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William Shakespeare, Macbeth, Appunti di Letteratura Inglese

Sono gli appunti del secondo semestre di Letteratura Inglese I con il prof. Franco Lonati. Inizialmente, parla del contesto generale e successivamente si concentra su un'opera di Shakespeare. In questo caso, si tratta di Macbeth.

Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 15/01/2026

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LETTERATURA INGLESE (secondo semestre)
Bibliografia: Macbeth, The Arden Shakespeare - Bloomsbury (London 2015)
L’Inghilterra ha il suo periodo d’oro in età elisabettiana tra il 500 e il 600. Shakespeare arriva a
lavorare come drammaturgo e attore; il teatro ha la propria età d’oro. Rivoluzione in Inghilterra
con la quale prendono il potere i parlamentaristi puritani e si arriverà all’esecuzione del re Carlo I
(1649). Nel 1642 i teatri erano stati chiusi dai puritani perché erano contro il teatro e qualsiasi
altra forma di intrattenimento leggero perché considerato pericoloso, immorale porteranno
alla perdizione; riapriranno nel 1660. Prima di questo periodo d’oro, non ci sono grandi opere nel
teatro inglese, che inizia a livello dilettantistico e poi assume più professionalità; si parte dal
Medioevo. Si parla di tropi: per tutto il Medioevo, l’opera drammatica è legata alla Chiesa il
teatro nasce come elaborazione del rituale religioso; poi si staccherà. Spesso l’occasione di queste
messe in scena erano le feste popolari, religiose, le sagre. Inizia con l’introduzione di brevissimi
dialoghi spesso cantati in alternanza dal prete (protagonista) e dal coro; è tutto religioso, preso
dalle Sacre Scritture. Iniziano, però, delle piccole contaminazioni anche dalle tradizioni folkloriche,
da temi pagani. Non c’è il collegamento diretto con il teatro classico perché ha già concluso il suo
ciclo vitale quando inizia l’era cristiana; sentirà l’influsso del teatro classico in epoca
rinascimentale e influenzerà a sua volta gli autori. Nasce tutto all’interno della Chiesa perché la
liturgia cristiana ha un carattere drammatico; le cerimonie in cui si ricordavano queste festività
avevano una forma drammatica. Questa rielaborazione delle liturgie è essenziale e prende il nome
di tropo: ampliamento del testo liturgico con l’aggiunta di piccole scene e parole cantate dal coro e
dal celebrante. Il tropo più antico risale al X secolo ed è inserito in un rito della Pasqua da un
monaco dell’Abbazia di San Gallo: è un dialogo in latino fra le 3 marine (3 Marie: madre di Gesù,
Maddalena e Maria, sorella di Lazzaro), che vanno sulla tomba dove è stato sepolto Gesù, ma la
trovano vuota. Incontrano due pastori, che sono in realtà due angeli e dicono “quaem quaeritis” =
chi cercate? Rispondono che è risorto. Era un testo cantato. È alla base del teatro medievale
inglese e segna il ritorno ad un gusto antico per la drammatizzazione. Iniziano ad esserci
indicazioni sui costumi da indossare, su come i personaggi devono comportarsi, sul tono che
devono utilizzare. Il tropo si trasforma in un vero e proprio dramma, sempre liturgico, ma più
indipendente fino a raggiungere il massimo sviluppo intorno al 1100 1150. La Chiesa ha sempre
osteggiato ogni attività drammatica, di intrattenimento scrivendo un trattato chiamato De
spectaculis”, che diceva che il teatro fosse un luogo di lussuria. La lingua è il latino fino a quando
questi drammi diventano talmente popolari che diventa necessario far capire qualcosa al popolo
si comincia a scrivere questi drammi in lingua volgare (quando usciranno dalla Chiesa erano
sempre più elaborate, richiedevano più personaggi). I temi e le storie raccontate non saranno più
soltanto tratte dalle sacre Scritture, ma più libere.
Il dramma appena uscito dalla Chiesa prende il nome di “MISTERY PLAY” e iniziano le
contaminazioni di diversi elementi (spettacoli di stampo laico i giullari, le feste popolari e non
religiose…), che danno una nuova vitalità a questi spettacoli, che iniziano ad avere non più
l’obiettivo di educare, ma di intrattenere. Si differenzia dal tropo per l’uso dell’inglese comprese
tutte le varianti e perché ci sono personaggi che parlano la lingua del popolo. Il teatro diventa
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LETTERATURA INGLESE (secondo semestre)

Bibliografia: Macbeth, The Arden Shakespeare - Bloomsbury (London 2015) L’Inghilterra ha il suo periodo d’oro in età elisabettiana tra il 500 e il 600. Shakespeare arriva a lavorare come drammaturgo e attore; il teatro ha la propria età d’oro. Rivoluzione in Inghilterra con la quale prendono il potere i parlamentaristi puritani e si arriverà all’esecuzione del re Carlo I (1649). Nel 1642 i teatri erano stati chiusi dai puritani perché erano contro il teatro e qualsiasi altra forma di intrattenimento leggero perché considerato pericoloso, immorale → porteranno alla perdizione; riapriranno nel 1660. Prima di questo periodo d’oro, non ci sono grandi opere nel teatro inglese, che inizia a livello dilettantistico e poi assume più professionalità; si parte dal Medioevo. Si parla di tropi : per tutto il Medioevo, l’opera drammatica è legata alla Chiesa → il teatro nasce come elaborazione del rituale religioso; poi si staccherà. Spesso l’occasione di queste messe in scena erano le feste popolari, religiose, le sagre. Inizia con l’introduzione di brevissimi dialoghi spesso cantati in alternanza dal prete (protagonista) e dal coro; è tutto religioso, preso dalle Sacre Scritture. Iniziano, però, delle piccole contaminazioni anche dalle tradizioni folkloriche, da temi pagani. Non c’è il collegamento diretto con il teatro classico perché ha già concluso il suo ciclo vitale quando inizia l’era cristiana; sentirà l’influsso del teatro classico in epoca rinascimentale e influenzerà a sua volta gli autori. Nasce tutto all’interno della Chiesa perché la liturgia cristiana ha un carattere drammatico; le cerimonie in cui si ricordavano queste festività avevano una forma drammatica. Questa rielaborazione delle liturgie è essenziale e prende il nome di tropo: ampliamento del testo liturgico con l’aggiunta di piccole scene e parole cantate dal coro e dal celebrante. Il tropo più antico risale al X secolo ed è inserito in un rito della Pasqua da un monaco dell’Abbazia di San Gallo: è un dialogo in latino fra le 3 marine (3 Marie: madre di Gesù, Maddalena e Maria, sorella di Lazzaro), che vanno sulla tomba dove è stato sepolto Gesù, ma la trovano vuota. Incontrano due pastori, che sono in realtà due angeli e dicono “ quaem quaeritis” = chi cercate? Rispondono che è risorto. Era un testo cantato. È alla base del teatro medievale inglese e segna il ritorno ad un gusto antico per la drammatizzazione. Iniziano ad esserci indicazioni sui costumi da indossare, su come i personaggi devono comportarsi, sul tono che devono utilizzare. Il tropo si trasforma in un vero e proprio dramma, sempre liturgico, ma più indipendente fino a raggiungere il massimo sviluppo intorno al 1100 – 1150. La Chiesa ha sempre osteggiato ogni attività drammatica, di intrattenimento scrivendo un trattato chiamato “De spectaculis”, che diceva che il teatro fosse un luogo di lussuria. La lingua è il latino fino a quando questi drammi diventano talmente popolari che diventa necessario far capire qualcosa al popolo → si comincia a scrivere questi drammi in lingua volgare (quando usciranno dalla Chiesa → erano sempre più elaborate, richiedevano più personaggi). I temi e le storie raccontate non saranno più soltanto tratte dalle sacre Scritture, ma più libere. Il dramma appena uscito dalla Chiesa prende il nome di “MISTERY PLAY” e iniziano le contaminazioni di diversi elementi (spettacoli di stampo laico → i giullari, le feste popolari e non religiose…), che danno una nuova vitalità a questi spettacoli, che iniziano ad avere non più l’obiettivo di educare, ma di intrattenere. Si differenzia dal tropo per l’uso dell’inglese comprese tutte le varianti e perché ci sono personaggi che parlano la lingua del popolo. Il teatro diventa

