Il colloquio educativo, Study notes of Social Work

Riassunto modulo il colloquio educativo

Typology: Study notes

2021/2022

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Il colloquio educativo Sem. V - 2022
DEASS SUPSI Lavoro sociale
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Introduzione al colloquio educativo
Il colloquio educativo
Il colloquio educativo uno spazio formale in cui i diversi attori coinvolti possono confrontarsi e partecipare
ad un processo continuo di costruzione, consolidamento e valutazione del progetto educativo.
Il colloquio una forma di dialogo finalizzato tra due o pi persone
Forma : diversi tipi di colloquio
Dialogo: dimensione relazionale
Finalizzato: scambio mirato al cambiamento (portano anche alle macro-finalità)
Persone: individui considerati nella loro globalit e complessit
Finalità del colloquio educativo
Far emergere le risorse personali, o meglio la capacit di riconoscerle e adoperarle, per affrontare
costruttivamente e creativamente le nuove realt
Favorire il cambiamento e aumentare la consapevolezza di s.
I contenuti del colloquio educativo
Ogni argomento che riguarda la funzionalit della rappresentazione della realt, dei vissuti e delle
strategie relazionali con gli altri e con l’educatore stesso per raggiungere obiettivi emancipativi il pi
possibile condivisi
Qualsiasi contenuto emerga, va riportato all’influenza-sia evolutiva che involutiva-che esso pu avere
nel presente o nel futuro
NO
Interpretazione causale lineare dei vissuti degli interlocutori
Da visione catastrofista a visione possibilista
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Introduzione al colloquio educativo

Il colloquio educativo

Il colloquio educativo è uno spazio formale in cui i diversi attori coinvolti possono confrontarsi e partecipare ad un processo continuo di costruzione , consolidamento e valutazione del progetto educativo.

Il colloquio è una forma di dialogo finalizzato tra due o più persone

  • Forma : diversi tipi di colloquio
  • Dialogo: dimensione relazionale
  • Finalizzato: scambio mirato al cambiamento (portano anche alle macro-finalità)
  • Persone: individui considerati nella loro globalità e complessità

Finalità del colloquio educativo

  • Far emergere le risorse personali, o meglio la capacità di riconoscerle e adoperarle, per affrontare costruttivamente e creativamente le nuove realtà
  • Favorire il cambiamento e aumentare la consapevolezza di sé.

I contenuti del colloquio educativo

  • Ogni argomento che riguarda la funzionalità della rappresentazione della realtà , dei vissuti e delle strategie relazionali con gli altri e con l’educatore stesso per raggiungere obiettivi emancipativi il più possibile condivisi
  • Qualsiasi contenuto emerga, va riportato all’influenza-sia evolutiva che involutiva-che esso può avere nel presente o nel futuro

NO

  • Interpretazione causale lineare dei vissuti degli interlocutori

→Da visione catastrofista a visione possibilista

L’intenzionalità educativa nel colloquio

In un colloquio:

  • Si possono trattare uno o pochi argomenti: questo deve essere in stretta relazione con l’obiettivo e le finalità dell’azione educativa
  • L’interazione che si viene a creare non è casuale: l’intenzionalità si può definire in funzione del contesto (! Il contesto è regolativo!)

Tipologie del colloquio educativo formale

  • Il colloquio di consulenza
  • Il colloquio di progettazione
  • Il colloquio di sostegno al progetto

Rallentare!!! Prendersi il tempo, con ordine, far parlare tutti, …. Nella fase di ideazione bisogna verificare che siamo la struttura giusta.

Le fasi del colloquio e il colloquio di consulenza

Colloquio di consulenza

Spazio dialogico formale in cui l’educatore offre la possibilit à ad uno o più interlocutori (individuo, familiari, persone significative della rete) di confrontarsi sulle rappresentazioni della situazione che ritengono problematica e sulle possibili strade da percorrere per il superamento della condizione di disagio.

