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dispensa di algebra lineare
Tipologia: Dispense
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Appunti di algebra lineare
Federico G. Lastaria
Mauro Saita
Politecnico di Milano
gennaio 2011
(Edizione corretta)
Consigliamo MIT OpenCourseWare (Massachussets Institute of Technology), dove si trova
materiale didattico relativo a numerosi corsi di matematica e fisica. In particolare, si possono
seguire i video delle lezioni del corso 18.06 Linear Algebra, tenuto da Gilbert Strang.
Un vivo ringraziamento a Pietro De Poi (Universit`a di Udine) per consigli e correzioni.
Naturalmente siamo i soli responsabili degli eventuali errori rimasti.
Federico Lastaria
Mauro Saita
Milano, Gennaio 2011.
I punti del piano, e quelli dello spazio, si possono rappresentare mediante coppie o, rispetti-
vamente, terne ordinate di numeri reali, quando si fissa un sistema di riferimento cartesiano.
Questo suggerisce l’idea di considerare l’insieme R
n delle n-uple ordinate di numeri reali come
uno spazio di “vettori” , che scriveremo come vettori riga:
v =
∣ (^) a 1.^.^.^ an
∣ (^) o anche (a 1 , ..., an)
o come vettori colonna:
v =
a 1
.
.
.
an
Lo spazio R
n delle n-uple di numeri reali e l’esempio piu comune di spazio vettoriale.
Quando pensiamo a R
n come a uno spazio vettoriale, intendiamo prendere in considerazione
soltanto due operazioni:
.
.
.
an
b 1
.
.
.
bn
a 1 + b 1
.
.
.
an + bn
λ
b 1
.
.
.
bn
λb 1
.
.
.
λbn
dove λ `e un numero reale.
Veniamo ora alla definizione precisa di spazio vettoriale.
Definizione 1.1.1 Uno spazio vettoriale reale `e un insieme V con due operazioni:
V × V −→ V
(v, w) 7 −→ v + w
(λ, v) 7 −→ λv
Queste operazioni devono soddisfare i seguenti assiomi:
v + w = w + v
(u + v) + w = u + (v + w)
di somma, nel senso che
v + 0 = v
per ogni vettore v.
v d`a il vettore nullo:
v + (−v) = 0.
Diremo allora che V , con l’operazione di somma, `e un gruppo abeliano.
λ(μv) = (λμ)v
(λ + μ)v = λv + μv
λ(v + w) = λv + λw
1 v = v
Esempio. A =
∣ ∣ ∣ ∣
1 0 3
2 − 1 2
∣ ∣ ∣ ∣ `e una matrice 2^ ×^ 3.^ Se ci riferiamo a questa matrice come a
A = (aij ), allora a 11 = 1 a 12 = 0, a 13 = 3, a 21 = 2, a 22 = −1 e a 23 = 2.
Esempio. Una matrice m × 1 `e un vettore colonna di Rm. Non useremo l’indice di colonna, e
scriveremo un vettore colonna semplicemente come:
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣ x 1
.
.
.
xm
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣
Un matrice 1 × n `e un vettore riga di R
n
. Ometteremo l’indice di riga, e scriveremo un vettore riga
come
∣ ∣ (^) y 1.^.^.^ yn
∣ ∣ (^) oppure come (y 1 , ..., yn).
Una matrice 1 × 1 contiene un unico numero, e non la distingueremo dalla sua unica componente.
Somma di matrici. Si definisce la somma di due matrici solo quando sono entrambe dello
stesso tipo m × n. Siano dunque A = (aij ) e B = (bij ) due matrici m × n. La somma A + B
e la matrice C = (cij ) di tipo m × n, il cui elemento di posto ije
cij = aij + bij.
Si dice che la somma di matrici si fa per componenti.
