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Poesia del Novecento: appunti delle lezioni del II modulo di Poesia contemporanea del Prof. Bertoni (unibo, laurea in Lettere)
Tipologia: Appunti
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leggere una poesia:
POESIA = forma potenziata del linguaggio umano, quello che ci serve per comunicare tutti i giorni; usa un preciso codice linguistico che una comunità ha scelto per raccontare descrizioni, percezioni, situazioni, ecc.; insomma tutto quello che descriviamo ogni giorno con il linguaggio. la poesia segue quindi il meccanismo del linguaggio: un testo linguistico è fatto di due parti: un significante (una lettere che io vedo che ha una forma visiva - nel caso del testo scritto; oppure una forma uditiva, acustica -nel caso dell’oralità; però le due facce si mescolano: una allitterazione ha un aspetto visivo se io la leggo, un aspetto uditivo se io la leggo ad alta voce o la ascolto) e un significato la poesia si avvale moltissimo del meccanismo di metafora, di passaggio immediato e radicale da un campo semantico all’altro;
la poesia nasce circa nel 100.000 aC, in una forma orale : per 97.000 anni l'umanità parla senza scrivere; poi circa nel 300 aC, presso la civiltà egizia e quelle dell’area mesopotamica con la sua scrittura cuneiforme, nasce la scrittura; non si scrive però subito la poesia, all’inizio la scrittura ha solo finalità pratiche; una fase fondamentale della poesia antica sono i poemi attribuiti ad Omero. la poesia ha quindi una radice orale che non si è cancellata; una poesia deve sempre essere letta ad alta voce, perché ha in sé questa sua dimensione orale; nell’età moderna, tuttavia, la scrittura ha guadagnato sempre più terreno risp all’oralità: il libro è diventato, dall'invenzione della stampa in poi, lo strumento principale per usufruire del testo poetico; La poesia nasce con intenzioni di preghiera, oppure di costruire un rapporto tra un sé , una dimensione interiore di un soggetto, e la realtà ; già i nostri progenitori ominidi avevano già capito ciò che dice Montale in ‘ ho sceso dandoti il braccio almeno un milione di scale ’ , cioè che la realtà non è
solo ciò che si percepisce con i sensi materiali, ma anche ciò che non si vede: ad esempio la realtà del nostro immaginario , dei nostri sogni , del nostro inconscio (il terzo di esistenza che viviamo in modo inconsapevole, violando ogni tipo di tabù), dei nostri sentimenti ; creare un ponte tra il mondo oggettivo , lo stato delle cose, della natura, e la nostra percezione di questa realtà, e il riflesso di questa percezione nella costruzione del nostro mondo interiore (che è diverso per ognuno: ognuno ha una storia diversa diversa, delle percezioni diverse, una propria sensibilità); poi c’è la dimensione della mente che rielabora le percezioni concrete , fisiche, e le trasforma in cognizioni , cioè in percezioni che danno valore, che si rivolgono anche ad un mondo astratto , a una essenza che non è solo concreta, ma immateriale: le idee, i pensieri; la poesia ha questo compito: usare lo strumento comunicativo del linguaggio in una forma potenziata , che rimane comunicativa, ma cerca una realtà che non è immediatamente percepibile. coloro che hanno usato il linguaggio poetico per primi, erano quindi delle sorte di sacerdoti , con il compito di mettere in rapporto i singoli destini individuali dei membri della comunità con i fenomeni naturali, e con il bisogno di dare un senso a quella che dopo abbiamo iniziato a chiamare vita interiore; la forma della liturgia è la forma di ripetizione e parallelismo (di suoni, di parole, e di simmetrie ); nascono dai meccanismi formali che servono a veicolare un messaggio, a creare un più di significato grazie alla forma, creando appunto il linguaggio potenziato che è la poesia (il verso, l’andare a capo: concentra nelle soglie, negli incipit e negli explicit un di più di informazione, e che associa ai referenti un valore musicale dei suoni); una allitterazione, una metafora, ecc. in poesia è una sottolineatura; la poesia è un meccanismo democratico , di cooperazione tra chi l’ha composta, e chi la legge o ascolta, come ricettore; anche i meccanismi di valore sono estremamente relativi: bisogna sostituire, trovare nuovi meccanismi di senso, che siano personali.
