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Raymond Williams descrive le strategie della neotelevisione dagli anni '70 al '90, con l'accento su come ridurre il rischio economico, accentuare la componente spettacolare e rispecchiare i valori medi della società. Esploriamo i generi di tv fino agli anni '90, la necessità di programmi trasversali, il ruolo dei conduttori e la produzione/diritti/eventi. Vediamo come la televisione generale e tematica si differenzia, i mercati di produzione e il processo di acquisizione di diritti.
Tipologia: Appunti
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Lezione 18 febbraio NASCITA E SVILUPPO DELLA TELEVISIONE La televisione nasce nel 1929 in Gran Bretagna con il primo programma sperimentale (in particolare si voleva sperimentare la tecnologia). Nel 1936 la BBC inizia le trasmissioni pubbliche il primo grande evento della televisione in Europa fu la diretta nel 1939 dell’incoronazione di re Giorgio. Sempre nel 1936 in Germania vennero trasmesse le Olimpiadi di Berlino (simbolo della grande potenza di Hitler). Nel 1939 iniziano le trasmissioni sperimentali negli Stati Uniti e in Europa. Sempre nel 1939 in Italia viene avviata la fase sperimentale in area urbana, ma l’inizio effettivo delle trasmissioni avvenne solo nel 1954. DIFFUSIONE La Seconda Guerra Mondiale ferma la sperimentazione della tecnologia (si sviluppa però la radio) Dopo la fine del conflitto, si verifica una veloce e massiccia diffusione degli apparecchi televisivi. Negli Stati Uniti, nel 1946 le famiglie che possiedono una televisione sono lo 0.02%; nel 1955 sono il 78%. In Italia, nel 1954 (data di inizio delle trasmissioni regolari) sono attivi 88.000 abbonamenti RAI; nel 1964 sono diventati 4.300.000. Finita la guerra l’Italia era devastata, soprattutto nelle città, tutto era stato raso al suolo, le campagne erano piene si sfollati, fu una guerra molto feroce soprattutto nel nostro paese. Il popolo chiedeva la democrazia, il paese è analfabeta (nelle campagne e in città). Ricomincia, tuttavia, la sperimentazione della televisione che diventa, insieme al cinema di Hollywood, un veicolo di socializzazione, di cultura e soprattutto di aggregazione. Hollywood porta (nel ’50) in Italia il modello di vita statunitense, inserisce il concetto di dive e divi, il modello di case americane. A metà degli anni ’50 nascono le prime lavatrici, c’è un terreno di entusiasmo verso lo stile di vita americano. La tv arriva in Italia come un oggetto del desiderio, la televisione costa, non è possibile acquistarla facilmente, le poche famiglie che se lo possono permettere lo mettono in salotto come se fosse prezioso, ( televisione come oggetto di lusso).Il suo possesso diventava un simbolo di status, chi possedeva un televisore, non si faceva scrupolo a condividere la tv con gli altri (ad esempio con i vicini) o esposta sul balcone/cortile per poterla fare vedere a tutti. La tv molto spesso veniva acquistata dai bar, dove poi la gente si riuniva la sera. L'obiettivo era poter far avere la televisione a più persone nella popolazione Gli scopi di questo mezzo dovevano essere principalmente due:
