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Analisi macbeth, Appunti di Letteratura

analisi del macbeth

Tipologia: Appunti

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simosimo111
simosimo111 🇮🇹

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Trama
La tragedia si apre in una cupa Scozia d'inizio Basso Medioevo, in un'atmosfera di lampi e tuoni;
tre Streghe (Le Sorelle Fatali, leNorne) decidono che il loro prossimo incontro dovrà avvenire in
presenza di Macbeth. Nella scena seguente, un sergente ferito riferisce al re Duncan di Scozia che i
suoi generali, Macbeth, barone di Glamis, e Banquo, hanno appena sconfitto le forze congiunte di
Norvegia e Irlanda, guidate dal ribelle Macdonwald. Macbeth, congiunto al re, è lodato per il suo
coraggio e prodezza in battaglia.
La scena cambia: Macbeth e Banquo stanno facendo considerazioni sul tempo e sulla loro vittoria.
Mentre passeggiano nellabrughiera, le tre streghe, che li stavano aspettando, compaiono a loro e
pronunciano profezie. Anche se Banquo per primo le sfida, esse si rivolgono a Macbeth. La prima
lo saluta come Barone di Glamis, la seconda come Barone di Cawdor, e la terza gli preannuncia che
diverrà re. Macbeth è stupefatto e silenzioso, così Banquo ancora una volta le sfida. Le streghe lo
informano che sarà il capostipite di una dinastia di re. Poi le tre streghe svaniscono e un altro
barone, Ross, messaggero del re, subito arriva e informa Macbeth che questi ha appena acquisito il
titolo di Barone di Cawdor: la prima profezia è così realizzata. Immediatamente Macbeth
incomincia a nutrire l'ambizione di diventare re.
Macbeth scrive alla moglie riguardo alle profezie delle tre streghe. Quando Duncan decide di
soggiornare al castello di Macbeth aInverness, Lady Macbeth escogita un piano per ucciderlo e
assicurare il trono di Scozia al marito. Anche se Macbeth mostra preoccupazione all’idea di un
regicidio, Lady Macbeth alla fine lo persuade a seguire il suo piano.
Nella notte della visita, Macbeth uccide re Duncan.
Macbeth non viene scoperto, ma rimane talmente scosso che Lady Macbeth deve assumere il
comando di tutto. Secondo il suo piano, dirotta i sospetti sulle guardie del re addormentate davanti
alla porta della stanza di re Duncan, facendo trovare i pugnali insanguinati in mano loro. Il mattino
dopo arrivano Lennox, un nobile scozzese, e MacDuff, il leale barone di Fife. Il portiere apre il
portone e Macbeth li conduce nella stanza del re dove MacDuff scopre il cadavere di Duncan. In un
simulato attacco di rabbia, Macbeth uccide le tre guardie prima che queste possano reclamare la
propria innocenza.
MacDuff è subito dubbioso riguardo alla condotta di Macbeth, ma non rivela i propri sospetti
pubblicamente. Temendo per la propria vita, i figli di Duncan scappano: Malcolm in Inghilterra e
Donalbain in Irlanda. La fuga dei legittimi eredi li rende però sospetti e Macbeth sale al trono di
Scozia in qualità di congiunto dell'ex re assassinato.
A dispetto del suo successo, Macbeth non è a suo agio circa la profezia per cui Banquo sarebbe
diventato il capostipite di una dinastia di re. Così lo invita a un banchetto reale e viene a sapere che
Banquo e il giovane figlio, Fleance, sarebbero usciti per una cavalcata quella sera stessa. Macbeth
ingaggia due sicari per uccidere Banquo e Fleance (un terzo sicario compare misteriosamente nel
parco prima dell'omicidio). Gli assassini uccidono Banquo, ma Fleance riesce a fuggire. Al
banchetto si presenta il fantasma di Banquo che siede al postodi Macbeth, ma solo Macbeth può
vederlo. Il resto dei convitati è spaventato dalla furia di Macbeth verso un seggio vuoto finché una
disperata Lady Macbeth ordina a tutti di andare via.
Macbeth, sconvolto, si reca dalle streghe.
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Trama

La tragedia si apre in una cupa Scozia d'inizio Basso Medioevo, in un'atmosfera di lampi e tuoni;

tre Streghe ( Le Sorelle Fatali , leNorne) decidono che il loro prossimo incontro dovrà avvenire in

presenza di Macbeth. Nella scena seguente, un sergente ferito riferisce al re Duncan di Scozia che i

suoi generali, Macbeth, barone di Glamis, e Banquo, hanno appena sconfitto le forze congiunte di

Norvegia e Irlanda, guidate dal ribelle Macdonwald. Macbeth, congiunto al re, è lodato per il suo

coraggio e prodezza in battaglia.

La scena cambia: Macbeth e Banquo stanno facendo considerazioni sul tempo e sulla loro vittoria.

Mentre passeggiano nellabrughiera, le tre streghe, che li stavano aspettando, compaiono a loro e

pronunciano profezie. Anche se Banquo per primo le sfida, esse si rivolgono a Macbeth. La prima

lo saluta come Barone di Glamis , la seconda come Barone di Cawdor , e la terza gli preannuncia che

diverrà re. Macbeth è stupefatto e silenzioso, così Banquo ancora una volta le sfida. Le streghe lo

informano che sarà il capostipite di una dinastia di re. Poi le tre streghe svaniscono e un altro

barone, Ross, messaggero del re, subito arriva e informa Macbeth che questi ha appena acquisito il

titolo di Barone di Cawdor: la prima profezia è così realizzata. Immediatamente Macbeth

incomincia a nutrire l'ambizione di diventare re.

Macbeth scrive alla moglie riguardo alle profezie delle tre streghe. Quando Duncan decide di

soggiornare al castello di Macbeth aInverness, Lady Macbeth escogita un piano per ucciderlo e

assicurare il trono di Scozia al marito. Anche se Macbeth mostra preoccupazione all’idea di un

regicidio, Lady Macbeth alla fine lo persuade a seguire il suo piano.

Nella notte della visita, Macbeth uccide re Duncan.

