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06. l'apprendimento, Appunti di Psicologia Generale

Riassunto slides L'apprendimento

Tipologia: Appunti

2015/2016

Caricato il 07/10/2016

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L’APPRENDIMENTO
L’apprendimento consiste in un processo di acquisizione e mantenimento di informazioni che si traduce,
spesso, in una variazione relativamente permanente del comportamento. L’apprendimento implica quindi
delle modifiche nel sistema neurale che devono essere mantenute poi nel tempo
L’apprendimento è evidenza di plasticità cerebrale. Infatti ogni nuova informazione per essere mantenuta e
modificare il comportamento deve modificare plasticamente il sistema nervoso, che mostra la sua adattabilità
all’esperienza con l’ambiente.
L’apprendimento ha spesso luogo per effetto dell’esperienza. La ripetizione e l’allenamento hanno quindi di
norma un ruolo fondamentale nell’apprendimento, sebbene forme di apprendimento passivo sono possibili,
anche se meno probabili.
Mentre l’apprendimento è legato all’esperienza e all’esposizione ad uno stimolo(i), la maturazione porta
a cambiamenti nel comportamento che non sono in genere dovuti alla specifica esposizione a stimoli, quanto
ad istruzioni presenti nei geni.
L’apprendimento tende ad aumentare le differenze tra gli individui. Ogni individuo mostra caratteristiche
comportamentali specifiche in funzione del tipo di cose che ha appreso.
La maturazione tende a diminuire le differenze tra gli individui. Con la maturazione, più o meno rapida, ogni
individuo tende a mostrare i comportamenti specifici della specie cui appartiene.
Anche l’affaticamento (fisico) genera cambiamenti nel comportamento, ma tale cambiamento non è una
forma di apprendimento. In genere l’affaticamento tende a rallentare l’apprendimento, impendendo
all’organismo di mantenere una sufficiente efficienza fisica e mentale. Se faccio fatica a muovermi non
posso apprendere a modificare un gesto motorio. Se non riesco più a stare attento non posso acquisire nuove
informazioni.
Il sistema nervoso può mostrare diversi meccanismi di apprendimento. Due sono le principali classi di
apprendimento comuni sia alla specie umana sia ad altre specie: l’apprendimento non associativo e
l’apprendimento associativo.
L’APPRENDIMENTO NON ASSOCIATIVO
Le due forme conosciute di apprendimento non associativo sono la sensibilizzazione e l’abituazione.
SENSIBILIZZAZIONE: l’animale amplifica la sua risposta ad uno stimolo rilevante quando questo è
incontrato ripetutamente.
ABITUAZIONE: l’animale riduce (o elimina) la sua risposta ad uno stimolo innocuo quando questo è
incontrato ripetutamente.
L’abituazione è la forma di plasticità comportamentale più diffusa nel regno animale. È un comportamento
adattivo presente in molti organismi, dai più semplici come l’ameba, ai più complessi come l’uomo.
Evidentemente il meccanismo sottostante all’abituazione in organismi senza sistema nervoso è diverso da
quelli che invece lo possiedono.
Le caratteristiche dell’abituazione: (Thompson, 1966)
se uno stimolo elicita una risposta una ripetuta applicazione di tale stimolo produrrà una diminuzione
della risposta (abituazione)
se la presentazione dello stimolo viene sospesa la risposta viene recuperata (recupero spontaneo o
disabituazione)
data una serie ripetuta di abituazioni e disabituazioni, l’abituazione diviene sempre più rapida
a parità di altre condizioni, più è rapida la frequenza di stimolazione più è rapida l’abituazione
stimoli deboli producono abituazione più rapida
l’abituazione può essere generalizzata a stimoli simili
la presentazione di un nuovo stimolo produce disabituazione allo stimolo precedentemente abituato.
La presentazione di un nuovo stimolo produce disabituazione allo stimolo precedentemente abituato.
Sokolov (1963) studiando il riflesso di orientamento scopre che questo va incontro ad abituazione.
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L’APPRENDIMENTO

