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Principali nozioni di primo soccorso pediatrico
Tipologia: Appunti
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IN CASO DI OMISSIONE DI SOCCORSO, CHIUNQUE E ‘ PERSEGUIBILE AI SENSI DELL’ ART.593 DEL CODICE PENALE “ chiunque … trovando un corpo umano che sia o sembri inanimato, ovvero una persona ferita o altrimenti in pericolo, omette di prestare l’assistenza occorrente o di darne immediato avviso all’Autorità … è punito con la reclusione fino a tre mesi. Se da siffatta condotta del colpevole deriva una lesione personale, la pena è aumentata; se ne deriva la morte, la pena è raddoppiata”. PER OMISSIONE DI SOCCORSO SI INTENDE ABBANDONO DELLA/E VITTIME, NON ASSISTERLE, NON CHIAMARE IL SOCCORSO QUALIFICATO (112). SIGNIFICA ANDARSENE, NON FERMARSI O ADDIRITTURA DARSI ALLA FUGA!
Dove è richiesto l’intervento, quindi l’identificazione esatta del luogo. Cosa è successo; la precisione nella risposta alle domande che gli operatori formuleranno determinerà l’invio del mezzo di soccorso idoneo, in quanto esistono differenti mezzi di soccorso.
Le telefonate sono registrate ed è attiva la visualizzazione del numero di telefono del chiamante (anche se nascosto dall’utente). L’abuso è sanzionato secondo l’art. 658 del C.P. «reato di procurato allarme presso l’autorità» mediante sanzione amministrativa e sino alla reclusione. Gli abusi includono le chiamate per eventi non accaduti o per informazioni generiche (numeri di telefono, indirizzi…), soprattutto se reiterati.
IL PANORAMA E’ MUTATO CON L’AVVENTO DEL D. Lgs. 626/1994: IL DATORE DI LAVORO, CONSIDERANDO LA NATURA DELLE ATTIVITA’ E LE DIMENSIONI DELL’AZIENDA, SENTITO IL MEDICO COMPETENTE. ADOTTA I PROVVEDIMENTI NECESSARI IN MATERIA DI PRONTO SOCCORSO ED ASSISTENZA MEDICA, STABILENDO I RAPPORTI CON I SERVIZI ESTERNI. DESIGNA UNO O PIU’ LAVORATORI INCARICATI AL PRONTO SOCCORSO, QUALORA NON VI PROVVEDA DIRETTAMENTE. E’ PREVISTA LA PRESENZA DELLA CASSETTA DI PRONTO SOCCORSO IL CUI CONTENUTO E’ AGGIORNATO CON DECRETO MINISTERIALE. L’ULTIMA NORMATIVA IN MATERIA DI SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO E’ IL DECRETO 81/2008, CHE AGGIORNA LE DIRETTIVE GIA’ ENUNCIATE NEL D. Lgs. 626/1994 E NEL D. Lgs. 242/1996.
Con questo termine ci si riferisce ad alcuni aspetti particolari del soccorso quali: -l’ arrivo sul posto -gli aspetti psicologici del soccorso -la verifica delle condizioni di intervento -la raccolta immediata delle informazioni In caso di pericolo non eliminabile andranno allertati gli organismi competenti (es. Vigili del Fuoco) e si valuterà la necessità di allontanare la/le vittima/e dal pericolo. Gli aspetti psicologici del soccorso comprendono sia quelli dei soccorritori sia quelli della vittima.
-SIDS (morte improvvisa infantile) -Asma -Diarrea nel bambino -Nausea e vomito nel bambino -Emorragia importante -Traumi gravi alla testa e al torace -Amputazioni -Ustioni -Convulsioni -Avvelenamenti -Emergenze ambientali -Crisi iperglicemica e crisi ipoglicemica
Consiste nel decesso di un bambino con età compresa tra un mese ed un anno di vita. A seguito di specifici esami ed indagini approfondite, questa morte rimane ad oggi inspiegata. Non essendo prevedibile, si può solo ipotizzare che la prevenzione, attraverso l’adozione di comportamenti idonei, limiti i potenziali fattori di rischio. Nei Paesi in cui il «decalogo» è stato adottato e diffuso attraverso campagne di sensibilizzazione, si è registrata una riduzione delle morti infantili con picchi anche fino al 50%. art. 4 Legge 2 febbraio 2006 n° 3:promozione di campagne di sensibilizzazione e prevenzione per garantire una corretta informazione in merito alla SIDS. Posizionare sempre il bambino supino. Non fumare in gravidanza e non far soggiornare il bambino in ambienti dove si ha fumato (casa, macchina). Far dormire il bambino su un materasso rigido, di dimensioni adeguate al lettino/culla che non consentano spazi vuoti, evitando l’uso del cuscino, piumone e altre superfici morbide ingombranti. Tenere giochi, oggetti soffici, biancheria sfusa ed altri oggetti potenzialmente pericolosi fuori dal letto del bambino. Evitare la condivisione del letto con i genitori e/o con altri bambini; metterlo nel proprio letto o in camera con i genitori o nella propria stanza, posizionandolo con i piedi che tocchino il fondo del lettino così che non possa scivolare sotto le coperte. Evitare di coprire eccessivamente il bambino durante il sonno; la temperatura ambiente dovrebbe essere intorno ai 18/20 °C. Se il bambino ha la febbre può essere necessario coprirlo meno, mai di più. Il succhiotto si può utilizzare, introducendolo dopo il primo mese di vita (per non interferire con l’inizio dell’allattamento al seno) e sospendendolo possibilmente entro il primo anno di vita. Controllare personalmente il bambino durante il sonno, non affidarsi completamente ad apparecchi di monitoraggio. Allattare al seno (ove possibile).
