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Anna Seghers - Transito, Schemi e mappe concettuali di Letteratura Tedesca

Appunti tratti dalle lezioni frontali

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2023/2024

Caricato il 24/06/2026

matilde-ginevra-sitran
matilde-ginevra-sitran 🇮🇹

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Transito Anna Seghers:
Nel romanzo si descrive il caos del periodo del nazismo dal pov degli esuli tedeschi in Francia, in
contrapposizione con l'ordine millantato dai nazisti. Si prende spunto non solo da fatti autobiografici, ma
prende spunto anche dal dialogo con Walter Benjamin. Vengono raccontate le vicende di difficoltà dei
profughi in attesa, nei consolati e nelle banchine di imbarco di Marsiglia, in attesa del visto di transito per le
Americhe, tra oppressione ed incertezza. Scrittura eterotopica: descrive più culture, quella ebraica, tedesca
e francese in un mondo diviso in due blocchi (ordine tedesco e caos francese di cui abbiamo parlato).
Concetto di ordine kafkiano: legge di ordine senza senso se non quello di essere seguita. AS: appartiene alla
schiera di ebrei di sinistra. Rapporto con ebrei è controverso, poiché lei si sente molto legata a quella cultura,
ma mostra sempre una certa riluttanza a parlare della sua provenienza, perché la sua condizione di ricca
borghese ebrea andava apparentemente a contrastare quegli ideali comunisti di impronta sovietica e
staliniana dell'epoca e della lotta degli scrittori antifascisti. Questi ultimi si schieravano per una letteratura
del proletariato e dei più deboli. AS si fa portavoce di questa volontà di diffondere la cultura dei margini ma
allo stesso tempo viene dall'alta borghesia. Il sentimento religioso viene superato dialetticamente attraverso
l'idea della solidarietà tra gli uomini e dell'utopia della redenzione collettiva. L'aspetto della tradizione
ebraica viene tradotta in termini politici e di collettività. A questo va aggiunta la sua volontà di trasformare il
mondo attraverso l'arte e la letteratura, la quale diventa proprio un atto politico: "Wer schreibt, handelt". Su
questo AS si interroga in un saggio "Sull'opera d'arte e la verità, i compiti dell'arte e dello scrittore oggi", in
cui "oggi" porta con un grande significato, poiche siamo proprio nel periodo di lotta, olocausto,
persecuzioni, esilio e quindi la riflessione parte proprio da questo ma presenta sempre un carattere mitico,
che va al di là dell'esperienza contemporanea, assumendo visione universale e mitica, che propone valori
validi sempre e comunque. Recupero del linguaggio religioso è molto importante perché mostra una
continuità di temi che tornano costantemente nell'essere umano e nella cultura di vari Paesi. Cerca di
concepire un'idea di cultura che fosse universalmente valida, oltre che politica, inerente al periodo storico.
Transito ha proprio un'atmosfera mitica, poiché la città di Marsiglia viene descritta in termini universali. Nel
1940 la città ha accolto fiumane di profughi (ben circoscritta nel contesto storico), ma allo stesso tempo
rappresenta il topos della città, essendo labirintica infatti è facile perdersi ma è facile anche ritrovarsi. Il porto
simboleggia l'accoglienza, il viaggio e l'esodo, reso mitico tramite linguaggio biblico, portando un connubio
importante tra caratteristico e universale. Lei stessa non dedica molti scritti all'ebraismo (tesi), ma parla in
generale dei perseguitati e degli emarginati. "Costa verso la terra promessa" 1944 è uno dei pochissimi testi
che narra la tragedia della situa ebraica. Questo per la sua riluttanza verso l'argomento data dalla sua
condizione di alto borghese, ma anche perché per lei la situazione degli ebrei è una questione molto più
ampia che si lega alla transitorietà della vita e la sua precarietà, di cui gli ebrei sono un esempio storico. La
sua maniera di scrivere permette anche di esorcizzare la morte e impedire l'oblio. Attraverso la scrittura, AS
elabora la morte e la supera "Ciò che è scritto è superato". Il tema ritornerà molto spesso, come nella "Gita
delle ragazze morte", dove si affronta la morte perseverando la vita, che viene affermata tramite la memoria,
l'elaborazione del passato e il ricordo che deve impedire che un'azione venga ripetuta nella storia. Altro
elemento della scrittura AS è la voce narrante maschile, in cui cela la sua identità femminile, come molte
altre donne prima di lei. Questo per rendere la prospettiva del romanzo più oggettiva e realistica possibile,
anche se non dobbiamo dimenticare la presenza di moltissimi elementi autobiografici. Vengono infatti ripresi
l'esilio a Parigi, la fuga verso il sud, l'arrivo a Marsiglia, l'attesa infinita per il visto, l'incontro con altri esuli...
in un connubio tra oggettività e soggettività, e tra fantasia e realismo. AS scrive questo romanzo di cui solo
la prima parte è ambientata a Parigi, il resto è tutto a Marsiglia, dove la scrittrice è rimasta per soli 3 mesi,
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Transito Anna Seghers:

Nel romanzo si descrive il caos del periodo del nazismo dal pov degli esuli tedeschi in Francia, in

contrapposizione con l'ordine millantato dai nazisti. Si prende spunto non solo da fatti autobiografici, ma

prende spunto anche dal dialogo con Walter Benjamin. Vengono raccontate le vicende di difficoltà dei

profughi in attesa, nei consolati e nelle banchine di imbarco di Marsiglia, in attesa del visto di transito per le

Americhe, tra oppressione ed incertezza. Scrittura eterotopica: descrive più culture, quella ebraica, tedesca

e francese in un mondo diviso in due blocchi (ordine tedesco e caos francese di cui abbiamo parlato).

Concetto di ordine kafkiano: legge di ordine senza senso se non quello di essere seguita. AS: appartiene alla

schiera di ebrei di sinistra. Rapporto con ebrei è controverso, poiché lei si sente molto legata a quella cultura,

ma mostra sempre una certa riluttanza a parlare della sua provenienza, perché la sua condizione di ricca

borghese ebrea andava apparentemente a contrastare quegli ideali comunisti di impronta sovietica e

staliniana dell'epoca e della lotta degli scrittori antifascisti. Questi ultimi si schieravano per una letteratura

del proletariato e dei più deboli. AS si fa portavoce di questa volontà di diffondere la cultura dei margini ma

allo stesso tempo viene dall'alta borghesia. Il sentimento religioso viene superato dialetticamente attraverso

l'idea della solidarietà tra gli uomini e dell'utopia della redenzione collettiva. L'aspetto della tradizione

ebraica viene tradotta in termini politici e di collettività. A questo va aggiunta la sua volontà di trasformare il

mondo attraverso l'arte e la letteratura, la quale diventa proprio un atto politico: "Wer schreibt, handelt". Su

questo AS si interroga in un saggio "Sull'opera d'arte e la verità, i compiti dell'arte e dello scrittore oggi", in

cui "oggi" porta con sé un grande significato, poiche siamo proprio nel periodo di lotta, olocausto,

persecuzioni, esilio e quindi la riflessione parte proprio da questo ma presenta sempre un carattere mitico,

che va al di là dell'esperienza contemporanea, assumendo visione universale e mitica, che propone valori

validi sempre e comunque. Recupero del linguaggio religioso è molto importante perché mostra una

continuità di temi che tornano costantemente nell'essere umano e nella cultura di vari Paesi. Cerca di

concepire un'idea di cultura che fosse universalmente valida, oltre che politica, inerente al periodo storico.

Transito ha proprio un'atmosfera mitica, poiché la città di Marsiglia viene descritta in termini universali. Nel

1940 la città ha accolto fiumane di profughi (ben circoscritta nel contesto storico), ma allo stesso tempo

rappresenta il topos della città, essendo labirintica infatti è facile perdersi ma è facile anche ritrovarsi. Il porto

simboleggia l'accoglienza, il viaggio e l'esodo, reso mitico tramite linguaggio biblico, portando un connubio

importante tra caratteristico e universale. Lei stessa non dedica molti scritti all'ebraismo (tesi), ma parla in

generale dei perseguitati e degli emarginati. "Costa verso la terra promessa" 1944 è uno dei pochissimi testi

che narra la tragedia della situa ebraica. Questo per la sua riluttanza verso l'argomento data dalla sua

condizione di alto borghese, ma anche perché per lei la situazione degli ebrei è una questione molto più

ampia che si lega alla transitorietà della vita e la sua precarietà, di cui gli ebrei sono un esempio storico. La

sua maniera di scrivere permette anche di esorcizzare la morte e impedire l'oblio. Attraverso la scrittura, AS

elabora la morte e la supera "Ciò che è scritto è superato". Il tema ritornerà molto spesso, come nella "Gita

delle ragazze morte", dove si affronta la morte perseverando la vita, che viene affermata tramite la memoria,

l'elaborazione del passato e il ricordo che deve impedire che un'azione venga ripetuta nella storia. Altro

elemento della scrittura AS è la voce narrante maschile, in cui cela la sua identità femminile, come molte

altre donne prima di lei. Questo per rendere la prospettiva del romanzo più oggettiva e realistica possibile,

anche se non dobbiamo dimenticare la presenza di moltissimi elementi autobiografici. Vengono infatti ripresi

l'esilio a Parigi, la fuga verso il sud, l'arrivo a Marsiglia, l'attesa infinita per il visto, l'incontro con altri esuli...

