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Tipologia: Sintesi del corso
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(And Then There Were None, 1939) 1 In un angolo dello scompartimento fumatori di prima classe, il signor Wargrave, giudice da poco in pensione, tirò una boccata di fumo dal sigaro e scorse con interesse le notizie politiche del Times. Poi, depose il giornale sulle ginocchia e guardò fuori dal finestrino. Il treno correva attraverso il Somerset. Diede un'occhiata all'orologio: ancora due ore di viaggio. Ripensò a quello che i giornali avevano scritto su Nigger Island. Anzi- tutto, la notizia dell'acquisto fatto da un milionario americano appassionato di crociere in panfilo, e la descrizione della casa moderna e lussuosa che aveva costruito su quella piccola isola al largo della costa del Devon. La sfortunata circostanza che la terza moglie del milionario soffrisse il mal di mare aveva portato alla vendita della casa e dell'isola. Numerosi annunci erano apparsi bene in vista sui giornali. Poi, la notizia che isola e casa era- no state comperate da un certo signor Owen. Da quel momento, erano co- minciati i pettegolezzi nelle rubriche mondane. Nigger Island era stata ac- quistata da Gabrielle Turi, la famosa diva di Hollywood, che voleva pas- sarvi qualche mese in incognito... Un cronista, che si firmava "L'ape ope- raia", aveva insinuato invece che si trattava di un rifugio per qualche per- sonaggio di sangue reale. "Il Perdigiorno" sosteneva che l'isola era stata comprata per la luna di miele di un giovane lord che si era finalmente arre- so a Cupido. "Giona" affermava di sapere che l'aveva acquistata l'Ammi- ragliato per compiervi misteriosi esperimenti segreti. Insomma, Nigger Is- land era diventata l'argomento del giorno. Il giudice Wargrave si tolse di tasca una lettera. La grafia era quasi il- leggibile, ma alcune parole risaltavano con inaspettata chiarezza: Carissimo Lawrence... da tanti anni non ho sue notizie... deve venire a Nigger Island... un luogo incantevole... tante cose da dir- le... i vecchi tempi... comunione con la natura... crogiolarsi al sole... alle 12,40 da Paddington... ci incontreremo a Oakbridge. Sempre sua. Constance Culmington
La firma era adorna d'uno svolazzo. Il giudice Wargrave cercò di ricordare con esattezza quando avesse visto per l'ultima volta Lady Constance Culmington. Dovevano essere trascorsi sette, otto anni. A quell'epoca, la nobildonna era andata in Italia per cro- giolarsi al sole e vivere a contatto con la natura e i contadini. Wargrave aveva poi saputo che aveva proseguito il viaggio fino in Siria con l'inten- zione di arrostire a un sole più caldo e di vivere a tu per tu con la natura e i beduini. Constance Culmington, rifletté il giudice, era proprio il tipo di donna capace di comprare un'isola, circondandosi di mistero. Dondolando leg- germente la testa, come se volesse approvare la propria logica, Wargrave si lasciò prendere a poco a poco dal sonno... Vera Claythorne, in uno scompartimento di terza classe dove avevano preso posto altri cinque viaggiatori, appoggiò la testa sullo schienale e chiuse gli occhi. Faceva molto caldo in treno, quel giorno. Sarebbe stato piacevole l'arrivo al mare. Aveva avuto davvero un colpo di fortuna, tro- vando quel posto. Quando una ragazza cerca un impiego per le vacanze, è quasi sempre destinata a sorvegliare uno sciame di ragazzini; i posti di se- gretaria sono molto più difficili da trovarsi. Perfino l'agenzia non le aveva lasciato troppe speranze. E poi era arrivata quella lettera. Ho avuto il suo nome dall'Agenzia di Collocamento Femminile, che la raccomanda in modo particolare, perché vi è conosciuta personalmente. Le corrisponderò volentieri lo stipendio che chie- de, e l'aspetto, per iniziare il lavoro presso di me, il giorno 8 ago- sto. Il treno parte alle 12,40 da Paddington. Troverà qualcuno a riceverla alla stazione di Oakbridge. Accludo cinque sterline per le spese. Una Nancy Owen Sul bordo superiore del foglio era stampato l'indirizzo: "Nigger Island, Sticklehaven, Devon". Nigger Island! I giornali non avevano parlato d'altro, in quegli ultimi tempi. Chiacchiere e insinuazioni interessanti. Ma, probabilmente, aveva- no lavorato di fantasia. Comunque, la casa era stata costruita da un milio-