L’apprendimento consiste in un processo di acquisizione e mantenimento di informazioni che si traduce, spesso, in una variazione relativamente permanente del comportamento. L’apprendimento implica quindi delle modifiche nel sistema neurale che devono essere mantenute poi nel tempo L’apprendimento è evidenza di plasticità cerebrale. Infatti ogni nuova informazione per essere mantenuta e modificare il comportamento deve modificare plasticamente il sistema nervoso, che mostra la sua adattabilità all’esperienza con l’ambiente. L’apprendimento ha spesso luogo per effetto dell’esperienza. La ripetizione e l’allenamento hanno quindi di norma un ruolo fondamentale nell’apprendimento, sebbene forme di apprendimento passivo sono possibili, anche se meno probabili. Mentre l’ apprendimento è legato all’esperienza e all’esposizione ad uno stimolo(i), la maturazione porta a cambiamenti nel comportamento che non sono in genere dovuti alla specifica esposizione a stimoli, quanto ad istruzioni presenti nei geni. L’apprendimento tende ad aumentare le differenze tra gli individui. Ogni individuo mostra caratteristiche comportamentali specifiche in funzione del tipo di cose che ha appreso. La maturazione tende a diminuire le differenze tra gli individui. Con la maturazione, più o meno rapida, ogni individuo tende a mostrare i comportamenti specifici della specie cui appartiene. Anche l’ affaticamento (fisico) genera cambiamenti nel comportamento, ma tale cambiamento non è una forma di apprendimento. In genere l’affaticamento tende a rallentare l’apprendimento, impendendo all’organismo di mantenere una sufficiente efficienza fisica e mentale. Se faccio fatica a muovermi non posso apprendere a modificare un gesto motorio. Se non riesco più a stare attento non posso acquisire nuove informazioni.

Il sistema nervoso può mostrare diversi meccanismi di apprendimento. Due sono le principali classi di apprendimento comuni sia alla specie umana sia ad altre specie: l’ apprendimento non associativo e l’ apprendimento associativo.

L’APPRENDIMENTO NON ASSOCIATIVO

Le due forme conosciute di apprendimento non associativo sono la sensibilizzazione e l’ abituazione. SENSIBILIZZAZIONE : l’animale amplifica la sua risposta ad uno stimolo rilevante quando questo è incontrato ripetutamente. ABITUAZIONE : l’animale riduce (o elimina) la sua risposta ad uno stimolo innocuo quando questo è incontrato ripetutamente. L’abituazione è la forma di plasticità comportamentale più diffusa nel regno animale. È un comportamento adattivo presente in molti organismi, dai più semplici come l’ameba, ai più complessi come l’uomo. Evidentemente il meccanismo sottostante all’abituazione in organismi senza sistema nervoso è diverso da quelli che invece lo possiedono. Le caratteristiche dell’abituazione: (Thompson, 1966)

  • se uno stimolo elicita una risposta una ripetuta applicazione di tale stimolo produrrà una diminuzione della risposta (abituazione)
  • se la presentazione dello stimolo viene sospesa la risposta viene recuperata (recupero spontaneo o disabituazione)
  • data una serie ripetuta di abituazioni e disabituazioni, l’abituazione diviene sempre più rapida
  • a parità di altre condizioni, più è rapida la frequenza di stimolazione più è rapida l’abituazione
  • stimoli deboli producono abituazione più rapida
  • l’abituazione può essere generalizzata a stimoli simili
  • la presentazione di un nuovo stimolo produce disabituazione allo stimolo precedentemente abituato. La presentazione di un nuovo stimolo produce disabituazione allo stimolo precedentemente abituato.

Sokolov (1963) studiando il riflesso di orientamento scopre che questo va incontro ad abituazione.

abituazione del riflesso di orientamento L’animale smette di orientarsi verso lo stimolo improvviso (ma innocuo/irrilevante). Cessano anche tutte le risposte fisiologiche associate → aumento frequenza cardiaca, pressione, sudorazione, dilatazione pupillare, desincronizzazione EEG (onde beta), etc. Il modello di Sokolov (1963) → il “ modello di comparazione neurale ” Il cervello costruisce un modello neurale dello stimolo (ed eventualmente produce una risposta). Ogni volta che lo stimolo viene re-incontrato viene comparato con il corrispondente modello, e se coincide la risposta viene via via inibita: ABITUAZIONE.. Con uno stimolo nuovo la comparazione non produce nessuna inibizione perché serve un nuovo modello. Quindi viene emessa la risposta di orientamento→ il modello precedente comincia a decadere: DISABITUAZIONE Gli studi sugli animali hanno messo in luce l’esistenza di meccanismi abituati vi sia a breve sia a lungo termine. L’ abituazione a breve termine (ABT) si riferisce alla riduzione della risposta entro la stessa sessione sperimentale. L’ abituazione a lungo termine (ALT) riguarda la riduzione della risposta tra diverse sessioni sperimentali. L’ABT e l’ALT si basano su meccanismi neurali distinti: ABT si basa sull’inibizione presinaptica del rilascio dei neurotrasmettitori mentre l’ALT si basa sulla sintesi proteica che porta a modifiche strutturali della sinapsi.