**- Informare
Si parla di ETA’ DEL MONOPOLIO della RAI (“Radio-Audizioni-Italiane), le cui caratteristiche sono: Tecnologia poco evoluta: bianco e nero Funzione pedagogica Palinsesto rigido : non cambia quasi mai i generi. Inoltre la ritualità della trasmissione è scandita per i giorni della settimana (lunedì - film; martedì - approfondimento; mercoledì - sport; giovedì – quiz; venerdì – sceneggiato; sabato – varietà e divertimento; domenica – sport o film/teatro). Ogni sera della settimana corrispondeva a un genere. Lo sceneggiato era un racconto della grande lettura per immagini, portava a una popolazione prevalentemente analfabeta la grande letteratura mondiale, rendendola comprensibile a tutti. Pubblicità limitata ( Carosello ) Generi definiti: intrattenimento, fiction (una produzione italiana), informazione. Non esistono ibridazioni Indice di ascolto e di gradimento : l’indice di gradimento funzionava attraverso un diario completato da alcune famiglie scelte a campione, si raccoglievano parere con domande aperte, successivamente si analizzavano i diari “quanto piace quello che a visto? Perché?”. Ora il metodo di misurazione è l’indice di ascolto Lezione 19 febbraio Riflessione di Calvino nel 1954 sulla nascente televisione; scoperta che a differenza del cinema (che ha un carattere di festività) sostituisce il divertimento festivo del cinema con un divertimento quotidiano, semplice, accessibile, gratuito, collettivo. PROGRAMMAZIONE 3 GENNAIO 1954 h. 11 = cerimonia di inaugurazione h. 14.30 = Arrivi e partenze: Mike Buongiorno intervista le persone che arrivano e partono in aeroporto h. 14.45 = Cortometraggio h. 15 = Orchestra delle quindici: musica leggera h. 15.45 = Pomeriggio sportivo h. 17.45 = Film “le miserie del signor Travet” h. 19 = Le avventure dell’arte: Gianbattista Tiepolo h. 20.45 = Telegiornale h. 21.15 = Teleclub: curiosità culturali e varie presentate h. 21.45 = L’osteria della posta di carlo goldoni (in diretta) – genere del teleteatro h. 22.15 = Settenote: musica leggera h. 23.15 = La domenica sportiva: risultati, cronache filmate e commenti sui principali avvenimenti della giornata Elementi particolari:
Esempi di pubblicità di carosello OSVALDO CAVANDOLI Uno dei più grandi disegnatori italiani di cartoni animati, omino fatto da una linea bianca su sfondo nero semplicissimo. Racconta in pochi minuti, il prodotto arriva solo alla fine (30 secondi), il brand giustifica in qualche modo il cartone (contenuto) precedente. Personaggio del Carosello. CALIMERO Innovazione: detersivo era una sostanza stranissima, non era il sapone classico. Era una sostanza chimica moderna che entrava nella diavoleria moderna cioè la lavatrice. La donna che fa vedere che la camicia non si è rotta entrando nella lavatrice e che il detersivo rende puliti i capi. CABALLERO E CARMENCITA: CAFFÈ PAULISTA Sono tra gli esempi più noti del Carosello italiano. Disegnato da Armando Testa. Primo Carosello nel ’57; sipario teatrale – guida a destra o guida a sinistra – Shell marca di carburante che non può essere pubblicizzata in maniera esplicita ma sponsorizza un contenuto educativo Lezione 4 marzo NEOTELEVISIONE LA RIFORMA DELLA RAI E LA ROTTURA DEL MONOPOLIO 1975-
- 1975: legge n. 103 di riforma della Rai ribadisce il monopolio della RAI, ma il controllo dell’azienda passa dal Governo al Parlamento. - 1976 viene istituita la terza rete RAI, con relativo telegiornale, che si va ad affiancare alla prima rete (nata nel 1954) e alla seconda (1962) - 1976: la sentenza della Corte Costituzionale n. 202 dichiara il monopolio pubblico ancora legittimo per quanto riguarda le trasmissioni radiotelevisive a livello nazionale, ma afferma il principio della libertà di impresa radiotelevisiva a livello locale. Un periodo turbolento per la società italiana, da cui emerge una forte spinta verso il pluralismo e la valorizzazione delle realtà locali: nascono le RADIO LIBERE e LE TV LOCALI. L’ETÀ DELLA CONCORRENZA Evoluzione tecnologica : colore, telecomando, VCR Fine del monopolio Palinsesto a flusso Pubblicità diffusa Generi ibridi Indice di ascolto e Auditel LE TV LOCALI Su tutto il territorio nazionale nascono numerose emittenti private con programmazioni legate soprattutto alla commercializzazione di prodotti (es. televendite, aste), ma anche con contenuti originali, in un Far West creativo e stimolante da cui emergeranno alcuni dei protagonisti della futura tv del duopolio (come Massimo Boldi, Teo Teocoli, Gianfranco D’Angelo ecc.) IL DUOPOLIO Nasce la concorrenza tra pubblico e privato:
nuove tecnologie (satellite, cavo, pay tv) legittimata l’emittenza privata (1990 la legge Mammì è il punto di svolta della nuova tv perché questa legge sancisce l’equivalenza tra la tv pubblica e quella privata) palinsesto diventa fortemente competitivo (si prevede una orizzontalità del palinsesto tenendo conto di ciò che viene trasmesso nei vari palinsesti della concorrenza -> tema trattato in questo periodo) si prefigurano tre modelli di rapporto economico (il pagamento del canone, gli introiti derivanti dalla pubblicità (Rai ha entrambi i metodi, Mediaset ha solo la pubblicità) e il modello della pay per view (fine anni ’90 inizia a fare i suoi primi esperimenti) forte spinta verso l’allargamento del perimetro televisivo (in termini di tempo per colonizzare tutta la giornata quotidiana delle persone) i generi devono ibridarsi/confondersi creare dei nuovi linguaggi/forme di dialogo con lo spettatore, offerta aggressiva quasi spiazzante per lo spettatore le modalità di misurazione del pubblico si basano sempre di più sull’utilizzo dell’ Auditel (quante persone sono davanti alla tv). LEGGE MAMÌ Legge che viene promulgata nel 1990 (Mammì era il ministro delle telecomunicazioni) è uno spartiacque nella storia della televisione italiana perché legittima l ’ emittenza privata. A metà degli anni 70 le tv private iniziano a prendere piede insieme alle radio private, agli inizi degli anni ’80 Berlusconi entra dentro il mercato televisivo precisando le sue reti. Per tutto il decennio degli anni ’80 le regole non erano molto chiare, soprattutto dal punto di vista del mondo pubblicitario poiché Berlusconi viveva di pubblicità, no c’erano regole per determinare quanta/dove/in che modo/con che tempistiche; la Rai era spiazzata da questa situazione ma di fatto l’aggressività delle reti Fininvest era molto evidente (poiché vivevano di questo). C’era bisogno di una regolamentazione, quindi nasce questa legge che è stata molto discussa e ambigua perché di fatto è una legge che è come se obbligasse Fininvest ad avere ciò che vuole avere (“Rai e Fininvest possono possedere tre reti ciascuna – ciò che voleva Fininvest- chi è proprietario di tre reti non può possedere i quotidiani – ciò creerebbe una sorta di monopolio dell’informazione che non è legale – tutte le reti che hanno la possibilità di trasmettere a livello nazionale devono necessariamente trasmettere un notiziario – ed era esattamente ciò che voleva Berlusconi, ovvero essere equiparato alla Rai, avere le stesse opportunità i grandi punti di forza della Rai erano la diretta e il Tg”). Viene stabilito un tetto massimo per la pubblicità (dettato dall’agenzia AGCOM):
permetterebbero così un utilizzo del femminile), ci si poteva permettere di tutto a quel tempo. NOTIZIARIO foto di Emilio Fede, qui è il momento in cui nel 1991 in diretta su Studio Aperto (primo tg delle reti Fininvest) dà l’annuncio dello scoppio della Guerra del Golfo. Per la prima volta in tv gli spettatori sentono accadere un evento storico vocale che è l’inizio di una guerra, Emilio Fede è in collegamento telefonico con la sua inviata, Silvia Cramar e lui durante questa diretta dice “hanno attaccato” momento storico della televisione. Fondamentale per le reti Fininvest per affermare la loro importanza a livello nazionale. I TG FINIVEST 1991: nasce Studio Aperto