cassero nulla per lui, mentre gli rimaneva appena, alla lettera, qualche spicciolo per un ultimo pasto decente. E aveva capito che quell'ebreo non si era lasciato ingannare. Questo è il guaio con gli ebrei, non si può ingan- narli in fatto di denaro: loro "sanno". Poi, con lo stesso tono indifferente, aveva chiesto: «Non può darmi altre spiegazioni?». Isaac Morris aveva scosso energicamente la piccola testa calva. «No, ca- pitano Lombard, l'affare mi è stato prospettato semplicemente così. Il mio cliente sa che la sua reputazione è quella di un uomo che può affrontare qualsiasi caso di emergenza, e può affrontarlo bene. Io sono autorizzato a consegnarle cento sterline se lei si impegna a recarsi a Sticklehaven, nel Devon. La stazione più vicina è Oakbridge, dove troverà una persona che l'accompagnerà a Sticklehaven. Una lancia a motore la trasporterà quindi a Nigger Island. Là si terrà a disposizione del mio cliente». «Per quanto tempo?» lo aveva interrotto Lombard, brusco. «Una settimana al massimo.» Tormentandosi i baffetti, il capitano Lombard aveva soggiunto: «È sicu- ro che non ci sia niente di... illegale?». E aveva fissato l'altro con uno sguardo acuto. Era apparsa l'ombra d'un sorriso sulle labbra carnose del signor Morris, mentre rispondeva: «Se le verrà proposto qualcosa d'illegale, lei sarà per- fettamente libero di fare marcia indietro». E poi quell'untuosa canaglia aveva sorriso apertamente. Come se sapesse molto bene che nel passato di Lombard la legalità non era stata sempre una condizione sine qua non... Le labbra di Lombard si curvarono in una smorfia che voleva essere un sorriso. Accidenti, qualche volta l'aveva scampata per un pelo. Ma ce l'a- veva sempre fatta. Non erano molte, in realtà, le cose davanti alle quali si fermava... No, non molte quelle davanti alle quali si sarebbe fermato. E si ripromise di godersi il soggiorno a Nigger Island. In uno scompartimento dov'era vietato fumare, la signorina Emily Brent sedeva rigida, nella posa abituale. Aveva sessantacinque anni e disappro- vava qualsiasi forma di rilassatezza. Suo padre, un colonnello della vec- chia scuola, era stato sempre molto severo per quanto riguardava il porta- mento. La giovane generazione era vergognosamente rilassata: nel porta- mento e "in tutto il resto"... Avvolta in un'aura di rigidezza e di inflessibili principi, la signorina
Brent sedeva nell'affollato scompartimento di terza classe e trionfava della scomodità e della calura. Tutti facevano tante storie per qualsiasi inezia, al giorno d'oggi! Esigevano l'iniezione anestetica prima di farsi cavare un dente, ingoiavano sonniferi se non potevano dormire, volevano poltrone e cuscini, e le ragazze si vestivano come capitava, e se ne stavano seminude sulle spiagge, d'estate. Le labbra della signorina Brent si serrarono. Le sa- rebbe piaciuto dare una lezione a certa gente... Ripensò alle vacanze estive dell'anno prima. Quest'anno, però, le cose sarebbero state ben diverse. Nigger Island... Rilesse mentalmente la lettera che ormai sapeva a memoria. Cara signorina Brent, spero che si ricordi di me. Siamo state in- sieme alla pensione di Belhaven in agosto, qualche anno fa, e sembrava davvero che avessimo molte affinità, noi due. Ora apro una pensione di mia proprietà in un'isola sulla costa del Devon. Sono convinta sia il momento giusto per offrire final- mente un soggiorno dove si possa gustare una buona cucina fami- liare e incontrare brava gente all'antica. Niente nudità, niente grammofono in funzione per tutta la notte. Sarò davvero lieta se potrà fare in modo di passare le vacanze estive a Nigger Island, senza alcuna spesa, naturalmente, come mia ospite. Sarebbe d'ac- cordo per i primi di agosto? Magari, se non ha niente in contrario, il giorno 8. La sua U.N.O. Di che si trattava? Non era facile decifrare quella firma. Emily Brent pensò irritata che troppa gente scrive il proprio nome in modo illeggibile. Riandò con la mente a tutte le persone che aveva incon- trato a Belhaven. Vi aveva passato due estati di seguito. Ricordava quella simpatica donna di mezza età, la signora... la signorina... come diamine si chiamava? Suo padre era un canonico. E poi quella signora Olton... Or- men... No, si chiamava Oliver! Certo, Oliver. Nigger Island! Se n'era parlato sui giornali, di Nigger Island... qualcosa che riguardava una stella del cinema... o non era piuttosto un milionario americano? Naturalmente, luoghi simili finiscono spesso con lo stancare. La vita su un'isola così piccola non è fatta per tutti. Prima, pensano che sia romantica, ma quando ci vanno a stare si accorgono degli svantaggi e sono ben felici se riescono a venderla.
