













Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
appunti di abilitazione e preparazione delle tesi e4job
Tipologia: Appunti
1 / 21
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!














Lezione 1:
Dato: ha cambiato il suo significato nel corso del tempo, adesso ne geriamo 5000 al secondo. Non dobbiamo fermarci all’aspetto numerico. Questi dati sono di tutti di tipi, prima erano quelli contenuti nel database. Adesso abbiamo video, immagini, frasi. 1. Gestire volumi enormi che si creano e invecchiano anche veloce
Consapevolezza: un mondo caratterizzato da un flusso di informazioni che ci aiuta a migliorare le nostre performance aziendali, se subito passivamente può farci perdere la sfida sul mercato. 70 domini e 571 siti web. Volume impressionante di info, siamo capaci di gestirlo? Dobbiamo pensare in digitale per ogni tipo di professione. L’innovazione trasforma le occupazioni e crea nuovi ecosistemi ditali e nuovi sistemi di business. Digital copywriter è il designer dei contenuti nella rete, il dc utilizza le parole giuste in modo giusto per ottenere la risposta giusta. Il web analyst si occupa di interpretare i dati di navigazione, intuisce la performance di un progetto partendo dai dati. E-reputation manager si occupa di gestire l’immagine per l’azienda in cui lavora. La reputazione online si costruisce con una strategia e con il lavoro di un insieme di figure come -> e-reputation manager che legge e analizza i dati e coordinare e definire le strategie; il SEO si occupa di valorizzare la posizione dell’azienda nei motori di ricerca, strumento di visibilità e di vendita. Il data scientist -> trasforma in conoscenza le informazioni prodotte quotidianamente all’interno e all’esterno di un’azienda (big data) si occupa di acquisire, analizzare, condividere le informazioni. Le nuove professioni sono una miscela di competenze apprese e coltivate nel tempo, esse devono essere aggiornate e devono essere adeguate con l’evoluzione digitale. Il digitale è in perenne sviluppo. Disruptive : parola che si usa nell’innovazione e impatto delle nuove tecnologie; tradotto significa perturbativo ovvero capace di sconvolgere, si riferisce alla capacità di generare in seguito alla distruzione creativa dell’esistenza per generare nuovo valore. Le app possono essere installate e interagiscono con i dati e utilizzano altre funzionalità come fotocamera, agenda ecc. Il modello Disruptive Innovation di Christensen è una teoria che viene usata per descrivere l’effetto delle nuove tecnologie sull’esistenza di una azienda. Quando le Disruptive Innovation (in genere versioni di prodotti esistenti meno costose e più semplici da usare, che hanno come target clienti completamente nuovi) emergono, le aziende di questo genere si paralizzano. A questo è da aggiungere che tali aziende sono, quasi sempre, spinte a servire le fasce più alte del mercato piuttosto che ad approcciare nuovi mercati, e quando le innovazioni disruptive esplodono, rubano quote di mercato e sostituiscono il prodotto classico che prima dominava. La Disruptive Innovation richiede un processo strategico diverso. Questo processo deve essere concentrato sulle opportunità non previste, sui problemi evidenziati e anche non evidenziati, e sui successi che si raggiungono passo dopo passo, piuttosto che sul miglioramento del prodotto che viene gestito attualmente. La conseguenza di tutto questo è che anche il marketing è cambiato. L’esplosione delle tecnologie digitali, nell’era dell’economia delle informazioni, ha portato a un ribaltamento delle strategie di comunicazione da un modello di tipo push (l’azienda parla e i clienti ascoltano) a un modello di tipo pull (i clienti parlano e l’azienda ascolta). Le info sono messe a disposizione attraverso server posizionai in siti distribuiti -> cloud , presenza diffusa al di sopra degli utenti. Il sistema informatico viene concepito come un sistema elettrico, l’energia elettrica viene generata, trasportata e immagazzinata, cosi come in cloud l’utente accede ai dati non interessandosi da dove provengono. Internet delle cose : il mondo fisico è sempre connesso con quello digitale, la connessione in rete di qualsiasi oggetti purchè dotati di accesso alla rete e all’energia elettrica. (domotica) Come si ripagano i social? avviene attraverso gli utenti che cedono i propri dati personali, e il mercato comprende quali sono le
informazioni e i profili dei clienti. I motori di ricerca utilizzano l’attività del visitatore per inserire il prezzo delle inserzioni, il commercio elettronico si basa sui giudizi degli utilizzatori. Carte di credito -> con le nuove tecnologie abbiamo un sistema di conoscenza integrato permettendo la fidelizzazione, cosi il cliente comunica con il suo fornitore (CRM) individuando campagne di marketing anche personalizzate. Digital marketing: anche il marketing è cambiato, con l’evoluzione del digitale il marketing ha bisogno di uno sforzo in più. In primo luogo abbiamo diverse fasi tra cui -> analisi e ascolto, dobbiamo ascoltare i concorrenti e valutare il loro posizionamento sui motori di ricerca, analizzare le loro parole chiavi e successivamente sviluppare la nostra strategia di posizionamento selezionando parole chiave e creare immagine coerente i sintonia con la missione aziendale. Dobbiamo poi creare il messaggio e scegliere quale canale. Come siamo visti in rete? Dobbiamo difendere la nostra web reputation, l’essenza stessa della nostra azienda. L’elemento tipico per avere un riscontro dal nostro cliente può essere l’iscrizione alla newsletter. Social customer : nuova idea di clienti che li raffigura come sempre connessi ad internet, aspettano risposte in tempo reale interagiscono con i canali, condividono le loro esperienze. L’azienda deve quindi saper dialogare con attraverso i spazi di comunicazione in rete. Sentimental analysis capire quali sono i sentimenti dei clienti attraverso l’analisi del consumatore. Customer engagement: rendere partecipe il consumatore, avviene soprattutto nelle fasi di progettazione di un prodotto, e nelle fasi di marketing.
Approfondimento: Nel passato, a chi non sapeva leggere e scrivere era preclusa, nei fatti, la possibilità di essere un cittadino attivo, oggi, la medesima limitazione la sperimentano coloro che non utilizzano le ICT ( tecnologie dell’informazione e della comunicazione) e non accedono alla rete (lo si definisce digital divide). Digital divide -> è il divario esistente tra chi ha accesso effettivo alle tecnologie dell'informazione (in particolare personal computer e internet) e chi ne è escluso, in modo parziale o totale. I motivi di esclusione comprendono diverse variabili: condizioni economiche, livello d'istruzione, qualità delle infrastrutture, differenze di età o di sesso, appartenenza a diversi gruppi etnici, provenienza geografica. La competenza digitale presuppone l’interesse per le tecnologie digitali e il loro utilizzo con dimestichezza e spirito critico e responsabile per apprendere, lavorare e partecipare alla società. Essa comprende l’alfabetizzazione informatica e digitale, la comunicazione e la collaborazione, l’alfabetizzazione mediatica, la creazione di contenuti digitali (inclusa la programmazione), la sicurezza (compreso l’essere a proprio agio nel mondo digitale e possedere competenze relative alla cibersicurezza), le questioni legate alla proprietà intellettuale, la risoluzione di problemi e il pensiero critico. La competenza digitale è caratterizzata da tre dimensioni – cognitiva, tecnologica ed etica – ed è legata alle capacità di rapportarsi al contesto di vita (mantenere capacità critica rispetto alle informazioni e alle opinioni, saper affrontare le situazioni problematiche); gestire gli eventi del divenire (essere capaci di accogliere i cambiamenti derivanti dall’innovazione tecnologica); essere soggetto sociale (essere parte di una comunità per interagire). Tra le
caratteristiche genetiche di una persona fisica, ereditarie o acquisite, che forniscono informazioni uniche sulla fisionomia o sulla salute dell'individuo; Dati Biometrici -> I dati personali ottenuti da un trattamento tecnico specifico, relativi alle caratteristiche fisiche, fisiologiche o comportamentali di una persona, che ne consentono o confermano l’identificazione univoca, quali l’immagine facciale o i rilievi dattiloscopici; Dati relativi alla salute -> dati attinenti alla salute fisica o mentale di una persona, inclusa la prestazione di servizi sanitari, che rivelano informazioni relative al suo stato di salute.