diretto da Emilio Fede 1992: nasce TG 1992: nasce TG5 diretto da Enrico Mentana 1992: Emilio Fede passa da Studio Aperto al TG4 rende il TG4 un genere narrativo particolare per fare notizia, pettegolo/spettacolarizzato la ricerca dello scoop/del particolare morboso, della notizia di cronaca (diventa molto più importante del fatto politico perché attira più le persone) 1996: Finivest diventa Mediaset e qui si quota in Borsa Comunicazione istituzionale: aspetta di avere l’ufficialità, ha in mano una notizia e chiede alla fonte di questa notizia la possibilità/opportunità di diffonderla (il governo viene interpellato) Comunicazione di cronaca: ha la notizia e la dà (l’istituzione non viene interpellata) I PROGRAMMI SIMBOLO DEGLI ANNI ‘ IL NUOVO INTRATTENIMENTO:
programma deriva dal libro di George Orwell “The Big Brother” del 1984: qualcuno che ti controlla senza accorgertene così come il logo è un occhio all’interno di una telecamera. Oggi Mediaset ha preso una strada negli ultimi 20 anni molto diversa, ha cercato di spingere molto di più sul gossip che sulla messa in evidenza delle persone comuni (anche per questioni economiche). Compresenza di due avvenimenti cosi diversi: uno devastante che la tv segue in diretta | dall’altra un format nuovo che cambia completamente le modalità di relazione del pubblico con la televisione. All’inizio di questo millennio il genere che prende piede è quello del reality, con tutte le sue declinazioni. Il talent che oggi vediamo è derivato dal reality. SVILUPPO E CRESCITA DELLE TV A PAGAMENTO Sky debutta nel 2003 in Italia dalla fusione di Stream e Telepiù con i seguenti generi:
abbia voglia di spendere dei soldi per un abbonamento) ma anche qualcuno capace di andare a trovarsi il suo contenuto all’interno di canali gratuiti del digitale terrestre. Significa che chi fa televisione si deve inventare dei contenuti (possibilmente non costosi con grande capacità di attrazione). Il genere particolarmente flessibile e capace di adeguarsi a questa situazione è il reality perché è quello che si presta meglio a raccontare la realtà ma allo stesso tempo di declinarsi in molti contesti (talent, Cooking show, tutorial = tutto ciò che ha a che fare con il raccontare la vita quotidiana attraverso delle trasmissioni televisive – ma non la comicità perché ha bisogno di contenitori abbastanza rigidi, “Zelig” cabaret che si è esaurito). L’idea è quella di colonizzare il maggior numero di spazi possibili e di tematizzare il più possibile: Rai4, Rai5, RaiCinema, RaiStoria, RaiYoYo (i programmi per bambini entrano nelle tv tematiche ma prima ancora nel pacchetto SKY altro motivo per cui le famiglie hanno voglia di pagare un abbonamento è che sono abbastanza tranquilli nel mettere i propri figli davanti alla televisione con il controllo su canali che trasmettono solo per loro – cosa che la tv generalista non fa). In questo momento di crisi si sta creando un nuovo palinsesto: Italia1 ha inserito programmi per bambini il pomeriggio (siamo tutti a casa, le famiglie devono gestire i bambini e la tv riprende un ruolo di centro educativo), ritorna la tv dei ragazzi della paleotelevisione che offre dei momenti di svago con dei contenuti dedicati. Verranno rispolverate vecchie repliche, film leggeri (contenuti tranquillizzanti, rassicuranti). Non c’è pubblico in studio, quindi questi programmi non possono essere mandati in onda (ad esempio il programma “I soliti ignoti”, “Le Iene” per i servizi in giro per l’Italia). The laudest voice miniserie che parla di come Fox si sia organizzato in un momento di crisi In sintesi: negli anni 2000 succede che: o Si moltiplicano le piattaforme (l’offerta per lo