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L'apprendimento come fonte di esperienza, Dispense di Psicologia Generale

L'apprendimento come un dispositivo universale nel mondo animale e come uno dei motori essenziali per permettere il continuo della specie. L'apprendimento è fondato sull'esperienza e ogni apprendimento è esperienziale. L'epigenesi è un termine biologico che si riferisce a quel processo totale di interazione tra i geni e l'ambiente durante lo sviluppo che comporta una graduale diversificazione e differenziazione di un iniziale entità indifferenziata. L'apprendimento collegato alle leggi evolutive non è un accumulo di informazioni ma una selezione di informazioni.

Tipologia: Dispense

2023/2024

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APPRENDIMENTO ED ESPERIENZA
ESPERIENZA COME FONTE DI APPRENDIMENTO
L’apprendimento inteso come: “modificazione relativamente duratura e stabile del
comportamento a seguito di un’esperienza, di solito ripetuta nel tempo” è un dispositivo
elementare universale nel mondo animale a causa della presenza del sistema nervoso.
Un’ameba, organismo unicellulare, è in grado di riorganizzare stessa secondo principi di
adattabilità, acquisizione di nuove informazioni e memorizzazione di queste, per cercare di
vivere più a lungo e riprodursi di più; questa attività nervosa viene svolta nel DNA nucleare,
ma negli animali più complessi è svolta dal sistema nervoso: essenziale per muoversi in
funzione delle condizioni dell’ambiente. L’apprendimento è uno dei 2 motori essenziali per
permettere il continuo della specie, uno di questi dispositivi è dato da meccanismi biologici: il
corredo genetico già presente nella fecondazione, che regola i meccanismi automatici di
selezione e maturazione dell’individuo; l’altro dispositivo concerne i meccanismi culturali
quindi appresi fondati sull’esperienza. Di questa corrispondenza natura/cultura si occupa
l’epigenetica, tra le due c’è un rapporto di interdipendenza e coevoluzione. L’apprendimento
è fondato sull’esperienza, ogni apprendimento è esperienziale e non esiste un momento
della nostra vita in cui non impariamo siccome con l’apprendimento forniamo stimoli e input
al cervello per il quale sono essenziali siccome in assenza di questi entrerebbe in una
condizione di sofferenza e apatia, fino ad arrivare all’atrofia; l’apprendimento è quindi un
vincolo, non possiamo vivere senza apprendere nulla. Solitamente siamo mossi dalla
curiosità e dall’interesse di conoscenza fin dalla nascita, già dopo 12 ore di veglia il neonato
riesce a riconoscere il volto della madre.
Le regole epigenetiche comprendono una parte innata di strategie individuali per
l’apprendimento della cultura che si possono così dividere:
Trasmissione genetica pura
Trasmissione culturale pura
Trasmissione genetico-culturale
Trasmissione genetico-culturale, il termine genetico-culturale, in questo contesto
non indica semplicemente che lo sviluppo umano è influenzato sia dai geni che
dalla cultura. Piuttosto, esso descrive la presenza di regole epigenetiche il cui
sviluppo predisporrà a prendere certe specifiche direzioni in presenza di un certo
genere di informazioni culturali.
L’epigenesi: termine biologico che si riferisce a quel processo totale di interazione tra i geni e
l’ambiente durante lo sviluppo che comporta una graduale diversificazione e differenziazione
di un iniziale entità indifferenziata. Si differenzia dalla teoria della preformazione in biologia
che sostiene che ogni cellula germinale contiene l’organismo del proprio genere pienamente
formato e completo in tutte le sue parti e che lo sviluppo coinvolge solamente un aumento di
misura nelle cellule adulte di proporzioni microscopiche. Durante l’epigenesi mentale,
l’informazione acquisita attraverso la socializzazione è usata nello sviluppo della mente e dei
suoi contenuti, includendo le strutture della conoscenza disponibili attraverso il richiamo
della memoria. L’informazione codificata nei geni guida e forma lo sviluppo, la logica del
modo in cui l’informazione genetica opera è spesso descrivibile nella forma di regole che
limitano le varie opzioni o percorsi alternativi nello sviluppo psicologico. Molto della cultura
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APPRENDIMENTO ED ESPERIENZA