sempre più vasto e sempre meno esclusivo, ma popolare. I personaggi sono personaggi con cui il pubblico si può identificare → realismo, immediatezza; è importante l’aspetto visivo, ciò che dicono i personaggi. Vengono allestiti nelle piazze, nelle strade, nei prati, nei campi o su speciali carri allegorici (pageants). Un impulso a questo tipo di rappresentazioni sarà dato da una nuova festività, il corpus domini, che viene inserita nel calendario cristiano nel 1264; solitamente si festeggia il giovedì successivo alla Pentecoste (maggio – giugno) → il periodo è adatto per le rappresentazioni all’aperto. Tutti potevano assistere ed erano finanziati dalle guilds , ovvero le corporazioni delle arti e dei mestieri, completamente laiche. Questi mistery plays facevano parte di cicli incentrati su diversi episodi biblici o evangelici → ogni città possedeva un ciclo di drammi; le città più piccole e con meno possibilità economiche si limitavano a rappresentare un solo episodio. A noi sono pervenuti quattro cicli delle città dell’Inghilterra centrale, forse perché avevano più possibilità per finanziare le rappresentazioni; poteva essere chiamato dalla grande città un property player che potesse guidare tutti:

  1. Ciclo di Chester , 25 drammi. Sono testi abbastanza monotoni con storie abbozzate senza personaggi con una grande profondità psicologica;
  2. Ciclo di York , 48 drammi. Rappresenta un miglioramento sia per qualità sia per le presentazioni dei personaggi, ma l’intento è sempre moralistico e didattico;
  3. Ciclo di Wakefield , 32 drammi → è il più evoluto perché probabilmente erano davvero ricorsi al property player. Sono diretti e scurrili, sono capaci di osservare la realtà. Almeno 4/5 sono molto ironici, vivaci, i personaggi sono più complessi;
  4. Ciclo di N – Town , 42 drammi I MORALITY PLAYS sono il passo successivo verso il teatro elisabettiano. Nel frattempo, c’è stata un’influenza da parte degli spettacoli dei menestrelli, giullari… → figure estranee al mondo ecclesiastico. Non avevano una fissa dimora e offrivano i loro spettacoli per compensi minimi. Rispetto ai miracle plays (mistery plays), non si parla più di storie tratte dalla Bibbia o dal Vangelo, ma di storie inventate senza personaggi tradizionali. Sono presenti le astrazioni, personificazioni di vizi e virtù, che combattono per prendere il possesso dell’anima dell’uomo ( psychomachia ). Trae origine dalla danza macabra, l’idea della morte che all’improvviso può arrivare legata al terrore di quello che ci aspetta dopo → la condanna dei peccati; è legata alla condizione miletica. Si pensava alle possibili vie per evitare queste punizioni nell’aldilà → l’idea era quella di viaggio, di purificazione per arrivare alla certezza della salvezza, della purificazione. Un tema è anche quello dei sette peccati capitali: superbia, ira, lussuria, gola, accidia, invidia e avarizia. Idea della morte come elemento dominante della vita dell’uomo, idea della solitudine perché, nel momento della verità, l’uomo si ritrova da solo, idea della caducità di ciò che è terreno, umano → contesto malinconico. Il miracle play interpreta, usando le Sacre Scritture, i sentimenti del popolo in maniera essenziale; il morality play fa la stessa cosa in maniera più evoluta. The Pride of Life (1350): il protagonista è rex vivus, un re molto sbruffone che dice di non avere paura della morte. Rifiuta di riflettere su essa e pensa solo a divertirsi → il suo compagno si chiama Allegria. In molti cercano di farlo ragionare, ma caccia e insulta tutti; manda Allegria a sfidare Morte e la storia si interrompe qui. Morte, però, avrà la meglio e poi sarà necessario un percorso di redenzione per far sì che si possa salvare.

