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Tipologia: Sintesi del corso
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Capitolo quarto: GLI ANNI SETTANTA: LA MEMORIA TRA ORALITA’ E SCRITTURA Il dibattito degli anni ’70 vede come protagonista un progressivo riconoscimento della memoria come “soggetto e oggetto” conoscitivo delle discipline storico- sociali. L’antropologia culturale comincia a valorizzarne gli aspetti culturali e riflette sulla funzione giocata dalla memoria organica e sociale nell’evoluzione della specie, nella trasmissione delle tecniche e dei saperi. André Leroi-Gourhan (Il gesto e la parola) Antropologo francese classifica tre diverse tipologie di memoria: memoria specifica: ha a che fare con l’ereditarietà genetica memoria sociale : (etnica) ha a che fare con i modelli educativi acquisiti fin dalla prima infanzia, vengono incorporati e replicati nella quotidianità. Questa educazione è quella che garantisce la continuità di un gruppo grazie al linguaggio. Infatti, il gruppo sopravvive grazie all’esercizio di una vera e propria memoria in cui si inscrivono i comportamenti: per gli animali si tramandano grazie all’istinto; negli esseri umani col linguaggio. memoria elettronica Partendo da queste distinzioni, l’antropologo indaga i nessi fra il pensiero e il linguaggio e si interroga sui rispettivi collegamenti con la storia. In quest’ottica egli ricostruisce la storia della memoria collettiva suddividendola in cinque periodi:
Jacques Le Goff Un altro grande protagonista del dibattito degli anni ’70 sulle relazioni tra pensiero- linguaggio- apprendimento, oralità- scrittura e mito-storia. Analizzando le società senza scrittura (società selvagge ) egli osserva che la memoria collettiva sembra organizzarsi attorno a tre poli di interesse: l’identità collettiva del gruppo (fondata sui miti d’origine), il prestigio della famiglia dominante (genealogie) e il sapere tecnico (pratiche). Nelle società complesse egli nota un legame indissolubile tra la celebrazione del passato e l’identità collettiva e politica. Questo legame si è via via rafforzato proprio grazie alla democratizzazione della scrittura e alla nascita di alcune istituzioni come cimiteri, archivi e musei. Da qui egli tripartisce la memoria collettiva in : memoria urbana; memoria regia e memoria funeraria. Un altro aspetto che viene analizzato nel dibattito degli anni ’70 è la nascita dello stato-nazione e la sua costruzione- immaginazione simbolica. A questo proposito, Le Goff evidenzia come lo spazio e il tempo siano stati adattati alle necessità simboliche della politica identitaria. ORAL History: rivendicazione portata avanti da antropologi, sociologi, storici sull’uso scientifico della storia orale che avesse a che fare con la dimensione privata di vivere quotidiano e di gruppi poco valorizzati dalla precedente ricerca sociologica e storica. Sono tre le cause che hanno favorito la creazione e la progressiva diffusione dell’Oral History:
Capitolo sesto: GLI ANNI NOVANTA: MEMORIE DIVISE, GIUSTIZIA E TRAUMA Negli anni ’90 si assiste ad un massiccio incremento degli studi sulla memoria collettiva e sociale che approfondiscono la dicotomia fra memoria- storia, oralità- scrittura. Gli elementi di principale interesse in questi anni sono:
Capitolo settimo: VERSO UNA TEORIA GENERALE DELLA MEMORIA Nel corso degli anni e degli studi che si sono susseguiti sulla memoria, ritroviamo sempre la necessità di elaborare e proporre una visione complessiva di quest’ultima, a partire da come il passato viene ricordato entro contesti sociali nei quali soggettività diverse interagiscono. Vengono studiate realtà culturali diverse, da quella europea a quella asiatica ecc. Altro elemento comune che si riscontra in tutti gli studi dal 2008 in poi è l’autorevolezza e il riconoscimento del contributo di Halbwachs, considerato un apripista di un certo modo di osservare, classificare e studiare la memoria. Due testimoni del nascente interesse dell’antropologia agli studi sulla memoria sono Paul Connerton ed Elizabeth Tonkin. Il primo riflette sulla dimensione corporea e la seconda sulla dimensione narrativa.