ESPERIENZA COME FONTE DI APPRENDIMENTO

L’apprendimento inteso come: “modificazione relativamente duratura e stabile del comportamento a seguito di un’esperienza, di solito ripetuta nel tempo” è un dispositivo elementare universale nel mondo animale a causa della presenza del sistema nervoso. Un’ameba, organismo unicellulare, è in grado di riorganizzare sé stessa secondo principi di adattabilità, acquisizione di nuove informazioni e memorizzazione di queste, per cercare di vivere più a lungo e riprodursi di più; questa attività nervosa viene svolta nel DNA nucleare, ma negli animali più complessi è svolta dal sistema nervoso: essenziale per muoversi in funzione delle condizioni dell’ambiente. L’apprendimento è uno dei 2 motori essenziali per permettere il continuo della specie, uno di questi dispositivi è dato da meccanismi biologici: il corredo genetico già presente nella fecondazione, che regola i meccanismi automatici di selezione e maturazione dell’individuo; l’altro dispositivo concerne i meccanismi culturali quindi appresi fondati sull’esperienza. Di questa corrispondenza natura/cultura si occupa l’epigenetica, tra le due c’è un rapporto di interdipendenza e coevoluzione. L’apprendimento è fondato sull’esperienza, ogni apprendimento è esperienziale e non esiste un momento della nostra vita in cui non impariamo siccome con l’apprendimento forniamo stimoli e input al cervello per il quale sono essenziali siccome in assenza di questi entrerebbe in una condizione di sofferenza e apatia, fino ad arrivare all’atrofia; l’apprendimento è quindi un vincolo, non possiamo vivere senza apprendere nulla. Solitamente siamo mossi dalla curiosità e dall’interesse di conoscenza fin dalla nascita, già dopo 12 ore di veglia il neonato riesce a riconoscere il volto della madre. Le regole epigenetiche comprendono una parte innata di strategie individuali per l’apprendimento della cultura che si possono così dividere: ● Trasmissione genetica pura ● Trasmissione culturale pura ● Trasmissione genetico-culturale ● Trasmissione genetico-culturale, il termine genetico-culturale, in questo contesto non indica semplicemente che lo sviluppo umano è influenzato sia dai geni che dalla cultura. Piuttosto, esso descrive la presenza di regole epigenetiche il cui sviluppo predisporrà a prendere certe specifiche direzioni in presenza di un certo genere di informazioni culturali. L’epigenesi: termine biologico che si riferisce a quel processo totale di interazione tra i geni e l’ambiente durante lo sviluppo che comporta una graduale diversificazione e differenziazione di un iniziale entità indifferenziata. Si differenzia dalla teoria della preformazione in biologia che sostiene che ogni cellula germinale contiene l’organismo del proprio genere pienamente formato e completo in tutte le sue parti e che lo sviluppo coinvolge solamente un aumento di misura nelle cellule adulte di proporzioni microscopiche. Durante l’epigenesi mentale, l’informazione acquisita attraverso la socializzazione è usata nello sviluppo della mente e dei suoi contenuti, includendo le strutture della conoscenza disponibili attraverso il richiamo della memoria. L’informazione codificata nei geni guida e forma lo sviluppo, la logica del modo in cui l’informazione genetica opera è spesso descrivibile nella forma di regole che limitano le varie opzioni o percorsi alternativi nello sviluppo psicologico. Molto della cultura

umana è sostenuta da un trasmissione genetico-culturale, piuttosto che da un pura trasmissione culturale: i neonati preferiscono lo zucchero mentre nutrono una profonda avversione per il sale e per i gusti amari influenzando così l’evoluzione della cucina, l’innata discriminazione di 4 colori primari (rosso, giallo, verde e blu) e una maggiore facilità di apprendere una classificazione dei colori raggruppati in gruppi di questi primari, influenzano l’evoluzione dei sistemi di riconoscimento del colore; lo sviluppo di preferenze sessuali nella famiglia influenza il comportamento di accoppiamento e le strutture sociali la capacità e la velocità operativa della memoria a lungo termine e di quella a breve termine influenza le scelte di strategie nella decisione consapevole e nella soluzione di problemi. Studi longitudinali sul pedigree e comparazioni di gemelli etero e omozigoti hanno dimostrato varianze genetiche potenzialmente in ogni categoria della cognizione e del comportamento: – Visione del colore – Acutezza dell’udito – Discriminazione del gusto e degli odori – Abilità nel contare/numerare – Fluidità verbale – Abilità spaziale – Memoria – Tempi di acquisizione del linguaggio – Ortografia – Costruzione sintattica – Capacità percettive – Capacità psicomotorie – Estroversione/introversione – Omosessualità – Tendenza all’alcolismo – Età di prima attività sessuale – Tempi degli stadi evolutivi di Piaget