Così come per il crowdfounding, che è una opportunità di finanziamento dell’idea e dell’immaginazione coltivata e praticata con le tecnologie digitali, anche per la condivisione e pubblicazione dei prodotti forniti dalla nostra creatività c’è da trovare qualcosa di diverso. Il copyright, nella sua versione tradizionale tutti i diritti riservati, è insufficiente e obsoleto e le nostre creazioni sono nulle se non possono essere condivise liberamente. È anche vero che, come autori, vorremmo tutelare la nostra opera creativa senza la macchinosità del copyright. Le licenze Creative Commons (CC) possono essere una soluzione. Per chi sono utili queste licenze? Per musicisti, disegnatori, fotografi, videomaker, scrittori, blogger, insegnanti… ma, in definitiva, per tutti i creatori. Le CC sono una alternativa al copyright (tutti i diritti riservati) e al pubblico dominio (nessun diritto riservato). Sull’opera d’ingegno vigono dei diritti. La legge permette al titolare dei diritti (l’autore) di disporne liberamente. Ma quando un’opera è coperta da un copyright rigido ogni diritto su quell’opera è riservato. Questo ostacola la diffusione dell’opera stessa, perché per mostrarla, riproporla al pubblico, ecc., occorre prima chiedere il permesso all’autore. Le CC facilitano le scelte dell’autore sulle
CRM). La parte operativa gestisce clienti e aziende con canali che vanno dal web alla email alla gestione di un call center. Le informazioni vengono raccolte e passate nelle basi dati di un dataware house (l data warehouse, quindi, descrive il processo di acquisizione, trasformazione e distribuzione di informazioni presenti all'interno o all'esterno delle aziende come supporto ai decision maker). La parte analitica del CRM fornisce valore alle informazioni raccolte. Analizzandole con strumenti di Business Intelligence possono essere individuate preferenze/tendenze/caratteristiche dei clienti e in questo modo avviate campagne mirate di Marketing automatizzato o addirittura personalizzate per ogni cliente. Queste stesse informazioni vengono fornite al CRM Operativo che agisce verso la clientela con gli stessi canali utilizzati per la raccolta delle informazioni: web, email, call center.
Mass Customization è il termine coniato al riguardo, traducibile come personalizzazione di massa; descrive la produzione in modo industriale di beni personalizzati secondo i gusti di ogni singolo consumatore. Una tecnica che esisteva per altri scopi ed oggi viene praticata come strategia di marketing è la Clickstream Analysis. Questa tecnica evidenzia: le parti del sito più popolari e quelle meno visitate, il che permette di comprendere i gusti della propria utenza e seguirli per offrire un servizio migliore; i siti di provenienza più comuni tra i propri utenti; i punti di uscita più frequenti; indica le pagine critiche in termini di usabilità o di attrattività. Se la maggior parte degli utenti lascia il sito da una particolare sezione è utile analizzare il perché. Può anche significare infatti che tale sezione non incontra il gusto della media degli utenti, o non è ben strutturata; le chiavi immesse nei motori di ricerca interni dalle quali si capiscono i gusti e le necessità della propria utenza.
Le attività del marketing digitale attraverso l’uso degli strumenti digitali includono i seguenti passi: L’analisi -> L’ascolto è il punto di partenza per lo sviluppo di un ottimo piano di comunicazione digitale: ascoltare e analizzare i concorrenti valutandone il posizionamento nelle ricerche sui motori di ricerca e le parole (keyword) utilizzate. Ascoltare e analizzare le parole chiave digitate nei motori di ricerca dai consumatori mentre cercano prodotti e servizi. Monitorare quello che si dice sull’azienda, e il grado di soddisfazione o insoddisfazione. Individuare e mappare gli utenti chiave (key stakeholder) e verificare i contenuti d’interesse, l’aggiornamento, il grado di rilevanza e il ranking nei motori di ricerca. La strategia -> Studio della domanda, individuazione del target e definizione degli obiettivi sono i passi fondamentali di una analisi. Consentono la costruzione di una strategia di posizionamento online, ovvero la creazione di una immagine coerente, in sintonia con la missione che si è data l’azienda. La costruzione -> Costruire significa arrivare agli utenti, potenziali clienti, e significa scegliere e individuare i canali e gli strumenti più efficaci, il metodo e il messaggio da comunicare. I social network sono parte di questi strumenti e sono ormai un elemento indispensabile se si vuole utilizzare il Web come strumento di promozione. Diventa necessario quindi presidiare i Social Network più popolari attraverso una strategia di comunicazione e un linguaggio vicino ai clienti, e bisogna essere in grado di rispondere rapidamente a richieste o eventuali critiche. Gli strumenti -> Può essere utilizzato un blog, che crea uno spazio informale per la comunicazione con gli utenti; può essere l’email, per mantenere un contatto costante con i propri clienti attraverso l’invio di newsletter informative sulle proprie attività e i propri servizi; può essere il sito aziendale, utilizzato per veicolare l’immagine aziendale, ma anche quale vetrina sulla quale illustrare i servizi e i prodotti offerti, utilizzando una foto gallery, animazioni grafiche o tour virtuali capaci di fidelizzare il cliente acquisito o scambiare informazioni con potenziali futuri clienti (attraverso newsletter, guestbook, monitoraggio delle visite, ecc.). La misurazione -> È importante misurare l’efficacia del digital marketing progettato e attuato. Essere online offre un vantaggio considerevole rispetto alla pubblicità tradizionale, ovvero la possibilità di monitorare e misurare in ogni momento i risultati raggiunti. Si possono monitorare costantemente gli utenti attraverso le azioni da loro effettuate, le pagine maggiormente visitate, e si monitorano le conversazioni attraverso i differenti mezzi e strumenti di promozione. In questo modo è possibile valutare quali siano gli strumenti più efficaci in rapporto al budget e agli obiettivi prefissati. L’utente su cui agisce il digital marketing rappresenta un nuovo tipo di cliente: il Social Customer. Con un potenziale cliente di questo tipo, i passi effettuati da una social enterprise, ovvero da una azienda che affronta il digital marketing e si propone attivamente nella rete, si esprimono con un processo di comunicazione che comprende le seguenti attività: dialogare, ascoltare, interagire, coinvolgere.
Le applicazioni: Le App hanno funzionalità più circoscritte e limitate dei software tradizionali. Ma questa caratteristica, più che un limite è un vantaggio. Infatti la curva di apprendimento per l’utilizzo è minima e i
prezzi sono bassissimi (molte applicazioni sono gratuite). Le App possono accedere a una base dati e interagire con essa (tipicamente in Cloud), sfruttano pienamente l’hardware dell’apparato mobile come fotocamere, sensori (luce, movimento, bussola), GPS.
Il cloud computing: è la capacità di elaborare le informazioni tramite server e memorie messe in siti geograficamente distribuiti e accessibili via Internet da parte dei terminali degli utenti. Oggi, tutti i contenuti utili ai consumatori (musica, foto, video, documenti, …) sono accessibili via Cloud. Circa cinque anni fa è esploso l’interesse sul Cloud Computing per le applicazioni di business e per le applicazioni della pubblica amministrazione. Nasceva il concetto di Cloud pubblico (aperto a tutte le imprese) e Cloud privato (in uso da parte una singola grande impresa, o tipicamente una grande banca, con consociate e filiali). Nel Cloud sono distinguibili 3 livelli di servizi a consumo:
Automotive -> industria automobilistica - Home Automation-> Domotica.
Arduino: Arduino è una scheda elettronica di piccole dimensioni con un micro controllore e circuiteria di contorno, utile per creare rapidamente prototipi e per scopi hobbistici e didattici, ma anche utilizzata in ambiti industriali. Il crowdfunding: è uno strumento che permette di attivare una campagna di raccolta fondi online per finanziare i propri progetti. La sharing economy, o consumo collaborativo: è un sistema di scambio di beni o servizi che si basa quasi sempre sul web e su applicazioni per smartphone. Ha forme diverse e le strutture su cui poggia possono essere sia non-profit che con fini di lucro, ma i servizi che ne fanno parte hanno in comune lo scambio tra persona e persona, tanto che si parla frequentemente di economia peer-to-peer.
