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Sbobine del Prof micheletti (argomenti trattati a lezione)
Tipologia: Appunti
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[email protected] APPARATO CIRCOLATORIO Disponiamo di due circolazioni, quella polmonare e quella sistemico, con in mezzo la pompa cardiaca. Inoltre, esiste un sistema linfatico che interagisce con quello circolatorio e ha a che fare con l’immunità e con l’apparato digerente, nonché con il drenaggio dei tessuti. Gli aspetti funzionali del sistema circolatorio vascolo-linfatico sono legati ad un insieme di trasporti, tra cui: trasporto di CO2 e O2; trasporto di sostanze nutrienti; trasporto di sostanze di rifiuto; trasporto di messaggeri chimici (es. ormoni, distribuiti attraverso il circolatorio); trasporto immunitario Com’è costituito un vaso? Gli elementi portanti sono senz’altro 3 TONACHE, costituite da tessuti particolari:
ANATOMIA 1 Prof. Micheletti Le vene Tra le vene distinguiamo principalmente: Venule , caratterizzate da piccolo calibro (20 μm di media, spessore delle pareti 1 μm), Esse hanno il compito di drenare il letto capillare. È comune la formazione di plessi venosi (reti di vasi molto fitte) Vene di medio calibro, sono vasi di medio calibro (2-10 mm di media, spessore delle pareti 1-3 mm), Esse sono deputate al drenaggio dei plessi e sono caratterizzate dalla presenza di valvole nei distretti con flusso sanguigno antigravitario – per es. distretti degli arti ( cefalica o basilica) Vene di grosso calibro, sono vene di grande calibro (20 mm di media, spessore delle pareti 2 mm) e possiedono la muscolatura disposta in senso longitudinale. Sono caratterizzate da una tonaca avventizia ben sviluppata (vena cava) ANASTOMOSI Per anastomosi intendiamo la congiunzione tra due strutture vascolari, così che il sangue possa transitare da un vaso all’altro. Molte anastomosi sono naturalmente presenti, ad esempio il Circolo di Willis (responsabile della circolazione cerebrale), oppure l’anastomosi epigastrica superiore e inferiore. Si distinguono in artero-venose, artero-arteriose veno-venose In altri casi le anastomosi su vasi di medie o grandi dimensioni possono essere create a seguito di interventi di deviazione per ostruzione o demolizione, trapianto o terapeutica (shunt dialitici). CIRCOLI COLLATERALI I circoli collaterali sono ramificazioni in grado di fornire un flusso sanguigno alternativo a quello principale (a differenza del plesso che è confinato in una zona ben precisa, il circolo collaterale non è localizzato). Le ramificazioni arteriose e venose possono essere estese e creare circoli collaterali a seguito di ostruzioni, compressioni o legature chirurgiche, ma costituiscono anche sistemi vascolari strutturali. I circoli collaterali sono in genere diffusi, tuttavia esistono aree che ne sono prive, come la retina: in questo caso i vasi sono definiti arterie terminali. DECORSO TRA ARTERIE E VENE Solitamente il vaso arterioso e venoso decorrono insieme. Il sistema arterioso è posto in profondità , mentre il sistema venoso ha una doppia valenza: una parte del circolo decorre in profondità e segue il percorso arterioso, costante e comune a molti, ed una parte in superficie , secondo un decorso che assume diverse configurazioni a seconda dell’individuo. In alcuni casi, sono due o più le vene che
ANATOMIA 1 Prof. Micheletti accompagnano un’arteria profonda, formando un plesso rivestito da una guaina vascolare poco deformabile. La scarsa elasticità della guaina vascolare, fa in modo che ad ogni espansione arteriosa avvenga una compressione venosa, creando un effetto pompa (capacità pulsatile). Inoltre, il plesso agisce da scambiatore di calore; il sangue periferico è più freddo di quello centrale, quindi si crea il meccanismo controcorrente, per il quale a livello arterioso arriva una porzione di sangue più caldo, a livello venoso una porzione di sangue più freddo, e si ha uno scambio di calore. Un esempio del meccanismo plessiforme controcorrente è il plesso pampiniforme che circonda l’arteria testicolare: le gonadi maschili hanno bisogno di una temperatura inferiore di quella corporea, il fenomeno di termoregolazione innesca dei meccanismi di tipo muscolare per avvicinare o allontanare dalla regione pubico-pelvica le gonadi maschili. VALVOLE VENOSE Le valvole venose, che