Malattia cronica dei bronchi. Causata da fenomeni infiammatori ed allergici. Provoca mancanza dispnea, tosse, respiro fischiante o sibilante, senso di oppressione toracica. Il bambino correttamente seguito e curato, conduce una vita normale (assumendo correttamente i farmaci prescritti). Nonostante questo però, potrebbe verificarsi una crisi asmatica.. Fase iniziale: presenza di tosse e/o modificazioni del respiro, affannoso o «fischiante», o sensazione di mancanza di respiro Prestare attenzione alle parole che il bambino dice es. «sento un peso al petto», «mi fa male respirare», « non riesco a respirare», «ho la gola secca»… Inoltre può presentarsi uno stato di agitazione psicomotoria. E’ importante che il bambino abbia sempre a disposizione i suoi farmaci e negli ambienti comunitari (scuola, asilo), venga lasciata copia del piano terapeutico. Aiutare e facilitare l’assunzione dei farmaci antiasmatici prescritti. Il farmaco generalmente aiuta a risolvere la situazione nell’arco di pochissimo tempo. Qualora la situazione non si dovesse risolvere: -Contattare il 112 -Avvertire i genitori -Non lasciare mai da solo il bambino -Mantenere la calma -Far sedere il bambino e non sdraiarlo -Evitare che ci siano intorno troppe persone
Si intende l’emissione frequente di feci «poco formate», che possono essere molli o molto liquide, talvolta gelatinose e di colorazione anomala.
Due tipologie : diarrea acuta e cronica. Diarrea acuta, a sua volta, viene distinta in ulteriori tipologie: diarrea secretiva, caratterizzata da decorso rapido e dall’emissione di feci acquose, e diarrea invasiva, il cui aspetto (ematico, mucoso o purulento) deve subito indurre il sospetto di una grave forma di enterite. Funzioni della diarrea: espellere sostanze potenzialmente tossiche o dannose, batteri, parassiti o scorie alimentari non digerite Questo non esclude che in alcuni casi la diarrea sia un segno di particolari malattie, intestinali e non. Rischio più grave e temuto : la disidratazione che può essere ulteriormente aggravata dalla contemporanea presenza di vomito. Approccio al bambino con diarrea: trattamento non farmacologico, rappresentato dalla reidratazione trattamento farmacologico mediante l’uso di farmaci che agiscano sui meccanismi responsabili del disturbo. La maggior parte dei casi di diarrea non richiede una terapia farmacologica. Il trattamento essenziale, secondo le Linee Guida dell’OSM, si basa sulla reidratazione e la rialimentazione precoce. La soluzione reidratante orale mira a ripristinare l’equilibrio idroelettrolitico e a prevenire l’eventuale disidratazione. Se il bambino vomita far assumere la soluzione a piccoli sorsi e frequentemente. Qualora il vomito persista potrebbe essere indicato rivolgersi al medico per eventuale ricovero. Per quanto riguarda l’alimentazione si consiglia di mantenere la normale dieta del bambino o di reintrodurla dopo circa tre/quattro ore di reidratazione. Se il bimbo fosse allattato al seno proseguire l’allattamento materno. L’alimentazione precoce si accompagna a un rapido recupero del peso, evitando possibili deficit nutrizionali. In alcuni casi potrebbe essere necessaria una cura specifica. Tre categorie di preparati : quelli che modificano la flora batterica, quelli che assorbono tossine o fluidi e quelli che modificano la motilità intestinale o il trasporto degli elettroliti e dell’acqua a livello dell’epitelio intestinale. Agenti che modificano la flora intestinale: antibiotici e probiotici ( la maggior parte dei casi si risolve senza terapia antibiotica). I probiotici sono supplementi alimentari con microorganismi viventi che migliorano l’equilibrio della flora batterica. In commercio ci sono anche i prebiotici, substrati alimentari a base di zuccheri non digeribili in grado di selezionare e favorire la crescita di determinate specie batteriche. Le sostanze con effetto assorbente hanno un’alta capacità di legare microorganismi e loro prodotti tossici. Le sostanze che modificano la motilità intestinale, pur essendo molto efficaci, comportano rischi elevati in età pediatrica e non devono pertanto essere utilizzate senza il consulto con il pediatra.
Nausea è la sensazione di vomito imminente. Vomito è il reflusso del contenuto dello stomaco nell’esofago e nella bocca. Si tratta di un’azione forzata , accompagnata da una potente contrazione verso l’alto del diaframma. Contemporaneamente i muscoli addominali fanno pressione contro lo stomaco e lo sfintere gastroesofageo si apre. L’azione riflessa può comprendere anche un aumento della produzione di saliva prima dell’episodio di vomito. E’ un riflesso complesso e coordinato, che risponde a segnali provenienti da una specifica area del cervello che risponde a segnali provenienti da: bocca, stomaco e intestino, apparato circolatorio (potrebbero esserci farmaci o agenti infettivi in circolo), centri regolatori dell’equilibrio, altri centri cerebrali che elaborano odori, visioni