Macbeth non viene scoperto, ma rimane talmente scosso che Lady Macbeth deve assumere il

comando di tutto. Secondo il suo piano, dirotta i sospetti sulle guardie del re addormentate davanti

alla porta della stanza di re Duncan, facendo trovare i pugnali insanguinati in mano loro. Il mattino

dopo arrivano Lennox, un nobile scozzese, e MacDuff, il leale barone di Fife. Il portiere apre il

portone e Macbeth li conduce nella stanza del re dove MacDuff scopre il cadavere di Duncan. In un

simulato attacco di rabbia, Macbeth uccide le tre guardie prima che queste possano reclamare la

propria innocenza.

MacDuff è subito dubbioso riguardo alla condotta di Macbeth, ma non rivela i propri sospetti

pubblicamente. Temendo per la propria vita, i figli di Duncan scappano: Malcolm in Inghilterra e

Donalbain in Irlanda. La fuga dei legittimi eredi li rende però sospetti e Macbeth sale al trono di

Scozia in qualità di congiunto dell'ex re assassinato.

A dispetto del suo successo, Macbeth non è a suo agio circa la profezia per cui Banquo sarebbe

diventato il capostipite di una dinastia di re. Così lo invita a un banchetto reale e viene a sapere che

Banquo e il giovane figlio, Fleance, sarebbero usciti per una cavalcata quella sera stessa. Macbeth

ingaggia due sicari per uccidere Banquo e Fleance (un terzo sicario compare misteriosamente nel

parco prima dell'omicidio). Gli assassini uccidono Banquo, ma Fleance riesce a fuggire. Al

banchetto si presenta il fantasma di Banquo che siede al postodi Macbeth, ma solo Macbeth può

vederlo. Il resto dei convitati è spaventato dalla furia di Macbeth verso un seggio vuoto finché una

disperata Lady Macbeth ordina a tutti di andare via.

Macbeth, sconvolto, si reca dalle streghe.

La paura che ora lo attanaglia lo spinge a mandar sicari al castello di Macduff per ucciderlo, ma una

volta lì i mercenari scoprono che non c'è (era andato in cerca di consiglio in Inghilterra), e allora

decidono di uccidergli moglie e figli.

Lady Macbeth incomincia ad essere tormentata dal peso degli omicidi ordinati. In una famosa

scena, Lady Macbeth cammina nel sonno e prova a lavare via l'immaginaria macchia di sangue

dalle sue mani.

In Inghilterra MacDuff e Malcolm pianificano l'invasione della Scozia. Macbeth, adesso

identificato come un tiranno, vede che molti baroni disertano. Malcolm guida un esercito con

MacDuff e Seyward, conte di Northumbria, contro il castello di Dunsinane. Ai soldati, accampati

nel bosco di Birnan, viene ordinato di tagliare i rami degli alberi per mascherare il loro numero.

Con ciò si realizza la terza profezia delle streghe: reggendo i rami degli alberi, innumerevoli soldati

rassomigliano al bosco di Birnan che avanza verso Dunsinane. Nel frattempo Macbeth pronuncia il

famoso soliloquio ( "Domani e domani e domani" ) alla notizia della morte di Lady Macbeth (la

causa non è chiara; si presume che ella si sia suicidata).

La battaglia culmina con l'uccisione del giovane Seyward e col confronto finale tra Macbeth e

MacDuff. Macbeth pensa con arroganza che non ha alcun motivo di temere MacDuff perché non

può essere ferito o ucciso da "nessuno nato da donna". MacDuff però dichiara di "essere stato

strappato prima del tempo dal ventre di sua madre" e che quindi non era propriamente "nato" da

donna. Macbeth capisce troppo tardi che le streghe lo avevano fuorviato. I due combattono e

MacDuff decapita Macbeth, realizzando così l'ultima delle profezie.

Anche se Malcolm, e non Fleance, salí al trono, la profezia delle streghe riguardante Banquo fu

ritenuta veritiera dal pubblico di Shakespeare, che riteneva che re Giacomo Ifosse diretto

discendente di Banquo.

Si tratta di una tragedia fosca, cruenta, in cui domina il male e in cui i personaggi sono complessi ed

ambigui. Lady Macbeth, personificazione del male, è animata da grande ambizione e sete di potere:

è lei a convincere il marito, spesso indeciso, a commettere il regicidio (atto I).

Macbeth presenta una certa ambiguità: la sua sete di potere lo induce al delitto, ma ne prova anche

rimorso pur essendo incapace di pentimento. Il soprannaturale è presente con apparizioni di spettri,

fantasmi, che rappresentano le colpe e le angosce dell'animo umano. Nella follia sanguinaria

Macbeth ha un solo conforto attraverso il contatto con il soprannaturale e, all'inizio del IV atto, egli

si reca nuovamente dalle streghe per conoscere il proprio destino. Il responso è solo in apparenza

rassicurante, in realtà è molto enigmatico, eppure Macbeth vi si appiglia con convinzione ed

affronta i nemici (V atto) fino al momento in cui scopre il vero significato di quelle oscure profezie.

Il tema del potere è sviluppato anche da altri personaggi, come il giovane figlio di Duncan che finge

di essere indegno del titolo di re e allora il nobile scozzese gli spiega quale sia la vera essenza del

potere e quale differenza intercorra tra il regno, anche quello di una persona ambiziosa e corrotta,

e la tirannide. Interessante poi è la riflessione esistenziale (atto V, scena V) con una famosa

definizione della vita umana, dominata da precarietà ed incertezza, temi dominanti nel Barocco, età

in cui Shakespeare visse: "La vita non è che un'ombra che cammina; un povero commediante che si

pavoneggia e si agita sulla scena del mondo, per la sua ora, e poi non se ne parla più; una favola

raccontata da un idiota, piena di rumore e furore, che non significa nulla".

sia sempre duplice, anche se risulta evidente come, una volta compiuto il primo delitto, sia impossibile tornare indietro.

SHAKESPEARE è laico, ma non per questo lontano dalla visione cristiana quando dice

che il Male –rappresentato dalle tre sorelle—trova terreno fertile in Macbeth, in un periodo

quale il rinascimento in cui l’ambizione smisurata era peccato mortale, in quanto rottura di

un equilibrio: Macbeth sta qui per infrangere il codice cavalleresco in maniera eclatante,

con il suo star per uccidere il sovrano. Eppure Macbeth viene connotato anche come

uomo di grande coraggio, dimostrando la non paura delle streghe: ordina infatti loro di

fermarsi (=stay, you imperfect speakers); anatomizza il loro discorso; crede infatti che il

signore di Cowder sia ancore vivo (ma lo spettatore sa che non è così); mentre Banquo

riconduce tutto alla naturalità della ragione, Macbeth vorrebbe invece che essere fossero

rimaste, indice del suo cominciare a prestar loro fede.