L’APPRENDIMENTO ASSOCIATIVO

L’apprendimento associativo si differenzia da quello non associativo in quanto coinvolge la relazione tra due stimoli, oppure uno stimolo una risposta e un risultato (evento ambientale). I due principali apprendimento associativi sono: il condizionamento classico (anche detto Pavloviano o del I tipo) e il condizionamento operante (anche detto del II tipo). Un concetto cardine dell’apprendimento associativo è il fatto che il sistema nervoso dell’animale si rappresenta la relazione associativa tra due o più eventi che accadono. Ad ogni evento o risposta corrisponde una rappresentazione neurale, e con la ripetizione, se certe condizioni sono rispettate, viene a crearsi una collegamento tra le rappresentazioni, avviene cioè l’apprendimento.

Il CONDIZIONAMENTO CLASSICO fu scoperto nel 1901 dal fisiologo russo Ivan Pavlov assieme al

suo collaboratore Tolochinov. La scoperta avvenne per caso, visto che Pavlov era interessato ai riflessi, e tra questi a quello di salivazione implicato nei processi digestivi. L’animale oggetto di studio era il cane. Pavlov scoprì che se inizialmente il cane saliva quando gli viene dato il cibo, con la ripetizione il riflesso di salivazione viene anticipato alla comparsa di segnali che precedono l’arrivo del cibo. Il riflesso viene quindi evocato da uno stimolo normalmente irrilevante per il riflesso stesso. Pavlov ritiene che esistano, per ogni specie animale, specifici stimoli che evocano automaticamente una certa risposta nell’organismo (il riflesso). Questi stimoli sono detti stimoli incondizionati (Unconditioned Stimulus, US). Le risposte che evocano sono dette risposte incondizionate (Unconditioned Response, UR). La risposta condizionata (CR conditioned response) è identica o molto simile a UR (risposta incondizionata). Tuttavia, CR sostituisce UR quanto viene evocata da CS (stimolo condizionato) in assenza di UC (stimolo incondizionato). Nel modello associativo del condizionamento vi sono due possibili strade per arrivare da CS a CR:

Secondo Pavlov, il condizionamento avviene perché US funziona come un rinforzo del legame associativo con CS. Più CS e US vengono accoppiati più forte diventa l’associazione tra le loro rappresentazioni, e quindi poi tra CS e UR (o CR).

Il condizionamento classico nella prospettiva dei riflessi Secondo Pavlov (e molti dopo di lui) il condizionamento è quindi dovuto a un’associazione stimolo – stimolo: CS e US. L’accoppiamento temporale e il ruolo rinforzante di US è tutto quello che serve per produrre l’associazione e quindi il condizionamento.

La visione classica riteneva che accoppiamento, e quindi contiguità, tra CS e US fossero sufficienti per produrre il condizionamento. Negli anni 60 del secolo scorso alcuni lavori hanno cominciato a mettere in crisi questa visione, dimostrando che il meccanismo era più complesso.

Nel 1968 lo psicologo Kamin scopri un fenomeno noto come il fenomeno del blocking. Per prima cosa

Kamin condizionò un ratto accoppiando ripetutamente un tono (SC) e una scossa finché il tono da solo non evocasse una forte risposta emotiva condizionata, cioè la paura. Egli continuò poi ad accoppiare il tono con la scossa, accendendo inoltre una luce (SC') ogni volta che il tono veniva emesso. Anche se la luce (SC') e il tono venivano ripetutamente accoppiati, il ratto non mostrava alcun condizionamento alla luce. La luce, da sola, non evocava alcuna RC; il condizionamento alla luce era bloccato, come se il ratto non «vi badasse». Ciò appare perfettamente ragionevole, se si considera il tono come un segnale che permette al ratto di «prevedere» la scossa. Il ratto non ha bisogno di imparare alcunché sulla luce, perché il toro precedentemente condizionato trasmette stessa informazione sulla scossa. La differenza tra il blocking e l’overshadowing è che la mancata risposta allo stimolo B nel blocking è dovuta al precedente condizionamento subito da A, quindi alla sua capacità predittiva. Nell’ overshadowing B non viene condizionato perché A è uno stimolo preferenziale per l’animale, non perché A fosse già stato condizionato.

Nel suo lavoro Rescorla (1967) dimostra come la contiguità non sia sufficiente affinché si verifichi il