o pensieri sgradevoli. Il vomito può essere scatenato da un’innumerevole serie di stimoli, che variano dall’emicrania ai calcoli renali. Talvolta, specialmente in età scolare, nausea e vomito possono essere segni di un disagio psicologico (specialmente se i disturbi scompaiono nel fine settimana o durante le vacanze). Potrebbero anche essere un espediente per attirare l’attenzione dei genitori. Il rigurgito, invece, è un processo di natura diversa: il contenuto della bocca rifluisce lentamente nella bocca, spesso con un’eruttazione. Se invece il sintomo peggiora o diventa più frequente allora è necessario l’intervento del pediatra. E’ normale che i neonati rigurgitino e di solito la situazione migliora con la crescita. Nella maggior parte dei casi la nausea e il vomito non richiedono intervento medico. Se i sintomi persistono per qualche giorno, sono molto forti o non riesce a trattenere nulla di quello che mangia o beve, allora occorre sentire il pediatra. Il rischio connesso al vomito è la disidratazione e la velocità con cui ci si disidrata dipende da: peso, frequenza degli episodi di vomito, eventuale diarrea. Cosa fare : Dipende soprattutto dall’età del bambino: Se è piccolo e pesa meno di 5-10 chili e le condizioni generali sono buone è utile somministrare soluzioni reidratanti, e mantenere l’allattamento al fine di evitare il rischio disidratazione. Se il bambino è più grande occorre farlo bere spesso e a piccoli sorsi, proponendo anche cibi leggeri in piccole quantità, senza forzarlo. Se invece le condizioni generali non sembrano buone, ovvero il piccolo è meno vivace e sonnolento, è utile rivolgersi al pediatra. Quando recarsi immediatamente in pronto soccorso: -Qualora vi sia il dubbio che il vomito sia provocato da avvelenamento
Si tratta di alcali forti o di acidi forti. Alcali più pericolosi: soda caustica, carbonato di sodio e di potassio, ammoniaca. I detersivi, gli ammorbidenti, gli sbiancanti ed i prodotti per pulire i metalli contengono tali sostanze. Tenere presente la tossicità di tali sostanze: dose letale di ammoniaca è di 2-4 grammi (5-10 ml) di soluzione al 15%. Acidi corrosivi più importanti: acido cloridrico (muriatico), acqua regia (nitrico + cloridrico), acido solforico (vetriolo), acido formico, acido acetico, acido nitrico. Sono prodotti che comunemente vengono utilizzati per la rimozione di incrostazioni da pavimenti, bagni, sanitari. Sono in forma liquida, granulare o a tavoletta. Dosi letali 2-4 grammi (10/20 ml di una soluzione al 25%). Le confezioni in commercio sono di solito in soluzione al 25% ma in forma granulare si trovano al 65-70%. Non vanno considerati tra le sostanze caustiche i comuni saponi, la cui ingestione è numericamente più frequente rispetto a quanto avviene per i veri caustici. La tossicità dei saponi sulle prime vie digestive è bassa così come il rischio di causare effetti sistemici, anche a causa della loro intrinseca capacità di provocare il vomito. In ordine crescente di pericolosità risultano:i candeggianti, i pulitori per metalli, i detersivi per lavastoviglie e quelli per forni. SINTOMI E SEGNI PER INALAZIONE DI CAUSTICI (comunque per ingestione di sostanze tossiche): -Alterazione del sensorio -Dispnea -Tosse -Alterazione del ritmo cardiaco -Irritazione delle prime vie aeree -Cefalea -Nausea e/o vomito -Alterazione del colorito cutaneo Cosa fare: -controllare la pervietà delle vie aeree -Chiamare il soccorso 112 -Se il soggetto è cosciente chiedere cosa ha ingerito o chiederlo a chi gli sta vicino; informarsi sulla quantità assunta e sul tempo trascorso dall’ingestione -Supportare le funzioni vitali -Posizionare il bambino seduto, se cosciente -In posizione laterale di sicurezza se incosciente -Sentire il Centro antiveleni
Oltre ad essere un’evenienza frequente, si tratta anche di uno degli avvelenamenti più gravi per il rischio di morte e di reliquati neurologici permanenti. La dose tossica dipende dalla concentrazione di monossido nell’aria ambiente e dal tempo di esposizione. Sintomi nel caso di intossicazione lieve: cefalea, difficoltà respiratorie, disturbi visivi. Sintomi nel caso di intossicazione di media gravità: nausea, irritabilità, polipnea, cianosi, confusione, dolore toracico, vomito, ipertermia, tachicardia, ipertensione. Sintomi in caso di intossicazioni gravi: coma, insufficienza cardio-respiratoria, edema cerebrale. Cosa fare : Chiamare il soccorso: 112. Nell’attesa, portare la vittima all’aria, verificare l’ABC ed eventualmente iniziare la respirazione artificiale e il massaggio cardiaco.
Sintomi e segni : lesioni cutanee, prurito,irritazione oculare, alterazione di polso e respiro, shock anafilattico. Cosa fare: Allertare i soccorsi: 112. Verificare le condizioni effettive del bambino. Eventualmente iniziare le manovre rianimatorie.
EMERGENZE AMBIENTALI: Con questo termine si intendono il colpo di calore, il colpo di sole e le emergenze correlate al freddo.