dubbio, ma di solito questo non basta per arrivare al successo. Bisogna an- che essere fortunati. E lui aveva avuto fortuna. Alcune diagnosi esatte e la gratitudine di due o tre signore ricche e influenti avevano contribuito a far- gli un nome. «Dovete farvi visitare da Armstrong, tanto giovane, ma così bravo... Pam aveva consultato un'infinità di medici per anni, inutilmente, e lui ha riconosciuto subito il male!». Ed era stata una valanga. Ora, il dottor Armstrong era definitivamente arrivato. Aveva impegni a non finire e non poteva concedersi che brevi periodi di riposo. Perciò, quel mattino d'agosto, aveva lasciato Londra più che volentieri per trascorrere qualche giorno in un'isola al largo delle coste del Devon. Non che si trat- tasse proprio di una vacanza. La lettera che aveva ricevuto era scritta in termini piuttosto vaghi, ma non c'era niente di vago nell'assegno che l'ac- compagnava. Un onorario sbalorditivo. Questi Owen dovevano nuotare nell'oro. A quel che sembrava, il marito, preoccupato per la salute della moglie, desiderava che il medico la tenesse d'occhio senza darlo a vedere. Non voleva saperne, la signora, di farsi visi- tare. I suoi nervi... Nervi! Le sopracciglia del dottore s'inarcarono. Le donne e i Loro nervi! Ma, dopotutto, i nervi delle signore gli fruttavano bene. Metà delle sue pa- zienti non avevano altra malattia che la noia, ma non lo avrebbero certo ringraziato se avesse detto loro la verità. Ed era sempre facile inventare qualche piccolo disturbo per soddisfarle. «Uno stato anormale dovuto a...» e qui una lunga difficile parola «niente di serio, tuttavia sarà bene provvedere subito. Basterà una cura semplicis- sima». In fondo, la medicina è molto aiutata dalla fede nella guarigione. Lui lo sapeva e, usando le maniere adatte, riusciva a ispirare subito speranza e fi- ducia. Per fortuna era riuscito a non crollare, dopo la faccenda di dieci... no, quindici anni prima. Ma quello era stato davvero un guaio. Avrebbe potuto rovinarsi per sempre. Invece, il colpo gli aveva dato la forza necessaria per reagire; aveva smesso definitivamente di bere. C'era mancato poco, però... Con un assordante suono di clacson, una Dalmain Supert Sport lo sor- passò. Il dottor Armstrong fu quasi spinto sul ciglio della strada. Uno di quei pazzi del volante. Li detestava. Anche in questo caso, c'era mancato poco. Maledetto sciocco!
