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Amicizia e Diritto: Un'Analisi Relazionale, Appunti di Diritti Umani

amicizia - amicizia

Tipologia: Appunti

2015/2016

Caricato il 18/07/2016

vane951
vane951 🇮🇹

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AMICIZIA
GIUSTIFICARE UNA TEORIA RELAZIONALE DEL DIRITTO: nella teoria normativa c’è un grande
vuoto: l’uomo non compare, compaiono solo le norme che occupano tutta la scena. Esse non possono non
avere i propri destinatari però per Kelsen chi ubbidisce alle norme, è poco interessante ubbidirlo. Kelsen ne
è consapevole perché in più di un’occasione critica la teoria del soggetto-diritto.
La persona umana emerge solo attraverso la figura del sovrano ma a Kelsen non interessa se è uno solo o una
pluralità o un ente (Parlamento) perché a Kelsen interessa solo che venga emanata da chi ha il potere (la
norma) . Le norme esistono per organizzare un sistema sociale non per far coesistere esseri umani. Per
Kelsen è irrilevante qualunque distinzione fra norme diverse, secondo lui le differenze sono propriamente
accademiche poiché tra una norma di diritto penale e civile, giuridicamente non c’è differenza.
Nel modello di Kelsen [ se A,B ]il contenuto di B è totalmente imprevedibile da parte del giurista poiché sarà
il giudice a decidere cosa far divenire B che può essere una sanzione brutta o addirittura un premio . La
sanzione per Kelsen non va intesa come una pena o qualcosa di sgradevole, la sanzione è solo l’effetto
giuridico di una norma . Kelsen dice che non è la sgradevolezza di una sanzione che la qualifica. Per
Kelsen queste vicende personali che si riconnettono a situazioni giuridiche gli sembrano del tutto irrilevanti,
questa per lui è la scienza del diritto. Cercando di ridurre la giurisprudenza a scienza si muove in parallelo
con la freddezza ideologica della scienza moderna.
Se passiamo a una teoria non normativistica del diritto o non relazionale le cose cambiano, una possibile
tipologia di “ ius “fa riferimento al brodo che il cuoco ottiene amalgamando (e facendo bollire insieme
diversi alimenti; bisogna non eccedere se si vuole avere un brodo dotato del suo equilibrio per cui bisogna
mantenere saggiamente l’equilibrio tra i diversi elementi, tutti sono importanti ma nessuno deve soffocare gli
altri). Come il cuoco che fa il brodo deve mantenere l’equilibrio tra alimenti, cosi nel vivere sociale le
pretese tra oggetti che vivono in una comunità devono essere uguali cosi che vi sia la pace e il modo di poter
rispettare le pretese di ognuno. I sociologi dicono che il diritto è il sistema di equilibrio sociale e l’assenza
del diritto non è altro che violenza reciproca e gli effetti di questa violenza sono atroci. Lopposto del
diritto è la guerra; perché in guerra tutto in linea di principio è possibile. L’uccisione è l’atto simbolicamente
più violento che io possa fare. Dove c’è violenza non può per definizione esserci un ordine. Il diritto invece
opera esattamente al contrario, il diritto è contro la violenza. Il tribunale non è un luogo di conflitto
violento ma di controversia basata sulla buona ragione dei soggetti in lite fra di loro, il giudice ha il compito
di far emergere la migliore ragione e spiegare nella sentenza perché le ragioni di a sono migliori di b. La
violenza intuitivamente garantisce il potere del più forte, ma la forza non è un argomento, il forte in quanto
più forte non può pretendere di avere ragione: tra diritto forza e violenza non c’è compatibilità.
La violenza rare volte si manifesta allo stato puro, quasi sempre si copre e assume l’apparenza di una pretesa
giustizia, ama la menzogna e la menzogna è l’opposto della verità quindi la violenza odia il diritto perché ha
contro la verità. Chiunque studia la guerra sa che nessuna guerra parte senza una giustificazione; chi va in
guerra ci entra affermando che la guerra è giustificata “causus belli”: bisogna trovare un caso che sia
utilizzato per giustificare la guerra. Violenza ed ipocrisia vanno sempre d’accordo. L’ipocrisia è un omaggio
che vizio rende alla virtù. L’uomo malvagio assume le vesti dell’uomo virtuoso. Il violento invece giustifica
il male che fa con la violenza cercando una giusta causa che in realtà non c’è.
Il diritto infinite volte viene manipolato, umiliato, utilizzato in modo ipocrita e falso però il principio del
diritto, è la verità della giustizia, nel suo principio esige che le relazioni tra le persone siano governate tra
le persone attraverso la giustizia, in questo senso il diritto è la elazione tra gli uomini di principio non
violenta .
Nella teoria relazionale il diritto è relazione. La relazione giuridica è una relazione ma di che tipo?
Esistono moltissimi tipi di relazione che non hanno carattere giuridico. Il diritto è una relazione. Il diritto
garantisce il carattere non violento di una relazione.
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AMICIZIA

GIUSTIFICARE UNA TEORIA RELAZIONALE DEL DIRITTO: nella teoria normativa c’è un grande vuoto: l’uomo non compare, compaiono solo le norme che occupano tutta la scena. Esse non possono non avere i propri destinatari però per Kelsen chi ubbidisce alle norme, è poco interessante ubbidirlo. Kelsen ne è consapevole perché in più di un’occasione critica la teoria del soggetto-diritto.