  • Alcune fobie – Certe forme di neurosi e psicosi L’epigenesi attraverso una stabilizzazione di selezioni sinaptiche nello sviluppo: «Contrariamente a quanto di solito ritenuto, il processo dell’apprendimento può essere accompagnato non da un aumento ma da una riduzione nel numero dei contatti sinaptici. Apprendere è eliminare» (Changeux). Una volta che ha avuto luogo la divisione cellulare, i neuroni iniziano a creare dei contatti l’un con l’altro attraverso le estensioni degli assoni e dendriti, questi contatti tendono a moltiplicarsi fino a raggiungere uno stadio critico di massima connettività (limitata dalla struttura genetica). Ciascun neurone invia e riceve un assai più grande numero di contatti sinaptici di quanti ne userà nel funzionamento dell’adulto, c’è una ridondanza ma anche una massima diversità. A questo punto, secondo il modello epigenetico interviene la selezione: ogni sinapsi nello sviluppo del sistema nervoso esiste in almeno 3 stadi: labile, stabile, degenerativo. Non appena la rete delle connessioni si attiva, sia spontaneamente sia attraverso l’induzione, viene regolata differentemente l’evoluzione delle sinapsi labili, stabilizzando alcune ed eliminando altre, di conseguenza ciascun neurone acquisisce la sua propria connettività, la sua singolarità. L’apprendimento collegato alle leggi evolutive non è un accumulo di informazioni ma una selezione di informazioni, ciò che noi consideriamo culturale come frutto ed espressione di selezione e creatività umana, non può essere considerato semplicemente come punto d’arrivo dell’accumulazione del sapere quanto piuttosto di una selezione dei mondi possibili. Abbiamo già detto che per imparare è necessario fare, per questo l’apprendimento è strettamente legato all’attività motoria, anche inconsapevole (muovere le corde vocali per parlare), è situato e contingente al contesto questo implica la combinazione di processi bottom up e top down, in molti casi è intenzionale cioè noi scegliamo in modo preciso cosa apprendere per uno scopo preciso ma, può essere anche accidentale cioè legato a fattori imprevedibili. Ovviamente non impariamo sempre in modo esplicito e consapevole perché richiederebbe un dispendio sostanzioso di risorse attentive, spesso usiamo forme di apprendimento latente: implicito e spontaneo perché viene attuato in modo inconsapevole e non ha bisogno di rinforzi. Riveste un’importanza fondamentale nella nostra vita non solo per

possibilità di scelta e la maggior parte dei ratti sceglie subito il percorso 6 dimostrando di acre appreso la mappa cognitiva del labirinto. Gli animali, quindi, hanno elaborato una mappa delle relazioni spaziali attraverso un apprendimento per segnali al fine di raggiungere il cibo. Tutto ciò di,Istria che l’apprendimento è estremamente utile sia in termini di economia sia per le opportunità che offre, è la base della conoscenza tacita, difficile da spiegare a parole, implicita che per essere chiarificata ha bisogno di un apprendimento riflessivo cioè occorre partire dall’esperienza per tornare all’esperienza, percorrendo un processo a ritroso. Estremamente importante è l’apprendimento fisiologico che ci fornisce tutte le conoscenze indispensabili per conseguire un efficace conoscenza e padronanza del nostro corpo, è un tipo di apprendimento che si basa sull’esperienza diretta che facciamo sempre del nostro corpo in relazione con il mondo esterno e con gli stimoli somatoviscerali e propriocettivi. Il funzionamento fisiologico è regolato da meccanismi biologici e altri meccanismi che ci permettono di agire in maniera autonoma sul nostro corpo, l’obiettivo è che con l’unione di questi si raggiunga l’omeostasi cioè il variare dei parametri del funzionamento fisiologico entro determinati standard per riuscire a regolare la nostra vita. Per fare ciò dobbiamo imparare a riconoscere i sintomi e i segnali del nostro corpo che si manifestano in modo patologico o standard, utilizzando queste informazioni riusciamo a costruire dei “modelli di apprendimento fisiologico”. L’apprendimento fisiologico non è costante nel tempo ma varia con il variare dello stato di salute del nostro corpo, se compare una malattia deve essere in grado di creare nuovi modelli di apprendimento, per questo l’utilizzo di un’immaginazione mentale attiva è indispensabile perché consente di visualizzare nella mente parti interne del proprio organismo per contribuire al loro funzionamento. Molto importanti sono anche l’apprendimento motorio e l’apprendimento respiratorio, il primo evidenzia la connessione tra azione motoria e simulazione mentale del movimento e necessità di una grande consapevolezza del proprio corpo e dei limiti di questo, riguarda le conoscenze procedurali e le competenze esecutive; il secondo diventa molto importante soprattutto nelle culture orientali, anche se la respirazione è un’attività auto pativa e inconsapevole.