è la manifestazione più grave provocata dalle alte temperature. è causata dalla permanenza in locali surriscaldati ove non vi sia sufficiente ventilazione e il grado di umidità sia notevole. es. operai addetti alle fornaci o a caldaie, persone chiuse in un veicolo al sole (anziani, bambini), bambini troppo coperti in ambienti surriscaldati. La vittima di un colpo di calore inizialmente cerca di compensare sudando, poi, a causa dell’elevato grado di umidità e per la mancanza di ventilazione, l’evaporazione si arresta, il sudore ristagna e impedisce la fuoriuscita di altro sudore. I meccanismi di termoregolazione vengono alterati: la temperatura interna, per la mancata eliminazione di calore, aumenta progressivamente fino a provocare una compromissione delle cellule cerebrali. Sintomi e segni: -cute secca e molto calda -respirazione profonda e successivamente superficiale -polso prima pieno e tachicardico,poi piccolo e tachicardico -viso arrossato o pallido -cefalea sino a delirio -possibili crampi muscolari -pupille midriatiche -si può giungere al coma e all’arresto respiratorio Cosa fare: -chiamare il soccorso qualificato 118 -portare il soggetto in ambiente areato e fresco -liberarlo dagli indumenti -avvolgerlo in un telo/lenzuolo o asciugamani umidi (versare sopra acqua fredda) -posizionare borse del ghiaccio sotto le ascelle, sotto le ginocchia, all’inguine, ai polsi alle caviglie e ai lati del collo -se è cosciente dare da bere acqua e bicarbonato (per ristabilire il bilancio idro-elettrolitico -Se il bambino è cosciente e rosso in viso posizionarlo semiseduto -Se il bambino è incosciente e respira far assumere la posizione laterale di sicurezza -se è pallido alzare gli arti inferiori (posizione antishock) -tenere sempre monitorate le funzioni vitali
Il sole oltre a produrre ustioni per effetto dei raggi solari, può provocare un riscaldamento eccessivo della superficie cutanea, con successiva imponente sudorazione capace di provocare una imponente disidratazione. L’azione diretta dei raggi del sole sul capo è in grado di elevare la temperatura intracranica oltre i livelli normali compatibili con la vita e le funzioni delle cellule cerebrali. Sintomi e segni: -rossore al viso -cefalea, confusione mentale, allucinazioni, vertigini, ronzii -senso di malessere, nausea, fotofobia, disturbi visivi -successivo aumento della temperatura corporea -tachicardia -delirio sino alla perdita di coscienza Cosa fare: -portare il bambino in luogo fresco, all’ombra e ventilato -Chiamare il soccorso 112 -se presenta fotofobia applicare un telino sugli occhi -se è cosciente e rosso in viso mettere in posizione semi seduta, fare impacchi di acqua fresca sulla fronte, idratare il bambino (acqua a temperatura ambiente, non fredda) -se è incosciente mettere in posizione laterale di sicurezza -Se compaiono segni di shock lasciare in PLS e alzare gli arti inferiori -Non raffreddare mai troppo velocemente: rischio di collasso cardiocircolatorio
Ustioni di II grado : interessano gli strati più profondi della cute, il derma. Si ha la presenza di vescicole dette flittene costituite da trasudato liquido plasmatico. E’ molto dolorosa e pericolosa per la possibilità di infezioni qualora le flittene si rompano. Se questo tipo di ustione è di piccola entità ed occupa un’area limitata guarisce senza lasciare esiti; qualora siano estese possono crearsi complicazioni. Ustioni di III grado : si ha l’interessamento degli strati sottostanti il derma e il risultato è la necrosi cellulare. Sono dolorose ma essendo distrutta la parte terminale nervosa, la sensazione dolorosa sarà minore rispetto le altre tipologie di ustioni. Si hanno esiti cicatriziali (formazione di cheloidi) con alterazioni funzionali dell’area (es. articolazione). Ulteriori parametri di definizione della gravità di un’ustione: -Estensione: influenza la gravità delle condizioni generali del soggetto. Più estesa è l’area ustionata,indipendentemente dal grado, più la vita del soggetto è in pericolo (perdita di sostanze, ipovolemia, shock, blocco renale,altissimo rischio infezioni, morte) -Se più di un terzo del corpo è ustionato c’è rischio elevato di morte -Per valutare l’estensione delle ustioni esiste la regola di Wallace o regola del nove : la superficie corporea viene divisa in settori di rischio a cui viene assegnata una percentuale -Testa e collo 9% -Arti superiori 9% ciascuno -Tronco anteriore 18% (9% torace e 9% addome) -Tronco posteriore 18% (9% schiena e 9% glutei) -Arti inferiori: 18% ciascuno (9% la parte anteriore e 9% la parte posteriore) -Genitali: 1% Per quanto riguarda il bambino le percentuali sono diverse: -testa intera è il 18% (9% anteriore e 9% posteriore) -arti inferiori ciascuno è il 14% (7% anteriore e 7% posteriore) Ustioni che interessano più del 30% della superficie totale del corpo di un adulto e il 20% del corpo di un bambino sono da ritenersi molto gravi. Altri elementi che determinano la gravità e le conseguenze di un’ustione sono: agente causante, età del soggetto (- di 5 anni e + di 60), malattie preesistenti,indumenti indossati (fibre sintetiche, materiali che trattengono il calore), regioni del corpo (collo, volto, mani, articolazioni,orifizi naturali). Cosa fare: Ustione di I grado : porre la parte colpita sotto acqua fredda o applicare ghiaccio Ustioni di II grado: se di piccole dimensioni possono essere trattate a domicilio. -Non cercare di forare il flittene, sfilare sempre, se possibile, braccialetti, orologi, anelli presenti nella zona, raffreddare la parte in acqua fredda e/o ghiaccio. -Coprire con garza o comunque telini puliti -Se e quando si romperà la vescicola, lasciare la pelle in sede, disinfettare come una normale ferita, coprire con garza sterile -Sulla parte usare sempre garza MAI cotone idrofilo -Se l’ustione è di grandi dimensioni: meglio portare il soggetto al Pronto Soccorso o chiamare il soccorso qualificato 112. In ogni caso si può, in attesa del soccorso, versare acqua fredda sulla parte o immergerla in acqua, proteggerla con telini o garze pulite, dar da bere acqua. -Posizionare in posizione antishock -Non applicare mai: pomate, né olio, né grassi, non usare disinfettanti, non somministrare bevande alcoliche E’ fondamentale che le medicazioni che verranno suggerite dai sanitari vengano fatte in ambiente domestico rispettando i criteri di igiene e sterilità.
Ustioni provocate dal fuoco : impedire al soggetto di correre se ha gli abiti in fiamme. Se l’evento si è svolto al chiuso, impedirgli di precipitarsi all’esterno in quanto l’aria alimenta le fiamme. Soffocare le fiamme avvolgendolo in una coperta o cappotto o tappeto (no sintetici!) e rotolarlo al suolo. Non tentare di togliere i vestiti bruciati perché possono essersi attaccati alla pelle della vittima. Raffreddare solo la parte con acqua. Ustioni da liquido caldo : raffreddare il soggetto o immergendolo in acqua fredda o dirigendo un getto d’acqua fredda sulla parte ustionata. Chiamare il soccorso 112. Solo nel caso in cui il soggetto indossi più strati di abiti, si può rimuovere lo strato più esterno per evitare che il tessuto imbibito di acqua bollente formi un impacco. Lo strato più aderente alla pelle non va toccato. Ustione elettrica : la corrente elettrica causa lesioni a seguito del calore prodotto dal suo passaggio nei tessuti. Si distinguono in ustioni da contatto accidentale con un conduttore di elettricità (folgorazione) o ustioni da scariche elettriche atmosferiche (fulminazioni). Prima di fare qualsiasi intervento,in caso di folgorazione, assicurarsi che la corrente elettrica sia interrotta. Autoprotezione. Verificare le funzioni vitali e chiamare il soccorso 118.