La persona umana emerge solo attraverso la figura del sovrano ma a Kelsen non interessa se è uno solo o una pluralità o un ente (Parlamento) perché a Kelsen interessa solo che venga emanata da chi ha il potere (la norma). Le norme esistono per organizzare un sistema sociale non per far coesistere esseri umani. Per Kelsen è irrilevante qualunque distinzione fra norme diverse, secondo lui le differenze sono propriamente accademiche poiché tra una norma di diritto penale e civile, giuridicamente non c’è differenza.

Nel modello di Kelsen [ se A,B ]il contenuto di B è totalmente imprevedibile da parte del giurista poiché sarà il giudice a decidere cosa far divenire B che può essere una sanzione brutta o addirittura un premio. La sanzione per Kelsen non va intesa come una pena o qualcosa di sgradevole, la sanzione è solo l’effetto giuridico di una norma. Kelsen dice che non è la sgradevolezza di una sanzione che la qualifica. Per Kelsen queste vicende personali che si riconnettono a situazioni giuridiche gli sembrano del tutto irrilevanti, questa per lui è la scienza del diritto. Cercando di ridurre la giurisprudenza a scienza si muove in parallelo con la freddezza ideologica della scienza moderna.

Se passiamo a una teoria non normativistica del diritto o non relazionale le cose cambiano, una possibile tipologia di “ ius “fa riferimento al brodo che il cuoco ottiene amalgamando (e facendo bollire insieme diversi alimenti; bisogna non eccedere se si vuole avere un brodo dotato del suo equilibrio per cui bisogna mantenere saggiamente l’equilibrio tra i diversi elementi, tutti sono importanti ma nessuno deve soffocare gli altri). Come il cuoco che fa il brodo deve mantenere l’equilibrio tra alimenti, cosi nel vivere sociale le pretese tra oggetti che vivono in una comunità devono essere uguali cosi che vi sia la pace e il modo di poter rispettare le pretese di ognuno. I sociologi dicono che il diritto è il sistema di equilibrio sociale e l’assenza del diritto non è altro che violenza reciproca e gli effetti di questa violenza sono atroci. L’ opposto del diritto è la guerra ; perché in guerra tutto in linea di principio è possibile. L’uccisione è l’atto simbolicamente più violento che io possa fare. Dove c’è violenza non può per definizione esserci un ordine. Il diritto invece opera esattamente al contrario, il diritto è contro la violenza. Il tribunale non è un luogo di conflitto violento ma di controversia basata sulla buona ragione dei soggetti in lite fra di loro, il giudice ha il compito di far emergere la migliore ragione e spiegare nella sentenza perché le ragioni di a sono migliori di b. La violenza intuitivamente garantisce il potere del più forte, ma la forza non è un argomento, il forte in quanto più forte non può pretendere di avere ragione: tra diritto forza e violenza non c’è compatibilità.

La violenza rare volte si manifesta allo stato puro, quasi sempre si copre e assume l’apparenza di una pretesa giustizia, ama la menzogna e la menzogna è l’opposto della verità quindi la violenza odia il diritto perché ha contro la verità. Chiunque studia la guerra sa che nessuna guerra parte senza una giustificazione; chi va in guerra ci entra affermando che la guerra è giustificata “causus belli”: bisogna trovare un caso che sia utilizzato per giustificare la guerra. Violenza ed ipocrisia vanno sempre d’accordo. L’ipocrisia è un omaggio che vizio rende alla virtù. L’uomo malvagio assume le vesti dell’uomo virtuoso. Il violento invece giustifica il male che fa con la violenza cercando una giusta causa che in realtà non c’è.

Il diritto infinite volte viene manipolato, umiliato, utilizzato in modo ipocrita e falso però il principio del diritto, è la verità della giustizia , nel suo principio esige che le relazioni tra le persone siano governate tra le persone attraverso la giustizia, in questo senso il diritto è la elazione tra gli uomini di principio non violenta.

Nella teoria relazionale il diritto è relazione. La relazione giuridica è una relazione ma di che tipo?

