potenzialità dell’altro, inibisce creatività e autodeterminazione inducendo sfiducia in sé stesso, ribellione funzionale SOLO nelle situazioni di emergenza.

condivide con altre persone, ricerca- azione. Collaborazione in cui i diversi attori possono identificarsi con il processo progettuale contribuendo a costruirlo. Compartecipi, si sentiranno piÙ coinvolti, confermati nella propria identità. Motivante, apre alla relazione dialogica e ai suoi costrutti. Progettazione con l’altro, primo obiettivo la rappresentazione della complessità di cui egli è portatore e di come essa entra in relazione con quella dell’educatore, al fine di rendere possibile una costruzione condivisa di percorsi possibili al cambiamento. Necessità da un’ottica di semplificazione a una di complessità, dove considerare la priorità di conoscere e comprendere i sistemi di premesse dei diversi attori e dei contesti di riferimento, ponendo l’attenzione sulla comprensione di come si osserva e si definisce realtà, meccanismi di influenzamento al fine di ricercare le strategie per poter interagire e influenzare per promuovere benessere. Progettare è incontrare altre persone, altri sistemi relazionali. Ognuno di essi si è costruito il proprio sistema di premesse di riferimento; utilizza codici comunicativi e sistemi valoriali e culturali, ha costruito forme di equilibrio che potano ad essere piÙ o meno aperti al cambiamento attribuendosi ruoli e funzioni. È un incontro tra sistemi e tra i loro relativi sistemi di premesse-> conflittuale. Terreno dove si scontrano sistemi di premesse o dove si finge di non vederne la presenza. A volte il rischio è quello di affrontare le situazioni con il proposito di uscirne vittoriosi. Educatore sforzarsi di avere costantemente la percezione di questi pericoli, attenzione affinché la scorciatoia di un uso autoritario non venga intrapresa come metodo di difesa, responsabilità dell’educatore, ricerca della comprensione reciproca attraverso monitoraggio costante dei processi di feedback attivati. Colloquio è strumento per comprendere chi è la persona che si ha di fronte. Non sarà possibile costruire progetti; se non si capisce come si percepisce e rappresenta e quali significati attribuisce a ciò che in quel momento è per lei fonte di disagio. Legami, realtà attuale, futuro. Come dare spazio agli atti dell’ascoltare e dell’osservare. Conoscenza avviene sempre nella relazione. Gioco reciproco, influenzamento che rende complesso il processo di ascolto: operatore è emotivamente e affettivamente complicato e ciò rende incerta la possibilità di arrivare a conoscenze certe e oggettive. Occorre perciò individuare un filo che consenta di costruire delle rappresentazioni condivisibili. Filo che permette costruzione rappresentazioni condivisibili è la coprogettazione e compartecipazione: condividere tempo ed esperienze, ascolti polifonici e sguardi poliedrici. Cura le dimensioni dell’ascolto e dei feedback generati. Governo dei processi relazionali: capacità di utilizzare ciò che verrà prodotto o scambiato in questi spazi pero costruire obiettivi e raggiungerli.

3 L’apporto sistemico allo studio delle relazioni umane comunicazione presente nelle varie discipline. Nucleo centrale: intenzionalità, competenza comunicativa e funzioni della comunicazione. Principali contributi in chiave psicologica:

  • intenzionalità: processualità (ossia il fluire di una serie di eventi) e la consapevolezza (presente con grado variabile). Watzlawick e pragmatica della comunicazione.
  • Competenza comunicativa: capacità di un soggetto di produrre e comprendere messaggi. Dovrebbe cogliere diversi livelli presenti nel nostro interlocutore. Mappa analitica. Competenza linguistica e paralinguistica.
  • Funzioni: convergenza su alcune funzioni chiave: referenziale (scmabio info su un oggetto preciso), espressiva (aspetti interattivi), di controllo, regolazione comportamentale, di coordinamento delle sequenze interattive mirata a mantenimento della connessione relazionale. Di meta comunicazione. Funzionamento processuale: . modello cibernetico e della teoria dell’informazione . modelli del linguaggio nella comunicazione: meccanismi psicologici del linguaggio e approcci psicosociali . modello sistemico: Watzlawick . approccio intenzionale: principio di cooperazione, teoria degli atti linguistici . perspective- taking, basati sugli assunti costruzionisti di Piaget.
  • rilevante significato teorico, inutile separazione in ambito pratico. Scienze sociali moderne fondate per molto tempo sulla logica causale lineare, ogni atto umano è l’effetto diretto di una causa precedente riscontrabile. Baetson sviluppa altro modello d’interpretazione di comportamenti, il paradigma della complessità. Sistemi fisici: a un elemento un’influenza diretta su un altro elemento del sistema. Nei sistemi viventi invece la complessità dei rapporti, sia tra gli elementi del sistema stesso sia con gli elementi degli altri sistemi, non consente di risalire a un elemento unico, che origini le continue influenze reciproche. Sistemi regolati da una logica causale circolare. La relazione umana considerata come un sistema ossia un insieme di elementi e di relazioni tra gli elementi e i loro attributi. Elementi sono i componenti del sistema, attributi sono le proprietà degli elementi, le relazioni sono i rapporti che legano gli elementi. Ogni comunicazione è uno scambio di informazioni (feedback- retroazione). Ogni retroazione attiva una perturbazione del sistema che può produrre un cambiamento cioè la perdita di stabilità oppure l’omeostasi (per raggiungere stabilità). I sistemi in relazione vengono considerati circuiti di retroazione. Watzlawick e scuola di Palo Alto cercano di individuare regole che li governano, comunicazione costruita dal contesto, dal linguaggio verbale e non verbale. Per comunicazione verbale s’intende uso delle parole, per comunicazione non verbale tutto il comportamento durante l’interazione. Linguaggio è uno strumento di apprendimento attivato attraverso processi di adattamento. La capacità di immagazzinare gli adattamenti precedenti per poterli usare in futuro porta a raggruppamenti di soluzioni di adattamento creando una ripetizione di schemi di adattamento.(p50) verbale e non verbale sono processi di simboli ed eventi costituiti da regole e significati. Tali processi mostrano ridondanze, ossia modelli di comunicazione. I gradi di consapevolezza che l’uomo ha dei suoi comportamenti variano da una piena consapevolezza a una totale inconsapevolezza. Grado di consapevolezza è correlato al grado di complessità del comportamento (dal più concreto al più astratto). Anni ’80, inclusione dell’osservatore nel processo di conoscenza: ogni osservazione include pregiudizi, teorie e caratteristiche dell’osservatore. Processo di conoscere in