Macbeth

E' il conte di Cawdor,generale dell'esercito del re nonche' parente stretto dello stesso.

Macbeth e' sempre stato un uomo buono ,e fino all'ultimo la sua coscienza combatte per

evitare l'omicidio,ma alla fine la sua ambizione, foraggiata dalla perfida moglie e dalle

astuzie delle tre streghe, avra' la meglio. Macbeth agisce sotto la spinta della verita'

contenuta nella profezia delle streghe, che si mescola alle cose non dette o dette in

maniera ambigua. Agisce anche sotto l'influenza negativa prodotta dall'amore per la

moglie,che minaccia Macbeth di non amarlo piu' se dovesse rifiutarsi di uccidere il re,ed

alimenta quelli che in origine erano solo dei cattivi pensieri: uccidere il re e prendere il suo

posto.

Macbeth e lady Macbeth

personaggi Macbeth :lady Macbeth Anche lei ha sempre vissuto in maniera degna e nobile,tanto

da essere considerata l'ospite d'onore alla festa di del re. La tentazione di diventare regina,tuttavia,

e' irresistibile ,ancor piu' di quanto lo sia per suo marito .Non essendo una persona votata al male

per natura,anche in lei dopo l'omicidio prendono il sopravvento i sensi di colpa,che la condurranno

alla morte per sua stssa mano.

personaggi Macbeth :Banquo Conte di Lochaber e generale dell'esercito di re Duncan.

Anche lui e' ambizioso e non rimane insensibile alla profezia delle tre fatidiche sorelle,ma

in lui prevalgono l'intelligenza e la ragione,che si allineano con la sua morale. Per colpe

non sue, la sua vita finira' in tragedia, poiche' Macbeth si sente minacciato da lui a causa

della profezia che predice la corona alla sua discendenza.

personaggi Macbeth : le streghe Le tre streghe danno al dramma l'elemento

soprannaturale ,costituito dalla profezia. Le tre ingannevoli 'sorelle' sono comandate da

Ecate, dea greca della luna. Sebbene compaiano sulla scena solamente per pochi

minuti,sono motrici dell'intera azione: dal momento in cui entrano in scena, ogni singolo

avvenimento e' collegato ai timori e le speranze che le parole delle streghe sapranno

suscitare in chi le ascolta. sono descritte con la barba,sebbene siano donne.

Il rapporto tra crudeltà e virilità

In Macbeth il tema del genere ricorre spesso. Lady Macbeth manipola il marito mettendo in dubbio la sua virilità, desidererebbe essere asessuale, e non contraddice Macbeth quando si sente dire che una donna come lei dovrebbe partorire solo figli maschi. Proprio come Lady Macbeth sprona il marito a commettere omicidi, così anche Macbeth stuzzica l’orgoglio dei sicari che uccideranno Banquo mettendone in discussione la virilità. Tali azioni dimostrano che la coppia diabolica fa coincidere la mascolinità con la violenza più efferata e, ogni qual volta discute della virilità, ecco che in breve tempo sopraggiunge un nuovo omicidio. La loro concezione della virilità è alla base dello sgretolamento politico descritto nell’opera. Esso evolve rapidamente in direzione del caos. Allo stesso tempo il pubblico non può fare a meno di notare che anche le donne sono all’origine della malvagità e della violenza. Le profezie delle streghe scatenano l’ambizione di Macbeth e acuiscono le sue pulsioni aggressive. Lady Macbeth gioca la parte della stratega che sovrintende ai complotti del marito. L’unico essere divino a fare la sua comparsa è Ecate, la dea della stregoneria.

Si potrebbe sostenere che Macbeth sia uno strumento di morte in mano alle donne. Tale interpretazione porta alcuni critici a considerare il Macbeth come l’opera più misogina di Shakespeare. Tuttavia, é vero che gli uomini sono crudeli e propensi al male quanto le donne, ma l’aggressività dei personaggi femminili lascia ancora più turbati perché ribalta i canoni tradizionali che le raffigurano come portatrici di conciliazione e saggezza. Il comportamento di Lady Macbeth indica che le donne possono essere crudeli e spietate quanto gli uomini. L’unica differenza nel raggiungimento degli obbiettivi è che, per via delle convenzioni sociali o a causa della propria vigliaccheria, Lady Macbeth utilizza il sotterfugio e la manipolazione psicologica piuttosto che la violenza.

Il sangue come metafora

Il sangue [F15] [Es16] [E20] pervade l’opera fin dall’inizio. Prendiamo la battaglia tra gli scozzesi e gli invasori norvegesi, descritta in termini molto forti nell’atto I, scena II, dal capitano ferito. Quando Macbeth e Lady Macbeth intraprendono la loro impresa sanguinaria, il sangue diventa simbolo della loro colpa, ed essi iniziano a sentire che i crimini commessi hanno gettato su di loro una macchia indelebile. “Che mani sono queste qui? Ah! esse mi strappano gli occhi! Tutto l'oceano del grande Nettuno potrà lavar via, interamente, questo sangue dalla mia mano? No, piuttosto, questa mia mano tingerà d'incarnato i mari innumerevoli, facendo del verde un unico rosso!” esclama Macbeth dopo aver ucciso Duncan, nonostante le ammonizioni della moglie che lo rassicura: “Un po' d'acqua ci farà mondi di quest'atto” (Atto II, scena II). Poi, però, ella finisce col provare la stessa sensazione di essersi macchiata: “Via, maledetta macchia! Via, dico… Ma chi avrebbe mai pensato, che quel vecchio avesse dentro tanto sangue?” si chiede camminando per le sale del castello verso la fine dell’opera (Atto V, scena I). Il sangue simboleggia la colpa simile a una macchia indelebile impressa sulla coscienza sia di Macbeth che di Lady Macbeth, una macchia che li perseguiterà fino alla morte. “Chi è quell'uomo insanguinato?" (Atto I, scena II). In queste parole che aprono la seconda scena del primo atto, Re Duncan si informa da un sergente e questi racconta poi la storia dell’eroica vittoria di Macbeth su Macdonald e il Re di Norvegia. Il racconto della storia fatto dal sergente è in se stesso eroico, poiché le sue gravissime ferite lo hanno indebolito e costretto ai margini della battaglia. Così il suo sangue e il suo eroismo sembrano enfatizzare il ritratto eroico di Macbeth.

sanguinario?” (Atto II, scena IV). Più che sanguinario perchè è stato un atto contro natura. Re Duncan era un uomo buono e mite che chiunque avrebbe dovuto amare e rispettare.

