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Appunti presi a lezione con slide del professore
Tipologia: Appunti
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Archivi - gruppo slide 1 Gli archivi sono fatti di documenti che raccontano storie/testimoni privilegiati di fatti accaduti. Contengono documenti, i quali sono elementi principali della storia. Il documento è una testimonianza non solo scritta. Documento: testo scritto, immagine fissa o in movimento, un suono, … qualsiasi cosa racconti una vicenda. Gli archivi sono utili in quanto sono strumenti di vita attuale e per fare qualsiasi cosa. Esistono gli archivi della involontarietà e della naturalezza. Archivi dell’involontarietà: ogni azione e passaggio lascia una traccia documentaria. Tutte le decisioni sia ambito pubblico sia ambito privato vengono scritte. Le biblioteche sono archivi volontari. Gli archivi sono una gestione delle informazioni. L’uomo da sempre cerca di lasciare una propria traccia (es. pitture rupestri nelle caverne, …). Gli archivi nascono per un uso pratico o, a un certo punto, invecchiano e tale uso comincia a perdersi. A tale, gli archivi assumono un altro ruolo, ovvero quello di memoria, storico e culturale. Gli archivi possono risultare anche dei fatti falsi. La maggior parte dei documenti si distruggono volontariamente sotto regolamento. Per tale, vengono inseriti in luoghi adatti alla conservazione. Esiste una professione che si occupa degli archivi, con lo scopo di mantenerli in ordine, sapere dove si trova la documentazione e come riporla in quanto gli archivi sono voluminosi. Gli archivi si misurano a centimetri lineari. Ci sono delle strategie che aiutano in questo lavoro. L’archivio è il tesoro del principe in quanto custodisce documenti che attestano che suoi tesori appartengono a lui e ha i suoi diritti. Uno stemma con le sue forme, colori e immagini hanno uno scopo ben preciso che indicano la sua dinastia. L’archivio testimonia l’effettivo possessione di un bene. La parola archivio deriva dal sostantivo greco archeion e indica un luogo dove sono conservati documenti di magistratura nello svolgimento delle sue funzioni. L’archivio era un luogo dove entrava della luce naturale che permetteva di leggere. I documenti erano disposti in rotoli di papiro custoditi in scaffali (cellette) e raggruppati tra loro a seconda del genere. In alcune occasioni i titoli di papiro avevano delle strisce che identificavano il contenuto. Il nome archivium è una parola latina che venne espressa in varie forme e aveva duplice forma. Definizioni di archivio:
Manualetti epli: manuali di piccolo formato che servono per imparare qualcosa e sono pensati per una vastissima diffusione. Pecchiai, nel suo manualetto, racconta che l’archivio si forma per una necessità e lo si tiene in quanto utile per la storia. Concetto di ordine è un concetto su cui la manualistica del ‘800 si concentra molto. I documenti hanno un proprio ordine intrinseco in quanto hanno una loro una storia che creano un ordine. L’archivio può essere una raccolta sia di una persona fisica sia di un’entità pubblica o gruppi collettivi che viene creato in seguito a uno scopo. Un’altra definizione significativa di archivio è quella di Paola Carucci (sovrintendente dell’archivio dello Stato). Ella definisce l’archivio come un complesso dei documenti prodotti o acquisiti durante lo svolgimento della propria attività da magistrature, organi e uffici statali, enti pubblici, privati, famiglie e persone. Il complesso documentale supera il concetto di ordine e richiama che l’archivio è un insieme di stanze fisiche, memorie con scipi diversi e che richiama la complessità Complesso : insieme ampio. Giuseppe Plessi fornisce la definizione più ricca. Egli definisce un archivio come un complesso che serve per conservare la propria memoria e che segue un determinato scopo. Un’altra importante definizione è quella di Luciana Duranti (funzionaria dei beni culturali). Ella si trasferì in Canada dove il sistema archivistico è diverso da quello europeo (più complesso e avanzato), portando una tradizione europea e che fa breccia in quella canadese, tanto che divenne consulente. Incontra prima dell’Europa il documento elettronico e nel 1997 pubblica un libro chiamato “i documenti archivistici” dove parlava principalmente del documento elettronico. Ella definisce l’archivio come un insieme di documenti, senza riguardo per la forma o il supporto, creati automaticamente e/o accumulando e usati da un individuo, famiglia e ente collettivo. Definizione complessiva Archivio : complesso dei documenti (senza riguardo della forma o del supporto), ordinati e legati da un vincolo naturale, prodotti o acquisiti durante lo svolgimento della propria attività da soggetti pubblici o privati, da enti, famiglia o persone, per il raggiungimento di finalità contingenti o lungo respiro e per la conservazione della propria memoria con contestuale valore amministrativo e culturale. L’archivio è un complesso dei documenti prodotto da un soggetto nel corso della sua attività. Le caratteristiche di una archivi sono:
dialogare con l’esterno tramite la partecipazione con reti. Deve avvenire un costante aggiornamento.