sono tipiche degli arti, servono per garantire un ritorno adeguato del flusso periferico. La pressione venosa è decisamente più bassa di quella arteriosa: la conformazione della valvola fa sì che il flusso circoli in una sola direzione, in quanto i lembi valvolari hanno la forma di nido di rondine tale per cui sono continenti. Il muscolo, quando si contrae, costringe la vena e migliora il ritorno. FIBRILLAZIONE ATRIALE O VENTRICOLARE Nella fibrillazione avviene che il muscolo cardiaco non ha più una contrazione efficace ma si contrae in modo parossistico senza creare un effetto di compressione normale. La fibrillazione atriale può essere curata, mentre quella ventricolare è letale se non trattata nei primi due minuti. Tali contrazioni anomale impattano sul volume di sangue che, all’interno della camera atriale, scorrerà più velocemente in alcune zone rispetto che in altre; la formazione di trombi, già grave a livello periferico, a livello centrale può addirittura ostruire un vaso coronarico (conseguenza: infarto) o un vaso cerebrale (conseguenza: ictus, che può essere all’80% ischemico o al 20% emorragico). Questa condizione può essere responsabile di uno stato infiammatorio che può dar luogo a flebiti (infiammazione di una vena, che non è più funzionale), tromboflebiti (associazione tra infiammazione e componente trombotica), e in casi gravi si possono instaurare quadri di cancrena o gangrena (necrosi). In Nota clinica: Nelle vene varicose, i lembi delle valvole non si accostano come dovrebbero perché la componente muscolare che le caratterizza si danneggia e c’è un reflusso di sangue dovuto alla gravità. Per stiramento o degenerazione della fascia muscolare vasale le valvole diventano insufficienti causando edema per aumento della pressione e rallentamento del flusso che può dar luogo alla formazione di trombi , dovuti ad un’alterazione nei meccanismi di coagulazione. Questa condizione può causare anche delle flebiti e in casi gravi anche delle gangrene.
ANATOMIA 1 Prof. Micheletti MECCANISMI DI SCAMBIO CAPILLARE Tra i meccanismi di scambio capillare vi sono: Diffusione attraverso le cellule endoteliali : nelle fessure tra un bordo di una parete e l’altro passano sostanze liposolubili, gas, acqua (per osmosi) Diffusione tra cellule endoteliali adiacenti : passano acqua e soluti di piccole dimensioni Diffusione attraverso i pori fenestrati : passano acqua e soluti Trasporto vescicolare: passano per endocitosi ed esocitosi (es. grosse proteine) RETE CAPILLARE Un sistema capillare efficiente garantisce un tessuto altrettanto funzionale. L’arteriola continua con una metarteriola (o canale preferenziale), canale diretto alla venula post-capillare. Da ogni metarteriola si dipartono i cosiddetti capillari veri. Nel punto di origine dei capillari lo sfintere pre-capillare agisce da valvola, regolando il flusso di sangue nel microcircolo; quando tutti i capillari sono contratti, il flusso si realizza esclusivamente tramite la metarteriola. Il capillare può essere chiuso o aperto, mentre la metarteriola, essendo un vaso preferenziale, è sempre aperta (perché priva di sufficiente muscolatura per fungere da sfintere), aggirando i capillari e inviando il sangue direttamente nella circolazione venosa. Questo canale, inoltre, consente il passaggio dei globuli bianchi dal circolo arterioso a quello venoso (altrimenti impedito dal calibro capillare). Le anastomosi arterovenose, poste a livello pre-capillare, a differenza delle metarteriole sono dotate di numerosi sfinteri pre-capillari, il ruolo funzionale è quello di inviare al territorio capillare situato a valle una maggiore o minore quantità di sangue in base alle necessità funzionali dei singoli organi e tessuti. Regolazione del letto capillare La regolazione del letto capillare può avvenire per: Vasomotilità : è la regolazione di variazioni locali come lo stiramento del vaso, e risponde a stimoli locali come segnali biochimici, la pressione parziale di O2, la pressione parziale della CO2 e la presenza di segnali vasocostrittori-vasodilatatori (ortosimpatico). Autoregolazione : a seguito della frequente contrazione degli sfinteri precapillari (12 volte al minuto) il flusso oltre che intermittente può raggiungere le venule attraverso differenti percorsi, in modo che ci sia un flusso maggiore o minore in un certo distretto.