condizionamento. Il fattore cruciale è invece la contingenza , cioè deve esistere una relazione predittiva tra CS e US. Si osserva condizionamento solo quando la probabilità di comparsa di US è maggiore in presenza di CS che in sua assenza. Tradotto formalmente: p(US | CS) > p(US | no-CS). Nell’esperimento di Rescorla (1967) vi erano due gruppi di ratti: A e B. Per il gruppo A la scossa (US) è sempre associata con il suono (CS). Quindi la probabilità che US appaia assieme a CS è massima (P=1), ed è maggiore della probabilità che US appaia senza CS (P=0). Per il gruppo B la scossa (US) è associata con il suono (CS) solo il 50% delle prove (cerchi rossi). Nell’altra metà US appare senza essere preceduto da CS (cerchi neri). La probabilità che US appaia assieme a CS è .5, ed è uguale alla probabilità che US appaia senza CS (P=.5). Il condizionamento aveva luogo nel gruppo A ma non nel gruppo B. Se fosse la semplice associazione CS > US a spiegare il condizionamento questo sarebbe dovuto emergere in entrambi i gruppi. Anche se fosse la semplice contiguità temporale CS prima di US il condizionamento avrebbe dovuto emergere per entrambe i gruppi. Viceversa il condizionamento avvenne solo nel gruppo A, dato che è l’unico in cui il principio di contingenza era rispettato. L’esperimento di Rescorla dimostra in modo chiaro che l’associazione non viene appresa per semplice accoppiamento tra CS e US, né solo in base alla contiguità tra i due stimoli. Quello che è determinante affinché CS sia in grado di elicitare la CR è che CS possa esser usato dal SNC per fare una predizione sulla comparsa di US. Il condizionamento classico si basa quindi su un processo cognitivo e non sul mero accoppiamento CS >US. Gli esperimenti di Rescorla così come il fenomeno del blocking dimostrano che anche nel condizionamento

classico sono in gioco fattori cognitivi. L’organismo (animale o uomo) deve poter crearsi un’aspettativa, quindi una credenza su uno stato del mondo.Nello specifico l’aspettativa riguarda la relazione tra CS e US. Solo in questo caso avviene il condizionamento, non basta la semplice associazione.

Quando il condizionamento classico avviene per mezzo di US spiacevoli (p.e. una scossa elettrica), è detto COMPORTAMENTISMO AVVERSIVO. Questo tipo di US sono detti stimoli avversivi. Il condizionamento avversivo può essere molto resistente all’estinzione. Quindi la RC può essere emessa anche dopo molto tempo che US non viene più presentato. A volte può bastare un solo accoppiamento CS >US per ottenere il condizionamento. Questo è particolarmente vero per US che abbiano una forte valenza emotiva o siano molto dolorosi. In alcuni casi l’intervallo di tempo tra CS e US può essere molto lungo. I ratti imparano ad evitare cibo che li ha fatti star male anche dopo ore dall’ingestione.

Watson , che è il padre del comportamentismo , riteneva che l’essere umano nascesse quasi come una

tabula rasa, e che le paure fossero solo conseguenza di un processo di condizionamento. Estremamente influenzato dal lavoro di Pavlov decide di dimostrare questa sua tesi con un esperimento che coinvolge un bambino piccolissimo: Albert. All’inizio il bambino non ha nessuna fobia “innata” per nessun animale, tantomeno per i ratti bianchi. Poi Watson associa un rumore molto forte (US) che spaventa il bambino (UR) alla presenza di un ratto bianco (CS). Dopo alcune associazione il bambino sviluppa una fobia (CR) per qualsiasi il ratto bianco (CS), ma anche per qualsiasi altro animale che abbia caratteristiche in comune (generalizzazione). La generalizzazione è particolarmente rilevante nell’uomo, data la sua capacità di creare “associazioni” cognitive tra gli stimoli. La generalizzazione può avvenire attraverso l’appartenenza di due stimoli allo stesso concetto, o perché condividono una relazione semantica.

Diven fece un esperimento(1936) in cui il condizionamento avversativo avveniva tramite scossa alla parola

“stalla”. Successivamente anche la parola “mucca” produceva la stessa CR.

Il condizionamento classico come abbiamo visto spiega in che modo possono essere acquisite delle paure o fobie. Usando lo stesso meccanismo è possibile ridurre o estinguere la reazione emotive di paura a certi stimoli. Questo avviene insegnando al soggetto ad estinguere la risposta emotiva in situazioni progressivamente simili a quelle che hanno prodotto la fobia originale.

La seconda forma di apprendimento associativo che prendiamo in considerazione è il CONDIZIONAMENTOSTRUMENTALE ” o del II tipo.

Il condizionamento del II tipo, in antitesi a quello classico o del I tipo, fu studiato da Jerzy Konorski e

descritto per la prima volta da Stefan Miller & Jerzy Konorski (1928).

Pochi anni dopo questo tipo di condizionamento fu chiamato “ OPERANTE ” da B.F. Skinner , con un

primo lavoro del 1935.

I concetti base del condizionamento strumentale/operante furono introdotti grazie al lavoro di Edward

Thorndike. Egli era interessato a capire come fanno gli animali ad apprendere, ed in particolare voleva

verificare se era vero che gli animali potessero apprendere per imitazione e per insight. Nei suoi esperimenti, per studiare l’apprendimento l’animale (tipicamente un gatto) veniva messo in una gabbia, dal quale era motivato ad uscire per raggiungere la ricompensa: per esempio del cibo. Thorndike misurava quanto tempo impiega il gatto a trovare la soluzione per aprire la gabbia: premere

Legge dell’effetto : le azioni che portano ad un vantaggioso per l’organismo vengono premiate (rinforzate), e sono quindi riprodotte con maggior probabilità. Seleziona naturale : quei geni che portano ad un vantaggio in termini di sopravvivenza sono premiati e si riproducono con maggior probabilità nella specie. In entrambi i casi i meccanismi sono automatici, senza obiettivo e non intenzionali.