Protezione: un archivio si protegge facendo attenzione ai locali, agli arredi dove viene posto. Bisogna prestare attenzione le condizioni ambientali in quanto servono essere sano e pulito. Bisogna verificare lo strato della condizione con un monitoraggio costante e tramite degli strumenti o piccoli restauri nel caso di danni. È importante anche la digitalizzazione, ovvero trasporre un documento analogico in digitale perché il documento è soggetto a usura, perdita. È importante per avere una copia in caso di necessità. I beni documentari per essere consultati vengono manipolati che può peggiorare lo stato di conservazione (es. strappi, schiacciamento della legatura, grasso della pelle, …). Tale può essere risotto con la digitalizzazione e limitando il contatto fisico salvo necessità. Promozione: non è una semplice condivisione ma anche una dimostrazione. Avviene tramite mostre ed esposizione, visite, iniziative, ricerca e pubblicazioni (sia analogiche sia sui social e web) e la digitalizzazione (in quanto significa aumentare le possibilità di essere usati e catturare l’attenzione del pubblico senza Limiti di spazio e tempo). Un oggetto digitale ha una vita lunghissima e molti utilizzi. La digitalizzazione costa e deve essere fatta da professionisti.
La sede dell’Archivio di Stato più antica d’Italia è quella di Torino in quanto venne costruita per essere archivio e durare più a lungo possibile. Contiene più di 70.000 km di carta. Di fianco si collocarono gli uffici del Governo (Prefettura) e poco più avanti si trovava il palazzo reale. A collegarsi il palazzo reale e gli uffici governativi si presentavano la biblioteca reale e l’armeria reale (oggi sei musei). Sempre collegato a loro si trova il Duomo dove viene conservata la Sindone (reliquia importante). All’altro lato dell’archivio di Stato vi è il presidio militare, con a fianco il maneggio coperto (formazione dei soldati). Tutto questo complesso viene definito “Linea del Potere” (Chiesa, re, governo ed esercito).
Vincolo archivistico Vincolo archivistico: nesso che collega in maniera logica e necessaria la documentazione che compone l’archivio prodotto da un ente, il nesso fra carta e carta, come fra archivio e soggetto produttore. Gli atti non si dispongono a caso ma si raggruppano secondo i loro reciproci rapporti, o per finalità di natura, di funzione oppure secondo connessioni date dalla loro relazione con determinati affari o con determinati aspetti. Il vincolo archivistico è un legame indissolubile. I documenti che compongono l’archivio non sono mai né prodotti né conservati come entità isolate ma esiste una connessione logica e formale che lega un documento con il suo precedente e il suo successivo. Il vincolo funziona secondo alcuni passaggi:
Le caratteristiche del vincolo archivistico sono:
Entità dell’archivio Il complesso archivistico, il soggetto produttore e il soggetto conservatore sono i tre soggetti dell’archivio.
Complesso archivistico: termine generico a cui riferisce ad un fondo archivistico o ad una parte componente, senza specificare la tipologia (può corrispondere a un fondo, sezione, serie, sottoserie, …).