La poesia oggi è uscita dalla comunicazione letteraria generalizzata ; siamo in un paese che ha una tradizione lirica enorme, latina e poi romanza, un paese che ha inventato le radici della poesia europea (Dante, Petrarca, ecc.); eppure la poesia nel nostro paese non è certo al culmine dell’interesse generale; Ciò che è paradossale, è che mentre la poesia la si legge poco e pochissimo, organizzando invece un festival di poesia, riempie delle sale; la poesia in europa conta in quanto è diventata parte di noi, della società dello spettacolo :
Della poesia alla sua origine, della poesia dei lirici greci, abbiamo solo dei frammenti; all’inizio tutti i testi letterari sono versificati : c’è la necessità di rendere memorabile il testo poetico (perché vista la sua trasmissione orale, doveva essere facilmente memorizzabile e riproducibile; per questo intervenivano meccanismi formali come ripetizioni, formule, figure di suono, ecc.); vediamo scritti in versi ( VERSO = frammento di linguaggio che non occupa tutto lo spazio a disposizione, ma che costringe a tornare all’inizio per questione metriche) l’ epica di Omero, le poesia lirica di Saffo, Callimaco, ma anche il teatro , sia le tragedie che le commedie (l’Edipo re di Sofocle, ecc), proprio per questa funzione di musicalità e memorabilità : vale anche per il suono e la forma visiva del verso. Subito notiamo l’affermarsi, nella cultura greca, di tre modalità di scrivere in versi:
ci sono molti modi per elaborare un lutto, una perdita, o il trauma di un amore che finisce; Eros e Thanatos sono i due grandi motori della poesia lirica, che ovviamente si è trasformata nei secoli. Dante e Petrarca sono stati de archetipi assoluti. Due altri poeti lirici si distinguono nella nostra tradizione: Torquato Tasso , che è stato anche poeta epico, e Giacomo Leopardi. Con l’irruzione da parte di Manzoni del primo romanzo, e con la romanzizzazione delle forme (a partire quindi dall’800), il teatro comincia a diventare in parte una forma versificata (es. D’Annunzio ), ma diventa anche un genere in prosa ( Pirandello ); da lì in poi i testi teatrali saranno sempre in prosa : il mondo della modernità va verso una romanzizzazione, verso la ‘prosa del mondo’. Non ci occuperemo dell’epos, perché dalle rivoluzioni industriali in poi, dal 700 in poi, il ruolo dell’epica lo prende il romanzo (quindi nel 900 non è la poesia a ricoprire questa funzione), che tuttora è il genere più di successo; c’è però ora una fase in cui i poeti hanno ripreso a prendere romanzi in versi (es. Umberto
Inizia dopo di loro una fase nuova : cominciano a pubblicare delle plaquette, dei libri di poche poesie, dei poeti di una nuova generazione (Saba, Gozzano, Govoni….), di estrazione molto più bassa, che si affacciano, ventenni, nel mondo della poesia nuova, largamente imperfetti -per un difetto di cultura- offrendo il volto del nuovo ventesimo secolo; la poesia lirica diventa un grande meccanismo di verticalità (verticalità in senso realtà esteriore-profondità della realtà interiore, abissi dell’inconscio), dove questo rapporto io-tu diventa un rapporto drammatico, pre-freudiano: l' inconscio comincia a farla da padrone, i meccanismi espressivi dell’io diventano scomposti, meccanismi non riconducibili all’unità ↓ nel mondo della pittura, fenomeno del cubismo (riflette nell’arte questa nuova sensazione di frammentarietà dell’io e della realtà, questa scomposizione del reale , impossibilità di raggiungere un’unità integra e ordinata, scomposizione delle forme), di Picasso e Braque ; (ambiente che forma Ungaretti - formato alla Sorbonne a Parigi); immagine da un lato astratta, portata alla sua essenzialità di forma nuda e cruda, ma anche una pittura scorretta , di nasi al posto delle orecchie, dove si abbandona il concetto di riproduzione della realtà di scuola neoclassica; la vita delle persone comuni si sostituisce al museo); questo io frammentato e verticale, avverte su di sé il diritto di trovare un’espressione poetica; è a questo punto che nasce il verso