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A course material for Mathematical Methods for Chemistry in the first semester of 2017/18. It covers topics such as integrals, differential equations, and coordinate systems. examples, exercises, and theorems related to the topics. The license of the document is Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.
Typology: Lecture notes
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This work is licensed under the Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License. To view a copy of this license, visit http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/ or send a letter to Creative Commons, PO Box 1866, Mountain View, CA 94042, USA.
L’insieme Rn^ con n ∈ N è l’insieme dei vettori (o punti) riga o colonna
x = (xi,... , xn)
ciascuna componente xi ∈ R. È strutturato come uno spazio vettoriale, per mezzo di due operazioni:
(x + y)j = xj + yj (cx)j = cxj
In questo modo, tutte le buone operazioni sui numeri vengono scaricate sulle componenti, quindi valgono.
È un’operazione che fornisce un numero:
(x, y) = 〈x, y〉 = x • y =
∑^ n
j=
xj yj
Anche qui, poiché si lavora sulle componenti, valgono tutte le belle operazioni e le loro belle proprietà, come quella distributiva
(x + y) • z = xz + yz
1.3 Norma di un vettore
Definisco la norma di un vettore come
‖x‖ := (x • x)^1 /^2 =
∑n
1
x^2 j
Per la norma, vale la proprietà
‖nx‖ = |n|‖x‖
1.4 Base canonica
Definisco la base canonica di Rn^ è
{e}ni=1 con
ei
j =^ δij
In questo modo, ogni x ∈ Rn^ è combinazione lineare {ei}:
x =
∑^ n
i
eixi
Ogni vettore ei, in quanto vettore di norma unitaria, è chiamato versore.
1.5 Ortogonalità
Si impiega il prodotto scalare per definire l’ortogonalità in Rn:
x ⊥ y def ⇐⇒ x · y = 0
In questo modo, tutti gli ei^ sono ortogonali. Il teorema di Pitagora è presto dimostrato
‖x‖^2 = x · x =
∑^ n
j=
x^2 j
e si dimostra (anche se non lo faremo) la disuguaglianza di Cauchy-Schwartz:
|x · y| ≤ ‖x‖ · ‖y‖
Si considerano funzioni che hanno valori in uscita vettoriali ed in entrata reali. Si prende l’intervallo generico I = [a, b] ⊂ R, nel quale si definisce la variabile t; la funzione p : I → Rm^ corrisponde ad avere m funzioni disposte a vettore:
p(t) := (p 1 (t) , p 2 (t) ,... , pm (t))
dove ogni pj (t) delle componenti è pj : I → R. Di particolarmente intelligente c’è pochissimo. Si estende il concetto di limite anche a queste funzioni, lavorando sulle com- ponenti: lim t→t 0 p(t) = l ∈ Rm
il che significa, per ogni componente j-esima con 1 ≤ j ≤ m
lim t→t 0 pj (t) = lj
ossia
∀j = 1,... , m ∀ε > 0 ∃δ > 0 | |t − t 0 | < δ , t ∈ I , t 6 = t 0 ⇒ |pj − lj | < ε
cioè più mi muovo vicino a t 0 , più pj si muove vicino a lj. In pratica, si è scari- cata la definizione di limite sulle singole componenti; inoltre, si ricorda che in più dimensioni si ha solo un infinito generico, corrispondente ad una posizione molto molto lontana dal centro del sistema di riferimento.
Definizione. Funzione continua p è continua in t 0 se quando t → t 0 si va verso p(t 0 ), quindi ∃ lim t→t 0 p(t) = p(t 0 )
Definizione. Curva parametrica Se p : I → Rm^ è continua in tutto I dico che è una curva (legge che genera la “camminata”) in forma parametrica, dove t fa da variabile e le singole componenti di p(t) dipendono da t. Chiamo sostegno della curva l’immagine di p(t) (ossia i punti calpestati).
Posso descrivere una curva come
chiusa se si arriva allo stesso punto di partenza: p(a) = p(b)
semplice se non si intreccia, ovvero non calpesta mai lo stesso punto più volte, eccetto per gli estremi
di classe C^1 se p è derivabile sempre e la derivata prima è completa, quindi tutte le componenti sono derivabili (questa è una proprietà della legge p)
regolare se è di classe C^1 e con p′^ sempre non nulla; anche nota come funzione bellissima
regolare a tratti se la curva è fatta di pezzi regolari attaccati in modo continuo, ossia che p è continua ed è l’unione di curve regolari (come ad esempio un rettangolo, che è formato da quattro pezzi regolari con quattro punti bruttacchiotti)
2.2 Curva regolare
Si considera una curva regolare p : I [a, b] → Rm^ di classe C^1 (quindi con p′^6 = 0 ∀t). Si ha una corrispondenza biunivoca tra [a, b] ed i punti del sostegno della curva γ, quindi dato un punto è possibile ricavare il tempo. Inoltre, ad ogni punto p(t) corrisponde ad un vettore p′(t) che chiamo vettore velocità, mentre chiamo
T(t) =
p′(t) ‖p′‖
versore tangente a γ nel punto p(t).