Esempio. Se A =
∣ ∣ ∣ ∣
5 0
0 7
∣ ∣ ∣ ∣
, B =
∣ ∣ ∣ ∣
− 1 1
3 2
∣ ∣ ∣ ∣
, allora A + B =
∣ ∣ ∣ ∣
4 1
3 9
∣ ∣ ∣ ∣
Esempio. La matrice nulla m × n, denotata con il simbolo 0, `e la matrice le cui entrate sono tutte
nulle. Ovviamente, per ogni matrice A di tipo m × n, si ha
A + 0 = A
Per ogni matrice A, si denota con −A, e si chiama matrice opposta di A, la matrice di componenti
(−A)ij = −Aij. Ad esempio:
A =
∣ ∣ ∣ ∣
2 1
3 − 2
∣ ∣ ∣ ∣
, −A =
∣ ∣ ∣ ∣
− 2 − 1
− 3 2
∣ ∣ ∣ ∣
,
Per ogni matrice A, si ha A + (−A) = 0.
Moltiplicazione di un numero per una matrice. Se λ `e un numero reale e A = (aij )
e una matrice m × n, definiamo λA come la matrice m × n la cui componente (λA)ije
(λA)ij = λaij.
Esempio. Se λ = 2 e A =
∣ ∣ ∣ ∣
6 0
2 7
∣ ∣ ∣ ∣, allora 2A^ =
∣ ∣ ∣ ∣
12 0
4 14
∣ ∣ ∣ ∣
Diremo anche che λA `e il prodotto dello scalare λ per la matrice A.
Propriet`a della somma di matrici e della moltiplicazione di
uno scalare per una matrice.
A, B, C sono matrici dello stesso tipo m × n e λ, μ sono numeri reali.
Tutte queste proprieta seguono facilmente dalle definizioni e dalle corrispondenti proprieta
dei numeri reali. Riassumendo, l’insieme M (m × n, R) delle matrici reali m × n, dotato delle
operazioni di somma e moltiplicazione per uno scalare, `e uno spazio vettoriale.
Diamo ora una definizione, che sar`a utile in seguito. Sia A una matrice di tipo m × n. La
trasposta di A `e la matrice
t A, di tipo n × m, definita nel modo seguente:
t A)ij = Aji
per ogni i = 1, ..., n, j = 1, ..., m. La matrice trasposta
t A si ottiene dunque dalla matrice A
scambiando le righe con le colonne.
Definizione 1.2.2 I vettori v 1 , ..., vk si dicono linearmente dipendenti se esistono k numeri
λ 1 , ..., λk non tutti nulli per i quali
λ 1 v 1 + .... + λkvk = 0.
In caso contrario, i vettori v 1 , ..., vk si dicono linearmente indipendenti.
Dunque i vettori v 1 , ..., vk sono linearmente indipendenti quando
λ 1 v 1 + .... + λkvk = 0
vale solo quando λ 1 = ... = λk = 0.
Esempi (a) Consideriamo i vettori e 1 = (1, 0), e 2 = (0, 1) dello spazio vettoriale R
2 .
Supponiamo che una loro combinazione lineare sia nulla:
0 = λ 1 e 1 + λ 2 e 2 = λ 1 (1, 0) + λ 2 (0, 1) = (λ 1 , λ 2 )
Ora (λ 1 , λ 2 ) = 0 solo quando λ 1 = λ 2 = 0. Dunque i vettori e 1 , e 2 sono linearmente
indipendenti.
Allo stesso modo si dimostra che e 1 = (1, ..., 0), e 2 = (0, 1 , ..., 0), en = (0, ...., 1) di R
n
(le componenti di ei sono tutte zero tranne la i-esima, che `e 1) sono vettori linearmente
indipendenti di R
n .
(b) Consideriamo i vettori v 1 = (1, 0 , 0), v 2 = (1, 1 , −1), v 3 = (0, 1 , −1) di R
3
. Una loro
arbitraria combinazione lineare `e
λ 1 (1, 0 , 0) + λ 2 (1, 1 , −1) + λ 3 (0, 1 , −1) = (λ 1 + λ 2 , λ 2 + λ 3 , −λ 2 − λ 3 ).