Lezione 2: Innovazione: processo non ancora maturo. È un processo di innovazione: ha nuove competenze e di percorrere nuove strade. Quando usiamo una nuova tecnologia dobbiamo mantenere inalterato il modo in cui abbiamo fatto business per anni, dobbiamo invece sperimentare. I leadership: 1 strategica: guidare staff e influenzarli per poter superare le barriere 2. business savvy: innovare modello di business fornendo valore per l ‘organizzazione, si ha la capacita di guidare usando gli strumenti tecnologici. Strumenti utili: 1. Curva di rogers: come noi reagiamo all’innovazione, viene suddivisa la popolazione in base alla loro reazione. È una curva ad S; e abbiamo: gli innovatori -> 2% si mette in moto subito, usa la tecnologia quando non è ancora matura( strategici); anticipatori -> si mettono in moto quando escono i primi prototipi usano il vantaggio competitivo; la maggioranza anticipatrice -> percepisci i vantaggi e condivide con gli altri; maggioranza ritardatari -> obbligata da fattori di mercato ad usare la tecnologia(principio conservatore: permette di risparmiare costi e quindi l’adottano), ritardatari -> la utilizzano quando è inevitabile (se non la
svolgendo differenti funzioni come sostenere un bisogno di cambiamento, favorire la circolazione delle informazioni, identificare l’esistenza di problemi che possono essere affrontati con l’innovazione. Ultima considerazione: ogni innovazione si inserisce in un insieme di relazioni con altri prodotti e altre innovazioni, e anche questo è un fatto che influisce notevolmente sui modelli di diffusione. Si possono rilevare, ad esempio: rapporti di interdipendenza tra innovazioni, per cui, anche se sono due innovazioni indipendenti da un punto di vista funzionale, l’adozione di una può favorire l’adozione dell’altra, rapporti di complementarietà, per cui l’adozione di un’innovazione è complementare all’adozione dell’altra, rapporti di contingenza, per cui l’adozione di un’innovazione deve necessariamente prevedere la presenza di un’altra innovazione. L’innovazione digitale, in particolare, viene spesso ad incidere sull’attività dei reparti informatici delle aziende di medie-grandi dimensioni, reparti che curano la manutenzione evolutiva e correttiva del software utilizzato nelle aziende, nonché il funzionamento dei server e delle applicazioni aziendali. Laddove è difficile far convivere la gestione dell’esistente con i processi di innovazione, si ricorre talvolta ad una completa separazione della struttura organizzativa rivolta al mantenimento, sviluppo e gestione dell’esistente da quella dedicata esclusivamente allo studio, progettazione e realizzazione di prodotti e servizi innovativi. Tale pratica prende il nome di Bimodal. Gli inmemory database management system (DBMS) -> è un sistema software progettato per consentire la creazione, la manipolazione e l'interrogazione efficiente di database, per questo detto anche "gestore o motore del database", e ospitato su architettura hardware dedicata oppure su semplice computer. Il natural-language question answering (NLQA) -> consiste nel rispondere automaticamente a una domanda espressa in una lingua naturale.
le nuove tecnologie digitali avranno un impatto profondo nell'ambito di quattro direttrici di sviluppo: • La prima riguarda l’utilizzo dei dati, la potenza di calcolo e la connettività, e si declina in big data, open data, Internet of Things, machine-to-machine e cloud computing per la centralizzazione delle informazioni e la loro conservazione. • La seconda è quella degli analytics: una volta raccolti i dati, bisogna ricavarne valore.
Business plan: Un business plan o piano di business è un riassunto di come si intende organizzare un'attività imprenditoriale e implementare le attività necessarie alla sua buona riuscita. I business plan sono usati per la pianificazione e la gestione dell'azienda, e per convincere terze parti come banche o altri investitori a finanziare l'impresa. E proprio per questo è necessario utilizzare:✓ un linguaggio commerciale per comunicare concetti specialistici a non-specialisti, ✓ messaggi semplici per comunicare contenuti complessi. Nella stesura del business plan è utile farsi alcune domande puntuali sull’iniziativa: Identificati gli obiettivi, I fattori critici per il successo (CSF, Critical Success Factors). Una volta individuati, questi fattori devono essere continuamente monitorati e misurati con indicatori chiave di performance (KPI Key Performances Indicator); solo ciò che è misurabile e verificabile è controllabile. Come procurare le risorse necessarie allo svolgimento dell’attività? Il risultato di questa analisi può essere l’individuazione e il coinvolgimento di Partner esterni o interni all’iniziativa e al business. Il Business Plan si completa con uno studio di fattibilità, che permette di analizzare e verificare aspetti specifici legati alle possibilità di realizzare l’idea o il prodotto.
Lezione 3: la nostra società è in continua evoluzione. Quando si parla di innovazione parliamo di cose nuove che nessuno ha mai fatto questo crea dei dubbi, su come e quando farle. Le modalità per farle vengono strutturate dal project management. il PM è un insieme di azioni svolte in modo coordinato per raggiungere un progetto; l’inizio e la fine di un progetto devono essere chiari e la fine non deve essere lontana; il progetto deve essere gestito ovvero deve essere controllato e deve avere i suoi elementi.
gli elementi di progetto sono: lo scopo, e i delivery ball -> risultati misurabili. Il project manager, sponsor, stakeholder, e il comitato che nomina il capo del progetto. Il PM coordina il team che hanno competenze diverse, e ha il compito di ottenere il risultato richiesti dal committente con le risorse. Come pianificare un progetto: dobbiamo capire quanto è grande e in quanti giorni possiamo ottenere il risultato. Ci sono 3 entità: tempi, costo e qualità (triangolo del Project management) non possono coesistere tutte nello stesso tempo perchè non posso avere un progetto di alta qualità con un basso costo in tempi brevi. Per misurare come sta
andando un progetto possiamo utilizzare dei tool: 1. Verifica le attività completate e quali sono le spese (rateo) che misura il valore realizzato fino a quel momento. Abbiamo poi due indici: SPI (= valore conseguito/valore atteso) stato di avanzamento del progetto; CPI (valore conseguito/costo consuntivato): misura il costo del progetto nel momento in cui è stata fatta la misura. Strumento di monitoraggio per analizzare il “ cosa ” (semplifica il progetto): 1. Work breakdown structure (struttura di scomposizione del piano): È un diagramma gerarchico la cui radice indica la totalità del progetto; ogni nodo dell’albero indica una attività scomponibile e ogni foglia una attività che ha raggiunto il livello massimo di dettaglio stabilito. Nella costruzione si procede per passi: scomposizione dell’intero progetto in parti costituenti il primo livello; suddivisione dei componenti del primo livello in attività più elementari; ulteriore suddivisione delle attività costituenti fino alla definizione di attività-atomo auto consistenti. 2. Diagramma delle precedenze o PDM (Precedence Diagramming Method) serve per rispondere al “ come ”: è una tecnica di rappresentazione reticolare in cui le attività sono rappresentate da barre. Le attività sono collegate da relazioni di precedenza per mostrare la sequenza nella quale devono essere eseguite: ciò si ottiene con la tecnica PERT (Program Evaluation and Review Technique). È uno specifico tipo di Project Network Diagram, cioè uno strumento di programmazione reticolare che descrive in modo grafico le relazioni di causa-effetto, di precedenza logica e di successione temporale che intercorrono tra le diverse attività di progetto. Questo metodo è applicabile perché, per ogni elemento del diagramma, indichiamo la data di inizio e fine