libero, anche perchè non erano in grado di scrivere degli endecasillabi o doppi settenari perfetti: li usano, perché fa parte della musicalità della poesia, ma a volte c’è una sillaba in più, in meno (a questo punto, viene data molta meno importanza alla perfezione formale, alla precisione metrica: le esigenze sono cambiate) ; contestualmente, il mondo va a rotoli: con il Novecento, le guerre mondiali, le stragi, la crisi delle certezze, la coscienza del mondo va in frantumi, e così anche le rappresentazioni del mondo non possono più essere unitarie, integre; la fotografia , in parallelo, cambia la prospettiva della rappresentazione di sé degli individui; accanto a questa, sta ascendendo la nuova arte novecentesca, espressionista e di montaggio: il cinema. (fotografia e cinema sono le grandi arti novecentesche, che cambiano il modo in cui l’uomo percepisce e descrive se stesso e la sua realtà, e si proiettano e influenzano il mondo della poesia) dopo una strage di massa come quella della prima guerra mondiale , tutte le metamorfosi dell’uomo nell’animale (‘bestializzazione’ della vita di trincea, del vivere l’esperienza della violenza e della guerra), tutte in negativo, la poesia comincia a provare a rispondere a questi problemi. Uno dei più chiari esempi di come la poesia sente la necessità di elaborare e rispondere a tutto ciò che la guerra comporta nella coscienza e nell’esperienza individuale, è il Porto sepolto di Ungaretti: esempio di risposta della poesia all'esperienza della guerra
L’uomo come individuo non più sopraelevato e compatto , uomo che cerca di rispondere ai grandi quesiti del secondo dopoguerra, ad elaborarne i traumi: tragedie di dispotismi tremendi, dove l'uomo occidentale europeo tocca il suo fondo; presa di coscienza del soggetto non più come soggetto che eleva la propria soggettività sopra al mondo (come facevano i poeti romantici, Shelley, Byron, e in Italia Leopardi). questi sono i fondamenti nuovi, per cui si sente ancora il bisogno di scrivere in versi , ma in una dimensione non più di fare il compitino formale secondo le regole dettate da Dante e Petrarca, ma come mezzo per rispondere ai profondi traumi umani, per esprimere l’irrazionale e l’inconscio, elaborare il lutto collettivo e individuale, fare i conti con il venir meno dei valori e delle certezze; “pronuncia al negativo” di Montale (poesia Non chiederci la parola ): possiamo dire ciò che non siamo, che non vogliamo; un ‘noi’ anche generazionale: questi sono i meccanismi della poesia contemporanea.
la poesia a quel punto diventa il genere, che attraversa tutto il 900. in Italia vince Petrarca su Dante : quella italiana è una tradizione più lirica, che narrativa o retorica; tradizione italiana come tradizione profondamente lirica, anche oggi. (anche se oggi la scrittura si è quasi completamente sostituita alla lettura, per quanto riguarda la poesia:: si scrive molta poesia, ma nessuno ne legge). far scatare entrambi i capi del cortocircuito: si scrive meglio se si impara contestualmente a leggere ; la poesie, come tutte le attività umane, avendo millenni di storia, ha anchi i suoi meccanismi che è meglio conoscere; sapere troppa metrica, impaccia il momento creativo di un testo? “per un poeta la metrica è come il camminare per ognuno di noi: è una cosa che va imparata, conosciuta, ma che va poi dimenticata nel momento in cui la si applica” (Giovanni Giudici); leggere le poesie di altri è anche un atto etico, quelli che sono arrivati fino a noi, soprattutto da epoche e lingue lontane, persone che hanno vissuto al posto nostro questa verticalità dell’io che esplora le soglie di Eros e Thanatos. Conoscere le regole e imparare un pochino di tecnica : poesia è un far materiale (etimologia di POESIA = Dal lat. poësis, risalente al gr. poíēsis , der. di poiéō ‘faccio,produco’; poesia vuol dire fare, creare , con le parole e l’immaginazione). Conoscere un po' di tecnica, permette anche di divertirsi di più: vale per qualsiasi sport, qualsiasi gioco, ecc. e anche per la poesia.