Soggetto produttore: qualsiasi soggetto pubblico o privato che ha prodotto, accumulato e/o conservato e usato la documentazione archivistica nello svolgimento della propria attività personale o istituzionale. Ogni archivio ha un proprio soggetto produttore e a un fondo archivistico possono corrispondere 1 o più soggetti produttori che hanno contribuito alla formazione , organizzazione e ordinamento. L’importanza del soggetto produttore a seconda della facoltà sono:
Soggetto conservatore: qualsiasi soggetto pubblico o privato sul quale ricade la responsabilità della conservazione, dell’accesso e della fruizione della documentazione archivistica che ha prodotto o che è stata prodotta da un altro soggetto. È importante perché decide come conservarlo, di rimanere sano e che permette la consultazione e l’accesso ai documenti per fini di ricerca, culturali e istituzionali. L’istituto conservatore di archivi è un'organizzazione che gestisce e conserva materiale archivistico e lo rende accessibile al pubblico. L’ente comunale di assistenza è l’ente produttore del suo archivio ma non è l’ente osservatore in quanto non esiste più.
Enti di natura statale:
documento non è possibile trovare una copia identica in quanto non esiste – la seconda copia che solitamente si fa è una minuta);
Discipline Archivistica: è la disciplina che si occupa degli archivi, studiandone l’origine, la formazione, la gestione e il relativo quadro normativo. privilegia la rilevanza storica degli archivi come testimonianza del passato, oppure il valore giuridico-probatorio dei documenti (2 convenzioni complementari). Simbolo internazionale dell’archivistica: Giano bifronte.
è una disciplina multiforme che studia gli archivi in tutte le loro forme e problematiche, con il compito di elaborare i criteri che sovrintendono alla corretta conservazione dei documenti, alla loro descrizione e al loro reperimento sia a fini giuridici e amministrativi sia storici e culturali. Archivistica informatica: disciplina che si basa sulle radici dell’archivista tradizionale e concentra la sua attenzione nel momento della formazione delle raccolte documentarie, nell’archivio corrente e nella gestione digitale dei documenti. Archivistica speciale: disciplina che si occupa dello studio delle aggregazioni archivistiche in rapporto ai differenti soggetti produttori. Nonostante tutti gli archivi mantengano costanti le loro caratteristiche principali di strumenti di lavoro e di testimonianza storica, i fondi documentari hanno proprie peculiari diversità che si possono riscontrare nella formazione e nell’organizzazione al passato e al presente.
Diplomatica: scienza che, avvalendosi di altre discipline quali la paleografia, la cronologia e la storia del diritto, studia le varie parti in cui è strutturato un documento e fissa i criteri necessari a stabilire l’autenticità e il valore come testimonianza storica. Paleografia: disciplina che studia le scritture antiche e il suo scopo è quello di interpretare esattamente gli antichi manoscritti, ma anche datarli, localizzarli e trarre dal loro aspetto esteriore tutti gli elementi utili allo studio del loro contenuto. Sfragistica: scienza che studia i sigilli e l’attività di produzione degli stessi. Cronologia: disciplina che si propone di chiarire i rapporti temporali dei fattori storici, collocando ciascuno di essi al posto che gli spetta nel tempo. Araldica: disciplina che analizza e interpreta gli stemmi, ne studia le fonti, l’origine e la storia e stabilisce le regole.
Storia degli archivi - gruppo slide 3 Periodo antico La formazione di un documento (qualcosa che mantiene la memoria) è una quotidianità che l’uomo ha sempre fatto fin dall’antichità. Fin dall’antichità l’uomo ha sentito la necessità di affidare a una memoria collettiva il ricordo di fatti, avvenimenti significativi, guerre, vittorie, sconfitte o qualsiasi attività legata alla sua vita quotidiana. Successivamente, si ricorse al disegno che costituisce la prima forma di scrittura (es. le testimonianze più antiche che abbiamo sono le raffigurazioni della Val Camonica (Lombardia - come stemma ha la rosa camuna) a partire dal 8000 a.C., sono il corpo più ampio di testimonianze di civiltà primitiva con più di 200.00 raffigurazioni).
