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alcuni dati riguardanti facebook e il caso di cambridge analytica
Tipologia: Appunti
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Lo scorso 18 marzo due inchieste parallele del Guardian e del New York Times hanno catapultato Facebook al centro di una delle più grandi bufere mediatiche della sua storia: Cambridge Analytica, società di consulenza britannica, avrebbe utilizzato in maniera illecita i dati di oltre 50 milioni di elettori americani profilandone psicologia e comportamento in base al monitoraggio delle loro attività su Facebook.
1.CHE COSA È CAMBRIDGE ANALYTICA? Un istituto di ricerca fondato da Robert Mercer nel 2013 e specializzato nell'analisi psicometrica degli utenti dei social network: a partire dall'analisi dei "mi piace" lasciati su Facebook, gli esperti sono cioè in grado di costruire il profilo comportamentale e le caratteristiche più salienti della personalità di ogni singolo utente. Maggiore è il numero di "mi piace" analizzati, più è preciso il profilo psicometrico realizzato. Più sono meglio è, ma non ne servono molti: uno studio pubblicato lo scorso autunno aveva infatti evidenziato come, utilizzando opportuni strumenti di analisi, anche un solo "mi piace" fosse sufficiente per inquadrare gusti e preferenze di chi lo ha lasciato.
L’azienda ha sede a Londra, ed è stata fondata nel 2013 come distaccamento di un’altra azienda, il gruppo Strategic Communication Laboratories (Scl), un privato britannico che si occupa di ricerca comportamentale e comunicazione strategica aziendale. Esegue il data mining e l'analisi dei dati sul suo pubblico. Sulla base dei risultati, le comunicazioni saranno mirate in modo specifico ai principali gruppi di destinatari per modificare il comportamento in conformità con l'obiettivo del cliente di SCL. La società si definisce "un'agenzia di gestione delle elezioni globale".
Tornando all'attualità, secondo quanto emerge dall'inchiesta i profili elaborati da C.A. su queste basi sarebbero stati integrati con altri dati di profilazione commercializzati dagli information broker, ossia aziende che raccolgono informazioni su abitudini e stili di vita dei consumatori a partire dalla migliaia di tracce digitali che ognuno lascia quotidianamente dietro di sé, spesso senza saperlo.
È grazie a queste tecnologie che Cambridge Analytica ha potuto sviluppare un potente sistema di micrortargeting, cioè una pubblicità estremamente personalizzata su ogni singolo utente, a uso e consumo dei suoi clienti, aziende, ma anche "persone", come vedremo più avanti. Secondo quanto sostiene l'ideatore del software, Michal Kosinski, grazie a questa enorme mole di informazioni Cambridge Analytica riesce a far leva non solo sulle preferenze degli utenti, come fanno anche altre società di marketing, ma anche sulle loro emozioni, sui desideri, sulle paure.
Riesce cioè a veicolare il messaggio più efficace nel momento e nel contesto in cui l'utente é più sensibile e maggiormente disposto ad ascoltarlo. «Convincere qualcuno a votare (o non votare, aggiungerei) un partito non è molto diverso da convincerlo a comprare una certa marca di dentifricio»: era questo il mantra di Richard Robinson, uno dei manager dell'azienda.
Tutto iniziò negli anni ottanta, due équipe di psicologi hanno teorizzato che ogni caratteristica di una persona può essere misurata in base a cinque parametri o aspetti
Lo scandalo Cambridge Analytica, sull’utilizzo di dati psicometrici per influenzare e vincere le campagne elettorali, risveglia le preoccupazioni di molti circa la natura dei Social media come strumento di sorveglianza. Di certo, il tema della profilazione degli utenti, preoccupante in sé, non è una novità.
Se l’algoritmo di un social che ci consiglia la prossima canzone da ascoltare non ci preoccupa, diverso è il caso della politica. Ma tutto ciò avviene già da qualche anno: la campagna elettorale di Obama utilizzò per la prima volta i “Big data”.
Certo, i dati di Obama erano raccolti in modo trasparente e senza il ricorso a pretestuosi studi universitari, come sembrerebbe oggi, ma il dubbio che il tema dell’influenza politica di Facebook sia diventato un problema solo ora, perché ne avrebbero beneficiato figure ritenute “impresentabili” dall’opinione pubblica liberale come Putin e Trump, è più che fondato. D’altronde, l’idea stessa che le democrazie alimentino un dibattito pubblico basato sui fatti, contrapposte alle democrature delle fake news, è falsa, senza voler minimizzare la natura ostile e preoccupante dal punto di vista della compressione delle libertà civili che si registra in certi regimi.
Infondo basta ricordarsi che da sempre nella storia la democrazia è governata da gruppi di interessi e caratterizzata da idee dominanti “che sono le idee della classe dominante”, come diceva Marx , la distinzione, in politica, fra fatti e opinioni è molto ambigua.
Marx infatti sosteneva ……
I social, infatti, rafforzano i nostri pregiudizi perché ci consigliano opinioni che blandiscono le nostre convinzioni, piuttosto che farci confrontare con l’alterità che è nutrice del pensiero critico, libero e anticonformista.
l’industria culturale influenza le nostre opinioni politiche più e meglio dei partiti: un film orienta più di un comizio
Globalizazzione culturale e società di massa
Vita liquida e tecnoliquidità