Dire che una tale combinazione lineare `e uguale a zero significa che:
λ 1 + λ 2 = 0
λ 2 + λ 3 = 0
−λ 2 − λ 3 = 0
ossia (la terza equazione equivale alla seconda)
λ 1 + λ 2 = 0
λ 2 + λ 3 = 0
Ora questo sistema lineare omogeneo non ha solo la soluzione nulla. Ad esempio, λ 1 = 1, λ 2 =
− 1 , λ 3 = 1 `e una soluzione non nulla. Ne segue che i tre vettori v 1 , v 2 , v 3 sono linearmente
dipendenti.
Definizione 1.2.3 Sia V uno spazio vettoriale. Diciamo che W `e un sottospazio vettoriale
di V se
e We un sottoinsieme di V. (Ossia, ogni elemento di W `e anche elementodi V ).
per uno scalare che sono definite in V.
Un sottospazio di uno spazio vettoriale non pu`o essere vuoto: contiene almeno il vettore
nullo. Scrivendo in modo un po’ pi`u formale, un sottoinsieme non vuoto W di uno spazio
vettoriale V `e sottospazio vettoriale di V quando:
∀x, y x, y ∈ W =⇒ x + y ∈ W
∀λ ∀x λ ∈ R, x ∈ W =⇒ λx ∈ W
Esempio: I sottospazi di R^2. I sottospazi W di R^2 sono di tre tipi:
Questo puo essere dimostrato nel modo seguente:e ovvio anzitutto che quelli elencati sono tut-
ti sottospazi di R^2. Per provare che sono gli unici sottospazi vettoriali di R^2 , si ricordi la regola
del parallelogramma per sommare due vettori. Si vede allora facilmente che se W contiene due vet-
tori w 1 , w 2 che non appartengono a una stessa retta, allora W deve contenere anche tutte le loro
combinazioni lineari
λw 1 + μw 2
e quindi deve coincidere con l’intero piano: W = R
2
. Se W invece non contiene due vettori siffatti,
allora siamo in uno degli altri due casi.
Esempio: I sottospazi di R^3. In modo analogo, si dimostra che i sottospazi W di R^3 sono dei
seguenti quattro tipi:
3 .
La classificazione dei sottospazi di R^2 e R^3 sar`a chiarita dal concetto di dimensione, che intro-
durremo pi`u avanti: ad esempio, i quattro tipi di sottospazi di R^3 corrispondono rispettivamente a
sottospazi di dimensione 0, 1 , 2 , 3.
Esempio. Il semipiano
P = {(x, y) ∈ R
2 | y ≥ 0 }.
non `e un sottospazio vettoriale di R
2 (anche se `e chiuso rispetto alla somma).
Dimostrazione. Poich´e i vettori v 1 , ..., vn generano V , ogni vettore v si scrive come combi-
nazione lineare di v 1 , ..., vn.
Supponiamo che il vettore v si scriva come:
v = λ 1 v 1 + ... + λnvn
e come
v = μ 1 v 1 + ... + μnvn
Dimostriamo che le due scritture coincidono. Sottraendo membro a membro, si ottiene:
(λ 1 − μ 1 )v 1 + .... + (λn − μn)vn = 0 (1.3.1)
Poich´e i vettori v 1 , ..., vn sono per ipotesi linearmente indipendenti, si conclude che i coeffi-
cienti della combinazione lineare 1.3.1 sono tutti nulli, ossia:
λ 1 = μ 1 · · · · · · λn = μn
come si voleva dimostrare.
Siano B = (v 1 , ..., vn) una base di uno spazio vettoriale V , v un vettore di V e sia
v = λ 1 v 1 + ... + λnvn
l’unica espressione di v come combinazione lineare di (v 1 , ..., vn). I numeri λ 1 , ..., λn sono
detti le coordinate, o le componenti, di v rispetto alla base B. Il vettore colonna
[v]B =
λ 1
·
·
λn
`e il vettore delle coordinate di v rispetto alla base B.
Teorema 1.3.3 (Esistenza di basi) Ogni spazio vettoriale generato da un insieme finito
di vettori, ha una base.
Dimostrazione. Per ipotesi, esiste un insieme finito di vettori di V , diciamo v 1 , .., vk, che
generano lo spazio vettoriale V. Se tali vettori sono linearmente indipendenti, costituiscono
gia una base. Altrimenti, tra di essi c’e una relazione lineare non banale, e quindi uno di questi
vettori, diciamo vk, pu`o essere scritto come combinazione lineare dei restanti k − 1 vettori.