Esistono moltissimi tipi di relazione che non hanno carattere giuridico. Il diritto è una relazione. Il diritto garantisce il carattere non violento di una relazione.

Noi distinguiamo la relazione giuridica dalle relazioni non giuridiche. Il diritto è relazione tra persone e non ci possono essere relazioni autentiche tra chi è persona e chi non è persona; se l’uomo è una persona e l’animale no, tra uomo e animale non ci possono essere relazioni giuridiche.

Noi ci limitiamo a considerare quelle relazioni che più facilmente possono essere confuse con le relazioni giuridiche e sono: amicizia, politica, economia, la relazione tra uomo e Dio.

Le relazioni che più ci interessano sono l’ amicizia e la politica.

AMICIZIA : Vivere senza amicizie vuol dire vivere in maniera tragica. E’ un alimento della nostra vita quotidiana. Al di là della percezione dell’amicizia nella vita quotidiana, dobbiamo mettere a fuoco i caratteri strutturali dell’amicizia. L’amicizia non è diritto e il diritto non è amicizia tranne che in alcuni rari casi.

Il primo tratto strutturale dell’amicizia : l’amicizia è un rapporto affettivo nei confronti dell’amico. Non può esserci amicizia se manca la dimensione dell’affettività. Questo ci fa capire che esistono relazioni apparentemente simili all’amicizia ma diverse: per esempio i colleghi di lavoro non si vogliono bene ma collaborano. Ordinariamente nel mondo del lavoro, la relazione finisce su posto di lavoro. Il rapporto d’amicizia raramente esplode all’improvviso. L’amicizia cresce su se stessa; non è come l’innamoramento che può nascere al momento in cui vedo per la prima volta una donna. L’amicizia richiede la conoscenza diretta dell’amico, la conoscenza personale e una consuetudini di vita che nella vera amicizia cresce fino al punto da poter dire: non è solo un amico ma quella persona per me è un fratello, al punto da arrivare ad una comunione di vita familiare, e se l’amicizia è fraterna non può esserci nulla di nascosto tra gli amici.

Ci sono anche piccole forme di amicizia che però sono importanti. Se due persone amano la stessa cosa, e si vedono solo la domenica, se in quel contesto condividono la stessa passione, tutto quello che fa felice l’amico, fa felice anche me (esempio pescatori). Non ci può essere invidia tra 2 amici, se 2 si invidiano non possono essere amici. Ci sono anche forme non autentiche di amicizia che però non vanno esaltate.

Il regalo che faccio ad un amico non serve a compensarlo di nulla (gli voglio bene e gli faccio il regalo). Tra amici il regalo è autentico perché è perfettamente gratuito; mentre non è gratuito il regalo che faccio a Natale al medico non è un regalo in senso proprio. In questi regali che io faccio ai professionisti c’è un pizzico di disonestà, è un tentativo di micro corruzione.

L’amicizia giustifica tutto in una logica di assoluta relatività. E’ un rapporto affettivo, in quanto affettivo è totalmente gratuito. L’affetto o è gratuito o non lo è; già dicendo che è affettivo capiamo che è un rapporto gratuito dove non c’è contraccambio perché qualora ci fosse non sarebbe vera amicizia.

L’ amicizia è a due, è duale il che non vuol dire che non posso avere molti amici; ogni persona che mi è amica, mi sarà in modo diverso da come sono le altre persone. Non c’è amicizia di gruppo cioè non posso dire io sto in un gruppo di persone e voglio bene a tutti e 3 allo stesso modo, con ogni amico ho un rapporto personale. Dartagnan ha come amici i 3 moschettieri ma con ognuno ha un rapporto diverso però si vogliono bene davvero. Il romanzo i 3 moschettieri delinea perfettamente il carattere individuale e personale dell’amicizia. L’amicizia indica condivisione di vita perché in qualche modo gli amici sono a conoscenza degli altri amici, non posso essere amico di persone di cui non condivido la vita. L’amicizia richiede l’attualità del rapporto, quando il rapporto d’amicizia non riesce a restare attuale, l’amicizia il più delle volte si spegne. Perdersi di vista significa che le condizioni di vita hanno impedito che l’amicizia andasse avanti quindi l’amicizia può declinare, crescere e spegnersi spontaneamente. Essa implica un sentimento a volte negativo e cioè la GELOSIA.

La GELOSIA è la paura di perdere un amico; è la paura che un mio amico scelga un altro migliore amico rispetto a me e che mi abbandoni. L’amicizia è inevitabilmente accompagnata dalla gelosia, la gelosia è la paura della perdita e in questo senso la parola “gelosia” la troviamo nella bibbia per il Dio di Israele che è un Dio geloso del popolo di Israele.

Se io non avessi un minimo di gelosia, non potrei dire di avere un vero rapporto di amicizia.