Nella prima scena in cui Macbeth appare come Re di Scozia, informa Banquo, fingendo che la cosa sia del tutto spontanea, che Malcolm e Donalbain sono latitanti: “Noi apprendiamo che i nostri sanguinari cugini si sono stabiliti in Inghilterra e in Irlanda” (Atto III, scena I). Macbeth vuole dare la colpa ai figli del re. Dopo che Banquo se n’è andato, Macbeth pianifica il suo assassinio. Egli dice alla moglie che al calare della notte verrà compiuto un atto che lo solleverà dal timore nei confronti di Banquo. Poi invoca l’arrivo della notte: “Vieni, o notte che tutto acciechi, benda il tenero occhio del giorno pietoso, e con la tua sanguinosa mano invisibile annulla e straccia quella solenne cedola che mi fa esser pallido!” (Atto III, scena II). Un uomo diventa pallido per la paura o l’inquietudine perchè il sangue lascia il suo volto. Così, Macbeth crede che eliminando Banquo, gli riaffiorerà il sangue in volto, ed egli non sarà più pallido.

Dopo essere divenuto re, Macbeth offre un banchetto ai suoi nobiluomini. Il banchetto è appena iniziato e subito Macbeth è costretto ad andare alla porta per parlare con il primo sicario. “Tu hai del sangue sul viso” (Atto III, scena IV) gli dice, e il sicario gli riferisce inorgoglito che si tratta del sangue di Banquo, e che ha lasciato il cadavere in un fosso con la gola squarciata. Un po’ più avanti nella scena, proprio mentre Macbeth parla di quanto vorrebbe che Banquo fosse presente al banchetto, irrompe il fantasma di Banquo. Macbeth dice al fantasma: “Tu non puoi dire che sono stato io: non mi scuotere in faccia le tue chiome insanguinate” (Atto III, scena IV). Le chiome insanguinate del fantasma sono quelle dei suoi capelli, coperti di sangue. Dopo la scomparsa del fantasma, Macbeth si giustifica con se stesso pensando che non è il responsabile dell’apparizione del fantasma e afferma che da lungo tempo gli uomini uccidono altri uomini, prima ancora che vi fossero leggi ad impedirlo: “Prima d'ora, anche nei tempi antichi, è stato versato sangue, avanti che delle leggi umane avessero purgato la società e l'avessero ingentilita”. É una cosa naturale spargere sangue, ma ciò che è contro natura è che “… Ora, i morti risuscitano anche con venti ferite mortali nella testa, e ci cacciano dai nostri scanni”. Poi Macbeth si riprende, ritorna dagli ospiti e propone un brindisi in onore di Banquo. A questo punto, il fantasma di Banquo riappare. Stavolta Macbeth cerca di scacciarlo a parole: “Vattene, fuggi la mia vista! La terra ti nasconda! Le tue ossa sono senza midollo, il tuo sangue è freddo; tu non hai virtù visiva in cotesti occhi che sbarri” (Atto III, scena IV). Macbeth si chiede inoltre perchè la vista del fantasma non abbia fatto impallidire gli altri commensali. Egli chiede loro “come potete contemplare visioni come queste, e conservare il naturale rubino delle vostre guance, mentre il mio si fa bianco dalla paura. Presumibilmente, non si rende conto che è lui solo a vedere il fantasma. Infine, quando tutti gli ospiti sono andati via, Macbeth riflette su una diceria: “Vi sarà sangue, dicono: sangue vuol sangue…”. Il detto significa che il sangue della vittima si unirà a quello del suo carnefice, e che ogni omicidio verrà sempre scoperto. Macbeth sa che le pietre si sono mosse, che gli alberi hanno parlato, che gli uccelli hanno rivelato segreti. Tutte queste cose “hanno fatto scoprire l'assassino il più nascosto”. Lo stesso Macbeth è un uomo sanguinario, e il fantasma insanguinato lo ha fronteggiato. La sua colpa è stata quasi mostrata ai presenti. Niente di tutto ciò gli fa provare rimorso, ed egli è determinato ad andare fino in fondo perchè ormai si sente immerso in un fiume di sangue: “Io mi sono inoltrato nel sangue fino a tal punto, che se non dovessi spingermi oltre a guado, il tornare indietro mi sarebbe pericoloso quanto l'andare innanzi” (Atto III, scena IV).

Dopo aver appreso che Macbeth è un tiranno assassino, Lennox apprende da un altro nobile scozzese che Macduff si è rivolto alla corte inglese per chiedere aiuto. Macduff vuole spodestare Macbeth, affinchè il figlio di Re Duncan, Malcolm, possa diventare Re di Scozia. Fatto ciò, dice il signore scozzese, la Scozia godrà i benefici della pace e “… Dar di nuovo vivande alle nostre mense, e sonno alle nostre notti; liberare dai pugnali insanguinati le nostre feste ed i nostri banchetti” (Atto III, scena VI).

Mentre attendono Macbeth, le streghe rimestano uno stufato rivoltante in un calderone. Dopo avervi messo tutti gli ingredienti, le streghe lo raffreddano con “sangue d'un babbuino” (Atto IV, scena I). Poi, subito prima di invocare la prima apparizione, le streghe aggiungono altri due ingredienti al calderone – “il grasso che piovve da un assassino appeso alla forca”, e “sangue di porca che ingoiò

la covata di nove”. Quando le apparizioni si materializzano, vi è del sangue su due di esse. Prima giunge una testa con delle braccia, quindi un fanciullo insanguinato che esclama: “Sii sanguinario, ardito e risoluto, irridi il potere dell'uomo, poiché nessun nato di donna potrà far del male a Macbeth!”. L’apparizione finale è una marcia di otto re, scortati dallo spirito di Banquo. Macbeth urla: “Ora lo vedo ch'è proprio vero, poiché Banquo, dai capelli aggrumati di sangue, mi sorride ed accenna coloro come suoi discendenti”.

Quando Macduff finisce per pensare che Malcolm non lo sosterrà nella guerra contro Macbeth, si rammarica per il triste destino della Scozia: “Sanguina, sanguina, o mia povera patria!” (Atto IV, scena III). Malcolm allora lo rassicura del fatto che non tutto è perduto e che anch’egli nutre un forte attaccamento verso la Scozia: “penso che la nostra patria soccombe sotto il giogo; e piange, e sanguina, e ogni nuovo giorno una nuova ferita si aggiunge alle sue piaghe”. Subito dopo, Malcolm mette alla prova la fedeltà di Macduff raccontando una grossa frottola. Figurandosi re si paragona a Macbeth: “Il nero Macbeth sembrerà candido come neve, ed il povero Stato lo stimerà un agnello in paragone delle mie sconfinate nequizie”. Elencando tutto ciò che di terribile farebbe se diventasse il nuovo sovrano, Malcolm porta Macduff sull’orlo della disperazione. Macduff esclama “O mia sventurata nazione, dominata da un tiranno usurpatore dallo scettro insanguinato”. Malcolm ha finalmente scoperto le reali intenzioni di Macduff: non gli importa solamente di essere dalla parte del vincitore ma ama veramente la nazione.

Quando la dama di corte e il dottore osservano lady Macbeth, la donna cammina e parla nel sonno. Lady Macbeth si strofina le mani come se cercasse di lavarle. Da quanto emerge, si tratta di un disperato tentativo di lavare il sangue di re Duncan. Lady Macbeth continua a “lavarsi” le mani finchè non viene interrotta dal ricordo della campana da lei stessa suonata per intimare al marito l’omicidio di Re Duncan: “Via, maledetta macchia! Via, dico Una... due: ecco, allora è il momento di farlo. L'inferno è buio! Vergogna, mio signore, vergogna! un soldato che ha paura! Che ragione abbiamo di temere che qualcuno lo sappia, quando nessuno può chiamare la nostra potenza a renderne conto? Ma chi avrebbe mai pensato, che quel vecchio avesse dentro tanto sangue?” (Atto V, scena I). Lady Macbeth credeva che, una volta diventato re il marito, la scoperta dei responsabili del regicidio sarebbe stata ininfluente, poichè nessuno avrebbe avuto la capacità di sfidare il potere regale di Macbeth. Eppure il vecchio aveva così tanto sangue che lei lo vede ancora sulle mani come marchio della sua colpa. Il sangue di Duncan la ossessiona in modi ancora diversi, benchè essa non possa saperlo. Il “sangue” di un uomo è anche dato dalla sua progenie, e Malcolm, che è sangue del sangue di Re Duncan, è ora in marcia con diecimila soldati inglesi per chiamare Macbeth alla resa dei conti. Durante il sonnambulismo, Lady Macbeth si lamenta per due volte di non riuscire a togliere il sangue dalle mani: “Queste mani non verranno mai pulite?”, si domanda, finendo per deprimersi quando si accorge che quel sangue non potrà più essere tolto: “Sempre odore di sangue, qui! Tutti i profumi dell'Arabia non basteranno a rendere odorosa questa piccola mano. Oh.... oh... oh!” (Atto V, scena I).

Menteith e Caithness fanno parte di quelle truppe scozzesi che in marcia si uniranno all’esercito inglese nel bosco di Birnam. Menteith fa un commento su Malcolm e Macduff: “La vendetta arde nei loro petti; poiché i gravi torti da loro patiti spingerebbero al sanguinoso e orrendo grido di guerra anche un cadavere” (Atto V, scena II). Menteith intende dire che perfino un moribondo si getterebbe nella mischia più sanguinosa, se solo avesse le loro stesse ragioni per combattere. Alla fine della stessa scena, Caithness esclama: “Versiamo, fino all'ultima goccia, il nostro sangue per purgare la patria. Lennox ribatte: “almeno, versiamone quanto è necessario ad innaffiare il regal fiore, e ad annegare le male erbe”. Innaffiare il fiore regale significa farlo crescere, ed è Malcolm questo fiore regale. Macbeth e i suoi sostenitori sono le erbe gramigne che annegheranno nel sangue versato da questi valorosi soldati. Quando un servitore corre da Macbeth spaventato dall’avanzata di diecimila soldati inglesi, Macbeth si inalbera di fronte alla faccia del servitore, pallida di paura. Gli ordina: “Va', pungiti la faccia, e tingi di rosso la tua paura, ragazzo dal fegato bianco come un cucciolo!” (Atto V, scena III). Macbeth deride il servitore; pensa che l’unico modo affinchè il ragazzo appaia coraggioso è quello di pungerlo fino a farlo sanguinare. Inoltre, al tempo di Shakespeare il fegato era ritenuto la sede del coraggio, ma il coraggio richiede spargimento di

colpa scaturisce da queste frasi, e infatti afferma che se provasse a lavarsi le mani nel fiume, questo diventerebbe dello stesso colore del sangue. Lady Macbeth tenta di rassicurarlo: “Un po' d'acqua ci farà mondi di quest'atto: vedete, dunque, come è facile!”. Ma la colpa da lui provata non svanisce, almeno in un primo tempo. All’inizio dell’Atto III, Macbeth, Lady Macbeth e Banquo conversano amichevolmente. Macbeth è stato già incoronato re, e un banchetto viene fissato per la sera. Banquo dovrebbe essere l’ospite d’onore ma in realtà non si presenterà perchè verrà ucciso dai sicari. La colpa sembra agire da motore propulsore quando Macbeth pronuncia la frase: “Le cose nate dal male, attingono forza dal male” (Atto III, scena II). Ciò a cui si riferisce è la sua stessa colpa: una volta commessa, l’azione malvagia procura disagio. Ripetendola, il disagio resta seppure attenuato, ma continuando a perpetrarla non si proverà più alcun disagio. Nella stessa scena Macbeth riflette sul fatto che, superato il trauma per l’omicidio di Duncan, la coscienza e il senso di colpa si sono assopiti e lo lasciato libero di macchiarsi di ulteriori stragi: “Io mi sono macchiato l'anima per la progenie di Banquo; per loro ho assassinato il virtuoso Duncan; per loro unicamente ho versato l'odio nel vaso della mia pace…”. Probabilmente una delle prove più schiaccianti della forza legata al senso di colpa è il modo in cui essa agisce su Lady Macbeth. Dopo una lunga assenza dalla scena, la vediamo entrare nell’Atto V, ma stavolta non si tratta della stessa donna crudele conosciuta all’inizio del dramma. Il quinto atto inizia con una discussione tra un dottore e una dama di corte preoccupata per la strana malattia di Lady Macbeth che infatti fa il suo ingresso da sonnambula. Inizia a stropicciarsi le mani come se le lavasse e si lamenta: “Via, maledetta macchia! Via, dico”. Dunque confessa la responsabilità per la morte di Lady Macduff: “Il signor di Fife aveva una moglie: dov'è ora?”. Lady Macbeth esclama poi, mentre continua a fregarsi le mani: “Sempre odore di sangue, qui! Tutti i profumi dell'Arabia non basteranno a rendere odorosa questa piccola mano. Oh.... oh... oh!”.La donna si accorge amaramente che nulla potrà mai cancellare l’odore del sangue provocato da tutti gli omicidi commessi da Macbeth. Qui si evince inoltre come ella si senta profondamente responsabile di ogni crimine perpetrato dal marito o dai suoi sicari. Alcune scene dopo, Lady Macbeth pone termine alla propria sofferenza L’eterna lotta tra il bene e il male (e tra l’apparire e l’essere)

La storia di Dottor Jekyll e mister Hyde [F16] [I17] [Es17] [I18] esplora il concetto del bene e del male come principi compresenti nell’animo umano. Sebbene siano presenti entrambi, di solito uno dei due prevale sull’altro. Come il romanzo di Robert L. Stevenson [F17] [Es18] [I19] [E21] , anche il Macbeth affronta tale questione. In Macbeth e Lady Macbeth, il bene e il male convivono, tuttavia li vediamo emergere in momenti diversi. Quando Lady Macbeth spinge Macbeth a uccidere Duncan, la sua parte malvagia prevale su quella buona. In questo senso, il “male” ha prevalso sul “bene”. Per tutto il dramma, osserviamo Macbeth e la moglie impegnati in una costante lotta interiore tra il “bene” e il “male”.

Poco dopo essere stato nominato signore di Cawdor, Macbeth non sa se credere alle profezie delle streghe, e Banquo osserva che “i ministri delle tenebre ci dicono il vero; ci seducono con delle inezie oneste, per tradirci in cose del più grave momento”. Egli avverte Macbeth che, rivelandogli delle piccole verità, le streghe potrebbero sedurlo e spingerlo verso un disastro enorme. Macbeth non sente o non vuole ascoltare il monito dell’amico. Dice invece a sé stesso che “questo incitamento soprannaturale non può essere cattivo, e non può esser buono”. In realtà, Banquo ha già intuito che si tratta di un segnale funesto, nonostante possa apparire propizio. Dopo aver ricevuto la notizia dell’esecuzione del signore di Cawdor (che aveva tradito), Re Duncan esclama: “Non c'è arte per leggere nella faccia la costituzione della mente: egli era un gentiluomo sul quale io avevo fondato una fiducia assoluta...” (Atto I, scena IV). Il suo è un commento su quanta fiducia riponesse nel signore di Cawdor e sul fatto che non immaginasse sarebbe diventato un ribelle. Prima dell’arrivo di Re Duncan al loro castello, Lady Macbeth esorta così il marito: “Prendete

l'apparenza del fiore innocente, ma siate il serpe che sta sotto” (Atto I, scena V). Vuole che assuma un’aspetto gradevole, per meglio nascondere le intenzioni malvage. Alla prima comparsa come Re di Scozia, le prime parole di Macbeth sono rivolte a Banquo: “Ecco qui il nostro principale convitato” (Atto III, scena I). Macbeth e Lady Macbeth trattano Banquo con estrema cortesia, ma più avanti nella scena lui ne organizza l’omicidio. Una volta sul trono, Macbeth comincia a soffrire d’insonnia e allucinazioni. Inoltre, egli teme che i figli di Banquo saranno i futuri re di Scozia, secondo la profezia delle streghe. Ovviamente, dal suo volto cupo tutte queste preoccupazioni affiorano eccome, infatti la moglie lo invita ad essere più ipocrita: “Andiamo, gentile signor mio, spianate l'aggrottata fronte; siate allegro e giocondo, stasera, in mezzo ai vostri convitati” (Atto III, scena II). Macbeth si risente di dover fare di necessità virtù celare i suoi cattivi pensieri dietro un aspetto gradevole. Ha già pianificato l’omicidio di Banquo, ma chiede alla moglie di dimostrarsi ancora più cortese del solito, soprattutto nei confronti di Banquo: “La vostra attenzione sia dedicata a Banquo; prodigategli i più alti onori, così con gli occhi come con la lingua: malsicuro è il tempo nel quale noi dobbiamo lavare il nostro onore in questi fiumi di adulazione, e far del viso una maschera per il cuore, la quale nasconda ciò che esso è”. Il punto chiave di questo passo è “il tempo è malsicuro”. Sono Macbeth e Lady Macbeth ad essere insicuri, poichè Banquo potrebbe sospettare che siano loro gli assassini di Re Duncan, anche in virtù della profezia delle streghe. Pur essendo il re e la regina dovranno trattare Banquo con deferenza, come se questi fosse il vero sovrano. Per festeggiare la propria ascesa al trono, Macbeth organizza un banchetto per i nobili scozzesi, nel quale assume il ruolo dell’anfitrione ossequioso. Durante il banchetto si prodiga nel dimostrare il suo rispetto per Banquo, ricorrendo a frasi come: “Ora noi accoglieremmo qui sotto il nostro tetto l'onor della patria, se la nobile persona del nostro Banquo fosse presente” (Atto III, scena IV). Gli ospiti di Macbeth non sanno che ha già mandato due sicari ad ucciderlo, ma ecco che fa la sua comparsa proprio il fantasma insanguinato di Banquo per mostrare a Macbeth (e al pubblico) la concretezza del male che si cela dietro le gradevoli parvenze.

Nella scena successiva, quella in cui Macbeth afferma di voler ritornare a far visita alla streghe, Ecate[F18] [Es19] [I20] [E22] giunge dagli inferi per comunicare alle streghe la sua rabbia nei loro confronti. Ecate pretende di sapere perché esse osino escluderla dal loro “affare Macbeth”. Dopo tutto ella si autodefinisce “la segreta orditrice di tutti i mali” (Atto III, scena V). Come tutte le streghe, Ecate crede che fare il male sia bene, e che lei è quella che meglio ci riesce. Poco dopo, Ecate dice alle streghe che attuerà degli inganni per cui Macbeth: “… Disprezzerà il destino, schernirà la morte, ed innalzerà le sue speranze al di sopra d'ogni saggezza, d'ogni pietà e d'ogni paura: e voi tutte sapete che la sicurezza è il capitale nemico dei mortali”. In breve, la cieca convinzione di avere il destino dalla nostra parte ci fa sentire invulnerabili e quindi diventa la causa della nostra fine.