Allora possiamo eliminare questo vettore vk. Ripetiamo il procedimento, fino ad arrivare a
un insieme di vettori linearmente indipendenti. Questi vettori indipendenti generano ancora
V e dunque costituiscono una base di V.
Diremo che uno spazio vettoriale V ha dimensione finita - o e finito-dimensionale, oe
finitamente generato - se esiste un insieme finito di vettori di V che genera V. In modo
equivalente (per il teorema precedente), uno spazio vettoriale V `e finito-dimensionale se ha
una base (finita).
Ad esempio, R
2 ha dimensione finita, perch´e l’insieme di vettori {e 1 , e 2 } genera R
2 .
Teorema 1.3.4 Tutte le basi di uno spazio vettoriale finito-dimensionale hanno la stessa
cardinalit`a.
La dimostrazione `e un’immediata conseguenza del seguente:
Lemma. Supponiamo che i vettori x 1 , ..., xn generino uno spazio vettoriale X e che i vettori
y 1 , ..., yj di X siano linearmente indipendenti. Allora
j ≤ n
Dimostrazione. Poich´e x 1 , ..., xn generano X, ogni vettore di X si scrive come combinazione lineare
di x 1 , ..., xn. In particolare si potr`a scrivere
y 1 = k 1 x 1 + · · · knxn (1.3.2)
Almeno uno dei coefficienti k 1 , .., kn deve essere diverso da zero, altrimenti si avrebbe y 1 = 0 (e di
conseguenza y 1 , ..., yj sarebbero dipendenti). Siccome in un insieme di generatori l’ordine non conta,
non e restrittivo supporre che sia k 1 6 = 0. Allora da 1.3.2 segue che x 1e combinazione lineare di y 1 e
dei restanti x 2 , ..., xn. In questo modo abbiamo costruito un nuovo sistema di n generatori per X:
X = L(y 1 , x 2 , ..., xn)
Ripetiamo il procedimento per y 2. Poich´e y 1 , x 2 , ..., xn generano X, si potr`a scrivere
y 2 = h 1 y 1 + k 2 x 2 + k 3 x 3 + · · · knxn (1.3.3)
Almeno uno dei coefficienti k 2 , ..., kn `e diverso da zero (altrimenti si avrebbe y 2 = h 1 y 1 , contro l’ipotesi
di indipendenza lineare di y 1 , ..., yj ). Al solito, non `e restrittivo supporre k 2 6 = 0. Da 1.3.3 segue che x 2
`e combinazione lineare di y 1 , y 2 , x 3 , ..., xn e quindi abbiamo costruito un nuovo sistema di generatori
di X:
X = L(y 1 , y 2 , x 3 , ..., xn)
Supponiamo ora, per assurdo, che sia j > n. Se seguiamo il procedimento descritto n volte, eliminiamo
uno dopo l’altro tutti gli x 1 , ..., xn e troviamo alla fine un sistema di generatori per X costituito da
y 1 , ..., yn:
X = L(y 1 , y 2 , y 3 , ..., yn)
Ma allora il vettore yn+1 `e combinazione lineare di y 1 , ..., yn, contro l’ipotesi di indipendenza lineare
dei vettori y 1 , ..., yj.
Esercizio. Dedurre dal Lemma dimostrato che tutte le basi hanno la stessa dimensione.
(Soluzione. Siano (x 1 , ..., xn) e (y 1 , ..., yj ) due basi di uno stesso spazio vettoriale X. Poich´e
x 1 , ..., xn generano X e y 1 , ..., yj sono linearmente indipendenti, per il Lemma vale j ≤ n. Per
simmetria, vale anche n ≤ j. Segue j = n.)
Grazie al fatto che due basi hanno lo stesso numero di elementi, ha senso dare la seguente
definizione.
posto pi`u a destra della riga di sopra. Le (eventuali) righe formate interamente da zeri sono
al fondo della matrice.
