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AndromacaAndromaca ( Ἀνδρομάχη, "colei che combatte gli uomini") è un personaggio della mitologia greca, figlia del re di Tebe Ipoplacia Eezione, moglie di Ettore. I miti e la tradizione hanno delineato un ritratto sconsolato, rammaricato ed eternamente perseguitato di Andromaca, una figura toccante per essere destinata a perdere tutti i suoi cari. Esistono varie teorie riguardo alla datazione dell'opera: tradizionalmente la si colloca durante la guerra del Peloponneso nel periodo tra il 431 e il 424 a.C. adducendo come causa il tono antispartano che permea l'opera. Secondo altre ipotesi l'opera risalirebbe 428 a.C., anno dell'alleanza con i Molossi, oppure alla mancata restituzione di Anfipoli a seguito della pace di Nicia, attorno al 421/420 a.C. Altre date considerate possibili sono il 418 a.C. o il 411 a.C.
Arriva l'anziano Peleo, che prende le difese di Andromaca e di suo figlio. Ne scaturisce una discussione con Menelao, al quale rimprovera di essersi lasciato rubare una poco di buono come Elena e di aver scatenato per lei una guerra, di cui molte famiglie greche ancora portano il lutto. Menelao risponde che Andromaca è, a conti fatti, moglie di Ettore. Ma Peleo libera le mani di Andromaca dai legacci che le stringono e Menelao, lungi dall'impedirglielo, annuncia la sua partenza per Sparta, promettendo però di ritornare quando Neottolemo sarà in casa per potergli chiedere di castigare Andromaca.
Ermione, con il timore di essere ripudiata una volta che Neottolemo saprà del suo tentativo di eliminare Andromaca, cerca di togliersi la vita. A questo punto arriva Oreste, figlio di Agamennone e Clitennestra, che si dirige all'oracolo di Dodona. Di passo per Ftia, Oreste cerca notizie di Ermione, che gli era stata promessa da Menelao, prima che cambiasse opinione e la desse a Neottolemo. Ermione cerca e trova la sua protezione, mentre Oreste pianifica di far uccidere suo marito. La notizia della morte di Neottolemo arriva con un messaggero che ne informa Peleo. Oreste aveva fatto circolare la voce tra la popolazione di Delfo che il figlio di Achille aveva l'intenzione di distruggere il tempio di Apollo. Quando Neottolemo arriva a Delfo per offrire sacrifici al dio, vi è trucidato dalla popolazione inferocita. Finalmente appare Teti che ordina a Peleo di farsi forza e di dedicarsi alla propria discendenza che riunisce il sangue di tre dinastie ( Zeus, Ilio e Peleo ). Il re andrà a Delfo per inumare suo nipote Neottolemo, Andromaca si sposerà con Eleno (un figlio di Priamo che era scampato al massacro di Troia) e andrà a vivere col figlio in Molossia. A Peleo viene annunciato che, quando finirà i suoi giorni, raggiungerà Teti in fondo al
In Virgilio Andromaca assume ancora una volta il ruolo della donna disperata, ma ha un’altra connotazione, infatti, sembra vivere nel mezzo tra presente e passato, sembra non riuscire a superare il muro che le lascierebbe condurre la sua nuova vita da regina di Caonia, mettendo in secondo piano la figura del marito defunto Ettore che continua a vivere in lei e la straziante immagine del figlio Astianatte che viene ucciso da Pirro sulle porte Scee. Questo personaggio femminile ci appare anche come donna pia, che fa libagioni ai cari morti, testimone insieme ad Enea degli antichi costumi che inconsciamente adopera, e che Virgilio utilizza per cantare le abitudini romane.
In Baudelaire Andromaca conserva quei sentimenti già espressi in Virgilio e si fa simbolo di chi ha perso ciò che di più caro aveva al mondo, ad esempio la famiglia. Il poeta, infatti, utilizza questo personaggio per esternare il suo stato d’animo nel vedere i luoghi che frequentava de ragazzo completamente stravolti dalla nuova urbanistica, e nel constatare quanto l’aspetto di una città cambi più facilmente che i sentimenti di un uomo. Ma utilizzando il personaggio di Andromaca Baudelaire ne sottolinea la costante attualità e la capacità che questa figura ha di conservare nel tempo le sue connotazioni fondamentali, che nei secoli si arricchiscono di aspetti nuovi ed interessanti, capaci di suscitare forti emozioni nel lettore.
Ermione che è un'opera, nel libretto indicata come "azione tragica“, musicata da Gioachino Rossini su testo di Andrea Leone Tottola tratto dalla tragedia Andromaque di Jean Racine, a sua volta basata sull'Andromaca di Euripide. Il personaggio di Andromaca viene utilizzato anche in svariate poere teatrali come: Andromaca è un'opera lirica di Giovanni Paisiello. Alcune fonti attribuiscono il libretto a Giovanni Battista Lorenzi da Antonio Salvi. Fu rappresentata al Teatro San Carlo di Napoli il 18 novembre 1797 con Giacomo David. Andromaca è un libretto d'opera seria in cinque atti, scritto da Apostolo Zeno e musicato da Antonio Caldara. L'opera fu rappresentata al Teatro della Favorita di Vienna il 28 agosto 1724.