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Lezioni Bertoni poesia italiana del 900
Tipologia: Appunti
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[email protected] Invitati: Roberto Pazzi da Ferrara e Anna Varskovka esperta di cultura italiana dall’esterno, da Varsavia. PROGRAMMA Poesia del dopo guerra si sviluppa in orizzontale, la scrittura prevale sulla lettura della poesia. “credo molto nel vostro sguardo vergine e nella co costruzione di un testo” LIBRI
allenamento della memoria. La poesia serve anche ad allenare la memoria. Serve a dire: ho capito fino in fondo tutto di questa poesia? L’ho penetrata abbastanza bene? Il leggere rafforza tutte queste proprietà. La poesia è come una partitura musicale: le pause della grammatica, delle partiture musicali. Questo libro ha un primo capitolo che lavora sulla metrica e la musicalità. La nostra lingua è stata forgiata e pensata da un poeta fiorentino in esilio, Dante, per fini poetici. Noi abbiamo il timbro e l’accento di nostra madre. Dante parlava quindi il municipale fiorentino. Lui è andato a pescare dalla sintassi latina un parlare illustre che imitasse il latino (ogni frase una specie di monumento) e crea una fusione tra questi due elementi, tra il dialetto municipale e da questa fusione nasce il volgare, la nostra lingua. Dante e Petrarca (che distilla l’italiano di dante creando una lingua lirica che inizialmente è italiano e basta ma poi viene assimilato da tutti in europa – la nostra tradizione è l’unica ad avere due giganti all’inizio, le altre europee hanno dei giganti a metà o alla fine (Boudlaire, gli spagnoli tipo alotta), etc.). quindi scrivere poesia in italiano è una responsabilità immensa, siamo davvero dei nani sulle spalle dei giganti. Così la dicotomia tra poesia lirica e poesia etica. L’epica: poesia che fonda le basi fondamenta di un popolo (Iliade, Odissea). Questa funzione epica è stata presa dal 700 in poi dal romanzo quindi è diventata un’epoca in prosa, per questo il romanzo è la cosa più ricercata e venduta dagli editori. Il poeta singolo che invece va a fondo della propria interiorità esprimendola e sfida i due limiti della vicenda umana di ognuno di noi, eros e thanatos, è il poeta singolo che dice io che si rivolge a un tu e sfida i due confini dell’amore e della morte. Oggi la poesia è in larga parte lirica e quindi noi leggeremo poesie liriche di un io che si rivolge a un tu sfidando in termini novecenteschi i due limiti prima sopra citati. Martedì alle 16, in aula I del 32. Le antologie rispondono al gusto di chi le compone. Il canone è un sistema di testi allungato nei testi. 04/02/ Passaggio dal museo , cioè poesia come continuazione della poesia come forma e tradizione coerenti. Nella nostra cultura, quindi quella occidentale il ‘900 è una cultura tutta europea, cultura occidentale di cui fanno parte anche stati uniti, antiche colonie spagnole e portoghesi (america del sud) e australia. Ci sono due grandi magazzini di immagini e punti di vista sulla realtà dentro la cultura occidentale che nascono dentro il bacino del mediterraneo:
in un libro di poesie.) Questo sottotenente fa una sorpresa a natale a ungaretti e fa pubblicare “Il porto sepolto”: libro che cambia la storia della poesia europea. Libro unico ed inimitabile. Montale ragioniere la guerra la fa da sottotenente, fa un servizio militare drammatico e traumatico, guerra solo in italia con 600mila morti, e tantissimi feriti. Montale ha un colpo di fortuna: lo tengono in servizio sotto le armi e lo mandano a Torino in un capo di prigionieri austro-tedeschi. A torino ha il colpo di fortuna di trovarsi con gente come Giacomo de Benedetti, Augusto onti (prof di Pavese) e i due grandi ideologici e agitatori di idee Pietro Gobetti (rivoluzione liberale) e Antonio Gramsci (che da lì a poco avrebbe fondato il partito comunista). Qui Montale ha il click in cui si riconosce poeta. Questo è il presupposto. Sono i due peti che escono dall’esperienza diretta della prima guerra mondaile, ultimo evento accaduto storicamente che cambia radicalmente le coscienze dei cittadini e ciò che si percepiva fino a prima. UNGARETTI, PORTO SEPOLTO NOSTALGIA Unica che traduce per l’edizione francese. Indicazione: Lokviska, 28 settembre 1916. Tratta il suo testo come un foglio di diario, se metto in fondo alla pagina il luogo e la data vuol die che attingo a quel genere specifico di scrittura che è il diario: nuovo genere di questa nuova reltà in cui non esiste più il museo, i vertici, la scala gerarchica di poeti minori dilettanti, ma è la poesia che si confronta con il tempo che corre e cerca di fermarlo attraverso gli appunti, il diario è di per se per antonomasia una scrittura fenomenologica legata alla vita comune vista dal basso. Ma di poesia con luogo giorno mese e anno non ce ne sono prima , è un genere nuovo da introdurre nella poesia occidentale. La sua è una parola che si stacca che emerge con la violenza di un lampo sulla pagina. È un foglio di diario fondato su un esercizio non declinato al tempo presente, ma è u esercizio di presentificazione di un ricordo o una serie di un ricordi lontani. Parigi, la capitale, all’inizio del ‘900, culturale (dibattito letterario figurativo e culturale, dagli anni ’20 comincerà ad essere New York) e rendere presente una serie e concatenazione di ricordi normali con un tecnica rappresentativa fondata sul paradosso, usare meccanismi di affermazione che negano ciò che si vuole dire o che affermano il