Esempi. Le seguenti matrici sono a scala: ∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣ 1 2 7
0 3 0
0 0 0
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣
,
∣ ∣ ∣ ∣
1 − 1 2
0 0 7
∣ ∣ ∣ ∣ ,
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣ 0 1 3 − 2
0 0 2 4
0 0 0 2
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣
La matrice (^) ∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣
1 − 1 2
0 3 7
0 1 3
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣
non `e a scala.
Scriveremo A ' A
′ se la matrice A
′ si ottiene dalla matrice A mediante una successione di
operazioni elementari sulle righe.
Esempio. (^) ∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣
1 − 2 0
0 1 2
2 − 3 2
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣
'
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣ 1 − 2 0
0 1 2
0 1 2
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣
'
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣ 1 − 2 0
0 1 2
0 0 0
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣
Si dimostra facilmente la seguente
Proposizione 1.4.1 Sia A una matrice m × n e sia S una matrice a scala ottenuta da A
mediante una successione di operazioni elementari sulle righe. Siano A 1 , ..., Am le righe di A
e S 1 , ..., Sr le righe non nulle di S. Allora:
righe di A:
L(S 1 , ..., Sr) = L(A 1 , ..., Am)
(Si veda anche l’esercizio 1.5.9)
Definizione 1.4.2 Sia A ∈ M (m × n, R). Il rango per righe di A `e la dimensione dello
spazio vettoriale generato dalle righe di A. Il rango per colonne di A `e la dimensione dello
spazio vettoriale generato dalle colonne di A.
Si dimostra che il rango per righe e il rango per colonne coincidono: il loro comune valore `e
il rango rk A della matrice A (Si veda la definizione 1.13.4).
Esempio. Sia W = L(v 1 , v 2 , v 3 ) il sottospazio vettoriale di R
4 generato dai vettori:
v 1 = (− 1 , 1 , 1 , 2), v 2 = (1, − 3 , 0 , −2), v 3 = (0, − 2 , 1 , 0)
Trovare dim W e una base di W.
Soluzione. Formiamo la matrice A che ha come righe i vettori v 1 , v 2 , v 3 :
A =
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣ − 1 1 1 2
1 − 3 0 − 2
0 − 2 1 0
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣
e semplifichiamola con operazioni elementari sulle righe:
A =
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣ − 1 1 1 2
1 − 3 0 − 2
0 − 2 1 0
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣
'
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣ − 1 1 1 2
0 − 2 1 0
0 − 2 1 0
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣
'
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣ − 1 1 1 2
0 − 2 1 0
0 0 0 0
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣
= S
In questo modo abbiamo ottenuto una matrice a scala S. Una base di W `e costituita dalle due righe
non nulle (− 1 , 1 , 1 , 2) e (0, − 2 , 1 , 0) di S. Pertanto dim W = 2.
Esercizio 1.5.1 Decidere se il vettore b =
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣ 0
3
− 3
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣
di R
3 `e combinazione lineare dei vettori a 1 =
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣
1
2
− 1
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣
e a 2 =
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣ 2
1
1
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣
.
Soluzione. Si tratta di vedere se esistono due numeri reali, diciamo x, y, per i quali
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣ 0
3
− 3
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣
= xa 1 + ya 2 = x
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣ 1
2
− 1
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣ 2
1
1
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣
=
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣ x + 2y
2 x + y
−x + y
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣
.
Detto altrimenti, si tratta di vedere se il sistema
x + 2y = 0
2 x + y = 3
−x + y = − 3
(1.5.1)
di 3 equazioni in due incognite x, y ha soluzioni. Si vede facilmente che il sistema `e risolubile:
precisamente l’unica soluzione `e x = 2, y = −1. Pertanto
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣ 0
3
− 3
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣
= 2
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣ 1
2
− 1
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣
−
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣ 2
1
1
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣
Per matrice dei coefficienti del sistema lineare 1.5.1 intendiamo la matrice:
A =
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣ 1 2
2 1
− 1 1
∣ ∣ ∣ ∣ ∣ ∣
Si noti che la soluzione del sistema lineare 1.5.1 esprime la colonna b dei termini noti come
combinazione lineare delle colonne della matrice dei coefficienti A.