Poco dopo il banchetto durante il quale fa capolino il fantasma di Banquo, Lennox viene a conoscenza della natura ipocrita e maligna di Macbeth. Egli esclama: “Il pio Duncan fu pianto da Macbeth: sfido, era morto!” (Atto III, scena VI). Questa salace battuta serve a descrivere sia la reazione di facciata di Macbeth - la costernazione per Re Duncan – sia la sua vera natura umana, cioè la sua ipocrisia. Lennox continua poi a ridicolizzare la versione fornita da Macbeth su quanto è successo fino a quel momento. Macduff si rivolge a Malcolm per ottenere aiuto in una guerra contro Macbeth, ma Malcolm è molto cauto, perché sa che Macduff potrebbe fare il doppio gioco. Dopo aver fatto chiarezza, si scusa e dice: “Gli angeli rifulgono ancora di luce, benché il più fulgido sia caduto, e quand'anche ogni sozzura assumesse le sembianze della virtù, pure la virtù conserverebbe il suo aspetto” (Atto IV, scena III). L’angelo più fulgido era Lucifero, che cadde diventando Satana. Secondo Malcolm, sebbene un’apparenza innocua possa nascondere un cuore malvagio, e chi sembra un angelo possa invece essere un demonio, ciò non significa che ogni angelo sia necessariamente un demonio. Benchè i cattivi si sforzino di sembrare buoni, comunque i buoni avranno l'aspetto dei buoni, e non è giusto che dei buoni sospettino altri buoni di essere cattivi.

mancanza di informazioni precise, crede che il marito sia un traditore). Macbeth ovviamente ne approfitta e la fa uccidere, non risparmiando neanche i figli. Eccoci però al punto! Formulando le profezie iniziali, le streghe non avevano menzionato nessun omicidio. Non ne avevano minimamente parlato. È stato Macbeth in persona a scegliere (tramite il libero arbitrio) di fare a pezzi chiunque rappresentasse un ostacolo o anche solo una vaga minaccia. Successivamente (Atto IV) le streghe mettono in guardia Macbeth da tre tipi di minacce al suo regno. Come già accennato poc'anzi, lo fanno attraverso tre apparizioni [F14] [E19]. La prima non sembra significativa. La seconda apparizione è invece alquanto enigmatica: cosa vorrà dire “nessun uomo nato da una donna potrà sconfiggerti"? Se solo Macbeth avesse saputo che Macduff non era stato proprio partorito ma era nato con il taglio cesareo! In pratica Macduff è il pericolo numero uno. Per quanto riguarda la terza profezia, bisogna rilevare che è la più sibillina. Tutti sanno che la foresta non si può spostare ma i soldati inglesi useranno rami e foglie di albero per mimetizzarsi durante l’avanzata finale verso il castello. Quindi la “foresta” marcerà contro Macbeth per spodestarlo. Il destino é già scritto. Allora quale libertà di scelta ha l’eroe? Nessuna, anche perchè non capisce il significato profondo delle tre profezie. In conclusione si può tranquillamente affermare che Macbeth è destinato a perdere la corona e la vita, nonostante abbia potuto esercitare il libero arbitrio e scegliere di conquistare il trono con la pura violenza e il terrore. In ogni caso il destino è immutabile, non esiste rimedio. Il libero arbitrio dell’eroe coincide con il proprio destino personale. E non avrebbe potuto cambiarlo nemmeno facende scelte diverse. Anche se non si fosse macchiato di crimini atroci, sarebbe comunque diventato re e sarebbe comunque stato spodestato perché la sua indole è malvagia, i suoi pensieri sono malati e la sua ambizione sfrenata lo rendono disumano indipendentemente dalle azioni che decide di compiere.

La natura sconvolta come specchio del disordine politico

Le streghe sono il classico esempio di ciò che esorbita dall’ordine naturale [F20] [I24] [E24] delle cose. “Che sono quelle figure tutte grinzose, e così selvagge nel loro vestire, che non hanno l'aspetto degli abitatori della terra, e pur vi stanno sopra?” (Atto I, scena III), si chiede Banquo vedendole per la prima volta. Banquo aggiunge: “Voi dovete esser donne, ma tuttavia la vostra barba mi impedisce di persuadermi che lo siete davvero.” (Atto I, scena III). Le streghe non sono soltanto spiriti maligni in visita sulla Terra, bensì abitanti del mondo con sembianze umane deformi.

Col procedere della scena, dopo aver ricevuto la notizia della sua nomina a signore di Cawdor, Macbeth si chiede: “Perché io cedo ad una tentazione la cui orrenda immagine mi fa rizzare i capelli, e spinge il cuore, ch'è pur saldamente fissato, a battermi alle costole contro il natural costume?”(Atto I, scena III). Macbeth si chiede perchè si senta indotto in una “tentazione” tale, infine, da fargli battere il cuore e rizzare i capelli. Poichè il “natural costume” sottintende la maniera solita e naturale di essere delle cose, con tali parole egli esprime il disagio nel trovarsi in preda a sentimenti avvertiti come innaturali. In qualche modo, il suo corpo gli trasmette dei segnali premonitori contro ciò che la sua mente sta partorendo.

Ricevuta la lettera del marito, Lady Macbeth è ansiosa di proporgli il disegno omicida che ritiene latente nei pensieri del marito. Preparandosi all’azione, Lady Macbeth invoca gli spiriti maligni affinchè questi occludano “ogni accesso ed ogni via alla pietà, affinché nessuna contrita visita dei sentimenti naturali scuota il mio feroce disegno”(Atto I, scena V). La “contrita visita dei sentimenti naturali” è frutto di quei

messaggi della coscienza umana che spingono a trattare gli altri con benevolenza e rispetto. Lady Macbeth vuole agire contro natura per essere “feroce” fino a conseguenze mortali. Proseguendo, invoca gli spiriti maligni: “Venite alle mie poppe di donna, e prendetevi il mio latte in cambio del vostro fiele, o voi ministri d'assassinio, dovunque (nelle vostre invisibili forme) siate pronti a servire il male degli uomini.” (Atto I, scena V). Le parole di Lady Macbeth fanno emergere la credenza un luogo remoto della natura in cui albergano demoni in grado di rendere la natura stessa innaturale.