loro contrario: la scrittura paradossale. Il meccanismo di paradosso più evidente diventa quello umoristico, già Pirandello, ha scritto un saggio intitolato l’umorismo dove teorizza la percezione del contrario; nel mondo russo e in quello tedesco con Brecht si teorizza lo straniamento, meccanismo fondamentale per capire il ‘900 perché ci rende non più la negazione del domestico (un hailich), lo straniante “il descrivere il mondo con gli occhi di un cavallo” direbbe Gadda, cioè il descrivere ciò che appartiene alle nostre percezioni automatizzate. Uso fortissimo della metafora e della similitudine: Ungaretti associa per ungaretti il mondo è sorretto da un meccanismo di analogia, tutto è paragonabile a tutto, tutto a partire dai paesaggi interiori , stato di incertezza tra una piena consapevolezza e di tipo onirico (any world but in a world: in qualunque mondo purchè sia un mondo droghe). Il bello della reazione di Ungaretti “uomo di pena” come si definisce lui,non deve abbandonarsi a una posizione negativa (che invece è quella di Montale, vedi in Ossi di Seppia “ciò che non siamo ciò che non vogliamo” la dichiarazione dell’uomo di pena che si accorge di non avere possibilità di azione nel reale). Ungaretti rifiuta posizione di Montale, la sua posizione è che l’uomo debba essere una “docile fibra dell’universo” qualcosa che riguarda l’anatomia ma anche il mondo vegetale capacità di annettere la dimensione umana sia interiore sia oggettiva e oggettivante, la dimensione botanica e animale, minerale ciò che più è lontano dall’umanità normalmente (non respirano, non
pensano). Ungaretti conosce la metafora del deserto, uno dei grandi “topoi” che riguarda degli elementi delle concrezioni di significato che si ripetono nella storia e nelle opere: deserto uno dei topoi fondanti per descrivere un’esperienza umana che va verso l’annichilimento di sé (anche nella Bibbia: la traversata nel deserto del popolo eletto), Ungaretti ce l’aveva a portata di mano con il fatto che ad Alessandria c’era il deserto. Meccanismo metaforico: cos’è la metafora? Dal greco metaferei: portare oltre e portare a traverso. Vuol dire entrambe le cose, trasnferre in latino. È una metafora, un tropo: tropo significa spostamento di senso, la mtafora significa usare un termine imporprio al posto di uno proprio. La vecchia definizione aristotelica diceva che era un paragone abbreviato, ma non va bene. Sostituzione di un termine improprio al posto del proprio con la ricerca di un campo semantico diverso rispetto al logos che il ragionamento mi porterebbe a pensare. quando: la poesia inizia con una congiunzione temporale. Quando siete davanti a una poesia definite lo spazio e il tempo. Il tempo è presente che evoca un tempo lontano e passato ma l’ossessione del tempo comincia dalla prima parola della poesia. In poesia i limiti e gli incipit e gli explicit, hanno un ruolo particolare, sono una sottolineatura di senso e nei riti e nelle liturgie è importante come si entra e come si esce. Sono segnali che amplificano il senso. Anche il titolo è importante: nostalgia: il dolore del ritorno. Si torna a pairgi, luogo delle prime amicizie con nostalgia. la notte è a svanire: è un francesismo. Espressione del fatto che è stato molto lì nelle prime fasi della sua vita. Siamo in quella condizione che ci porta verso l’alba, poco prima di primavera. Siamo in una situazione di confine, liminare. Quando Montale, meno di 10 anni dopo, inaugurerà Ossi di Seppia userà il titolo in latino che non sapeva “in limine”, sulla soglia. È poesia di confine, di margine, di borgo. Siamo in un tempo a metà. la notte a svanire è anche anglofona , ma lui non conosceva l’inglese: siamo verso l’alba non siamo ancora in primavera (poco prima) e di rado qualcuno passa. C’è la dimensione di quello che è a sua volta un topos e deriva dal libro matrice di tutta la lirica occidentale (vedi Le fleur de mal è un soggetto l’io in continuo movimento che in italiano traduciamo con “il girovago” secondo Ungaretti. Processo di conoscena rabdomantico, è colui che non ha una meta un posto da raggiungere. Qualcuno passa, riprende la figura del flaunèr. e ingombra: cosa significa che il passante ingombra? Fa parte di un altro campo semantico. La poesia ‘ si porta dietro l’accusa da parte di molti di essere oscura. Traduzione dell’immagine poetica in una specie di linearità che ci dà un quadro più comprensibile. su Parigi si addensa quell’oscuro colore di pianto: colore col pianto non ha niente a che fare. Metafora. C’è un’altra dimensione di paradosso e di contrasto oscuro colore: un colore scuro. ci disfa gil edifizi: questo colore di confine, di pianto ci disfa gli edifizi, ci distrugge gli edifizi e quindi gli edifici architettonici e la visione razionale del reali. (Parigi, inoltre, è una città architettonicamente ben definita). Ci impedisce di riconoscere la forma degli edifici, è un’idea di crollo, disfare gli edifizi significa farli crollare. Dietro c’è tutta la cultura delle avanguardie (frequentate da Ungaretti, si pensi al quadro di Picasso di raffigurazione della donne in un bordello ). Imbevuto di avanguardie e ci dà, disfa specchio: e ci dà lo specchio del mondo riprodotto e capovolto (com’è la visione dello specchio)