prevista nonché la durata. Questo diagramma aggiunge la possibilità di analisi da un altro punto di vista, permette infatti di individuare e analizzare i percorsi critici (critical path) nel progetto (metodo CPM - Critical Path Method). Il percorso critico evidenzia la sequenza di attività che, nel progetto, rende minimo il tempo necessario al completamento del progetto stesso. Di conseguenza il ritardo accusato da una qualsiasi attività che appartiene al cammino critico si ripercuote in ugual misura sulla data di fine progetto. Questa tecnica di analisi reticolare viene usata per prevedere la durata di un progetto. 3. Diagramma di Gantt per rispondere al “ quando ”: Il diagramma di Gantt colloca nel tempo le attività visualizzandone le durate. Anche qui è possibile indicare dove una attività è conseguenza dell’altra tramite una freccia che parte dalla fine di un’attività e si collega a quella necessaria. All’interno del diagramma del tempo (Gantt) sono inserite le milestone, elementi importanti di condivisione con il committente di progetto. Le milestones (pietre miliari), e già il termine stesso lo suggerisce, indicano eventi importanti e significativi che caratterizzano l’andamento del progetto. Sono tappe fondamentali e corrispondenti a momenti di controllo e fungono anche da elementi di cerniera tra le diverse fasi di lavoro. Rappresentano il momento in cui il risultato di una certa attività deve essere facilmente controllabile. La pianificazione a milestones è particolarmente usata nei progetti in cui alcune attività sono affidate a subfornitori, ma sono anche possibili momenti di condivisione dello stato di avanzamento del progetto con il committente. Le milestones però devono essere sempre SMART. Il progetto deve essere monitorato e controlla se gli eventi vengono raggiunti. Il project management ha il compito di dare il compito ad ogni membro del team che deve conoscere le proprie responsabilità. La matrice RACI, vera e propria tabella, specifica il tipo di relazione fra la risorsa e le attività. Diagramma R (è colui che esegue ed assegna l'attività) A (chi è il responsabile dei risultati) C (è la persona che aiuta e collabora con il Responsible per l'esecuzione dell'attività) I (chi deve essere informato). Con questo strumento viene indicato in definitiva chi fa che cosa e con quali responsabilità, all'interno del progetto. Arriviamo cosi al concetto di innovazione digitale: ci troviamo di fronte a progetti in cui ci sono continui cambiamenti, e i tempi sono ridottissimi. I progetti cosi hanno un elevata probabilità di fallimento, e quindi si decide di chiuderlo, lo si suddivide e si parte nella risoluzione di piccoli progetti. Innovazione digitale: sviluppo di app per mobile, programmi di social, sviluppo programmi per comunicazioni istantanee. Conviene avere progetti più piccoli, e quando avremo un’evoluzione bisogna stare al passo. Come possiamo fare? Metodologia agile -> step in cui c’è un progetto piccolo strutturato come se fosse un progetto grande e il committente monitora e può richiedere dei cambiamenti che possono essere applicati in tempo reale. sono metodologie adattive ossia cercano di capire le pratiche migliori per capire le pratiche per adattarsi ai requisiti del cliente. Un altro metodo per sviluppare un soft è: a cascata o waterfall -> che aveva come obiettivo la realizzazione e la presentazione del prodotto al cliente solo a realizzazione completata. il metodo a cascata si basa sul modello top down dove si formulava inizialmente una visione generale del sistema, se ne descriveva la finalità principale senza scendere nel dettaglio delle sue parti, e ogni parte del sistema era successivamente rifinita aggiungendo maggiori dettagli della progettazione, il rischio è che il prodotto possa non andare bene, utile per i progetti che seguono il paradigma della cattedrale ovvero strutture costrette.
l’impiego di risorse limitate, obiettivi unici e definiti, in presenza di vincoli temporali, economici e qualitativi. La gestione di un progetto (project management), è la combinazione e il controllo degli elementi che compongono il progetto per raggiungere l’obiettivo, tenendo conto dei vincoli esistenti. Sponsor : soggetto che avendo chiari i benefici che il progetto può portare, se ne fa promotore ad alto livello. A volte coincide con il decisore ma spesso è il soggetto che può influenzare chi decide in merito al contesto e allo scopo del progetto. Steering Committee : è il comitato che guida e in cui sono presenti tutti gli interessi del progetto, assegna il ruolo di capo progetto dandogli le responsabilità su cui può decidere in modo indipendente. Pianificazione : definizione delle azioni da svolgere per raggiungere gli obiettivi, delle risorse da utilizzare, dei costi, dei tempi e dei risultati intermedi. Controllo : il controllo consiste nell’attuare azioni di verifica che permettano di misurare, ad un dato istante, quanto ci si discosta dalla pianificazione originaria. Controllo dei costi : una parte essenziale del controllo è relativa ai costi che possono essere diversi da quelli preventivati per l’impiego di un tempo maggiore, o per costi imprevisti o ad altri fattori quali, ad esempio, a fluttuazione dei prezzi. Qualità : è un elemento centrale nello sviluppo di un progetto. Nella misura dei risultati intermedi, si verificherà: ✓ la spesa preventivata rispetto al costo effettivo, ✓ il realizzato rispetto al preventivato al momento della misura. Il valore conseguito è la misura in quota parte di quanto valore è stato realizzato rispetto al valore totale di fine progetto. Spesso questo valore conseguito viene definito con il termine contabile di Rateo (definito spesso Attivo, considerato cioè come se già si incassasse la quota parte del prodotto realizzato).
Prince 2 definisce: Il rischio come “un evento che, se accade, ha un impatto sugli obiettivi del progetto” e la gestione del rischio come l’“applicazione sistematica di procedure nelle attività di individuazione e di valutazione dei rischi, nonché alla pianificazione ed all’implementazione di risposte adeguate”. La procedura di gestione del rischio è articolata in 5 passi: Individuare : gli obiettivi del progetto che sono a rischio e i rischi che possono impattare sugli obiettivi. Valutare : stimare ogni rischio indicandone la Probabilità, l’Impatto e la Prossimità (in che momento possono concretizzarsi?). Pianificare : individuare la risposta al verificarsi del rischio e anche al possibile rischio ulteriore derivato dall’applicazione della risposta. Implementare : individuare i ruoli di chi deve attuare la risposta: • Proprietario del rischio: il responsabile finale per l’implementazione (in una RACI: Accountable). • Esecutore del rischio: chi effettivamente svolgerà l’attività (in una RACI: Responsible). Comunicare : in maniera tempestiva, con i documenti previsti.
Nell’ingegneria del software, per metodologia “agile” (o leggera) si intende una particolare metodologia di sviluppo che coinvolge quanto più possibile il cliente e che ha come fine quello di ridurre il rischio di fallimento. Gran parte dei metodi agili tentano di ridurre il rischio di fallimento sviluppando parte del prodotto in finestre di tempo ridotte che vengono chiamate iterazioni. Una iterazione è un piccolo progetto a sé stante che si compone di: ▪ analisi dei requisiti, ▪ planning, ▪ implementazione e testing, ▪ documentazione. Gli scopi sono: ▪ permettere al cliente di seguire lo sviluppo e dargli la possibilità di testare e verificare, ▪ dare agli sviluppatori la possibilità di risolvere gli errori riscontrati dai clienti prima possibile, ▪ iterazione dopo iterazione si giungerà al prodotto finale che il cliente desidera e che, magari, ha modificato in parte durante le iterazioni.
Lezione 4: dati e informazione: il dato è l’aspetto oggettivo e deve essere elaborato. Il passaggio che ci permetti di passare dal dato alle informazioni è la consapevolezza, quindi usare l’info per avere un ritorno e poter prendere decisioni coscienti. L’informatica parte dalla necessita di elaborare i dati in informazioni. Lo strumento classico è il database, che mi garantisce la sicurezza del dato ed e mirato a gestire l’acquisizione del dato ma non ci permetti di capirlo, conserva solo il dato. Tabella invece ci permette di vedere il dato, non è utile per dati complessi poichè ci sono solo due dimensioni. Per gestire questo passaggio e poter manipolare il dato e averlo più fisicamente è data warehouse : depositi che raccolgono i dati dal database e li unisce; questa struttura raccoglie info per uno specifico oggetto e mi fa capire tutta la sua struttura. Il vantaggio è che le info non sono separate ma posso interagire con loro. Fino a qui è ancora un processo tecnico. Qual e l’info che mi interessa? Processo di business intelligence -> presuppone la gestione del dato, lo consolida e permette la fruizione, poi devo costruirci una sintesi (centro commerciale che espone merci, e nelle vetrine devo decidere cosa acquistare) e capire gli strumenti necessari. Presuppone uno strumento di
comprensione del dato, e poi viene un passaggio interpretativo del dato stesso, fatto da chi è gestore di questo business. Possiamo quindi dire che è un servizio che acquisto dall’esterno ma che devo interpretarlo e lavorarci su. Negli ultimi decessi si è sviluppato tantissimo, con lo sviluppo delle modalità di gestione. L’altro aspetto che si è sviluppato è il big data, grandi quantità di info che vengono generate e alimentate dai processi digitali. Prima si gestivano dati numerici, ora possiamo interpretare dati come audio, immagini, localizzazioni. L’uso della rete permette di acquisire più dati di interazione. Tutti gli strumenti collaborano tra di loro e anche con l’esterno. Gestione delle casse o delle code -> capisco quanti clienti servo in un periodo di tempo, quale merce viene più venduta. Tutto confluisce nei big data. Le 4 V dei big data sono il volume, la varietà dei dati , velocità. Che devono essere gestiti al momento altrimenti diventano obsoleti. L’ultima V è la veridicità non tutti i dati sono veri, bisogna scremarli e individuare quelli utili e quelli corretti. Gli strumenti per poter estrapolare le info devono essere elaborati, per poterli comprendere. Poi devo saper spiegare il motivo di quel dato, e vedere come si può agire per poter migliorare. Il passaggio successivo è analisi preventiva che migliorano e anticipano le mie future scelte e come posso risolvere un eventuale problema. Viene risolto con machine learning e altre intelligenze artificiali, concetti che sembrano astratti e che hanno dato origini a studi. -> i big data sono quindi uno degli strumenti fondanti dell’industria 4.0 vero carburante dell’intelligenza artificiale. Data mining : Novità di gestione dei grandi dati: qbo derivano dai data warehouse, data mining scavano e creano modelli che analizzano relazioni, database no siquel info strutturati qualitativi tipicamente analizzano schede prodotto, analisi semantica analizzano il testo e capisco cosa pensano i miei clienti sul web. Questi big data presuppongono altri scenari che permettono la diffusione dei dati -> oggetti che raccolgono dati, sensori che rendo una città smart city. Altri tipi di data sono Open data-> dati di dimensione pubblica, relativi alla pubblica amministrazione e pubblicati attraverso il web, bilanci, possono essere gestiti in modo libero purche siano rispettosi delle regole generali. Non sono dati che possono essere venduti, ma rappresentato categorie.
Consapevolezza: per capire il potere dei dati è utile differenziare il dato stesso dall’informazione e cogliere dalle informazioni la conoscenza. Il dato è l’unità grezza delle informazioni, quando parliamo di dato intendiamo l’elemento base grezzo e non significativi. L’informazione invece è l’elaborazione del dato per rispondere a specifiche esigenze, fornisce quindi significato al dato stesso componendoli e razionalizzandoli. Una volta ottenuta l’informazione occorre presentarla,per valorizzare il senso. La conoscenza è l’utilizzo dell info come elemento di comprensione dei dati raccolti. L’informazione esiste quindi perché è sostenuta dal dato. L’informatica nasce come sistema di trattazione dell’informazione e ha avuto come base il bisogno di avere modelli che potessero raccogliere i dati nascono così i database un insieme di informazioni catalogate e conservate. Definiamo business intelligence il procedimento che raggruppa le pratiche che ci consentono di conservare le informazioni da un grande insieme di dati e di presentarli in maniera comprensibile. Usiamo strumenti per analizzare i dati, gli indicatori fondamentali per la nostra azienda. La business intelligence integra i processi aziendali di selezione delle info ritenute importanti e strategiche. Le organizzazioni raccolgono info per analizzare il contesto interno ed esterno (ricerche di mercato). I dati vengono raccolti per poter supportare determinate decisioni aziendali. I dati raccolti vengono raccolti nei data warehouse, depositi dei dati multidimensionali ovvero luoghi di consolidamento dei dati. Si possono definire Big Data se possiedono le 4 V ovvero volume, varietà, veridicità, velocità. Il volume intende grandi quantità di dati gestibili con i database tradizionali. La varietà è intesa come coesistenza di elementi di diversa natura, non parliamo quindi solo di dati strutturati ovvero quelli contenuti in tabella ma anche quei dati che in passato non venivano conservati per lunghi periodi di tempo. I big data affluiscono continuamente e necessitano di essere processati in tempo reale o in periodi più lunghi. La velocità ha come base la necessità di comprimere i tempi di analisi, in brevissimo tempo infatti il dato può diventare obsoleto, poiché non aggiornato. Per veridicità viene intesa la qualità del dato ovvero come valore informativo che viene estrapolato. La ricerca dei dati può portare alla serendipità ovvero la capacità di trovare informazioni inattese mentre ci occupiamo di altro. L’analisi descrittiva si occupa di analizzare gli eventi passati per riassumere e chiarire le dinamiche e le performance, ricavando indicazioni su come approcciarsi alle future attività. L’analisi diagnostica individua le cause che hanno portato alla situazione attuale, e di specifiche tendenze e ottimizzare le attività che non hanno portato i risultati giusti. L’analisi predittiva studia il comportamento degli utenti e delle performance dell’organizzazione, viene utilizzato per le strategie di digital marketing. L’analisi prescrittiva si occupa della previsione dei risultati futuri. L’analisi preventiva invece, indaga sulle azioni per evitare problemi come perdita della fidelizzazione dei clienti, questa analisi
importanti e strategiche, alla tecnologia utilizzata per realizzare questi processi, alle informazioni ottenute come risultato di questi processi. Il software utilizzato nella business intelligence ha l’obiettivo di permettere alle persone di prendere decisioni strategiche fornendo informazioni precise, aggiornate e significative nel contesto di riferimento. I sistemi di business intelligence sono chiamati anche sistemi per il supporto alle decisioni ( Decision support systems o DSS ). Il DSS è una applicazione che analizza i dati di una attività (ad esempio un'attività complessa) e li presenta aggregati secondo modalità scelte per facilitare il processo decisionale. Le tecniche di business intelligence possono presentare informazioni di sintesi utilizzando il cosiddetto cruscotto (dashboard), uno strumento indispensabile per guidare l’analisi, in grado di separare indicatori indispensabili dai dati consultabili per pianificare le prossime azioni. Le informazioni sono sintetizzate con indicatori di performance (KPI) associati a criteri operativi, tattici e strategici di una organizzazione. I dati generati dai vari sistemi (ad esempio: contabilità, produzione, ricerca & sviluppo, ecc.) vengono archiviati in data warehouse, che ne conservano le qualità informative. Il Data warehouse è il luogo di consolidamento dei dati aziendali. Il data mart (deposito di dati) indica un sotto-insieme contenente i dati per un particolare settore (dipartimento, direzione, servizio, gamma prodotto, ecc.). Si parla quindi ad esempio di data mart marketing, data mart commerciale Il data mining (estrazione dei dati) permette l'estrazione di un sapere o di una conoscenza a partire da grandi quantità di dati dello stesso tipo e l'utilizzazione operativa di questo sapere. Quali sono i motivi che possono indurre a creare un data mart a partire da un data warehouse? Per limitare l’accesso ad un numero ridotto di persone Per migliorare le prestazioni, attraverso impiego di uno schema Per migliorare le prestazioni, attraverso l’impiego di un hardware dedicato. Il termine Big Data si riferisce alla straordinaria e crescente importanza dei dati digitali, non soltanto per quanto concerne l’aumento quantitativo dei dati in termini di byte accumulati nelle memorie digitali. Il termine Big Data si riferisce, ancor più precisamente, alla capacità di eseguire in tempo reale transazioni, interazioni e osservazioni sull’enorme mole di dati che si accumula sempre più vertiginosamente tramite i dispositivi connessi in rete.
Big data: volume -> Il Volume indica ingenti quantitativi di dati non gestibili con i database tradizionali. L’RFID (Radio Frequency IDentification o Identificazione a radio frequenza) è una tecnologia per l’identificazione automatica di oggetti, animali e persone basata sulla capacità di memorizzare e accedere ai dati usando transponders o tags.
Big data: varietà -> La Varietà indica elementi di diversa natura e non strutturati come testi, audio, video, flussi di click, segnali provenienti da RFID, cellulari, sensori, transazioni commerciali di vario genere. L’era dei Big Data è caratterizzata dalla necessità e dal desiderio di esplorare anche dati non strutturati oltre e insieme alle informazioni tradizionali. La Varietà è quindi riferita alle varie tipologie di dati provenienti da fonti diverse (strutturate e non); quindi parliamo di: Dati strutturati in tabelle (relazionali) Sono i dati sui quali si basa la tradizionale Business intelligence. I volumi sempre crescenti di dati memorizzabili e le architetture sempre più performanti rendono ancora oggi le tabelle relazionali la principale fonte dati per la Big Data Analytics. Dati semistrutturati (XML e standard simili): Si tratta perlopiù di dati business-to- business organizzabili gerarchicamente. Dati di eventi e macchinari (messaggi, batch o real time, sensori, RFID e periferiche): Sono i tipici dati definibili Big Data, che sino a pochi anni fa venivano memorizzati solo con profondità temporali molto brevi (massimo un mese) per problemi di storage. Dati non strutturati (linguaggio umano, audio, video): Sono enormi quantità di metadati, per lo più memorizzati sul web, dai quali è possibile estrarre informazioni strutturate attraverso tecniche avanzate di analisi semantica. Il metadato – letteralmente “(dato) relativo ad un (altro) dato” - è un'informazione che descrive un insieme di dati. Dati dalla navigazione web (Clickstream) Web Logs, Tag javascript, Packet sniffing (tutte tecniche di tracciamento e individuazione nella rete) per ottenere la Web Analytics. Enormi quantità di dati che portano informazioni sui consumi e le propensioni di milioni di utenti. Anche per questi dati, i volumi aumentano esponenzialmente nel tempo. Dati GIS (Geospatial, GPS) I dati geospaziali sono generati da applicazioni sempre più diffuse. La loro memorizzazione è ormai uno standard e i volumi sono in crescente aumento. Dati scientifici (astronomici, genetica, fisica).
Big data: velocità -> Per Velocità si intende la quantità dati che affluisce e necessita di essere processata a ritmi sostenuti o in tempo reale. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare la velocità non si riferisce alla crescita, ovvero al volume, ma alla necessità di comprimere i tempi di gestione e analisi: in brevissimo tempo il dato può diventare obsoleto. È dunque strategico presidiare e gestire il ciclo di vita dei Big Data.
Informazioni non aggiornate hanno un bassissimo valore intrinseco e potrebbero risultare quasi inutili o addirittura dannose, ad esempio la geolocalizzazione.
Big data: veridicità -> Per Veridicità si intende la qualità dei dati intesa come il valore informativo che se ne può estrarre. La Veridicità è un valore. Tutti i dati raccolti costituiscono un valore per un’azienda. È dall’analisi che si colgono le opportunità e supporto ai processi decisionali. Tuttavia un grande volume di dati non garantisce da solo la qualità dei dati. Bisogna essere sicuri della loro affidabilità. La veridicità dei dati diventa quindi il quarto requisito fondamentale affinchè i dati possano essere considerati un valore e possano generare nuove idee. Le realtà del mondo IT, sia private che pubbliche, sono già in corsa frenetica per mettere a punto efficaci strumenti intelligenti (es. strumenti semantici) che permettano di analizzare e gestire in tempi accettabili queste masse di dati che non si possono affrontare con gli strumenti standard usati per catturare, gestire e processare i normali data set. Le analisi di business sono un sistema evoluto di data processing che permette di acquisire una visione accurata della situazione attuale, di individuare scenari futuri e di favorire e suggerire decisioni efficaci e risultati tangibili.
L’Open Government si basa sul principio per il quale tutte le attività dei governi e delle amministrazioni dello Stato devono essere aperte e disponibili per favorire azioni efficaci e garantire il controllo diffuso sulla gestione della cosa pubblica: Trasparenza: le informazioni devono essere facilmente reperibili. Partecipazione: coinvolgimento attivo dei cittadini nei processi decisionali. Collaborazione: le istituzioni non si intendono più come strutture a sé stanti ma inserite in una rete collaborativa.
Lezione 5: cyber security La sicurezza mi garantisce che le info sono affidabili e gestibili, e mi assicurano che non vadano in mani sbagliate. Pochi anni fa si mirava alla sicurezza fisica e recupero delle info, adesso cambia il tipo della gestione e poco l’aspetto del contenuto. Due elementi uno tecnico l’altro umano. Vanno gestiti in parallelo garantendo che le info siano integre e modificate da chi ha l’autorizzazione e che possono essere ricostruite e tracciate. Questa sicurezza la garantisco con l’accesso verificando chi sta effettuando l’accesso, questo avviene attraverso l’username e password. Riconoscimento biometrico -> con impronta digitale ecc.. questo espone ad un rischio maggiore perché il pin può essere cambiato se intercettato. Comportamenti da avere per poter facilitare la sicurezza: avere diverse password per ogni portale, e salvarli in modo corretto. Distinguere l’ambito aziendale da quelli personali (es cel aziendale e quello personale dove spesso si creano confusioni di password e di utilizzo). Dobbiamo conoscere quelle che sono i fenomeni di ingegneria sociale ovvero le tecniche che estorcono le informazioni in modo inconsapevole.
Consapevolezza: parliamo di sicurezza in termini di integrità, riservatezza e disponibilità. L’accesso ai sistemi avviene attraverso l’identificazione, autorizzazione e autenticazione (codice pin). Protocollo di autenticazione -> puoi verificare l’identità dell’utente. Applicare sicurezza ai dati vuol dire rispettare 5 punti fondamentali: affidabilità, integrità, riservatezza, autenticità e non ripudio ovvero impossibilità di negare di aver inviato e ricevuto i dati. I dati per essere sicuri devono essere sempre disponibili. Ingegneria sociale -> tecniche che inducono la vittima a compiere azioni da parte dell’attaccante. Elevare la conoscenza informatica degli utenti.
Approfondimento: Social engineering è un termine diffuso da Kevin Mitnick, hacker divenuto consulente, che indica le attività atte a indurre le persone a compiere azioni o a rivelare informazioni personali in maniera inconsapevole. Peggiori delle più invadenti minacce informatiche, le minacce basate sull’ingegneria sociale sono le più difficili contro cui proteggersi perché prendono di mira le persone e non solo il sistema informatico. Il modo più efficace per proteggersi da questi rischi è mantenersi informati: sapere da cosa guardarsi, che cosa evitare e a cosa prestare attenzione. Nelle organizzazioni – come ad esempio le aziende
installare un software allegato (per esempio. un falso "aggiornamento di sicurezza" di Windows) o di leggere un documento o visitare un certo sito (pericoloso). L'allegato o il sito contengono software infetti o rubano dati personali; Rootkit -> È un software in grado di nascondere i programmi o i processi installati sul computer. Viene solitamente utilizzato per sottrarre dati o per eseguire operazioni illecite; Spyware -> È un software che permette a società commerciali e cracker di raccogliere informazioni a insaputa dell’utente; Virus -> È un piccolo programma o un “pezzo” di codice che viene inserito all’interno di altri programmi e viene attivato all’esecuzione del programma e al verificarsi di eventi particolari può effettuare un attacco di tipo distruttivo. È in grado di propagarsi infettando altri programmi (anche via rete).
Una soluzione organizzativa di consentire ai dipendenti delle aziende di utilizzare i propri dispositivi mobili anche per accedere ed utilizzare, dal proprio posto di lavoro o ovunque, le applicazioni aziendali e quindi intervenire sui dati aziendali. Questa politica che ha preso il nome di BYOD (acronimo di Bring Your Own Device) è gradita ai lavoratori che utilizzano per uso personale e sul lavoro un unico strumento, quello che hanno scelto loro stessi, che apprezzano e conoscono quindi molto bene.