Tony Marston, proseguendo a tutta velocità verso Mere, pensava: "È in- credibile quante macchine ci siano sulle strade, al giorno d'oggi! Ce n'è sempre qualcuna che ti blocca il passaggio. E insistono a tenersi al centro della strada. Non c'è gusto a guidare, qui, non è come in Francia, dove si può filare sul serio...". Doveva fermarsi a bere qualcosa o proseguire? Aveva tutto il tempo che voleva. Ancora poco più di centottanta chilometri. Si sarebbe fermato a prendere un gin e una birra. Non si era mai avuta una giornata tanto calda! Se il tempo continuava così, quell'isola sarebbe stata davvero una delizia. Chi erano mai, gli Owen? Ricchi e snob, probabilmente. Badger era un ve- ro maestro nel pescare gente simile. Naturalmente, "doveva" farlo, pove- retto, sempre a corto di denaro com'era... C'era da sperare che non fossero avari di liquori. Non si sa mai, con quelli che hanno fatto denaro ma sono nati miserabili. Peccato che non fosse stata Gabrielle Turi a comprare l'isola. Gli sarebbe piaciuto trovarsi nell'ambiente della famosa diva del cinema. Ma, a ogni modo, avrebbe cer- to trovato qualche ragazza fra gli ospiti... Usci dal ristorante, si stiracchiò, sbadigliando, guardò il cielo di un az- zurro smagliante e riprese posto al volante della Dalmain. Parecchie ragaz- ze lo fissarono affascinate: era alto, ben proporzionato, con i capelli ricciu- ti, il volto abbronzato e gli occhi celesti. Si avviò con gran fracasso e si avventò per la strada stretta. Vecchi e giovani si misero in salvo con un salto. Ma i giovani rimasero a guardare la macchina con ammirazione. Anthony Marston continuò la sua marcia trionfale. Il signor Blore viaggiava in un accelerato proveniente da Plymouth. C'e- ra solo un'altra persona nel suo scompartimento, un signore anziano, con gli occhi cisposi, che sembrava il tipico uomo di mare. In quel momento, dormiva. Il signor Blore, invece, scriveva in un piccolo taccuino. "Eccoli qui tutti" si disse. "Emily Brent, Vera Claythorne, il dottor Ar- mstrong, Anthony Marston, il vecchio giudice Wargrave, Philip Lombard, il generale Macarthur e poi il maggiordomo Rogers e sua moglie". Chiuse il taccuino e lo rimise in tasca. Guardò con la coda dell'occhio l'uomo appisolato. "Ha bevuto un bicchiere di troppo" diagnosticò, da competente. Cominciò a riesaminare attentamente la situazione. "Il lavoro non do- vrebbe essere difficile. Non vedo come potrei commettere errori. Spero di
Davanti alla stazione di Oakbridge, quattro persone erano ferme in mo- mentanea incertezza. Dietro di loro, stavano i facchini con le valigie. Uno di questi chiamò: «Jim!». Il conducente di uno dei tassì fece un passo avanti. «Andate a Nigger Is- land, forse?» domandò con lo strascicato accento del Devon. I quattro assentirono, e poi si scambiarono rapidamente uno sguardo di sfuggita. L'autista si rivolse al giudice Wargrave, come al più anziano della com- pagnia. «Ci sono qui due tassi, signore, ma uno deve aspettare l'accelerato da Exeter... si tratta di cinque minuti... perché deve arrivare un altro signo- re. Se uno di voi volesse aspettare, stareste tutti più comodi». Vera Claythorne, consapevole della sua posizione di segretaria, rispose subito: «Aspetterò io. Se voi volete andare...». Guardò gli altri tre, con una leggera aria di comando che le veniva dalla sua professione d'insegnante e dall'abitudine a esercitare una certa autorità. Avrebbe usato lo stesso tono per dire alle ragazze in quale campo di ten- nis dovevano giocare. La signorina Brent rispose, rigida: «Grazie». Chinò il capo ed entrò nell'auto, mentre il tassista teneva aperto lo sportello. Il giudice Wargrave la seguì. «Io aspetterò con la signorina...» dichiarò il capitano Lombard. «Claythorne» disse Vera. «Lombard. Philip Lombard.» I facchini ammucchiavano le valigie nel tassì. Il giudice Wargrave os- servò, con la tipica cautela del magistrato: «Avremo un tempo magnifico». La signorina Brent annuì. «Lo credo anch'io.» "Un vecchio signore molto distinto" pensò. "Ben diverso dai soliti uo- mini che s'incontrano nelle pensioni balneari. Evidentemente, la signora, o signorina, Oliver ha conoscenze rispettabili..." «Conosce questi luoghi?» le chiese il giudice. «Sono stata in Cornovaglia e a Torquay, ma è la prima volta che vengo in quest'angolo del Devon». «Anch'io non lo conosco» disse il giudice. L'auto si mise in moto. Il conducente dell'altro tassi domandò: «Non vo- lete accomodarvi in macchina mentre aspettate?» «Grazie, no» rispose Vera con fermezza.