E come portati via si rimane: e di nuovo questo ossimoro finale, come stare sul limite, sulla soglia, vicino alla morte. 05/02/ Mancano primi 15 min PORTO SEPOLTO Travaglio dal Porto Sepolto del ’16 in piena guerra come uomo-topo passano 10 anni fino al 26 quando scrive “difesa degli endecasillabi” e ritorna all’ordine perché ha composto a partire dagli anni ’20 fino al ’33, Sentimento del tempo che è il capo stipite del nuovo modo di scrittura e di poetica. Le poetiche servono come descrizioni poetiche generali, poesia in endecasillabi, poesia cifrata dove per capirla bisogna capire certi presupposti biografici, presupposti visive geografiche, dall’Orfismo, sistema antico in cui bisognava capire un “parlare oscuro” che era quello del vaticinio, dei profeti e delle sibille, poesia molto lavorata e molto chiusa e autonoma. Sentimento del tempo è il primo libro di questa poetica dove viene ripreso il tema classico (Isola vengono messi in scena dei pastori nell’agro romano; si inventano situazioni e paesaggi un po’ da idillio greco-latino) ma non c’è più la rappresentazione istantanea fotografica. Dentro questa poetica, Ungaretti capisce che il Porto Sepolto è un’eccezione però la corregge in una chiave analogica ancora più radicale andando verso la direzione ermetica. Se si legge “i fiumi”, la versione del porto sepolto è molto più slabbrata e dilettantesca, insiste sull’immagine del circo dell’acrobàta (detta alla greca). Ne i fiumi la correzione degli anni ’30 rende le immagini più essenziali e le migliora. Nel caso invece di nostalgia e di altre poesie di porto sepolto è peggiorativa perché trascina porto dentro una scrittura ermetica, non violandone la natura alessandrina, ma rendendo più analogiche e più comprensibili le immagini. Il prof è tra quelli che ritiene che il porto sepolto sia un momento assoluto e spiazzante rispetto alla poesia del tempo. Poi porto sepolto diventa una sezione dell’Allegria. Nei testi a stampa la filologia è diversa rispetto a quella pre stampa rispetto a quando si rispettava tutta la fase della collazione tra testimoni: oggi la volontà dell’autore esiste fino a un certo punto, perché continuano a correggerlo negli anni. E quante ultime volontà ci sono in questi manoscritti? MONTALE I limoni Poesia che ascrive al 1921. Importanza a Torino di sentirsi poeta. Continua a studiare canto e non fa niente, gli viene concesso in quanto quinto figlio di non fare nulla anche se il padre è fortemente infastidito da lui, il padre non gli dà più una lira e lo fa andare a Firenze (aveva un rifiuto della città natale passava tutte le estati a Forte dei Marmi. Andava spesso a cena con altri intellettuali, ma se gli proponevano di arrivare al crinale di Monte Marcello vicino alla Liguria tornava immediatamente a Forte dei Marmi. Quando gli diedero il nobel e Genova lo volle festeggiare, lui andò dalla stazione al teatro in taxi e il tassista gli chiese senza riconoscerlo, cosa stessa succedendo, lui rispose “sarà morto qualcuno”). I poeti nel ‘900 devono lavorare, lo stesso Ungaretti ha dovuto insegnare. I limoni è una delle prime poesie composte, reduce dell’esperienza torinese, dice che è del 1921 quindi una delle prime di ossi di seppia: con lui bisogna stare attenti alle dichiarazioni perché “amava depistare i critici” come affermava lui. Il ritrovamento di alcune copie fatte a mano dimostra che lui ha lavorato duramente e ci ha lavorato fino alla fine del ’22. Quasi due anni di lavoro. Quella che il prof chiama “poesia-manifesto” intendendo la dimensione futurista del manifesto, il pubblicare certi principi di poetica e di riflessione su testi creativi in una forma diretta esposta esplicita, i limoni è una poesia che inventa e raffigura ma che
anche contiene una teoria e una riflessione sulla poesia, è una poesia composita e stratificata. Montale liquida da una parte l’esperienza dei poeti laureati prima di lui (Carducci, Pascoli e d’Annunzio) e quindi l’uso di lingue preziose raffinate e tecniche, separate dalla consuetudine e dall’uso quotidiano, quei tre inventano lingue iper colte (le Odi Barbare di Carducci, per primo riprova a fare il metro greco e latino, che poi saranno usati anche dai rapper oggi; Pascoli che inventa la lingua delle onomatopee impressiva e esclamativa o inventa la lingua latina, poeta neolatino; D’annunzio con la sua verbosità e raffinatezza, lessico e termine che vengono da decine di provenienze, riscriveva i suoi testi in piedi circondato da dizionari e vocabolari tecnici, per lui parola perfetta era parola precisa e anche latinismi all’occorrenza è un vincolo forte d’ Annunzio, e Mengaldo mostra come Ossi di Seppia attraversano la scrittura dannunziana affermandone il contrario: ciò che è positivo in D’Annunzio è negativo in Montale). La poesia è una specie di officina, di laboratorio artigianale, rapporto stretto tra oralità e scrittura questa dimensione musicale per cui se cambio l’ordine delle parole come in una poesia come l’Infinito distruggo il senso musicale della poesia. Montale attraversa i tre classici della modernità, tre personaggi iper colti essendo lui un ignorante. Come lingua straniera conosce solo il francese. Fa i conti con la cultura simbolista che è la cultura della modernità internazionale. La cultura dove le immagini assumono una specie di survalore, immagini chiamate a passare da una registrazione di un dato fenomenico al superamento della precarietà del dato fenomenico in una prospettiva metafisica, diventa un elemento chiuso in sé, un unicum che rappresenta qualcos’altro (ecco perché straniamento e metafora ha importanza in questa cultura). Il simbolismo ha diverse declinazioni americano, inglese (una miniatura legata a una certa rappresentatività