APPRENDIMENTO ASSOCIATIVO

La comparsa dei neuroni ha permesso di immagazzinare informazioni in forme semplici di memoria e di fare previsioni circa la successione di più eventi e capire quali eventi sono controllabili e modificabili e quali no. Queste due consapevolezze permettono all’uomo di sapersi adattare all’ambiente e necessitano la competenza di saper associare due o più eventi. Pavlov ha dimostrato che questo apprendimento associativo è presente anche negli animali attraverso l’esperimento condotto su dei cani (vedi evoluzionistica), si articola in 4 fasi:

  1. Il cane aumenta la risposta condizionata in base alla ripetizione dello stimolo condizionato e a causa della contiguità temporale si forma l’associazione stimolo condizionato e stimolo incondizionato, da Pavlov definito come processi di acquisizione
  2. Viene presentato lo stimolo condizionato senza lo stimolo incondizionato e la risposta incondizionata diminuisce gradualmente, questa si chiama fase di estinzione
  1. Viene presentato solo lo stimolo condizionato, inizialmente si hanno delle risposte condizionate elevate e Pavlov chiama questo processo “recupero spontaneo”, se ora venisse presentato un rinforzo questo riattiverebbe molto rapidamente il binomio stimolo condizionato/stimolo incondizionato, fase detta si riacquisizione. Pavlov nota anche la comparsa di un processo di assuefazione: dopo una ripetuta esposizione dello stimolo incondizionato, la risposta incondizionata diminuisce nel tempo, lo psicologo notò anche che il condizionamento era particolarmente efficace se lo stimolo condizionato precedeva di mezzo secondo lo stimolo incondizionato. L’apprendimento associativo non si basa sull’associazione tra stimoli in base alla somiglianza ma sulla contiguità temporale e spaziale tra stimolo e risposta. Secondo il fenomeno della generalizzazione stimoli stimoli allo stimolo condizionato generano ugualmente risposte condizionate, è possibile condizionare un animale a rispondere allo stimolo condizionante ma non hai suoi simili con l’addestramento alla discriminazione, come fece Pavlov che inizialmente condizionò il cane a salivare in seguito ad un suono di 1000 Htz, si accorse poi che il cane salivava anche quando sentiva suoni simili e attraverso l’addestramento, che considerava nel emettere suoni da 1000 Htz seguiti da cibo intervallati in modo casuale da suoni di 900 e 1100 Htz non seguiti da cibo.

● Positivi o negativi, dopo il primo si ottiene una gratificazione, dopo il secondo viene eliminata una situazione disturbante tipo una scossa alla gabbietta ● Primari o secondari, nel primo caso soddisfano i bisogni primari, nel secondo altri stimoli che rafforzano uguale il comportamento (gratificazioni, coccole…) ● Continui o parziali, nel primo caso il rinforzo segue ogni prestazione corretta mentre nel secondo solo occasionalmente, il rinforzo parziale si è rivelato più efficace perché porta all ‘assuefazione. Skinner definì 4 diversi piani di rinforzo:

  1. Piano di rinforzi a intervallo fisso -> rinforzo fornito a scadenze regolari,si ottiene la curva a festone (ex. Stipendio)
  2. Piano di rinforzo a intervallo variabile —> rinforzo ottenuto a intervalli variabili nel tempo scelti in modo casuale, si ottiene una linea continua crescente (ex. Elogi occasionali)
  3. Piano di rinforzi a rapporto fisso —> rinforzo fornito dopo un numero stabilito è uguale di risposte (ex. lavoro a cottimo)
  4. Piano di rinforzi a rapporto variabile —> rinforzo fornito dopo un numero variabile di risposte. (ex. Lotteria), questo risulta essere il più efficace Lo stesso principio vale per le punizioni che sono realizzazioni di situazioni spiacevoli volte a diminuire la probabilità della frequenza di un comportamento, anche questa può essere positiva se è uno stimolo doloroso, o negativa se è la privazione di qualcosa di gratificante. Skinner introdusse la tecnica del modellamento, siccome il gatto poteva impiegare molto tempo per premere la leva gli veniva dato un po di cibo ogni volta che ci si avvicinava per fargli capire che era nel luogo giusto, questa tecnica può condurre ad esiti paradossali come quello del piccione superstizioso.

Negli anni 70 fu elaborata un’interpretazione cognitiva del condizionamento classico che mostra che l’animale deve per forza acquisire informazioni per stabilire le connessioni tra stimolo incondizionato e stimolo condizionato. In un esperimento venne preso un gruppo di cani sottoposto ad una scossa elettrica precedute da un suono per 20 volte, presero un altro gruppo di cani a cui fu somministrata 40 volte alla scossa elettrica ma solo 20 questa era preceduta dal suono e gli animali non furono condizionati dalla paura. Secondo il modello di Rescort e Wagner bisogna rendere conto della forza associativa, è un costrutto che implica una rappresentazione mentale della situazione, tra stimolo incondizionato e stimolo condizionato, sé questa forza associativa è elevata si ha il condizionamento, se è debole no. Si crea un’aspettativa mentale su cosa accadrà e può provocare sorpresa sé questa associazione non si verifica, il soggetto compie una selezione tra gli stimoli da associare e quelli no; Mackintodh con l’esperimento sui topi porta un chiaro esempio di condizionamento associativo selettivo dimostrando che il condizionamento non è solo l’associazione di 2 eventi temporalmente vicini. A questo modello associativo dell’apprendimento Köhler aveva contrapposto un modello cognitivo legato alla soluzione ingenerosa dei problemi, l’apprendimento è l’esito di un processo attivo e intelligente che si esplicita con la capacità di collegare elementi distribuiti nell’ambiente che erano stati considerati solo in modo isolato. Questa connessione di elementi apparentemente distanti avviene come un’intuizione e comporta una ristrutturazione totale del campo cognitivo dopo una specifica esperienza, secondo lo psicologo questa intuizione provoca una chiusura degli elementi della situazione che prima erano sconnessi. Köhler fece un esperimento: mise uno scimpanzé in una gabbia contenente dei bastoni e fuori da questa, irraggiungibile, mise una banana; lo scimpanzé inizialmente provò a prenderla ma quando non ci riuscì smise e si mise a giocare con i bastoni quando, all’improvviso, capisce come utilizzare i bastoni e riesce ad avvicinare e prendere la banana. L’apprendimento per intuizioni si basa sull’attivazione di processi cognitivi che sorgono in periodi di difficoltà e ci aiutano ad uscirne, il soggetto diventa il protagonista attivo della situazione e la modifica. Hull e gli ideogrammi cinesi: molti esemplari appartengono a una stessa categoria in quanto condividono un elemento comune, Hull studiò come progressivamente i soggetti si accorgessero di questi elementi comuni e riuscissero così a individuare il concetto corrispondente. Egli mostrò che adoperiamo concetti di cui non sempre siamo in grado di formulare il criterio di raggruppamento (strategie di organizzazione inconsapevoli). L’influenza del lavoro di Chomsky sarà molto profonda e andrà al di là della critica al modellaggio skinneriano del linguaggio perché legittimerà un approccio allo studio della mente come sistema dotato di regole (cognitivismo). Imparare la grammatica di una lingua L vuol dire saper distinguere le sequenze grammaticali, che sono frasi corrette in L, da quelle che non sono grammaticali, e cioè le frasi scorrette (quelle che un parlante di L non usa) tramite un meccanismo che genera, cioè produce, tutte le sequenze grammaticali della lingua e nessuna sequenza non grammaticale Generare una frase significa saper specificare l’insieme delle regole attraverso cui si è ottenuta la struttura della frase stessa, Chomsky critica il modello associazionista basato sulla probabilità. Cosa significa la struttura probabilistica di una lingua? Un parlante impara, per esempio, con quale probabilità dopo un dato articolo viene un nome e poi un aggettivo, un verbo e così via, l’apprendimento consiste

analoghe di stimolazione, la spiegazione deve trovarsi negli animali stessi. Il comportamento molare (vs. molecolare) è descritto in modo conforme alla realtà se si dice che una scimmia usa uno sgabello, l’altra un sedile. Certo, i due animali devono essere animali diversi, visto che l’ambiente geografico, o “ambiente geografico che fornisce lo stimolo”, non può essere la causa immediata dei due comportamenti.