Il capitano Lombard sorrise. «Questo muro assolato è davvero attraente. A meno che non preferisca rientrare in stazione.» «Questo poi no. Non vedevo l'ora di scendere da quel treno infocato.» «Sì, viaggiare in treno è opprimente, in questa stagione.» «Speriamo che il tempo si mantenga così» disse Vera in tono conven- zionale. «Le nostre estati inglesi sono traditrici.» Con scarsa originalità, Lombard chiese: «Conosce questi luoghi?». «No, non ci sono mai stata.» E aggiunse, decisa a mettere subito in chia- ro la sua posizione: «Non conosco nemmeno la signora che mi ha assunta come segretaria». «Segretaria?» «Sì, sono la segretaria della signora Owe.» «Oh, capisco.» Quasi impercettibilmente il tono di Lombard cambiò. Divenne più sicuro, più disinvolto. «Non è piuttosto strano?» Vera rise. «Oh, no, non mi pare. La sua segretaria si è ammalata im- provvisamente, la signora ha telegrafato a un'agenzia per trovare chi la so- stituisse e hanno mandato me.» «Ah, già. E se il posto non le piacesse?» Vera rise di nuovo. «È solo un impiego temporaneo, per le vacanze. Io sono insegnante in una scuola femminile. D'altronde, l'idea di vedere Nig- ger Island mi attira moltissimo. Se ne è parlato tanto nei giornali... È dav- vero così affascinante?» «Non lo so. Non l'ho mai vista» rispose Lombard. «Davvero? Gli Owen ne sono entusiasti, immagino. Che tipi sono?» Lombard pensò: "Una situazione piuttosto imbarazzante, questa. Devo conoscerli o no?". A un tratto disse: «Attenzione, c'è una vespa sul suo braccio. No, stia ferma». Fece un gesto, come per scacciare un insetto. «Ecco, se n'è andata!» «Oh, grazie. C'è un'infinità di vespe questa estate». «Già, dev'essere per via del caldo. E chi stiamo aspettando, lo sa?» «Non ne ho la minima idea.» Si udì il fischio acuto e prolungato di un treno in arrivo. «Questo dev'essere l'accelerato da Exeter» disse Lombard. Un vecchio signore alto, dall'aspetto marziale, apparve all'uscita della stazione. Aveva i capelli brizzolati tagliati cortissimi e i baffi ben curati. Il facchino, che barcollava leggermente sotto il peso di una valigia di cuoio, gli indicò Vera e Lombard. Vera si fece avanti, disinvolta. «Sono la segretaria della signora Owen»
cinto di ordinare che si sgombrasse l'aula. La signorina Brent palesemente dubitava che i residenti delle colonie le piacessero. «Nessuno ha voglia di bere qualcosa prima d'imbarcarsi?» domandò il signor Davis. La proposta non fu accettata. Il signor Davis si volse e alzò un dito. «Non dobbiamo indugiare, allora. I nostri gentili ospiti ci aspettano» disse. Avrebbe potuto notare un'improvvisa e strana tensione fra i componenti la comitiva, come se l'aver menzionato i loro anfitrioni avesse avuto uno strano effetto paralizzante. In risposta al cenno di Davis, un uomo si allontanò da un muro vicino, al quale era appoggiato, e avanzò verso di loro. La sua andatura rivelava il marinaio, e il viso segnato dal sole e dal vento aveva un'espressione un po' ambigua. Parlava con il dolce accento del Devon. «Le signore e i signori vogliono partire per l'isola? Il battello è pronto. Altri due ospiti devono arrivare in automobile, ma il signor Owen ha ordi- nato di non aspettarli perché non si sa di preciso a che ora saranno qui.» Tutti si alzarono in piedi. La loro guida li accompagnò a un molo al qua- le era attraccata una lancia a motore. «È molto piccola» disse Emily Brent. Il proprietario della barca rispose con tono convinto: «È una bella