intrattenimento. Anche Skelton era un autore di interludi. Riferimenti alla contemporaneità, sono personaggi ispirati alla gente reale. INFLUENZA DEI CLASSICI Fin dal XVI secolo si mettevano in scena opere classiche, ma poi la corte inizia ad essere frequentata da importanti umanisti e l’arte della retorica veniva sempre insegnata tramite testi teatrali di Eschilo, Sofocle, Euripide, Aristofane, Plauto, Terenzio e Seneca. Venivano messi in scena dagli studenti di Oxford e Cambridge. Durante la corte di Enrico VIII, la scena inglese si arricchisce di tanti autori teatrali talentuosi, che imitano anche i classici (Udall imita le opere di Plauto ed è l’autore di Ralph Roister Doister , che viene considerata la prima commedia inglese. Rispetta le famose tre unità: luogo, tempo e azione; prima erano state ignorate perché non c’era connessione con il teatro classico. Udall divide le sue opere in cinque atti). Ci sono anche autori che imitano drammi italiani contemporanei. Tutte queste opere ci fanno capire che la tradizione del teatro inglese è destinata a trasformarsi perché il pubblico iniziava a cambiare gusto. L’influenza dei classici si fa sentire anche con la tragedia grazie a Seneca, che nasce durante il periodo imperiale. Era anche un filosofo storico, scrive nove tragedie tutte tradotte in inglese nel XVI secolo in cui racconta i miti classici con uno stile che dà alle storie un’atmosfera cupa, violenta. Si parla sempre delle emozioni più estreme che avvolgono l’anima umana e sono scritte con uno stile controllato, nitido, chiaro. Hanno una forza retorica. I suoi personaggi non sono mossi da sottili passioni interiori, ma vengono travolti dalle loro stesse emozioni → il teatro inglese ricaverà temi come la vendetta, l’orrore, i sogni premonitori, i fantasmi, il monologo introspettivo (soliloquio). Soprattutto nella metà del 500, ci sono opere di imitazione o gusto senechiano → la prima grande tragedia di questo tipo è Gorboduc, or Ferrex and Porrex scritta da Thomas Norton e Thomas Sackville. È la storia di una guerra civile, si parla del re Gorboduc, che abdica in favore dei figli Ferrex e Porrex. I due litigano; Porrex uccide Ferrex e la madre, che era più legata al figlio ucciso, uccide l’altro. Segue una guerra civile in cui vengono uccisi il re e la regina. La pace viene stabilita da un usurpatore del trono. Stile retorico, verboso, sensazionalista con immagini forti; atmosfera cupa e grande spazio alla presenza del coro, che commenta la situazione, fornisce un insegnamento e una morale. Gusto per la sanguinarietà. Prima di questo periodo, in Inghilterra la tragedia non esisteva. INFLUENZA DI MACHIAVELLI Versione distorta del suo pensiero che esprime ne “Il principe” → trattato scritto e rivolto ad un principe, Cesare Borgia, che doveva essere una guida di come gestire il potere; serie di riflessioni e consigli su come governare. Verrà tradotto in inglese nel 1640 – > sanno quello che scrivono i francesi, che avevano un sentimento antitaliano perché Caterina de Medici, che aveva sposato il figlio di Francesco I diventando erede al trono di Francia, si era portata con sé funzionari, servitori che avevano soppiantato a corte i francesi. Si iniziano a definire i funzionari italiani come machiavellisti perché si credeva avessero una certa astuzia con la quale riuscivano ad avere privilegi nella corte. Nel 1576 venne pubblicato un trattato contro Machiavelli e il suo pensiero → viene dipinto come un genio del male e viene accusato di essere ispiratore di un massacro durante la notte di San Bartolomeo → sterminio di ugonotti,

che erano protestanti francesi. Caterina de Medici viene accusata di essere colei che ha voluto questo eccidio. L’anno dopo questo trattato viene tradotto in inglese e quindi arriva l’idea di Machiavelli come politico corrotto, vizioso, diabolico, pronto a commettere delitti, sotterfugi, tradimenti pur di raggiungere il suo obiettivo. È importante per il teatro perché questa interpretazione verrà utilizzata in alcuni ambienti (gli inglesi venivano dalla rottura durante il regno di Enrico VIII --> gli scritti inglesi dicono che il mondo cattolico sia un mondo corrotto; nascono dei neologismi: politic = uomo politico pronto a ricorrere a qualsiasi stratagemma per raggiungere il suo obiettivo; un sinonimo è Machiavellian ). Il villain machiavellico è un personaggio che per il suo tornaconto personale volontariamente è pronto a violare qualunque tipo di legge, convenzione, ad infrangere qualunque tipo di tabù. Spagna e Italia sono i luoghi ideali dove ambientare queste storie ricche di violenza. Personaggi per eccellenza: Iago e Riccardo III. TEATRO ELISABETTIANO Non significa soltanto il teatro inglese nell’epoca di Elisabetta I perché, anche dopo la sua morte, continua (Giacomo I e Carlo I). L’inizio del teatro elisabettiano viene fatto coincidere con la costruzione del primo teatro pubblico (1576), The Theatre ; la fine è data con la chiusura dei teatri (1642). In questo periodo di 60 anni di storia, possiamo distinguere diverse fasi:

  1. University Wits → rappresenta la fase più dinamica, più giovanile del teatro elisabettiano, anche da un punto di vista dei contenuti delle opere e perché si percepisce fiducia nella creatività umana, che si attenua nella seconda fase;
  2. Si percepisce una crisi di valori, di ideali, che l’epoca medievale sta finendo, anche in virtù delle nuove scoperte. In Inghilterra, c’è una crisi costituzionale perché Elisabetta I non farà mai un figlio → il regno rimane senza eredi con un momento di vuoto di potere. Finisce la dinastia dei Tudor e inizia la dinastia Stuart (Giacomo I d’Inghilterra). Shakespeare è all’apice della sua creatività con le Major Tragedies (Amleto, Otello, Macbeth…) ; ci sono anche Ben Jonson, Chapman… → sono stati oscurati dalla figura di Shakespeare;
  3. Fase del regno di Carlo → periodo turbolento. Si scrivono molti romances, tragedie d’amore con elementi fantastici e c’è più indifferenza. L’autore principale è John Ford. Legame con la tradizione teatrale autoctona (teatro medievale religiosa), mescolanza di comico e tragico che in Europa non era permessa, come anche la libertà delle tre unità aristoteliche. Philip Sidney aveva scritto la “Defence of Poetry”, dove parla del teatro elisabettiano (1595). Stronca il teatro pubblico perché non accetta che il teatro inglese sia libero dalle sue regole. L’unica opera che parzialmente viene lodata da Sidney è Gorboduc perché non segue le regole (unità di spazio e tempo → importanti sennò l’azione non può essere adeguata); è piena di discorsi solenni, che imitano lo stile di Seneca. Un’opera teatrale deve svolgersi in un solo giorno e in un solo luogo con una sola azione e Gorboduc questo non lo rispetta perché ci sono molti posti. Mancanza di correttezza e compattezza. Sidney dice che