romantica; arte legata a diversi piani espressivi, pittura, narrativa, aforisma, saggio critico, etc). Mallarmè teorizza le Livre = il libro come elemento che sfugge alla contigenza delle singole opere e dei singoli volumi; l’Azzurro come colore assoluto (colore del cielo, del mare, con valenze religiose, della trasparenza; Verlaine simbolista musicista, con le sue feste galanti, parola poetica che è già una canzonetta, è un cantautore ante litteram, incentiva una qualità e quantità musicale che non sarà raggiunta da nessun altro.). poi ci sono i post simbolisti che in Italia sono capeggiati da un autore importante per la formazione di Montale anche se lui non l’ha incontrato: Guido Gozzano. Portano la dimensione illuminante del simbolismo francese tradizionale in una versione provincializzata, più umile, più umili le persone, mezze tinte, non più luci piene crepuscolari. Montale mette in discussione i tre italiani sopra citati e la poetica del simbolismo volendo però compiere un’operazione simile anche se così facendo compie un’operazione ancor più radicalizzante dei crepuscolari stessi. Non si possono chiamare crepuscolari perché di loro non esiste un manifesto! Montale, parla a nome di noi poveri: l’io soprelevato, Assoluto, quello musicale di Verlaine, esistenziale di Raimbò, io frantumato di Gozzano, non gli servono più. Quell’io diventano un NOI POVERI. La chiave dei limoni sta nel sintagma di “noi poveri”. Portare il dato sensoriale ad una dimensione mtafisica, sta nella congiunzione di un processo mentale, onirico, visivo e fotografico. Esattezza dell’immagine che è in Montale difficilmente rintracciabile in altri poeti. Per l’uomo frantumato che esce dalle trincee del Carso, c’è un diritto all’esperienza metafisica: paesaggi, panorami e realtà povere. Montale parte dal basso di una pozzanghera, i Limoni si staccavano dagli alberi senza che nessuno dicesse niente, tanto crescevano naturalmente: nello stesso tempo introduce un altro elemento forte: la poesia che scaturisce dallo shock e dal trauma che sta accadendo nella politica occidentale europea (fascismo, nazismo, stalinismo poi) Montale capisce una cosa essenziale che sarà caratteristica della sua poesia essenziale a venire: l’importanza del fatto che l’emozione e la percezione di questo assoluto del fisico che diventa metafisico, immagine fotografica che ha bisogno dell’arte per essere elaborata, ha bisogno di essere sciolto e confrontato con la dimensione del pensiero. L’emozione il pathos e la percezione emotiva e profonda del dato di realtà dovranno sempre confluire e entrare in dialogo con determinanti principi filosofici, non astrattivi, ma rielaborati nella direzione della
Noi poveri: grande lezione di democrazia data da questa poesia. In un tempo in cui gi altri tendevano a fascistizzarsi, Montale è uno dei primi a firmare il manifesto antifascista (?). Odore dei limone: è un odore a disposizione di tutti. Vedi: altro imperativo In questi silenzi: importanza dell’uso del deittico (questo, quello) che fanno si che l’ambiente descritto nel testo venga condiviso dal lettore Ci si aspetta: passa dal lirico all’impersonale Di scoprir uno sbaglio di Natura: varchi in cui l’automatismo e dimensione automatica della nostra percezione e della nostra visione della realtà viene sconvolta e spaccata e ferita, dimensione dello straniamento: veniamo costretti a acuizzare la nostra concentrazione. È un fatto decisivo. Ci vogliono distratti, vogliono le masse distratte i totalitarismi. Come individui possiamo lottare solo combattendo la distrazione, essendo presenti a noi stessi e non abbandonandoci agli automatismi. La poesia è un potente meccanismo di attenzione. Scoprire: mettersi nella veste di un esploratore. Uno sbaglio di natura: la concatenazione dei fenomeni naturali che venga meno. È una critica al un principio di causa effetto, del logos che ascatta automaticamente. Il punto morto del mondo: il principio di non contraddizione. Montale lavora molto sul non essere. Mezzo della verità: cos’è la verità? Per un laico come Montale è la verità che ognuno di noi costruisce per se stesso attraverso una plurisensiorialità e la capacità di straniamento e di attenzione concepita soggettivamente da ognuno di noi, è un punto relativo per un laico e non assoluto. Qui è il logos che viene recuperato e fa parte dell’elemento conoscitivo. Gioca sugli opposti, non esiste un logos automatico, non esiste il rigore di causa e effetto, gli elementi sono compresenti, il non essere non significa negare ciò che è. I 5 sensi sono in gioco tutti e 5 e questo è anche un principio futurista ecco perché si legge con tutto il corpo, con tutti i sensi attivi, la poesia è qualcosa di concreto e di astratto non come molti la liquidano. La menta indaga accorda: crea un accordo musicale, deve mettere in gioco anche un principio musicale Disunisce: analizza, scompone. La menta ‘900esca è analitica (vedi fisica quantistica), scompone i corpi (Picasso). Il giorno che languisce: momento liminare, momento quasi notturno, il giorno va verso la morte. Sono i silenzi in cui si vede in ogni momento umano. Divinità: divino plurale, no monoteista. Disturbata: parola polisemica, oggetto di disturbo, con dei propri disturbi interiori, una psiche disturbata? Ma: avversativo tutto leopardiano, quindi non ci si deve illudere Città rumorose: uno dei pochi scorci. Azzurro: non è più quello pieno e luminoso di mallarmè. È un azzurro frantumato a pezzi, tra le cimase.
