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Appunti Ambiente ed Etica corso con Corriero e Casetta 25/26 magistrale
Tipologia: Appunti
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Ambiente ed Etica
Introduzione all’etica ambientale: quando riflettiamo sulla filosofia morale, o anche chiamata etica o etica filosofia, nella contemporaneità ci occupiamo dei problemi morali di secondo livello , ossia quei problemi che meritano un certo tipo di attenzione e di riflessione filosofica a differenza dei problemi di primo livello cui tutti siamo impegnati nel quotidiano e non siamo chiamati a un’indagine approfondita. La riflessione filosofica si attiva nei problemi in cui non si giunge facilmente un accordo, di fronte a problematiche che non trovano soluzioni condivise. La direzione filosofica sulla morale è diretta a giustificare l’azione anziché fondare: la giustificazione di una morale dipende dalle ragioni e argomenti che possono essere portati a confronto. Hans Jonas fa un altro procedimento, egli si occupa di fondare un’etica, oltrepassando il dogma dell’impossibilità di una fondazione etica metafisica. Egli ritiene infatti che per dare risposta a problemi odierni, ossia l’effetto delle nuove tecnologie, non sia sufficiente giustificare ma sia necessario una fondazione etica di tipo metafisico. La visione di Jonas sarà criticata e problematica per molti: il problema di una fondazione etica metafisica nasce dal momento in cui il fondamento che adotto e che ritengo solido per la mia etica non viene condiviso dagli altri. Ciò fa si che si crei incomunicabilità tra i due piani rendendo impossibile un accordo. Ci sono aspetti però che sembrano pretendere, come per Jonas, un ambito di fondazione. Questi tipi di problemi sono presenti anche nella riflessione sul tema dell’ambiente: l’etica ambientale è conosciuta come etica applicata. L’etica applicata è una forma di riflessione applicata a contesti specifici, esistono diversi tipi di etiche applicate. Nasce negli anni 60-70 in riferimento alla nuova capacità tecnologica. La prima forma di etica applicata è la bioetica: quando aumentano le nostre capacità tecnologiche, si sviluppano nuove riflessioni morali a problemi nuovi, che vengono affrontanti con l’applicazione di un corpus teorico consolidato a questi nuovi problemi. Il modello dell’etica applicata (l’idea di base è che vi sia una teoria che viene calata in un contesto specifico e applicata) da l’idea che vi sia un’autonomia della riflessione teorica rispetto all’oggetto d’indagine. Risulta però problematica questa definizione: esse all’inizio si pongono come tentativo di applicare un apparato teorico saldo, spesso nella forma di approccio deontologico o utilitaristico a un ambito specifico. In realtà però, i campi di
applicazione siano resistenti rispetto a questa applicazione, ossia la teoria di riferimento non riesce a contenere il concetto. Da ciò emergono nuove riflessioni rispetto ai vari ambiti. L’etica ambientale proprio perché ha come oggetto un oggetto che resiste all’applicazione di una teoria valida sempre e comunque, riesce a modificare e innovare alcuni aspetti della teoria di riferimento. Il contesto di riferimento è in grado di modificare il contesto teorico, questo è il punto fondamentale da avere come assunto. La precomprensione che abbiamo quando ci approcciamo alla filosofia morale deve tenere in conto di alcuni aspetti chiave della riflessione morale: essa riguarda due aspetti 1) l’individuo la sua condotta di vita (il suo carattere) 2) il contesto nel quale vive, la garanzia dunque e l’aspetto stabile più o meno nel quale svolgere la vita (precondizione, base d’accordo minima sul quale ci troviamo tutti d’accordo). Il contesto costituisce il significato di soggiorno e di dimora anche di altri esseri viventi, come gli animali. Quando ci approcciamo al discorso etico, quali abbiamo come problemi di riferimento? I nostri costumi, riflessione intorno a sé, al nostro carattere ma soprattutto rispetto al contesto. Il nostro contesto non è un contesto ultimo, finale ma temporaneo. Esso non è costituito solo da ciò di cui ci circonfondiamo ma anche delle relazioni che costruiamo con gli altri. L’etica riguarda dunque la considerazione per noi stessi e per gli altri che costituiscono il contesto nel quale siamo. Ovviamente sarà incluso il contesto ambientale: siamo portati a pensare il nostro contesto come contesto umano. Tutto ciò che non è umano fa comunque parte del contesto e siamo abituati a trattarlo come mero strumento utilizzabile. Attribuiamo valore solo rispetto all’utilizzabilità che essi hanno per noi. Il problema dell’etica ambientale è se questa attribuzione di valore sia sufficiente