Classificazione delle forme di Stato
Col termine forma di Stato si identifica l’insieme dei principi e delle regole fondamentali che
caratterizzano un ordinamento statale e che disciplinano i rapporti fra lo Stato come apparato
legittimato ad usare la coercizione e i cittadini.
In un’altra accezione sta ad indicare l’insieme di regole che disciplinano i rapporti tra lo Stato
centrale e gli enti autonomi territoriali operanti al suo interno. Uno dei criteri utili a classificare le
forme di Stato nel primo significato è la distribuzione del potere in senso orizzontale; nel secondo
significato è invece la distribuzione verticale del potere. Molti autori per differenziare i due
significati utilizzano, in riferimento alla tipologia derivante dalla distribuzione territoriale dei poteri,
il termine tipo di Stato.
I due significati non si possono sovrapporre ma sono trasversali: ipotesi di decentramento
territoriale sono state previste in varie forme di Stato, democratico, socialista o in via di sviluppo,
anche se solo in quello democratico hanno trovato ampio ed effettivo riconoscimento.
1. classificazione basata sulla distribuzione territoriale dei poteri (tipo di Stato)
Vi sono vari livelli di decentramento: burocratico (il potere amministrativo è esercitato da organi
statali attraverso uffici periferici gerarchicamente subordinati; es. Prefetture); amministrativo (il
potere amministrativo è esercitato da enti territoriali dotati di autarchia, cioè potere di
organizzazione interna); politico (il potere non solo amministrativo è distribuito fra lo Stato centrale
e enti territoriali rappresentativi delle comunità locali riconosciuti dalla costituzione e dotati di
autonomia, cioè potere di determinare il proprio indirizzo politico).
Prima distinzione è tra Stato unitario (il potere viene attribuito al solo Stato centrale o a soggetti
periferici da esso dipendenti. Caso di decentramento burocratico o funzionale) e Stato composto o
autonomico (il potere viene distribuito fra lo Stato centrale ed enti territoriali titolari di poteri
propri. Caso di decentramento politico o istituzionale).
Nello Stato unitario è assente qualsiasi forma di distribuzione del potere e di autonomia.
Gli Stati autonomici sono di due tipi, Stato regionale e Stato federale, e si caratterizzano per un
vario grado di decentramento. All’estremo opposto allo Stato unitario si trova la Confederazione di
Stati per le quali non si parla più di autonomia ma di sovranità.
Confederazione di Stati: Stati indipendenti e sovrani danno vita ad un’organizzazione comune
finalizzata al perseguimento di obiettivi e interessi comuni, soprattutto questioni di carattere
economico e militare. Quest’unione non dà vita ad un nuovo tipo di Stato in quanto si fonda su un
patto di diritto internazionale liberamente sottoscritto e in ogni momento revocabile.
Le caratteristiche essenziali di una Confederazione sono: esistenza di una organizzazione comune
semplificata che prevede un organo rappresentativo dei vari Stati titolare di alcuni poteri;
pariteticità della rappresentanza dgli Stati all’interno di tale organo; unanimità nell’adozione delle
principali decisioni; carattere vincolante di queste nei confronti degli Stati e non direttamente dei
rispettivi cittadini. Si riscontra storicamente la tendenza per le Confederazioni a trasformarsi in Stati
federali.
Lo Stato federale costituisce il modello originario di Stato composto. Nasce storicamente per
associazione o integrazione di Stati indipendenti, spesso derivando da precedenti Confederazioni di
Stati (vedi USA), ma anche Stati che si danno un assetto federale fin dal momento della conquista
dell’indipendenza nazionale (vedi Canada e Australia), o anche Stati federali che si costituiscono
per dissociazione di un precedente Stato unitario (vedi Argentina, Brasile, Germania).
Allo Stato federale si associa il federalismo, movimento di pensiero che propugna una visione del
mondo cosmopolita, antitetica al nazionalismo, che persegue l’unione dei popoli preservandone le
diversità (oggi il termine è usato con un’accezione diversa).