I disturbi della comunicazione

  • Messaggi ambigui: che si negano a vicenda o che lasciano al ricevente la scelta.
  • squalifica della comunicazione: invalidare la comunicazione (contraddizioni, cambiare argomento,…). Questa strategia è vissuta dall’altro come disconferma.
  • sintomo come comunicazione: persona comunica attraverso un sintomo la sua incapacità, impossibilità o non volontà di comunicare.
  • incomprensioni nei livelli comunicativi di contenuto e relazione. Confusione tra contenuto e relazione, definire chi ha ragione. Disaccordo è sul piano relazionale, indipendente dal contenuto. Per uscire uno dei partner accetta la posizione dell’altro (complementare) o è necessario metacomunicare.
  • Punteggiatura della sequenza di eventi: differenze cui i diversi partner leggono la relazione portano a malintesi o a circoli viziosi o producono un escalation simmetrica, c’è convinzione che esista una sola realtà, come la vedo io. -> logica causale lineare: ricerca causa del disagio nell’altro, non percependo che il disagio è prodotto dal circolo vizioso.-> presupposti per la profezia che si autoavvera.
  • errori nella traduzione del linguaggio non verbale in linguaggio verbale.
  • potenziali disfunzioni dell’interazione simmetrica e complementare: non hanno valenza positiva o negativa, coesistono e si alternano, ognuno può stabilizzare l’altro, entrambe possono evolvere nelle seguenti comunicazioni disfunzionanti.
  • Escalation simmetrica: competizione, contenuto comunicazione diventa insignificante. Escalation bloccata solo se partner accetta di mettersi temporaneamente in down o se riesce a metacomunicare su ciò che sta accadendo, in relazione simmetrica funzionale se i partner sono in grado di accettare a vicenda la definizione dell’altro.
  • complementarietà rigida: disfunzione porta a disconferma e rifiuto. Difficoltà a uscire dalla sua posizione e non potendo né confermare, né disconfermare la definizione di B risponderà con una disconferma che perpetuerà il modello di relazione rigido.
  • comunicazione paradossale: contraddizione che deriva dalla deduzione corretta da premesse coerenti, messaggio in cui si fanno un asserzione e un’asserzione sulla propria asserzione che si escludono a vicenda. Doppio legame: un partner relazionale comunica un messaggio paradossale che impedisce all’altro partner sia di reagire in un modo adeguato sia di non reagire. L’unica possibilità di uscire da un doppio legame è metacomunicare sulla situazione un cui ci si è incastrati; se non si riesce a metacomunicare si attivano comportamenti disfunzionali come il chiudersi in se stessi, acting out. Partner immobilizzato può reagire con creazione di una realtà propria più accettabile, anche di tipo patologico.
  • triangolazioni: tensione tra due membri, quello piÙ a disagio può scegliere coinvolgendone un terzo-> triade è caratteristica universale dei sistemi-> danze infinite fra coalizioni mutevoli.
  • indifferenziazione: forte interdipendenza tra membri. Limita la libertà di movimento: ogni movimento di un elemento porta a un movimento del sistema come massa indifferenziata. Differenziazione diventa un indice di buon funzionamento. Dove c’è differenziazione e confini definiti e flessibili frai membri c’è situazione di benessere per le persone del sistema.
  • pseudoreciprocità: alleanze e pseudo ostilità o scissioni. Per il paziente sembra esistere una sola realtà validata, un valore universale rappresentato dalal famiglia d’origine. Se cercasse di differenziarsene otterrebbe l’avversione concentrica. Valore primario è l’unione, disvalore massimo è l’abbandono del sistema.