I primi a studiare in modo sistematico il condizionamento strumentale furono Miller & Konorski

Sebbene Thorndike per primo implementò procedure di condizionamento strumentale, il lavoro di Konorski assieme a Miller fu importante per poter mettere in luce similitudini e differenze con il condizionamento classico. Mentre il gatto di Thorndike era libero di muoversi nella gabbia e di scoprire per “prove ed errori” la risposta corretta che sarebbe stata rinforzata, Miller & Konorski fecero in modo che la risposta (flessione della zampa del cane) fosse data solo in presenza di un certo stimolo (e.g., una luce). Miller & Konorski insegnarono al cane che alzare la zampa in presenza della luce avrebbe portato alla ricompensa. Lo schema è sempre: stimolo (discriminativo), risposta, outcome. Vi è una spiegazione Pavloviana dei risultati di Miller & Konorski? No, per due motivi: Il primo motivo è che la flessione della zampa non può essere considerata una CR emessa in presenza di CS (luce), perché US (il cibo) non ha come UR la flessione della zampa. Il secondo motivo è che condizionamento classico US appetivi e avversivi hanno lo stesso effetto: aumentano sempre la probabilità di osservare CR in presenza di CS → il cibo aumenta la salivazione al CS; scossa aumenta reazione di fuga al CS. Viceversa, nel condizionamento strumentale i premi (US appetivi) aumentano la probabilità della risposta, mentre le punizioni (US avversivi) diminuiscono tale probabilità → legge dell’effetto (Thorndike)

Non potendo spiegare i loro risultati direttamente con il principio di sostituzione dello stimolo proposto dal condizionamento classico, vale a dire che CS è un sostituto di US, Konorski e Miller coniarono il termine condizionamento di II Tipo , per distinguerlo da quello del I Tipo o Pavloviano. Abbiamo visto che non è necessario assumere che l’animale creda che “se R allora O” per avere condizionamento. Tuttavia esperimenti più recenti condotti da Dickinson e collaboratori dimostrano che esiste anche una associazione R e O, e che l’animale in effetti si rappresenta le conseguenze della propria azione o risposta. Risposta e conseguenza: quale associazione? Abbiamo visto che non è necessario assumere che l’animale creda che “se R allora O” per avere condizionamento. Tuttavia esperimenti più recenti condotti da Dickinson e collaboratori dimostrano che esiste anche una associazione R e O, e che l’animale in effetti si rappresenta le conseguenze della propria

azione o risposta.

L’approccio di Skinner allo studio del comportamento, e all’apprendimento come modifica dello stesso, è

chiamato COMPORTAMENTISMO RADICALE. L’assunto centrale di questa prospettiva è che il comportamento è determinato da vincoli genetici e biologici, ma soprattutto dall’interazione dell’organismo con l’ambiente. Skinner ritiene che le cause del comportamento non risiedano in pensieri, emozioni, stati di coscienza o libertà di azione dell’individuo. Secondo Skinner per spiegare il comportamento si fa appello a queste cause “interne” semplicemente perché non si è in grado di scoprire le vere cause “esterne” del comportamento. Il comportamento è invece determinato dalla storia o schema di rinforzi/punizioni che l’organismo riceve dall’ambiente. Riprende quindi l’idea di Thorndike della legge dell’effetto.

Skinner riteneva che qualsiasi comportamento potesse essere riconducibile a due classi:

  • comportamento rispondente , spiegato dai riflessi e dai principi del condizionamento classico (Pavlov).
  • comportamento operante , spiegato dalla risposta che l’organismo riceve dall’ambiente in conseguenza delle proprie azioni (Thorndike). Secondo il condizionamento operante ogni risposta emessa dall’organismo produce un effetto sull’ambiente circostante, cioè “opera” sull’ambiente. Secondo Skinner, il comportamento, non gli stati mentali, è l’unica variabile misurabile, controllabile e meritevole di indagine scientifica. Per studiare in modo preciso il comportamento Skinner progetta un “ambiente semplificato” con cui l’animale può interagire. In questo dispositivo, chiamato Skinner box , l’animale emette dei comportamenti (che vengono registrati) e riceve degli stimoli ambientali (tra cui premi e punizioni). Per esempio, la pressione della leva (operante) porta alla comparsa del cibo (risposta ambientale). L’animale emette spontaneamente dei comportamenti, sulla base di vincoli biologici e del puro caso. Nelle teorie di Skinner esistono due differenze fondamentali, sia rispetto a Pavlov sia a Thorndike:
  • rispetto a Pavlov: il rinforzo (US appetitivo) o la punizione (US avversivo) sono presentati solo se l’animale emette une certa risposta, mentre nel condizionamento classico CR segue sempre US.
  • rispetto a Thorndike: secondo Skinner la risposta dell’animale non è guidata da motivazioni o obiettivi, ma è emessa all’inizio per puro caso, e poi viene rinforzata. Per Thorndike il gatto emetteva certi comportamenti, seppur casuali, per raggiungere il cibo.