per poter approcciare il problema ambiente. Se però il contesto viene allargato, non è più sufficiente pensare alla riflessione etica con questi limiti. Quando ci poniamo di fronte al problema morale si incontra un bisogno di rilevanza dell’etica, c’è un bisogno o richiesta di etica. Incrocia un fenomeno non ordinario: quando ci troviamo in momenti di passaggio di paradigma, ecco che l’etica ritorna a trovare a dare risposte agli interessi e bisogni dei singoli. Il problema ambientale è un problema nuovo, nella seconda metà del novecento. Le risposte tradizionali non sono più sufficienti a dare risposte, il contesto condiziona la riflessione teorica e implica nuove risposte. Quando ci troviamo di fronte a questa necessita di etica, possiamo fare riferimento a due significati di questa espressione:
là dell’umano. Il fatto che noi pensiamo al non umano come oggetto degno della nostra riflessione morale, oggetti che hanno una qualche dignità morale o che meritano la nostra attenzione morale. Questa prima definizione, dunque, pone l’etica ambientale come riflessione sul non umano naturale. Eugene Arrow
La relazione tra uomo e natura è il problema fondamentale in una riflessione di etica ambientale e mette in discussione alcuni capisaldi della filosofia. I pregiudizi in etica sono molti:
per la civiltà tecnologica. Per Jonas non si può pensare un’etica vincolante che sia slegata da una riflessione ontologica in cui l’essere è organizzato per fini. Tutti gli esseri sono armonizzati secondo fini, il mondo è teleologicamente organizzato, la vita umana è espressione di una finalità interna all’essere stesso e per tanto va conservata.
Jonas vuole fare una nuova etica perché il mondo in cui ci troviamo, è un mondo nuovo caratterizzato da una capacità tecnologica inedita. Il problema negli anni 70 è lo sfruttamento delle risorse naturali, ma negli occhi di questi autori è presente la capacità tecnologica altra: l’atomica. Queste tecnologie hanno la capacità dirompente di impattare nel tempo e nel luogo in cui accadono in modo dirompente e in modo catastrofico. Queste nuove tecnologie pretendono una nuova etica. Per poter proporre la fondazione di una nuova etica Jonas deve partire da delle premesse forti:
del cambiamento climatico, mentre nella seconda edizione, posteriore di circa vent’anni, si sottolinea l’urgenza di come gli interessi siano cambiati e il cambiamento climatico sia un tema centrale. «POSSIAMO DEFINIRE L’ETICA AMBIENTALE COME UNA RIFLESSIONE SISTEMATICA, AL CRINALE TRA PIÙ SAPERI, SUI PROBLEMI LEGATI AL CONSIDERARE ANCHE LE AZIONI (E LE INAZIONI) DEGLI ESSERI UMANI SULLA NATURA NON UMANA COME AZIONI (O INAZIONI) SUSCETTIBILI DI ESSERE VALUTATE COME BUONE O CATTIVE, GIUSTE O SBAGLIATE»
È dunque una riflessione non solo su ciò che è umano ma anche su ciò che non lo è: dunque si analizza il concetto di estensione di rilevanza morale a enti non umani. Bisogna dunque pensare al non umano in termini etici, attribuendogli un tipo di dignità morale. «NESSUNA AREA DELL’ETICA APPLICATA TRATTA IN MANIERA PIÙ FONDAMENTALE DELL’ETICA AMBIENTALE I PROBLEMI FILOSOFICI. ESSA RAPPRESENTA UNA SFIDA ASSAI SERIA ALLA FILOSOFIA NELLA SUA GLOBALITÀ, IN QUANTO MOLTI DEGLI ELEMENTI DI BASE DI OGNI ETICA AMBIENTALE […] SONO INCOMPATIBILI CON TALUNE POSIZIONI FONDAMENTALI DELLA STORIA DELLA FILOSOFIA»
L’etica ambientale comporta un passaggio da un’etica di una prossimità a un’etica del futuro, nel momento in cui guarda le generazioni vanire ed estende la mortalità agli esseri umani viventi. È importante anche volgere attenzione e rilevanza agli esseri non umani: ma perché estendiamo la rilevanza agli esseri non umani? Perché è giusto per noi avere un ambiente naturale in cui vivere dignitosamente. L’estensione della rilevanza morale agli esseri non umani dipende dalla nostra attenzione
sull’umano. E un’estensione necessaria per garantire una vita degna agli umani. La riflessione di Hans Jonas è una riflessione che riguarda la civiltà tecnologica. Jonas parte da una concezione metafisica forte: l’essere è organizzato teleologicamente, ossia per fini; l’essere umano non è che un’espressione di questa finalità naturale. Per tanto è vero che sembra si possa dire che l’estensione di Jonas sia solo strumentale ma la sua concezione metafisica ci dice qualcosa di più sulla riflessione morale: dal punto di visa normativo la sua riflessione viaggia a metà tra la prospettiva consequenzialità e l’atteggiamento deontologico. Per capire ciò è importante fare un passaggio: perché bisogna riflettere in questi termini? Il discrimine è la nostra capacità tecnologica, in grado di impattare al di là del presente. Avendo una capacità di effetto che può danneggiare