spettatore) o Si moltiplicano i contenuti o Cambiano le modalità/possibilità di accesso alle piattaforme o Cambiano i palinsesti il palinsesto della tv a pagamento è completamente diverso rispetto a quello generalista. La grande differenza è che quello a pagamento non segue la logica di scansione oraria, rigida di Mediaset e Rai un contenuto lo si può fruire quando si vuole (modalità a rullo e quella +1 canale che dà la possibilità di rivederlo in un secondo momento, si registra, la trovo nel palinsesto settimanale). Dà una libertà a noi spettatori amplissima di scelta, all’inizio disarmante, ma alle reti crea una serie di problemi (soprattutto alle generaliste) perché lo spettatore diventa più esigente, diventa attento a ciò che gli viene proposto e ha enormi possibilità di scelta (quindi concorrenziale). Auditel si adegua a questa situazione, non può più utilizzare la stessa metodologia di rilevamento anche per Sky e cerca di adeguarsi ancora adesso per l’ ascolto differito (significa che bisogna ripensare all’idea di cosa sia l’ascolto televisivo). o Switch off processo che si conclude nel 2012 o 2013 si celebra il decennale di Sky. Sempre in questo anno, in Italia debutta Netflix diventa un grande concorrente soprattutto della televisione a pagamento; le modalità di visione che propone (hanno a che fare con genere particolare: quello della serialità) scardinano le abitudini di visione dello spettatore comune. Mettono in campo delle modalità totalmente nuove: sia di messa in onda sia di fruizione. Dal 2013 in avanti, abbiamo un panorama televisivo estremamente composito:
ARMA: quando viene utilizzato in maniera strategica/aggressiva, quando ci sono programmi che rubano l’audience. A volte questa battaglia è abbastanza contenuta, molto più spesso è sanguinosa che mette in campo una serie di strategie economiche/identità/di rete che si riflettono sull’offerta. GIOCO: mestiere che richiede una capacità di gioco tattico (d’intelligenza), bisogna capire quando è il momento giusto di cambiare strategia. Continuo aggiustamento del tiro. DRAMMATURGIA: il palinsesto è prevalentemente un racconto e la tv è un racconto. Ciò significa che il palinsesto è metafora del linguaggio televisivo: costruisce ogni giorno la storia di un canale/giornata/scelte dei suoi interlocutori/di chi riempie il vuoto con contenuti. È un racconto con personaggi (programmi e spettatori), con ruoli (svolti dai contenuti e dagli spettatori e emittenti) e ha una ritualità (cadenza – ritmo: racconta in maniera ritmata i propri contenuti, riesce a metterli in forma con un dinamismo e fluidità che accompagna lo spettatore per tutta la giornata). FORMA DI POTERE: potere di organizzare i contenuti e presentarli (non sono gli spettatori a sceglierli ma le emittenti). Il palinsesto si assume un’enorme responsabilità nel gestire il linguaggio televisivo e la relazione fra i contenuti della tv e i suoi spettatori. Una buona definizione di palinsesto è anche quella di interfaccia : elemento bifronte capace di mettere in collegamento due universi (emittenza – spettatori). Il palinsesto serve come una membrana permeabile/schermo a due vie che è possibile attraversare proprio per dare senso ai contenuti della televisione. Il pubblico ha la possibilità di apprezzare, di misurarsi con i contenuti televisivi organizzati secondo determinati elementi. DEFINIZIONE Barra: “Il palinsesto è una sequenza ordinata di programmi e altri materiali (contenuto), disposti entro una griglia temporale (forma) secondo differenti logiche (editori, commerciali e professionali), mediante l’impiego di apposite tattiche e strategie e sulla base di obiettivi di lungo e breve termine”.