Uno dei concetti fondamentali del condizionamento operante è il rafforzamento (reinforcement)→ ogni evento ambientale che seguendo un certo comportamento alteri la probabilità che questo sia nuovamente prodotto. Esistono due principali classi di eventi ambientali che modificano il comportamento: i RINFORZI e le PUNIZIONI. Sia i rinforzi sia le punizioni possono essere suddivisi in positivi e negativi:

  • rinforzo positivo : viene dato uno stimolo appetibile
  • rinforzo negativo : viene tolto uno stimolo avversivo
  • punizione positiva : viene dato uno stimolo avversivo
  • punizione negativa : viene tolto uno stimolo appetibile Il rinforzo positivo consiste nella somministrazione di uno stimolo piacevole a seguito di una certa risposta (o comportamento). Esso aumenta la probabilità della risposta contingente. Esempio: un ratto assetato impara che premendo una barra riceve dell’acqua. Un piccione affamato impara che beccando un disco ottiene del mangime. Il rinforzo negativo consiste nell’eliminazione di uno stimolo spiacevole a seguito di una certa risposta (o comportamento). NON VA CONFUSO CON LA PUNIZIONE. Esso aumenta la probabilità della risposta contingente. Esempio: un ratto impara che premendo una barra cessa la scossa elettrica. La punizione positiva consiste nella somministrazione di uno stimolo spiacevole a seguito di una certa risposta. Essa diminuisce la probabilità della risposta contingente. Esempio: un ratto impara che se entra in un certo spazio della gabbia riceve una scossa elettrica. La punizione negativa consiste nell’eliminazione di uno stimolo piacevole a seguito di una certa risposta. Essa diminuisce la probabilità della risposta contingente. Esempio: un ratto impara che se tocca una certa leva la somministrazione del cibo viene interrotta. La distinzione fra rinforzo primario e secondario fa riferimento ai tipi di bisogni cui i rinforzi si riferiscono (fame, sete, piuttosto che denaro). Rinforzi di tipo primario: cibo, acqua, dolore etc. I rinforzi di tipo secondario sono sostanzialmente appresi con l’esperienza. Il denaro ad esempio è un rinforzo secondario, in quanto non provoca un effetto diretto sull’organismo (non si può mangiare il denaro), ma consente di acquisire rinforzi primari, come il cibo.

Rinforzi a rapporto fisso Il contratto di lavoro a cottimo→ il lavoratore sa che riceverà un certo ammontare denaro ogni 100 pomodori raccolti (rapporto fisso). In questo modo raccoglierà quanti più pomodori possibili per ottenere quanto più denaro possibile. E’ uno contratto (schema) illegale perché induce allo sfruttamento del lavoratore. Schema a rapporto variabile Nel caso dell’essere umano ci sono un paio di esempi classici che spiegano come funziona lo schema di rafforzamento di questo tipo. Il neonato che piange sino quando il genitore non si alza per accudirlo. » Non importa che il genitore risponda anche dopo molto tempo se poi viene dato il rinforzo. Il giocatore d’azzardo che continua a scommettere perché ogni tanto vince (ottiene il rinforzo). » Non importa che globalmente perda del denaro Questo schema si è dimostrato il più efficace dei quattro schemi considerati.

La PUNIZIONE è l’evento che riduce la probabilità che un certo comportamento dell’organismo venga emesso. E’ però diversa dall’estinzione, perché nel caso della punizione l’ambiente fornisce una conseguenza al comportamento dell’organismo. Sicuramente la punizione ha un effetto immediato: riduce velocemente l’emissione del comportamento indesiderato che può essere pericoloso. Tuttavia la posizione di Skinner e anche di Thorndike è che nel lungo periodo la punizione sia poco efficace per impedire un certo comportamento. Alternative più efficaci sono: l’estinzione, cioè smettere di rinforzare il comportamento indesiderato; e il rinforzare un comportamento alternativo a quello indesiderato.