le generazioni future è necessari ragionare in termini che estendono questa capacità. Ciò porta a un’estensione dell’abbattimento del confine tra polis e natura. La posizione di Jonas fa leva sul concetto di responsabilità : l’etica della responsabilità guarda agli effetti che produce la norma che prescrive di agire in un modo o in un altro. Jonas forma un imperativo che confronta con Kant, ma pone attenzione più che alla conformità della nostra massima a una legge universale, un’attenzione alle conseguenze che coincidono con la permanenza di un’autentica vita (vivere in maniera libera: ossia poter rispondere in modo positivo o negativo a questo imperativo sulla terra). Come si risponde per Jonas all’ imperativo? Con un’auto restrizione della nostra capacità tecnologica. L’espressione della libertà umana è l’espressione più alta della finalità della natura: questa libertà deve essere garantita e conservata. Superamento di due dogmi: 1) non fare ricorso a istanze metafisiche quando si parla di etica (cosa che Jonas fa: avendo una concezione ontologica chiara di tipo teleologico, lui fonda un’etica su una base teleologica chiara); 2) distinzione tra fatti e valori (per Jonas questa distinzione è superata, presenta fondazione dell’etica con questi due punti: dall’essere si traggono dei principi etici).
Da conto della continuità tra il modello deontologico e consequenzialistico: L’azione che abbiamo in mente porterà dei benefici ma avrà anche degli effetti negativi. Riferimento a argomento di san Tommaso con 4 condizioni: ⁃ l’atto deve essere in se etico o neutrale ⁃ L’effetto buono deve essere quello che noi abbiamo inteso in quanto agenti morali (non deve essere accidentale il fatto che abbiamo anche un fine buono) ⁃ Effetto cattivo non deve essere il mezzo per produrre quello buono ⁃ Effetto buono deve essere maggiore di quello cattivo Alcuni di questi stessi argomenti sono attribuibili all’etica ambientale.
L’etica ambientale è intesa come etica applicata: nasce intorno agli anni 60/ grazie a due eventi 1) nascita etiche applicate in generale e capacità tecniche
diviene la base per la considerazione di un’eventuale necessità per una rivoluzione in etica per questioni ambientali. In etica ambientale abbiamo la necessità di estendere la rilevanza morale: agenti morali e pazienti morali, l’etica ambientale spinge sempre per estendere la rilevanza morale anche ai pazienti morali. Richard Sylvan: è necessaria una nuova forma di etica quando si parla di etica
umano sulla terra, però costui è nelle condizioni di poter porre fine alla terra e a se stesso. Il gesto di questo essere umano può essere giudicato moralmente oppure no? È lecito o no porre fine alla terra e soprattutto è lecito poter giudicare l’uomo? Siamo legittimati a porre fine alla terra? Passmore e gli atteggiamenti dell’uomo nei confronti del non umano: 1) poter avere libertà di azione come si vuole sul non umano (ancora prospettiva etica perché si tiene ancora in considerazione il rapporto umano con se stesso e con i propri simili, ciò che sta fuori da questa relazione non è degno di una considerazione etica allargata); 2) dono divino : uomo custode di un dono divino e quindi il suo comportamento nei confronti del non umano dipende dal rispetto di chi ha compiuto questo dono (attribuzione valore al non umano ricavato dall’essere un dono divino); 3) responsabilità per il meglio : perfezionamento del contesto ambientale dove a pesare non è il contesto ma il fatto che quel contesto possa servire per una vita migliore dell’essere umano. Queste prospettive sono tutte all’interno di una prospettiva antropocentrista: è possibile pensare alla natura in termini etici all’interno di queste coordinate? No, occorre una rivoluzione in etica. Per parlare in termini etici nella questione ambientale occorre rivoluzionare il nostro modo di intendere la natura. Occorre riconoscere alla natura un valore a prescindere dal suo contatto con l’umano. La rivoluzione per Passmore sta nel considerare la natura non solo in termini strumentali ma deve essere conosciuto un valore in sé a essa. (tesi non antropocentrista) Quali sono le modalità di estensione di questa rilevanza morale al non umano? Ad esempio quando parliamo di generazioni future facciamo riferimento a soggetti morali che non esistono, le nostre azioni morali e le nostre scelte che hanno incidenza su scala globale, determinano l’identità stessa delle generazioni future. È possibile dire che abbiano danneggiato queste persone in base alle nostre azioni? Se queste dipendono dalle azioni che noi compiamo, non possiamo dire di averli danneggiati o no. Si parla di etica impersonale, si imposta il discorso di un contesto desiderabile.