Ustioni chimiche : vengono definite più propriamente causticazioni,in quanto si tratta di lesioni cutanee determinate da sostanze caustiche che determinano la morte dei tessuti. Sostanze caustiche: acidi forti, basi forti (soda caustica, calce viva, ammoniaca), sali di nitrato d’argento, essenze ottenute da distillazione di prodotti naturali quali benzolo, trementina. La gravità della lesione dipende dalla concentrazione della sostanza e dal tempo di permanenza della sostanza sui tessuti. Cosa fare: -Dirigere un forte getto d’acqua sulla parte lesa così da rimuovere meccanicamente la sostanza senza darle il tempo di reagire con l’acqua stessa (alcune sostanze come la calce viva e l’acido solforico reagiscono al contatto con l’acqua producendo una gran quantità di calore!) -Il lavaggio con acqua corrente deve protrarsi per almeno 10 minuti -Mai praticare impacchi di acqua -Mentre si sciacqua la zona rimuovere gli indumenti: attenzione a non contaminarsi: proteggersi con guanti -Chiamare il soccorso 112
Si producono generalmente se il soggetto ha bevuto una bevanda bollente, se ha ingerito un liquido corrosivo o inalato aria caldissima. La gravità può variare in base anche alla possibilità che si formino edemi che possano ostruire le vie aeree. Cosa fare : mantenere calmo il soggetto, far sciacquare la bocca ripetutamente con acqua fresca, controllare le funzioni vitali, chiamare il 112.
Cosa fare : tenere il viso dalla parte lesa sotto acqua corrente. Se il soggetto è in grado può autonomamente sciacquare la parte tenendo il viso sotto il getto d’acqua e sbattendo le palpebre. Se il soggetto non è in grado di farlo sdraiarlo con la testa reclinata e girata sul lato leso, proteggere l’occhio sano, aprire la palpebra e versarvi acqua pulita. Non far sfregare l’occhio. Chiamare il soccorso qualificato.
Possono essere causate dal riflesso del sole sulla neve ma anche da incidenti sul lavoro (es. fiamma ossidrica). Come prevenire queste lesioni: utilizzare occhiali da sole, farli sempre indossare ai bambini sulla neve, e nel caso della fiamma ossidrica indossare correttamente la maschera protettiva. Segni : dolore intenso agli occhi, sensazione di avere la sabbia negli occhi che risultano molto arrossati, sensibili alla luce e lacrimano. Cosa fare: bagnare gli occhi con acqua fredda, porre su ogni occhio un tampone oculare o comunque una medicazione pulita (no cotone idrofilo), portare il soggetto in struttura sanitaria.
-Non lasciare un bambino solo in un ambiente dove sia acceso un fuoco -Attenzione al forno acceso soprattutto se si trova ad altezza bambino -Non posare a terra pentole piene di acqua bollente -Se le pentole piene d’acqua sono posizionate sul fuoco metterle il più possibile verso il muro -Attenzione alle stufe. Esistono griglie protettive per i bordi -Tenere il ferro da stiro lontano dai bordi del tavolo -Miscelare l’acqua della vasca da bagno mentre si riempie -Tenere lontani accendini, fiammiferi … -Tenere in armadi alti e chiusi a chiave i prodotti chimici di uso domestico
OSTRUZIONE DELLE VIE AEREE: L’ostruzione delle vie aeree si può verificare per cause intrinseche o estrinseche Cause intrinseche: lingua che cade nel faringe e l’epiglottide che blocca il passaggio di aria alle vie aeree nei pazienti incoscienti, rigurgito del contenuto gastrico Cause estrinseche : presenza di corpi estranei
Il bambino può aver ingerito piccoli pezzi di giocattoli,biglie, palline, monete, chicchi d’uva, noccioline … Prevenzione : tagliare il cibo a piccoli pezzi e masticare a lungo, evitare di ridere o parlare durante la masticazione e la deglutizione del cibo, impedire ai bambini di correre o giocare quando hanno in bocca il cibo, tenere lontano dal bambino elementi potenzialmente pericolosi. Il bambino molto piccolo, con età inferiore ad 1 anno, non ha ancora un buon controllo della deglutizione! L’ostruzione può essere parziale o completa. Nel caso di ostruzione parziale il soggetto può ottenere un buono scambio d’aria e quindi può tossire con forza (si avvertiranno dei sibili fra i colpi di tosse). Se la situazione non si dovesse risolvere
-lavare bene la ferita sotto acqua corrente -lavare con acqua ossigenata che, esercitando un’azione meccanica,liberando ossigeno,formerà delle bollicine che porteranno in superficie eventuali impurità -passare sui bordi della ferita un disinfettante possibilmente incolore -applicare garza sterile e chiudere la medicazione con del cerotto o bende -NON utilizzare cotone idrofilo e non usare alcool che risulta lesivo per le cellule,ritarda la guarigione, provoca dolore e non ha un elevato potere battericida Avvertenze : Nel caso si abbia a disposizione solo il cotone, bagnarlo bene affinchè non rilasci peli. Non applicare MAI sulla ferita pomate o polveri che irritano e occludono ritardando la guarigione (altro significato hanno le pomate cicatrizzanti che vengono suggerite dal medico). Per rimuovere la medicazione, se è rimasta adesa alla ferita, NON strapparla bruscamente ma imbibirla di acqua ossigenata ed attendere qualche istante prima di toglierla.