La scrittura vera e propria (e non come una raffigurazione pittorica del concetto che si vuole esprimere - rebus) storicamente nasce nella civiltà dei Sumeri (ca. 5000 anni fa) con la scrittura cuneiforme. L’uso delle tavolette d’argilla cotte al forno o essiccate durò per moltissimi secoli, fino al 50 d.C. Tale veniva sfruttata per registrare e sia l’importanza di questa attività sia la difficoltà della scrittura, rendeva la figura dello scriba di notevole considerazione. La dimensione classica di una tavoletta d’argilla sono bombate perché tradizionalmente venivano fabbricate sul palmo della mano, pertanto avevano delle dimensioni piccole salvo eccezioni. Questo tipo
un'organizzazione archivistica suddividendo i documenti in 3 settori: politico, diplomatico ed economico;
Egitto Il mantenere memoria era un cardine della civiltà, confermata dalla quantità di papiri a noi rinvenuti. Gli egizi erano convinti che dopo la morte sarebbero stati giudicati in base a testimonianze scritte, pertanto gestivano con molta attenzione la tenuta degli archivi. Uno dei 5 settori in cui era organizzata l'amministrazione dell’impero era deputato all'archivio. Sono attestati molti depositi di documenti anche presso i templi. Il ruolo più importante era quello del responsabile della gestione degli archivi. Il Visir (il quale era direttamente alle dipendenze del Faraone) era il capo al vertice dell'amministrazione e governava l’archivio. A partire dal regno di Néferirkarè, al Visir viene attribuito anche il titolo solenne di “direttore dell’archivio reale”. Pare che l’archivio dell'antico Egitto fosse ben differenziato dalla biblioteca, inventariato e gestito da persone appositamente formate. I documenti di papiro meno importanti (quelli del lavoro), al momento che non servivano più, venivano utilizzati per la mummificazione come strato protettivo della mummia (in frammenti, non interi).
Grecia arcaica (fino al V secolo a.C.) La cultura era essenzialmente orale, pertanto la memoria veniva trasmessa con la voce del Mnémon, ovvero un uomo che aveva il compito di ricordare a memoria le sentenze pronunciate oralmente dal giudice, i calendari religiosi e i contratti stipulati fra privati (considerato un metodo inefficace).
Con l’introduzione della scrittura, queste “memorie viventi” si trasformarono in archivisti. I documenti venivano scritti su argilla, papiro, foglie, pergamena, pannelli di legno e pietre per pubblicare decisioni importanti. Si affermò il concetto di archivio (ovvero testi che dovevano essere conservati per la comunità) correlato al locale destinato alla conservazione dei documenti. Inizialmente, non vi era concentrazione di archivi (come lo era il potere decentrato). La costruzione degli archivi è importante, ma con delle ricadute per il mondo antico, perché si creano dei luoghi per contenere documenti, consolidando una categoria di personale che gestisse questi luoghi. Durante il tempo, la formazione dei documenti cambia. Un documento diventa importante se conservato in un luogo importante (caratteristica che permane nel tempo). Alla fine del V secolo a.C. venne istituito l’Archeion per la conservazione dei documenti pubblici e privati, da cui deriva la parola “archivio”. Gli archivi venivano conservati presso i templi sia come buona garanzia di custodia, sia per porre i documenti sotto la tuta delle divinità. Nel IV secolo a.C. venne approvata l’istituzione di un deposito centrale per gli archivi dello Stato. Nel Metron si conservano le leggi, i plebisciti, i verbali delle assemblee e dei consigli, oltre a tutti gli archivi della Boulé (consiglio rappresentativo della comunità). Nel 323 a.C. vi sono fonti che indicarono una donna come custode degli archivi. Nel 150 a.C. venne costruito un nuovo edificio: il Metron ellenistico. La conservazione del Metron conferì autenticità ai documenti e venne garantito l’accesso ai cittadini e la validità delle copie. Gli archivi, istituzione indispensabili alla vita dello Stato, venivano affidati a hieromnémones (archivisti sacri) e mémones (conservatori). Questi luoghi sono aperti a una piccola parte della popolazione.
Italia I primi archivi di documenti scritti risalgono al VII-Vi secolo a.C. nella Magna Grecia, in Etruria e a Roma, ma di essi non venne rinvenuto quasi nulla se non qualche testimonianza letteraria e materiali di natura giuridica. Nell’antica Roma si può parlare di archivio nel senso in cui lo intendiamo attualmente solo a partire dalla tarda età repubblicana. Per i periodi precedenti si riscontra una notevole produzione scritta per i documenti che dovevano avere effetti durevoli (incisi su legno e nel bronzo i uti singuli e non formavano la serie senza cui è concepito un archivio).