Metacomunicazione come strumento educativo Se l’educatore impara a metacomunicare quando si trova in impasse relazionale, potrà tentare di riattivare una relazione chiara esplicitando la dinamica relazionale promuovendo la ricerca di nuove modalità comunicative.

4 alcuni stimoli dal modello cognitivista- relazionale Piaget. Assimilazione: ogni nuovo apprendimento viene filtrato attraverso il sistema percettivo dell’individuo e riorganizzato tramite gli apprendimenti precedenti. Conoscenza: costruzione interna elaborata dal nostro sistema cognitivo e percettivo. Psicologia cognitivista- relazionale: ogni essere umano possiede il potenziale per generare strategie di adattamento e di apprendimento. Concetto centrale: sistema motivazionale interpersonale: predisposizione dell’essere umano che ne motiva il suo comportamento verso una meta precisa. I sistemi motivazionali interpersonali si riferiscono al comportamento relazionale sociale e vengono distinti in cinque moduli.

  • attaccamento: tendenza a ricercare vicinanza protettiva di una figura conosciuta ogni volta che si costituiscono situazioni di pericolo.
  • Accudimento: predisposizione a fornire cure e aiuto.
  • Agonismo: definire i ruoli di dominanza, gerarchia. -> competizione.
  • Sessualità: creazione di relazioni privilegiate, strategia seduttiva.
  • Cooperazione: relazioni paritetiche finalizzate al raggiungimento di un obiettivo comune, strategie relazionali di confronto e collaborazione. Questi sistemi designano la tendenza a ricercare un determinato obiettivo relazionale in un dato contesto ambientale mediato dall’esperienza individuale e dalle percezioni che essa ha rispetto a se stessa e al proprio ambiente. Individuo applica una strategia relazionale che permette di soddisfare i propri bisogni. Stimolo al cambiamento di strategia quando strategia non è più efficace. Quanto più una persona affronta situazioni, tanto più svilupperà il suo potenziale adattamento. Più strategie relazionali apprende, maggiore scelta nell’interazione aumentando livello di autonomia e integrazione sociale. Tendenza motivazionale più adeguata all’interno della relazione educativa è quella cooperativa che si traduce con la co-costruzione di un progetto, significati condivisi, obiettivi, significato condiviso della relazione stessa. Operatore risponde con un atteggiamento educativo che integra due dimensioni: comprensione, empatia, sostegno e quella di contenimento e di promozione dell’adeguamento al principio di realtà.

Amplificazioni relazionali Logica circolare (mittente- ricevente- contesto) e come il significato del messaggio venga dato dal ricevente. Le idee (rappresentazioni), le intenzioni (obiettivi relazionali) e le emozioni (vissuto) delle persone in interazione entrano nel processo di circolarità. Le emozioni che la persona prova rispetto ad una determinata

funzionale a tale obiettivo. Linguaggio viabile, parole comprensibili, e qualora riceva feedback di incomprensione dovrà facilitare la metacomunicazione sui diversi significati attribuiti e concorrere a significato condiviso. Privilegiare termini a connotazione positiva che aprono a possibilità di scelta.

La co- costruzione della realtà Nostra conoscenza non è una fotografia oggettiva del mondo, ma il prodotto di una costruzione sociale, dell’interazione con gli altri in un determinato contesto sociale. Esistono diverse costruzioni sociali del mondo. Al centro dell’attenzione le interazioni quotidiane tra le persone, in quanto produttrici di forme di conoscenza. Fenomeni sociali hanno una spiegazione dinamica, visti come processi in continua trasformazione. Persone si comportano in modo differente a seconda degli individui e del contesto con cui interagiscono, di ciò che stanno pensando e facendo nel presente. Varia a seconda del ruolo. Operatore sociale dovrebbe di contro assumere un ruolo facilitatore dei processi di comunicazione e di costruzione di significati e percorsi che permettano alle persone di attivare e sviluppare le loro potenzialità per fini emancipativi condivisi. Secondo il costruzionismo le persone si costruiscono le rappresentazioni del passato nel presente e quindi tali rappresentazioni sono influenzate dalla situazione che stanno vivendo in quel preciso momento. La realtà non ha di per sé una connotazione positiva o negativa, ma è la persona che le attribuisce valore positivo o negativo. Nel presente possiamo rileggere il passato e dare nuovi significati agli eventi. Nel colloquio educatore ha compito di costruire una storia diversa e più funzionale all’autonomia e all’integrazione sociale. Una nuova storia dove persona assuma ruolo di attore attivo. Questo secondo tipo di narrativa produce lettura della propria situazione più serena e ottimistica con un possibile effetto di riattivare la motivazione al cambiamento.