Potrebbe trattarsi di una piccola scheggia di legno, di vetro o di metallo, oppure una spina vegetale o animale (spina di riccio di mare) o ancora del pungiglione di un insetto. Cosa fare: Valutare le dimensioni del corpo estraneo. Solo se è piccolo si può tentare di estrarlo ponendo la parte sotto l’acqua corrente e poi tentando con una pinzetta o la punta sterile di un ago. Non tentare di rimuovere corpi estranei di dimensioni importanti perché potrebbero essere penetrati in profondità e ne potrebbe conseguire un’emorragia o una lesione agli organi limitrofi.
Per ferite gravi si intende: ferite estese, profonde e/o penetranti, ferite contenenti corpi estranei, ferite contuse, ferite complicate da emorragie e fratture, ferite situate in alcune zone particolari (volto, dita, orifizi naturali) Cosa fare : coprire con un telo pulito o garza e portare il ferito in ospedale o chiamare il soccorso 112
Si definiscono penetranti quelle ferite derivate da perforazione: possono essere di varia entità e in taluni casi rappresentare un’urgenza. L’oggetto che ha causato la lesione può essere rimasto conficcato nel torace oppure la ferita può essere completamente aperta. L’oggetto può penetrare nella parete dall’esterno oppure una costa fratturata e spostata può perforare la parete dall’interno. Si definisce pneumotorace la conseguenza della rottura del sacco pleurico con penetrazione d’aria nello spazio presente fra le due sierose (normalmente ne è privo). Sintomi e segni : alterazione dell’espansione polmonare, grave dispnea e collasso polmonare (il polmone si rimpicciolisce in quanto compresso dall’aria penetrata nello spazio pleurico). Si parla di emotorace se è presente anche sangue. Cosa fare : chiamare il soccorso 112, controllare le funzioni vitali. Se la ferita penetrante produce sibili d’aria, premere con una mano (protetta) sul punto di lesione. Se l’oggetto è rimasto conficcato, non estrarlo. Nell’attesa del soccorso qualificato posizionare il soggetto semi seduto sul lato ferito (compatibilmente con il tipo di lesione), oppure sdraiarlo con la testa sollevata cercando comunque una posizione antalgica.
Numerose specie di insetti come zanzare, formiche, pulci, pidocchi, cimici, iniettano nella cute, mediante puntura, sostanza irritanti che provocano solitamente una modesta reazione locale con segni infiammatori. Api, vespe e calabroni possono dare origine a fenomeni più marcati in considerazione del fatto che vespe e calabroni possono pungere ripetutamente il soggetto (shock anafilattico). Cosa fare: Cercare di asportare il pungiglione usando delle pinzette. Non estrarlo a strappo ma delicatamente, in quanto si rischia di rompere il sacco velenifero e di aumentare la dose di veleno in circolo. Sciacquare la zona interessata. In caso di puntura in bocca o di punture multiple allertare il 112.
Le zecche non sono insetti ma appartengono alla famiglia degli aracnidi. Sono parassiti di animali domestici, si nutrono del sangue dell’animale e staccandosi si possono depositare sulla vegetazione. La puntura di zecca è indolore e quindi non viene avvertita, né si avverte la presenza del parassita quando è attaccato alla pelle e sta succhiando il sangue. La zecca ha un rostro che si conficca nella cute; per staccare il parassita non effettuare uno strappo al fine di non lasciare il rostro in sede. È bene rendere l’ambiente inospitale, privando la zecca di ossigeno, coprendola con olio di vaselina o con un batuffolo imbevuto di ammoniaca e alcol, lasciandolo in sede qualche minuto sino a quando la zecca avrà lasciato la presa. Asportarla con pinzette, disinfettare la zona e controllare per qualche giorno il soggetto in quanto le zecche possono trasmettere una malattia detta
“rickettiosi o febbreQ”. Evitare di schiacciare la zecca una volta tolta perché potrebbe essere una femmina portatrice di uova che potrebbero spargersi nell’ambiente; meglio bruciarla.
Si intende la fuoriuscita di sangue da uno o più vasi. Una riduzione del volume sanguigno influenza notevolmente la perfusione, ovvero il flusso costante di sangue ai tessuti. La mancanza di questo flusso costante di sangue può portare alla morte dei tessuti. Particolarmente sensibili alla diminuzione di irrorazione sanguigna sono le cellule cerebrali e i tessuti nervosi. Quando un individuo arriva a perdere circa metà del sangue circolante si verifica la morte. La gravità dell’emorragia dipende da: quantità di sangue perduto e tempo in cui viene perduto (se si perde mezzo litro di sangue nel corso di qualche giorno, l’organismo riesce a compensare la perdita, se perde la stessa quantità in pochi minuti incorre nello shock ipovolemico). TIPOLOGIA DI EMORRAGIA: -ARTERIOSA: si tratta di una perdita rapida e spesso cospicua. Il sangue esce a fiotti intermittenti, riproducendo le pulsazioni cardiache con un getto ampio, il colore è rosso vivo -VENOSA: il sangue cola, il flusso di uscita è costante e uniforme, il colore rosso scuro -CAPILLARE: il flusso di uscita è lento, colore rosso ma meno intenso del sangue arterioso (nella realtà non si distingue solitamente il colore ma la modalità di fuoriuscita). Si parla di emorragia mista quando sono interessati più vasi di tipo diverso. Distinzione in base alla localizzazione del versamento sanguigno: -Emorragie esterne: in cui è visibile la fuoriuscita del sangue all’esterno da una lesione cutanea. -Interne esteriorizzate: quando il sangue, emesso da una lesione all’interno dell’organismo, si manifesta all’esterno attraverso un orifizio del corpo. -Interne: quelle nelle quali il sangue si riversa all’interno del corpo e non si vede fuoriuscire. Emorragie esterne semplici: emorragia modesta,venosa o mista nella quale si vede il sangue colare Cosa fare: sdraiare il soggetto, se si tratta di un arto sollevarlo, utile l’applicazione di acqua fredda o anche di ghiaccio, comprimere manualmente la ferita (auto protezione) e poi provvedere ad un tamponamento compressivo e di seguito ad una fasciatura leggermente compressiva. Mantenere la calma e mantenere calmo l’infortunato. Se l’emorragia si arresta provvedere quindi ad una successiva medicazione, altrimenti portare al più vicino pronto soccorso.