Lezione 6: quando realizziamo delle macchine la cosa fondamentale è l’usabilità -> grado di semplicità con cui un essere umano riesce ad utilizzare, in questa relazione è la macchina che deve rispondere alle esigenze dell’umano. Ci sono dei criteri necessari per decidere quando un’interfaccia è buona: 1. Facilità di utilizzo -
più è semplice più viene utilizzato (anni 80 per parlare con un computer dovevamo scrivere righe di comando, molto complesso) adesso anche un bambino riesce ad utilizzare un telefono poichè e più semplice grazie all’utilizzo di icone che rimandano direttamente al nostro obiettivo 2. Memorizzazione -> facilità di memorizzazione dei comandi (anni 80 i comandi era più difficili da memorizzare rispetto ad oggi che un’icona e semplice) 3. Efficienza -> quando quel comando è ancora l’unico modo per poter effettuare quella opzione, abbiamo così un maggior grado di produttività 4. Gestione dell’errore -> in particolare, come la macchina risponde agli errori dell’umano, la macchina in caso di errore non deve rompersi, inoltre l’utente deve essere portato a fare il meno numero di errori. 5. Soddisfazione -> che prova l’utente quando prova la macchina. User experience (UX) ->Studio della modalità di come l’essere umano di rapporta con la macchina. Figura fondamentale -> user experience designer si occupa di combinare quello che riguarda l’usabilità con gli obiettivi del business richiesto. Un buon utilizzo dell’UX porta vantaggi -> aumenta il bacino di utenza, un’applicazione che è gradevole riesce ad attrarre anche un pubblico a cui non è destinato; e questo è possibile evidenziando i contenuti più interessanti; ottimizza i tempi di utilizzo del servizio, un tempo lungo non è un vantaggio perchè può annoiare. Possiamo servirci dei servizi analytics che fornisce parametri per misurare la user: 1. Frequenza di rimbalzo -> quando un utente entra nel sito se esce subito non era efficiente, quante volte l’utente entra nel sito 2. Tasso di conversione -> negozio online l’utente entra nel sito e viene attratto da un altro prodotto, quindi acquista un prodotto aggiuntivo a quello che era il suo obiettivo di conseguenza cosi aumenta il tasso. 3. Fidelizzazione -> i siti lo fanno attraverso i cookies, ricordi che il sito lascia sul computer servono perchè capisce se il clienti è fedele. Un sito ha un problema di user quando l’utente è in difficoltà quando non comprende come raggiungere i suoi scopi; ci sono regole basandosi su tempi di animazione. Interection designer -> Tecniche che analizzano clienti reali, come cavie. I rischi sono di analizzare problemi che nella realtà non sono fondamentali o di sottovalutare un problema. Uno degli obiettivi principali dell'interaction design è quello di rendere macchine, servizi e sistemi usabili dagli utenti per cui sono stati pensati e realizzati. Uno dei principali e normalmente più visibili campi di intervento è la progettazione delle interfacce , attraverso cui avviene l'interazione uomo-macchina. Ci sono una serie di fasi per poterlo fare:
Studi sull’usabilità (anni 50 psicologi il rapporto con la macchina è fondamentale) hick ha cominciato a mettere davanti all’utente delle opzioni e misurava i tempi di risposta con l’aumento delle opzioni. La legge di hick -> all’aumento dell’opzione aumenta la risposta. Psicologo Miller -> quantità di cose che il cervello umano mantiene contemporaneamente (da 5-9).
Responsive design: tecnica che permette la realizzazione di siti web adattabile alle diverse risoluzioni. Anni 90: monitor di diverse dimensioni fornisce risoluzioni standard per ridefinire gli elementi logico grafico. ES: Wikipedia -> sito che se guardiamo con uno schermo grande la pagina è completa e mostra tutte le informazioni presenti sul sito, con il cellulare parte del sito è nascosto meta del sito, e mostra solo collegamenti che possono portare ad informazioni nascoste. In questo caso chi ha costruito la pagina decide dove inserire le info importanti. L’interfaccia è importante perché è ovunque, dal benzinaio al supermercato, vedere televisione non è più riservata ai tecnici ma a tutti, deve essere quindi semplice, gestibile, pratica e veloce.
Consapevolezza: l’usabilità è la semplicità con cui un utente interagisce con un sistema. Il punto focale risiede nella necessita di rendere tutto fruibile. Nilsen ritiene che l’usabilità dipende da alcuni indicatori: facilità con cui si impara ad utilizzare un sistema, l’efficienza determinata dal raggiungimento del maggior grado di produttività, facilità di memorizzazione ovvero la facilità con cui l’utente ricorda le info necessarie per utilizzare il sistema, riduzione degli errori che nascono dall’utilizzo da parte dell’utente. L’user experience (per sistemi complessi e quando dobbiamo dare valore a nuove iniziative) rappresenta il modo in cui l’utente si relaziona con il digitale. Facilitare le interazioni tra gli esseri umani e servizi digitali. User experience designer -> progetta l’interfaccia interpretando il comportamento degli utenti e il contesto di utilizzo. Una buona User Experience: aumenta il pubblico potenziale di utenti, evidenzia determinati contenuti, ottimizza il tempo di fruizione, incoraggia la partecipazione. Se l’esperienza d’uso dell’utente è soddisfacente otterremo risultati importanti -> riduciamo la frequenza di rimbalzo ovvero la % di utenti che visualizza la pagina iniziale del sito, aumenta il tasso di conversione ovvero il n di utenti che danno origine ad un riscontro positivo alla nostra azione. Un buon tasso di conversione fa aumentare il profitto dell’organizzazione. Un altro effetto positivo è la fidelizzazione del cliente. Principi dell’user experience: il problema di una cattiva user nascono quando il cliente non riesce ad intuire le modalità di funzionamento del sistema prodotto. Questi principi che raggruppano quelli che sono gli errori che vengono tipicamente commessi, sono stati elaborati da niels con il suo decalogo -> il sistema deve sempre dialogare con l’utente, il sistema deve parlare il linguaggio dell’utente, l’utente deve poter accedere in modo rapido ai contenuti, l’interfaccia deve essere omogenea e con chiari elementi di riconoscimento (logo o colori), l’utente deve essere protetto dagli errori il layout deve essere semplice, l’interfaccia deve essere flessibile per garantire l’utilizzo da parte di diversi utenti che hanno esperienze di utilizzo diverse, il design deve essere funzionale con poche animazioni senza immagini troppo grandi, il sito deve aiutare l’utente a recuperare l’errore, i messaggi di errore devono essere indicati in modo comprensibile suggerendo una soluzione, una buona interfaccia deve poter essere utilizzata senza una guida. Consigli relativi ai contenuti: devono essere raggruppati per categorie, devono essere interessanti per diversi tipi di audience, devono usare un linguaggio semplice e diretto. È utile utilizzare grassetti e liste, le immagini sono preferite al testo. Design interattivo -> studia come produrre oggetti che offrono al meglio le funzionalità di cui sono capaci. Le leggi dell’interaction design: legge di moore ->La complessità di un microcircuito, misurata ad esempio tramite il numero di transistori per chip, raddoppia ogni 18 mesi (e quadruplica quindi ogni 3 anni).». legge di hick -> afferma che il tempo necessario per prendere una decisione varia in funzione del numero di opzioni disponibili, dalla familiarità e dalla tipologia di scelta. La soluzione è di avere il minor numero di opzioni. Legge di miller -> indaga i limiti della nostra capacità di processare informazioni, secondo questa legge una mente umana può tenere in considerazione contemporaneamente un numero di elementi tra le 5 e le 9 unità. Legge di tesler (inventore dei comandi copia e incolla)->legge di conservazione della complessità, ciascun processo possiede una data complessità inerente che è irriducibile, cioè c’è un punto oltre il quale il processo non si può semplificare e possiamo spostare la complessità inerente da un’altra parte. Legge di schinko -> principio del poka yoke (a prova di errore), necessità di introdurre vincoli per prevenire errori, questo termine si
di calcolo e una grande mole di dati. Il primo modello di CC è il Grid computing -> l’idea di base è caratterizzata da una creatura organizzata a griglia, è un sistema di calcolo distribuito attraverso una condivisione di risorse in un’organizzazione virtuale. In questo caso la condivisione non è limitata al solo scambio di file ma si estende all’eccesso diretto nel computer, hardware e software necessari a risolvere problemi ingegneristici o scientifici. Nel grid le risorse vengono condivise tra di diversi centri di ricerca, in un ambiente di calcolo data intensive dove le applicazioni hanno la necessità di gestire grandi mole di dati in tempi ragionevoli. La necessità che troviamo anche nel mondo del business ha portato l’evoluzione dal concetto di grid a utility computing -> generando la possibilità di creare servizi al consumo, in questo modo l’utente può acquistare il prodotto e anche la possibilità di utilizzarlo. Con cloud computing intendiamo l’insieme delle risorse hardware o software come l’archiviazione elaborazione e trasmissione di dati che forniscono servizi su richiesta attraverso la rete internet amministrati ed offerti in tempi rapidi da un gestore di terze parti o provider con una formula on demand (es accesso ad un indirizzo email di posta elettronica siamo slegati dall’indirizzo hardware possiamo accedere da qualsiasi strumento e abbiamo un elevata memoria di archiviazione che non intacca la memoria del nostro dispositivo. I modelli del cloud computing posso essere rappresentati da una piramide; più siamo alla base e più viene consentita autonomia di sviluppo e personalizzazione al consumatore. Il cloud è un insieme di servizi che possono essere raggruppati in 3 categorie: 1.SaaS (software as a service): la possibilità di usare applicazioni in modalità centralizzata in esecuzione su un account infrastructure accessibile da vari dispositivi client. In questa categoria distinguiamo una linea di servizi per le imprese volte allo sviluppo di business application e di management; e una linea adatta per i clienti dove prevale un sistema di comunicazione (mail messaging, document sharing) 2. Platform as a service: consentono al cliente di distribuire nell’account infrastructure applicazioni creati dall’utente che utilizzano programmazioni supportate dal fornitore. Il consumatore ha così il controllo sulle applicazioni distribuite. 3. Infrastructure as a service: diamo la possibilità al consumatore di poter noleggiare capacità di CPU storage o network. Quando si deve scegliere quale di queste categorie prendere in considerazione un’azienda deve fare un’analisi perché in base a questo si sceglie la priorità dell’azienda; se scegliere bassi costi o elevata sicurezza dei dati. I modelli di distribuzione dei cloud sono 3:
Il modello cloud offre molti vantaggi dall’infrastruttura agli strumenti, dall’applicazione all’innovazione aziendale, dalla gestione allo sviluppo. In campo privato un vantaggio è l’assenza di software da scaricare così da accedere online da qualunque dispositivo. Particolare importanza assume la politica di gestione dei dati che in caso di crash o fold protegge nel cloud server. Svantaggi: necessita di connessione ad internet e inoltre sicurezza e riservatezza dei dati nonché nell’affidabilità del provider. In campo manageriale il cloud offre vantaggi economici anche se non tutte le imprese possono avere economie di scala come le grandi aziende. È fondamentale essere digitali consapevoli, facendo attenzione ai partner a cui affidiamo i nostri dati e alla loro catena di subfornitura, nonché ai meccanismi di sicurezza.