ammortizzare il proprio costo di produzione con il fatto di essere messo in onda più volte – repliche – oppure di essere spezzettato in porzioni che vanno programmate a intervalli regolari – puntate). La serialità è una necessità narrativa della tv, determinata dalla sua quotidianità (diversa dal cinema). A utilità istantanea sono ad esempio “One Man Show” i grandi varietà del sabato sera che però sono di un’unica puntata (mandati in onda una volta sola) oppure esauriscono la loro funzione in quell’unica messa in onda. Per la televisione l’utilità istantanea è molto meno interessante della serialità, perché è un investimento di denaro che si concentra in un’unica volta, mentre con la serialità l’investimento viene spalmato su più volte. Produzioni (anche adattamenti) / diritti (ready made) / eventi: le produzioni sono i programmi che vengono prodotti da una rete o da una casa di produzione che vende il prodotto alla rete; adattamenti -> possono esserci i format che vengono acquistati da una rete e poi adattati alla realtà locale (esempio XFactor, Masterchef: produzioni italiane sulla base di una struttura internazionale) e che ogni rete compera a seconda delle proprie esigenze. I programmi diritti acquistano programmi già fatti, non vengono prodotti ex novo o adattati (Real Time era piena di programmi ready made), acquisiti dall’estero e doppiati. Gli eventi sono il “Festival di San Remo”, le prime serate; sono programmi che hanno una loro forza dal punto di vista comunicativo proprio perché sono eccezionali, hanno dei costi che vengono sostenuti una tantum. SPAZI PUBBLICITARI Gli spazi pubblicitari sono un’ampia parte dell’offerta televisiva, sono una risorsa per la tv commerciale ma anche per quella pubblica. Vedremo in quali modi si manifesta la pubblicità all’interno dell’offerta palinsestuale: SPOT : è una pubblicità che ha una durata media di 30 secondi (ma può essere un po' più lungo o più breve -> non più di tanto corto perché sennò diventa una pubblicità subliminale: lo spettatore non si può difendere da quella pubblicità, e se non si può sottrarre diventa un contenuto imposto, scorretto perché l’individuo non se ne può difendere. Il limite è sotto i 5 secondi). SPONSORIZZAZIONI : è la situazione in cui un programma si apre nella sigla con la dicitura “questo programma è offerto da...”. Sono gli sponsor del programma ovvero aziende che investono denaro nella produzione di quel singolo programma. La sponsorizzazione non è necessariamente legata all’esibizione del prodotto nel programma annuncia l’investimento di denaro da parte di un’azienda per la produzione del programma ma non è detto che poi quel prodotto compaia nel programma stesso. TELEPROMOZIONI : era un genere pubblicitario molto in voga negli anni ‘90, presente però anche ora; il testimonial di una telepromozione, che è interno al programma televisivo, è anche il conduttore (esempio: “I soliti ignoti”, Amadeus con la moglie che pubblicizza i prodotti “Vaporetto - Polti”). TELEVENDITA : programma in cui vengono venduti dei prodotti in maniera esplicita e diretta (esplicitato il prezzo). Maria De Filippi era una grande testimonial delle televendite PRODUCT PLACEMENT : consiste nell’inserimento di un prodotto all’interno di un programma. Un’azienda ha pagato del denaro per poter pubblicizzare i propri prodotti, non tramite uno spot o sponsorizzazione, ma tramite l’inserimento del prodotto nel programma stesso. BRANDEND CONTENT : modalità molto diffusa oggi, perché permette di risparmiare molto denaro, in particolare agli emittenti che non pagano nulla. È un programma che viene
o Stagione autunnale: settembre – dicembre o Stagione primaverile: gennaio/febbraio – maggio Ad esempio “Amici” non chiude perché ha garantito ai suoi inserzionisti una quantità x di ricavi (per quanto riguarda la promozione pubblicitaria che è inserita nel programma). Se il programma dovesse chiudere, l’emittente si troverebbe a pagare una penale a questi inserzionisti e non se lo può permettere Mediaset.