Cimase: cornicioni, bordature dei tetti. Il tedio: è l’accidiosa senna di ungaretti. Avara – amara anima: chiasmo; avara – amara è anche paronomasia (quando due parole di significato lontano tra loro sono quasi uguali tra loro formalmente, sono uguali tranne una lettera). I gialli dei limoni: è come il nero di nubi di Ungaretti Nella parte finale cambia ritmo perché mette in scena una canzone quasi cantabile, cambia la prosodia del testo come se ci invitasse a cantare con lui il trionfo della solarità che il giallo dei limoni ci consente (il giallo è la proprietà tipica del sole presa direttamente nel suo termine astrattivo cioè “solarità” qualcosa che si espande che ci coinvolge e ci tocca direttamente). 12/02/ Libri assumono grande importanza nel 900. I libri di Montale sono 6 e in ognuno c’è una dimensione stilistica intellettuale diversa da tutti gli altri. Sereni è l’altro poeta che come lui in 4 libri offre 4 visioni diverse del mondo:
questo momento in poi noi saremo davanti a un altro tipo di estetica. Questo bisogno di realtà e di realismo comincerà a rpodurre una decente produzione narrativa, il sommovimento c’era già stato negli anni ’30 e quell che era il neorealismo. Ci sono scittori toscani che aderiscono ai GUF come Bilenchi, oppure Tozzi con “Con gli occhi chiusi”, de Benedetti (erede di Borgese) ha scritto cose degne di nota. Ma anche la poesia non può essere solo di un lirismo depurato di ogni scoria; è una poesia che si riempie di prosasticità basti pensare a “La bufera e altro” è pieno di riflessioni su quello che è appena accaduto sulla civiltà europeo. L’autostrada della Cisa fa proprio parte di questo meccanismo.Nel 900 maturo torna in gioco dante che era stato rimosso dalla nostra poesia, tutte le poesie distillate sono tutte petrarchesche e fanno parte del petrarchismo dove la poesia lirica mette in gioco un io che parla e un tu che ascolta, è come la storia di orfeo e di euridice, l’io è andato a riscattare il tu dagli inferi ma nel sperarlo si è voltato a guardare e l’ha perduto per sempre, ecco perché il tu è fantasmatico. Il tu, come nel mito di Narciso, diventa una bella superficie o uno specchio dove questo io rispecchia la propria bellezza, identità e unità. Quando montale nella bufera inserisce la poesia de “Gli orecchini” questo specchio e la superficie riflettente è venuta meno, è stata sostituita in larghe parti. Nel tratto unificante il meccanismo poetico, superate questa empasse di certi meccanismi storici si giustifica attraverso la ricerca del metafisico o di una pulsione al trascendente. Si pensi alla mirabilia del linguaggio che tiene sia l’elemento astratto sia quello concreto, parla di elementi puri, di termini astratti, di cosalità di reificazione, mette in scena per la prima volta il corpo, l’io non è più un emittente di solo spirito, ma è un corpo che parla un corpo in scena e il tu anche. Ma nonostante questa cosalità e l’ingresso di questa cronaca, c’è un bisogno tremendo di realtà, il dibattito in corso è quale tipo di realtà e quanta realtà? È un dibattito in corso anche ora: come fa il poeta a rappresentare la realtà? È una realtà soggettiva e oggettiva insieme. il segno linguistico va al di là di sé. Che potenziale conserva questa idea che il linguaggio è un elemento tanto convenzionale quanto naturale? La poesia si fa carico di vari elementi, non è più sola e perderà questo primato, inizialmente ha un primato come quando croce dice che è la lirica che domina il modol il resto è letteratura minore un po’ più sporcata e vincolata. Nel momento in cui si entra nella dimensione di pluralità di molteplicità, va in frantumi, tant’è vero che la poesia sta riguadagnando spazio secondo una sola delle sue modalità compositive che è quella dell’oralità oggi (si ricordi il pubblico che partecipa). La poesia oggi vive di oralità più che di scrittura e di lettura. Il 900 ha offerto delle esperienze di shock, è quacosa che ti spiazza, non ci fai i conti immediatamente o che riesci ad elaborare immediatamente. Oralità o scrittura, giovani o vecchi, esponenti di una certa tradizione o di un’altra, tuttavia il tratto unificatore è questo: portare attraverso il linguaggio un’esperieza individuale senza alcune gerarchia precostituita per definire questa individualità (questa è la rivoluzione che ci siamo portati via dall’inizio del 900 si pensi a montale che dice imperativo ascoltami), non si riconosce alcuna gerarchia di modelli poetici, di poeti o altro, ma produce voci poetiche. Questo suo tendere al fine della poesia, connette questa tensione diaristica, fuggitiva, effimera spesso comune del portarla attraverso un meccanismo linguistico del portarla ad una dimensione metafisica. L’autostrada della cisa è un perfetto prototipo di questo: se la poesia non ti porta in un mondo altro è una poesia riuscita solo parzialmente. Qui ci sono citazioni forti di pensiero in pensiero completamente trasformate. Il pensiero, viene trasformato in momento, in pensiero consolidato della nostra ratio. Di momento in momento qui diventa una dimensione di spazio di crinale, di limite, di confine Aspettala e verrà Come di là dal valico un ritorno d’estate. Una delle poche realtà italiane del piano umanistico, verso una dimensione di paura antropomorfizzata con alto tasso demografico nel mondo. Speranza è un termine astratto ed è una specie di virtù teologale, parla così la recidiva speranza.