APPRENDIMENTO DA MODELLI

Possiamo distinguere 2 tipologie di apprendimento differenti: ● Apprendimento individuale —> competenza di imparare una nuova competenza attraverso il contatto diretto con l’ambiente: è un apprendimento costoso, lungo e soggetto ad errori siccome è difficile da verificare ma, è un apprendimento molto efficace in situazioni di cambiamento ● Apprendimento sociale —> capacità di acquisire nuove conoscenze con i simili, si parla di apprendimento da modelli perché implica l’interazione indiretta con l’ambiente: è veloce, economico, stabile, con un buon grado di attendibilità, socialmente esteso e condiviso ma, è poco attendibile un situazioni di cambiamento siccome tende a riproporre forme già consolidate di soluzione non idonee a problemi nuovi. L’etologia ha messo in evidenza l’importanza dell’apprendimento sociale risaltando soprattutto la sua radice sociale tramite diversi fenomeni come l’imprinting, che è un apprendimento precoce frequente soprattutto negli uccelli quando la prole ha una reazione di inseguimento verso il primo oggetto mobile che vedono dopo la schiusa, Lorenz osservò che questo legame si instaurava anche con un oggetto arbitrario tipo una persona. L’imprinting si basa sulla costruzione di un legame sociale neonato-modello guidata da dispositivi genetici che avviene in un periodo molto breve detto “periodo critico” ed è irreversibile. Attualmente l’etologia cognitiva afferma che l’imprinting non è irreversibile e avviene solo quando il modello è in grado di attivare endorfine nel piccolo (principio del soft and Warm), il periodo critico viene ora chiamato “periodo sensibile” cioè il periodo dove le influenze ambientali sono molto efficaci per l’apprendimento; nei bambini i primi 6-12 mesi di vita sono essenziali per stabilire il rapporto madre figlio. L’apprendimento sociale si basa sull’apprendimento osservativo e si basa su una rete di dispositivi che comprendono l’attività dei neuroni specchio, l’interdipendenza tra percezione e azione, l’utilizzo di processi cognitivi. È un apprendimento che si trova anche nei mammiferi superiori e si verifica senza bisogno di rinforzi, la funzione principale è svolta da un modello che detta gli standard e i criteri di condotta da seguire e l’apprendimento avviene grazie all’interazione tra individui, da questo si arriva all’apprendimento imitativo quando l’individuo riproduce in modo consapevole l’azione di un altro per raggiungere lo stesso scopo. Questo tipo di apprendimento discrimina tra condotte intenzionali del modello e accidentali o involontarie, per esempio, i bambini di 14 mesi imitano gli adulti nel fare qualsiasi cosa, se li osservano mentre compiono un’azione che ha effetti interessanti posti in due situazioni differenti:

  1. Gli adulti finiscono l’azione con l’esclamazione “ecco” manifestando l’intenzionalità dell’azione
  2. Gli adulti finiscono l’azione con l’esclamazione “Ohh”