o Traino = è la modalità con la quale un programma strascina il precedente verso il successivo. “Consiste nell’anteporre, a un programma che si vuole proteggere o rinforzare, un programma di sicuro successo, omogeneo per profilo di pubblico, in modo da trattenere il più possibile gli ascolti al momento del passaggio da un programma all’altro” – Battocchio Lead in l’audience consegnata da un programma al programma precedente Lead out l’audience che il programma consegna a quello successivo “Negli Stati Uniti il Superbowl è tradizionalmente considerato il miglior traino per lanciare la puntata pilota, che serve come prova per verificare il gradimento del pubblico, della serie di punta della stagione” – Battocchio o Hammocking = (“hammock”: amaca – mette in collegamento due poli). Consiste nell’inserire un programma nuovo (o più debole) nello spazio compreso tra due trasmissioni forti, consolidate e molto viste il contenuto intermedio è rafforzato sia dal lead in precedente sia dal lead out successivo e quindi inserito in una posizione di rilievo. o Tent poling = (“montanti di una tenda”) struttura che prevede un programma forte al centro, inserito tra due titoli meno d’impatto o Blocking = è la pianificazione di una sequenza di programmi omogenei per genere, temi affrontati, linguaggi e mood, target di riferimento e comunità di interessi. Un blocco omogeneo e unitario, dove i programmi nuovi o più deboli sono rafforzati dall’inserimento in un flusso coerente (esempio: Canale5 il pomeriggio “rosa”).
Tipologie di collaborazione fra emittenti + case di produzione:
Come funziona: Auditel esiste dal 1986 ed è per 1/3 di proprietà della RAI , per 1/3 delle emittenti private (principalmente Mediaset ) e per 1/3 di un’associazione di categoria di inserzionisti pubblicitari -> grandi aziende che investono denaro intorno alla pubblicità televisiva Ogni mattina, Auditel fornisce - a chi usufruisce dei suoi servizi, principalmente addetti ai lavori e giornalisti - il resoconto degli ascolti del giorno precedente. Auditel misura in tutti 380 emittenti televisive , e da alcuni anni non si limita a rilevare gli ascolti sulla televisione generalista/tradizionale ma anche quella in streaming, sui dispositivi mobili e on demand (“superpanel”). Fonte di questi dati (Panel) sono i meter , degli apparecchi elettronici simili a piccoli decoder installati in un campione di case, che Auditel definisce “famiglie”: sono oltre 16.000, per un totale di 41.000 persone, e sono state scelte perché siano rappresentative della popolazione. Ogni volta che accendono la tv, le famiglie Auditel inseriscono sul dispositivo il dato di quante persone, e quali, sono davanti alla tv. I dati raccolti in questo modo vengono poi elaborati con dei modelli statistici, in modo da arrivare a delle stime sui comportamenti di tutti gli italiani non sono dati puliti Le famiglie non sono retribuite per la loro partecipazione alle rilevazioni, ma ricevono un buono annuo di quale decina di euro da spendere in vari negozi. I dati raccolti non servono soltanto alle reti televisive per sapere quali programmi vanno bene e quali no , ma sono fondamentali per stabilire i prezzi delle inserzioni pubblicitarie : è per questo che la proprietà della società è condivisa, perché sia il più imparziale possibile. In passato però ci sono state frequenti polemiche su questo aspetto: talvolta è stato messo in dubbio che il campione scelto da Auditel possa essere davvero rappresentativo, perché la maggior parte delle persone rifiuta di farsi installare in casa il meter. In diverse occasioni poi le reti più piccole hanno accusato il sistema di favorire il duopolio Rai-Mediaset. Tra le aziende che sono state più critiche nei confronti di Auditel c’è stata SKY, che però qualche anno fa è stata ammessa nel Consiglio di Amministrazione della società insieme a Discovery. I principali indicatori: