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Appunti corso Cadin diritto internazionale
Tipologia: Appunti
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Diritto consuetudinario internazionale: come ci si aspetta che qualcuno si comporti all’interno di una struttura nazionale. Le norme sono create principalmente dagli stessi memebri di una comunità internazionale (assenza autorità legislativa che opera a livello mondiale). Tutti gli stati che compongono la comunità internazionale si trovano in una posizione paritaria – principio della sovrana uguaglianza (in punto di diritto) tra gli stati. Principio che trova riscontro nella carta delle nazioni unite, ma che è riproclamato anche in atti internazionali diversi (dichiarazione relazioni amichevoli degli stati) I soggetti dell’ordinamento internazionale i soggetti principali (non esclusivi) sono gli stati. Quali eventi hanno inciso sulla creazione e sviluppo dell’ordinamento internazionale? Senza dubbio la Prima guerra mondiale, al termine della quale sono state intraprese delle azioni cooperative a partire dalla creazione della società delle nazioni, istituita anche in base ai 14 punti di Wilson, adottato nel 1919 e inteso a creare un sistema di sicurezza internazionale basato sul disarmo, sulla soluzione pacifica delle controversie e sul rispetto dei confini territoriali. Si iniziano a sviluppare forme di cooperazione di natura istituzionale per la prima volta. Non bandiva tuttavia il ricorso alla guerra in caso tale forma di cooperazione non sarebbe bastata a risolvere le controversie. In questo periodo sono stati adottati i primi trattati internazionali tesi a vietare la schiavitù e a parlare dei diritti delle minoranze. Dopo la seconda guerra mondiale poi, sotto il profilo del dir. Int. il fenomeno delle organizzazioni int. si sviluppa ancora di più, portando alla nascita dell’organizzazione delle nazioni unite e poi altre organizzazioni anche a livello regionale (Consiglio d’Europa 1949, Organizzazione degli stati Americani) L’organizzazione delle nazioni unite vieta l’uso della forza come mezzo per la risoluzione dei conflitti, e con la sua nascita si avvia il percorso della “decolonizzazione”, sviluppata negli anni ’60 su impulso dell’assemblea generale delle nazioni unite, andando ad allargare la stessa assemblea. (nascita di nuovi stati) Le fonti del diritto internazionale Il punto di partenza è dato dallo statuto della corte internazionale di giustizia, in particolare dall’articolo 38. Questo, nell’elencare le norme applicabili dalla corte di giustizia nelle controversie, elenca in parte le principali fonti del diritto internazionale; si richiama alla consuetudine così come ai trattati internazionali. La consuetudine trae origine dall’aspettativa del gruppo di comportarsi come ci si è sempre comportati. Quella int. ha due elementi: quello oggettivo (prassi), dato dalla ripetizione costante e uniforme di un determinato comportamento, e quello soggettivo, ovvero il convincimento che tale comportamento sia dovuto/obbligatorio. Art38: la consuetudine internazionale è definita come prova di una pratica generale accettata come diritto. Qualsiasi organo interno dello stato può essere utile alla creazione di una prassi, ossia di una consuetudine internazionale. Definendo poi la consuetudine come la ripetizione costante delle forme di un comportamento, ci chiediamo quanto il fattore tempo incide sulla formazione di una cons. int. C’è uno spazio temporale definito? (comportamento ripetuto x 10 anni) No non esiste uno spazio temporale entro il quale può ritenersi
formata una cons. int. Da questo punto di vista neanche la giurisprudenza internazionale è d’aiuto, se non in parte. Il comportamento poi non deve essere necessariamente adottato da tutti gli stati, ma dalla generalità di essi e soprattutto dalla percezione degli stessi stati che tale generalità sia adatta a creare una prassi. Gli effetti della consuetudine, le tipologie e il processo di codificazione del tribunale Consuetudini generali/particolari: quelle particolari sono quelle che si possono creare e riguardano uno specifico gruppo di stati o che si creano all’interno delle organizzazioni internazionali e nei suoi ordinamenti interni e che producono effetti solo nei confronti degli stati che sono membri di quella specifica organizzazione (geografico o partecipativo) Una consuetudine particolare è l’articolo 27 della carta delle nazioni unite riguardo il meccanismo di voto in seno al consiglio di sicurezza: per questioni che non rivestono carattere procedurale il consiglio delibera con una specifica maggioranza ed è richiesto il voto favorevole di 5 membri del consiglio di sicurezza (9/15 inclusi i 5 membri). L’astensione di un membro permanente, tuttavia, nella prassi non ha mai avuto l’effetto di un blocco della delibera del consiglio di sicurezza. SI ritiene che oramai si sia venuta a creare una consuetudine che attribuisce all’astensione l’effetto di non precludere il processo deliberativo, data dalla prassi ripetuta nel corso del tempo. È di tipo particolare perché produce i suoi effetti giuridici tra gli stati membri dell’organizzazione delle nazioni unite. Trattato internazionale (forma solenne):
Sono delle manifestazioni di volontà espresse dagli stati tese a modificare gli effetti giuridici di una o più norme presenti in un trattato internazionale L’istituto giuridico delle riserve ha una ratio precisa: favorire la partecipazione degli stati ai trattati internazionali. Si dà la possibilità allo stato di partecipare allo stato, assicurando la partecipazione ad esso pur non impegnandosi su tutte le norme che sono contenute nell’accordo. È piuttosto evidente che questa abbia un senso solo quando è attuato un trattato multilaterale. Lo scopo è quindi favore la più ampia partecipazione possibile con una conseguenza negativa, la frammentarizzazione degli obblighi che risultano essere diversi tra gli stati facenti parte del trattato e lo stato che ha formulato la riserva. Il diritto int. prima di Vienna 1969 in materia di riserve aveva un approccio “conservativo”: era un regime giuridico improntato sul rispetto del principio di integrità del trattato internazionale, tanto che l’apposizione di riserve dovevano essere già discussa in fase di negoziati e queste dovevano essere apposte già al momento della firma. Ora siamo di fronte a un sistema molto più flessibile, introdotto da Vienna: sistema già anticipato dalla prassi della Corte Internazionale di Giustizia. Il parere alla corte fu chiesto dall’assemblea generale, e riguardava la convenzione sulla repressione del crimine di genocidio. Questa convenzione non contiene norme in materia di riserve e poiché alcuni stati avevano posto riserve la convenzione si è interrogata sull’ammissibilità delle riserve apposte in questa situazione. Interrogata la Corte, questa emanò il “parere” del 1951 dicendo che anche se il trattato non contiene norme in materia di riserve uno stato può apporla con un unico limite: deve essere compatibile con l’oggetto e lo scopo del trattato. Ossia non deve toccare clausole fondamentali che sono all’interno del trattato. Parere rivoluzionario data la Ipotesi più semplice di riserva è la norma, presente nel trattato, che consente allo stato di apporre delle riserve. Altri trattati danno una puntuale indicazione agli stati in merito alla tipologia di riserve che si possono apporre al trattato, andando magari ad escludere norme che non possono essere oggetto di riserve (Ginevra, status dei rifugiati 1951). Clausola della convenzione europea dei diritti dell’uomo sulle riserve. Potrebbe anche esserci una norma di divieto sull’apposizione delle riserve Interpretazione delle norme internazionale, fatta secondo i criteri previsti dall’ordinamento int. Da un punto di vista giuridico questi criteri sono norme generalizzate, consuetudinarie che hanno a tema. Convenzione di Vienna articoli 31 e seguenti. 31 indica la norma che fissa la regola generale di interpretazione dei trattati: il criterio privilegiato qui dalla convenzione è prettamente oggettivo e si basa sul significato ordinario da attribuire alle norme del trattato. L’elemento soggettivo e la volontà delle parti in questa fase non sono presi in considerazione. Trova applicazione tenendo conto sia del contesto sia dell’oggetto del trattato e del suo scopo Perché nella Comunità Internazionale al momento della sua nascita il sistema di accettazione delle riserve era più restrittivo?
In quali casi le riserve sono vietate?
modificare il contenuto del trattato in base al mutamento avvenuto, per non arrivare alla conseguenza radicale della sua estinzione
giuridicamente obbligatorio per nessuno, ma costituisce un accertamento del diritto internazionale particolarmente autorevole.