L’ emorragia proviene da un’arteria, il sangue esce a schizzi intermittenti e se si tratta di una grossa arteria e quindi il getto è imponente, occorre provvedere immediatamente alla compressione manuale in quanto il soggetto può morire dissanguato in pochi minuti. La compressione va effettuata non solo sulla ferita ma anche a monte (fra il punto di emorragia e il cuore). Allertare immediatamente il 112. Non abbandonare mai la compressione sino all’arrivo dei soccorsi.
Si tratta di una situazione molto grave che può derivare da un trauma o da una malattia. il sangue, a causa della rottura di uno o più vasi o addirittura di organi, si versa e si raccoglie all’interno delle cavità naturali dell’organismo (cavità toracica, addominale). Non si potrà vedere sangue, ma si vedranno i sintomi prodotti dalla perdita ematica. Irrequietezza, ansia, torpore, debolezza. Pallore, cute fredda e umida, senso di freddo. Respiro superficiale e affannoso (dispnea). Polso piccolo e tachicardico. Tutti i sintomi sopradescritti richiamano i segni dello shock. Cosa fare: -Chiamare subito il soccorso 112 -Sdraiare il soggetto con gli arti inferiori alzati -Favorire la respirazione allentando indumenti costrittivi -Cercare di tranquillizzare l’infortunato -Coprirlo con teli o coperte -Non somministrare nulla per via orale -Tenere monitorati i segni vitali
In una persona sana il movimento dei muscoli è armonico e coordinato. Se le normali funzioni del cervello vengono alterate da una malattia, una lesione o un’infezione, si possono provocare contrazioni violente ed involontarie dei muscoli definite convulsioni. Attacchi convulsivi possono essere riscontrati in caso di: epilessia, ictus, lesione cerebrale, febbre alta, infezioni, crisi ipoglicemica e per ragioni ignote. Il termine crisi indica un evento contraddistinto da un inizio, un’evoluzione e una fine.
soggetto non riesce a comunicare il proprio disagio con le normali modalità comunicative e, per richiamare l’attenzione, lancia messaggi con il corpo. La sintomatologia è estremamente variabile, legata a fattori soggettivi, alla personalità dell’individuo, all’ambiente in cui vive e al suo livello culturale. L’attacco può essere anticipato da malumore, tristezza, dolori. Apparentemente potrebbero essere scambiate per crisi epilettiche, ma ci sono delle caratteristiche tipiche per distinguerle.
Tendono a manifestarsi prevalentemente in pubblico e ad essere scatenate da fattori emotivi. Qualora il soggetto cada, non si tratta di una caduta che provoca lesioni in quanto “modulata” dal soggetto. Il soggetto non perde mai realmente conoscenza. Le crisi non hanno caratteristiche di crisi tonico – cloniche. Il soggetto non si morde la lingua, non presenta incontinenza sfinterica, né confusione dopo la crisi. A volte dichiara amnesia. La durata nel tempo è variabile, ma spesso protratta per diversi minuti (anche ore). Cosa fare: Trattenere il soggetto con fermezza, pur spiegandogli che si comprende la situazione. Isolare il soggetto perché la crisi isterica tende a prolungarsi se vi sono “spettatori”.
Il panico è una reazione ad una paura, anche immotivata, in cui gli individui mettono in atto diversi tipi di condotta: fuga, aggressività, intolleranza, repulsione, infantilismo, arroganza, in maniera del tutto afinalistica e non guidati dal senso critico e autocritico. Il soggetto che ne è affetto vive delle esperienze soggettivamente intense di paura fisica e psicologica. Il disturbo può essere accompagnato da ansia anticipatoria, paura prima di un nuovo attacco, ipocondria, agorafobia, depressione. Si tratta di un problema che richiede, almeno nelle forme più gravi, un intervento psichiatrico a cui si associa anche un trattamento farmacologico.
La sindrome depressiva deve essere sistematicamente ricercata quando ci si trova di fronte a problemi psicopatologici che riguardano l’adolescente.
In particolare occorre valutare quattro segni che possono mettere in allarme: -rallentamento psicomotorio, con rallentamento motorio e dell’ideazione, nonché dell’area espressiva verbale e della percezione del tempo, che secondo il soggetto trascorre con molta lentezza -segni fisici, quali inappetenza e disturbi del sonno -tristezza e disinteresse verso aree nelle quali invece vi era impegno e dedizione, chiusura alle relazioni -autosvalutazione, scarsa cura di sé Cosa fare : Amici, familiari, insegnanti, ovvero il nucleo attorno al quale ruota l’interesse e la vita di un adolescente, qualora notino modifiche importanti devono attivarsi immediatamente per cercare di capire cosa sta accadendo e per attivare i necessari supporti. Psicoterapia e, nei casi più complessi, l’associazione di trattamenti farmacologici, sono indispensabili al fine di riportare il minore ad uno stato di benessere.