Differenze tra teatro pubblico e privato: se ne può parlare solo alla fine del 500 quando le compagnie dilettantesche, che rimangono attive solo all’interno delle università e delle chiese, si scontrano con le compagnie di professionisti. Il teatro pubblico è un teatro costruito e di proprietà di un impresario o di una società per azionisti e che fosse aperto a qualsiasi ceto sociale = teatro popolare; c’era un prezzo per entrare, ma era abbordabile. Nella struttura, il teatro poteva riprendere due modelli: le arene per i combattimenti tra animali (es. Beergarden), un’arena aperta o potevano essere di forma rettangolare ispirandosi ai cortili delle locande → questo riusciamo a saperlo grazie al disegno di un turista olandese, Johannes de Witt; lo crea mentre sta assistendo ad uno spettacolo e lo riproduce dal suo punto di vista. È composto da una parte di platea, dove la gente stava in piedi perché rappresentava il pubblico più popolare, più rumoroso; poteva contenere fino a 3000 persone. Dietro al palcoscenico, c’erano i camerini. C’erano, poi, diverse gallerie, una balconata che poteva essere sfruttata anche come luogo di performance; poteva esserci in mezzo al palcoscenico una botola per fare apparizioni/sparizioni improvvise per creare effetti scenici. Esisteva un Heaven, la parte sotto la copertura, per proteggere il palcoscenico e per i macchinisti per calare oggetti o persone. Verrà creata poi la fossa dei musicisti, ma comunque c’era la musica, l’inner stage era una parte del palcoscenico che poteva rappresentare una parte chiusa, nascosta per qualche scena. I teatri che si ispirano alle arene possono essere circolari o poligonali; sono tutti costruiti di legno o di paglia, solo con qualche tegola di mattoni come copertura → potevano avvenire incendi, distruzioni. La platea, però, era scoperta. I teatri che si ispirano ai cortili delle locande potevano essere rettangolari. Un altro turista, Thomas Platter, fornisce informazioni sugli spettacoli; anche lui scrive sul suo diario. Venivano quasi tutti svolti intorno alle due di pomeriggio per sfruttare le ore di luce perché i teatri pubblici non avevano illuminazione artificiale all’interno. Sfida tra diverse compagnie perché i teatri attraevano davvero tante persone; chi fa lo spettacolo migliore ottiene più spettatori. Sono costruiti con una piattaforma rialzata per far sì che si veda bene da qualunque zona del teatro; ci sono diverse gallerie, diversi settori. Al teatro si va per vedere, ma c’è anche chi va per essere visto (nobili). Durante la performance potevano essere offerti cibo e bevande dietro pagamento, gli autori hanno costumi molto costosi ed elaborati perché era d’uso che nobili, ricchi signori o cavalieri lasciavano alcuni dei loro abiti migliori i loro servitori, i quali non avevano molta occasione di vestirsi con quegli abiti → li rivendevano alle compagnie teatrali, che li usavano per i loro spettacoli → contrasto tra palcoscenico spoglio, teatro di parola e che stimola l’immaginazione e costumi elaborati, ricchi. Teatri privati : coesistono con il teatro pubblico, ma si distinguono sia per la struttura (grandi sale rettangolari coperte, con palchi laterali, platea centrale con posti a sedere) che per la capienza, che è molto più ridotta (mediamente potevano accogliere 700/ persone). Il biglietto era più caro (da un minimo di 6 pence a prezzi più elevati) → persone più esclusive. Il Blackfriars prende il nome dai frati neri perché in precedenza era stato un monastero, poi distrutto e confiscato da Enrico VIII con la rottura con la Chiesa; viene poi acquistato dalla compagnia di Shakespeare e utilizzato. È stato distrutto e ricostruito più volte. La Banqueting House era un luogo per feste, per banchetti pubblici; era stata più

volte distrutta da incendi e poi ricostruita. Era previsto anche il trono nel caso in cui fosse presente il sovrano. Nel Prologo di Enrico V di Shakespeare, viene raccontato il teatro. Shakespeare non lo usa spesso. Il Prologo era un personaggio neutro, che doveva distinguersi dagli altri personaggi e che parlava anche a loro nome. Shakespeare dice che è importante il contributo del pubblico, che deve immaginare perché deve compensare le mancanze degli attori. È uno dei pochi elementi diretti del teatro greco → l’invenzione del Prologo è attribuita ad Euripide; c’è quello che si limita a presentare gli attori oppure c’è un semplice riassunto della trama e poi c’è quello in cui si ringrazia il pubblico o si cerca benevolenza dal pubblico. Qui, troviamo un po’ tutto, ma la maggior parte è dedicata a carpire la benevolenza del pubblico. Prima caratteristica: teatro spoglio (povertà della scena elisabettiana) → gli spettatori immaginano e fantasticano grazie ad una lunga tradizione iconografica della Chiesa, della nobiltà → i personaggi storici, gli eroi erano facilmente riconoscibili. Per stimolare l’immaginazione, serve qualcuno che sappia creare le immagini → il drammaturgo ne è capace grazie alle parole. Ci si vestiva normalmente, con abiti contemporanei dell’epoca; al massimo venivano aggiunti dei piccoli elementi per dare l’idea del personaggio. Gli oggetti scenici erano gli essenziali. Potevano avvenire più spettacoli in uno stesso giorno e a volte potevano durare anche sei ore, intervallati dagli interludi. Erano solo nelle ore di luce, tranne per i teatri privati perché possedevano l’illuminazione artificiale. La musica non manca mai e, se anche non c’è all’interno dello spettacolo, è comunque presente durante gli intervalli tra gli atti. Una condizione necessaria era che ci fosse sempre un personaggio di spiccata reputazione, che facesse da garante alle compagnie di attori. Una delle prime compagnie a cui fu concesso questo tipo di licenza direttamente dalla Regina sono i Leicester’s Men (1574) → questa compagnia può mettere in scena qualsiasi spettacolo in Inghilterra che, però, non contenessero temi scabrosi, offese. Non dovevano essere messi in coincidenza con feste religiose e con epidemie. Queste compagnie erano dirette da un impresario, che poteva essere anche un attore e che gestiva il budget della compagnia e godeva di una libertà assoluta dal punto di vista artistico. Erano composte da soli uomini → le parti femminili venivano interpretate da giovani attori. Questa compagnia è stata fondata nel 1559 ed è protetta sia dal conte di Leicester che dalla Regina. Ne fanno parte James e Richard Burbage, che amministravano il teatro. Si scioglieranno nel 1588 e i suoi membri confluiranno in altre compagnie; poi, nasce una nuova compagnia direttamente patrocinata dalla regina Elisabetta I “The Queen’s Men”. Vi erano all’interno due attori molto amati dalla regina: Robert Wilson e Richard Tarlton, un clown. Altra compagnia si chiama Lord Strange’s Men , importante perché probabilmente è la prima compagnia a cui Shakespeare si rivolge e che mette in scena le sue prime opere. Si scioglie nel 1594 e si trasforma in un’altra compagnia “Lord Chamberlain’s men”. Cambieranno ancora il nome dopo la salita al trono di Giacomo I e diventeranno i “ King’s