ANATOMIA 1 Prof. Micheletti Altre tipologie di reti capillari Reti mirabili : ad un primo circuito capillare ne succede un altro. Il sistema non è, quindi, arteriola- venula, ma può essere costituito da arteriola- arteriola-venula. È una struttura tipica di alcuni distretti ormonali (es. a livello renale). Sistema portale : si colloca a metà strada tra un sistema venoso e arterioso, è tipico del sistema ipotalamo-ipofisario. Di fatto è un sistema venoso che dà origine ad un’altra struttura capillare che termina con la vena. Doppia circolazione : struttura tipica del polmone, che sostiene il circolo polmonare e un proprio circolo vascolare per il sostentamento delle proprie cellule. Meccanismi di controllo N.B. Il corpo umano possiede una riserva venosa: corrisponde a circa 1 L di sangue, il quale viene utilizzato in caso di emorragie. Quando si verifica una emorragia viene attivata una funzione nervosa a livello bulbare che a sua volta attiva il sistema simpatico, generando venocostrizione e quindi modificando l’apporto di sangue. Si attiva anche una mobilizzazione del sangue da parte dei distretti epatico e cutaneo, tessuti che possono sopravvivere con delle perfusioni ridotte (a differenza di altri distretti come quello cardiaco). Si può notare come la maggior parte (più del 60%) del sangue è contenuto all’interno del sistema venoso, a differenza del sistema arterioso che ne contiene solamente il 13%. Le pressioni C’è una pressione diastolica e sistolica, rispettivamente minima e massima. Dal distretto centrale a quello periferico la pressione cala di poco a livello arterioso, in modo più vistoso a livello capillare. Il ritorno adeguato è garantito dalla pompa respiratoria. Nota clinica: La sincope è un’improvvisa e temporanea perdita di conoscenza spesso funzionale, in assenza di traumi cerebrali, seguita da ripresa spontanea. Cause della sincope: Vasodepressoria: causata da stress emozionale (es. svenimento alla vista del sangue). Situazionale: dovuta a stress pressorio associato all’azione dell’urinare, defecare o tossire (problematiche di tipo nervoso). Da farmaci: causata da antipertensivi, diuretici (l’espulsione di molta urina comporta la diminuzionedi volemia), vasodilatatori, ansiolitici. Ortostatica: dovuta a un’eccessiva diminuzione della PA per eccessivo tempo in ortostatismo o a seguito dell’atto di alzarsi. Stimolazione del seno carotideo.
ANATOMIA 1 Prof. Micheletti lunghezza limitata ; il suo termine si trova vicino all’angolo sternale , intorno alla seconda articolazione sternale nella parte di destra, o T4 (inizialmente l’aorta nasce piegando verso destra, solo in seguito piegherà posteriormente a sinistra). Nel punto di inizio dell’aorta ascendente troviamo una serie di diramazioni, i tre seni aortici , che hanno una struttura molto caratteristica (meccanicamente le valvole devono garantire un’unica direzione del flusso e continenza): si presentano come conche a nido di rondine , forma che garantisce unicità della direzione e continenza della valvola stessa, con, nei seni di destra e di sinistra, una perforazione che è il preludio all’origine di due vasi molto importanti nel quadro del cuore, il suo patrimonio coronarico: coronarica di destra e coronarica di sinistra. Nella parte centrale e posteriore, invece, non abbiamo nessun tipo di perforazione, poiché non esiste alcun tipo di origine di coronarica. Una volta originatasi l’aorta ascendente, il vaso inizia la sua corsa verso l’alto, verso destra, e poi piega in avanti (l’origine è posteriore al tronco polmonare, che permette il rientro nel circolo polmonare del sangue refluo, e all’auricola destra, una parte dell’atrio di destra; l’arteria polmonare, invece, passa posteriormente). Terminata la corsa dell’aorta ascendente e superati i 4 cm di lunghezza, inizia l’arco aortico vero e proprio, che ha origine nell’angolo sternale e termina nella terza cartilagine costale. In questo caso, il vaso è diretto vero l’alto, piega posterolateralmente attorno a T3 e T4 a sinistra, passando davanti alla trachea e all’esofago, e posteriormente al bronco principale di destra, per poi inclinarsi verso il basso e diventare aorta discendente, di fatto considerata aorta toracica; la lunghezza è di circa 5-6 cm, mentre il diametro è leggermente più piccolo. Dall’arco aortico nascono direttamente i cosiddetti vasi sopraortici (non vi è specularità), tra i quali il primo, il tronco brachiocefalico, o arteria anonima, nasce dalla parte di destra dell’arco aortico e dà origine a due importanti vasi: la succlavia di destra , che prelude all’irrorazione dell’arto superiore di destra, e la carotide comune di destra , che nel sistema delle carotidi dà origine a vasi importanti per l’irrorazione del collo e della testa. Nella parte di sinistra troviamo gli altri due vasi, i corrispettivi di sinistra, la succlavia di sinistra e la carotide comune di sinistra , che nascono, invece, direttamente dall’arco aortico.