I bambini riproducono molto di più l’azione quando questa smentita è intenzionale. L’uomo è un animale sociale, siamo in grado di relazionarci con 150 consimili continuamente a differenza degli altri animali che riescono a farlo in gruppi di massimo 30-40 esemplari, per questo è ovvio pensare che l’apprendimento privilegia l’interazione sociale. Già il bambino viene considerato un soggetto attivo e competente dotato di capacità cognitive ed emotive specifiche, in grado di elaborarne le informazioni in modo pertinente con l’ambiente circostante; a livello interattivo la sincronizzazione nell’’allattamento, il riconoscimento della voce e del viso materno sono alcuni elementi della competenza sociale che il bambino ha fin dalla nascita. Grazie a questa si crea una Sun ronda ritmica tra madre e figlio, questo sistema di interazioni tra salto e bambino costituisce lo spazio elettivo per l’apprendimento del bambino, uno dei molti processi è la condivisione congiunta dell’attenzione che si manifesta intorno ai 6 mesi quando il bambino riesce a prestare attenzione sia all’adulto che gli parla sia ad un oggetto, passa da una relazione diadica a una triadica. I due soggetti condividono lo stesso fuoco attentivo sullo stesso evento e in questo modo il bambino impara sia dall’adulto ma anche attraverso l’adulto, questo sistema di interazioni è aperto e in grado di autoregolarsi e autocorreggersi in base all’ambiente dando origine a dei modelli di interazione secondo sequenze prevedibili. Si formano delle cornici consensuali in cui l’accordo sul come fare insieme le cose è più importante del che cosa fare, da questa prospettiva l’apprendimento è una tendenza a pad acquistare i valori e le credenze di un determinato gruppo umano procedendo ad una trasformazione attiva di queste. Il bambino sviluppa le sue abilità attraverso e delle sequenze interattive standardizzate che gli rendono possibile scegliere tra cos’è rilevante nel contesto e cosa no. Ovviamente gli esperti, i modelli, hanno interesse a tramandare il loro sapere ai novizi, questo implica una complessa negoziazione. Kashima afferma che la trasmissione culturale avviene attraverso l’interazione sociale durante lo svolgimento di attività insieme, tutti siamo dotati di un apprendimento culturale cioè una capacità di acquisire nuove informazioni indipendentemente dalla locazione genetica; Barbara Rogoff chiama questo processo “appropriazione” cioè acquisizione di processi di adattamento attivo nell’ambiente, il fuoco dell’attenzione è su cosa il novizio riesce ad apprendere e di adattare alle sue esigenze. In questo modo avviene un processo di accumulo degli apprendimenti cioè riuscissi ad ampliare i vecchi insegnamenti attraverso un processo di sedimentazione e integrazione che consente una crescita costante delle conoscenze e delle competenze, la cultira è infinità perché si autoriproduce; è stata ipotizzata l’esistenza di un dispositivo definito “effetto a dente d’arresto” che raggiunto un certo livello di apprendimento è un certo artefatto questo è soggetto colloca modifiche successive irreversibili.

ORGANIZZAZIONE GERARCHICA DELL’APPRENDIMENTO

L’apprendimento è un processo ricorsivo e circolare, Russell enunciò la “teoria dei tipi logici” che prevede l’esistenza di una gerarchia di livelli logici tra concetti, predicati di simboli: ● Di tipo zero, indicano le unità ● Di tipo uno, indicano le proprietà delle unità ● Di tipo due, indicano le proprietà delle proprietà delle unità. Su questa teoria Bateson ha distinto vari livelli di apprendimento:

y Cajal. Donald Hebb ha sottolineato la plasticità neurale che è connessa con l’attività nervosa indotta dall’esperienza: se l’assone del neurone A è abbastanza vicino all’assone del neurone B e riesce ad eccitarlo in modo continuo si produrranno dei cambiamenti metabolici per cui l’efficienza di A risulterà potenziata; se input deboli che vengono dal neurone W e input forti che vengono dal neurone S sono diretti entrambi sul neurone bersaglio A l’input più debole risulterà potenziato, si parla di apprendimento Hebbiano per indicare i cambiamenti nella forza di connessione tra 2/+ neuroni. Kindle e Antonov verificarono empiricamente quanto espresso da Hebb studiando il sistema nervoso della lumaca marina composto da circa 20 mila neuroni, hanno evidenziato che nei processi di apprendimento legati a fenomeni di sensibilizzazione e assuefazione, gli assoni attivi si propagano e creano nuove sinapsi. Glissi e Lømo scoprirono il potenziamento a lungo termine (PLT) che consiste nell’applicazione di uno stimolo potenziante ad una via nervosa, dopo questo la risposta sinaptica aumenta esponenzialmente rispetto ad una risposta standard, il PLT crea nuove connessioni sinaptiche a causa della liberazione di neutrofine, molecole stimolanti per la nascita e lo sviluppo dei neuroni) e svolge una funzione centrale nell’elaborazione delle informazioni e nel mantenimento dei ricordi. Vige la distinzione tra PLT precoci, che corrispondono alla memoria di lavoro, e PLT tardivi, che corrispondono alla memoria di lavoro.