John Lyly nasce a Canterbury e studia in una grammar school, a Oxford e a Cambridge. Inizialmente scrive commedie per la corte (Euphues → stile con giochi di parole) e non per il grande pubblico che non avrebbe capito. Si tratta delle avventure di un giovane ateniese che si trova a Napoli e poi a Londra. George Peele è londinese, ma si laurea a Oxford nel 1579. Vita sregolata; era vizioso, ma non influiva sul suo studio serio e sulla sua attività letteraria prolifica. Scrive drammi classicheggianti. Robert Greene è uno dei testimoni del successo di Shakespeare. Non è di Londra, ma della periferia. È il prototipo di questo gruppo perché molto sregolato, inquieto, un artista maledetto. Sul finire della sua vita, scrive un’autobiografia → fa un accenno a Shakespeare senza nominarlo direttamente. Parla della sua vita dissoluta, racconta degli studi a Cambridge, di un viaggio in Europa e di come ha iniziato a scrivere per il teatro. Ad un certo punto, incontra un impresario in crisi di ispirazione, che gli propone di vendergli dei copioni perché ha bisogno di un uomo colto. Scrive nel giro di pochi anni cinque commedie; una la scrive insieme a Thomas Nashe, che scrive sempre in compagnia di qualcun altro. È il più popolare, non gli interessa entrare nella corte perché scrive solo per denaro; viene criticato per aver creato la commedia romanzesca. Thomas Lodge ha avuto una vita più regolare, è un medico, studiò a Oxford. È figlio di un sindaco di Londra, ma non è importante il suo contributo nei confronti del teatro. Scrive moltissime opere; scrive soprattutto in collaborazione con altri autori → l’unica opera tutta sua è The Wounds of the Civil War → è il primo tentativo di portare in scena la storia romana. Scrive anche una sorta di difesa nei confronti della musica ed è una risposta ad un’altra opera ( School of Abuse ) → il teatro viene accusato di portare alla corruzione. È un’opera dotta, piena di citazioni classiche e filosofiche. Thomas Nashe lavora quasi sempre con altri. Studia a Cambridge e, successivamente, arriva a Londra. Sferra attacchi ai puritani. L’opera più famosa è del 1594 e non è per il teatro, ma è un romanzo picaresco. L’unica opera interamente sua è una sorta di dramma allegorico sulle stagioni, ricco di canzoni con un intreccio narrativo scarno ed è elementare nella descrizione dei personaggi; si parla di un buffone della corte di Enrico VIII. È per puro intrattenimento, anche se sono presenti anche delle scene più oscure. Thomas Kyd è l’autore de The Spanish Tragedy → mette insieme tutti i temi delle tragedie senechiane: tema amoroso, tema della cospirazione, tema dell’assassinio. Il tema principale, però, è quello della vendetta → capostipite della revenge tragedy → schema fisso, ma con infinite possibili variazioni perché il tema è molto sentito. Da Seneca, prende quello che più piaceva al pubblico inglese. Linguaggio solenne e atmosfera cupa; si sente libero di spaziare perché non gli interessa nulla delle tre unità. È il primo grande successo del teatro elisabettiano pubblico, ma non si sa quando sia stato messo in scena per la prima volta. È una storia in cui c’è sempre violenza, intrigo; ci sono personaggi che si fanno travolgere dalle passioni →

finiscono per commettere crudeltà e orrori. È scritta in blank verse. A volte ci sono citazioni di Seneca, addirittura dei versi in latino. C’è un grande ritmo dell’azione → non annoiano perché gli eventi si succedono l’uno dopo l’altro e lo spettatore è coinvolto, lo si vuole colpire allo stomaco. I personaggi sono quasi abbozzati, sono pronti a tutto per arrivare dove vogliono arrivare, sono solo passione e reazione di istinto → impazziscono, è tutto estremo. È influente sugli autori contemporanei, anche su Shakespeare. È un dramma nel dramma perché, ad un certo punto, si mette in scena un dramma nel dramma. È un po’ quello che si vedrà poi nell’Hamlet. Infrange un tabù, anche perché affronta degli argomenti cari al pubblico del teatro elisabettiano (tema dell’onore, della giuistizia) ; darà inizio alla tradizione della romantic tragedy. Non tutti lo inseriscono all’interno di questo gruppo perché non ci sono prove che abbia frequentato Cambridge o Oxford, anche se aveva avuto comunque un’ottima istruzione in una scuola più laica e popolare. È di Londra. Era stato completamente dimenticato dalla storia della letteratura. Aveva fatto il traduttore, aveva lavorato con il padre notaio. Viene arrestato nel 1593 per alcuni scritti sospettati di blasfemia e ateismo; probabilmente, però, erano di Marlowe. Nel 1594 muore. Le altre opere non sono minimamente paragonabili a The Spanish Tragedy. A Kyd, viene attribuito un testo che si chiama Ur – Hamlet, l’Hamlet primordiale; c’è chi sostiene che questo testo è la prima stesura di quest’opera da parte di Shakespeare. CHRISTOPHER MARLOWE (1564) è il primo che sa utilizzare il blank verse con flessibilità, eleganza ed eloquenza. Fa fare al teatro inglese dei passi da gigante perché si può parlare di teatro elisabettiano come momento di massimo splendore universale. Ha studiato a Cambridge. Quando raggiunse il successo, era giovanissimo; racconta della storia di un pastore che diventa, in pochi anni, un condottiero. Versi di drammaticità, di retorica, capaci di evocare immagini di grande effetto e violenza. I suoi personaggi hanno un’ambizione talmente smisurata da sfociare nella tracotanza perché si sentono migliori di Dio. Dicotomia tra genio poetico e indennità morale → è il motivo per il quale questo autore era stato amato dai romantici. Rappresenta il libero pensiero, la reazione ai limiti imposti dalla società. Nasce nel 1564 a Canterbury, ha molte cose in comune con Shakespeare perché viene dalla provincia, è figlio di un artigiano (calzolaio), è una persona umile ed istruita. Viene battezzato il 26 febbraio, esattamente due mesi prima di Shakespeare; è il secondogenito, ma il primo figlio maschio. Proprio grazie al successo del padre, potrà avere una buona educazione → frequenta la Grammar School, una sorta di liceo in cui si studia latino, la retorica; a 14 anni entra in una scuola prestigiosa, frequentata in passato da Spenser e Kyd → potevi starci se avevi soldi per pagare un’alta retta o per le borse di studio, ma bisognava dimostrare di essersela meritata → Marlowe entra in sostituzione di un altro. I migliori studenti potevano percepire una sorta di stipendio, che non è una borsa di studio, che ammontava a quattro sterline, più di quanto una famiglia media percepiva. Marlowe si mostra uno dei migliori studenti, soprattutto in grammatica e in retorica; sarebbe, poi, potuto