lancia, signora. Si potrebbe andare fino a Plymouth in un batter d'occhio». Il giudice osservò a sua volta, brusco: «Siamo in parecchi». «Ne può portare il doppio, signore.» Philip Lombard intervenne, conciliante: «Ma va benissimo. Il tempo è magnifico, il mare calmo». Esitante, la signorina Brent si lasciò aiutare a salire sul battello. Gli altri la seguirono. La compagnia non fraternizzava ancora. Era come se ognuno fosse incuriosito o imbarazzato dagli altri. Stavano per partire, quando il marinaio interruppe la manovra. Dalla ri- pida strada del villaggio arrivava un'automobile. Una macchina così poten- te e bella da sembrare inverosimile. Al volante, c'era un giovane coi capelli al vento. Nella luce ancora viva del tramonto non sembrava un uomo, ma un semidio, un eroe mitico scaturito da una saga nordica. Premette il clac- son e un suono echeggiò tra le rocce della baia. Una scena fantastica. Anthony Marston appariva come una visione so- prannaturale. In seguito, più d'uno fra i presenti ricordò quel momento. Fred Narracott sedeva vicino al motore, pensando che quella era davvero
una strana compagnia. Non corrispondeva certo all'idea che si era fatto de- gli ospiti del signor Owen. Si aspettava una maggior classe, insomma: uo- mini e donne in tenuta da crociera, tutti con l'aria di gente ricca e impor- tante. Questi non somigliavano affatto agli invitati del signor Elmer Robson. Un leggero sorriso apparve sulle labbra di Fred Narracott al ricordo degli ospiti del milionario. Che ricevimenti, quelli, e che bevute! Il signor Owen doveva essere molto diverso da Elmer Robson. Strano, pensò Fred, che non si fosse ancora fatto vedere, e neppure sua moglie. Non era mai venuto lì. Tutti gli ordini e i pagamenti venivano fatti tramite il signor Morris. Le istruzioni erano sempre chiarissime e il pagamento pronto; comunque, la cosa era strana. I giornali dicevano che un'aura di mistero avvolgeva gli Owen. E Fred Narracott ne era convinto. Forse, l'isola era stata comprata davvero dalla famosa Gabrielle Turi. Ma scartò quell'ipotesi dopo aver dato un'altra occhiata ai passeggeri. Nessuno di loro aveva l'aria di essere in rapporti d'amicizia con una diva del cine- ma. Li esaminò di nuovo, spassionatamente. Una vecchia zitella acida come ne aveva conosciute parecchie. Bisbetica, senza dubbio. Un vecchio milita- re, ex ufficiale dell'esercito, a giudicare dall'aspetto. Una ragazza graziosa, ma non vistosa, niente stile Hollywood. Poi, quel tipo chiassoso e piuttosto grossolano: no, quello non era davvero un signore. Un commerciante in pensione, ecco quello che doveva essere. Quell'altro giovane, magro, dall'aria avida, con occhi vivi e mobili, era il tipo più strano di tutti. Lui, forse, avrebbe potuto aver qualcosa a che fare col cinema. C'era solo un passeggero che lo soddisfaceva, nella barca: quello che era arrivato in automobile. E che automobile. Una macchina simile non la si era mai vista, a Sticklehaven. Doveva essere costata parecchie centinaia di sterline. Quello era un tipo come si deve. Pareva molto ricco. Se tutti gli altri fossero stati come lui, allora avrebbe capito... Strana faccenda, però, a pensarci bene. Sì, davvero strana... La barca girò intorno alle rocce. E finalmente, la casa apparve. Il lato sud dell'isola era del tutto diverso, scendeva in dolce declivio fino al mare. La casa era là: bassa, quadrata, modernissima, con grandi finestre che la- sciavano penetrare molta luce. Una casa pienamente all'altezza di ogni a- spettativa. Fred Narracott spense il motore, e il battello finì dentro una piccola in-