Mondo romano - periodo repubblicano L’archivio si sviluppò dalla necessità di documentare l’amministrazione finanziaria. In epoca repubblicana, a partire dal IV secolo a.C., gli archivi venivano custodito nella parte bassa del tempio di Saturno, ovvero l’Aerarium Saturnia, un grande edificio sede della tesoriera (archivio e tesoro era strettamente collegati). I trattati internazionali venivano custoditi nel tempio della Fides Populi romani sul Campidoglio. La custodia degli archivi nei templi assicurava la conservazione e l’autenticità dei testi contro le falsificazioni. Il concetto di archivio (attualmente) si sviluppò nel tardo periodo repubblicano. L’Aerarium era sottoposto alla vigilanza dei Censori, in seguito dei Questori e, nell’età imperiale, del Prefetto. Anche tribuni ed edili partecipavano alla custodia delle tabulae
Alla fine dell’era repubblicana, i senatoconsulti (per essere validi) dovevano essere depositati all’erario. Dal 59 a.C. gli Acta Senatus (verbali delle sedute scritti su papiro e su tavolette di bronzo) sono conservati presso i magistrati. La conservazione archivistica delle decisioni pubbliche era concepita come connessa e irrinunciabile per il funzionamento delle istituzioni. Doppia conservazione dei documenti (tavolette cerate): a cura dei questori e a cura degli edili e dei tribuni della plebe. Ne tenevano una copia anche i consoli.
Nel 78 a.C. i documenti e il catasto venivano collocati nel Tabularium, situato sotto il palazzo senatorio ai piedi del Campidoglio, un edificio destinato a diventare “l’archivio centrale” dell’antica Roma. Fu costruito dall'architetto ostiense Lucio Cornelio nel 79 a.C., per ordine del Senato e per incarico del console Lutazio Catulo. L’edificio era lungo 73,6 m e costruito in filari regolari di blocchi di tufo e travertino. Sul muro si trovavano 6 piccole finestre relative a una serie di ambienti raggiungibili da una scala che saliva da una porta. Dal lato del Foro sono tuttora visibili 3 delle 10 arcate originarie, tutte inquadrate da semicolonne doriche di travertino con capitelli, architrave e fregio a triglifi e metope in travertino. Dietro le arcate si trova una galleria usata nel Medioevo come deposito di sale, suddivisa in settori che fanno capo ad ogni arcata e sono coperti da una volta a padiglione. Al di sopra della galleria, si trovava un altro piano con portico formato da colonne corinzie in travertino i cui resti sono visibili di fronte al Portico degli Dei Consenti. L’esigenza di avere una compartizione così netta e di materiale come la pietra, era dovuta a uno scopo di protezione verso un possibile incendio. Questa tecnica verrà sfruttata anche per la conservazione delle pellicole a inizio Novecento.
Nel Tabularium venivano conservati:
Patrizia Angelucci sintetizza alcuni elementi della gestione documentale in epoca romani e tardo repubblicana:
Mondo romano - periodo imperiale Alla diarchia istituzionale tra imperatore e senato corrispondeva una sorta di dualità archivistica:
In Asia minore, in Anatolia e nelle province Mediorientali, tutti gli ordini inviati alla città dovevano essere registrati nell’archivio ei magistrati competenti e i documenti destinati alla pubblicazione venivano affissi su un apposito muro (muro degli archivi). Esistevano archivisti professionisti in condizioni servile.
In Egitto, nel 53 d.C., venne attuata la riforma del sistema archivistico egiziano secondo cui gli uffici della metropoli e dei villaggi dovevano depositare una copia di tutti gli atti prodotti nella Biblioteca degli atti pubblici, diretta da un guardiano degli archivi che:
In Spagna esisteva un edificio destinato alla conservazione archivistica in ogni città presso il foro.
Con il crollo dell’impero romano, la produzione di documenti verrà sempre meno.
Mondo celtico La popolazione celtica conosceva la scrittura ma veniva sfruttata raramente. I druidi esercitavano la memoria, imparando e trasmettendo i poemi epici. Esistono alcuni documenti scritti su tavolette cerate, sulle quali venivano compilati elenchi di:
Basso impero - III secolo e IV secolo Fra gli uffici di palazzo era attestato l’archivio (denominato scrinium memoriae) che svolgeva anche il compito di cancelleria, in quanto produceva e conservava i documenti emessi dall’Imperatore. Dal 319, i funzionari assunsero il nome di memoriales. Dal 330, l’amministrazione imperiale si duplice fra Roma e Costantinopoli.