ANATOMIA 1 Prof. Micheletti Sistema carotideo e poligono di Willis La componente carotidea, che può nascere dal tronco brachiocefalico a destra o dall’arco aortico a sinistra, è importante poiché, risalendo lungo il percorso del collo, si divide in due strutture separate, rispettivamente la carotide esterna e la carotide interna: la carotide esterna è un vaso che vascolarizzerà le parti superficiali del cranio; la carotide interna, invece, entrerà nella scatola cranica, contribuendo a dare origine al sistema circolatorio cerebrale, e, laddove la carotide comune si sdoppia in interna e esterna, troviamo due strutture fondamentali rilevabili dal punto di vista morfologico, perché la carotide interna appare leggermente dilatata per la presenza di una serie di elementi recettoriali, di sensori, sensibili alla pressione: il seno carotideo , nella cui parete sono immersi recettori che inviano impulsi elettrici al sistema nervoso centrale informandolo dello stato di pressione arteriosa in quel determinato istante, e il glomo carotideo , un piccolo nucleo di recettori, chemocettori, sensibili alla concentrazione di anidride carbonica o di ossigeno nei vasi. Nel prosieguo delle carotidi interne, esse entrano all’interno della struttura encefalica: nel nostro cranio si inseriscono quattro vasi: le due carotidi e i due vasi vertebrali, quest’ultime in genere entrano a livello occipitale Tutti e 4 contribuiscono a organizzare un flusso sanguigno adatto alle esigenze del sistema nervoso. Le due arterie vertebrali, una volta entrate, si anastomizzano per costituire un unico vaso, l’arteria basilare, che, portandosi anteriormente e centralmente, emette due vasi, le arterie comunicanti posteriori ; mentre nel frattempo si creano le due arterie cerebrali posteriori. Le comunicanti posteriori proseguiranno per incontrare e anastomizzarsi con le due carotidi interne entrate nella scatola cranica. Anteriormente, dalle due carotidi nascono le comunicanti anteriori (vertice del poligono), che si uniscono per dare origine a una serie di vasi. Le due vertebrali, la basilare e le carotidi formeranno insieme il poligono di Willis , circuito nel quale il sangue giungerà al sistema nervoso. Questa struttura è importante non soltanto per la distribuzione del sangue in sé e per sé, ma soprattutto per fare in modo che i flussi provenienti da vasi differenti possano distribuirsi, nonostante insufficienze, garantendo integrità vascolare e conseguentemente respiratoria e nutritizia dei tessuti. All’interno della struttura cerebrale, in particolare a livello meningeo, troviamo tre foglietti: quello intimo, la pia madre, poi uno più spesso, l’aracnoide, che emette una serie di colonnine e sedimenti che si collegano alla pia madre creando uno spazio nel quale, oltre al liquido cerebrospinale, scorrono molte strutture vascolari, e infine la dura madre.
ANATOMIA 1 Prof. Micheletti sistema cavale, in questo caso vena cava superiore, che confluendo con la vena cava inferiore, scaricherà il sangue refluo nella parte destra del cuore. Il foro giugulare, chiamato anche foro lacero posteriore è un'ampia apertura sita nella base del cranio dietro al canale carotideo, composto dalle incisure giugulari poste sulla parte posteriore dell'osso temporale anteriormente, e sul margine anteriore dell'osso occipitale posteriormente. ARTI SUPERIORI La componente venosa si suddivide in profonda e superficiale. Quella profonda ha un andamento abbastanza regolare, e segue i decorsi in stretto rapporto con le componenti arteriose. La bizzarria risiede perlopiù nel sistema venoso superficiale, che segue dei criteri di decorso e di struttura variabili (come possiamo trovare nel dorso della mano). Due elementi fondamentali sono costituiti dalla vena basilica e dalla vena cefalica , che nella piega del gomito creano un’anastomosi denominata mediana del gomito (è chiamata anche cubitale e si tratta dei vasi più comunemente utilizzati nel prelievo del sangue), e può avere leggeri scostamenti da un soggetto all’altro.