contenuto disposto in bell'ordine. In una parete si apriva una porta che la- sciava scorgere la stanza da bagno rivestita di piastrelle azzurre. «Sì, grazie» rispose. «La signorina può suonare il campanello, quando desidera qualcosa.» La signora Rogers aveva una voce piatta e monotona. Vera la guardò in- curiosita. Che pallido spettro di donna! Tuttavia, aveva un'aria rispettabile, con i capelli raccolti sulla nuca e il vestito nero. Ma che strani occhi... con- tinuavano a spostarsi da un punto all'altro della stanza. "Sembra spaventata anche dalla sua ombra" pensò Vera. "Sì, questa era la parola esatta: spaventata. Come se camminasse e agisse in preda a una paura mortale..." Un leggero brivido la percorse. Di che cosa poteva aver paura quella donna? «Sono la nuova segretaria della signora Owen» disse alla fine con tono cordiale. «Immagino lo sappia.» «No, signorina, non so niente» rispose la signora Rogers. «Ho solo l'e- lenco degli invitati e delle rispettive camere.» «La signora Owen non le ha parlato di me?» domandò Vera. La signora Rogers la guardò stupita. «Non ho ancora visto la signora Owen. Noi siamo arrivati solo due giorni fa.» "Gente straordinaria, questi Owen" pensò Vera. Poi domandò: «Quanti domestici ci sono, qui?». «Soltanto io e Rogers, signorina». Vera corrugò la fronte. Otto invitati - dieci persone in tutto compresi i padroni di casa - e appena un maggiordomo e una governante per servirli. «Io sono una buona cuoca e mio marito sa fare di tutto, in casa» aggiun- se la signora Rogers. «Non immaginavo, naturalmente, che ci sarebbero stati tanti ospiti.» «E riuscirete a cavarvela?» «Oh, si, signorina. Ma se ci saranno spesso molti invitati, forse la signo- ra Owen si procurerà del personale extra.» «Lo spero.» La signora Rogers si girò per uscire. Si muoveva senza rumore, sul pa- vimento lucido. Sparì dalla camera come un'ombra. Vera andò a sedere sulla panchetta nel vano della finestra. Provava un vago turbamento. Tutto era un po' strano... l'assenza degli Owen, quella si- gnora Rogers pallida come uno spettro. E gli ospiti! Sì, anche gli ospiti e- rano strani. Una compagnia curiosamente assortita. "Vorrei proprio vedere questi Owen... Vorrei sapere che tipi sono" pensò.
Si alzò e passeggiò nervosamente per la stanza. Una camera da letto per- fetta, modernamente arredata. Soffici tappeti bianchi sul pavimento di le- gno, pareti chiare, un lungo specchio. La mensola del caminetto era priva di soprammobili, a eccezione di un orso di marmo bianco: una scultura moderna nella quale era inserito un orologio. Al di sopra del caminetto, in una cornice cromata, una grande pergamena, con una poesia. Vera la lesse. Era una di quelle vecchie filastrocche per bambini che ri- cordava fin dall'infanzia. Dieci poveri negretti se ne andarono a mangiar; uno fece indigestione, solo nove ne restar. Nove poveri negretti fino a notte alta vegliar: uno cadde addormentato, otto soli ne restar. Otto poveri negretti se ne vanno a passeggiar: uno, ahimè, è rimasto indietro, solo sette ne restar. Sette poveri negretti legna andarono a spaccar: un di lor s'infranse a mezzo, e sei soli ne restar. I sei poveri negretti giocan con un alvear: da una vespa uno fu punto, solo cinque ne restar. Cinque poveri negretti un giudizio han da sbrigar: un lo ferma il tribunale, quattro soli ne restar.