Prima che Macbeth uccida Re Duncan, Banquo si accinge ad andare a letto, e si rivolge al figlio dicendo: “Mi invita un sonno, che mi grava addosso come il piombo, e pure io non vorrei dormire: misericordiose potenze del cielo, frenate in me i pensieri maledetti ai quali la natura si abbandona nell'ora del riposo!” (Atto II, scena 1). Banquo non rivela esattamente quali pensieri disturbino il suo sonno, ma è possibile intuire che siano legati alle profezie delle streghe. I suoi sospetti sulle cattive intenzioni di Macbeth nei confronti di Re Duncan sono fondati ed è probabile che nutra dei dubbi perfino sulle sue ambizioni personali o la sua incolumità. Nondimeno, tali pensieri non sono riconosciuti come naturali poiché rappresentano per lui ciò cui la natura umana lascia il posto quando ci si accinge a dormire.

Quando Banquo si mette a letto, Macbeth cade in preda alle allucinazioni: prima vede un pugnale insanguinato nell’aria, quindi dice a se stesso che quella è l’ora della notte che porta le allucinazioni: “Ora sopra una metà del mondo la natura sembra morta, e malvagi sogni ingannano il sonno tra le sue cortine” (Atto II, scena I). La perdita della coscienza col sopraggiungere del sonno è intesa qui anche come l’irruzione di quei sogni diabolici che riescono ad prendere il sopravvento sull’uomo.

Quando Lady Macbeth aspetta che Macbeth abbia ucciso re Duncan e ritorni da lei, si riferisce alle guardie del re in questo modo: “Io ho messo nelle loro bevande tante di quelle droghe, che la morte e la natura disputano se essi siano vivi o morti.” (Atto II, scena II). Si noti che in questo passo la parola “natura” è usata come sinonimo di vita. Successivamente nella stessa scena, dopo aver assassinato il re, Macbeth si preoccupa di aver ucciso anche il sonno e di non potersi addormentare mai più. Definisce il sonno “la seconda portata nella mensa della grande natura, il principale nutrimento nel banchetto della vita.” (Atto II, scena II)). La seconda portata di un pasto era la portata principale, e pertanto il “principale nutrimento”. Macbeth sente che non sara mai più nutrito dalla tenera natura. Spiegando perchè ha ucciso le guardie di re Duncan, Macbeth descrive la vista orrenda del corpo del re reso cadavere: “Gli squarci delle sue ferite parevano una breccia nella natura, aperta alla rovina devastatrice” (Atto II, scena III). Con questa frase egli sottolinea l’aspetto distruttivo della scena di morte: le ferite del re sembravano delle grandi falle nella vita stessa e permettevano alla morte di penetrare.

Nel Macbeth l’omicidio di Duncan rappresenta una forma di sconvolgimento dell’ordine naturale. Subito dopo la scena nella quale viene trovato il suo cadavere, abbiamo un dialogo dedicato interamente all’innaturalezza della notte dell’omicidio. Ross parla con un vecchio. I ricordi di quest’ultimo giungono fino a settant’anni prima, ma non gli sovviene niente di paragonabile agli eventi della notte appena trascorsa: “In un giro di tempo come questo ho visto ore tremende e cose strane; ma questa notte atroce ha ridotto ad una inezia tutto quello che sapevo fino ad ora.” (Atto II, scena II). Ross ribatte: “Ah! buon padre, lo vedi, il cielo, come sconvolto dall'atto umano, minaccia la sua scena sanguinosa” (Atto II, scena IV). Ross intende dire che il cielo, come sede della divinità, ha un’espressione di rabbia osservando l’uomo che recita la propria parte sul palcoscenico della vita diventato ormai un mattatoio con l’uccisione di Duncan. Il re avrebbe dovuto ricevere affetto e onori, per questo il suo omicidio è contro natura. Ross e il vecchio proseguono raccontandosi tutti gli eventi appena accaduti. Non sanno che Macbeth è l’omicida, ma, mentre parlano, si intravedono dei parallelismi con gli atti contro natura compiuti da Macbeth.

Infatti, Ross nota che, sebbene l’orologio indichi l’ora in cui si leva il sole, il cielo è ancora buio. Pensa che una notte così terribile possa essere più forte del giorno, o che forse il giorno si vergogna

In seguito, quando appare il fantasma di Banquo, Macbeth cerca di giustificarsi dicendo che da lungo tempo gli uomini uccidono altri uomini, ancora prima di quando furono istituite delle leggi che lo impedivano: “Sangue è stato versato prima d’ora, nei tempi antichi, prima che le leggi umane purificassero lo stato ingentilendolo” (Atto III, scena IV). Per Macbeth spargere sangue è un fatto naturale mentre ciò che non è naturale è che adesso i morti “risorgono con venti ferite mortali nella testa e ci buttano giù dai nostri scranni” (Atto III, scena IV).

Quando Macbeth ritorna dalle streghe per conoscere il suo destino e pretende delle risposte, si ravvisa in lui la volontà di scoprire il futuro persino a costo di andare contro l’ordine naturale delle cose: “Datemi una risposta. Anche se scioglieste i venti e li scatenaste contro le chiese, anche se le onde spumeggianti travolgessero e ingoiassero ciò che naviga, anche se il grano s’abbattesse ancora verde, e gli alberi crollassero” (Atto IV, scena I). Egli pretende di sapere anche se “il tesoro dei germi della natura si confondesse e si mischiasse al punto da nauseare per sazietà la distruzione” (Atto IV, scena I). I “germi della natura” sono i semi di tutto ciò da cui discende la natura, e la “distruzione” viene qui immaginata come una persona che vorrebbe provocare talmente tanta distruzione da nausearsi di sé stessa.

Col procedere della scena, dopo aver appreso che non sarà mai sconfitto finchè la foresta di Birnam non giungerà a Dunsinane, Macbeth si convince che il significato della profezia è che “l’altolocato Macbeth vivrà il corso intero della natura e pagherà il suo ultimo respiro al tempo e all’usanza mortale” (Atto IV scena I). In altre parole, Macbeth è sicuro di continuare la sua vita e morire nel suo letto, ma il modo in cui si esprime può indurre lo spettatore a pensare che egli si aspetti di trarre profitto dalla natura attraverso atti contro natura.