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Appunti tratti dalle lezioni frontali
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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a Marsiglia quando A.s arriva nel 1941 dopo essere stata a Palmier vicino il campo di Vernet, dove è internato suo marito. Proprio nei caffè del piccolo borgo, a.s legge tutta un’opera di Balzac che ha un’ influenza diretta sul romanzo. Nel 1941 arriva a Marsiglia con i suoi figli e attende per tre mesi il visto per andare in Messico. Nel romanzo ci sono molti elementi autobiografici, soprattutto per quanto riguarda il tema dell’attesa, che riguarda direttamente sia Anna Seghers, sia tutti i profughi, che si trovavano lì in transito. Il titolo ci fa già pensare al viaggio e all’insicurezza dei profughi, che aspettavano solo il visto di transito. Il visto garantiva che i profughi erano arrivati per partire, non per restare. La città di Marsiglia non era una sede fissa, ma solo transitoria, in attesa dell’imbarco. (Non è una città in cui si va, ma in cui si passa).Il romanzo gioca proprio sull’attesa del visto di transito, non su quello di espatrio. (Che arriva invece abbastanza facilmente) .Anche a.s si trova a Marsiglia per imbarcarsi, oltre che ad attendere il visto, attende anche che suo marito lo ottenga e che venga rilasciato dal campo di internamento. Nelle sue lettere dichiara che non lascerà Marsiglia senza suo marito (aspetto della sua vita privata che si riflette nel romanzo, con questa donna che aspetta il marito e che non vuole partire senza di lui). Terminerà il manoscritto nella nave merci che la porterà in Messico e pubblicherà il romanzo solo nel 1944. Lunga gestazione. Il romanzo segue la vicenda stessa di Anna Seghers , che vive la stessa transitorietà descritta nel romanzo. (Era anche difficile pubblicare per una scrittrice tedesca, che raccontava le vicende che vivevano tante persone a causa del regime fascista.) *vedi parti del romanzo lette
Non esisteva un ’ autorità a cui poter indirizzare una lamentela o una richiesta. Ogni cosa degradava nella sporcizia e nella sciatteria. Si era del tutto abbandonati al sudiciume e all ’ indolenza. Al campo di Nîmes non si viveva, si vegetava. C ’ era chi desiderava la morte. Se sopportavamo quella vita grama, era perché ci ripetevamo di continuo che non bisognava cedere, che dovevamo sopravvivere a un periodo infausto. Un bel giorno ne saremmo usciti, un bel giorno saremmo tornati a vivere alla maniera umana. [...] Con la crescente disorganizzazione, l ’ atmosfera del nostro campo si fece sempre piú irreale. Se uno avesse montato la scenografia del nostro campo cosí com ’ era in realtà in un film o a teatro, il pubblico l ’ avrebbe bocciata come inattendibile. Soprattutto la sera, al calar del sole, la tendopoli dava di sé un ’ immagine di paradossale romanticismo. C ’ erano le bianche tende a cuspide collocate in quel dolce paesaggio, il fumigare dei fuochi, le figure cenciose che si agitavano intorno ai falò. C ’ erano la musica e i canti ai banchetti del caffè e ai chioschi di cibo. C ’ erano i cabarettisti e i tavoli da gioco. E tutt ’ intorno il filo spinato e il solito fetore, e ogni tanto anche una camionetta della polizia, intenta a riconsegnare al campo qualche fuggiasco finito in manette.
la vita di AS in quanto donna, ebrea e comunista. ‘’Erano le antichissime ciarle del porto, vecchie quanto il porto vecchio, anzi, molto più di esso. Uno stupendo, arcaico cianciare che non conosce silenzio da quando esiste un mare chiuso tra molte terre; chiacchiere fenicie, un ininterrotto cicaleccio di Cretesi, di Greci e di Romani.”(Ritorna Creta, da cui viene il mito del Minotauro col labirinto, e ciene descritta la città di Marsiglia come città che accoglieva non solo profughi di guerra, ma ospita culture eterogenee. Questo si comprende anche dai profumi nelle strade ed in tutti gli aspetti della vita cittadina, nella quale ogni cultura porta il proprio cibo e il proprio vino o rum. Ricchezza di culture, di profumi e anche di spirito. L’aspetto esteriore della città si sovrappone all’interiorità dell’individuo). Un grande storico urbanista ha scritto un libro su Marsiglia in Transito, in cui descrive il quartiere di Belsunce, abbastanza degradato ma che accoglieva tutti i profughi. “Luogo di tristezza tra due mondi, uno che vi esilia ed uno che vi distrugge (Germania e Francia)”. Il quartiere ha ospitato anche AS per circa 3 mesi, ed è descritto come zona di frontiera (tema transito), poiché divide il quartiere borghese da quello degli operai, e la zona portuale dalla stazione ferroviaria. E ’ proprio un luogo “isolato in pieno centro città, mal penetrato e mal conosciuto”, delimitato ed isolato con i suoi vicoletti semibui. C’è anche il contrabbando, di sigarette, vino e caffè, ma soprattutto di identità e documenti in quel periodo-> la conformità della città e la mancanza di luce facilita questi crimini. Questo è proprio un microcosmo all’interno della città di Marsiglia che rispecchia proprio quel caos e quella anarchia che governa la Francia in quegli anni. E ’una città in cui la morte attraversa le strade, sempre in agguato (malattie, fame e povertà), che ancora riflette lo stato d’animo di AS e del protagonista di Transito. Questo stato d’animo viene definito nel termine “cafard”, ossia quella malinconia, quella noia e la perdita totale di interesse verso la vita, segnata anche dalla perdita di speranza. Anche uno scrittore francese parla di Marsiglia come Porta del Sud, un luogo di transito. Il porto viene descritto come pieno di vita, e come un porto mitico e magnifico che accoglie ma che fa anche imbarcare moltissime persone per trarle in salvo. Oltre alle persone vengono trasportati anche beni, i quali vengono descritti anche per sottolineare la condizione in cui vivevano queste persone. Infatti AS scrive che il caffe era fatto con piselli secchi, poiché i chicchi di caffe erano troppo costosi, ed aveva un cattivo sapore ma comunque dava un senso di familiarità e di calore. Il caffè: (Kaffeehaus) Hermann Kesten descrive il caffe come la sala d’attesa della poesia, dal carattere senza legami, come se si stesse in una società senza conoscere nessuno. Per AS il caffè non è solo la bevanda, ma anche un non luogo: frequentato da moltissime persone che non si conoscono reciprocamente. Transito è ricco di caffe, dove il protagonista passa il tempo ed aspetta notizie sul suo visto dal consolato. Luogo in cui AS aspetta anche l’ispirazione e in cui scrive la maggior parte delle sue opere, essendo appunto il caffe un luogo familiare in cui però si resta in anonimato (incentivo alla sua scrittura). Il caffe diventa il Parnaso dello scrittore, il quale è Apollo e la lira. L’esilio rende soli ed uccide, ma è anche in grado di dare una continuità, una parvenza di longevità, luogo duraturo, con un legame sempre presente con il passato, che si contrappone alla transitorietà della vita. Si ritrova la quotidianità anche nel mitico.