Consapevolezza: i tre elementi che formano l’architettura sono i dati, la logica e l’interfaccia che li presenta. Nel tempo i sistemi informatici hanno avuto diverse architetture caratterizzate soprattutto dall’utilizzo sempre più intenso dei sistemi informatici. Le prime architetture sono definiti monoliti ed erano composte dal codice indivisibile che contornava l’intera logica dell’applicazione e gestione dei dati fino all’interfaccia
utente. Il simbolo di questa architettura sono i mainframe ovvero quei grandi processori che associamo negli anni 60 che eseguivano pochi e complessi processi invece di diversi processi comunicanti. In questo caso i dati, la loro presentazione e la loro gestione erano uniti. Successivamente si sono sviluppate architetture a due livelli ovvero i server (conteneva e gestiva i dati) e i primi personal computer avevano una postazione di lavoro che interfacciavano l’utente. Successivamente abbiamo una divisione in tre livelli si perfezionano attraverso la connessione ad internet: l’interfaccia è sempre disponibile nelle nostre postazioni di lavoro, il server elabora i dati che vengono stoccati su un altro server per garantire la protezione. L’antenato del cloud è il grid computing ovvero l’infrastruttura basata su internet per la realizzazione di una conoscenza partecipata a livello globale. Sul grid le risorse vengono condivise tra centri di ricerca e non ci si limita solo allo scambio di file, ma si ha anche accesso al computer software e hardware. In questo modo aumentano le risorse computazionali a disposizione dei ricercatori partecipanti e una parte di dati viene messa a disposizione di unità scientifiche. La più grande grid europeo è cern di ginevra dove viene utilizzata per la condivisione di risorse di calcolo per il processo di trasformazione dell’acceleratore di particelle europeo, il grid si collega poi con altri centri diffusi in tutto il mondo. Dopo il concetto di grid passiamo al concetto di utility computer fornendo la possibilità di offrire progetti al consumo dove l’utente può acquisire in modo gratuito il prodotto informatico. Ci sono tre varianti di questo modello: iaas (infrastruttuta come servizio) e Paas (piattaforma come servizio). L’utente affitta delle postazioni di lavoro individuali che possono includere server o archivi digitali. Nel caso di Saas (software come servizio) anche gli utenti base sono coinvolti utilizzando attraverso un’interfaccia un prodotto informatico che non possiedono pienamente. (es email accediamo da qualsiasi dispositivo i messaggi sono nel cloud). Vantaggi di questi servizi: facilità d’uso (assenza di software da scaricare sul computer), inoltre in caso di crash del computer i documenti saranno al sicuro nel cloud. Svantaggi: obbligatoria connessione ad internet, rischi legati alla privacy. Nel caso delle aziende possiamo immediatamente individuare: vantaggi ->riduzione dei costi perché c’è un minor impatto delle infrastrutture, i servizi saranno scalari e modulari possiamo ottenere quello che serve quando serve e dove serve in base alle nostre esigenze, scelta dei fornitori. Svantaggi ->
Lezione 8: qualità, come possiamo promuoverla. Qualità: soddisfazione del cliente, del bisogno. Attraverso i requisiti del prodotto, funzionali o legali, rispetto dell’ambiente. Individuare i requisiti, i test per verificare se soddisfatti. Strumento della qualità è la modellizzazione, descrizione del processo di produzione che porta ad una semplificazione del problema e aiuta a chi lo sviluppa. Qualità con metodo di agile di sviluppo del software, l’introduzione di come concepire la qualità. passiamo da black box (concepire una scatola rispetto alla quale ci sono i requisiti in entrata e il prodotto in uscita) alla feature drive (attenzione alle funzionalità del sistema e controllo progressivo lungo la produzione), da zero defects (rispetto ai requisiti in entrata il risultato non deve avere difetti e deve corrispondere al contratto stabilito con il cliente) al good enough (abbastanza buono, permette di ottimizzare risorse e tempo). 1. Viviamo e lavoriamo in una società complessa in cui le forze sono limitate e i tempi limitati con una necessità di velocità, dobbiamo rifarci al principio di pareto (20% delle cause provocano l’80% delle conseguenze). 2. Libro “la cattedrale e il bazar” analizza il valore open source rispetto al valore proprietario, c’era un’ingegneria del software -> produrre come realizzare una cattedrale, con un progetto iniziale e con requisiti. Nel software libero abbiamo la realizzazione del bazar dove abbiamo la produzione dei singoli pezzi da utenti diversi e poi integrati tra loro in un unico prodotto di qualità. Un aspetto del libro è quello della Beta permanente ovvero (sottoposta ad un numero di utenti prima di essere rilanciata sul mercato) il miglioramento produce una nuova beta a cui vengono aggiunti nuovi miglioramenti. Cattedrale = black box. 3. Manifesto di sviluppatori -> manifesto agile: bisogna modificare il modo di progettare il software, bisogna concentrarsi su alcune funzionalità che è più utilizzato dai clienti. Centrare la produzione su poche funzionalità e poi incrementarlo con nuove funzionalità, questo permette interazione completa con il cliente, che può modificare le funzionalità. Secondo questo metodo l’interazione con il cliente permette di raggiungere il bisogno. 4.modo in cui nell’ambito della tecnologia, si afferma il modello good enough, (es mp3 è più venduto del vinile perché soddisfa una serie di bisogni come la mobilità e la praticità questo è il good enough). Attenzione good enough come sistema di qualità non come mediocrità, risposta al bisogno dell’utente individuando le funzionalità fondamentali seguite da quelle nuove quindi un miglioramento costante. Cambia il modello perché dal black box (rispetto di requisiti predefiniti), qui l’attenzione è sul processo e sul coinvolgimento del cliente in questo processo. Requisiti del metodo agile: soddisfazione del committente, trasparenza dell’utente, possibilità di aderire alle variazioni dei requisiti.