2.3 Lunghezza di una curva
Definizione. Lunghezza di una curva Definisco la lunghezza di una curva p come
L(p) :=
∫ (^) b
a
‖p′(t)‖ dt
Il segno di ϕ′^ e gli estremi giocano un ruolo fondamentale nella definizione di lunghezza. Se a → c e b → d si ha ϕ′^ > 0 , quindi
L(q) =
∫ (^) b
a
‖p′(t)‖ dt
Se invece a → d e b → c si ha ϕ′^ < 0 , quindi
L(q) =
∫ (^) a
b
‖p′(t)‖ · (−ϕ′(u))
dt ϕ′(u)
∫ (^) b
a
‖p′(t)‖ dt
Quindi la lunghezza è intrinseca al sostegno.
2.4 Ascissa curvilinea
Si hanno infinite ϕ : [c, d] → [a, b] quindi si hanno infinite leggi orarie, ma la più bella è quella con l’ascissa curvilinea o parametro di arco. Se p : [a, b] → Rm è una curva regolare, mi invento una diversa parametrizzazione usando l’ascissa curvilinea, con
t ∈ [a, b] 7 −→ S(t) :=
∫ (^) t
a
‖p′(u)‖ du
La definizione è simile alla lunghezza, infatti dice quanta lunghezza della curva è stata calpestata tra a e t (è la lettura del contachilometri). Accadono le seguenti cose
S(a) = 0 S(b) = L (p) S′(t) = ‖p′‖ > 0
Perciò S : [a, b] → [0, L] in modo monotono crescente: S è invertibile, quindi ∃t(S) : [0, L] → [a, b], con la quale si fa nascere una nuova funzione
r = p ◦ t : [0, L] → Rm
curva regolare equivalente a p. Il parametro ora non è più il “tempo”, ma lo “spazio percorso”, che è molto più intrinseco e vale per chiunque percorra la strada. La principale utilità la si evidenzia tramite
dr dS
dp dt
dt dS
= p′^ ·
dS dt
p′ S′^
p′ ‖p′‖
con T versore tangente; va da sé che ‖r′‖ = 1.
2.5 Curve piane cartesiane
A partire dalla funzione f ∈ C^1 : [a, b] → R costruisco la curva
p : [a, b] → R^2
come p(t) = (t; f (t))
Chiamo p grafico della curva. La lunghezza del grafico si calcola a partire da
p′(t) = (1; f ′(t))
quindi
‖p′‖ =
1 + (f ′)^2
L’elemento di lunghezza infinitesima sulla curva ds può essere calcolato come
ds = ‖p′‖dt =
1 + (f ′)^2 dt
(si noti come ds risulti essere il risultato del teorema di Pitagora
ds =
dt^2 + (f ′(t)dt)^2 dt
applicato alla curva) La lunghezza della curva è quindi
∫ (^) b
a
ds =
∫ (^) b
a
1 + (f ′)^2 dt
Questa formula è molto utile per calcolare il volume di una botte.
2.6 Curva piana in forma polare
Assegno un intervallo [α, β] in cui si muove la coordinata angolare θ ed una funzione positiva ρ : [α, β] → (0; +∞)
Ossia, se guardo in posizione θ, trovo un punto a distanza ρ, più precisamente in
p(θ) = (ρ (θ) cos θ, ρ(θ) sin θ)
dove p(θ) è l’equazione parametrica. Si può ricavare come per le curve cartesiane l’elemento infinitesimo di lunghezza ds, semplicemente mettendosi di buona lena; ciò che si ottiene è
ds =
ρ^2 + (ρ′)^2 dt
Definizione. Funzione reale a variabile reale Definisco una funzione reale a va- riabile reale la legge f : A ⊆ Rn^ → R
Il suo grafico è il sottoinsieme di Rn+1^ descritto da
Rn+1^ : {(x, xn+1) ∈ A × R : xn+1 = f (x)}
Definizione. Limite di f Posso definire il limite di f
lim x→˜x f (x) = l ∈ R
in due modi; il primo è la tipica definizione ε δ:
∀ε > 0 , ∃δ > 0 : ‖x − x˜‖ < δ , x ∈ A , x 6 = ˜x ⇒ |f (x) − l| < ε
ossia “purché ti avvicini abbastanza (δ), puoi far avvicinare f (x) a l quanto vuoi (ε)”. Alternativamente, impiego la definizione successionale, nella versione discreta,
∀ successione {xk} ⊂ A , x 6 = ˜x : xk → ˜x se k → +∞ ⇒ f (xk) → l
o nella versione continua:
∀ curva ϕ : (0, 1) → A | lim t→ 0 +^
ϕ(t) = ˜x ⇒ lim t→ 0 +^
f (ϕ(t)) = l
Esempio Si prenda la funzione
f (x, y) =
xy x^2 + y^2
definita in A = R^2 \ { 0 }. Cosa succede se x = (x, y) → 0? Se ci si concentra lungo un asse, si ha f (x, 0) = 0 = f (0, y)
Quindi, visto che un avvicinamento mi dice 0, se il limite esiste è 0. Guardo lungo la retta y = mx con m 6 = 0, si ha
f (x, mx) =
mx^2 x^2 + (mx)^2
m 1 + m^2
quindi, in effetti, il limite non esiste.
Esercizio Calcolare, se esiste, il limite per l’origine di
f (x, y) =
x^2 y x^4 + y^2
3.2 Limiti in coordinate polari
In Rn^ è un disastro avvicinarsi ad un punto, dal momento che si hanno infiniti cammini possibili. Si vuole però una risposta positiva all’esistenza di un limite, perché non si può andare avanti a risposte negative. Si prova a passare alle coordi- nate polari, magari sono più utili. Un generico punto vicino al punto x˜ può essere definito come (x, y) = (˜x + ρ cos θ ; ˜y + ρ sin θ)
Per avvicinarsi a ˜x basta quindi far tendere ρ → 0 , riducendo lo studio del limite
lim x→x˜
f (x)
allo studio di lim ρ→ 0 f (˜x + ρ cos θ ; ˜y + ρ cos θ)
Bisogna verificare però che il limite valga “uniformemente a θ”; questo non significa ∀θ fissato, quelle sono solo rette: uniformemente significa che θ può variare come vuole, quindi il limite non deve dipendere da θ.
Esempio Si consideri il limite per (x, y) → ∞ della funzione
f (x, y) =
x^2 y x^4 + y^2
La funzione è nulla lungo gli assi, quindi se esiste il limite è nullo. Tuttavia,
f (x, x^2 ) =
x^4 2 x^4
quindi il limite non esiste
Esempio Si consideri il limite per (x, y) → ∞ della funzione
f (x, y) = xye−(x
(^2) +y (^2) )
Lungo gli assi f = 0, ma in breve
|f | ≤ ρ^2 e−ρ
2 → 0
Esempio Si consideri il limite per (x, y) → ∞ della funzione
f (x, y) = xye−xy
Lungo gli assi f = 0, ma
f
x,
x
e
Quindi il limite non esiste
Sappiamo come imporre la continuità (limite destro uguale a limite sinistro); con- siderando ciò, se il sottoinsieme A è aperto in Rn^ (non ho paura di cadere dal bordo), a ∈ A ⇒ Br (a) ⊂ A
(quindi mi muovo comodamente intorno ad a) e f : A → R, allora per ogni |t| < r (quindi dentro la bolla!) e per ogni 1 ≤ j ≤ n (con n dimensioni dello spazio), può aver senso definire ∂f ∂xj
= lim t→ 0
f (a + tej^ ) − f (a) t
con a + tej^ che sta per “mi muovo lungo la direzione degli assi di un passo t”.
Definizione. Rapporto incrementale Se questo limite esiste finito lo chiamo rap- porto incrementale e chiamo ∂f ∂xj
(a)
derivata parziale di f ; alternativamente, posso indicarla come ∂j f o come Dxj f.
Definizione. Vettore gradiente Se esistono tutte le derivate parziali, le metto in riga per formare il vettore gradiente:
∇f (a) :=
∂f ∂x 1
(a) ;... ;
∂f ∂xn
(a)
Definizione. Derivata direzionale Più in generale, è possibile muoversi lungo una qualsiasi direzione, anche storta; per analogia, lungo il versore v si ha
Dvf (a) = lim t→ 0
f (a + tv) + f (a) t