Recidivo: termine giuridico, ripetere un comportamento sbagliato. Speranza: elemento visto come il suo contrario, elemento come fusione di positivo di astratto e concreto, speranza che non è disposta a rimodularsi è una speranza che non vuole arrendersi a parlare. È una serie di persone e di voci possibili che si combinano nella recidiva speranza, speranza che non vuole arrendersi, del parlare in positivo. L’esperienza del metafisico non è necessariamente esperienza di cancellazione. Morde un’anguria: sogg. La speraza compie un atto di violenza cioè quella del mordere. Estate: dà un morso alla polpa dell’estate con un piacere legato esclusivamente al gusto. Questi elementi fondamentali inquadrano le proprie esperienze future con meccanismi linguistici retorici mette in campo i meccanismi della retorica intesi come arte del dire. Continua il sistema percettivo della speranza: il meccanismo della poesia retto spesso da un elemento di utopia, da un elemento di volerci credere; la ratio viene messa fortemente in discussione e i meccanismi di causa effetto vengono sbriciolati. Bisogna credere in ciò che è introvabile. Quando montale scrive “Ho sceso” parla degli occhi interiori di una morta mosca, non a caso chiamata così perché visibilità limitata ma dall’ampia visività interiore. C’è un fondamento utopico della poesia che deve essere nostro nella partecipazione del testo. Siamo anche noi proprietari di un linguaggio, pur non essendo padroni del linguaggio lirico, noi veniamo anche parlati, questo significa che la nostra è una parola mista che ha una maggior sensibilità e competenza che hanno questi autori che l’hanno già trasformata in arte rispetto a noi. Noi non siamo padroni del codice che abbiamo imparato da nostra madre prima e dalla scolarizzazione poi. Siamo degli inquilini e poi tocca a noi ritagliarci un appartamento decente. Il lignuaggio (anguria) è molto parlato e diretto. Sereni aggiunge il verbo “perpetuare” che ha la sua altezza stilistica e letteraria: singifica rendere eterno. Attacca un’altra parola desueta Ninfa: chiama in causa la mitologia greca basata su elementi naturali. Parla della divisione di una botanica animata, si pensi al mito di Dafne: ninfa della quale si incapricciò Apollo in persona, e lei era recalcitrante. Lei piuttosto che sottoporsi alla violenza sessuale si trasforma in pianta di alloro e da allora il simbolo della poesia è quello dell’alloro. Così abbiamo tre miti della lirica con cui fare i conti: il Mito di Orfeo, quello di Narciso e quello di Dafne (Santagato parla del mito dafneo). Il 900 non riesce più con il mito: ma analizza il momento della morte (orfeo che si gira, narciso che affoga). Il mito è per eccellenza una storia soggetta a variazioni geografiche e non. Il 900 non riesce più a restituirci un’immagine integrale di Narciso, ci rimanda immagini oscure, passa per i neri fumi delle scene e impedisce una transitività fondata solo sul bello. Il 900 è stato un distruttore formidabile del mito di Narciso. Ecco perché è così particolare l’uso di questa parola (diversamente da carducci che ancora teneva viva qusto), mentre qui ognuno perpetua in sé la sua ninfa, ogni albero ha la sua ninfa. Così la dimensione acustica e l’eco Echi e miraggi: eco, suono prolungato e distorto, separato dalla sua emittente sonora. Il miraggio è una dimensione visiva, un fotogramma, una foto portata in una dimensione visionaria, il miraggio, dove abbiamo l’impressione di vedere qualosa che è una pura rifrazione luminosa ma che non esiste in realtà, ma è una dimensione di trovarci in undeseerto oppure in mezzo a un oceano o a un mare grande in mezzo a condizione di luce. La Eco e il Miraggio. Un’acustica e una visualità distorte, in sé e per sé metaforiche nella piana assetata, di deserto da Eco e da Miraggio, vedere il palpito di un lago. Richiama a sé l’immagine del lago, la pianura in una dimensione estiva. Mantova: fare di questa una capitale azteca, nome enochticlan nome azteco della città del messico. Una delle città più incontrollabili ed enormi nel mondo, deteriorizzazzione totale della realtà.
poesia che non rifiuta l’uso dell’io e cerca la trasparenza e la chiarezza spesso a tutti i costi. Plasma per se stesso un verso mlto breve e cantabile che assomiglia ai trilli del suo amato violino. È quasi una poesia- violino la sua, ridotta a poche sillabe (ungarettiano più che montaliano). Questo scioglimento accade con una sorte di corto circuito cronologico, nel cuore degli anni ’50. Nel 1956 liquida il primo tempo della sua poesia (è già un autore matura) e lo fa accogliendo la sua poesia del passato in un libro intitolato “Il passaggio di Enea” con questo personaggio mitologico, protagonista del poema fondativo della Roma imperiale. È il poema fondativo anche di una cultura nazionale italiana, con un’intuizione notevole da parte di Virgilio: Roma la fonda l’esule troiano, gli sconfitti di Roma, la radice orientale della roma antica, per elevarla rispetto alla tradizione dei pastori fondatori. L’esule eroico e sconfitto, l’esule espatriato che ha perso il padre e fonda sul figlio la nuova impresa. Enea è un personaggio simbolico che la poesia non ha usato per tutta la sua potenzialità fino a Caproni. Questa poesia è ancora profondamente legata alla dimensione endecasillabica ma anche a un lessico profondamente estetico. L’ermetismo diventa una koinè, una lingua prescelta, con questo ritmo endecasillabico. Raccolta “Ballo a Fontanigorda” in memoria a Olga Franzoni Lessico prezioso Madreperla : a capo in enjambements forte …di lacime. Lacrime: ciò che fluisce dagli occhi, sono di materiale prezioso neanche fossero una collana. Quanto più di fluido appartiene alla rivelazione del nostro phatos, sono di un materiale raffinato come se fossero un gioiello. Madreperla di lacrime metafora. (tende a dividere in due categorie: metafora dove si sostituisce un significato improprio al posto del proprio e dove i campi semantici vanno in corto circuito tra noi e sineddoche-metonimia dove c’è un rapporto o di causa per l’effetto o di causa per il tutto). Quasi un’ipallage. Manca pezzo Bassa: la donna, attraverso la rima bassa-passa si indica anche una bassezza del’acqua. Donna china: figura di lavandaia probabilmente. Raccolta Il passaggio di Enea, Le giovinette Se il ballo a fontanigorda ci sembrava perfettamente inserito nel clima culturale, nel lessico e nello stile culturale anche con la sua leggerezza ritmica con la sua contemporaneità pulsante, questa è invece una poesia anacronistica. Fa poesia con elementi molto spuri. Con un manuale di dattilografia testimonia in sé la bufera e altro di Montale. Montale non si sogna neanche di mettere in scena delle giovani fanciulle seminude. Sanguineti anche lui di ambiente genovese, siamo un po’ fuori tempo. Pietre acri: con anticipazione ell’aggettivo sul sostantivo. L’acre è una percezione legata alla dimensione dell’olfatto a quella di un corpo, ci obbliga a mettere in atto un meccanismo metaforico. Pietre acri è quasi un anacronismo rispetto a ciò che succedeva ma acre è un’invenzione poetica notevole perché apre alla dimensione olfattiva che tiene conto di una molteplicità sensoriale. Teneri sudori: è una sinestesia, come anche in una poesia avvertita come arcaizzante. Qui si entra nella percezione del gusto individuale. Questo è il bello vero della poesia. Sinestesia molto forte dove la
percezione del corpo diventa quasi microscopica, è come un passare, capire qual è la prossemica delle voci in scena. Qual è la giusta distanza. Che idea ho di questo TU? anche quando clizia se ne va quella è assenza abissale del tu. In questo senso quindi è sempre bene valutare che distanza c’è tra i protagonisti in scena. Orfeo e euridice rispetto della distanza, si gira a guardare, non si fida, e così lo sguardo dell’io diventa uno sguardo al microscopio, noi siamo ossessionati dallo (min 38) sguardo microscopico da non vedere nient’altro. Sudori sciolti da pori: è come un’osservazione maniacale dei pori che si dilatano e lasciano uscire le gocce di sudore, dove il vergine che è una connotazione di tipo sessuale (e quindi ci viene in mente una specie di gineceo, amagari quello di Nausicaa), i pori diventano degli orifizi di tipo sessuale. Sono aperture della pelle e del corpo che fanno pensare ad aperture di ordine sessuale. Agrezza: legato a una sensorialità di ordine olfattivo. Sorta di promozione e assolutizzazione. È il classico sintagma “agrezza dei corpi” che appartiene all’ermetismo. Madori: rima molto ricercata e preziosa e letteraria. Questa ripetizione strana della rima identica danno- danno. Afrore: a volte socnfina nella puzza tanto è un odore pronunciato. In questo caso invece è una contraddizione in termini in enjambements afrori leggeri. Capelli: è difficile che i capelli abbiano degli afrori, degli odori insistiti, penetranti. È un meccanismo ricercato che ricerca la dimensione della preziosità. Nacque il danno che il mio cuore ora sconta. Collegato alla dimensione attrattiva dei corpi in scena. Qui il bello, l’elemento connotativo del 900 rispetto ai secoli passat i è la dimensione del corpo, il luogo, il tema, il meccanismo in Petrarca NON CI SONO CORPI. È un prototipo, un archetipo o un messaggio fisso. Certi ritratti coevi figurano questi archetipi corporei. Il 900 cambia totalmente le carte in tavola: i sensi interagiscono. Dopo 9 anni Caproni si rende conto che il passaggio ad enea è la chiusa di un passaggio epocale: le fanciulle seminude sulla riva del fiume, segnano l’esser giunti a un capolinea. Oltre questo esercizio di impreziosismo lui se ne vuole andare. Così si colloca in una sorta di retroguardia. I poeti veri percepiscono quando è possibile uno sviluppo o quando esso non è più possibile e si è arrivati a una sorta di fermata. Ci si apre a un’altra dimensione: il 56 è l’anno in cui a Bologna viene fondato il Verri e al quale collaborano tutti gli autori della neoavanguardia. In un altro contesto, con una poetica opposta rispetto a quella neoavanguardista ??? fonda la rivista Officina e vengono apposta Pasolini, fortini, romanò intellettuali al di là delle loro operazioni inventive, nel 53 pasolini pubblica le opere di gramsci. Caproni non può mica fermarsi al passaggio di Enea. Quindi passiamo a un’altra realtà intrecciata a un altro libro Il seme del piangere Non sono più lacrime di madreperla. Sequenza di poesie vertiginose dedicato ad Anna Picchi (Cogome livornese) quindi città rappresentata è Livorno: è una memoria più involontaria, incosncia e edipica. L’oggetto d’amore diventa la madre ragazza. È una sezione intitolata “Versi Livornesi” scritta tra il 54 e il 58, il passaggio ad enea è esattamente a metà nel 56. Elemento interessante sul piano letterario: come la poesia abbia tempi suoi. La madre muore nel ’50 ma lui inizia a scrivere i versi livornesi 4 anni dopo la morte della madre e li completa 8 anni dopo. È una parentesi e un elemento questo che vale per tutta la letteratura. Caproni scrive le poesie per la adre nel momento in cui ha gli strumenti per poterlo fare. La poesia si intitola Battendo a macchina e appartiene a un genere per addetti ai lavori, la meta poesia, che parla di se stessa. Rapporto edipico unito al problema di come scrivere una poesia, problema
Nati negli anni ’ In particolare 3 poeti – molto diversi fra loro (il 900 è un secolo così imprtante proprio perché i grandi manifestano una notevole varietà di stili e lingue poetiche e ideologie e idee poetiche, ogni grande poeta possiede una visione del mondo che poi traduce in sistema di immagini e metafore a modo suo e ogni poeta forte non risponde al mondo in maniera univoca ma risponde a una propria poetica che corrisponde a una propria trasformazione in gesto linguistico e atto linguistico per quanto rigaurda la poesia in prosodia, metro, ritmica etc) PASOLINI Parte interessante della riflessione è quella della parte friulana. Si concentra in due volumi : la meglio gioventù [anni ’50, qui riassume le prime poesie della prima fase del suo lavoro ed è nel pieno della sua maturazione poetica. Questo titolo racchiude l’ultimo tempo della sua poesia in friuliano poco prima della sua morte all’idroscalo di ostia, uscirà nel ’74 racchiundendo lì tutte le poesie del ’54. Pasolini non ha mai abbandonato in sé la lirica in dialetto friulano , per lui il friulano attinge le sue radici nel medievale quando l’epopea si prepara a diventare romanza (chanzon de geste). In questo senso anche le poesie poemetto- poesie civile appartengono alla dimensione della langue d’oil della chanzone de geste che si prepara a diventare romanzo che in pasolini diventa prima romanzo in versi e poi diventerà romanzo vero fino alla scrittura cinematografica. Nel cinema unirà questi due poli opposti del suo stile poetico. Pasolini è profondamente bolognese e il primo libricino delle poesia a Casarsa (?) viene stampato da un suo amico Roberto Roversi che era un punto di riferimento per i giovani intellettuali bolognesi che avevano esordito come Ezio Raimondi, Luciano Serra; era un gruppo di givoani studenti che avevano avuto la fortuna di seguire le lezioni di roberto Lunghi e la loro è una formazione consistente dell’università di Bologna. Il friulano è il dialwetto della madre Susanna, non è il dialrtto paterno, ed è per questo che è il parlar materno di Dante. Tutti parliamo con la lingua che ci ha insegnato nostra madre, il padre era un soldato dell’esercito, Pasolini era romagnolo, molto legato alla madre (alla quale farà recitare anche la parte della Madonna nel Vangelo secondo Matteo), assume una lingua quando parlava nei mesi estivi andava a casarsa del Friuli ad aggiungere la madre e la sua famiglia e quel ramo lì dell’albero genealogico.Pasolini scrive una lingua molto letteraria e rifonde i modelli “della lirica pura”: c’è questa parte su cui lavora e fa un lavoro da grande critico e comporrà con un esperto di dialetto romanesco che è..? la prima antologia responsabile della peosia neodialettale italiana. Il fascismo aveva castrato i neodialetti e c’erano stati dei poeti che comunque avevano cercato di portarli avanti. Pasolini capisce che la vena neodialettale, e che il secolo 900 è un secolo molto produttivo d questo punto di vista. Così, la lingua nazionale e la lingua letteraria compongono questa antologia. Pasolini ritiene la sua scrittura dialettale una scrittura da perfezionare e ha vent’anni quando pubblica le poesie a casarso. Il rapporto con raversi anche se alla fine degli anni ’ cacciato per omosessualità dal pc italiano, esce dal mondo bolognese e va a fare l’insegnante a fiumicino, nelle periferie italiane (che gli servirà molto per il cinema). Torna però spesso a bologna perché raversi ha continuato nella sua biblioteca antiquaria a fare il libraio e il biblofilo. Metà degli anni ’50 roversi fa da coagulo con una delle riviste più importanti del panorama europeo: la rivista officina. Lui la stampa ed è catalizzatore di una redazione che oltre a pasolini si avvale delle presenze di intellettuali bolognesi e non. Ad esempio Fortini che è insieme il più vicino e il più lontano da pasolini (anche lui è marxista eretico ma è anche uno degli intellettuali più aspri e meno riducibili a unità. Poi diventerà convincente con Passaggio del Serpente e ultima racolta perché risolve la sintesi tra ermetismo fiorentino e dall’altra la sua filosofia di marxismo eretico. Con pasolini sarà sempre in un rapporto di scontroe quindi di cooperazione (speso frutto
di un dibattito aspro e deciso). Anche Angelo romanò che da Milano passa a Roma, a Bologna un altro grande intellettuale sappiamo si sposterà su posizioni neoplatoniche. In officina si fonda una poetica che compie un gesto critico molto rilevante. È la prima rivista e poetica che si rifà alla lezione di antonio Gramsci, ed è risaputo che egli sia uno dei più grandi pensatori del mondo occidentale. In Gramsci c’è l’idea di una letteratura nazional popolare (viene sdoganato il romanzo giallo, che capisce l’improtanza rivoluzionaria del futurismo. Capisce boccioni e balla, la muscia futurista etc. e una letteratura nazional popolare nel senso che lui coglie questo sviluppo storico perché è comunque un erede della tradizione che nasce con de sanctis e prosegue con croce ma prende anche l’importanza sperimentale di un poeta tralasciato come carducci, innovandoli con contenuti che siano all’altezza del tumulto del dopo guerra e così qusta è l’importanza degli anni ’60-’70. Qui nasce l’interesse peculiare di pasolini per roma: il suo insegnare tra ciampino e fiumicino tra areoporti – i non luoghi. Trilogia e trittico di poesie che pasolini stamperà col titolo in forma di rosa. Si precisa poi nella dimensione antropologica del non ruolo. Sono paesaggi umani rivoluzionari: ricerca di poesia che tende ancora al sublime (Montale –> che culmina con la bufera e altro), ma al tepo stesso collocare questa tendenza lirica nel tema prosastico, poeta che girovaga nella roma notturna, una roma a volte deserta a volte affollata. È un’iniezione di novità antropologiche radicali interne alla sua poesia. Le ceneri di Gramsci Il titolo diviene addirittura parte dell’opera. Così diviene parte dell’opera stessa il nome dell’autore. È commpiuto di 11 poemetti. Pasolini recupera la dimensione storico – letteraria particolare del poemetto. Da pensare alla ginestra di leopardi, ai poemetti civili, alla caduta di parini, ai sepolcri di foscolo. Così una dimensione che stra tra i 200-300 versi molto spesso sull’endecasillabo sciolto, pasolini aggiunge una direttiva che è lavorare sulla terzina dantesca. Così, anche le regole degli endecasillabi è molto versatile (vedi tre decasillabo?). omaggio a Dante, al dante specifico della Commedia. Così, la ripresa, la rinascita del riaccoglimento del Dante plurilinguistico del 900 in Pasolini trova un ulteriore anello congiuntivo particolarmente solido e importante. Così rimanda a “L’appennino” un’opera di un bolognese Francesco Arcangeli Pasolini “l’appennino”, “Quadri fiulani”, pasolini che lavora sul canto popolare “L’umile italia”, “le ceneri di gramsci” “il pinto della scavtrice” poesia civile che si fa portavoce di un’ideologia ignara delle ideologie, ignara degli slogan e quindi svecchiando anche il corriere della sera, ora ha anche una polemica in versi. Dopo le Ceneri di Gramsci ci sarà un altro libro dove è più forte il rapporto fra una realtà di secondo grado osservata attraverso le opere figurative del Barocco e di Caravaggio, ma anche di autori romani, insomma ne “la religione del mio tempo” si trova questa prospettiva ed è una visione più condizionata da esperienze personali. Così fonda la rivista paragone e la visione Longhiana diventa anche una visione particolare ne “La religione del mio tempo”. Questi sono i 4 libri principali. Il pianto della scavatrice Tecnicamente il titolo è quello di una prosopopea: così ha una scavatrice e uno strumento fortemente meccanico, un elemento che appartiene anche al tumulto cittadino, questa scavatrice che piange è qualcosa di molto forte sul piano dell’immagine e della retorica profonda. È una peosia che lavora sul rapporto tra la stazione e l’immagine: Roma capitale che accoglie il vaticano, roma capitale, viziosa nel notturno, è una roma corposa. Troviamo in lui a volte anche certi slogan, certe prospettive che ci fanno pensare a un discorso politico: è la capacità di accorgere una politica vista dal basso o dall’alto. I suoi scritti corsari furono davvero un macigno gettato nelle acque torbide della politica italiana (parti non coniugabili tra loro): Pasolini è petrarchesco anche in questa dimensione. Dante non aveva paura di mettere interzine le controversie politiche del suo tempo, e quindi pasolini è profondamente dantesco e la scelta della terzina