MODELLAMENTO O SHAPING

A volte il comportamento che si desidera ottenere da un organismo è troppo complesso perché possa aver luogo spontaneamente per poter essere rinforzato. Per esempio potremmo voler che un cane si sieda, si distenda e poi rotoli completamente su se stesso. È difficile che spontaneamente metta in atto una catena così complessa di azioni, e quindi diventa difficile anche rinforzare tale comportamento complesso per renderlo più frequente. Tuttavia si può arrivare ad ottenere il comportamento complesso rinforzando stadi intermedi e più semplici di comportamento che portano poi a quello finale: si rinforza lo sdraiarsi su di un fianco. Successivamente si rinforza mettersi sulla schiena ed infine si rinforza fare un giro completo.

COMPORTAMENTO E RINFORZO CASUALE

Nel condizionamento operante il rinforzo viene dato solo se un certo comportamento viene emesso dall’organismo. Il comportamento è quindi la causa che determina la comparsa del rinforzo. L’animale impara che un certo comportamento genera la comparsa di un evento piacevole e tende ad emetterlo.

Skinner e il COMPORTAMENTO SUPERSTIZIOSO

Una delle critiche mosse a Skinner è che non fosse possibile spiegare tutto il comportamento attraverso il condizionamento operante. In particolare a Skinner venne chiesto come fosse possibile spiegare tramite il condizionamento operante un tipico comportamento umano come il comportamento superstizioso. Nel 1948 Skinner esegue un esperimento famoso: mette un piccione in una gabbia e somministra un rinforzo ogni 15 secondi, a prescindere da quello che l’animale sta facendo. Non viene quindi definita a priori una risposta che deve essere rinforzata. I risultati dimostrano che l’animale tende a ripetere il comportamento che stava emettendo poco prima della comparsa del rinforzo. Se appena prima del rinforzo stava... » alzando la testa comincerà ad alzare la testa » ruotando comincerà a ruotare » sbattendo le ali comincerà a sbattere le ali, etc

L’esperimento di Skinner ci suggerisce che anche un comportamento squisitamente umano come quello superstizioso può essere il risultato di schemi di rafforzamento. Il rafforzamento casuale di una certa risposta porta l’organismo ad aumentare la probabilità di emettere la stessa risposta, che quindi verrà a sua volta reinforzata ancora dallo schema di rinforzo casuale. L’animale potrebbe quindi iniziare a mettere un comportamento simile a quello superstizioso. Anche gli umani si comportano allo stesso modo del piccione superstizioso. Per esempio:

  • usano invocazioni per ottenere pioggia o la fine di pestilenze. Prima o dopo l’evento atteso accade in concomitanza con l’invocazione e quindi l’azione viene rinforzata.
  • gli auguri. Se dopo gli auguri le cose vanno bene si rinforza il fare gli auguri. Basta che accada qualche volta (schema a rapporto variabile).
  • i riti e i manierismi. Incrociando le dita prima o dopo le cose andranno bene… Si noti che lo schema a rapporto variabile non solo rende difficile l’estinzione della risposta e induce alla nascita di comportamenti superstiziosi, ma rende anche immuni alle evidenze negative (prove in cui l’azione non è seguita dal rinforzo), allontanandoci dal pensiero critico e razionale. A questo si associa anche al bias di conferma : fenomeno cognitivo umano per cui si da più peso alle informazioni che confermano le nostre convinzioni rispetto a quelle che le mettono in discussione. La credenza nell’astrologia, nella cartomanzia, o nei profili di personalità nasce dalla combinazione di questi due effetti.

Nel 1948 Forer fece eseguire a degli studenti un test di personalità. L’analisi del carattere venne recapitata

a casa dello studente qualche tempo dopo. Ogni studente doveva valutare su una scala da 1 a 5 quanto l’analisi fosse accurata: risultato medio 4.26 (alta accuratezza). Forer effect → In realtà Forer inviò a tutti gli studenti la stessa descrizione, basata su affermazioni generiche nelle quali tutti potevano riconoscersi. La credenza aumenta se vengono descritti aspetti positivi rispetto a quelli negativi.

La SCIENZA DEL COMPORAMENTO secondo Skinner

Il comportamento, non importa quale, è tutto appreso, e quindi può essere controllato e modificato. Qualsiasi comportamento per quanto complesso può essere costruito, passo dopo passo, attraverso il rinforzo. Noi siamo quello che facciamo, ma quello che facciamo può essere cambiato da un appropriato schema di rafforzamento, facendo quindi cambiare anche quello che siamo. L’ambiente è tutto: cambiate l’ambiente (lo schema di rafforzamento) e cambierete l’individuo. Con la corretta ingegneria del comportamento possiamo creare un nuovo mondo migliore, un nuovo essere umano. Siamo portati a pensare che i nostri comportamenti siano determinati da cause interiori, come ragioni, pensieri, motivazioni. Secondo Skinner appellarci a queste cause interne non porta a nessuna spiegazione valida del comportamento. Le cause vanno rintracciate nei rinforzi o punizioni che riceviamo dall’ambiente a seguito delle nostre azioni.