Casetta Quando si parla di etica ambientale non si da una definizione di ambiente, non si riesce a trovare una definizione di ambiente. Spesso viene dato per scontato cosa sia e anche cosa sia la crisi ambientale. Sappiamo però cosa essa sia e se essa è in corso? Tipicamente la filosofia ambientale nasce in terra anglofona, che si consolida negli anni 60-70 del 900. La filosofia ambientale viene equiparata all’etica ambientale, ma in realtà quest’ultima è solo una parte. La dichiarazione di Stoccolma 1972 è il primo documento ufficiale rilasciato sulle questioni ambientali, è il documento fondativo del diritto ambientale internazionale. In essa si parla di ambiente ma soprattutto si parla di risorse naturali o capitale naturale. Ma è lo stesso di parlare dell’ambiente? Per poter dire che viviamo in un periodo di crisi ambientale è necessario poter capire prima cosa essa sia.
Secondo Bruno Latour il termine crisi è fuorviante: esso indica qualcosa che venga superato. L’attuale crisi è per molti aspetti qualcosa che non verrà superata, ma porterà un cambiamento nell’asset del pianeta. Ciò che caratterizza primariamente la crisi ambientale in corso è la globalità, il fenomeno in corso globale è il cambiamento climatico, esso riguarda il sistema terra nel suo intero. Dopo la conferenza di Rio si è iniziato a pensare che l’azione per contrastare questa crisi dovesse essere un’azione collettiva e globale. La questione ambientale oggi è al centro del nostro quotidiano e delle agende politiche, ma il diritto ambientale e la consapevolezza di una crisi ambientale sono fenomeni recenti. Prima degli anni 60 del 900 si aveva una coscienza condivisa solo da un piccolo gruppo di persone. Un cambiamento importante di
Testo di Rachel Carson ed era un libro contro il DDT. Ella era una biologa, specializzata in animali marini e acquatici: in quegli anni il DDT (insetticida) era molto diffuso per combattere la malaria. Esso veniva presentato come cura di ogni male: insetticida che colpiva i parassiti senza conseguenze su umani o animali; cosa che però risultava sospetta per i biologi. Non si può eliminare gli insetti senza avere conseguenze sulla catena alimentare nel momento che essi rappresentano sostentamento per altri animali. La molecola del DDT è molto robusta e non va via dai prodotti alimentari, in quanto si deposita nei tessuti e si tramanda dalle madri ai feti ad esempio. Se una mucca mangia in un campo erba trattata da DDT, il suo latte conterrà DDT e verrà passato ai suoi piccoli e agli umani. Il DDT viene prodotto nel secondo dopo guerra, dove le industrie chimiche producevano insetticidi o pesticidi. Il DDT ha aumentato il fitness (Fitness: capacità di sopravvivenza e riproduzione umana) umano ma non è scevro di conseguenze negative. Il libro di Carson ha contribuito a far vedere il mondo in modo più ecologico, nel senso di relazionale, e non come insieme di parti sconnesse. Documenti e luoghi di riferimento per la questione ambientale: 1972 si tiene la conferenza di Stoccolma: prima conferenza globale sull’ambiente. L’ambiente viene equiparato all’ambiente umano. Pensare ciò è una descrizione scorretta di ciò che è l’ambiente. Nel corso di questa conferenza si instituisce l’UNEP (programma ambientale delle nazioni unite, con il compito di realizzare il GEO 1992 , Conferenza di Rio, seconda conferenza globale sull’ambiente: UNFCCCP (non si deve superare i 2 gradi in più nella terra) e CBD (accordo sulla biodiversità) 1995 , IPCC: mostra lo stato del pianeta rispetto al cambiamento climatico
(punto di rottura che non per forza è negativo, può essere positivo). In
depressione. Stabilire se una crisi ambientale (in senso ristretto) è in atto dipende dal modello che si adotta. L’era attuale vede un impatto umano importante: anche chi rifiuta l’antropocene come epoca geologica. Bisogna scegliere un modello se vogliamo stabilire se c’è una crisi ambientale in corso:
e irreversibile peggioramento dell’ambiente dal quale seguono significative perdite di benessere. Ex. la diminuzione delle risorse naturali non è una crisi in senso stretto, una crisi deve essere: drammatica e rapida (le risorse naturali diminuiscono gradualmente, siamo perfettamente consapevoli di ciò); inattesa (deve esserci una bassa probabilità che avvenga); irreversibile (la riduzione delle risorse non è un fenomeno irreversibile). La tragedia delle risorse (indica in generale la questione ambientale, Hardin) dunque, secondo il modello di Taylor non sarebbe una crisi. Le definizioni servono per decidere cosa riaccade sotto l’estensione del concetto e cosa no. Tra i fenomeni attuali, secondo Taylor, uno dei migliori candidati a essere
Perché vi sia una crisi ambientale in senso stretto devono esserci 3 precondizioni:
non è lineare) (scioglimento Antartide o scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia).
