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Gli appunti riguardo la famosa statua di Augusto conservata nel museo nazionale di palazzo Massimo
Tipologia: Appunti
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La statua di Augusto Pontefice Massimo (o di via Labicana) è un ritratto dell'Imperatore Augusto, in marmo che prende il nome alla zona dove venne ritrovato vicino al colle Oppio, in via Labicana. Fondatore dell’Impero romano, nonché universalmente riconosciuto come primo imperatore, con le sue azioni Augusto riuscì a mettere fine alla crisi della repubblica, che si presentava ormai inadeguata a reggere e guidare lo stato, sostituendola con un regime monarchico stabilizzato sull’esercito e sul dominio delle province. Sotto il suo principato si parla solitamente di arte augustea, arte prodotta nell'Impero Romano sotto il regno di Augusto, dal 44 a.C. al 14 d.C., e sotto la dinastia giulio- claudia. Nel 27 il Senato gli assegnò il titolo di Augusto (dal latino degno di venerazione) e sulla sua casa fu posta, segno di onore e di riconoscenza, la "corona civica". Nel 12 a.C. alla morte di Lepido, divenne Pontefice Massimo e fece la riforma del calendario, una rivoluzione che cambiò l’ordine del tempo. Morì a settantasei anni, lasciando erede Tiberio. Nella complessa serie dei ritratti di Augusto, questa statua rappresenta una delle tappe più antiche e più indicative delle concezioni artistiche all’epoca del secondo triumvirato. La statua raffigura Augusto in piedi intento a celebrare un sacrificio; a causa dell’assenza delle braccia è difficile capire quale sacrificio stava facendo, probabilmente nella mano destra teneva la “patera” cioè un piatto rituale per lo spargimento di vino durante un sacrificio, e nella sinistra il “volumen”. L’opera è composta di due tipi di marmo diversi; la testa è formata da un marmo di tipo “grechetto” mentre il resto del corpo è formato da un tipo di marmo detto “lunense”. I tratti somatici piuttosto scavati suggerirebbero la realizzazione di questa statua negli ultimi anni di vita dell’imperatore, con i segni già visibili della malattia e della stanchezza. Si tratta quindi del più importante ritratto augusteo di questo periodo "finale" dell’impero, tra i pochi trovati a Roma. Come in altre opere dell'arte augustea la realizzazione è piuttosto fredda soprattutto nel volto e nel trattamento dei capelli. Si riconosce in questa testa l’intento di rifarsi a modelli ellenistici del ritratto dinastico, rappresentando Ottaviano come un giovane travagliato, con le guance scavate, i tratti affilati e gli occhi infossati, come venne rappresentato anche in una serie di monete coniate dopo la vittoria della battaglia di Azio.
L'imperatore è ritratto a capo coperto nelle vesti di pontefice massimo, la principale autorità religiosa dell’impero. Le ampie pieghe della toga sono molto curate. La testa viene accompagnata con leggera inclinazione e accenna il movimento di una persona vivente; questa è coperta da una tunica a larghe maniche, le quali non giungono oltre il gomito e arrivano alla caviglia, lasciando i piedi scoperti e ben visibili. La rappresentazione dell'imperatore nelle vesti della massima carica religiosa serve al riconoscimento del suo potere, oltre che temporale, anche spirituale. La funzione è dunque celebrativa, ma anche di propaganda politica rivolta ai cittadini romani e a quelli delle colonie.