come studio del carattere. È un personaggio convinto di poter riuscire a dominare il mondo e di poterlo piegare al suo volere; si fa strada con la violenza, con la guerra, seminando morte, sicuro della propria invincibilità e in preda al delirio della conquista. Questo dramma è lo studio della brama di potere, della tracotanza che porta l’uomo a sfidare Dio e gli dei. Si provava fascino per le meraviglie dell’Oriente, per le scoperte geografiche. Si apre a Persepoli, dove c’è un imperatore persiano, Micete, che ordina alle sue truppe di catturare il protagonista; da bandito, si trasformerà in condottiero e dovrà catturare questa principessa, figlia del faraone di Egitto (Zenocrate), che diventerà, poi, la sua compagna. Si distingue per il suo carisma, per la retorica perché capace di convincere con le parole che ciò che è sbagliato sia giusto; non si cura di rispettare i patti che fa con i suoi avversari ed è pronto ad approfittare delle debolezze altrui. Inizia a conquistare un regno dopo l’altro, ma non si accontenta perché deve sempre umiliare; vuole mostrare, prima, questi re nel massimo fulgore e potenza e poi vuole delineare come questa sconfitta debba essere più dolorosa. In queste scene si cerca la spettacolarità pura e sono quelle che colpiscono il teatro elisabettiano. Il protagonista, ad un certo punto, non si capisce cosa voglia perché sembra non essere interessato a quello che può guadagnare tramite questo potere → è una conquista fine a sé stessa. Non hanno una meta materiale, bensì metafisica. La seconda parte del dramma è la storia dei figli di Tumberlaine: ha avuto due figli, ma la storia si concentra su uno perché non ha sete di potere; lo giudica un codardo e lo uccide. Entrano in scena anche i figli dei re sconfitti, che cercano vendetta. Marlowe diventa il drammaturgo di riferimento del teatro pubblico elisabettiano; tanti cercano di imitare quest’opera. L’unica tragedia che può reggere il confronto è The Spanish Tragedy. Nelle opere degli University Wits, si può notare rigidità accademica, al contrario delle opere di Marlowe (sconfinata fantasia). Intanto, continuano i problemi per Marlowe: ad esempio, viene coinvolto in una rissa mortale. Durante il suo periodo di carcerazione, viene a contatto con alcuni cospiratori cattolici e, qui, inizia il doppio gioco dell’attività di spionaggio. Esce qualche giorno dopo perché viene pagata la cauzione dalla sua compagnia. Il tipo con cui era finito in carcere era una spia e un poeta; è normale perché spesso questi letterati avevano accesso alle case dei potenti → potevano carpire segreti. Poi, avevano una certa capacità verbale e potevano anche parlare in codice attraverso la poesia. Marlowe entra in un’altra compagnia e scrive “ The Jew of Malta ”, incentrata su un unico personaggio trascinato da qualche desiderio insopprimibile, la ricchezza. Si conosce la reputazione degli ebrei a quel tempo; è un antisemitismo di riporto, che proviene dall’'Europa perché a quel tempo non vi erano ebrei in Inghilterra. Non si sa quale sia la posizione di Shakespeare e di Marlowe riguardo questo tema. Il protagonista è

famoso per la sua ricchezza, ma ne viene improvvisamente privato. Si chiama Barabas e, per far fronte al rischio di invasione da parte degli ottomani, vengono confiscati tutti i suoi beni per finanziare la guerra → chiede vendetta. C’è uno spunto storico perché ci sono dei tratti in comune con un personaggio, protagonista del passaggio di Cipro da Venezia all’impero ottomano. Ha anche dei tratti in comune con Tumberlaine e con Faustus per l’ansia di superare i limiti, dell’infinito. Per il resto, non ha la grandezza di Tumberlaine; sembra che quando sta per perdere il denaro, stia per perdere anche la propria dignità → diventa più grottesco, più meschino. Barabas è il tipo di personaggio machiavelliano, crea presupposti psicologici perché gli altri personaggi si distruggano, è capace di manipolare. Gli altri personaggi sono tutti ipocriti, meschini; nessun personaggio è positivo, modello, ma tutti sembrano agire solo in base all’abilità, alla modalità di conquista, di sopraffarsi l’uno con l’altro a partire dalla decisione dell’imperatore riguardo la confisca. I cristiani, anche se si professano difensori di valori, si mostrano poi privi di misericordia nei confronti di chi devono combattere. Il dramma si apre con un prologo in cui chi parla è un fantasma che si chiama “Machiavelli”; ciò che dice, riguarda la concezione cinica e immorale del potere. Anche qui, c’è una figlia, che non ha niente a che far con le trame del padre e deciderà di convertirsi al Cristianesimo e di ritirarsi in un convento. La farà, poi, uccidere, anche se non sembrerà mai soddisfatto; c’è anche un personaggio losco, che è un ex schiavo turco ed è il braccio destro di Barabas perché entrambi odiano i cristiani. Marlowe scrive un dramma su Edoardo II, nel quale si porta il tema dell’omosessualità → porta questi temi fuori dai circoli ristretti; ha una relazione con un suo favorito e anche con il villain machiavellico. È un dramma storico, ma gli interessa lo studio del personaggio, che sia psicologico. Anziché un personaggio forte, c’è un personaggio pieno di debolezze, nonostante abbia un potere che deriva dal suo essere re. Viene facilmente manipolato e tradito fino ad essere portato alla morte da personaggi crudeli e ambiziosi. Alla fine, Edoardo sarà costretto ad abdicare in favore del figlio e verrà ucciso da un sicario pagato dalla moglie stessa; ci sarà, poi, una vendetta perché il figlio punirà tutti gli esecutori morali del padre e farà rinchiudere la madre nella torre di Londra. È un dramma minore, anche perché non vi sono immagini così potenti, così forti; è più profonda l’analisi psicologica e anche i personaggi secondari sono importanti. La trama è più compatta. Marlowe porta sempre avanti questa doppia vita e arriva a contatto con mondi ambigui e pericolosi; viene accusato di traffico di denaro falso, di documenti falsi, di ateismo. Non ha una vita facile in questo periodo; nel 1592 i teatri chiudono per la peste → Marlowe si dedica alla poesia, anche per rifarsi la reputazione. La reputazione di un drammaturgo non era qualcosa di prestigioso. Scrive “Hero and Leander” e lo scrive dedicandolo alla sorella di Philip Sidney perché era la protettrice dei poeti; è un