Il negazionismo ambientale
irragionevolmente di accettare i risultati sui quali la comunità scientifica di riferimento ha raggiunto un consenso sostanziale sulla base di una discussione critica approfondita dell’evidenza empirica rilevate, raccolta nel corso di studi di norma prolungati. I più noti negazionismi scientifici sono legati al cancro e il tabacco e riguardo all’HIV. I negazionismi ambientali sono più recenti ed è un fenomeno che si può indagare in quanto tale. Il negazionista scientifico non nega la scienza “tutta intera” ma nega un pezzetto di descrizione di mondo. A sostengo delle loro credenze portano molto spesso altri pareri scientifici (ex. covid: contro vaccini venivano portati altri esempi scientifici). Il negazionista nega i risultati che sono invece solidi perché vi è un consenso sostanziale e validati da metodo e procedure scientifiche.
contenuti nell’ UNEPP, IPCC e IPBS, ritenendo il consenso della comunità scientifica nei loro confronti il frutto di un complotto ordito della stessa comunità scientifica o della politica.
siamo legati che deriva da bias cognitivi risputanti dalla nostra stessa evoluzione. Il cervello umani si è evoluto per rispondere a minacce dotate di certe proprietà:
-grigio chiaro: concezione più ampia, ciò che circonda qualcosa indipendentemente dalla natura di quel qualcosa -grigio più scuro: ambiente è ciò che circonda il vivente -grigio scuro: l’ambiente è ciò che circonda l’umano Pensa però che l’ambiente sia solo un ambiente umano è una concezione La nascita del concetto moderno di ambiente In questa definizione si farà solo riferimento alla cultura occidentale; il concetto moderno di ambiente nasce tra la fine del XVII secolo fino ai primi decenni del XX, è un periodo ricco e vivace intellettualmente, c’è la rivoluzione scientifica, c’è la rivoluzione industriali e diverse esplorazioni dei naturalisti intorno al mondo.
È un termine relazionale e si applica ogni qualvolta ci sia qualcosa che circonda (x) e un qualcosa che è circondato (y). Le lettere servono per evidenziare come esso sia un concetto formale: posso attribuire un valore diverso alle variabili incluse nella definizione. Posso parlare di ambiente dentro ambienti, la sessa cosa può essere circondante e circondato. Il concetto moderno di ambiente nasce in un periodo in cui emergono due esigenze teoriche: circostanze storiche e certe esigenze teoriche che il vecchio concetto di natura non poteva soddisfare: avere un concetto che esprimesse la relazione , nella forma di corrispondenza , tra organismo e ambiente. Vengono dunque elaborate nuove teorie che richiedono un concetto che esprima la relazione tra organismo e ambiente nella forma della corrispondenza. Il termine ambiente non viene usato da Darwin inizialmente nella prima edizione dell’Evoluzione della specie; non era un concetto che possedeva ancora. Al tempo non esisteva un termine unico, ma si usava generalmente il termine “circostanze”. Si lega il concetto di circostanze e di entità all’interno dell’ambiente. Gli studi analizzarono la differenza tra ambiente naturale intaccato e non dall’uomo e i fenomeni che emergono portarono alla luce la rete di relazioni che lega le diverse componenti della biosfera e il ruolo degli esseri umani in tale rete, es. il rapporto tra deforestazione e cambiamento climatico e, più in generale, le conseguenze delle realizzazioni tecniche sul mondo naturale. Ciò succede sia nelle zone più urbanizzate, sia nelle colonie.