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Il principio 'everything in everything' nella filosofia presocratica di Anassagora, con una particolare attenzione alla lettura di David Sedley. Sedley sostiene che le due occorrenze del termine 'everything' non hanno lo stesso referente. le obiezioni di A. Marmodoro a questa lettura e conclude con le conclusioni personali del autore.
Typology: Essays (university)
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In questo articolo, presenterò il principio “ everything in everything” che sta alla base dell’intera ontologia anassagorea. Mi soffermerò su una delle due principali letture o interpretazioni alternative del principio, quella offerta da David Sedley. Mostrerò i punti deboli che di questa lettura hanno evidenziato gli interpreti del versante opposto; in particolare esporrò le obiezioni di A. Marmodoro nel suo libro Everything in Everything. Infine trarrò le mie conclusioni.
Anassagora è un pensatore presocratico del V secolo a.C. Come per molti di questi pensatori, la maggior parte delle loro opere sono andate perdute nel corso del tempo e ciò che rimane e che ci è stato trasmesso in modo indiretto, sono solo pochi frammenti, sui quali gli studiosi hanno cercato di ricostruire l’intero pensiero dell’autore. Il principio che sto per esporre, viene tuttavia menzionato ben 8 volte in diversi dei frammenti rimasti. EE-P: there is a share of everything in everything Esistono principalmente due modi di leggere questo principio :
hanno lo stesso referente.
riferiscono a cose diverse.
David Sedley è uno dei principali sostenitori della seconda modalità di lettura del principio. A suo avviso i due “ everything” non hanno e non possono avere lo stesso referente. Per comprendere meglio quali siano i possibili candidati a fungere da referenti del termine, è utile specificare quali sono le principali entità che popolano l’ontologia di Anassagora e quali relazioni intercorrono fra loro. In B4b Anassagora afferma: πρὶν δὲ ἀποκριθῆναι [ταῦτα] πάντων ὁμοῦ ἐόντων οὐδὲ χροιὴ ἔνδηλος ἦν οὐδεμία· ἀπεκώλυε γὰρ ἡ σύμμιξις πάντων χρημάτων, τοῦ τε διεροῦ καὶ τοῦ ξηροῦ καὶ τοῦ θερμοῦ καὶ τοῦ ψυχροῦ καὶ τοῦ λαμπροῦ καὶ τοῦ ζοφεροῦ, καὶ γῆς πολλῆς ἐνεούσης καὶ σπερμάτων ἀπείρων πλῆθος οὐδὲν ἐοικότων ἀλλήλοις. οὐδὲ γὰρ τῶν ἄλλων οὐδὲν ἔοικε τὸ ἕτερον τῷ ἑτέρῳ. τούτων δὲ οὕτως ἐχόντων ἐν τῷ σύμπαντι χρὴ δοκεῖν ἐνεῖναι πάντα χρήματα. “Prima che queste cose si formassero, essendo insieme tutte le cose, non era distinguibile neppure alcun colore. Era infatti d’ostacolo la mescolanza di tutte le cose, dell’umido e dell’asciutto, del caldo e del freddo, del luminoso e dell’oscuro e di molta terra che si trovava e dei semi illimitati in quantità, in nulla simili l’uno all’altro. Infatti neppure delle altre cose rassomiglia l’una all’altra. Stando così queste cose bisogna ritenere che il tutto si trova nel tutto” 1 Qui Anassagora descrive lo stato originario dell’universo, in cui tutte le cose ora presenti, erano mescolate fra loro e indistinguibili le une dalle altre. Solo in seguito ad un atto di separazione, avviato dal Nous, come si vede in altri frammenti, ad esempio in B13, è divenuto possibile distinguere ciò che esiste. Ciò che c’è, stando a questo frammento, sono gli opposti (l’umido e l’asciutto, il caldo e il freddo, l’oscuro e il luminoso), gli stuffs (ad esempio la terra) e i semi (che rappresentano la struttura degli organismi viventi). Gli organismi viventi e più in generale i composti che noi percepiamo nella realtà sono aggregati di stuffs , e gli stuffs a loro volta risultano dalla composizione o aggregazione di diversi tipi di opposti. Gli opposti sono dunque le entità fondamentali ed irriducibili dell’ontologia di Anassagora e tutto il resto, stuffs e composti, derivano dalle loro aggregazioni. (^1) Traduzione dal greco all’italiano a cura di Diego Lanza, Anassagora Testimonianze e frammenti, La Nuova Italia, 1966.
Ma il frammento su cui Sedley pone l’accento per sostenere la propria posizione e su cui basa la sua tesi della non co-referenzialità è il frammento B11: ἐν παντὶ παντὸς μοῖρα ἔνεστι πλὴν νοῦ, ἔστιν οἷσι δὲ καὶ νοῦς ἔνι. “ in everything there is a portion (μοῖρα), of everything, and in some there is nous too.” 2 Sedley vuole anzitutto dimostrare che la prima occorrenza di “ everything” nel frammento B11 , si riferisce ai composti in generale e non può riferirsi a nient’altro. L’argomento è il seguente:
essere sottoinsieme né della categoria degli stuffs, né della categoria degli opposti né di quella dei semi e neppure del Nous. QUINDI C. La prima occorrenza di everything si riferisce ai composti in generale e non può riferirsi a nient’altro. A questo punto, Sedley conclude affermando che la seconda occorrenza di “ everything” in B11, deve necessariamente avere un diverso referente dalla prima, altrimenti Anassagora starebbe dicendo che in ogni composto c’è una parte di ogni composto (e dire questo, a suo avviso, non ha senso).
Nel suo libro “Everything in everything”, A. Marmodoro dedica una parte del secondo capitolo alla confutazione della tesi di D. Sedley sulla non co- referenzialità delle due occorrenze del termine “ everything” in ballo nel principio EE. Marmodoro propone un argomento per assurdo. Assume la tesi di Sedley, per cui le due occorrenze del termine “ everything” all’interno del principio non sono co-referenziali, in particolare assume la lettura che Sedley sostiene del principio, quella per cui “ tutti gli opposti sono in tutti i composti”. Adesso, Marmodoro passa ad esaminare le relazioni fra composti, stuffs e opposti; per cui: i composti sono fatti da stuffs, gli stuffs sono fatti da opposti, quindi, per transitività, i composti sono fatti da opposti. Ma se i composti sono fatti da opposti e tutti gli opposti sono in tutti i composti,