Medioevo Con la caduta dell’Impero romano, si assistette al declino delle istituzioni politiche e sociali, oltre a una generale disorganizzazione amministrativa con conseguente drastica riduzione della produzione documentaria (tra IV secolo e IX secolo). I documenti venivano prodotti, ma vi era poca attenzione alla loro conservazione, tanto che si procedeva alla loro distruzione con maggiore facilità.
La nozione di archivio in questo periodo rimane ambigua, venendo associata ad altre cose (tesoro, cancelleria, scriptorium, biblioteca, reliquie, …). In questo periodo, gli archivi erano numerosi ma sotto una forma diversa dal concetto attuale, tanto che le distruzioni volontarie ne resero difficile conoscenza e comprensione. Nel VI secolo, nell’Editto di Teodorico (leggi 52 e 72 - 500 d.C.), si prescriveva, per donazioni e testamenti, l’allegazione e l’insinuazione nelle gesta municipali per ottenere la publica fides. Nello stesso periodo, Cassiodoro nelle Varie (epistola XIII del libro XII) parlò di archivio come un luogo fisico, sottolineandone l'importanza e la sicurezza, e sostenendo come i notai dovevano imitare gli archivi che contenevano i documenti. In seguito al crollo dell'amministrazione romana, e le invasioni barbariche, vi era la necessità di intervenire per salvare la burocrazia e l’organizzazione dello stato. Per l’organizzazione archivistica e la registrazione dei documenti si tentò di sopperire alla mancanza di magistrati e funzionari. A questo ceto burocratico statale si sostituirono i magistrati municipali che fecero insinuare presso i loro uffici le gesta alle quali si voleva dare pubblicità e fides. Questa prassi fu legalizzata da Giustiniano nel 535 che ordinò che questi documenti fossero conservati presso gli archivi dei magistrati municipali, per garantire l’integrità e, in caso di richiesta, potessero facilmente essere trovati.
Nel VI secolo vi è cura degli atti privati e degli archivi in cui erano conservati. Anche per gli atti e gli archivi pubblici (fino a questo periodo) si impone l’ordinamento di Giustiniano: i commentatori e le gesta imperiali erano trattati e conservati in 4 uffici (o scrinia):
Dal V secolo al XI secolo, sono considerati dalla storiografia, secoli poveri di documentazione scritta e, di conseguenza, un periodo in cui gli archivi non esistevano. Questo è dovuto alla quasi totale mancanza presso le attuali strutture archivistiche di documentazione risalente a quel periodo e a una lunga tradizione storiografica che ha visto in quel periodo “secoli bui" e barbari. Fino al IX secolo rimane (per almeno gli archivi privati), la denominazione di magistrati municipali. Tra l’865 e l’833 troviamo, in alcuni documenti, la denominazione di Scalvini (Placito dei vescovi di Volterra e Firenze a favore di quello di Arezzo e a favore della chiesa di S. Cassiano di Fosciano). Nel X secolo si trovano attestate la duplice “qualifica” di notarius et scavino (donazione al monastero delle ss. Flora e Lucilla del dicembre 936).
Solo dopo con l’imperatore Costantino (ca. metà del IV secolo), la Chiesa entrò nella sfera giuridica dello Stato e vennero riconosciuti anche gli archivi ecclesiastici, sviluppandosi liberamente e in modo durevole. Gli archivi del papato (e in parte quelli vescovili) rappresentano l'anello di congiunzione tra archivi antichi e quelli medievali. L'organizzazione amministrativa romana fece da modello sia per l’organizzazione amministrativa ecclesiastica, sia per la costituzione della cancelleria e dell’archivio.