centrifugo e centripeto insieme (pittori e scrittori che da Bologna se ne vanno, ma anche persone provenienti da fuori che si sono fermate a bologna a fre letteratura)
da un lato la poesia rivendica autonomia sempre più forte, e individualità : la poesia dice quello che viene da dire al singolo poeta; la poesia viene e nasce ‘come una specie di rimbombo nell’orecchio’ e il primo verso è come dato da qualcosa di divino, di esterno da te; il secondo è una continuazione del primo, e dal terzo sei tu a plasmare tramite il linguaggio - poiei, fare, radice della poesia’ (Majakovskij) meccanismo dell’ispirazione , che viene forse da fuori, o forse dal profondo, dall'inconscio; nella composizione di una poesia, c’è quindi una componente inconsapevole , istintiva, e poi una tessitura studiata , una unità assoluta, che richiede una serie di scelte e studi. la poesia quindi dice quello che vuole ; la poesia non è reazione all'istanteneo, radiocronaca diretta a un fatto che accade nella realtà (es. poesie sull’11/9: tra le poesie più brutte scritte da poeti come Giudici e Zanzotto): va per sue vie autonome, stilistiche, formali, di uso dei topoi e della propria autobiografia, del proprio vissuto; l’ispirazione non può essere forzata, va per vie sue. Platone riteneva la poesia il luogo della menzogna, di belle invenzioni ma finte, invece nel Novecento la poesia è luogo di verità : di verità individuale, esistenziale e collettiva. Partire da questo dato, per scrivere poesie: dire sempre la verità quando si scrive la poesia, essere testimoni di una propria verità umana, manifestare una propria verità interiore (non è semplice, se si tratta di una verità bruciante, un'ossessione, un dilemma). quindi una legge di autonomia; dice quello che vuole, e -inizialmente- anche come viene, nasce in maniera istintiva ; solo dopo c’è la rielaborazione formale : la fase di lavoro, l’artigianato, una cosa che si può imparare; la poesia non è solo diario di sentimenti, è anche comunicazione che va ad un livello superiore, dove anche gli aneddoti della mia vita privata diventano patrimonio di tutti; perché ciò accada, perché l’esperienza da soggettiva e individuale possa avere valenza universale, comunicare una verità davvero a tutti, il sentimento deve passare per uno studio accurato.
Però, d’altra parte la poesia, come fenomeno di linguaggio, è anche una cartina tornasole di un’epoca ; leggendo una qualunque poesia di questa antologia di poesia del Novecento, ci rendiamo immediatamente conto che la poesia che leggiamo è prodotta nel XX sec. Sì l’ autonomia , ma anche eteronomia (dipendenza da leggi o criteri estranei o esterni alla volontà del soggetto): la storia, il tempo, la realtà esterna che costruisce il contesto dell’atto di scrittura, tutto questo rimane impigliato nella scrittura. Un bravo lettore potrebbe anche individuare il tempo di composizione di un prodotto di scrittura, analizzando appunto i frammenti di realtà che vi rimangono in qualche modo imprigionati; la poesia quindi oscilla tra due poli contraddittori (autonomia ed eteronomia): non dobbiamo spaventarci delle contraddizioni ; il meccanismo letterario dell’umanità si basa proprio sulle contraddizioni; la poesia del novecento è retta proprio su paradossi : ad esempio, il fatto che oggi moltissimo scrivono poesie, pochissimi sono disposti a leggere poesie altrui ( paradosso lettura-scrittura );
praticata moltissimo, la poesia è un'esperienza umana di rielaborazione simbolica della realtà, che mette insieme una individualità e una società; per fare ciò, per creare questo rapporto, usa come codice un meccanismo che usiamo tutti, la nostra lingua madre, il ‘ parlar materno ’, come dice Dante. → Importanza della propria appartenenza linguistica , che influenza necessariamente il modo di fare poesia. la scrittura in versi è un modo artificiale di scrivere: versifichi un testo, lo spezzetti, andando a capo, separando il discorso; VERSO = da vertere, tornare indietro, andare a capo (vs PROSA, discorso che continua, senza queste interruzioni forzate); per questo la scrittura poetica è più ‘artificiale’ (ma è quella artificialità che richiede un lavoro di attenzione formale e linguistica , che permette di potenziare il linguaggio , rispetto a quello più ‘naturale’, prosastico) Gregory Berson, ‘verso un’ecologia della mente ’: la poesia è un meccanismo di ecologia della mente, della vita, del linguaggio;
Con loro finisce un'epoca: con l’ età positivista (età pragmatica, di cultura materiale, non solo ideale; età che comincia ad essere età della massificazione, comica ad entrare in gioco la mentalità della città, quella politicamente e culturalmente eterogenea, interclassista, intergenerazionale, come è la folla cittadina; ) cambia la mentalità: la prima guerra mondiale , sarà il vero spartiacque che segna la fine di una certa epoca e l’inizio di una nuova , un fenomeno che coinvolge davvero tutti, e scuote la società alle radici; c’è un passaggio dal museo alla vita : la vita di tutti, la vita quotidiana , irrompe sullo scenario dei temi possibili della scrittura; anche la poesia apre il suo teatro, amplia i suoi meccanismi umani, i suoi topoi. Prima questi erano costituiti principalmente dalla mitologia greca e latina , (fondamento essenziale della poesia precedente - Alcyone di D’annunzio, Odi e Inni di Pascoli ecc.-): questo grande serbatoio di temi e di meccanismi favolosi di verità umane, viene meno ; i giovani degli anni 80 non hanno più un luogo dove apprenderli; l’altro serbatoio simbolico della tradizione occidentale, la Bibbia , rimane più marginale , in un paese dove dopo la presa di porta Pia, il Papa proibisce ai cattolici di partecipare alla vita politica. Venendo meno questi meccanismi, entra in gioco la vita, che è la vita di tutti. Vediamo una generazione di poeti meno colti , in senso accademico (rispetto alla sconfinata cultura classica e contemporanea dei poeti laureati) che molto spesso non si sono nemmeno laureati; UMBERTO SABA, nato a Trieste nel 1883;
● I colloqui (libro di Gozzano) = poesia come colloquio ; parola molto piccolo-borghese; ancora meno di dialogo, che è una parola quasi sinonima che viene dal greco; il colloquiare è un parlare alla pari, fra simili, fra gente comune; non è il dialogo socratico, la lezione, la parola filosofica; è qualcosa che si fa al bar, sotto i portici, tra amici, parlando del più e del meno; è un titolo capitale.
altro grande frequentatore di una capitale occidentale è TOMMASO MARINETTI
Questa generazione di nati negli anni ‘80 , che pubblica le proprie poesie nel primo e secondo decennio del Novecento, inaugura la stagione della poesia del Novecento. Forse aveva ragione Virginia Woolf nel dire che il secolo nuovo nasce nel 1910; uno storico inglese, nel saggio Il secolo breve , sostiene che il novecento dura dal 1914, scoppio guerra mondiale, al crollo del muro di Berlino; ● generazione che apre la possibilità di scrittura di livello alto a poeti non accademici, non laureati, e di provenienza piccolo-borghese (perlopiù non da grandi città, grandi capitali, ma che portano ampiamente nella poesia la dimensione della provincia ), ● parlano della loro esistenza, nuda e cruda: irruzione della vita , di una vita vista dal basso, una vita piccolo-borghese; ● parlano della vita in questo nuovo stato unitario (il Regno d’Italia recentemente unificato), fondato ancora in larga parte sul censo, sulla ricchezza, con una spaccatura antropologicamente determinata tra maschile e femminile; ● guardano con diffidenza a ciò che viene dal museo ( rifiuto del museo , della cultura alta, del linguaggio aulico, dell’immaginario mitologico); riempiono la poesia di contenuti prosastici , di vita quotidiana a di livello non esaltante (non certo la vita come opera d’arte di D’annunzio) ● MONTALE dice degli scrittori di questa generazione che:
rude, le bassure di piccolissimi borghesi, o ad dirittura di marginali della società)” ● sarà la connotazione di tutto il novecento, dove il verso libero (Mengaldo dice che è verso liberato , che conserva l’eco, la memoria delle forme metriche del passato) diventa portatore di punti di vista privi di trascendenza, di utopia, addirittura portatori di contenuti psicoanalitici (attraverso Saba, primo scrittore consapevolmente psicanalitico della scrittura europea). ● nel mondo internazionale, quello francese, c’è uno scivolamento verso il basso, dalla grande Parigi di Baudelaire e i Simbolisti (Mallarmé mette in scena il pomeriggio di un fauno, la giovane Parca che presiede alla vita e alla morte; suggestioni mitologiche) a una forma di perdita di
alla fine vediamo la reificazione (‘cose’) incipit di una poesia di Rodenbach : “tristesse. je suis seul. c’est dimanche. il pleuven” (Tristezza, sono solo, è domenica, pioviggina). archetipo, modello da cui Moretti trae il suo incipit; concetto di intertestualità : i testi dialogano tra loro; questo dialogo può avere varie forme: passa da un grado debole (memoria involontaria: leggo poesie, non le imparo a memoria, ma nel mio inconscio e memoria implicita e volontaria rimane traccia di quello che ho letto; quando vado a scrivere un testo, questa memoria implicita riaffiora: compio un esercizio di intertestualità debole, perché inconsapevole) a un grado forte (prendo un testo e lo inserisco nel mio: può essere un omaggio, un fare mio il testo altrui; oppure critico: consapevolmente cito un testo, e ne prendo le distanze, forma di intertestualità critica, problematica, citazione col segno capovolto), arrivando fino al ‘reato’ del plagio (copio, nascondo nelle mie parole parole altrui, me ne approprio senza dare segno che siano parole altrui, prendendo autori di un’altra lingua o prospettiva, sperando che nessuno se ne accorga). questo che tipo di citazione è?
o dal paesaggio della Versilia di D’annunzio, luogo selvaggio e barbarico, ma anche luogo di villeggiatura. l’altra dimensione è quella del ‘qui’: un deittico di luogo, dove Saba convoca, anche in anafora (qui tra la gente, qui prostituta, qui degli umili) il lettore a condividere l’ambiente: dobbiamo identificarci in questo ‘qui’ dal tono squillante; mito nuovo, del mondo visto dal basso, da una condizione di umiltà e di povertà; tecnica dell’accumulo di elementi che vengono sommati gli uni agli altri senza un ordine costituito, senza una scala predeterminata: persone che si sommano a descrivere questa pluralità propria della città, in particolare di questo quartiere cittadino vicino ad un ambiente commerciale, quello del porto; entrano nella poesia parole come merci, friggitore; I. Spesso, per ritornare alla mia casa ripetitività della vita piccolo borghese (spesso…) è il nostos, il viaggio di ritorno, ma in un contesto di città piccolo borghese; prendo un' oscura via di città vecchia. oscura via = anticipazione dell’aggettivo; oscura introduce qualcosa non solo di metereologico (non solo buio, perché è una strada vecchia), ma anche un fatto interiore, e anche antropologico (impariamo che in questa via c’è un bordello; è una oscurità anche esistenziale) anche giallo viene anticipato ( Giallo in qualche pozzanghera si specchia ): l'autore porta in primo piano una caratt. cromatica; pozzanghera = parola che troveremo all’inizio dei ‘limoni’ di Montale (che si rifà a questa poesia) si specchia: ancora non sappiamo cosa si specchia; ma è il grande topos, il luogo simbolico forte e dalla lunga tradizione dello specchio (importante nella tradizione del novecento, di tendenza freudiana; Saba avrà un ruolo fondamentale nella diffusione di freud, sarà il primo poeta psicoanalitico; lo specchio richiama il mito di Narciso, suicida per compiacimento nella sua immagine specchiata). si specchia / qualche fanale qualche fanale : scopriamo solo ora cosa si specchia ed è giallo; è un’anastrofe