ANATOMIA 1 Prof. Micheletti TORACE Oltre l’attraversamento del muscolo diaframmatico l’aorta toracica diviene aorta addominale, per poi dare origine a una serie di vasi a livello addominale, primo tra questi il tronco celiaco, che nasce al di là dell’attraversamento e dà origine a tre grossi vasi che prendono il nome alle strutture organiche che alimentano: l’arteria epatica, la gastrica e la splenica (anche se queste alimentano anche altre strutture localizzate nella stessa regione). Altri due vasi molto importanti nascono nelle due strutture mesenteriche, la mesenterica superiore e inferiore, che irrorano rispettivamente intestino tenue e crasso (delimitazioni però molto parziali). Terminata la suddetta emissione, ci sono anche altri vasi importanti, come le due arterie renali, che nascono lateralmente rispetto all’aorta. Questa, inoltre, si suddivide dopo in una y, dando origine alle due arterie iliache comuni che a loro volta generano l’iliaca esterna e l’iliaca interna. Parallelamente, a livello venoso troviamo un grosso elemento vascolare, la vena cava inferiore, accompagnato dalle due vene mesenteriche, superiore e inferiore, che somigliano sia per nome che per il loro decorso al sistema arterioso (i territori di distribuzione sono gli stessi), ma il drenaggio venoso delle due mesenteriche non entra direttamente nella cava inferiore ma passa attraverso il filtro epatico (vena porta), che fa da intermezzo per trattare il sangue refluo dal sistema intestinale estremamente ricco di nutrienti, elaborandolo. PELVI E ARTI INFERIORI L’arteria iliaca interna darà origine ai vasi che riguardano la componente riproduttiva, a livello pelvico, e in parte anche la componente vescicale, mentre l’iliaca esterna entra nell’arto inferiore divenendo arteria femorale, che proseguirà lungo l’asse dell’arto dando origine a vari rami collaterali, a livello del ginocchio scorre posteriormente e diventa arteria poplitea, e in seguito arteria tibiale, che sdoppiandosi in anteriore e posteriore darà origine alle strutture vascolari che alimentano il piede.
ANATOMIA 1 Prof. Micheletti
Una famiglia di patologie molto frequente riguardante il sistema vascolare è chiamata ipertensione e racchiude sia i casi nei quali si conosce l’origine, che i casi dall’origine sconosciuta, detta ipertensione essenziale o idiopatica, ossia uno stato di variazione delle pressioni diastolica e sistolica al di sopra, o al di sotto, di determinati valori, e nello specifico, nel caso di una minima maggiore di 89 e/o una massima superiore a 139 (tali valori devono essere certificati frequentemente, non occasionalmente). Sebbene l’intero organismo ne risenta, gli organi bersaglio coinvolti sono, in particolare, il cuore, che deve fare uno sforzo superiore, la componente encefalica, che mal sopporta lo stato ipertensivo, la componente renale, avente importante ruolo nella regolazione del sistema arterioso, e la retina, poiché fortemente disseminata di vasi capillari terminali, primi ad essere interessati dall’ipertensione. Per quanto riguarda i fattori di rischio , troviamo tra i più importanti l’ereditarietà, per la quale è importante la prevenzione della patologia soprattutto in caso di familiarità, con lo stile di vita, fra cui dunque una dieta troppo piena di grassi e sodio, l’alcool, il fumo, il sovrappeso, la vita sedentaria, lo stress. Molte volte, inoltre, il paziente non presenta una sintomatologia vera e propria: può presentare mal di testa, epistassi, vertigini, senso di instabilità, ronzii alle orecchie, peggioramento della vista, ma nella maggior parte dei casi si tratta di sintomi talmente evanescenti da non essere rilevati dal paziente. Le diagnosi sono cliniche e comprendono il fondo oculare, l’elettrocardiogramma, l’Holter pressorio (registrazione di attività pressoria nelle 24h), mentre la terapia si basa sulla modificazione delle abitudini di vita e alimentari e sulla farmacologia, estremamente ampia, che spesso comprende più farmaci in grado di alterare ognuno un determinato meccanismo.