ultimo sguardo ai suoi libri → Marlowe ci vuole dire che la dannazione di Faustus non proviene dai suoi libri e che, quindi, non ha senso bruciarli. Gli ultimi mesi della vita di Marlowe sono concitati e riscostruiti in maniere diverse dagli studiosi; Kyd viene arrestato nel 1593 perché trovato in possesso di materiale di propaganda ateista ed eretica. Viene portato in carcere e sottoposto a tortura; viene arrestato anche Marlowe, ma viene rilasciato quasi subito. La sua vita finisce nel maggio del 1593, quando si reca a casa di una donna che era legata ai servizi segreti; passa tutta la giornata a bere e mangiare con altri tre uomini, sempre legati allo spionaggio. Quello che accade è che si scatena una rissa; uno prende un coltello e disputa su chi dovesse pagare il conto. Colpisce Marlowe per legittima difesa. Fu seppellito lo stesso giorno e non ci furono analisi post mortem. WILLIAM SHAKESPEARE (1564) nasce a Stratford → viene dalla campagna. Figlio di John Shakespeare, un guantaio, che era in vista nel suo paese perché era un assessore. La madre era figlia di un proprietario terriero. Ha frequentato la Grammar School, dove si studiavano i classici, il latino. Erano 7 anni di scuola, tutti i giorni dalle 6 del mattino alle 6 della sera. Il settimo giorno si faceva catechismo. Sposa Anne Hathaway, più vecchia di lui e incinta; avrà, poi, altri figli due anni dopo, Judith e Hamlet. Il secondo morirà a undici anni. Dal 1585 al 1592, non si sa cosa abbia fatto perché non abbiamo dei documenti attestanti la sua vita; probabilmente era già attivo a partire dalla metà degli anni 80 nel teatro inglese. In alcune delle sue opere, Shakespeare mostra di conoscere i meccanismi della legge e qualcuno pensava avesse svolto la professione di avvocato; conosce, però, diversi campi del sapere e, quindi, si pensava avesse fatto il maestro di scuola, oppure ancora si pensava avesse fatto il marinaio. Nel 1592 si trova un documento inequivocabile dell’esistenza di Shakespeare a Londra; Greene lo definisce un corvo venuto dal nulla ( upstart ), che pretende di scrivere versi e brani come gli autori appartenenti al gruppo degli University Wits. Usa parole non lusinghiere, ma sono dettate dall’invidia di questo autore che non era riuscito a riscuotere lo stesso successo. Shakespeare non aveva ancora scritto le grandi opere per cui poi sarà conosciuto, ma era già molto famoso. È abbastanza benestante da poter aiutare il padre con i problemi economici poiché si era indebitato; Shakespeare gli fa da garante. Acquista, inoltre, un titolo nobiliare (gentleman), che non aveva per sua estrazione naturale. Comprerà anche una grande casa a Stratford dove si ritirerà al termine della sua carriera; a Londra, invece, vive nel quartiere dove sono presenti tutti i teatri. Nel 92 - 93 i teatri sono chiusi e Shakespeare scrive poemetti, che gli conferiscono un certo prestigio anche presso la corte; alcuni sono dedicati al conte di Southampton, che era una sorte di mecenate. Era anche un attore e, infatti, aveva recitato spesso nei propri drammi, ma probabilmente prendeva parti minori e, allo stesso tempo, interessanti. Ha recitato anche in drammi di altri autori come, ad esempio, Ben Jonson. In seguito, si ritirerà dalle scene gradualmente e dal 1610 ritorna a Stratford dove morirà nel

  1. Sappiamo tutto questo grazie al suo primo biografo, che crea una raccolta dei suoi drammi e anche un’introduzione biografica. Si hanno diverse immagini di

Shakespeare, ma la più autentica è quella realizzata dall’incisore Martin Droeshout → compare sul Firstfolio, che esce dopo la morte di Shakespeare; è accompagnata anche da un sonetto di Ben Jonson, che forse è più un epigramma. C’è un’altra immagine abbastanza certa che è quella che si trova sopra il suo monumento funebre a Stratford all’interno della Holy Trinity Church; probabilmente lo ritrae nei suoi ultimi anni di vita. Vi è anche il Chandos Portrait, chiamato così per il proprietario; vale anche per il Cobbe Portrait. Qualcuno pensa che Shakespeare non sia esistito o che non abbia scritto determinate opere e questo ha portato ad un culto dell’autore e, per reazione, iniziano a nascere delle teorie complottiste: si inizia a pensare che le sue opere siano scritte ad un livello tale che non possa averle scritte un uomo con una vita come la sua. Vi erano addirittura dei candidati che erano pensati essere Shakespeare. L’origine di ciò deriva da Delia Bacon che, però, ha trovato anche dei sostenitori importanti che si erano appassionati a questo tipo di teorie. Ci sono documenti veri e propri o testimonianze dell’epoca che, però, dicono il contrario: ad esempio, un’opera critica di Francis Meres che si chiama “Palladis Tamia” → dice che sia un grande drammaturgo sia per la tragedia che per la commedia. Questa testimonianza è importante perché aiuta a datare le opere; è stata scritta nel 1598. Ci sono due autori che sono tra i primi a recuperare Shakespeare e a crearne il mito: John Dryden e Alexander Pope; William Dodd e Edmond Malone sono, invece, i primi studiosi di questo autore. Malone non ragiona, però, empiricamente in base a ciò che scopre e studia, ma ha una sua idea e cerca di forzarla in base a ciò che ha → falsifica i documenti e li rovina. Milton è quello che davvero idolatra Shakespeare perché lo considera superiore a tutto e a tutti. Il Firstfolio è l’opera che raccoglie tutti i drammi di Shakespeare; sono 36 e mancano “Pericle”, “I due nobili gentiluomini”. È curato da due attori della commedia di Shakespeare: John Heminges e Henry Condell. La sua carriera è divisa in 4 periodi: una parte di apprendistato in cui scrive commedie e drammi storici → sono opere che hanno dei limiti, ma che fanno vedere il suo grande talento, anche nel gestire le fonti letterarie a cui lui attinge perché non inventa nulla; spesso prendeva opere di scarso valore letterario e le trasformava; una seconda fase di maturazione in cui arrivano opere conosciute (1593 – 1595); fase delle tragedie maggiori, importanti; fase delle tragicommedie → sono opere di difficile catalogazione, a volte sono anche enigmatiche. Macbeth fa parte del terzo periodo, che prevede opere con un linguaggio complesso; è un’opera la cui storia è derivata da altri testi. Viene pubblicata per la prima volta nel Firstfolio (1623) ed è l’opera più breve in assoluto tra le opere di Shakespeare → occupa 21 pagine del Firstfolio perché probabilmente questa versione è già stata tagliata per la rappresentazione (1606, a corte davanti al re. Re Giacomo I ospita il re di Danimarca Christian IV a Hampton Court Palace). Difficilmente Shakespeare metteva in scena opere integrali e, infatti, dice nel prologo di Romeo e Giulietta qual è la durata ideale. Ci sono diverse tracce di manipolazione di questo testo perché alcune scene sono considerate spurie; questo era possibile perché non c’era copyright. Tutt’oggi alcune scene sono considerate dubbie. La prima rappresentazione documentata di