Il RUOLO DELL’AMBIENTE come STORIA DI RINFORZO PERSONALE Skinner ha dimostrato che la storia di rinforzo di un organismo determina come si comporterà quell’organismo davanti ad un certo stimolo o ambiente. Se l’ambiente presenta certi stimoli che hanno rinforzato un certo comportamento questo viene emesso, altrimenti no. Non sembra esserci quindi spazio per cause interne come motivazioni. Storie di rinforzo diverse: diverse motivazioni? Paola e Francesco ricevono gli stessi compiti da fare a casa. Paola li svolge e Francesco no. Normalmente concludiamo che Paola è una bambina volenterosa e Francesco un bambino pigro. Questa spiegazione fa riferimento ad entità o caratteristiche interne come “essere volenterosa”, che determinerebbero il comportamento. Però Paola e Francesco potrebbero però aver avuto due storie di rinforzi diverse difronte ai compiti.

Contrariamente a quanto proposto da Thorndike, e poi sostenuto dai comportamentisti, Wolfang K ӧ hler

(1913-1920) propone un tipo di apprendimento che non si basa sul risultato di una serie di tentativi, ma sulla scoperta immediata della soluzione al problema. L’ insight : apprendere senza prove ed errori Kӧhler mise degli scimpanzé difronte a situazioni in cui devono raggiungere del cibo attraverso l’uso di strumenti. Gli esperimenti dimostrano che l’animale sa trovare la soluzione immediatamente, senza fare prove ed errori. I risultati del lavoro di Kӧhler sono importanti perché dimostrano che esiste una forma di apprendimento che non si basa sulle conseguenze delle azioni (premi e punizioni). L’animale si rappresenta il problema e lo risolve, forse “immaginando” la soluzione, scoprendo un nuovo rapporto tra gli elementi della scena, e quindi non solo attraverso un processo incrementale. Questa spiegazione richiederebbe comunque di immaginare la presenza di stati o rappresentazioni mentali che vengono usate per simulare le varie soluzioni.

L’APPRENDIMENTO IMITATIVO

Figura centrale per questa prospettiva teorica sui meccanismi di apprendimento è Bandura (1969).

Egli dimostra che l’apprendimento nell’uomo avviene anche in modo indiretto, osservando le risposte date da un altro soggetto (modello). Non è quindi necessario né fare prove ed errori né ricevere rinforzi. La teoria dell’apprendimento sociale (1969- 1971) Negli anni 60/70 si riteneva che vedere altre persone emettere comportamenti aggressivi avesse un effetto catartico sulla violenza che ognuno di noi potrebbe esprimere. Quindi vedere incontri di box o lotta aiuta a scaricare in modo virtuale la propria violenza, evitando che lo si faccia veramente. Questa idea era particolarmente rilevante nelle relazioni sociale e soprattutto per quanto riguarda i bambini piccoli che osservano gli adulti Come si comporteranno i bambini difronte ad un modello adulto che mostra comportamenti aggressivi piuttosto che gentili? In un esperimento condotto da Bandura, due gruppi di bambini di scuola materna venivano messi ad osservare un modello che interagiva con un pupazzo (Bobo Doll) in una stanza. Per un gruppo il modello interagiva in modo aggressivo, mentre per l’altro gruppo il modello non era aggressivo. I bambini dei due gruppi venivano quindi messi nella stanza assieme al pupazzo, e avevano accesso a vari strumenti (tra cui una pistola). I risultati mostrarono in maniera chiara che i bambini che avevano osservato il modello aggressivo si comportavano allo stesso modo. Inoltre i bambini con il modello aggressivo avevano una maggior tendenza ad usare anche la pistola contro il pupazza sebbene il modello non l’avesse mai usata. I bambini tendono a replicare le azioni del modello. Fattori cognitivi nel comportamento di imitazione

  • Attenzione→ prestare attenzione al modello è fondamentale per imitarlo
  • Memoria→ poter ricordare ciò che si è osservato per metterlo in pratica almomento giusto
  • Abilità di riproduzione motoria→ importante avere le abilità motorie adeguate: guardare un campione di uno sport non determina automaticamente il saper compiere gli stessi gesti atletici, anche se si sa come si dovrebbe fare
  • Rinforzo→ le risposte rinforzate positivamente saranno apprese meglio
  • Status del modello→ più importante è il modello, più facile sarà l’apprendimento L’apprendimento per imitazione è un meccanismo importante attraverso il quale vengono trasmessi importanti aspetti della cultura che non sono facilmente verbalizzabili. L’apprendimento per imitazione richiede un sistema cognitivo che sia altamente flessibile, e in grado di imparare dalle azioni degli altri. Ma non è una prerogativa dell’essere umano.