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Approfondimento scienze umane, Guide, Progetti e Ricerche di Scienze Umane

Relazione personale su argomenti inerenti al liceo delle scienze umane.

Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche

2021/2022

Caricato il 08/02/2026

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erica-vuono 🇮🇹

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Erica Vuono
4^E
RELAZIONE SU “NAUFRAGHI SENZA VOLTO”
L’antropologia forense nasce con il compito di restituire identità e di
conseguenza dignità a tutte le persone decedute che ne sono rimaste private,
tutto ciò a livello legale è molto tutelato grazie all’esistenza di svariati diritti
per il morto e la sua famiglia.
Essi vengono riconosciuti anche e soprattutto per coloro che rimangono in vita
e che hanno bisogno della certezza per riuscire ad elaborare il lutto in maniera
quanto più sana possibile al fine di evitare effetti negativi a livello psichico e
fisiologico, anche perché è peggio non sapere cosa sia successo piuttosto che
venire a conoscenza della morte di quella persona per noi cara. Anche perchè
vi è sempre un doppio lato della medaglia e un uomo morto non identificato è
sempre una persona scomparsa per qualche altro essere umano.
In questi ultimi anni è molto diffuso il problema dell’immigrazione perchè
purtroppo questi viaggi, che tendenzialmente partono dall’Africa per arrivare
sulle coste italiane, spagnole o francesi, sono fatti in maniera disperata e
quindi senza alcun tipo di sicurezza per tutelare la vita di coloro che sono in
cerca di una “nuova occasione”. Queste mancate precauzioni sono quelle che
poi creano tutte le morti dovute a naufragi o disastri in mare in cui un quarto
dei viaggiatori magari perdono la vita. A questo punto entra in gioco
l’università degli Studi di Milano che ha il compito di raccogliere quanti più dati
possibili per identificare i morti: inizialmente si avviano verso la scena del
disastro per raccogliere informazioni sul singolo, effetti personali e per poi
raggiungere il fine ultimo cioè arrivare ai familiari, ovunque essi siano, e
restituire la propria storia al morto e alla famiglia. Inoltre identificare i
naufraghi è garantito dalle leggi domestiche, dal diritto internazionale
umanitario, dal diritto umano e dalla Convenzione di Ginevra, come lo è anche
a livello penale. Per quanto riguarda coloro che invece riescono a superare il
viaggio e sbarcare nell’altro paese sono tutelati e hanno diritto di richiedere
l’asilo politico in quanto fuggitivi di guerra o da violenza, tutto ciò avviene in
maniera un po’ difficoltosa perché sfiorano comunque numeri altissimi come
avvenne ad esempio in Italia nel 2017 che vi furono 95 mila arrivi.
Uno dei punti cardine degli sbarchi qua in Italia è Lampedusa dove avvenne un
grande disastro il 3 ottobre del 2013 che vide 400 morti di cui vennero
identificate solo 35 persone e un altro nel 18 aprile del 2015 dove vi furono
800/1000 migranti che persero la vita. Ciò avviene soprattutto, come già detto
prima, per la mancata osservazione delle norme utili a garantire un viaggio in
mare sicuro, infatti emerse ad esempio da uno studio che all’interno della stiva
potrebbero stare solo 5 persone a metro quadrato, cosa che ovviamente non
venne considerata, come accade anche tutt’ora. Inoltre si notò che i migranti
consideravano questo viaggio come noi potremmo considerare una “vacanza”,
infatti i bambini si portavano i vestiti o i giochi preferiti, gli adulti si
preparavano al meglio creando dei sacchetti con i tessuti dei loro vestiti
all’interno dei quali mettevano la terra del loro paese di provenienza, quasi a
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Erica Vuono

4^E

RELAZIONE SU “NAUFRAGHI SENZA VOLTO”

L’antropologia forense nasce con il compito di restituire identità e di conseguenza dignità a tutte le persone decedute che ne sono rimaste private, tutto ciò a livello legale è molto tutelato grazie all’esistenza di svariati diritti per il morto e la sua famiglia. Essi vengono riconosciuti anche e soprattutto per coloro che rimangono in vita e che hanno bisogno della certezza per riuscire ad elaborare il lutto in maniera quanto più sana possibile al fine di evitare effetti negativi a livello psichico e fisiologico, anche perché è peggio non sapere cosa sia successo piuttosto che venire a conoscenza della morte di quella persona per noi cara. Anche perchè vi è sempre un doppio lato della medaglia e un uomo morto non identificato è sempre una persona scomparsa per qualche altro essere umano. In questi ultimi anni è molto diffuso il problema dell’immigrazione perchè purtroppo questi viaggi, che tendenzialmente partono dall’Africa per arrivare sulle coste italiane, spagnole o francesi, sono fatti in maniera disperata e quindi senza alcun tipo di sicurezza per tutelare la vita di coloro che sono in cerca di una “nuova occasione”. Queste mancate precauzioni sono quelle che poi creano tutte le morti dovute a naufragi o disastri in mare in cui un quarto dei viaggiatori magari perdono la vita. A questo punto entra in gioco l’università degli Studi di Milano che ha il compito di raccogliere quanti più dati possibili per identificare i morti: inizialmente si avviano verso la scena del disastro per raccogliere informazioni sul singolo, effetti personali e per poi raggiungere il fine ultimo cioè arrivare ai familiari, ovunque essi siano, e restituire la propria storia al morto e alla famiglia. Inoltre identificare i naufraghi è garantito dalle leggi domestiche, dal diritto internazionale umanitario, dal diritto umano e dalla Convenzione di Ginevra, come lo è anche a livello penale. Per quanto riguarda coloro che invece riescono a superare il viaggio e sbarcare nell’altro paese sono tutelati e hanno diritto di richiedere l’asilo politico in quanto fuggitivi di guerra o da violenza, tutto ciò avviene in maniera un po’ difficoltosa perché sfiorano comunque numeri altissimi come avvenne ad esempio in Italia nel 2017 che vi furono 95 mila arrivi. Uno dei punti cardine degli sbarchi qua in Italia è Lampedusa dove avvenne un grande disastro il 3 ottobre del 2013 che vide 400 morti di cui vennero identificate solo 35 persone e un altro nel 18 aprile del 2015 dove vi furono 800/1000 migranti che persero la vita. Ciò avviene soprattutto, come già detto prima, per la mancata osservazione delle norme utili a garantire un viaggio in mare sicuro, infatti emerse ad esempio da uno studio che all’interno della stiva potrebbero stare solo 5 persone a metro quadrato, cosa che ovviamente non venne considerata, come accade anche tutt’ora. Inoltre si notò che i migranti consideravano questo viaggio come noi potremmo considerare una “vacanza”, infatti i bambini si portavano i vestiti o i giochi preferiti, gli adulti si preparavano al meglio creando dei sacchetti con i tessuti dei loro vestiti all’interno dei quali mettevano la terra del loro paese di provenienza, quasi a

portare con sé un pezzo di loro stessi. Tutto questo come se volessero fare buona impressione sulla loro nuova vita la quale, erano ben consapevoli, non sarebbe stata affatto scontata e/o facile da ottenere purtroppo.