sarebbe piaciuto molto prendersi una lunga vacanza, e il problema della spesa non lo avrebbe certo preoccupato, ma non poteva abbandonare il la- voro. Si fa presto a essere dimenticati, al giorno d'oggi, se non si rimane sulla breccia. No, ora che era arrivato al successo non doveva lasciarselo sfuggire. Pensò: "Non importa, questa sera voglio illudermi che non tornerò, che l'ho finita per sempre con Londra, con Harley Street e con tutto il resto". C'era qualcosa di magico in un'isola: bastava quella parola a eccitare la fantasia. Si perdeva il contatto col resto del mondo, perché un'isola era un piccolo mondo a sé. Un mondo, forse, dal quale si poteva non tornare in- dietro. "Mi lascio alle spalle una vita monotona" si disse. "La vita di tutti i giorni". E sorridendo tra sé, cominciò a fare piani, piani fantastici per il fu- turo. Sorrideva ancora, mentre saliva i gradini scavati nella roccia. In una poltrona, sulla terrazza, sedeva un vecchio signore. Il suo aspetto era vagamente familiare al dottor Armstrong. Dove aveva visto quella fac- cia da rana, quel collo da tartaruga, quella figura rattrappita, quegli occhi sbiaditi e furbi? Ma certo, era il vecchio Wargrave. Una volta, Armstrong aveva testimoniato davanti a lui. Sembrava sempre mezzo addormentato, ma era quanto mai scaltro quando si trattava di servire la legge. Aveva una grande influenza sulle giurie: si diceva che potesse farne ciò che voleva ogni qualvolta lo desiderasse. Era riuscito a strappare ai giurati un paio di condanne poco convincenti. Un giudice infernale, diceva la gente. Strano, incontrarlo proprio lì, fuori del mondo. Il giudice Wargrave pensò: "Armstrong?". Se lo ricordava sul banco dei testimoni. Molto corretto e molto cauto. Tutti i medici erano dei dannati imbecilli. Quelli di Harley Street, poi, erano i peggiori di tutti. E ripensò, fremente di rancore, a un incontro che aveva avuto poco tempo prima con uno di quei melliflui individui, proprio in Harley Street. «I rinfreschi sono nel salone» borbottò. Il dottor Armstrong disse: «Prima, devo presentarmi alla padrona e al padrone di casa». Il giudice Wargrave chiuse di nuovo gli occhietti, assumendo veramente l'aspetto di un rettile. «Non può farlo» replicò. «E perché no?» chiese il medico, sbalordito. «I padroni di casa non ci sono. È una situazione molto strana. Non ci ca- pisco niente.»
Il dottor Armstrong rimase a fissarlo. Quando gli pareva che il vecchio signore si fosse addormentato, quello chiese bruscamente: «Conosce Con- stance Culmington?». «Io... no, credo di no.» «Non importa» disse il giudice. «È una donna molto distratta, con una calligrafia praticamente illeggibile. Stavo proprio domandandomi se non avevo sbagliato indirizzo, venendo qui.» Il dottor Armstrong scosse la testa ed entrò in casa. Il giudice rimase a riflettere su Constance Culmington. Era come tutte le altre donne, non si poteva fare affidamento su di lei. Pensò alle donne che si trovavano a Nigger Island: la vecchia zitella e la ragazza. Non gli piaceva quella ragazza, era un'insignificante maschietta dal sangue freddo. Veramente, le donne erano tre se si comprendeva la Rogers, una strana creatura che sembrava sempre spaventata a morte. Ma con suo marito formava una coppia rispettabile, e tutti e due sapevano fare il loro lavoro. Siccome Rogers era uscito in quel momento sulla terrazza, il giudice gli domandò: «Lady Constance Culmington è attesa?». Rogers lo guardò. «No, signore, non mi risulta». Il giudice inarcò le sopracciglia, e borbottò qualcosa. Anthony Marston era nel bagno e si godeva l'acqua calda. Aveva i mu- scoli contratti, dopo il lungo viaggio in automobile. Pochissimi pensieri gli passavano per la mente. Anthony era una creatura tutta sensazioni e azioni. Si disse: "Dovrò resistere fino in fondo, immagino". Quindi, respinse dalla mente ogni altro pensiero. Acqua calda fumante... membra stanche... fra poco si sarebbe raso... un cocktail... la cena... E dopo? Il signor Blore si annodava la cravatta. Non era una sua specialità, quel- la. Era abbastanza elegante? Gli pareva di sì. Nessuno si era mostrato cordiale con lui... Strano come tutti si scrutava- no, diffidenti, quasi avessero "saputo"... Bene, tutto dipendeva da lui. Aveva le migliori intenzioni di fare bene il suo lavoro. Guardò la filastrocca per bambini appesa sopra il caminetto. Originale l'idea di mettere lì quella poesia! "Ricordo quest'isola" pensò. "Allora, ero un bimbo. Mai pensato di do-