ANATOMIA 1 Prof. Micheletti Vi sono numerose differenze tra le valutazioni degli stati ipertensivi delle linee guida europee rispetto a quelle americane, infatti ciò che l’ESC-ESH ritiene sia una condizione normale di una sistolica tra 120 e 129, per l’ACC è già una condizione elevata. Anche le terapie sono diverse, infatti i dosaggi cambiano. Gli aspetti patologici del deterioramento del sistema vascolare, che insorgono con l’avanzare dell’età , sono irrilevanti dal punto di vista funzionale e organico, perché sono proprio un aspetto tipico del sistema circolatorio, che deteriorandosi può dare luogo a una serie di problemi legati alla famiglia delle arteriosclerosi. Possono causare un irrigidimento della parete dei vasi oppure lo sviluppo di placche aterosclerotiche che vanno a impegnare il lume dei vasi, infatti si perde la componente elastica, soprattutto a livello arterioso, determinando un’alterazione della capacità propulsiva del flusso di sangue, della quale risente maggiormente il circolo capillare, o microcircolo. Tutti i distretti possono essere interessati da questi fenomeni, ne esistono però alcuni più sensibili come le carotidi, l’aorta, il distretto collo-testa e il cuore. Gli altri organi sembrano apparentemente risparmiati, in realtà per esempio gli arti inferiori potrebbero esserne colpiti. L’aorta è un po' particolare a causa delle sue dimensioni, delle pressioni in gioco e delle modificazioni che incorrono con l’invecchiamento: tende a diventare più grande, per le continue sollecitazioni pressorie nei confronti della componente muscolare.
ANATOMIA 1 Prof. Micheletti Parliamo di anello linfatico perché, come si nota dai puntini colorati in azzurro, che non sono tonsille vere e proprie ma è tessuto linfoide, si crea una congiunzione tra tutti gli elementi, che forma una sorta di anello tra gli elementi tonsillari. Dal punto di vista funzionale qui c’è un’importante componente immunitaria , in quanto è la prima area ad essere investita dalle componenti biologiche patogene che possiamo respirare o mangiare. Le tonsille sono la prima difesa aerea dell’organismo per evitare che i patogeni che respiriamo possano giungere nelle vie aeree più profonde. Ciascuna di queste tonsille, seppure regionalizzate, è interessata da noduli linfatici, ossia tessuto linfatico che contorna e unisce l’intera struttura tonsillare dando complessivamente origine all’anello.
ANATOMIA 1 Prof. Micheletti
La linfa è la parte liquida che scorre nel sistema vascolare linfatico. È una componente liquida trasparente, molto simile per composizione al plasma, la fase liquida del sangue, in senso proteico, elettrolitico, vitaminico, ma è più trasparente. La fase lipidica ha una variabilità maggiore rispetto al sangue, perché oltre ad esaudire la funzione immunitaria, deve assorbire dei grassi a livello intestinale. La parete intestinale è corrugata da pieghe su cui insistono delle escrescenze definite villi intestinali, che aumentano la superficie di assorbimento. Se li sezionassimo troveremmo una rete di capillari e un vaso linfatico, chiamato vaso chilifero, che non ha a che fare con l’immunità. I capillari continui assorbono acqua, proteine e vitamine, ma non sono in grado di assorbire i lipidi, solo di trasportarli attraverso il sistema di endocitosi ed esocitosi, un processo che sarebbe poco efficiente. Inoltre, le molecole lipidiche a quel livello hanno un diametro troppo grande e non potrebbero essere assorbite dai capillari. Il sistema di assorbimento è svolto dai vasi linfatici. A digiuno la percentuale lipidica nei vasi linfatici è minore che durante la fase digestiva. Ecco perché la percentuale lipidica nella linfa è variabile. Il sistema dei vasi linfatici si trova ovunque, tranne che in alcuni tessuti come le cartilagini, tessuti a-vascolari per definizione, nella componente epidermica (nel derma invece sì), nella cornea e nel midollo osseo. Il SNC si pensava fosse privo di vasi linfatici, ma nel 2015 sono stati scoperti i vasi linfatici anche nel tessuto nervoso. Aspetti funzionali del sistema linfatico: trasporto lipidi, vitamine liposolubili Componente linfocitaria: produzione, mantenimento e distribuzione Mantenimento volume ematico e drenaggio del liquido interstiziale. Rimozione di detriti e agenti biologici, anche di cellule che si deteriorano, agenti biologici come virus e batteri, cellule neoplastiche.