Archivio papale Tra le prime testimonianze sulla costituzione di un archivio pontificio, la prima risale a un’iscrizione che papa Damaso I (336-384) fece incidere sul portale della basilica di San Lorenzo in Prasina (poi San Lorenzo in Damaso), dove veniva citato che il papa in quel luogo avesse edificato una nuova sede per l’archivio, affinché il ricordo del suo nome rimanesse per i posteri. Non è certo quanto tempo l’archivio rimase depositato presso quella sede: tracce della sua esistenza sono riportate nel Liber Pontificalis a partire dal pontificato di Celestino I (422-432). Agli inizi del V secolo, San Girolamo (nello scritto contro Rufino) esortò a controllare l’autenticità di una lettera presso il chartarium ecclesiase romanae. Nel VII secolo, vi sono testimonianze sull'esistenza di un archivio presso la basilica del Laterano, un archivio strettamente collegato con la cancelleria pontificia e con la biblioteca. È possibile supporre che già nel 649, quando si svolse il Concilio Laterano I, l’archivio fosse conservato all’interno del palazzo sopra citato. Nel Liber Diurnus, si riporta una formula (presumibilmente del VII secolo) per un decreto di elezioni papale in cui si cita: in archivio dominare nostrae sanctae romanae ecclesiale, scilicet in sacro Lateranensi scrinium.
Non tutti i documenti che i papi esigessero di conservare erano tenuti in laterano, ma sono rinvenute testimonianze di documenti conservati presso la confessio beati Petri apostoli (cripta di S. Pietro) e si trattano di documenti dei re franchi (donazioni di pipino e Carlo Magno) e degli scritti degli imperatori bizantini. Non è possibile sapere se questi atti rimasero in quel luogo in modo definitivo o venissero spostati nell’archivio lateranense, o nel capitolo di San Pietro.
Alla fine del XI secolo, è conosciuto un altro deposito di documenti bonifici nella torre dei documenti (turris chartularia) ai piedi del Palatino. Nel XIII secolo, un altro deposito archivistico sorgeva sul monte Soratte, probabilmente presso il monastero di San Silvestro, ed era ritenuto sicuro durante il periodo della lotta per le investiture.
È possibile dedurre che all’archivio fosse unita anche la biblioteca e, a capo di entrambe, fosse posto il primicerius notaroirum.
A partire dal VIII secolo, il bibliotecario papale venne posto alla guida dell'archivio e della biblioteca (forse ancora sotto il controllo del primicerio) e, già nel XI secolo, tale incarico venne ricoperto da un vescovo. A partire dalla metà del XI secolo, il capo dell’archivio ebbe il titolo di cancellerie. Sotto il pontificato di Innocenzo III, successivamente, fu approntato a San Pietro un nuovo edificio per la Cancelleria, allentando gradualmente il legame tra archivio e biblioteca.
La documentazione conservata nell’archivio comprendeva:
Archivi ecclesiastici medievali In epoca medievale, gli archivi pubblici persero importanza e si affermarono gli archivi ecclesiastici. La Chiesa divenne il soggetto depositario della cultura e il vero erede del mondo romano: la Chiesa divenne depositaria di documenti che appartengono anche alle famiglie, divenendo il soggetto depositario di documentazione antica. La documentazione anteriore al XIII secolo venne tramandata dai monasteri, dalle chiese cattedrali e dai capitoli delle chiese cattedrali. Gli archivi monastici selezionavano, copiavano e conservavano molto materiale, ritenuto importante e utile, subendo vicissitudini diverse e gravi dispersioni.
La conservazione dei documenti veniva effettuata dallo stesso personale ecclesiastico, che si dedicava alla riproduzione di testi letterari nello scriptorium. Gli enti ecclesiastici conservavano con cura i loro archivi, talvolta in locali appositi oppure vicino alle reliquie, sottolineando l’importanza dei documenti per tutelare i diritti dell’ente. Poteva capitare che, all’interno degli archivi degli enti ecclesiastici, venissero individuati dei nuclei documentari di famiglie che avevano donato i loro beni a tale ente. La Chiesa si apprestava a conservare anche documenti antichi e data la numerosità dei documenti originali, si affermò l’uso di copiarli su appositi cartulario in 2 diverse modalità: interamente o in parte. In seguito, gli originali venivano distrutti portando delle problematiche (es. errori). Questa abitudine favorì l’introduzione dei falsi nelle raccolte ufficiali.
Notaio La figura del notaio subì un'evoluzione nel tempo ma di importanza per la redazione di documenti sin dall’epoca medievale. In epoca romana, il notaio era uno schiavo o un liberto incaricato alla trascrizione. Con il tempo, assunse la funzione di cancellerie nei tribunali, registrano testimonianze e decisioni. Nel basso impero, i notai formarono una schola e, a partire del III secolo, sono attestati nella cancelleria pontificia.