privato del sonno e tutto questo è una manifestazione del senso di colpa. Non ci dice come muore la moglie, si sente solo un grido e si pensa che si sia suicidata. Ci sono altre fonti minori che possono essere servite a S. per creare la sua opera, anche per dare uno spunto storico: Buik of the Croniclis of Scotland di William Stewart e History of Scotland di George Buchanan. S. creerà un personaggio con un lato oscuro, che avrà la meglio sul personaggio stesso. Un’altra fonte è De Origine, Moribus et Rebus Gestis Scotorum → si parla di streghe, che sarebbero dei diavoli travestiti da donna. Ci sono anche opere, sempre di S., che possono avere influenzato Macbeth come, ad esempio, scene di streghe e profezie, la scena dell’assassinio di Duncan e i parallelismi con Tarquinio, Riccardo III, che è il re malvagio, inadeguato. Sono entrambi dei tiranni, degli usurpatori, personaggi coraggiosi ma spietati e crudeli; c’è, però, una differenza perché Riccardo III è il classico villain machiavellico, mentre Macbeth è lacerato dal senso di colpa. Macbeth è l’opera di S. con una forte presenza del soprannaturale e dell’occulto. È anche una sorta di dramma senechiano → ci sono anche due personaggi che derivano dal mito classico: Clitemnestra e Medea. L’ultima influenza possibile è quella di Giacomo I, il quale era un poeta, un saggista. In un’opera sostiene il diritto assoluto della monarchia; Daemonologie è una sorta di trattato per la caccia alle streghe. MACBETH (analisi libro) (P.128) S. fa aprire il dramma alle streghe, che fanno comprendere quella che sarà l’atmosfera generale di tutta l’opera. Prima che arrivino le streghe, il dramma si apre con tuoni e fulmini, che rappresentano una manifestazione estrema da parte della natura, un mondo oscuro, minaccioso per un’esigenza di voler impressionare e di agire sulla fantasia del pubblico. Le streghe sono presenti anche all’interno del racconto “Chronicles” di Holinshed. Vi sono molte allitterazioni, il linguaggio è pieni di giochi di parole come, ad esempio, hurly – burly che ricorda il ribollire del calderone delle streghe in cui preparano le loro pozioni magiche, ma che in realtà è il caos assoluto, il ribollio → riferimento alla congiura delle polveri → il caos assoluto evocato è quello che la nazione rischia di fronte a certi tentativi di rivoluzionare il potere costituito. Le streghe hanno un linguaggio duplice → insistono su una cosa e sul contrario. È un’occasione per S. di sbizzarrirsi con il suo linguaggio, le sue qualità e abilità verbali. Traduzione:

  • Prima strega: Quando noi tre ci incontreremo ancora? Nel tuono, nel fulmine o nella pioggia?
  • Seconda strega: Quando il caos assoluto sarà fatto

Quando la battaglia (battaglia in cui il protagonista è Macbeth e l’esito di questa battaglia è ancora incerto → lost and won; è perduta e vinta allo stesso tempo perché Macbeth, seppur vincitore, darà vita alla parabola per il quale poi passerà dalla parte dello sconfitto) sarà perduta e vinta

  • Terza strega: Sarà prima del tramonto del sole
  • Prima strega: Dove si trova il luogo?
  • Seconda strega: Sulla brughiera
  • Terza strega
  • Prima e seconda strega: nominano il Graymalkin e il Paddock, che sono due animali associati al demoniaco; vengono citati insieme a Macbeth
  • Tutte le streghe: Il bello è brutto e il brutto è bello Fluttua nella nebbia e nell’aria lurida, fetida (P. 129) Si stabilisce subito una relazione tra Macbeth e questi esseri perché le streghe lo nominano. C’è un’immagine (ultime due righe) che riflette caos, disordine fisico, meteorologico e morale; anticipa lo stravolgimento di valori e ideali che si completerà con l’atto che Macbeth compirà. È un suggerimento della deformazione della realtà (ciò che è bello è brutto, ciò che è brutto è bello) , un preannuncio del sovvertimento dell’ordine naturale delle cose, che è ciò che accadrà. (P. 130) Cambio di scena improvviso, tipico dei miracle e morality plays, che ci fa capire la libertà di S. dalle tre unità aristoteliche. Siamo nel campo di battaglia (forse quella di cui si parlava prima), il primo che incontriamo è Duncan (quasi in ordine gerarchico). La parola chiave è bloody (è forse la parola che compare di più all’interno dell’opera) , che è anche la prima parola che Duncan dice. La prima immagine di un uomo è di un uomo insanguinato, un soldato che si presenta ma nessuno sa chi sia. Gli viene chiesto di raccontare cosa sia successo e di come sia e come stia andando questa battaglia → racconta degli avversari e dice che ciò che fanno è tutto inutile; qui, inizia la prima descrizione di Macbeth, che è una celebrazione delle sue doti da guerriero. TRADUZIONE: Il capitano dice: Il coraggioso Macbeth perché davvero merita quel nome, sdegnando la fortuna, brandendo il suo ferro fumante di sanguinosa strage come il prediletto del valore si è aperto il passaggio (a forza di colpi di spada) fino ad arrivare di fronte a quel miserabile; non gli stringe la mano, né gli dice addio, ma lo scucisce dall’ombelico alle ganasce e ha fissato la sua testa sui nostri spalti.