Rappresenta una delle condotte più significative nell’adolescenza. In Italia rappresenta la seconda causa di morte tra gli adolescenti maschi. In ragione dell’attacco diretto al corpo, illustra la completa rimessa in discussione del rapporto che l’adolescente vive con il proprio corpo, in genere rapporto conflittuale, ma che in questo caso diventa di indifferenza verso ciò a cui può sottoporre il corpo stesso. Si tratta di un gesto estremo e disperato per mantenere o ristabilire una relazione con gli altri. Sino alla metà del ‘900 si riteneva che il suicidio fosse il sintomo di una malattia mentale; questo punto di vista è stato contestato e rivisto negli anni ’60 mettendo in evidenza la ridotta presenza di malattia psichiatrica in adolescenti suicidi. Tuttavia, studi risalenti agli anni ’90 hanno portato ad evidenziare come esista una correlazione significativa tra la depressione e la scala di rischio suicidario: più la depressione è grave più gli adolescenti tendono a mettere in atto questo tipo di condotta, utilizzando mezzi efficaci. SIGNIFICATO PSICOPATOLOGICO DEL SUICIDIO: Il suicidio può attuarsi in un contesto di frustrazione e di delusione; il gesto traduce una mancanza di tolleranza alla frustrazione. Rimane dominante la tematica depressiva alla quale si associa un “cortocircuito” della capacità di elaborazione psichica e di mentalizzazione delle situazioni. Inoltre si può associare una ideazione del tutto fantasiosa rispetto al tema della morte, senza che l’adolescente abbia sviluppato l’idea concreta della stessa e quindi abbia realizzato pienamente il suo significato. FATTORI PREDISPONENTI: -Storie di suicidio tra i membri della famiglia o amici intimi -Lutti recenti in famiglia -Abuso di sostanze -Disturbi del comportamento
-Sindrome depressiva IDENTIFICAZIONE DEL POTENZIALE SUICIDA: Come già definito, il suicidio è spesso preceduto da modifiche del comportamento che devono far scattare i meccanismi di verifica della situazione. Non sottovalutare mai situazioni o frasi che l’adolescente esterna e cercare sempre, attraverso il dialogo, di comprendere cosa turba il soggetto. Impostare un vero e proprio percorso psicoterapico qualora il minore non manifesti segni di miglioramento della sua situazione o persista nel mantenere una data condotta. Le modalità con le quali, prevalentemente, viene messo in atto questo gesto riguardano l’ingestione di farmaci (in particolare ansiolitici, ipnotici e sonniferi sono depressori dei centri respiratori bulbari), l’uso di oggetti taglienti al fine di provocarsi importanti lesioni, defenestramento e altri agiti cruenti, quali l’impiccagione. Il gesto potrebbe avere anche solo carattere dimostrativo, nel qual caso il soggetto utilizzerà in misura ridotta le potenzialità degli strumenti con cui ha deciso di manifestare il proprio agito. Certamente l’uso delle metodiche sopracitate difficilmente ha effetti solo dimostrativi (quantomeno il defenestramento e l’impiccagione).
Malattia cronica. Rispetto ai coetanei sani il minore è sottoposto a tensioni emotive maggiori legate sia alle caratteristiche della malattia sia alla condizione di malato cronico, che instaura una dipendenza dai genitori e dai sanitari, in netto contrasto con le spinte emancipative e di dipendenza proprie dell’età. Possibilità di sviluppare uno stato depressivo destinato a recedere in un periodo più o meno lungo. Tipi di intervento: -Corretta informazione -Coinvolgimento attivo nella cura di se stesso -Acquisizione del concetto più ampio di benessere e non di guarigione, al fine di vivere al meglio la condizione posta dalla cronicità -Apprendimento delle manovre da attuare per poter praticare l’autoterapia -Percorso psicologico al fine di limitare gli effetti dello stress legato all’ansia per i rischi reali in cui potrebbe incorrere per inesperienza (ipodosaggio- cheto acidosi- coma, iper dosaggio- ipoglicemia- coma) -L’obiettivo è quello di rendere autonomo nella gestione della malattia il soggetto Un bambino diabetico, per poter vivere bene deve essere in buon compenso metabolico, e questo consente anche di ridurre al minimo le complicanze che la malattia diabetica dà a distanza ( danni oculari fino a cecità, danni renali fino ad insufficienza renale, polineuropatie). Trattamento del diabete: -Per controllare il diabete è necessario ricorrere alla terapia con insulina -Varie formulazioni, in linea di massima si usa la rapida e la lenta -Penne per iniezione (con aghi molto piccoli, micro aghi) -Conservazione idonea dell’insulina -Somministrazione ad orari regolari -Iniezione sottocutanea, con schema di rotazione delle sedi di iniezione -Diario dei valori di glicemia, rilevabili attraverso dosatore ad iniezione con striscia reattiva -L’insulina rapida agisce dopo pochi minuti e qualora si riscontrino valori glicemici molto alti è utile integrare -In corso di episodio febbrile si potrebbe incorrere in situazione di scompenso, nella quale si elevano i valori di glicemia, di glicosuria ed eventualmente con un rialzo dei chetoni (acetone) -In questi casi potrà essere utile una correzione con integrazione di insulina IPOGLICEMIA: Problema rilevante in cui si potrebbe incorrere. Cause molteplici; eccesso di insulina, eccessivo sforzo fisico, stato di digiuno secondario a vomito. Sintomi e segni : sensazione di fame, malessere , debolezza, irritabilità, sudorazione, pallore, disturbi nell’articolazione delle parole, stato confusionale fino a perdita di coscienza, convulsioni e coma. Qualora sia in grado di bere occorre dare bevande zuccherate, nel caso non sia in grado occorre somministrare una fiala di glucagone, un ormone in grado di alzare velocemente i valori di glicemia che tutti i bambini diabetici solitamente hanno con sé (a scuola, quando vanno a fare attività sportiva, a casa …). ALIMENTAZIONE: L’alimentazione ha un ruolo fondamentale per i soggetti diabetici. Indicativamente si devono fare 5 pasti, 3 principali e 2 merende (a metà mattina e a metà pomeriggio). Da bandire lo zucchero, le caramelle, le bevande zuccherate, da impiegare esclusivamente in caso di ipoglicemia. Nei casi più complessi e con scarso compenso le direttive dietetiche possono essere molto rigorose.