Colloquio di consulenza - Interventi dell’educatore

  • stimolare le persone a chiarire il più possibile le proprie aspettative nei riguardi dell’educatore e del servizio
  • esplicitare obiettivi degli interlocutori favorendo l’emergere delle risorse e dei limiti presenti
  • valutare la pertinenza delle richieste rispetto alla peculiarità del contesto del servizio educativo al fine di evitare ambiguità tra le aspettative degli interlocutori e le finalità della propria istituzione
  • fornire informazioni sulle caratteristiche delle offerte disponibili e nel caso di una richiesta non congruente, dare informazioni di orientamento sugli altri servizi presenti nella rete territoriale
  • comprendere i significati che gli interlocutori attribuiscono agli eventi e alle situazioni problematiche per utilizzarli come punto di partenza verso la ricerca di nuovi significati maggiormente funzionali ad affrontare e superare la situazione di impasse
  • ricercare e analizzare le possibili strategie per affrontare efficacemente le situazioni problematiche
  • accompagnare le persone nell’assunzione di responsabilità delle scelte a cui sono pervenute.

Incontro tra l’educatore e uno o più interlocutori che richiedono aiuto per risolvere una situazione problematica

  • Il ruolo dell’educatore non è quello del consigliere, né di chi insegna specifiche competenze per risolvere i problemi, ma è quello di chi attiva e valorizza il potenziale delle persone per gestire autonomamente i propri problemi e i momenti di difficoltà
  • La finalità dell’incontro è di restituire agli interlocutori l’autonomia, le competenze e la responsabilità di affrontare e risolvere in prima persona le situazioni problematiche che stanno vivendo.

Le fasi del colloquio educativo

  • la preparazione dell’incontro Concordare l’obiettivo del colloquio. Organizzazione delle modalità di convocazione e delle informazioni preliminari. Preparazione di un setting funzionale
  • l’accoglienza Attivare un clima relazionale trasparente, chiaro positivo e valorizzante
  • la focalizzazione Tracciare le linee di riferimento entro cui collocare la tematica o la problematica da trattare
  • l’approfondimento Far emergere una definizione del problema e delle possibili soluzione condivisa
  • la conclusione Sintesi e/o riformulazione di quanto trattato e accordi sulle modalità di proseguimento

La preparazione dell’incontro

  • Sintesi e analisi delle informazioni
  • Riflessioni sulle rappresentazioni che ne scaturiscono e le possibili influenze
  • Concordare l’obiettivo del colloquio
  • Scelta del luogo (adeguato allo scopo e ai tipi di colloquio)
  • Scelta della disposizione degli arredi (tavoli, sedie...)
  • Controllo dei possibili disturbi (telefono, rumori, luci....)
  • in caso di co conduzione accordi sulle strategie di gestione

L’accoglienza 1

  • Formule di accoglienza
  • Attenzione ai reciproci segnali comunicativi verbali e non verbali
  • Consapevolezza e attenzione alle “preoccupazioni” che l’incontro suscita negli interlocutori
  • Valorizzazione vs giudizio e etichettamento

L’accoglienza 2

  • L’educatore si presenta brevemente, spiegando in cosa consiste il proprio ruolo e ciò che l’altro può aspettarsi dal colloquio che sta iniziando (durata del colloquio, chiarimento circa le proprie competenze e disponibilità , gli ambiti d’intervento...)
  • L’educatoreesplicitaleinformazionichehagi à sulla situazione e le regole di comunicazione Richiesta feed-back

Conclusione

  • breve sintesi delle scelte condivise
  • indicazione delle eventuali modalità di prosecuzione del rapporto con l’educatore ed il servizio e/o
  • l’orientamento verso altri servizi o risorse del territorio

I processi comunicativi nel colloquio educativo

L’asimmetria nel colloquio educativo

La “regia” del colloquio rimane all’educatore sospeso costantemente tra due processi:

  • Partecipazione attiva (contatto emotivo e relazionale)
  • Controllo del processo, analisi e capacità autoriflessiva
  • Durante il colloquio con consapevolezza e intenzionalità è possibile attivare una «dissimmetria mobile»

L’atteggiamento dell’educatore nel colloquio

Nel colloquio l’educatore si mette in gioco continuamente proteggendo e promuovendo gli interlocutori, stabilendo vicinanza ma al tempo stesso mantenendo e garantendo precisi “confini professionali”, nel rispetto della vita e della storia delle persone.

Aspetti da monitorare costantemente durante la conduzione del colloquio

Dimensione pedagogica

  • Macro finalità educative
  • Visione progettuale
  • Obiettivi generali e specifici relativi alla situazione

Metodologia del colloquio

  • Finalità del colloquio
  • Struttura: fasi
  • Strategie di conduzione

Dimensione relazionale

  • Auto-osservazione (rappresentazioni- emozioni-stile relazionale educativo)
  • Gestione dei processi comunicativi e relazionali (verbale-non verbale considerando tutti gli interlocutori)
  • Comprensione e condivisione dei punti di vista degli interlocutori

LE DOMANDE NEL COLLOQUIO

«L’ARTE DI FARE DOMANDE»

A cosa servono le domande?

  • Ad avere – condividere informazioni
  • A verificare le informazioni A verificare/falsificare le ipotesi
  • Ad esplorare nuove aree

Tipi di domande

Le domande chiuse

  • La risposta possibile è un sì o un no
  • Spazio descrittivo limitato, la possibilit à di espressione limitata

ESEMPI:

  • Quando è nato il suo secondo bambino?
  • I genitori di suo marito sono ancora viventi? • La figlia più grande vive ancora con voi?

SÌ per avere concisi chiarimenti o informazioni di dettaglio o brevi riscontri a richiesta di feedback No per capire la situazione o raccogliere punti di vista

Le domande aperte

La risposta non può essere un sì o un no Spazio descrittivo illimitato, possibilità di espressione illimitata ESEMPI

  • cosa può dirmi dei comportamenti di sua figlia?
  • come è al momento la sua situazione al lavoro?
  • come vanno le cose adesso con i tuoi insegnanti?

Il vantaggio delle domande aperte di questo tipo è quello di lasciare al cliente una libertà di espressione totale. Creano le condizioni per far esprimere all’interlocutore la propria opinione in modo complesso e senza condizionamenti.

Esiste però il rischio che il materiale fornito dalle domande aperte finisca per essere troppo abbondante e troppo eterogeneo, tanto da rendere più difficile orientare il colloquio.

Le domande narrative

E’ una domanda aperta con istruzioni per l’uso: l’operatore indica un’area pi ù circoscritta e definita e invita esplicitamente l’interlocutore a provare a descriverla.

ESEMPI

  • Mi racconta cosa succede da quando Marco arriva a casa da scuola?
  • Mi racconta cosa succede durante il pranzo.

La parola chiave che connota una domanda narrativa è sempre «racconto», «descrizione», ecc. L’atteggiamento dell’operatore è di incoraggiamento, dell’invito a provare a descrivere «quello che vede»: l’obiettivo è di ridurre le interpretazioni, la lettura del pensiero, l’attribuzione di intenzioni, ecc.

Le domande circolari

Servono a rendere visibile le CONNESSIONI tra gli elementi del sistema del cliente.

ESEMPI

  • Come descriverebbe il comportamento di suo padre quando...
  • Cosa vede succedere tra sua figlia e sua moglie quando...
  • Cosa dice sua sorella del comportamento di Marta...

Le domande circolari Servono a rendere visibili le CONNESSIONI tra le idee e i comportamenti degli elementi del sistema dell’utente. Permettono di far emergere la sequenza degli atteggiamenti degli attori e l’effetto reciproco delle loro modalit à comunicative. Tendono a far esprimere ad ognuno il proprio punto di vista e a confrontarlo con quello degli altri membri di un sistema. Possono fare emergere delle differenze nel modo di fronteggiare una situazione o di percepire un problema. Quando vi sono pi ù partecipanti al colloquio, vanno poste a ogni persona allo stesso modo. Quando vi è una sola persona presente servono a permetterle di allargare il suo sguardo sugli altri elementi

DOMANDE CHE DANNO PER SCONTATO: Presuppongono che l’altro faccia quello che è contenuto della domanda. Saltano un passaggio nel processo esplorativo (in fondo sono dei giudizi).

ESEMPI: o E cos’ha detto suo marito quando gli ha raccontato dell’incidente?

  • Quali hobby ha?
  • Quante volte ha sgridato suo figlio nell’ultimo mese?

DOMANDE «PERCHÉ »: Introducono un nesso di causalità lineare ESEMPIO: o Perché non ha fatto...? o Perché hadecisodi...?

La gestione del colloquio

Metacomunicazione

La comunicazione è posta su due livelli: uno di contenuto (cosa dico) e uno di relazione (come lo dico). La metacomunicazione riguarda il livello di relazione (secondo assioma della comunicazione). La metacomunicazione può essere usata preventivamente per proteggere la relazione quando il piano di contenuto potrebbe essere sentito come inopportuno o aggressivo. La metacomunicazione può essere anche usata per comunicare e condividere ciò che sta avvenendo sul livello relazionale. Inoltre, qualora si verifichino delle situazioni di impasse o di simmetria tra le persone, la metacomunicazione può permettere di parlare di ciò che sta avvenendo, contribuendo al ripristino di un clima relazionale favorevole.

obiettivi che si possono adottare usando la metacomunicazione: o chiarire cosa si vuole o si voleva comunicare o chiarire cosa non si aveva intenzione di comunicare o provocare o chiarire il significato di ciò̀̀̀ che si è fatto o chiarire le proprie intenzioni o definire il tipo di relazione che si è venuto a determinare

Dimensione relazionale

Le 7 regole della buona comunicazione

  1. Prima di decidere cosa dire e come dirlo, decidere quale obiettivo comunicativo si vuole raggiungere.
  2. Selezionare fra le cose che si possono/vogliono dire e quelle che sono realmente essenziali in quel momento del colloquio.
  3. Costruire frasi semplici e lineari , utilizzando un linguaggio quotidiano
  4. Esplicitare l’obiettivo e il senso delle proprie domande.
  5. Formulare domande chiare, concrete e comprensibili
  6. Lasciare spazi vuoti dopo ogni intervento del proprio cliente
  7. Riassumere spesso ciò che è stato detto fino a quel momento

IPOLOGIA DOMANDE

o DOMANDE CHIUSE o DOMANDE APERTE:

  • NARRATIVE
  • CIRCOLARI
  • RIFLESSIVE
  • CHIARIMENTO

Il colloquio di consulenza - approfondimento

L’accoglienza 2

L’educatore presenta brevemente le modalità di gestione del colloquio (tempi, modalità di gestione della comunicazione, regole di comunicazione, finalit à del colloquio odierno...) →L’educatore sintetizza brevemente il processo seguito negli incontri precedenti o raccolti da fonti esterne condivise (senso e passaggi, più che contenuti dettagliati)

Focalizzazione

→L’educatore propone una breve sintesi di una cornice di massima condivisibile / ed eventualmente dei punti di vista emersi sulla situazione-problema di tutti gli interlocutori emersi la volta precedente. →Chiede un feedback agli interlocutori se si riconoscono nella sintesi espressa →Propone di avviare una fase di approfondimento della conoscenza della situazione indagando sugli elementi significativi della situazione problema tenendo in considerazione la dimensione temporale.

ESEMPIO: La volta scorsa abbiamo iniziato a conoscerci ed abbiamo fatto un primo giro per ascoltare le varie aspettative rispetto alla situazione attuale di X. E’ emerso che tutti state ricercando una soluzione per riattivare le competenze di x rispetto al suo percorso professionale e sviluppare quanto già appreso nella vita quotidiana al fine di progettare le dimissioni dalla clinica. Ci siamo accordati di ritrovarci oggi per approfondire meglio il percorso che vi ha portato fino a qui per capire se e come possiamo esservi di aiuto o indirizzarvi verso altri eventuali servizi

Gli scopi di questa fase del colloquio sono:

  • definire con chiarezza il bisogno sotteso al motivo del colloquio, sia che esso sia stato richiesto dall’educatore che dall’interlocutore
  • indagare le aspettative esplicite ma anche quelle non manifeste nella richiesta
  • far emergere la rete di persone significative coinvolte nella situazione

Esempi di domande di approfondimento:

  • Qual’è la situazione che vi preoccupa oggi e che vi ha portato qui a richiedere aiuto al servizio?
  • Da quando è insorta questa situazione-problema?
  • Da chi è percepita come problema? Quali altre persone della rete familiare sono coinvolte?”

Approfondimento

Formulazione di domande di approfondimento La finalità delle domande è quella di approfondire la conoscenza sul percorso emancipativo dell’utente, dal punto di vista di tutti gli interlocutori, per raccogliere gli elementi necessari per l’elaborazione del progetto educativo condiviso.

Approfondimento dei punti di vista sugli elementi significativi del percorso di sviluppo dell’utente e della SITUAZIONE – PROBLEMA.

Passato

  • Strategie utilizzate nel percorso emancipativo dell’utente (apprendimenti conseguiti, strategie funzionali, elementi critici)
  • Esperienze positive utilizzabili come risorse
  • Esperienze critiche, difficoltà e problemi emersi Presente
  • Situazione attuale (evoluzione dai colloqui precedenti)
  • Risorse e limiti attuali in relazione al possibile progetto futuro Futuro
  • Preoccupazioni
  • Aspettative di cambiamento

Obiettivo: esplicitazione da parte di tutti i partecipanti delle proprie letture della situazione presentata come problematica (passato, presente e futuro)

La teoria della narrativa

Ogni persona si costruisce una sua lettura narrativa delle situazioni con cui è confrontato.

➢ Le narrative sono sempre soggettive e parziali e perci ò non riflettono la realtà ma un possibile punto di vista della stessa.

➢ Sono condizionate dalle premesse, dalle esperienze di vita, dalla cultura di appartenenza e dal contesto relazionale in cui vengono espresse. ➢ Le narrative influenzano emozioni e comportamenti che possono portare all’ amplificazione positiva o negativa dei vissuti delle persone in relazione.

➢ Le narrative costruttive promuovono ipotesi/letture circolari anziché deterministiche, accrescono la curiosità anziché il giudizio, aprono a nuovi punti di vista e prospettive.

➢ Le narrative disfunzionali possono sempre essere abbandonate, superate o cambiate. Se il cambiamento è intenzionale produce nel tempo la consapevolezza che come persone possiamo «sempre» scegliere come leggere la realt à e quindi ricercare visioni più o meno funzionali al nostro benessere.

La riformulazione

Definizione La riformulazione nel colloquio permette di ri narrare parole o punti di vista espressi dai partecipanti in modo giudicante, tecnico-diagnostico o etichettante, con un linguaggio semplice, costruttivo e ottimistico per superare visioni deterministiche e colpevolizzanti, aprendo a letture di speranza , in cui le soluzioni sono visibili anziché impossibili.

Finalità Durante i colloqui l’educatore deve utilizzare la tecnica della riformulazione al fine di rendere utilizzabili e funzionali le parole, le frasi, le narrative delle rappresentazioni delle diverse letture della situazione, sia per creare- mantenere un equilibrio e un clima cooperativo, sia per elaborare una nuova narrativa della storia, condivisibile da tutti i partecipanti, che diverrà la lettura condivisa su cui si sviluppa il progetto educativo.

Come riformulare Narrare il punto di vista dei personaggi sotto forma di racconto sintetico degli elementi funzionali all’elaborazione del progetto in modo “realistico-equilibrato-positivo”.

Strategie comunicative

  • Contatto visivo e verbale costante
  • Costante monitoraggio dei feed-back
  • Utilizzo di un linguaggio semplice, non tecnico, chiaro, non giudicante, non utilizzare parole o concetti causali-lineari
  • Recupero nella narrazione delle parole chiave utilizzate dai protagonisti

Riformulazione

La riformulazione di una storia funzionale da parte dell’educatore richiede che: 1) la storia sia plausibile, ossia accettabile e condivisibile da tutti gli interlocutori

  • Deve contenere una sintesi di tutti i punti di vista ampliati e riletti con nuove connessioni che permettano una visione più complessa della situazione
  • Deve avere coerenza interna (nuovo racconto) e esterna ( con i racconti emersi in precedenza dagli interlocutori) 2) la storia deve essere convincente
  • Nel contenuto portando un valore cognitivo alternativo
  • Nelle modalità relazionali di racconto attivando un coinvolgimento emotivo in tutti gli interlocutori
  1. Esteticamente valida
  • Il racconto deve permettere di rileggere la realtà in un modo che apra speranze e motivazioni al cambiamento