in un connubio tra oggettività e soggettività, e tra fantasia e realismo. AS scrive questo romanzo di cui solo

la prima parte è ambientata a Parigi, il resto è tutto a Marsiglia, dove la scrittrice è rimasta per soli 3 mesi,

dal gennaio al marzo 1941, eppure la città rimane la protagonista del romanzo. Porto di Marsiglia: "ultimo

lembo di Europa" dove inizia un nuovo mondo in cui viene a frantumarsi anche il senso di appartenenza alle

proprie radici. Marito prima viene internato a Le Vernet (sui Pirenei) e poi spostato a les milles, campo di

internamento raccontato da Feuchtwanger, dove ogni sera il lavoro di tutto il giorno veniva smantellato. Per

LF non c'era crudeltà in questi trattamenti, bensi un assurdo ordine che non ha un vero e proprio scopo.

Viene trattata anche la burocratizzazione dell'amministrazione francese, che rende la vita dei rifugiati ancora

più complessa. Lo spostamento a Marsiglia avviene appunto per stare vicino al marito e perché c'era il porto,

che era il primo modo di scappare dalla persecuzione. Il secondo modo era attraversare i Pirenei e la Spagna,

arrivare in Portogallo e lì imbarcarsi. Probabilmente quest'ultimo è più difficile, soprattutto per il passaggio

in Spagna, nazione appena uscita dalla guerra civile e molto provata da ciò. Anche a Marsiglia partono

pochissime navi, circa 1 ogni due mesi mandata da organizzazioni umanitarie. Il testo viene pubblicato solo

nel periodo dell'esilio messicano e solo nel 1948 nell’originale tedesco.Ritorna anche il tema del suicidio,

quello dello scrittore che riprende quello di Walter benjamin, il quale si uccide il 26 settembre 1940 a Port

Bou (confine Francia-Spagna). Viene evocato anche Hans Weiss, trovato morto in una camera di albergo a

Parigi nel giugno 1940. Questi sono altri elementi della vita di AS inseriti nel romanzo: Il romanzo viene iniziato

a Marsiglia quando A.s arriva nel 1941 dopo essere stata a Palmier vicino il campo di Vernet, dove è internato suo marito. Proprio nei caffè del piccolo borgo, a.s legge tutta un’opera di Balzac che ha un’ influenza diretta sul romanzo. Nel 1941 arriva a Marsiglia con i suoi figli e attende per tre mesi il visto per andare in Messico. Nel romanzo ci sono molti elementi autobiografici, soprattutto per quanto riguarda il tema dell’attesa, che riguarda direttamente sia Anna Seghers, sia tutti i profughi, che si trovavano lì in transito. Il titolo ci fa già pensare al viaggio e all’insicurezza dei profughi, che aspettavano solo il visto di transito. Il visto garantiva che i profughi erano arrivati per partire, non per restare. La città di Marsiglia non era una sede fissa, ma solo transitoria, in attesa dell’imbarco. (Non è una città in cui si va, ma in cui si passa).Il romanzo gioca proprio sull’attesa del visto di transito, non su quello di espatrio. (Che arriva invece abbastanza facilmente) .Anche a.s si trova a Marsiglia per imbarcarsi, oltre che ad attendere il visto, attende anche che suo marito lo ottenga e che venga rilasciato dal campo di internamento. Nelle sue lettere dichiara che non lascerà Marsiglia senza suo marito (aspetto della sua vita privata che si riflette nel romanzo, con questa donna che aspetta il marito e che non vuole partire senza di lui). Terminerà il manoscritto nella nave merci che la porterà in Messico e pubblicherà il romanzo solo nel 1944. Lunga gestazione. Il romanzo segue la vicenda stessa di Anna Seghers , che vive la stessa transitorietà descritta nel romanzo. (Era anche difficile pubblicare per una scrittrice tedesca, che raccontava le vicende che vivevano tante persone a causa del regime fascista.) *vedi parti del romanzo lette

Da Diavolo in Francia:

Non esisteva unautorità a cui poter indirizzare una lamentela o una richiesta. Ogni cosa degradava nella sporcizia e nella sciatteria. Si era del tutto abbandonati al sudiciume e allindolenza. Al campo di Nîmes non si viveva, si vegetava. Cera chi desiderava la morte. Se sopportavamo quella vita grama, era perché ci ripetevamo di continuo che non bisognava cedere, che dovevamo sopravvivere a un periodo infausto. Un bel giorno ne saremmo usciti, un bel giorno saremmo tornati a vivere alla maniera umana. [...] Con la crescente disorganizzazione, latmosfera del nostro campo si fece sempre piú irreale. Se uno avesse montato la scenografia del nostro campo cosí comera in realtà in un film o a teatro, il pubblico lavrebbe bocciata come inattendibile. Soprattutto la sera, al calar del sole, la tendopoli dava di sé unimmagine di paradossale romanticismo. Cerano le bianche tende a cuspide collocate in quel dolce paesaggio, il fumigare dei fuochi, le figure cenciose che si agitavano intorno ai falò. Cerano la musica e i canti ai banchetti del caffè e ai chioschi di cibo. Cerano i cabarettisti e i tavoli da gioco. E tuttintorno il filo spinato e il solito fetore, e ogni tanto anche una camionetta della polizia, intenta a riconsegnare al campo qualche fuggiasco finito in manette.

C'è rapporto speculare tra l' interiorità del singolo ed il paesaggio esterno, il campo in cui si riflette il degrado

umano. Abbiamo anche la descrizione paradossale del campo circondato dal filo spinato e dalle fosse, al cui

interno si cercava di sopravvivere nel miglior modo possibile. Si crea un piccolo mondo all'interno di questo

la vita di AS in quanto donna, ebrea e comunista. ‘’Erano le antichissime ciarle del porto, vecchie quanto il porto vecchio, anzi, molto più di esso. Uno stupendo, arcaico cianciare che non conosce silenzio da quando esiste un mare chiuso tra molte terre; chiacchiere fenicie, un ininterrotto cicaleccio di Cretesi, di Greci e di Romani.”(Ritorna Creta, da cui viene il mito del Minotauro col labirinto, e ciene descritta la città di Marsiglia come città che accoglieva non solo profughi di guerra, ma ospita culture eterogenee. Questo si comprende anche dai profumi nelle strade ed in tutti gli aspetti della vita cittadina, nella quale ogni cultura porta il proprio cibo e il proprio vino o rum. Ricchezza di culture, di profumi e anche di spirito. L’aspetto esteriore della città si sovrappone all’interiorità dell’individuo). Un grande storico urbanista ha scritto un libro su Marsiglia in Transito, in cui descrive il quartiere di Belsunce, abbastanza degradato ma che accoglieva tutti i profughi. “Luogo di tristezza tra due mondi, uno che vi esilia ed uno che vi distrugge (Germania e Francia)”. Il quartiere ha ospitato anche AS per circa 3 mesi, ed è descritto come zona di frontiera (tema transito), poiché divide il quartiere borghese da quello degli operai, e la zona portuale dalla stazione ferroviaria. E ’ proprio un luogo “isolato in pieno centro città, mal penetrato e mal conosciuto”, delimitato ed isolato con i suoi vicoletti semibui. C’è anche il contrabbando, di sigarette, vino e caffè, ma soprattutto di identità e documenti in quel periodo-> la conformità della città e la mancanza di luce facilita questi crimini. Questo è proprio un microcosmo all’interno della città di Marsiglia che rispecchia proprio quel caos e quella anarchia che governa la Francia in quegli anni. E ’una città in cui la morte attraversa le strade, sempre in agguato (malattie, fame e povertà), che ancora riflette lo stato d’animo di AS e del protagonista di Transito. Questo stato d’animo viene definito nel termine “cafard”, ossia quella malinconia, quella noia e la perdita totale di interesse verso la vita, segnata anche dalla perdita di speranza. Anche uno scrittore francese parla di Marsiglia come Porta del Sud, un luogo di transito. Il porto viene descritto come pieno di vita, e come un porto mitico e magnifico che accoglie ma che fa anche imbarcare moltissime persone per trarle in salvo. Oltre alle persone vengono trasportati anche beni, i quali vengono descritti anche per sottolineare la condizione in cui vivevano queste persone. Infatti AS scrive che il caffe era fatto con piselli secchi, poiché i chicchi di caffe erano troppo costosi, ed aveva un cattivo sapore ma comunque dava un senso di familiarità e di calore. Il caffè: (Kaffeehaus) Hermann Kesten descrive il caffe come la sala d’attesa della poesia, dal carattere senza legami, come se si stesse in una società senza conoscere nessuno. Per AS il caffè non è solo la bevanda, ma anche un non luogo: frequentato da moltissime persone che non si conoscono reciprocamente. Transito è ricco di caffe, dove il protagonista passa il tempo ed aspetta notizie sul suo visto dal consolato. Luogo in cui AS aspetta anche l’ispirazione e in cui scrive la maggior parte delle sue opere, essendo appunto il caffe un luogo familiare in cui però si resta in anonimato (incentivo alla sua scrittura). Il caffe diventa il Parnaso dello scrittore, il quale è Apollo e la lira. L’esilio rende soli ed uccide, ma è anche in grado di dare una continuità, una parvenza di longevità, luogo duraturo, con un legame sempre presente con il passato, che si contrappone alla transitorietà della vita. Si ritrova la quotidianità anche nel mitico.